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Omofobia Cei, Pro Vita & Famiglia: «Totale condivisione con la Cei. Italia e italiani restino liberi»

Omofobia Cei, Pro Vita & Famiglia: «Totale condivisione con la Cei. Italia e italiani restino liberi»
Il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti (Ansa)

«Accogliamo con entusiasmo la posizione dei Vescovi italiani: non serve una nuova legge. Ha ragione la Chiesa quando guarda con preoccupazione alle proposte legislative attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia. Sono interventi normativi che rischierebbero di aprire a derive liberticide e di introdurre reati di opinione. Uno Stato di diritto non può accettare tali pericolose conseguenze, l'Italia deve rimanere libera e la verità va sempre sostenuta con la forza della ragione come noi continueremo a fare, contro il rischio di nuove ideologie totalitarie» hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia onlus, commentando la nota stampa della Cei contro il Ddl l'omotransfobia.

«Scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona non può significare certo limitare la libertà di ognuno di pensare ed esprimere le proprie opinioni. Le scelte educative devono rimanere svincolate da visioni ideologiche che impedirebbero poi il diritto alla critica. Le persone omosessuali e transessuali sono già giustamente tutelate dalla legge contro atti violenti, ingiuriosi o discriminatori, come tutte le altre persone, a prescindere dalle proprie tendenze sessuali» ha proseguito Pro Vita e Famiglia.

«In più - hanno concluso Brandi e Coghe - poiché non risulta esserci in Italia una "emergenza omotransfobia", cioè una diffusione allarmante di violenze o discriminazioni omotransfobiche, non si capisce proprio il senso di un'azione parlamentare in questa direzione. Dobbiamo impedire tutti insieme che la spada di Damocle della reclusione o dell'eventuale denuncia, a causa di posizioni in favore della famiglia naturale, penda sugli italiani senza alcuna ragione oggettiva».

Roma accelera sul nucleare: fondi privati per i mini reattori
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Oltre alla legge è necessario allargare il consenso sulla necessità di un mix con il green.

Lo scorso 13 maggio Giorgia Meloni ha annunciato in Senato che entro l’estate verranno avviati i decreti attuativi, basati sull’approvazione di una legge delega in fase di esame parlamentare, e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione di energia nucleare in Italia, probabilmente entro il 2026 come auspicato/previsto dal ministro per l’Energia. Finalmente l’Italia sta accelerando il ritorno al nucleare.

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Bruxelles regala i fondi agricoli agli sceicchi
Mohamed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan (Ansa)
Da anni, decine di milioni della Pac finiscono nelle casse della famiglia reale Al Nahyan (Emirati Arabi) attraverso aziende in Romania, Spagna e Italia. Interrogazione della Lega: «Perché l’Europa finanzia la sicurezza alimentare di un Paese extra-Ue?».

Quando comprerete un etto di prosciutto sappiate che state pagando la colazione a un emiro affacciato sullo stretto di Hormuz che fa scatenare l’inflazione e lo rende ancora più salato. Un paradosso? Niente affatto: un po’ dell’Iva va a finanziare le albagie di Ursula von der Leyen che pensando solo alle armi vuole distruggere l’agricoltura europea.

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Dal 1° giugno gli automobilisti potranno ottenere un rimborso del pedaggio autostradale in caso di blocchi del traffico o ritardi causati dai cantieri. La misura attua una delibera del 2025 dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (Art).

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La Milano «green» trascura il verde. Sfalci ridotti e parchi come giungle
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Proteste contro la politica di Beppe Sala. Un consigliere municipale sfoggia il decespugliatore.

Come mascherare la volontà di risparmiare sulla manutenzione del verde? Semplice, spacciare le erbacce incolte per una scelta green. È quanto è stato escogitato dalla verdissima giunta comunale di Milano che, alla fine di aprile 2025, aveva comunicato di aver deciso il raddoppio delle «aree a sfalcio ridotto», ovvero le zone verdi in cui l’erba «sarà mantenuta più alta» rispetto alla decenza: sono passate, infatti, da 54 a 111, «distribuite in tutti i Municipi per un totale di circa 1,8 milioni di metri quadrati sui 19 milioni gestiti direttamente dal Comune».

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