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Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
Al «Giorno della Verità» il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è intervenuto su Superbonus, Pnrr e debito pubblico, sottolineando l’impatto delle misure ereditate dall’epoca Covid, il ruolo dei prestiti europei, lo spread e la gestione dei conti in un contesto di fine del quantitative easing della Bce. Nel suo intervento anche un passaggio su tassi, inflazione e scenario geopolitico, oltre a un riferimento politico alla Lega.
Nessun attrito con il ministro della Difesa Guido Crosetto sul tema dei fondi per il comparto militare. Lo ha chiarito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo al «Giorno della Verità», rispondendo a una domanda sulle presunte tensioni interne al governo.
«Il mestiere del ministro dell’Economia è vedere che tutti i ministri, legittimamente, chiedono stanziamenti e finanziamenti, e chi deve quadrare il bilancio deve utilizzare in modo saggio e opportuno le risorse», ha spiegato Giorgetti, sottolineando come non vi sia «nessun conflitto in particolare».
Nel suo intervento il titolare del Mef ha richiamato anche il contesto internazionale e gli impegni dell’Italia, che hanno inciso sulle scelte di bilancio e sul confronto con le istituzioni europee. In questo quadro, ha ricordato, si è sviluppato un negoziato con la Commissione Ue, che avrebbe recepito le richieste italiane legate alla gestione della spesa e alla considerazione di alcuni capitoli come parte del più ampio concetto di sicurezza nazionale.
Giorgetti ha insistito sulla necessità di una gestione «saggia» delle risorse pubbliche, soprattutto in una fase in cui le richieste di spesa aumentano in diversi settori e i margini di bilancio restano limitati.
Ampio spazio anche al tema dei conti pubblici e del debito, con riferimento alle dinamiche legate alle revisioni statistiche e agli effetti delle politiche fiscali adottate negli ultimi anni. Il ministro ha ricordato come alcuni dati siano ancora provvisori e soggetti a revisione da parte di Istat ed Eurostat, con una definizione attesa nei prossimi mesi.
Nel corso del dialogo è emersa anche la questione del Superbonus, richiamato da Giorgetti come esempio di misura che ha avuto un impatto rilevante sui conti pubblici e che ha richiesto successivi interventi correttivi. Una scelta che, nelle sue parole, si inserisce nel contesto delle decisioni prese in fase emergenziale e poi ritarate dai governi successivi.
Più in generale, il ministro ha ribadito l’esigenza di tenere insieme crescita, sostenibilità del debito e rispetto dei vincoli europei, in un quadro che resta complesso e condizionato da variabili economiche e geopolitiche. Le previsioni, ha osservato, dipendono infatti da molteplici fattori e possono cambiare in base all’evoluzione dello scenario internazionale.
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Guido Crosetto e Maurizio Belpietro
,Il ministro della Difesa Guido Crosetto intervistato dal direttore Maurizio Belpietro al Giorno della Verità spiega: «Nessun problema con Giorgetti, mai litigato con lui fondi per la Difesa».
Per gli Usa non esiste alcuna ragione per lamentarsi dell'Italia. Il ministro della Difesa liquida così la questione Roma Washington e la presunta rottura dei rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump dovuta alla famosa telefonata sfogo del presidente degli Stati Uniti. Crosetto, incalzato dal direttore Belpietro, ha riconosciuto che esiste da parte degli Stati Uniti un malessere dovuto al fatto che l'Europa negli ultimi anni ha speso troppo poco per la Difesa. Un argomento che però «aveva già sollevato Obama prima e Biden poi, prima di lui». Crosetto ha spiegato che non esiste l'impegno di portare le spese per la difesa al 3,5% e che «il 5 comprende la parte di sicurezza, quindi le forze di polizia. Un impegno fatto al 2035. L'impegno che esiste è preso dal Parlamento: un aumento dello 0,15 ogni anno». E «quest'anno non c'è stato», ha riconosciuto il ministro, spiegando: mi è chiaro: «non siamo usciti dalla procedura di infrazione». Crosetto ha però detto di aspettarsi che nella finanziaria del prossimo anno «l'impegno che ci siamo presi, che ripeto non è il 3,5, ma è lo 0,15 per anno, sarà portato avanti. Il ministro si è detto convinto che «Giorgetti è assolutamente consapevole di questa cosa».
