Sandro Tonali festeggia il gol dell'1-0 nello spareggio per le qualificazioni al Mondiale contro l'Irlanda del Nord (Getty Images)
Dopo un primo tempo bloccato e pieno di tensione, l’Italia la sblocca con Tonali e la chiude con Kean. A Bergamo finisce 2-0: gli azzurri di Gennaro Gattuso volano al turno decisivo, martedì contro la Bosnia. Ma servirà un’altra prestazione per andare al Mondiale.
Prima la paura, com’è naturale che sia quando il rischio è rappresentato dalla terza mancata qualificazione a un Mondiale consecutiva. Poi la liberazione, quando dopo quasi un’ora di spettri il destro al volo scagliato da Sandro Tonali si è infilato alle spalle di Charles scacciando via ogni cattivo presagio. E infine il sospiro di sollievo, con il raddoppio firmato da Kean, unito a una buona dose di adrenalina e autostima in vista dell’ultimo, vero, ostacolo verso Usa, Canada e Messico 2026.
Nella semifinale dei playoff di qualificazione alla prossima Coppa del mondo, l’Italia compie pienamente il proprio dovere contro l’Irlanda del Nord, vince 2-0 e vola in Bosnia dove martedì 31 marzo si giocherà il tutto per tutto per staccare il pass iridato. Il successo di Bergamo, conquistato non senza qualche fisiologica difficoltà, dovuta più alla tensione che ha accompagnato questo delicato appuntamento che alla forza di un avversario nettamente inferiore, oltre a essere il primo spartiacque sulla strada del Mondiale, consente agli azzurri di Gennaro Gattuso di scrollarsi di dosso una quantità non indifferente di tensione anche e soprattutto in vista di Sarajevo, dove l’ambiente sarà tutt’altro che amichevole. Contro la Bosnia, che ha superato ai rigori il Galles nell'altra nella semifinale playoff, servirà un altro tipo di prestazione e di approccio.
Già, perché il primo tempo ha messo in evidenza i limiti che da tempo accompagnano questa nazionale, fermo restando che la notizia più importante nella serata bergamasca era una e soltanto una: ottenere un risultato che tenesse aperta la corsa al Mondiale.
La tensione che accompagna l’avvio dell’Italia è infatti stato evidente fin dai primi minuti: ritmo basso, manovra prevedibile e Irlanda del Nord ordinata nel difendersi e pronta ad allungare ogni pausa per spezzare il gioco. Gli azzurri tengono il possesso ma faticano a trovare linee di passaggio pulite, si affidano troppo al giro palla tra i difensori e raramente riescono a innescare con continuità Kean e Retegui. Le occasioni del primo tempo nascono quasi esclusivamente da situazioni da fermo - il colpo di testa di Bastoni e il tentativo di Politano - mentre dall’altra parte basta una ripartenza o un pallone vagante per alimentare qualche apprensione, come sulla sortita di Galbraith o sul corner che attraversa l’area senza deviazioni. Nella ripresa l’inerzia non cambia subito, ma l’Italia trova progressivamente più campo e soprattutto più convinzione. L’episodio che rompe l’equilibrio arriva al 55’, quando su un pallone respinto corto dalla difesa nordirlandese Tonali coordina il destro al volo che sblocca la partita e alleggerisce il peso della serata. Da lì in avanti gli azzurri di Gattuso prendono definitivamente il controllo: Kean va vicino al raddoppio in più occasioni prima di trovarlo all’80’, con un sinistro preciso che chiude i conti e trasforma l’ultimo quarto d’ora in una gestione senza scossoni, accompagnata dal sollievo del pubblico della New Balance Arena che saluta gli azzurri con un coro che più eloquente non si può: «Portaci al Mondiale oh oh! Portaci al Mondiale oh oh!».
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Dal Marocco al Giappone fino a Cuba, il turismo contemporaneo perde la dimensione della «scoperta» e si confronta con luoghi già raccontati. Meno esotismo, più realtà: il viaggio diventa esperienza consapevole dentro contesti che esistono oltre il turista.
Per molti anni il turismo internazionale è stato accompagnato da una narrazione molto precisa: quella della scoperta. Ogni destinazione veniva presentata come un altrove misterioso, pronto a rivelarsi allo sguardo curioso del viaggiatore occidentale. Guide, reportage, blog e social hanno alimentato questa promessa per almeno due decenni.
Poi qualcosa è cambiato.
Non perché si viaggi di meno — i numeri globali del turismo continuano a crescere — ma perché alcuni paesi sono stati raccontati così tanto da non avere più bisogno di essere scoperti. Le immagini sono già lì, sedimentate: le medine del Marocco, i templi del Giappone, le auto americane degli anni Cinquanta a Cuba.
