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2022-01-01
Macron usa il Covid per non perdere l'Eliseo
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Emmanuel Macron (Ansa)
Tra Natale e Capodanno la politica francese osserva ogni anno quella che viene chiamata la trève des confiseurs, ovvero «la tregua dei pasticceri». Come spesso accade in Francia - dove nonostante la mondializzazione e l’islamizzazione la cultura culinaria resta importante - un’espressione gastronomica-alimentare viene usata per illustrare la realtà. In questo caso si tratta del cessate il fuoco che le forze politiche rispettano ogni anno nel periodo delle feste natalizie. Quest’anno però la tregua dei pasticceri assume un significato particolare perché cade a circa quattro mesi dalle elezioni presidenziali. Così anche durante questo periodo i candidati – dichiarati o in pectore - all’Eliseo continuano a muoversi e, soprattutto, non smettono di commissionare e studiare sondaggi.
Già perché nonostante le cantonate prese anche in Francia dai sondaggisti in occasione delle elezioni degli ultimi anni, il lavoro degli istituti di opinione resta un elemento essenziale per i candidati e i loro staff.
Così, stando alle ultime indagini demoscopiche pubblicate da vari istituti prima di Natale, i risultati del primo turno potrebbero assomigliare ai seguenti: Emmanuel Macron in testa, con il 22-24% di voti; la candidata della destra moderata dei Républicains, Valérie Pécresse, con circa 17-20% delle preferenze; Marine Le Pen, attorno al 16-18% e Eric Zemmour capace di ottenere il 13-15% dei voti. Dietro di lui arriverebbero i candidati delle sinistre con in testa Jean-Luc Melenchon - del partito di estrema sinistra La France Insoumise – grazie a un risultato stimato attorno al 10-11% delle preferenze. L’ecologista Yannick Jadot e il sindaco socialista di Parigi, Anne Hidalgo, otterrebbero rispettivamente 6-7% e 3-4% dei voti. Tutti gli altri candidati, tra cui l’ex ministro socialista Arnaud Montebourg e il leader sovranista di Debout La République, Nicolas Dupont-Aignan, non riuscirebbero invece a superare la soglia del 2% delle preferenze. Per il secondo turno, la maggioranza dei sondaggi vede Macron in leggero vantaggio su Pécresse: 51-52% contro 48-49% dei voti.
Il panorama fotografato dalle indagini demoscopiche prima delle feste è destinato a evolvere a causa molte variabili. In primo luogo, Macron non ha ancora ufficializzato la propria candidatura. È molto improbabile che scelga di ripresentarsi, ma per molti francesi – nonché per i concorrenti nella corsa all’Eliseo – l’attuale presidente non può più aspettare. Questo perché, con la scusa del Covid, il capo dello Stato si manifesta in tutte le salse, ottenendo molto più spazio sui media rispetto agli altri candidati. Questo gli assicura un vantaggio non indifferente visto che, lo scorso 8 settembre, il Consiglio Superiore Audiovisivo (Csa, una sorta di Commissione di Vigilanza Rai con competenze estese anche ai media privati, ndr) ha imposto alle radio e alle tv francesi di trattare Eric Zemmour come un candidato. Il problema è che, a quella data, il giornalista-polemista non era ancora candidato. Eppure il Csa ha ordinato di sottrarre la durata dei suoi interventi in tv e sulle onde radio, dal tempo assegnato a ogni candidato già dichiarato, a eccezione di Macron. Quindi, da almeno quattro mesi, l’attuale inquilino dell’Eliseo abusa di una posizione dominante a scapito dei suoi rivali.
