True
2022-05-18
Marocco e Usa insieme per sostenere l'Africa nella lotta al terrorismo
True
Nello Stato di Sokoto (Nigeria) continuano le manifestazioni di protesta contro l'arresto avvenuto lo scorso 12 maggio, di due uomini che hanno ucciso Deborah Samuel, una studentessa nigeriana della facoltà di Economia a Sokoto, città dove vige la Shari’a, la legge islamica. Stando a una prima ricostruzione la ragazza sarebbe stata accusata di blasfemia da alcuni suoi compagni. Prima le hanno rinfacciato di avere postato un commento offensivo nei confronti del profeta Maometto sulla chat WhatsApp di un gruppo studentesco, poi una volta capito che questo aveva scatenato la follia di decine di islamisti dell'università, hanno provato a nasconderla in un locale dell’università. Tutto inutile perché gli studenti inferociti l’hanno prima raggiunta, poi picchiata, lapidata e infine bruciata viva e tutto questo in diretta sui social network. Nulla di nuovo perché la persecuzione dei cristiani in Africa (come altrove) è un fenomeno quotidiano; lo scorso 10 maggio sui canali di riferimento dell’Isis, era stato pubblicato un terrificante video prodotto dall’agenzia stampa dell’Isis Amaq, nel quale venivano ripresi dei combattenti dello Stato islamico che giustiziavano più di una decina di cristiani nigeriani per vendicare la morte di un loro ex leader. Anche di questo si è parlato lo scorso 11 marzo a Marrakech (Marocco), dove si è tenuta la conferenza annuale della The Global Coalition against Daesh (Coalizione globale contro l’Isis) alla quale hanno partecipato i ministri degli Esteri di 79 Paesi. Si è parlato e molto di Africa, un Continente dove lo Stato islamico sta letteralmente dilagando e dove sta mettendo all’angolo l’organizzazione rivale al-Qaeda. Nel documento finale si legge: «I partecipanti alla riunione ministeriale hanno espresso le loro preoccupazioni per la proliferazione dei movimenti separatisti in Africa, riaffermando la loro comune determinazione a continuare la lotta contro lo Stato islamico. La proliferazione di movimenti separatisti in Africa che generano destabilizzazione e maggiore vulnerabilità degli Stati africani, in ultima analisi favoriscono Daesh e altre organizzazioni terroristiche ed estremiste violente». Per questa ragione la Coalizione globale, rafforzerà l'Africa Focus Group co-guidato da Stati Uniti, Italia , Niger e Marocco, in modo da aumentare la capacità antiterrorismo a guida civile dei membri africani della Coalizione, un fatto che i membri della Coalizione e i partner hanno sottolineato che «c’è la necessità di promuovere le sinergie all'interno di questo Focus Group con altre organizzazioni internazionali esistenti, sforzi e iniziative di lotta al terrorismo subregionali e regionali nel continente africano».
L'Africa subsahariana, dove sono 27 i diversi rami dello Stato islamico è stato uno dei temi più toccati durante la conferenza al punto che il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bouritaha dichiarato: «Rimaniamo lucidi sullo stato della minaccia Isis, che non è diminuita tanto che l'Africa subsahariana rappresenta il 48%, o 3.461, delle morti nel mondo attribuite all'Isis nel 2021». Qui gli Stati Uniti investiranno 120 milioni di dollari da destinare al contrasto del jihadismo. L’intera conferenza non a caso è stata organizzata in Marocco dove secondo i dati ufficiali nel 2022 i servizi di sicurezza hanno smantellato più di 2.000 cellule estremiste ed effettuato oltre 3.500 arresti.
A proposito di operazioni antiterrorismo la conferenza di Marrakech era l’obbiettivo di un ingegnere di 37 anni «che gestiva un gruppo chiuso di utenti dedicato a obiettivi e progetti estremisti e mirava a reclutare e attirare simpatizzanti», originario della provincia di Berkane (Regione Orientale del Marocco), che è stato arrestato pochi giorni prima dell’evento e che è stato accusato «della preparazione di un complotto terroristico volto a sferrare un duro colpo all'ordine pubblico. Il suo obiettivo, secondo l’antiterrorismo marocchino, «era compiere attacchi contro dignitari marocchini e stranieri sul suolo marocchino». Come accaduto più volte negli ultimi anni, «i contorni della sua cospirazione terroristica sono stati smascherati sulla base di ricerche e indagini tecniche condotte insieme all'Fbi» agenzia degli Stati Uniti con la quale il Marocco ha messo a segno numerose operazioni antiterrorismo. A proposito della collaborazione tra l’Fbi e l’antiterrorismo di Rabat, le autorità marocchine hanno ricordato che anche quest’ultima operazione «è un'ulteriore prova dei persistenti pericoli della minaccia terroristica che incombe sul Marocco e l'importanza della cooperazione bilaterale con gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo».