In questa occasione a Belpietro spiega che con Giorgetti non c'è alcun tipo di discussione e non c'è mai stata. «So che Giancarlo (Giorgetti, ndr) sa perfettamente quali sarebbero le cose che io vorrei. Io so perfettamente quali sono le cose che lui può fare e i tempi con cui può farle, per cui è impossibile che noi litighiamo» ma «sul Safe dipende dalla possibilità che lui ha». Poi si chiede: «I paesi del nord e est Europa sono spaventati da Putin, non so se a torto o a ragione, ma stanno spendendo in difesa più di chiunque altro. Putin arriverà a 2,4 milioni di soldati. Qualcuno mi deve spiegare a cosa servono visto che sono troppi anche per l'Ucraina».
Per Crosetto le crisi e le guerre sono dovute alla «sfida degli Usa con la Cina, iniziata 15-20 anni che sta arrivando a un punto di rottura". D'altro canto la guerra ha cambiato faccia e questa sfida «sarà sempre di più sull'intelligenza artificiale, chi arriva prima, sulla quantistica, sul computer quantistico, sullo spazio», ha detto Crosetto, osservando che la Cina ha «un'unica regia e un unico attore che è lo Stato", con una strategia centrale e investimenti massicci. Gli Stati uniti, al contrario, stanno fondando una parte della propria risposta su grandi multinazionali tecnologiche, alcune delle quali hanno ormai capacità superiori a quelle degli Stati. «Perché è la prima volta nella storia dell'umanità che ci sono aziende private che dispongono di strumenti tecnologici superiori a quelli di cui dispongono gli Stati» ha precisato Crosetto, riferendosi a Space X di Elon Musk. Per Crosetto il nodo per Trump resta Israele, perché «la capacità militare di Israele non può reggere senza l'aiuto degli Usa. Israele è ossessionato dall'eliminazione di Hezbollah in Libano. Ma eliminare Hezbollah significa eliminare il Libano. Quindi non è possibile».
Maurizio Belpietro e Giuseppe Conte
Il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte intervistato dal direttore Maurizio Belpietro spiega che il Movimento 5 stelle sta lavorando a un programma con Avs e Pd e che attualmente il centro non è coinvolto: «poi si vedrà».
«Sono l'unico dell'opposizione oggi», esordisce scherzando, «mi sento responsabilizzato». Il direttore inizia chiedendogli un commento della notizia del giorno: la pubblicazione della telefonata in cui Trump diceva di provare pena per Giorgia Meloni. «Io penso che il Paese intero deve unirsi nel respingere gli attacchi fatti al governo. Chiunque sieda a Palazzo Chigi. Dopodiché mi sento di aprire una riflessione. Io ho una tesi: si è raccontata la storia che l'Italia fosse ritornata centrale, Italia pontiera. Una narrazione che io non riscontravo, si confondeva la diplomazia con l’affinità politica. Noi non abbiamo ottenuto nulla da Washington ma abbiamo comprato armi, gas liquido».
Quando il direttore gli contesta che Meloni non è stata l'unico leader ad essere attaccato risponde: «Il problema è che Crosetto ha cambiato idea sulla spesa al 5% del Pil in Difesa, doveva dirlo subito invece che non si poteva fare, perché non si può perdere la faccia. Meloni se voleva puntare sull’affinità ideologica, doveva dire che queste condizioni non si potevano accettare». Sui rapporti commerciali, l'export in crescita con gli Stati Uniti nonostante i dazi americano resta evasivo e dice: «A me ha colpito che dopo il bilaterale a Washington Meloni ha sottoscritto una dichiarazione congiunta in cui si scriveva che l’Italia avrebbe rilanciato la marina mercantile americana, una follia. Lei paga il fatto di aver proposto Trump premio Nobel per la pace. Paga il fatto di aver dichiarato che in Venezuela si trattava di legittima difesa».
