2024-05-10
L’Ordine mi radia e poi mi convoca con l’accusa di aver detto la verità
Secondo l’organismo professionale avrei insultato i medici. Io invece esprimo e ribadisco la mia disistima verso chi ha applicato i disastrosi protocolli ministeriali. E rivendico di aver informato sui guai del siero.Con commovente senso dell’umorismo, mentre il malore improvviso che ammazza persone sane diventa un evento normale, come evento normale sono i dodicenni con la miocardite, le diciottenni in menopausa, l’aumento del cancro e della sua violenza, l’Ordine dei medici di Torino mi scrive questa appassionante raccomandata, con la quale mi convoca a dare spiegazioni:«Gentile dr.ssa De Mari Silvana, si trasmette in allegato eccetera con il seguente addebito: l’aver la dr.ssa Silvana De Mari, nella sua qualità di medico, diffuso mediante i social network Facebook e Twitter esternazioni inerenti il vaiolo delle scimmie e il coronavirus, insulti nei confronti dei colleghi che applicavano i protocolli dettati dal ministero della Salute per la cura del Covid-19 e indicazioni terapeutiche per i soggetti vaccinati per il Covid-19 finalizzati a disintossicare dal vaccino, che per forma e modo di esternazione sono idonee a determinare timori infondati e pregiudizio dell’interesse generale».1Esternazioni inerenti il vaiolo delle scimmie e il coronavirus. Sono accusata di avere detto la verità: il virus Covid-19 è un fago e colonizza i batteri intestinali (questo è uno dei motivi per cui l’antibiotico azitromicina andava somministrato senza aspettare danni polmonari dimostrati dal saturometro). 2Insulti nei confronti dei colleghi che applicavano i protocolli dettati dal ministero della Salute per la cura del Covid-19. Il termine insulto implica un’aggressione gratuita e volgare. Io ho manifestato la mia assoluta disistima, disistima che sottolineo tuttora, a tutti i medici che hanno applicato il protocollo statale e ubbidendo a ordini irragionevoli hanno moltiplicato il numero dei morti. Il protocollo statale consisteva in Tachipirina e vigile attesa, non dare medicinali fino a quando è troppo tardi, come dimostrato dall’abbassamento dell’ossigeno nel sangue, non dare vitamina C e vitamina D che, come dimostrato dal professor Isaia di Torino avrebbero da sole diminuito la mortalità dell’80%. Il protocollo statale non ha nessuna firma, nessuno se ne è assunto la responsabilità, è un protocollo irresponsabile. Segnalo la mia assoluta e totale disistima a tutti i colleghi che hanno eseguito un ordine non firmato. Il Comitato tecnico scientifico è stato assolutamente irresponsabile. Non si è assunto la responsabilità dell’obbrobrio terapeutico Tachipirina e vigile attesa. Non sappiamo chi sia l’autore. Sono anni che pretendo di sapere il nome e cognome di chi ha partorito questo scempio e nel caso si tratti di un laureato in medicina vorrei anche sapere il nome e il cognome dei due sprovveduti che lo hanno promosso rispettivamente all’esame di clinica medica e a quello di farmacologia. La Tachipirina leva la febbre, era una difesa per questi pazienti, ma non l’infiammazione che li stava assassinando, e, cosa ancora più grave, abbatte il glutatione che era fondamentale per combattere l’infiammazione. Dare Tachipirina a un paziente Covid è come dare zucchero a un diabetico: un crimine. Non ci sono altri termini. Ma l’irresponsabilità e l’insipienza di chi ha partorito Tachipirina e vigile attesa non avrebbero danneggiato la popolazione se non ci fossero stati i medici che incredibilmente hanno applicato questo protocollo completamente sbagliato, rendendosi corresponsabili della morte inutile di migliaia di pazienti che avremmo potuto salvare con le tempestiva terapie corrette, applicate con ottimi risultati già nel marzo 2020 al Mauriziano di Torino, dal professor Cavanna e innumerevoli altri centri, perché già note dal 2003, quando abbiamo fronteggiato la Sars 1, che aveva linee patogenetiche simili. I medici hanno ubbidito a un protocollo assurdo perché veniva dal ministero senza chiedersi se danneggiasse i pazienti e senza chiedersi chi l’aveva scritto, ma non firmato: Anonimus