Un’altra incognita che pende sulla campagna elettorale transalpina ha un nome e un cognome: Christiane Taubira. Si tratta della pasionaria guyanese di estrema sinistra, già ministro della giustizia dei vari governi della presidenza di François Hollande. È lei che ha partorito la legge omonima che, nel 2013, aveva introdotto il matrimonio gay in Francia che, in seguito, ha portato all’introduzione della Pma - la Procreazione medicalmente assistita - per le coppie di lesbiche e donne single. Se si candidasse, Taubira riuscirebbe probabilmente a coagulare tutte le anime della sinistra, a parte forse la France Insoumise, molto legata al proprio leader Melenchon. Se l’ex ministro originario della Guyana francese scendesse nell’arena politica, il dibattito sulla politica vaccinale contro il Covid potrebbe diventare bollente. Questo perché negli ultimi mesi, Taubira ha fatto delle uscite piuttosto critiche sull’imposizione del siero, soprattutto in zone poco urbanizzate come il «suo» dipartimento d’Oltremare quasi completamente ricoperto dalla foresta amazzonica e sprovvisto di strutture e personale sanitario adeguato. Per ora, l’ex ministro della giustizia ha solo detto di «considerare la possibilità di essere candidata alla presidenza». Ma fonti a lei vicine hanno rivelato a vari media che la creazione di un’équipe di campagna è già iniziata. Tra i temi che la possibile futura candidata sosterrà figurano misure di «progresso societario» quali: l’estensione dell’aborto, l’utero in affitto, l’equiparazione delle «famiglie arcobalenoı» a quelle tradizionali. Tutte tematiche capaci di riunificare gli elettori di sinistra.
Tra i candidati di destra intanto si affilano le armi. Valérie Pécresse ha presentato poco dopo Natale i suoi portavoce e annunciato che i suoi ex rivali alle primarie del partito saranno parte integrante della sua squadra. Eric Zemmour, invece, ha effettuato un viaggio in Costa d’Avorio, dove ha incontrato i soldati francesi impegnati nell’operazione Barkane. La trasferta africana aveva l’obiettivo di assicurare ai membri delle forze armate il pieno sostegno del candidato sovranista, qualora diventasse presidente della Repubblica. Un obiettivo che è stato centrato. Zemmour si è fatto fotografare accanto ai militari quasi un contemporanea con l’annuncio dell’Eliseo relativo all’annullamento della visita natalizia di Macron alle forze armate francesi in missione. Gli scatti del polemista intento a stringere le mani di soldati hanno mandato in bestia il ministro della difesa transalpino, Florence Parly, che ha frignato ai microfoni dei media mainstream.
L’ultimo interrogativo, non per importanza, che aleggia sulla campagna elettorale è ovviamente il Covid, con il suo corollario di campagna e pass vaccinale. La variante omicron ha obbligato il governo di Jean Castex ad accelerare la trasformazione del green pass attuale in un lasciapassare rilasciato solo ai vaccinati. A differenza di quanto accaduto quest’estate - in occasione della creazione del green pass - ora il Consiglio Costituzionale (la Consulta francese, ndr) ha benedetto praticamente tutto l’impianto del disegno di legge che arriverà il 3 gennaio in Parlamento. Quindi, se il pass vaccinale dovesse entrare in vigore con le caratteristiche volute dal governo, anche in Francia si assisterà ad una eccezionale compressione delle libertà fondamentali, prime fra tutte: la libera circolazione e la privacy.
Durante la tregua dei pasticceri 2021, i francesi sembrano interessati più alle feste che ai loro diritti. Chissà come reagiranno quando, dopo San Silvestro, riprenderanno le attività e la campagna per le elezioni presidenziali entrerà nel vivo. Qualcuno dice che a causa di Omicron – che in Francia ha colpito circa 180.000 persone al giorno nell’ultima settimana – si arriverà anche a limitare l’accesso ai meeting elettorali o che questi saranno addirittura vietati. Per ora sono solo supposizioni ma anche queste potranno influenzare l’ultimo scatto della corsa all’Eliseo.
