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Non basta una firma per creare un genitore dal nulla

Non basta una firma per creare un genitore dal nulla
Ma chi è, poi, il padre? Non potrebbe essere, come sostengono i «decostruzionisti», a cominciare da Judith Butler, autrice della «teoria del genere», un'invenzione culturale, un ruolo come un altro, un mestiere che ha avuto un certo successo per qualche tempo, ma destinato ad essere abbandonato nel percorso della storia? Come del resto la madre, che in Italia e altrove viene oggi cancellata con un tratto di penna da sindaci di Comuni grandi e piccoli, da Torino a Gabicce Mare, e sostituita con due papà da certificato, acquirenti di bimbi negli Usa?

Molte ragioni della necessità della presenza paterna sono documentate dalle statistiche, almeno negli Stati che le fanno e soprattutto le diffondono. Esse rivelano che i figli cresciuti in famiglie dove non c'è un padre (ormai maggioranza negli Usa e in grandi metropoli europee) sono in testa a tutti i comportamenti autodistruttivi e antisociali, dall'uso di droghe alle aggressioni, ai crimini, e nella scuola. I loro risultati sul lavoro sono peggiori di quelli cresciuti in famiglie con un padre, le loro relazioni più povere, la loro vita più breve. Non è un destino segnato, ma certo l'indicazione di un rischio maggiore rispetto a quelli che il padre ce l'hanno. Perché però la presenza del padre influisce così tanto sulla personalità e nella vita?

La mia risposta (ma anche quella di un non credente come Bronislaw Malinowski, uno dei fondatori dell'antropologia) è che il padre è il testimone della componente trascendente nella psiche e vita umana, decisiva per collegare profondamente l'individuo agli altri, al gruppo e alla società, che senza questa figura si decompone e dissolve. È l'aspetto trascendente a dare forza e profondità anche al sesso, il cui territorio, per Malinowski (come si vede nell'esperienza analitica) sconfina spesso nel sacro, cui la figura paterna è in ogni cultura legata.

È la consapevolezza e relazione con l'aldilà che ci fa star bene nell'aldiquà. Il padre è la figura che collega queste due dimensioni. Nel suo soggiorno di molti anni alle isole Trobriand, al nord dell'Australia presso indigeni allora considerati «selvaggi», Malinowski scoprì che la figura del padre (almeno in quelle culture, ma si vedrà poi anche in molte altre) non è particolarmente vincolata né al possesso sessuale, né alla generazione. All'epoca infatti (allo scoppio della prima guerra mondiale) in quei territori, come in gran parte del mondo ancora meno di due millenni prima di Cristo, non era ancora noto il rapporto tra atto sessuale e nascita dei bambini.

I bimbi, pensavano i trobriandesi fino a un secolo fa, sono un dono degli dei, e continuarono a sostenerlo per anni, discutendo animatamente con l'antropologo che cercava delicatamente di convincerli del contrario, e alla fine desisteva per non farli troppo arrabbiare. «Padre» era per loro il marito della madre, e insieme costituivano la famiglia, nella quale gli dei ponevano i figli, donati loro dal mondo spirituale.

La relazione sessuale tra i genitori era una componente tra le altre della vita famigliare. Nella quale non compariva il «complesso di Edipo», il desiderio di incesto con la madre presentato invece negli stessi anni da Freud come un aspetto comune e universale dell'umanità, costitutivo della personalità e delle sue nevrosi. Malinowski conosceva perfettamente Freud, e su questo punto lo contestò con decisione (sollevando una polemica internazionale tra psicoanalisti e antropologi), dato che le sue ricerche dimostravano il contrario. Nelle Trobriand infatti, come in molte altre culture matrilineari ma non solo, si stabiliva invece un rapporto di amore tra padre e figlio, la cui guida dopo l'età dello sviluppo passava poi al fratello della madre, che si assumeva gli antagonismi e resistenze che Freud riteneva universali e costitutive del rapporto tra padri e figli.

Il padre è semplicemente, in origine, il marito della madre cui gli dei affidano i figli e la continuazione della vita e quindi della società. E rimane sempre, comunque, la persona cui somiglia «il volto del bambino», la sua faccia, la sua identità, perché: «Il padre è quello che plasma il volto del bambino». La relazione con il mondo dello spirito, da cui viene il dono dei figli, e il conseguente plasmare il volto del bambino, la sua espressione e identità: ecco il compito specifico del padre, che nulla ha a vedere con l'esercizio del potere, che può venire trasferito tranquillamente a un parente della madre o a un precettore.

Neppure è rilevante la gelosia del bambino nei confronti della sessualità tra madre e padre e la bizzarra idea su cui Freud costruisce la psicoanalisi, partendo da studi ottocenteschi del missionario americano Thomas S. Savage e dalla sua tesi di una «orda primordiale» di maschi che uccidono il padre come lontana origine della società. Un'ipotesi già allora considerata senza fondamento dagli antropologi, anche se Freud ci costruì poi sopra il suo libro Totem e Tabù. Liquidata da come «un'ipotesi fantastica» da Malinowski, la teoria della diffusione universale dell'Edipo, presa da Freud (come racconta Armanda Guiducci) su vecchi studi svolti sulle scimmie e già smentita, ha tuttavia continuato a ingombrare psicologia e vita quotidiana fino a pochi anni fa.

