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2022-05-25
Marc Chagall in mostra al Mudec di Milano. Una storia di due mondi
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Marc Chagall , Interno di una sinagoga a Safed ,1931 Photo © The Israel Museum Jerusalem, by Avshalom Avital
©Chagall ®by S.I.A.E., 2022
Origine ebraiche, bielorussa la cittadina di lingua yiddish che gli diede i natali, la Francia la sua patria adottiva. Stiamo parlando di Marc Chagall - Moishe Segal il suo nome ebraico, Mark Zacharovic Sagal quello russo - nato a Vitebsk nel 1887 e spentosi nel 1985 a Saint-Paul de Vence, in Provenza, artista dalla vasta e poliedrica produzione e dallo stile unico e inconfondibile, caratterizzato da quella dimensione fiabesca e fantastica, a tratti onirica, che è diventata un po’ il suo « marchio di fabbrica». Figure fluttuanti che volano sui tetti delle case in un mondo totalmente privo di gravità, colori pastello, fiori e animali quasi stilizzati: questo il Chagall nell’immaginario collettivo, quello più pop, se vogliamo. Ma Chagall non è solo questo. E’ anche altro, molto altro.
Come ho accennato poche righe sopra, la sua produzione è stata vastissima ( pittura , grafica, scenografia, mosaico, acquarelli, illustrazioni, vetrate), il suo stile, pur richiamandone altri (il surrealismo in primis, ma anche il cubismo, il fauvismo, l’espressionismo e il primitivismo ) è unico e le sue fonti di ispirazione essenzialmente tre: i ricordi di vita ebraica, il folklore dei suoi primi anni in Russia e la Bibbia. A questi aggiungerei anche l’amore, quello universale, ma anche quello romantico e passionale. Quel sentimento forte e indistruttibile che lo legò a Bella Rosenfend, moglie, musa , madre dell’amatissima figlia Ida e grande amore della sua vita, la donna che per sfuggire al nazismo lo seguì in tutta Europa e negli Stati Uniti, dove morì, nel 1941, lasciandolo nella più profonda disperazione.
Un’identità poliedrica quella di Marc Chagall, una vicenda artistica e di vita che si intreccia con gli eventi cruciali dell’Europa del Novecento (la Rivoluzone Russa, le due guerre mondiali, il nazismo e la migrazione coatta di milioni di persone) e che la mostra al MUDEC di Milano - dedicata soprattutto ai lavori grafici di Chagall e alla sua attività di illustratore editoriale – vuole comunque raccontare: «Storia di due mondi» narra infatti dello Chagall bambino ebreo di Vitebsk; del marito che correda di immagini i libri dell’adorata moglie; dell’artista che illustra la Bibbia; e, infine, dell’originale pittore moderno che, attraverso l’uso dell’iconografia cristiana, piange la sorte toccata nel suo secolo al popolo ebraico.
La Mostra
Curata da Ronit Sorek e divisa in quattro parti, il percorso espositivo prende il via dal tema della Cultura ebraica e Yiddish, prosegue con la Nostalgia e le Fonti di ispirazione, si chiude con la sezione dedicata alla Francia, la nuova patria, il Paese nel quale Chagall trascorse gran parte della sua esistenza, senza però mai dimenticare (e dipingere) i ricordi della sua casa natale e l’atmosfera della sua infanzia. Al «periodo francese» risalgono per esempio le magistrali stampe per Le anime morte di Gogol, sicuramente da annoverarsi fra i pezzi forti della mostra milanese insieme alle illustrazioni della Bibbia e alla serie Ma vie.
Presenti in mostra, ben valorizzati da un allestimento di grande impatto, anche una selezione di oggetti rituali usati nelle cerimonie religiose delle comunità ebraiche (spesso raffigurati nelle opere di Chagall) e una serie di installazioni multimediali – ideate e curate da Kaos produzioni - che accompagnano il visitatore in un suggestivo viaggio alla riscoperta di questo grande artista.