Viaggiare in questi luoghi oggi significa accettare una realtà semplice: il viaggiatore non è più il protagonista della storia. Non arriva per rivelare un mondo nascosto. Arriva piuttosto in un luogo che è già stato visto, scritto, raccontato migliaia di volte.
E forse è proprio questo ridimensionamento a rendere il viaggio contemporaneo più interessante.

Marocco: l’altrove diventato quotidiano
Per molto tempo il Marocco ha rappresentato una delle porte d’ingresso all’altrove per l’Europa. Vicino geograficamente, ma abbastanza diverso da alimentare un immaginario esotico potente: spezie, tappeti, deserti, souk affollati, chiamate alla preghiera al tramonto.
Ancora oggi molte narrazioni turistiche insistono su questo repertorio visivo, ma basta arrivare a Marrakech o a Fès per accorgersi che la realtà è molto più pragmatica.
Le medine sono organismi urbani complessi, vivi, spesso caotici. I negozi aprono all’alba, i motorini sfrecciano nei vicoli strettissimi, gli artigiani lavorano con una velocità che non ha nulla di romantico. Il turismo è parte del sistema economico, ma non lo domina completamente.
Il risultato è che il visitatore smette abbastanza in fretta di sentirsi un esploratore. Il Marocco non ha bisogno di essere interpretato: continua semplicemente a funzionare secondo i suoi ritmi.
Il modo migliore per viverlo oggi è accettare questa normalità. Perdersi nella medina senza cercare continuamente l’immagine perfetta, sedersi in un caffè locale, osservare il traffico umano che attraversa i souk.
Dove dormire (bello e accessibile)
Riad Dar El Yasmine - Marrakech
Un piccolo riad nel cuore della medina, con patio interno e piscina sul tetto. Camere curate e prezzi ancora accessibili rispetto a molte strutture della città.
Riad Laaroussa - Fès
Casa tradizionale restaurata con gusto, terrazza panoramica e hammam. Un’ottima base per esplorare la medina.
Dove mangiare
Nomad – Marrakech
Ristorante molto frequentato anche dai locali più giovani, con cucina marocchina reinterpretata e una delle terrazze più belle della città.
Café Clock - Marrakech
Un luogo diventato quasi istituzionale tra viaggiatori e studenti stranieri: tajine, cous cous e il celebre camel burger.

Giappone: il paese che non ha bisogno di spiegazioni
Il Giappone è forse uno dei paesi più raccontati degli ultimi anni. Libri, documentari, blog di viaggio, social network: tutto ha contribuito a costruire un’immagine affascinante e coerente.
Tecnologia avanzata, rituali antichi, estetica minimalista, disciplina sociale.
Arrivando a Tokyo o Kyoto, però, si scopre una realtà molto meno misteriosa di quanto ci si aspetti. Il Giappone non è un enigma da decifrare. È un paese incredibilmente organizzato che ha già integrato il turismo nei suoi sistemi quotidiani.
Le stazioni ferroviarie gestiscono milioni di persone al giorno con una precisione quasi matematica. I ristoranti espongono modelli di plastica dei piatti in vetrina. I templi più famosi sono pieni di visitatori.
In altre parole: il viaggio non consiste nel capire il Giappone, ma nel viverlo.
Le esperienze più interessanti spesso sono le più semplici: mangiare ramen al bancone di un minuscolo ristorante, camminare per ore nei quartieri residenziali di Tokyo, osservare la vita quotidiana nei convenience store aperti ventiquattr’ore su ventiquattro.
Il Giappone non ha bisogno di essere spiegato. Funziona perfettamente anche senza interpretazioni.
Dove dormire
Hotel Gracery Shinjuku - Tokyo
Un hotel moderno nel cuore di Shinjuku, perfetto per chi vuole vivere la dimensione più urbana della città.
Piece Hostel Kyoto
Uno degli ostelli più eleganti del Giappone: design minimal, camere private e spazi comuni molto curati.
Dove mangiare
Ichiran
Catena famosa per il sistema di cabine individuali: si mangia ramen in solitudine, concentrati solo sul piatto.
Gyoza Hohei - Kyoto
Piccolo ristorante nel quartiere di Gion, specializzato in gyoza (ravioli di carne) e piatti semplici della tradizione.

Cuba: la realtà oltre la cartolina
Se c’è un paese che negli ultimi decenni è stato romanticizzato all’infinito, quello è Cuba.
Rivoluzione, musica, salsa, sigari, auto d’epoca, nostalgia. L’isola è diventata quasi un simbolo culturale prima ancora che una destinazione turistica.