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Stando alle ultime indagini demoscopiche pubblicate da vari istituti prima di Natale, i risultati del primo turno potrebbero assomigliare ai seguenti: l'attuale presidente della Repubblica in testa con il 22-24% di voti; la candidata della destra moderata Valérie Pécresse con circa 17-20%, Marine Le Pen, attorno al 16-18% ed Eric Zemmour al 13-15%. Dietro i candidati delle sinistre con in testa Jean-Luc Melenchon al 10-11%, l’ecologista Yannick Jadot e il sindaco socialista di Parigi, Anne Hidalgo, rispettivamente al 6-7% e al 3-4%.Tra Natale e Capodanno la politica francese osserva ogni anno quella che viene chiamata la trève des confiseurs, ovvero «la tregua dei pasticceri». Come spesso accade in Francia - dove nonostante la mondializzazione e l’islamizzazione la cultura culinaria resta importante - un’espressione gastronomica-alimentare viene usata per illustrare la realtà. In questo caso si tratta del cessate il fuoco che le forze politiche rispettano ogni anno nel periodo delle feste natalizie. Quest’anno però la tregua dei pasticceri assume un significato particolare perché cade a circa quattro mesi dalle elezioni presidenziali. Così anche durante questo periodo i candidati – dichiarati o in pectore - all’Eliseo continuano a muoversi e, soprattutto, non smettono di commissionare e studiare sondaggi.Già perché nonostante le cantonate prese anche in Francia dai sondaggisti in occasione delle elezioni degli ultimi anni, il lavoro degli istituti di opinione resta un elemento essenziale per i candidati e i loro staff.Così, stando alle ultime indagini demoscopiche pubblicate da vari istituti prima di Natale, i risultati del primo turno potrebbero assomigliare ai seguenti: Emmanuel Macron in testa, con il 22-24% di voti; la candidata della destra moderata dei Républicains, Valérie Pécresse, con circa 17-20% delle preferenze; Marine Le Pen, attorno al 16-18% e Eric Zemmour capace di ottenere il 13-15% dei voti. Dietro di lui arriverebbero i candidati delle sinistre con in testa Jean-Luc Melenchon - del partito di estrema sinistra La France Insoumise – grazie a un risultato stimato attorno al 10-11% delle preferenze. L’ecologista Yannick Jadot e il sindaco socialista di Parigi, Anne Hidalgo, otterrebbero rispettivamente 6-7% e 3-4% dei voti. Tutti gli altri candidati, tra cui l’ex ministro socialista Arnaud Montebourg e il leader sovranista di Debout La République, Nicolas Dupont-Aignan, non riuscirebbero invece a superare la soglia del 2% delle preferenze. Per il secondo turno, la maggioranza dei sondaggi vede Macron in leggero vantaggio su Pécresse: 51-52% contro 48-49% dei voti.Il panorama fotografato dalle indagini demoscopiche prima delle feste è destinato a evolvere a causa molte variabili. In primo luogo, Macron non ha ancora ufficializzato la propria candidatura. È molto improbabile che scelga di ripresentarsi, ma per molti francesi – nonché per i concorrenti nella corsa all’Eliseo – l’attuale presidente non può più aspettare. Questo perché, con la scusa del Covid, il capo dello Stato si manifesta in tutte le salse, ottenendo molto più spazio sui media rispetto agli altri candidati. Questo gli assicura un vantaggio non indifferente visto che, lo scorso 8 settembre, il Consiglio Superiore Audiovisivo (Csa, una sorta di Commissione di Vigilanza Rai con competenze estese anche ai media privati, ndr) ha imposto alle radio e alle tv francesi di trattare Eric Zemmour come un candidato. Il problema è che, a quella data, il giornalista-polemista non era ancora candidato. Eppure il Csa ha ordinato di sottrarre la durata dei suoi interventi in tv e sulle onde radio, dal tempo assegnato a ogni candidato già dichiarato, a eccezione di Macron. Quindi, da almeno quattro mesi, l’attuale inquilino dell’Eliseo abusa di una posizione dominante a scapito dei suoi rivali.Un’altra incognita che pende sulla campagna elettorale transalpina