2019-11-23
Parigi con la scusa dell’esercito Ue vende le proprie armi e ci sfila dalla Nato
Ansa
La Francia sta diventando una spina nel fianco per la Nato al pari della Turchia. Al salone aeronautico di Dubai le aziende francesi hanno tentato di oscurare quelle degli altri Paesi. Airbus e Dassault in gran spolvero, la prima facendo coincidere il salone con mega ordini, la seconda entrando a gamba tesa sui concorrenti con prodotti per la sicurezza cibernetica e software di nuova generazione. Ma soprattutto attaccando direttamente l'organizzazione stessa del Patto Atlantico per prendere la guida della nascente Difesa europea con una dichiarazione dalla quale persino Angela Merkel ha preso le distanze. Il presidente francese ha detto all'Economist che la Nato è in stato di «morte cerebrale», intanto spinge le sue esportazioni di armi, non limita gli interventi in Africa e mantiene caldi i programmi di difesa nucleare. Macron sostiene che l'Europa debba difendersi da Cina, Russia e Usa in egual misura ed è il promotore di iniziative recenti come la European intervention initiative (Ei2, del giugno 2018), che opera al di fuori dell'Alleanza atlantica, sia della cooperazione strutturata permanente del settore della Difesa (Pesco) che è parte dei trattati dell'Ue. A queste cooperazioni hanno aderito Olanda, Belgio, Danimarca, Finlandia, Estonia, Spagna, Portogallo, Regno Unito (che prima della decisione di Brexit, di eurodifesa non ne voleva sapere). L'Italia ha aderito alla Ei2 due mesi fa senza una minima discussione in Parlamento. Intanto la rivista specializzata Jane's Defence riporta la fornitura di missili russi alla Serbia, notizia alla quale è seguita la promessa americana di nuove sanzioni per Belgrado. La vendita dei missili è stata confermata dai russi tramite l'agenzia per l'esportazione di armi Rosoboroexport e successivamente dal ministro della Difesa serbo, Aleksandar Vulin. Seppure si tratti di un'ipotesi più che remota, che cosa accadrebbe se la Serbia lanciasse un missile sulla Croazia? Che senza passaggio parlamentare l'Italia dovrebbe prendere parte in un intervento della Ei2 e del Pesco deciso dalla Francia al di fuori dalla Nato. Se gli americani non vogliono che altre nazioni acquistino armi russe, i serbi ricordano loro d'essere circondati da Paesi Nato ma anche che né Belgrado né Mosca ad oggi riconoscono l'indipendenza del Kosovo imposta con le armi proprio dall'Alleanza tra il 1995 e il 1999. Fortuna che i missili Pantsir-S sono a corto raggio (30 chilometri) e non rappresentano certo un pericolo come invece sono gli S400 turchi. Purtroppo Macron sulla Nato non ha neppure tutti i torti: l'attività dell'Alleanza oggi è quella di discutere i budget più che neutralizzare minacce e quando un membro agisce unilateralmente, come gli Usa in Siria, nessuno fiata. Il presidente francese sostiene che se l'Europa non si pone come potenza militare essa è destinata a non essere credibile, come già oggi facendosi minacciare da Erdogan sul controllo delle rotte migratorie. Il progetto di Difesa Ue si baserebbe sull'essere complementare alla Nato e non alternativa, ma se la prima è in crisi va da sé che non rimarrebbe altra possibilità. Donald Trump vorrebbe più soldi in acquisti militari in cambio del mantenimento della protezione nucleare sull'Europa, Macron risponde che la visione commerciale della Nato di Trump non è lo scopo della presenza francese nell'Alleanza, ma soprattutto che all'ombrello nucleare può pensare Parigi per tutta l'Unione. E ciò porrebbe la Francia in una posizione dominante su tutti gli altri stati Ue con diritto di ricatto. In primis verso Berlino, poiché nel 2016 proprio Ursula von der Leyen propose la Germania per la guida militare europea. Da dentro la Nato il segretario Jens Stoltenberg rassicura che l'Alleanza è stabile e ha redarguito i francesi sul fatto che un allontanamento dell'Ue dagli Usa dividerebbe l'Europa. Putin intanto applaude perché conscio che le armi europee non sono ancora al livello delle sue e l'Italia purtroppo è in trappola. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha recentemente dichiarato che il nostro Paese è tra i pilastri della Nato e dell'Ue. Il problema è che nel momento in cui Francia-Germania da un lato e Usa dall'altro volessero acuire la loro pressione per avere un ruolo da registi della Difesa continentale, noi rimarremmo imprigionati. Trump ci chiede di rimanere in Iraq e Afghanistan, tuttavia pur di essere rieletto non esiterebbe a richiamare in patria i suoi soldati senza avvertirci, di fatto sprecando le risorse spese fino a oggi in quei teatri. Al largo della Libia, Guerini ha paventato la possibilità di un ritorno dell'operazione Sophia, ma questo significherebbe tornare a sbarcare in Italia tutti i migranti, altrimenti gli altri Paesi Ue non parteciperebbero. In Africa nel 2020 faremo più operazioni con la Francia nonostante sia stato proprio a causa di Parigi che abbiamo subito le conseguenze della crisi libica e che recentemente la nostra missione in Niger sia stata fermata. Unica via potrebbe essere approfittare della crisi tra Usa e Turchia per irrobustire la presenza americana sul nostro territorio. Ma se cambiamo un ministro della Difesa all'anno e del predecessore dobbiamo preoccuparci di quanto pagava di affitto e di chi gli portava il cane in ufficio, mantenere una linea politica diventa difficile.
L’Italia presidia il mercato del Golfo con gli elicotteri civili di Leonardo
Leonardo nonostante tutto si difende a Dubai, ma guardiamoci dalla Francia che vuole soffiarci il mercato degli elicotteri, della sicurezza cibernetica e del comparto dei sistemi navali. Il salone di Dubai (17-21 novembre) è diventato uno degli eventi più importanti del settore aerospaziale non soltanto per i Paesi del Golfo e del Medio Oriente. È il luogo dove le produzioni europee, americane, cinesi e russe si misurano con le esigenze di difesa degli Emirati. Non a caso mentre la Francia sgomitava per vendere i caccia Rafale, sistemi di cybersecurity e software per l'ingegneria (domina il settore con il sistema Dassault Catia), tra tutti i manager che si incontravano in giro per l'aeroporto Al Maktoum il più inseguito era Yuri Slyusar, ad del consorzio russo United aircraft company, che qui ha più clienti degli Usa tra aerei passeggeri Superjet 100 e Mc 21 in concorrenza con Boeing, Airbus e Avic china, e i velivoli militari, con una gamma che spazia dall'addestratore e aereo d'attacco al suolo ai caccia Sukhoi e Mig , dai cargo fino agli antincendio. Ma gli ordini raccolti al salone hanno avuto numeri lontani da quelli di Airbus (120 aerei in un colpo ad Arabia Air ed Emirates che acquista 50 grandi A350 rinunciando agli A380 ordinati in passato), e Boeing che con i vettori Sun express e Air Astana (Kazakistan) è tornata a vendere altri 20 aerei 737 Max (valore 1,2 miliardi di dollari), nonostante questo aereo sia bloccato a terra dopo gli incidenti dello scorso anno. Ma Boeing riceve da Emirates ordinativi per 30 B787 Dreamliner. Sul mercato dei mezzi militari il colosso Usa si è presentato a Dubai anche in joint venture con Embraer per aprire nuovi mercati al moderno C 390 millennium, aereo che può svolgere missioni di aerocisterna, trasporto e lancio di merci e truppe, ricerca e soccorso e appoggio al combattimento aereo. Un erede maggiorato del nostro C27j Spartan, filosofia progettuale sulla quale l'Italia avrebbe dovuto puntare di più. Ma Leonardo a Dubai ha avuto un ruolo importante, quello di partner degli Emirati; ha piazzato ordini per cinque elicotteri Aw169 alla Abu Dhabi Aviation e per sei Aw139 alla Petroleum air services. Nel mercato emiratino gli elicotteri italiani sono il 90% della flotta nel segmento Vip, posizione da difendere dai francesi di Airbus helicopters. A Dubai Leonardo ha mostrato anche i droni Falco explorer e Awhero, presentato prodotti per la sicurezza informatica