Altro sorvegliato speciale è il Mozambico dove secondo alcuni miliziani affiliati alla Provincia dell'Africa Centrale (Iscap) dell’Isis avrebbero creato in Mozambico la Wilayah Mozambiq (Provincia del Mozambico) attiva in tutta l’area di Cabo Delgado (nord-est del Mozambico). La zona che è ricchissima di risorse naturali dal 2017 è sconvolta dalle violenze degli Al-Shabaab (La gioventù) o Ansar al-Sunna (Sostenitori della tradizione), un gruppo salafita legato all’Isis responsabile di più 3.100 i morti, quasi 900.000 gli sfollati e di danni incalcolabili all’economia del Paese, in particolare nel nord, la regione più povera dal punto di vista sociale, ma che è la più ricca in termini di risorse naturali. Intanto mentre si teneva la conferenza,l'agenzia antiterrorismo irachena ha ucciso un alto comandante dell'ISIS e catturato nove membri in operazioni separate nella capitale irachena e a Kirkuk.
Secondo una dichiarazione ufficiale «un comandante dell'Isis è stato ucciso e un altro è stato arrestato in un'imboscata vicino al villaggio di al-Awashra a Kirkuk. Il terrorista Muhammad al-Zawbaie, nome in codice Abu Azzam/Abu Seif, che ha servito come l'emiro del battaglione al-Zarqawi, è stato posto in stato di arresto questa mattina nel sud-est di Baghdad. L'arrestato stava facendo il pendolare tra l'Iraq e la Siria. È stato catturato in coordinamento con la coalizione globale e i servizi antiterrorismo di Erbil».
Continua a leggereRiduci
L'Africa subsahariana, dove sono 27 i diversi rami dello Stato islamico, è stato uno dei temi più toccati durante la conferenza annuale della The Global Coalition against Daesh (Coalizione globale contro l’Isis) alla quale hanno partecipato i ministri degli Esteri di 79 Paesi. Gli Stati Uniti investiranno 120 milioni di dollari da destinare al contrasto del jihadismo. Nel 2022 in Marocco i servizi di sicurezza hanno smantellato più di 2.000 cellule estremiste ed effettuato oltre 3.500 arresti.Nello Stato di Sokoto (Nigeria) continuano le manifestazioni di protesta contro l'arresto avvenuto lo scorso 12 maggio, di due uomini che hanno ucciso Deborah Samuel, una studentessa nigeriana della facoltà di Economia a Sokoto, città dove vige la Shari’a, la legge islamica. Stando a una prima ricostruzione la ragazza sarebbe stata accusata di blasfemia da alcuni suoi compagni. Prima le hanno rinfacciato di avere postato un commento offensivo nei confronti del profeta Maometto sulla chat WhatsApp di un gruppo studentesco, poi una volta capito che questo aveva scatenato la follia di decine di islamisti dell'università, hanno provato a nasconderla in un locale dell’università. Tutto inutile perché gli studenti inferociti l’hanno prima raggiunta, poi picchiata, lapidata e infine bruciata viva e tutto questo in diretta sui social network. Nulla di nuovo perché la persecuzione dei cristiani in Africa (come altrove) è un fenomeno quotidiano; lo scorso 10 maggio sui canali di riferimento dell’Isis, era stato pubblicato un terrificante video prodotto dall’agenzia stampa dell’Isis Amaq, nel quale venivano ripresi dei combattenti dello Stato islamico che giustiziavano più di una decina di cristiani nigeriani per vendicare la morte di un loro ex leader. Anche di questo si è parlato lo scorso 11 marzo a Marrakech (Marocco), dove si è tenuta la conferenza annuale della The Global Coalition against Daesh (Coalizione globale contro l’Isis) alla quale hanno partecipato i ministri degli Esteri di 79 Paesi. Si è parlato e molto di Africa, un Continente dove lo Stato islamico sta letteralmente dilagando e dove sta mettendo all’angolo l’organizzazione rivale al-Qaeda. Nel documento finale si legge: «I partecipanti alla riunione ministeriale hanno espresso le loro preoccupazioni per la proliferazione dei movimenti separatisti in Africa, riaffermando la loro comune determinazione a continuare la lotta contro lo Stato islamico. La proliferazione di movimenti separatisti in Africa che generano destabilizzazione e maggiore vulnerabilità degli Stati africani, in ultima analisi favoriscono Daesh e altre organizzazioni terroristiche ed