ha un nome e un cognome: Christiane Taubira. Si tratta della pasionaria guyanese di estrema sinistra, già ministro della giustizia dei vari governi della presidenza di François Hollande. È lei che ha partorito la legge omonima che, nel 2013, aveva introdotto il matrimonio gay in Francia che, in seguito, ha portato all’introduzione della Pma - la Procreazione medicalmente assistita - per le coppie di lesbiche e donne single. Se si candidasse, Taubira riuscirebbe probabilmente a coagulare tutte le anime della sinistra, a parte forse la France Insoumise, molto legata al proprio leader Melenchon. Se l’ex ministro originario della Guyana francese scendesse nell’arena politica, il dibattito sulla politica vaccinale contro il Covid potrebbe diventare bollente. Questo perché negli ultimi mesi, Taubira ha fatto delle uscite piuttosto critiche sull’imposizione del siero, soprattutto in zone poco urbanizzate come il «suo» dipartimento d’Oltremare quasi completamente ricoperto dalla foresta amazzonica e sprovvisto di strutture e personale sanitario adeguato. Per ora, l’ex ministro della giustizia ha solo detto di «considerare la possibilità di essere candidata alla presidenza». Ma fonti a lei vicine hanno rivelato a vari media che la creazione di un’équipe di campagna è già iniziata. Tra i temi che la possibile futura candidata sosterrà figurano misure di «progresso societario» quali: l’estensione dell’aborto, l’utero in affitto, l’equiparazione delle «famiglie arcobalenoı» a quelle tradizionali. Tutte tematiche capaci di riunificare gli elettori di sinistra.Tra i candidati di destra intanto si affilano le armi. Valérie Pécresse ha presentato poco dopo Natale i suoi portavoce e annunciato che i suoi ex rivali alle primarie del partito saranno parte integrante della sua squadra. Eric Zemmour, invece, ha effettuato un viaggio in Costa d’Avorio, dove ha incontrato i soldati francesi impegnati nell’operazione Barkane. La trasferta africana aveva l’obiettivo di assicurare ai membri delle forze armate il pieno sostegno del candidato sovranista, qualora diventasse presidente della Repubblica. Un obiettivo che è stato centrato. Zemmour si è fatto fotografare accanto ai militari quasi un contemporanea con l’annuncio dell’Eliseo relativo all’annullamento della visita natalizia di Macron alle forze armate francesi in missione. Gli scatti del polemista intento a stringere le mani di soldati hanno mandato in bestia il ministro della difesa transalpino, Florence Parly, che ha frignato ai microfoni dei media mainstream.L’ultimo interrogativo, non per importanza, che aleggia sulla campagna elettorale è ovviamente il Covid, con il suo corollario di campagna e pass vaccinale. La variante omicron ha obbligato il governo di Jean Castex ad accelerare la trasformazione del green pass attuale in un lasciapassare rilasciato solo ai vaccinati. A differenza di quanto accaduto quest’estate - in occasione della creazione del green pass - ora il Consiglio Costituzionale (la Consulta francese, ndr) ha benedetto praticamente tutto l’impianto del disegno di legge che arriverà il 3 gennaio in Parlamento. Quindi, se il pass vaccinale dovesse entrare in vigore con le caratteristiche volute dal governo, anche in Francia si assisterà ad una eccezionale compressione delle libertà fondamentali, prime fra tutte: la libera circolazione e la privacy.Durante la tregua dei pasticceri 2021, i francesi sembrano interessati più alle feste che ai loro diritti. Chissà come reagiranno quando, dopo San Silvestro, riprenderanno le attività e la campagna per le elezioni presidenziali entrerà nel vivo. Qualcuno dice che a causa di Omicron – che in Francia ha colpito circa 180.000 persone al giorno nell’ultima settimana – si arriverà anche a limitare l’accesso ai meeting elettorali o che questi saranno addirittura vietati. Per ora sono solo supposizioni ma anche queste potranno influenzare l’ultimo scatto della corsa all’Eliseo.