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Sino al 31 luglio 2022, il Museo delle Culture di Milano ospita una grande mostra dedicata a Marc Chagall, uno degli artisti moderni più popolari e amati dal grande pubblico. Attraverso un percorso espositivo di più di 100 opere, tutte provenienti dalla straordinaria collezione dell’Israel Museum di Gerusalemme, l’esposizione milanese pone l’accento soprattutto sull’attività grafica e sui profondi legami con l’ebraismo che ne caratterizzarono tutto il percorso artistico e personale.Origine ebraiche, bielorussa la cittadina di lingua yiddish che gli diede i natali, la Francia la sua patria adottiva. Stiamo parlando di Marc Chagall - Moishe Segal il suo nome ebraico, Mark Zacharovic Sagal quello russo - nato a Vitebsk nel 1887 e spentosi nel 1985 a Saint-Paul de Vence, in Provenza, artista dalla vasta e poliedrica produzione e dallo stile unico e inconfondibile, caratterizzato da quella dimensione fiabesca e fantastica, a tratti onirica, che è diventata un po’ il suo « marchio di fabbrica». Figure fluttuanti che volano sui tetti delle case in un mondo totalmente privo di gravità, colori pastello, fiori e animali quasi stilizzati: questo il Chagall nell’immaginario collettivo, quello più pop, se vogliamo. Ma Chagall non è solo questo. E’ anche altro, molto altro. Come ho accennato poche righe sopra, la sua produzione è stata vastissima ( pittura , grafica, scenografia, mosaico, acquarelli, illustrazioni, vetrate), il suo stile, pur richiamandone altri (il surrealismo in primis, ma anche il cubismo, il fauvismo, l’espressionismo e il primitivismo ) è unico e le sue fonti di ispirazione essenzialmente tre: i ricordi di vita ebraica, il folklore dei suoi primi anni in Russia e la Bibbia. A questi aggiungerei anche l’amore, quello universale, ma anche quello romantico e passionale. Quel sentimento forte e indistruttibile che lo legò a Bella Rosenfend, moglie, musa , madre dell’amatissima figlia Ida e grande amore della sua vita, la donna che per sfuggire al nazismo lo seguì in tutta Europa e negli Stati Uniti, dove morì, nel 1941, lasciandolo nella più profonda disperazione.Un’identità poliedrica quella di Marc Chagall, una vicenda artistica e di vita che si intreccia con gli eventi cruciali dell’Europa del Novecento (la Rivoluzone Russa, le due guerre mondiali, il nazismo e la migrazione coatta di milioni di persone) e che la mostra al MUDEC di Milano - dedicata soprattutto ai lavori grafici di Chagall e alla sua attività di illustratore editoriale – vuole comunque raccontare: «Storia di due mondi» narra infatti dello Chagall bambino ebreo di Vitebsk; del marito che correda di immagini i libri dell’adorata moglie; dell’artista che illustra la Bibbia; e, infine, dell’originale pittore moderno che, attraverso l’uso dell’iconografia cristiana, piange la sorte toccata nel suo secolo al popolo ebraico.La MostraCurata da Ronit Sorek e divisa in quattro parti, il percorso espositivo prende il via dal tema della Cultura ebraica e Yiddish, prosegue con la Nostalgia e le Fonti di ispirazione, si chiude con la sezione dedicata alla Francia, la nuova patria, il Paese nel quale Chagall trascorse gran parte della sua esistenza, senza però mai dimenticare (e dipingere) i ricordi della sua casa natale e l’atmosfera della sua infanzia. Al «periodo francese» risalgono per esempio le magistrali stampe per Le anime morte di Gogol, sicuramente da annoverarsi fra i pezzi forti della mostra milanese insieme alle illustrazioni della Bibbia e alla serie Ma vie.Presenti in mostra, ben valorizzati da un allestimento di grande impatto, anche una selezione di oggetti rituali usati nelle cerimonie religiose delle comunità ebraiche (spesso raffigurati nelle opere di Chagall) e una serie di installazioni multimediali – ideate e curate da Kaos produzioni - che accompagnano il visitatore in un suggestivo viaggio alla riscoperta di questo grande artista.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
«Nei gruppi di antagonisti ci sono veri e propri “esperti del disordine” che si macchiano di violenze gravissime da decenni. Sono sempre in cerca di nuovi pretesti per mobilitarsi: Tav, Tap, Medio Oriente, alternanza scuola lavoro, il Ponte, l’Expo, l’ambiente e adesso perfino le Olimpiadi invernali. Ora si mobiliteranno anche per il pacchetto sicurezza? Io credo che, se non avessimo varato le norme, questi soggetti sarebbero comunque all’opera. Basta leggere i loro comunicati per capire le loro intenzioni deliranti».