ministeriale. Questo è successo per la legge Gelli che ha stabilito nel 2014 che se i medici ammazzano o danneggiano i pazienti applicando protocolli che arrivano dal ministero, non sono imputabili di nulla, mentre se non li seguono sono imputabili di tutto. La medicina è stata ridotta a pura esecuzione di ordini e in questo caso ordini sbagliati. Possiamo dare del «cane» ai medici che hanno danneggiato scientemente i pazienti per eseguire ordini sbagliati, ordini della cui imbecillità chiunque abbia dato un esame di farmacologia e clinica medica deve rendersi conto? Noi dobbiamo farlo. Definizione di cane: mammifero eccetera oppure persona che fa male il suo lavoro. Quel muratore è un cane, mi è crollato il balcone, quell’imbianchino è un cane, la mia cucina fa schifo, quel sarto è un cane, la giaccia è asimmetrica. Quel medico che prescrive un proinfiammatorio invece che un antinfiammatorio in una malattia che uccide per cascata di citochine certo che è un cane. E come altro volete chiamarlo? La gente è morta, è morta di una malattia atroce che sarebbe stata curabilissima con terapie tempestive e corrette, che sono note dal 2003 e che non sono state date. Sono morti a migliaia, sono morti di Tachipirina e vigile attesa, sono morti soli, sono morti come cani in ospedali dove altri medici ballavano Jerusalema nei corridoi con addosso le divise dell’ospedale, dopo aver legato i pazienti a letto e avergli sparato l’ossigeno nei polmoni trombizzati. Se non risponde alle chiamate dei pazienti nemmeno telefonicamente il medico di famiglia è un ladro che ruba il suo stipendio. Lo stipendio dei medici di famiglia nasce dalle tasse con cui spolpano i cittadini, quei cittadini che poi avete abbandonato non rispondendo nemmeno al telefono. Tutti i medici che non rispondevano nemmeno telefonicamente alle richieste di aiuto dei pazienti dopo essere stati pagati per curarli, possiamo considerarli ladri? La tragedia Covid-19 non è stata dovuta al virus, che se ben curato ha lo 0,2% di mortalità, ma al protocollo senza senso di Anonimus ministeriale e ai medici che lo hanno eseguito, troppo ignoranti per accorgersi che erano senza senso o troppo vili per sfidare la legge Gelli (tertium non datur). 3Le indicazioni terapeutiche per i soggetti vaccinati per il Covid-19 finalizzate a disintossicare dal vaccino. Quindi non bisogna dare indicazioni alla gente cui è stato somministrato un farmaco sperimentale, privo di qualsiasi capacità di fermare la trasmissione e sostanzialmente tossico. Due libri: Patologia generale della proteina Spike di Paolo Bellavite e Ciro Isidoro e V-19 di Massimo Citro spiegano dettagliatamente la pericolosità di questi farmaci. Sono due magnifici libri di cui raccomando la lettura, che spiegano come la Spike vaccinale sia tossica. Secondo l’Ordine dei medici di Torino è stato sbagliato dire alla gente che, se inoculati con questa roba, era fondamentale fare una serie di esami, tra cui il D-dimero (se avesse fatto immediatamente la misurazione del D-dimero, Camilla Canepa sarebbe ancora viva) e utilizzare vitamina C, glutatione e Nacetilcisteina per diminuire i danni da Spike. Non bisognava dire nemmeno questo? Mentre consideriamo normali le morti improvvise, ampollosamente chiamate malori, le vite distrutte per infiammazione delle piccole fibre, l’aumento del cancro, la sterilità, le ragazzine che vanno in menopausa a diciassette anni, i ragazzini con la miocardite, l’Ordine dei medici di Torino con l’eroismo dell’ultimo giapponese dell’isola difende da timori infondati e pregiudizio dell’interesse generale la sacra Tachipirina e il sacro siero. Che la cura raccomandata dal ministero e applicata dalla maggioranza dei medici era pessima, che i cosiddetti vaccini Covid sono in realtà inefficaci e pericolosi, che somministrarli, oltretutto in maniera coatta, con il ricatto del lavoro e di libertà fondamentali, è stato un crimine non deve essere detto. I colleghi dell’Ordine dei medici trovano eccessive le mie parole i miei toni, urtano il loro senso del bon ton, ma, come giustamente dice Mario Giordano, chi non urla è complice. Quindi, chi urla, non è complice.