Ma è portato sulle questioni interne che dà la notizia. Interrogato sulla foto dei leader senza Matteo Renzi: «Non era la prima volta che facevamo riunioni senza Renzi. Ci siamo trovati a fare proposte di legge insieme: salario minimo, congedo paritario. Io ho presentato una legge sul conflitto di interessi che era condivisa da queste forze. Quello è un formato naturale, quella era una foto che abbiamo deciso di pubblicare per farvi parlare. Ma ci siamo incontrati altre volte. Volevamo anticipare che l’8 e il 15 luglio saremo in una città del Nord per sintetizzare il lavoro fatto. Sempre lo stesso formato: Avs, M5s, Pd. Stiamo lavorando al programma e dopo l’estate vedremo chi coinvolgere…».
«Insomma Renzi sì o no?», chiede il direttore. «Ora è il tempo del programma, dopo si capirà chi coinvolgere in questo programma».
Chi è il leader di questo programma? Lei? «Sulle primarie tanti esponenti del Pd e anche Schlein si sono espressi a favore. A quel punto ho acconsentito e poi c’è stata qualche titubanza…», risponde, aggiungendo che non accetterà altri incarichi come la presidenza del Senato per fare un passo indietro.
E sul lavoro fatto da premier praticamente ammette che non rifarebbe nulla: non farebbe il Superbonus, che non ha funzionato perché è stato gestito male e, a suo avviso, ne vengono nascosti i dati. Anche il reddito di cittadinanza «lo modificherei», ammette.
La patrimoniale? «L’ho studiata, ma non funziona. Negli altri Paesi non ha funzionato. È una formula bellissima, ma non si valuta facilmente un patrimonio, per questo non credo alla patrimoniale».
Sanzioni alla Russia, cosa ne pensa? «Io dico di no. Condanniamo l’invasione e abbiamo condiviso tutte le sanzioni, siamo contro l’invio di armi».
Vuole un negoziatore europeo? «Deve rappresentare tutti. Non deve essere Londra o Parigi o Berlino a negoziare. Oggi non è accettabile comprare gas russo se non dopo un accordo di pace».
Commissione Covid, perché la contestate tanto? «Ci sembra una presa in giro e mal impostata fin dall’inizio. Non dovete azzardarvi ad accostare il mio nome a un illecito che finora non è neanche stato dimostrato».
Veniamo alle cose di casa nostra. Ripeterebbe la frase «ristrutturate la casa gratis»? «Sul territorio spiegavo come funzionava. Avete ricostruito per me un ruolo di spreco dei soldi pubblici».
«Se rifarei il Superbonus? No. Dobbiamo essere seri. È stato vagliato anche da Tremonti, è stato lanciato in pandemia, oggi non siamo più in queste condizioni. La commissione Covid? L’hanno gestita male e, nella sua sintesi, nascondono i dati».
2026-06-23
Tajani: «La pace non si può fare senza l’Europa. Serve un inviato Ue per trattare con Putin»
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Il direttore de «La Verità» Maurizio Belpietro e il ministro degli Esteri Antonio Tajani
Dal palco de Il Giorno della Verità, il vicepremier difende l’alleanza transatlantica: «Le offese a Meloni sono inaccettabili. Con gli Usa alleati a prescindere da chi governa». E su Vannacci: «Non capisco perché si sia messo contro il centrodestra, la coalizione resta solida».
La terza edizione de Il giorno della Verità si è aperta con l'intervista del direttore Maurizio Belpietro al ministro degli Esteri Antonio Tajani. In merito allo scontro degli ultimi giorni fra Meloni e Trump, Tajani ha ribadito come sia «inaccettabile che vi siano offese nei confronti della premier». Eppure, ha sottolineato che «dobbiamo preservare la nostra alleanza con gli Usa: non possiamo pensare di dividere l'Occidente, che deve essere sempre più unito di fronte alle sfide odierne con Russia, CIna, India. Altrimenti sarà difficile essere competitivi da soli. Anche gli Usa hanno bisogno di noi: ricordiamo che l'Italia è la seconda manifattura europea».
