Panico all’estero? Una esagerazione
La Germania valuta strette, però a Colonia c’è la folla per il Carnevale. Il «lockdown» olandese è il lavoro da casa per 15 giorni. E il «coprifuoco», i bar e i locali chiusi alle 19

Per i giornali italiani ormai la quarta ondata di Covid impazza e ha travolto l’Europa, scatenando il panico. Si snocciolano numeri, si segnalano provvedimenti restrittivi e prescrizioni severe e si celebrano il green pass all’italiana e la linea dura del governo Draghi. A osservare con attenzione i dati e le decisioni assunte, però, qualche distinzione andrebbe fatta.

Prendiamo il caso della Germania, dove i casi sono aumentati sfondando la soglia dei 50.000 al giorno. L’allerta esiste, ma fino a un certo punto, dato che Colonia non ha rinunciato ad aprire la stagione del Carnevale, iniziata alle 11 dell’11 di novembre, con una festa di piazza. Erano ammesse solo le persone doppiamente vaccinate o che avevano appena fatto un tampone negativo, ma ne sono arrivate a migliaia, che non tenevano le distanze né le mascherine, segno di incoscienza o, molto più probabilmente, del fatto che ai tedeschi la pandemia non fa davvero così paura come sembrerebbe guardando i reportage italiani. Nei giorni scorsi, il Robert Koch Institute, che raccoglie i dati sull’infezione, aveva invitato a cancellare gli eventi di massa, se possibile, oppure a portarli avanti in un regime di sicurezza con vaccini e test. Una posizione non così draconiana, dunque, con la cancelliera Angela Merkel che pensa di incontrare i governatori dei 16 Stati federati la prossima settimana e magari definire restrizioni in vista dell’inverno imminente. Si dovranno valutare le idee del candidato cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz, che pensa a un green pass per il lavoro e alla chiusura dei locali pubblici ai non immunizzati, ma si tratta comunque di proposte ancora da approvare.

Anche in Austria ci sono sul tappeto dei provvedimenti restrittivi, che saranno definiti precisamente domani. Il cancelliere Alexander Schallenberg riflette su un lockdown per i non vaccinati, come a Salisburgo e in Alta Austria. Secondo questa indicazione potrebbero uscire di casa solo per andare al lavoro, per fare acquisti essenziali, per una breve passeggiata e sarebbero sottoposti a controlli a campione. Ai sanitari, invece, verrebbe imposto l’obbligo del vaccino, che è stato approvato anche in Inghilterra, dove però diventerà operativo soltanto dal prossimo marzo, quindi senza quell’urgenza estrema che i media millantano.

Nella vicina Olanda, poi, si sta parlando di avviare da stasera una specie di lockdown moderato per tre settimane, con i locali pubblici che dovrebbero chiudere in anticipo intorno alle 19 (sarebbe questo il «coprifuoco»?) e una riduzione nel numero di persone che si possono riunire in casa. Anche il lavoro a distanza dovrebbe essere ripristinato, ma si tratta comunque di iniziative assunte in via preventiva, motivate da un rialzo dei casi di contagio e da un aumento dei ricoveri, senza che però ci siano difficoltà negli ospedali.

Quanto alla Repubblica Ceca, i casi sono superiori alle settimane precedenti e hanno superato le 10.000 unità per tre volte in una settimana, ma in ospedale ci sono meno ricoveri e i pazienti che arrivano in condizioni gravi non sono in numero tale da spaventare. Come sostengono anche gli epidemiologi della Spagna, che non ha messo in atto restrizioni specifiche. «La situazione europea preoccupa ma non parlerei ancora di una nuova ondata», ha spiegato al quotidiano El Pais Quique Bassat, esperto dell’Istituto catalano per la ricerca e gli studi avanzati (Icrea). «L’aumento non è così esplosivo e l’impatto sul sistema sanitario non è pesante, proprio grazie ai vaccini. Si tratta di un incremento lento, che dobbiamo tenere sotto controllo per capire come evolverà».

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