Ma arrivando all’Avana si scopre subito che Cuba non è una scenografia costruita per il visitatore. È un paese complesso, con un’economia fragile, infrastrutture irregolari e una quotidianità fatta di adattamenti continui.
Le immagini iconiche esistono — le Chevrolet degli anni ’50, il Malecón al tramonto, le case coloniali colorate — ma convivono con code per il pane, interruzioni di corrente e un sistema di vita molto diverso da quello occidentale.
Il viaggiatore smette presto di sentirsi al centro dell’esperienza. Piuttosto diventa un osservatore temporaneo di una realtà che continua indipendentemente dalla sua presenza.
Ed è proprio questo che rende Cuba ancora interessante: non cerca di compiacere il turismo.
Dove dormire
Casa Vieja 1840 – La Habana
Casa particular restaurata nel centro storico dell’Avana, con terrazza panoramica e camere eleganti.
Lola Trinidad Boutique Hotel - Trinidad
Una casa coloniale colorata nel cuore della città di Trinidad, accogliente e gestita da una famiglia locale.
Dove mangiare
La Guarida – La Habana
Uno dei ristoranti più celebri dell’isola, ospitato in un palazzo decadente diventato simbolo della nuova ristorazione cubana.
Taberna La Botija - Trinidad
Locale semplice e molto frequentato, con musica dal vivo e piatti tradizionali.

Il viaggiatore dopo il mito
Il turismo globale sta forse entrando in una fase più adulta.
Per molto tempo il viaggio è stato raccontato come una forma di conquista simbolica: il viaggiatore partiva per scoprire, comprendere, rivelare. Oggi molti luoghi del mondo non hanno più bisogno di essere rivelati.
Sono già stati visti da milioni di persone.
Questo non significa che il viaggio perda valore. Significa piuttosto che cambia prospettiva. Non è più una scoperta eroica, ma una presenza temporanea dentro una realtà che esiste indipendentemente da noi.
Forse è proprio questo il turismo dopo l’entusiasmo: meno epica, meno esotismo costruito, più attenzione alla vita reale dei luoghi attraversati.
E, paradossalmente, proprio da questa normalità può nascere un modo nuovo — e forse più interessante — di viaggiare.
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Pechino si è resa meno vulnerabile alle crisi energetiche e ora, malgrado la crescita debole e la grana del real estate, è solida. Più esposta Seul, mentre Nuova Delhi rischia il 3% del Pil solo con le rimesse dal Medio Oriente.
Il panorama dei mercati asiatici a marzo 2026 è un paradosso: epicentro della rivoluzione tecnologica mondiale, ma anche ostaggio dei venti di guerra dal Golfo Persico. Per l’investitore occidentale, la sfida è distinguere tra chi ha costruito «scudi sovrani» e chi, come Seul e Nuova Delhi, resta esposto allo shock geopolitico.
Mentre il mondo osserva lo Stretto di Hormuz, Pechino raccoglie i frutti di una strategia fondata sull’autonomia energetica. Pur con una crescita interna debole e le difficoltà del real estate, la Cina si è resa meno vulnerabile ai ricatti energetici globali. «La lungimiranza della Cina in materia di politica energetica sta pagando dividendi importanti in questa fase di mercato», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «poiché grazie a riserve strategiche per 1,2 miliardi di barili e alla fitta rete di oleodotti terrestri con Russia e Kazakistan, il Dragone ha ridotto la sua dipendenza dai blocchi navali mediorientali a una quota gestibile, tra il 40% e il 50%, contro l’80% di pochi anni fa».
Ma la tenuta macro non basta: molte società cinesi investono pesantemente in tecnologia e nel breve possono deludere. Alibaba, con utili in calo del 67%, paga gli investimenti in Ia e cloud; Jd.com regge meglio grazie a una logistica proprietaria «alla Amazon».
Se la Cina tiene, la Corea del Sud incarna insieme riscossa e fragilità. Dopo la guerra in Iran il Kospi ha accusato crolli anche oltre il 12% in una seduta. Qui la dipendenza energetica resta estrema e si somma a un listino dominato dai chip. «L’economia coreana è oggi un caso studio sulla vulnerabilità agli shock geopolitici», osserva Salvatore Gaziano, «perché ogni fiammata del petrolio si traduce in un aumento immediato dei costi per giganti come Samsung Electronics. Nonostante il titolo Samsung vanti una performance monstre a un anno (+201,94%) e traini la Borsa coreana grazie al peso importante, l’escalation in Iran ha bruciato quasi il 20% dai massimi di febbraio, ricordandoci che in Asia la tecnologia corre veloce, ma il petrolio decide la direzione».
