Media scatenati sul caos dei portuali. Ma sui mancati controlli è silenzio
I lavoratori: scalo operativo perché nessuno verifica gli accessi. E la protesta continua.

Scelga il lettore quale prospettiva, quale punto di vista, sia più rilevante. Il grosso dei media – come vedremo tra poco – si concentra da ventiquattr’ore sul prevedibile (e infatti puntualmente verificatosi) momento di caos nell’azione dei portuali di Trieste, sottoposti a pressioni rivelatesi insostenibili: di qui il cedimento di Stefano Puzzer, che l’altra sera ha prima proclamato il ritorno al lavoro e poi, letteralmente accerchiato dall’ala dura dei suoi compagni di lavoro, ha fatto marcia indietro, aggiungendo pure le sue dimissioni da portavoce del coordinamento. La verità è che Puzzer sapeva delle intenzioni dure della prefettura di Trieste, intravvedeva un cedimento nell’azione di protesta, e in più ha subìto la promessa vaga, per non dire la lusinga, di un invito in Senato (nemmeno a Palazzo Chigi) da parte di non meglio precisati rappresentanti del governo il 30 ottobre prossimo. Forse per ingenuità, gli deve essere sembrato molto, e invece era pochissimo: lo stretto necessario, da Roma, per disarticolare un’azione di protesta senza concedere granché. Ma a tutto ciò torneremo tra poco.

L’altra prospettiva è quella che (Verità a parte) media e politica fanno finta di non vedere, preferendo puntare i riflettori sulle difficoltà dei portuali. La realtà è che il governo ha fatto autogol, impuntandosi sul green pass: da tutta Italia arrivano segnalazioni di problemi e ritardi, specie relativi al trasporto su gomma. Era proprio necessario, in un momento di fragilità economica (e per giunta di instabilità geopolitica complessiva), determinare un trauma nella logistica? Questo è il punto che troppi fanno finta di non vedere. Gli stessi che chiudono gli occhi davanti a un’altra evidenza. Vale per il porto di Trieste (se fosse confermata la denuncia in tal senso dei portuali) e vale per il trasporto su gomma: si va avanti solo se non ci sono controlli, se non si verifica il regolare possesso del green pass, se – più o meno sottotraccia – passa la solita soluzione all’italiana, con il rigore proclamato a chiacchiere ma contraddetto da una generalizzata disapplicazione delle norme. Eppure di questo si preferisce non parlare.

Decisamente più comodo maramaldeggiare sul dramma, anche umano, di Puzzer, trovatosi a gestire una vertenza enorme. Sabato sera Puzzer ha diffuso una nota per sancire la conclusione dell’iniziativa, salvo poi sostenere che fosse stata male interpretata. Quindi, il contrordine battagliero: «Il presidio continua fino al 20 ottobre e non si molla». A seguire, le dimissioni annunciate su Facebook: «È giusto che io mi assuma le mie responsabilità. La decisione è soltanto mia, non è stata forzata da nessuno, anzi non volevano accettarle ma io le ho pretese». Ieri una portavoce del coordinamento, a parole, ha cercato di tenere alto il grido di battaglia: «Proseguiremo ad oltranza. Le mobilitazioni e presidi al varco 4 nascono da varie categorie lavorative e genitori. Tutti questi, con il coordinamento del no green pass, si assumono responsabilità di questa battaglia per la libertà di tutti contro questo ulteriore ricatto». Ma ieri, a onor del vero, al presidio il clima era cambiato: più militanti politici che portuali, più proteste generiche che iniziativa specifica dei lavoratori del porto. C’era anche Puzzer, smarrito rispetto alla gestione della situazione ma umanamente perfino commovente: «Mi sono dimesso perché sono errori che ho commesso io». E ancora: «Sono uno che parla perché forse sa parlare meglio degli altri, perché è meno timido degli altri, ma questa lotta contro il decreto è di tutti i portuali, di tutti i lavoratori italiani». Conclusione, cercando salvare il salvabile: «Questa manifestazione pacifica va avanti. Se qualcuno viene da noi, sediamoci a terra in pace, non diamo adito a chi ci vuole far passare per facinorosi. Saranno giornate calde, non cediamo alle strumentalizzazioni. Facciamo sì che le cose false tornino al mittente. Il presidio continuerà fino al 20, perché fino a quella data siamo legittimati a stare».

Resta infine da segnalare che nel pomeriggio di ieri non sono mancati momenti di tensione, con giornalisti accerchiati e in qualche caso insultati.

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