e il suo sistema antidrone Falcon shield. Tra le novità la decisione di investire nella startup Skydweller Aero per un drone a energia solare. La divisione velivoli ha portato lo M 346 in versioni da addestramento e attacco unitamente al nuovo simulatore. Infine la divisione dei sistemi, che negli Emirati vanta un buon mercato tra radar, aerobersagli e contromisure elettroniche. Ma soprattutto, in vista di Expo 2020, la nostra ex Finmeccanica ha annunciato che ci sarà come sponsor del padiglione Italia. Il commissario generale per l'evento Paolo Glisenti e l'ad di Leonardo, Alessandro Profumo, hanno presentato la sponsorizzazione. «Siamo orgogliosi di partecipare a Expo 2020 Dubai contribuendo alla valorizzazione dell'eccellenza del nostro Paese che è esso stesso un mix unico di creatività e tecnologia». Profumo ha annunciato: «nel Padiglione Italia porteremo, oltre agli elicotteri, alcune importanti innovazioni tecnologiche, dall'orologio atomico che scandisce il tempo attraverso la frequenza di risonanza di un atomo alla trivella della missione Exomars 2020 che cercherà la vita su Marte». Sul fronte navale in Leonardo è capofila della prima dimostrazione in mare di Ocean 2020, importante progetto di ricerca militare per la sicurezza marittima. L'azienda è coordinatore del progetto che vede impegnati 42 partner provenienti da 15 Paesi dell'Ue. Alla dimostrazione, in programma nel golfo di Taranto il 21 e 22 novembre, hanno preso parte sei unità navali, nove sistemi a pilotaggio remoto, cinque satelliti, due reti di comunicazioni a terra, quattro centri nazionali di coordinamento, un prototipo di centro di comando installato a Bruxelles.
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Emmanuel Macron, forte dell'adesione di Roma all'Ei2 senza il parere dell'Aula, chiude contratti e disegna strategie (pure nei Balcani).Al salone di Dubai l'ex Finmeccanica tiene il passo. Boeing torna a vendere i 737 Max.Lo speciale contiene due articoli.La Francia sta diventando una spina nel fianco per la Nato al pari della Turchia. Al salone aeronautico di Dubai le aziende francesi hanno tentato di oscurare quelle degli altri Paesi. Airbus e Dassault in gran spolvero, la prima facendo coincidere il salone con mega ordini, la seconda entrando a gamba tesa sui concorrenti con prodotti per la sicurezza cibernetica e software di nuova generazione. Ma soprattutto attaccando direttamente l'organizzazione stessa del Patto Atlantico per prendere la guida della nascente Difesa europea con una dichiarazione dalla quale persino Angela Merkel ha preso le distanze. Il presidente francese ha detto all'Economist che la Nato è in stato di «morte cerebrale», intanto spinge le sue esportazioni di armi, non limita gli interventi in Africa e mantiene caldi i programmi di difesa nucleare. Macron sostiene che l'Europa debba difendersi da Cina, Russia e Usa in egual misura ed è il promotore di iniziative recenti come la European intervention initiative (Ei2, del giugno 2018), che opera al di fuori dell'Alleanza atlantica, sia della cooperazione strutturata permanente del settore della Difesa (Pesco) che è parte dei trattati dell'Ue. A queste cooperazioni hanno aderito Olanda, Belgio, Danimarca, Finlandia, Estonia, Spagna, Portogallo, Regno Unito (che prima della decisione di Brexit, di eurodifesa non ne voleva sapere). L'Italia ha aderito alla Ei2 due mesi fa senza una minima discussione in Parlamento. Intanto la rivista specializzata Jane's Defence riporta la fornitura di missili russi alla Serbia, notizia alla quale è seguita la promessa americana di nuove sanzioni per Belgrado. La vendita dei missili è stata confermata dai russi tramite l'agenzia per l'esportazione di armi Rosoboroexport e successivamente dal ministro della Difesa serbo, Aleksandar Vulin. Seppure si tratti di un'ipotesi più che remota, che cosa accadrebbe se la Serbia lanciasse un missile sulla Croazia? Che senza passaggio parlamentare l'Italia