Piero Portaluppi (Fondazione Portaluppi-FAI)
Nei grandi palazzi che hanno disegnato la storia abitativa della grande borghesia industriale della prima metà del secolo XX, sono talvolta i piccoli dettagli a svelare il carattere unico di Piero Portaluppi, uno dei massimi esponenti dell’architettura italiana tra gli anni Venti e gli Anni Cinquanta. Nei particolari poetici e sognanti, inseriti nel contesto dei capolavori più importanti dell’architettura borghese di Milano, è la sintesi di un’opera grandiosa e unica. Un’opera che ha firmato per sempre l’aspetto della capitale industriale d’Italia negli anni della massima espressione della borghesia industriale e allo stesso tempo intellettuale della città. Da oggi, a Villa Necchi Campiglio, sarà possibile rivivere l’opera del grande architetto grazie all’acquisizione da parte del Fondo per l’Ambiente Italiano del patrimonio archivistico proveniente dalla Fondazione Piero Portaluppi, gestita per decenni dai discendenti dell’architetto ed ora messa a disposizione del pubblico. Stiamo parlando di oltre 1.000 disegni autografi tra il 1909 e il 1967, di altrettante stampe fotografiche, appunti e schizzi, 15.000 cartoline oltre a 100 bobine di pellicola che fanno rivivere la storia dei grandi personaggi con cui Portaluppi si relazionava. E ancora, all’ultimo piano della residenza milanese che fu degli industriali Necchi, la ricostruzione fedele dello studio dell’architetto. Da quella scrivania particolare, battezzata «Omnibus» dal suo inventore, nacquero i progetti che cambiarono il volto della Milano che produceva e cresceva vertiginosamente all’inizio del XX secolo.
Piero Portaluppi era nato a Milano nel 1888, quando la città era nel vivo del progresso positivista delle scienze e dell'industria. Figlio di un ingegnere edile, si laurea al Politecnico nel 1910. Nel 1915 partecipando poco più tardi alla Grande Guerra come ufficiale nel Corpo del Genio. La carriera di architetto prese piede da quell’elemento che fece grande la Milano della «belle époque», l’elettricità. Nel 1913 sposa Lia Baglia, nipote dell’industriale elettrico Ettore Conti, che aprì le porte all’estro di Portaluppi affidandogli la realizzazione degli edifici di centrali idroelettriche come quelle ossolane di Verampio e Cadarese, caratterizzate dallo stile eclettico tipico della cultura architettonica industriale dell’epoca. Il carattere estremamente versatile di Portaluppi, rigoroso ma ironico allo stesso tempo (era autore di vignette e bozzetti satirici pubblicati su alcuni giornali), lo resero presto famoso tra la borghesia industriale più in vista del capoluogo lombardo.