Federico Cafiero De Raho (Ansa)
(Totaleu)
Lo ha detto l'eurodeputato di Fratelli d'Italia Paolo Inselvini alla sessione plenaria di Strasburgo.
Giornata cruciale per le relazioni economiche tra Italia e Arabia Saudita. Nel quadro del Forum Imprenditoriale Italia–Arabia Saudita, che oggi riunisce a Riyad istituzioni e imprese dei due Paesi, Cassa depositi e prestiti (Cdp), Simest e la Camera di commercio italo-araba (Jiacc) hanno firmato un Memorandum of Understanding volto a rafforzare la cooperazione industriale e commerciale con il mondo arabo. Contestualmente, Simest ha inaugurato la sua nuova antenna nella capitale saudita, alla presenza del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
L’accordo tra Cdp, Simest e Jiacc – sottoscritto alla presenza di Tajani e del ministro degli Investimenti saudita Khalid A. Al Falih – punta a costruire un canale stabile di collaborazione tra imprese italiane e aziende dei Paesi arabi, con particolare attenzione alle opportunità offerte dal mercato saudita. L’obiettivo è facilitare l’accesso delle aziende italiane ai mega-programmi legati alla Vision 2030 e promuovere partnership industriali e commerciali ad alto valore aggiunto.
Il Memorandum prevede iniziative congiunte in quattro aree chiave: business matching, attività di informazione e orientamento ai mercati arabi, eventi e missioni dedicate, e supporto ai processi di internazionalizzazione. «Questo accordo consolida l’impegno di Simest nel supportare l’espansione delle Pmi italiane in un’area strategica e in forte crescita», ha commentato il presidente di Simest, Vittorio De Pedys, sottolineando come la collaborazione con Cdp e Jiacc permetterà di offrire accompagnamento, informazione e strumenti finanziari mirati.
Parallelamente, sempre a Riyad, si è svolta la cerimonia di apertura del nuovo presidio SIMEST, inaugurato dal ministro Tajani insieme al presidente De Pedys e all’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo. L’antenna nasce per fornire assistenza diretta alle imprese italiane impegnate nei percorsi di ingresso e consolidamento in uno dei mercati più dinamici al mondo, in un Medio Oriente considerato sempre più strategico per la crescita internazionale dell’Italia.
L’Arabia Saudita, al centro di una fase di profonda trasformazione economica, ospita già numerose aziende italiane attive in settori quali infrastrutture, automotive, trasporti sostenibili, edilizia, farmaceutico-medicale, alta tecnologia, agritech, cultura e sport. «L’apertura dell’antenna di Riyad rappresenta un passo decisivo nel rafforzamento della nostra presenza a fianco delle imprese italiane, con un’attenzione particolare alle Pmi», ha dichiarato Corradini D’Arienzo. Un presidio che, ha aggiunto, opererà in stretto coordinamento con la Farnesina, Cdp, Sace, Ice, la Camera di Commercio, Confindustria e l’Ambasciata italiana, con l’obiettivo di facilitare investimenti e cogliere le opportunità offerte dall’economia saudita, anche in settori in cui la filiera italiana sta affrontando difficoltà, come la moda.
Le due iniziative – il Memorandum e l’apertura dell’antenna – rafforzano dunque la presenza del Sistema Italia in una delle aree più strategiche del panorama globale, con l’ambizione di trasformare le opportunità della Vision 2030 in collaborazioni concrete per le imprese italiane.
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