Naufragio in Tunisia fa 41 vittime e il Pd chiede una Mare nostrum 2
Ansa
Carlo Fidanza (Fdi): «La proposta di Elly Schlein darebbe una mano soltanto ai trafficanti».

Ancora una tragedia nel Mediterraneo. In un ennesimo naufragio, avvenuto il 3 agosto ma scoperto solo ieri quando sono stati recuperati in mare i quattro superstiti, hanno perso la vita 41 persone. La piccola imbarcazione in metallo, lunga sette metri, sulla quale stavano viaggiando da Sfax, in Tunisia, a causa di un’onda si è ribaltata al largo delle coste tunisine. Dalle prime informazioni tra le vittime ci sarebbero anche tre bambini. A dare l’allarme sono stati i naufraghi sopravvissuti alla tragedia, soccorsi mentre si trovavano a bordo di un altro barchino privo di motore nelle acque di Zuwara (in Libia), dove erano stati trascinati dalle correnti, da una motonave che li ha poi sbarcati ieri mattina a Lampedusa, dove sono stati accolti nell’hotspot di Contrada Imbriacola.

Secondo quanto riferito dalla Croce rossa italiana (che gestisce la struttura), i superstiti sarebbero tre minori, da quanto dichiarano (due ragazzi e una ragazza), e un uomo adulto, provenienti da Guinea e Costa d’Avorio. Il procuratore reggente di Agrigento, Salvatore Vella, ha delegato la squadra mobile per gli interrogatori dei superstiti che saranno ascoltati, nelle prossime ore, assieme a mediatori culturali e interpreti, per ricostruire cosa sia effettivamente accaduto.

L’ennesima tragedia originata dai viaggi organizzati dagli scafisti si inserisce in un quadro allarmante. I nuovi dati del Viminale (che per la giornata di ieri non ha registrato nessuno sbarco) evidenziano un picco degli arrivi dei migranti in Italia via mare dalla Tunisia, che sono stati oltre 23.000 dall’inizio di luglio: tanti quanti nei primi cinque mesi (gennaio-maggio) del 2023. Una crescita esponenziale, che non può che moltiplicare di conseguenza anche il rischio di incidenti e tragedie e che rende prioritario non solo rendere operativo l’accordo sottoscritto dal premier, Giorgia Meloni, con la Tunisia per bloccare le partenze dalle loro coste, ma esportare il modello agli altri Paesi con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Dall’inizio del 2023 fino allo scorso 7 agosto, almeno 58.488 persone sono arrivate sulle coste italiane dalle spiagge tunisine, una media di circa 268 sbarchi al giorno. Che però, secondo l’opposizione, Pd in testa, non andrebbero fermati, anzi.

Ieri Elly Schlein, segretaria dei dem, ha commentato così la tragedia: «Continueremo a insistere senza fermarci: servono vie legali e sicure per l’accesso all’Unione europea e a tutti i suoi Stati membri, altrimenti l’unico modo per raggiungerla sono rotte pericolosissime in mano ai trafficanti». La soluzione? Il ritorno al passato. «È necessaria una missione istituzionale europea di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, una Mare nostrum europea per salvare le vite prima che sia troppo tardi». Secondo la Schlein, «l’Ue deve farsi promotrice di una vera politica condivisa di accoglienza, che salvi le persone in mare e sulle rotte più pericolose. L’Europa è questo o non è». Il capodelegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo, Carlo Fidanza ha commentato così la posizione del Pd: «È di tutta evidenza che dispiegare una quantità aumentata di navi europee destinate alle operazioni Sar non sarebbe altro che un caloroso invito per i trafficanti di esseri umani a far affluire con ogni mezzo il numero più alto possibile di migranti sulle coste del Nord Africa, in attesa del trasbordo verso l’Italia e l’Europa». Per l’europarlamentare l’idea della Schlein sarebbe «Il più grande “pull factor” mai messo in atto in questi anni di crisi migratoria».

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