Tra gli anni ’20 e gli anni ’40 Portaluppi viveva il momento di massimo successo professionale. Non solo come architetto, ma anche come urbanista, designato come membro insigne della commissione per il piano di sviluppo milanese. Tra le due guerre, nascono i progetti e le realizzazioni più importanti dell'architetto, tra cui la stessa Villa Necchi Campiglio, concepita con canoni che superavano il razionalismo dominante del ventennio con elementi caratteristici del modernismo, con un’attenzione particolare alla distribuzione degli spazi e all’importanza nei dettagli che resero unica la firma dell’architetto milanese. Per la grande borghesia realizza Palazzo Crespi, dimora della grande famiglia di industriali tessili e proprietari del «Corriere della Sera». Edificio monumentale per imponenza, è alleggerito dalle invenzioni e dalla creatività di Portaluppi, nelle geometrie delle scalinate a spirale, nelle nicchie, nei dettagli impreziositi da una scelta precisa dei materiali, funzionali alle forme. La casa degli Atellani fu anche la sua dimora. Originariamente palazzo storico risalente al Quattrocento (dove è custodita la famosa vigna di Leonardo da Vinci), viene riletto totalmente da Portaluppi nella distribuzione degli spazi e, ancora una volta, dà sfogo ad una creatività che superava le mode e gli stili canonici. L’ironia e la maestria si leggono bene nella facciata interna dell’edificio, dove l’architetto-proprietario realizza una sorta di neobarocco inserito armonicamente nel contesto della casa dell’epoca di Ludovico il Moro. Del periodo è anche il progetto del Planetario Ulrico Hoepli, donato alla città di Milano dall’editore, caratterizzato da elementi apertamente neoclassici come il pronao alleggeriti all’interno dalle decorazioni con scie di costellazioni e elementi geometrici. Quasi di fronte al Planetario, Portaluppi realizza per la borghesia milanese il palazzo della Società Buonarroti-Carpaccio-Giotto in corso Venezia, un edificio con pianta a «u» ispirato dallo stile Secessionista e caratterizzato da un imponente passaggio coperto da un grande arco a tutto sesto decorato al suo interno con elementi romboidali.
Nel dopoguerra, decadute totalmente le ipotesi di collaborazione con il regime fascista, Portaluppi rimase al centro del dibattito sul futuro architettonico di una Milano da ripensare assieme ai più grandi studi come BBPR e Giò Ponti, continuando l’attività di progettazione di palazzi e interni per la committenza alto borghese. Piero Portaluppi si ritira dalla docenza al Politecnico nel 1958, muore nella sua Milano il 6 luglio 1967.
Oggi, grazie alla Fondazione che porta il suo nome ed al Fondo per l’Ambiente Italiano, possiamo immaginare nuovamente il grande architetto al lavoro nel suo studio di via Morozzo della Rocca, fedelmente ricostruito nelle stanze all’ultimo piano di Villa Necchi Campiglio, tra i suoi capolavori più apprezzati nel mondo. A Milano, in via Mozart 14.
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L'Aston Villa festeggia l'Europa League dopo aver vinto la finale contro il Friburgo (Ansa)
Quando in panchina siede (per modo di dire, visto che si è fatto tutta la partita in piedi) un allenatore che ha un rapporto privilegiato con una competizione come l’Europa League e un curriculum di altissimo livello, il risultato non può che essere uno solo: riportare l’Aston Villa sul tetto d’Europa dopo 44 anni. Allora, era il 1992, un altro calcio, un altro mondo, un altro tutto e la squadra di Birmingham sollevava al cielo di Rotterdam la Coppa dei Campioni battendo in finale il Bayern Monaco. Oggi, il trofeo non è la coppa dalle grandi orecchie, ma la pur sempre prestigiosa Uefa Europa League. Un titolo a cui Unai Emery è particolarmente affezionato e che nella sua personalissima bacheca ci è finito cinque volte. Dopo la tripletta consecutiva alla guida del Siviglia (2014, 2015, 2016) e il successo con il Villarreal nel 2021, l’allenatore spagnolo è riuscito a fare cinquina con l’Aston Villa. Parliamo di un tecnico che ha preso l’Aston Villa nell’ottobre del 2022 nei bassifondi della Premier League e l’ha portato a fine stagione alla qualificazione in Conference League, per poi centrare in quella successiva lo storico ritorno, dopo 41 anni, dei Villans in Champions.