Anche l’India scopre che i rapporti con il Medio Oriente vanno oltre l’energia. Il Sensex è sceso ai minimi da 11 mesi per il timore che il conflitto destabilizzi gli Emirati Arabi Uniti, partner vitale per Nuova Delhi. «Per l’India la minaccia iraniana va ben oltre il prezzo della benzina alla pompa», avverte Gaziano, «poiché mette a rischio il flusso di rimesse degli 8-9 milioni di indiani nel Golfo. Parliamo di un gettito che vale circa il 3% del Pil nazionale. Se la stabilità degli Emirati dovesse vacillare, l’impatto sulle partite correnti di Nuova Delhi sarebbe non trascurabile».
L’Etf iShares Msci India segna -14,11% da inizio anno. In un contesto di dollaro forte, la parola d’ordine è «selettività»: titoli come Keyence e Tsmc restano snodi cruciali dell’innovazione asiatica.
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La Procura di Firenze - Dda, con il supporto del Comando Provinciale della GdF di Firenze, ha disposto il sequestro di beni, opere d'arte e disponibilità finanziarie per circa 20 milioni di euro.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze - Direzione Distrettuale Antimafia, con il supporto operativo del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, ha disposto l’esecuzione, nei territori di San Casciano Val di Pesa e in altre località della Toscana, di una misura cautelare reale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze.
Il decreto ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni e disponibilità patrimoniali per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, ritenuti profitto dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio commessi ai danni dell’attrice Ursula Andress.
La vicenda trae origine dalla denuncia presentata dalla parte offesa alle autorità svizzere, nelle cui sedi veniva denunciata una progressiva e significativa depauperazione patrimoniale riconducibile, secondo l’ipotesi accusatoria, all’operato di soggetti legati da un rapporto fiduciario e incaricati della gestione delle disponibilità finanziarie dell’attrice.
Gli approfondimenti svolti nell’ambito del procedimento penale pendente presso il Ministero Pubblico del Cantone di Vaud hanno consentito di delineare un quadro caratterizzato da una sistematica attività di distrazione di risorse finanziarie, quantificate in circa CHF 18.000.000 (pari a circa 20 milioni di euro), realizzata mediante molteplici operazioni opache.
In particolare, secondo l’impostazione accusatoria, le somme sarebbero state oggetto di investimenti in società estere, acquisizioni patrimoniali e ulteriori operazioni negoziali finalizzate a ostacolare la tracciabilità dell’origine illecita e a rendere complessa la ricostruzione dei successivi impieghi.
L’emersione di significativi collegamenti con il territorio italiano, in particolare con la provincia di Firenze, ha reso necessaria l’attivazione di un complesso meccanismo di cooperazione giudiziaria internazionale.
La Procura della Repubblica di Firenze - Direzione Distrettuale Antimafia ha assunto un ruolo centrale nella qualificazione giuridica dei fatti e nel coordinamento delle attività investigative da sviluppare sul territorio nazionale, trasformando gli elementi acquisiti in sede internazionale in una autonoma e coerente direttrice investigativa.
La richiesta di assistenza formulata dall’Autorità giudiziaria svizzera, fondata sul quadro convenzionale europeo in materia di mutua assistenza penale - in particolare, sulla Convenzione europea del 1959- sulla Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen del 1990 e sull’Accordo di associazione della Confederazione Svizzera allo spazio Schengen - ha trovato nella Procura fiorentina un presidio capace di tradurre la cooperazione internazionale in un’efficace azione investigativa interna.
Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Firenze ha conseguentemente sviluppato una complessa attività investigativa, tecnicamente qualificata e finalizzata alla ricostruzione dell’intera filiera del denaro illecito.
Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza si sono concretizzate in approfondite analisi di documenti, accertamenti bancari, ricostruzioni societarie e incroci di dati patrimoniali e finanziari, condotti secondo le più avanzate metodologie di contrasto al riciclaggio e orientati alla ricostruzione del cosiddetto «paper trail». È stato così possibile ricostruire il percorso seguito dalle somme distratte e individuare il loro progressivo reimpiego in beni di pregio e asset di elevato valore economico.
In particolare, le indagini hanno consentito di individuare che il provente dei reati commessi in Svizzera è stato oggetto di svariate operazioni di «stratificazione» volte a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa, per poi essere, da ultimo, reimpiegato nella gestione di una proprietà di prestigio nel comune di San Casciano Val di Pesa, composto da 11 unità immobiliari e 14 terreni destinati a vigneto e uliveto, oltre a opere d’arte e ulteriori disponibilità finanziarie.
La vicenda accertata testimonia come la Toscana e, in particolare, Firenze, sia esposta al rischio di reinvestimenti di provenienza illecita in beni durevoli e socialmente riconoscibili, idonei a consolidare e schermare il vantaggio economico conseguito.
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