Per Maurizio Gasparri, capo dei senatori di Forza Italia «hanno ragione quelli di Askatasuna quando dicono che il loro non è un edificio, ma è una proposta, un’attitudine e un atteggiamento. In effetti, è la proposta di praticare il metodo della violenza mettendo a ferro e fuoco le città. È un metodo, quello della prevaricazione, dell’intolleranza, dello stalinismo. È un’attitudine, quella di avere atteggiamenti contrari ai principi fondamentali della legge. Pertanto, Askatasuna non è un edificio e forse non è neanche soltanto una proposta, un metodo, un’attitudine. È semplicemente una tragedia che si è abbattuta sul nostro Paese, che ha prodotto centinaia e centinaia di poliziotti, carabinieri e esponenti della guardia di finanza, feriti in questi anni. Non bisogna soltanto togliergli la sede, bisogna anche infliggergli le giuste condanne che la magistratura ha sin qui esitato a definire nella proporzione adeguata». Insomma il 28 marzo sarà il banco di prova per capire se queste nuove norme potranno realmente limitare i danni e le violenze di queste guerriglie urbane.
Rispetto alla misura del fermo preventivo, si contesta che per gli arrestati di Torino non si poteva applicare perché i violenti risultavano tutti incensurati. Piantedosi però ha chiarito che non si valuteranno solo i precedenti ma anche tutte quelle azioni che possano portare a pensare la predisposizione allo scontro: «Si valuteranno anche altri comportamenti univoci ed eloquenti, ad esempio proprio quelli di essersi predisposti agli scontri, rilevabile da oggetti trovati addosso». Altri strumenti da valutare potrebbero essere le conversazioni delle chat oppure il monitoraggio dei social.
Per quanto riguarda l’organico delle forze dell’ordine, anche quello è destinato a crescere. Negli ultimi 3 anni sono stati assunti 40.000 tra uomini e donne in uniforme, nell’ultimo anno 3.500 unità e a giugno ci sarà un’altra tornata. Sino al 2027 avremo altre 30.000 unità: «Dobbiamo coprire il turn over che abbiamo trovato dei pensionamenti, ma soprattutto adeguare le forze di polizia anche alle strumentazioni: dai guanti anti-taglio che non c’erano ai mezzi per bloccare dei cortei violenti come quelli che abbiamo visto», ha spiegato il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, aggiungendo: «Abbiamo dovuto rafforzare i presidi nelle grandi stazioni e nei pronto soccorso. Vediamo quello che avviene nelle tante piazze italiane. Quello che chiede il cittadino è sicurezza che purtroppo si avverte spesso essere traballante. Ma parliamo anche di nuovi pericoli, di forme eversive. Ciò che è avvenuto ad Askatasuna è una forma eversiva. Noi siamo il Paese che ha concesso in Europa più libere manifestazioni».
Sul decreto, Ferro spiega che queste nuove misure rispondono a nuove urgenze come «il fermo preventivo di 12 ore in occasioni di manifestazioni dove le forze di polizia hanno elementi per essere preoccupate».
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