dovrebbe prendere parte in un intervento della Ei2 e del Pesco deciso dalla Francia al di fuori dalla Nato. Se gli americani non vogliono che altre nazioni acquistino armi russe, i serbi ricordano loro d'essere circondati da Paesi Nato ma anche che né Belgrado né Mosca ad oggi riconoscono l'indipendenza del Kosovo imposta con le armi proprio dall'Alleanza tra il 1995 e il 1999. Fortuna che i missili Pantsir-S sono a corto raggio (30 chilometri) e non rappresentano certo un pericolo come invece sono gli S400 turchi. Purtroppo Macron sulla Nato non ha neppure tutti i torti: l'attività dell'Alleanza oggi è quella di discutere i budget più che neutralizzare minacce e quando un membro agisce unilateralmente, come gli Usa in Siria, nessuno fiata. Il presidente francese sostiene che se l'Europa non si pone come potenza militare essa è destinata a non essere credibile, come già oggi facendosi minacciare da Erdogan sul controllo delle rotte migratorie. Il progetto di Difesa Ue si baserebbe sull'essere complementare alla Nato e non alternativa, ma se la prima è in crisi va da sé che non rimarrebbe altra possibilità. Donald Trump vorrebbe più soldi in acquisti militari in cambio del mantenimento della protezione nucleare sull'Europa, Macron risponde che la visione commerciale della Nato di Trump non è lo scopo della presenza francese nell'Alleanza, ma soprattutto che all'ombrello nucleare può pensare Parigi per tutta l'Unione. E ciò porrebbe la Francia in una posizione dominante su tutti gli altri stati Ue con diritto di ricatto. In primis verso Berlino, poiché nel 2016 proprio Ursula von der Leyen propose la Germania per la guida militare europea. Da dentro la Nato il segretario Jens Stoltenberg rassicura che l'Alleanza è stabile e ha redarguito i francesi sul fatto che un allontanamento dell'Ue dagli Usa dividerebbe l'Europa. Putin intanto applaude perché conscio che le armi europee non sono ancora al livello delle sue e l'Italia purtroppo è in trappola. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha recentemente dichiarato che il nostro Paese è tra i pilastri della Nato e dell'Ue. Il problema è che nel momento in cui Francia-Germania da un lato e Usa dall'altro volessero acuire la loro pressione per avere un ruolo da registi della Difesa continentale, noi rimarremmo imprigionati. Trump ci chiede di rimanere in Iraq e Afghanistan, tuttavia pur di essere rieletto non esiterebbe a richiamare in patria i suoi soldati senza avvertirci, di fatto sprecando le risorse spese fino a oggi in quei teatri. Al largo della Libia, Guerini ha paventato la possibilità di un ritorno dell'operazione Sophia, ma questo significherebbe tornare a sbarcare in Italia tutti i migranti, altrimenti gli altri Paesi Ue non parteciperebbero. In Africa nel 2020 faremo più operazioni con la Francia nonostante sia stato proprio a causa di Parigi che abbiamo subito le conseguenze della crisi libica e che recentemente la nostra missione in Niger sia stata fermata. Unica via potrebbe essere approfittare della crisi tra Usa e Turchia per irrobustire la presenza americana sul nostro territorio. Ma se cambiamo un ministro della Difesa all'anno e del predecessore dobbiamo preoccuparci di quanto pagava di affitto e di chi gli portava il cane in ufficio, mantenere una linea politica diventa difficile.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/parigi-con-la-scusa-dellesercito-ue-vende-le-proprie-armi-e-ci-sfila-dalla-nato-2641436746.