estremiste violente». Per questa ragione la Coalizione globale, rafforzerà l'Africa Focus Group co-guidato da Stati Uniti, Italia , Niger e Marocco, in modo da aumentare la capacità antiterrorismo a guida civile dei membri africani della Coalizione, un fatto che i membri della Coalizione e i partner hanno sottolineato che «c’è la necessità di promuovere le sinergie all'interno di questo Focus Group con altre organizzazioni internazionali esistenti, sforzi e iniziative di lotta al terrorismo subregionali e regionali nel continente africano».L'Africa subsahariana, dove sono 27 i diversi rami dello Stato islamico è stato uno dei temi più toccati durante la conferenza al punto che il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bouritaha dichiarato: «Rimaniamo lucidi sullo stato della minaccia Isis, che non è diminuita tanto che l'Africa subsahariana rappresenta il 48%, o 3.461, delle morti nel mondo attribuite all'Isis nel 2021». Qui gli Stati Uniti investiranno 120 milioni di dollari da destinare al contrasto del jihadismo. L’intera conferenza non a caso è stata organizzata in Marocco dove secondo i dati ufficiali nel 2022 i servizi di sicurezza hanno smantellato più di 2.000 cellule estremiste ed effettuato oltre 3.500 arresti. A proposito di operazioni antiterrorismo la conferenza di Marrakech era l’obbiettivo di un ingegnere di 37 anni «che gestiva un gruppo chiuso di utenti dedicato a obiettivi e progetti estremisti e mirava a reclutare e attirare simpatizzanti», originario della provincia di Berkane (Regione Orientale del Marocco), che è stato arrestato pochi giorni prima dell’evento e che è stato accusato «della preparazione di un complotto terroristico volto a sferrare un duro colpo all'ordine pubblico. Il suo obiettivo, secondo l’antiterrorismo marocchino, «era compiere attacchi contro dignitari marocchini e stranieri sul suolo marocchino». Come accaduto più volte negli ultimi anni, «i contorni della sua cospirazione terroristica sono stati smascherati sulla base di ricerche e indagini tecniche condotte insieme all'Fbi» agenzia degli Stati Uniti con la quale il Marocco ha messo a segno numerose operazioni antiterrorismo. A proposito della collaborazione tra l’Fbi e l’antiterrorismo di Rabat, le autorità marocchine hanno ricordato che anche quest’ultima operazione «è un'ulteriore prova dei persistenti pericoli della minaccia terroristica che incombe sul Marocco e l'importanza della cooperazione bilaterale con gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo».Altro sorvegliato speciale è il Mozambico dove secondo alcuni miliziani affiliati alla Provincia dell'Africa Centrale (Iscap) dell’Isis avrebbero creato in Mozambico la Wilayah Mozambiq (Provincia del Mozambico) attiva in tutta l’area di Cabo Delgado (nord-est del Mozambico). La zona che è ricchissima di risorse naturali dal 2017 è sconvolta dalle violenze degli Al-Shabaab (La gioventù) o Ansar al-Sunna (Sostenitori della tradizione), un gruppo salafita legato all’Isis responsabile di più 3.100 i morti, quasi 900.000 gli sfollati e di danni incalcolabili all’economia del Paese, in particolare nel nord, la regione più povera dal punto di vista sociale, ma che è la più ricca in termini di risorse naturali. Intanto mentre si teneva la conferenza,l'agenzia antiterrorismo irachena ha ucciso un alto comandante dell'ISIS e catturato nove membri in operazioni separate nella capitale irachena e a Kirkuk.Secondo una dichiarazione ufficiale «un comandante dell'Isis è stato ucciso e un altro è stato arrestato in un'imboscata vicino al villaggio di al-Awashra a Kirkuk. Il terrorista Muhammad al-Zawbaie, nome in codice Abu Azzam/Abu Seif, che ha servito come l'emiro del battaglione al-Zarqawi, è stato posto in stato di arresto questa mattina nel sud-est di Baghdad. L'arrestato stava facendo il pendolare tra l'Iraq e la Siria. È stato catturato in coordinamento con la coalizione globale e i servizi antiterrorismo di Erbil».
content.jwplatform.com
In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
Getty images
Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».