Sempre riguardo alla querelle con gli Stati Uniti, il ministro degli Esteri ritiene che «non bisogna fare la guerra a nessuno, ma dobbiamo farci rispettare. Abbiamo dato dei segnali politici forti, annullando la mia missione negli Usa. Continuiamo comunque a lavorare su tutti i dossier che riguardano le materie prime e la Nato. Guardiamo avanti come alleati».
Belpietro ha introdotto quindi la situazione del conflitto russo-ucraino, in vista di un possibile accordo di pace. «Bisogna trovare una figura che parli per tutti. Ma dobbiamo sceglierla noi, non Putin. E deve essere una figura credibile a livello istituzionale, possibilmente che abbia buone relazioni con il Cremlino», sostiene Tajani. Sul gas russo, l'Italia deve rimanere coerente con quanto ha scelto secondo il ministro degli Esteri: «Abbiamo fatto una scelta e dobbiamo essere coerenti, abbiamo alternative e le stiamo perseguendo. Lavoreremo anche sul nucleare. Ma se vogliamo spingere Putin a sedersi al tavolo, bisogna mandargli dei messaggi chiari. Non può valere la regola del più forte».
A livello geopolitico, Tajani ha ribadito con vigore la posizione in cui l'Italia si colloca sullo scacchiere geopolitico: «Non abbiamo alternativa all'Europa, non possiamo competere a livello globale con Cina, Usa, Russia. L'Europa, oltretutto, condivide le radici comuni cristiane. Il problema è che manca di una leadership forte. L'Italia, in questo contesto, è il Paese più stabile: si tratta del secondo governo più longevo di tutti i tempi. Per migliorare come Unione europea, dobbiamo creare un mercato unico dei capitali e dell'energia.»
Il soggetto si è poi spostato sulla politica interna, in particolare su Roberto Vannacci e il suo partito, Futuro nazionale, come nuovo soggetto politico: La coalizione di centrodestra si è sempre mostrata solida, anche se apparteniamo a famiglie diverse. Siamo un'alleanza strategica che offre all'elettorato opportunità e sfumature diverse con lo stesso obiettivo. Governiamo quindi bene insieme. Per quanto riguarda Vannacci, è lui che si è messo contro il centrodestra. Aveva detto che non avrebbe mai creato un nuovo partito, che era un'insinuazione di Conte e Schlein per dividere il centrodestra. Poi, invece, ha fatto tutto il contrario. È lui, quindi, che esclude qualsiasi alleanza con il centrodestra, perché fa il gioco della sinistra. Deve trovare un accordo con se stesso».
Il tema di un allargamento della coalizione verso il centro trova invece terreno fertile nella visione strategica di Forza Italia: «In alcuni casi è possibile, magari nelle grandi città. Aggregarsi aiuta a vincere le elezioni. Su alcune questioni abbiamo idee simili. Nello specifico, se a Milano ci fosse Cottarelli come civico potrebbe essere vincente, e mettere la sinistra all'opposizione dopo la pessima gestione dell'attuale giunta. Credo che nel capoluogo lombardo serva proprio un alleato civico che allarghi i confini del centrodestra».
Infine, il direttore della Verità chiama in causa il presunto conflitto di Tajani con la famiglia Berlusconi. «Assolutamente no, sono i giornali di sinistra che cercano di mettere in risalto qualsiasi cosa come se fosse una guerra civile. In realtà» spiega il ministro «non c'è mai stata nessuna polemica. Ascolto i loro consigli perché forniscono idee preziose, perché hanno a cuore Forza Italia. Ma il mio compito è far sì che il partito vada avanti, non sia legato alla storia. Io sono stato la guida in questa fase e continuerò a esserlo».
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