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="particle-1" data-post-id="2641436746" data-published-at="1778630852" data-use-pagination="False"> L’Italia presidia il mercato del Golfo con gli elicotteri civili di Leonardo Leonardo nonostante tutto si difende a Dubai, ma guardiamoci dalla Francia che vuole soffiarci il mercato degli elicotteri, della sicurezza cibernetica e del comparto dei sistemi navali. Il salone di Dubai (17-21 novembre) è diventato uno degli eventi più importanti del settore aerospaziale non soltanto per i Paesi del Golfo e del Medio Oriente. È il luogo dove le produzioni europee, americane, cinesi e russe si misurano con le esigenze di difesa degli Emirati. Non a caso mentre la Francia sgomitava per vendere i caccia Rafale, sistemi di cybersecurity e software per l'ingegneria (domina il settore con il sistema Dassault Catia), tra tutti i manager che si incontravano in giro per l'aeroporto Al Maktoum il più inseguito era Yuri Slyusar, ad del consorzio russo United aircraft company, che qui ha più clienti degli Usa tra aerei passeggeri Superjet 100 e Mc 21 in concorrenza con Boeing, Airbus e Avic china, e i velivoli militari, con una gamma che spazia dall'addestratore e aereo d'attacco al suolo ai caccia Sukhoi e Mig , dai cargo fino agli antincendio. Ma gli ordini raccolti al salone hanno avuto numeri lontani da quelli di Airbus (120 aerei in un colpo ad Arabia Air ed Emirates che acquista 50 grandi A350 rinunciando agli A380 ordinati in passato), e Boeing che con i vettori Sun express e Air Astana (Kazakistan) è tornata a vendere altri 20 aerei 737 Max (valore 1,2 miliardi di dollari), nonostante questo aereo sia bloccato a terra dopo gli incidenti dello scorso anno. Ma Boeing riceve da Emirates ordinativi per 30 B787 Dreamliner. Sul mercato dei mezzi militari il colosso Usa si è presentato a Dubai anche in joint venture con Embraer per aprire nuovi mercati al moderno C 390 millennium, aereo che può svolgere missioni di aerocisterna, trasporto e lancio di merci e truppe, ricerca e soccorso e appoggio al combattimento aereo. Un erede maggiorato del nostro C27j Spartan, filosofia progettuale sulla quale l'Italia avrebbe dovuto puntare di più. Ma Leonardo a Dubai ha avuto un ruolo importante, quello di partner degli Emirati; ha piazzato ordini per cinque elicotteri Aw169 alla Abu Dhabi Aviation e per sei Aw139 alla Petroleum air services. Nel mercato emiratino gli elicotteri italiani sono il 90% della flotta nel segmento Vip, posizione da difendere dai francesi di Airbus helicopters. A Dubai Leonardo ha mostrato anche i droni Falco explorer e Awhero, presentato prodotti per la sicurezza informatica e il suo sistema antidrone Falcon shield. Tra le novità la decisione di investire nella startup Skydweller Aero per un drone a energia solare. La divisione velivoli ha portato lo M 346 in versioni da addestramento e attacco unitamente al nuovo simulatore. Infine la divisione dei sistemi, che negli Emirati vanta un buon mercato tra radar, aerobersagli e contromisure elettroniche. Ma soprattutto, in vista di Expo 2020, la nostra ex Finmeccanica ha annunciato che ci sarà come sponsor del padiglione Italia. Il commissario generale per l'evento Paolo Glisenti e l'ad di Leonardo, Alessandro Profumo, hanno presentato la sponsorizzazione. «Siamo orgogliosi di partecipare a Expo 2020 Dubai contribuendo alla valorizzazione dell'eccellenza del nostro Paese che è esso stesso un mix unico di creatività e tecnologia». Profumo ha annunciato: «nel Padiglione Italia porteremo, oltre agli elicotteri, alcune importanti innovazioni tecnologiche, dall'orologio atomico che scandisce il tempo attraverso la frequenza di risonanza di un atomo alla trivella della missione Exomars 2020 che cercherà la vita su Marte». Sul fronte navale in Leonardo è capofila della prima dimostrazione in mare di Ocean 2020, importante progetto di ricerca militare per la sicurezza marittima. L'azienda è coordinatore del progetto che vede impegnati 42 partner provenienti da 15 Paesi dell'Ue. Alla dimostrazione, in programma nel golfo di Taranto il 21 e 22 novembre, hanno preso parte sei unità navali, nove sistemi a pilotaggio remoto, cinque satelliti, due reti di comunicazioni a terra, quattro centri nazionali di coordinamento, un prototipo di centro di comando installato a Bruxelles.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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