La realtà, come dimostrano i popoli tradizionali, è molto più semplice: «La famiglia, fatta di marito, moglie e figli è la norma stabilita dal gruppo, che prevede anche per ogni membro una parte precisamente definita», come spiega Malinowski. Dalla fedeltà a questo programma antropologico, con qualche ovvia variazione, dipende il benessere individuale e quello della società. Tra gli esseri umani, il padre, la madre, i figli non sono figure esclusivamente naturali ma ancora meno solo «costruzioni culturali» dettate dalla sete di potere, o di piacere. Sono piuttosto il risultato di un attento bilanciamento di tutto ciò e di molto altro per il proseguimento della vita e della specie.

La funzione del padre, costante, è quella di accogliere e proteggere il dono della vita e il suo slancio, e di rappresentarlo con amore nell'accoglienza dei figli e nella loro prima formazione. L'esercizio dell'autorità (che comunque - come dice l'etimologia della parola - deve essere sempre finalizzato a una crescita e non a un compiacimento del potere in chi lo detiene), può venire anche trasferito da un certo punto in poi ad altre figure, all'interno di una visione coerente e condivisa dalla comunità.

Nella sua relativa lontananza dal corpo dei figli il padre è già rappresentante di quella distanza generante che è alla base di ogni sviluppo psicologico. Siamo lontani dai «mammi», come dai padri/fratelli, o padri/amici dei figli. Il padre è sé stesso e tutore del soffio spirituale nella vita dei figli. In questa amorosa distanza li aiuta a crescere, e insieme consente loro di contribuire a una società stabile e creativa.

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Puglia, a rischio 350 milioni di euro di fondi del Pnrr investiti per la sanità
Antonio Decaro (Imagoeconomica)
Decaro reclama dai medici di base i compensi integrativi versati negli ultimi dieci anni, per circa 70.000 euro a testa.

Ancora non ha prestato giuramento e già si trova tra le mani una vera patata bollente, Antonio Decaro, neoeletto governatore della Puglia. Da un lato il tacito patto di mutuo soccorso con l’amica Emilia-Romagna, difficile da rompere; dall’altro, la necessità di non perdere la faccia sui 350 milioni di fondi Pnrr che la «sua» Regione si è aggiudicata per tentare di ricostruire un sistema sanitario a pezzi. La vicenda è quella dei 23 milioni di euro di compensi, versati negli ultimi dieci anni sulla base di un Accordo collettivo nazionale tuttora in essere, e ora chiesti indietro ai medici di base della Puglia dalla Regione, guidata fino allo scorso novembre da Michele Emiliano.

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Sul fine vita la Consulta si è fatta autogol
iStock
La Corte costituzionale ribadisce l’esistenza di un diritto al suicidio medicalmente assistito con il coinvolgimento dell’Ssn. Allo stesso tempo, però, dichiara nulla la normativa con cui la Regione Toscana aveva cercato di darvi attuazione.

*Presidente di sezione emerito della Corte di Cassazione

Con la sentenza n. 204/2025, depositata il 30 dicembre 2025, la Corte Costituzionale, pronunciandosi sul ricorso proposto dalla presidenza del consiglio dei ministri avverso la legge regionale toscana n. 16/2025 in materia di fine vita, ha, tra l’altro, confermato un principio già espresso nella precedente sentenza n. 132/2025: quello, cioè, secondo cui la persona che si trovi nelle condizioni stabilite dalla stessa Corte Costituzionale nella fondamentale sentenza n. 242/2019 (e alla quale possa, quindi, essere prestato aiuto al suicidio senza che chi lo presta incorra nel reato di cui all’articolo 580 del codice penale) avrebbe il «diritto di essere accompagnata dal Servizio sanitario nazionale nella procedura di suicidio medicalmente assistito, diritto che, secondo i principi che regolano il servizio, include il reperimento dei dispositivi idonei, laddove esistenti, e l’ausilio nel relativo impiego».

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«Io sono notizia» e la fine del confine tra pubblico e privato
«Io sono notizia» (Netflix)

La docuserie Netflix Io sono notizia ripercorre, attraverso la figura di Fabrizio Corona, un passaggio cruciale della storia recente italiana: dagli anni Novanta all’affermazione di un sistema mediatico in cui gossip, potere e vita privata hanno progressivamente cancellato ogni confine.

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La star di Hollywood vuota il sacco. «Celebrità di destra nella lista nera»
Rob Schneider (Getty Images)
L’attore Rob Schneider denuncia il «marciume» del mondo dello spettacolo progressista: «Chi ha idee conservatrici viene boicottato. Quando ho detto come la pensavo è stata la fine della mia carriera».

Small circle. Il circolino a Hollywood con vista su Rodeo Drive, faccenda antica. È piccolo nella definizione ma grande chilometri quadrati nell’espansione ipocrita, che parte dal socialismo liberal delle ville con piscina descritte da Sydney Pollack e Frank Perry nel geniale Un uomo a nudo (1968) e arriva al woke conclamato di questi anni, con il decalogo dei parametri inclusivi per concorrere all’Oscar. Fra i quali non dev’essere compreso il termine «conservatore», equiparato a una bestemmia perché sinonimo di suprematismo bianco. La più recente fotografia della realtà è stata scattata dal comico, attore e regista Rob Schneider, che due giorni fa in un podcast della Fox ha denunciato l’esistenza di «una lista nera delle celebrità conservatrici», ha specificato che «parlare pubblicamente delle convinzioni politiche di destra equivale a non lavorare» e ha concluso che tutto ciò definisce «il marciume dell’anima di Hollywood».

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