La finale di Istanbul ha chiaramente espresso sul campo una differenza netta non solo tra le due squadre, ma anche tra il sempre più ricco e competitivo campionato inglese e quello tedesco, che eccezion fatta per lo strapotere del Bayern Monaco e qualche exploit di Borussia Dortmund, Eintracht Francoforte e Leverkusen, non è ancora all’altezza della situazione. È vero, probabilmente il Friburgo ha pagato a caro prezzo la poca, se non nulla, esperienza a questi livelli; mentre la squadra di Birmingham è già da qualche stagione che bazzica i palcoscenici più importanti d’Europa e ha tra le fila giocatori con un certo pedigree internazionale, a cominciare dal portiere Emiliano Martinez, campione del mondo con l’Argentina. Per non parlare poi della profondità di rosa, visto che Emery può permettersi il lusso di lasciare in panchina giocatori che sono transitati dalla Serie A o cercati dai nostri club, come l’ex juventino Douglas Luiz, l’ex Roma e Milan Tammy Abraham, Leon Bailey, che dopo una prima parte di stagione anonima in giallorosso ha deciso di tornare a Birmingham, o quel Jadon Sancho più volte cercato da Juventus e Roma e stasera campione d’Europa guardando l’intero match dalla panchina.
Il 3-0 racconta dunque un divario troppo netto tra la quarta in classifica della Premier e la settima della Bundesliga. L’approccio della squadra tedesca, almeno nei primi minuti, non era stato neppure timido. Il Friburgo aveva provato a partire con coraggio, cercando subito Matanovic e tentando di tenere il baricentro abbastanza alto. Ma è bastato poco per capire che il piano partita dell’Aston Villa fosse di tutt'altro tenore. Ogni recupero palla degli inglesi dava la sensazione di poter trasformarsi in una potenziale occasione da gol, soprattutto grazie alla qualità di Tielemans e alla capacità di Rogers di muoversi tra le linee. Proprio Rogers è stato uno dei grandi protagonisti della serata di Istanbul. Già nei primi minuti aveva impegnato Atubolu con un destro ben calibrato e per tutto il primo tempo è stato il giocatore che più ha creato problemi alla difesa tedesca. Il Friburgo, invece, ha vissuto soprattutto di iniziative isolate e dei tentativi di Vincenzo Grifo, italiano e capitano della squadra tedesca, di accendersi tra le linee. Spesso costretto ad abbassarsi per ricevere palloni giocabili, ha provato a dare ordine e fantasia a una squadra che però faticava tremendamente ad arrivare nell’ultimo terzo di campo con lucidità. La partita si è definitivamente indirizzata poco prima dell’intervallo. A rompere l’equilibrio è stato Tielemans, probabilmente il migliore in campo insieme a Rogers e Buendia. Il belga ha trovato il vantaggio con una conclusione al volo di grande qualità sugli sviluppi di un corner, premiando il momento migliore dei Villans. Da lì in avanti il Friburgo si è completamente disunito, accusando il colpo anche dal punto di vista mentale. Il 2-0 arrivato nei minuti di recupero del primo tempo, con il sinistro a giro di Buendia sotto l’incrocio, ha di fatto tolto ogni margine di rimonta alla squadra di Schuster. Nel secondo tempo l’Aston Villa ha fatto esattamente quello che serviva fare in una finale: controllo dei ritmi, gestione del possesso e ripartenze continue negli spazi lasciati dal Friburgo. Emery dalla panchina ha continuato a guidare ogni movimento dei suoi, chiedendo attenzione anche sul doppio vantaggio. Il terzo gol, firmato da Rogers dopo una bellissima azione sviluppata sulla destra, è stato la fotografia della differenza tecnica e atletica vista in campo per tutta la serata.
Da quel momento in poi, il Besiktas Park si è trasformato in una festa inglese. I tifosi del Villa hanno accompagnato gli ultimi minuti tra cori e bandiere, mentre il Friburgo ha lentamente accettato un risultato che non è mai sembrato realmente in discussione dopo l’intervallo. In tribuna, ad assistere al trionfo dei Villans, c’era anche il principe William, tifoso dichiarato dell’Aston Villa. Emery ha così potuto gestire le energie nel finale, inserendo giocatori di qualità ed esperienza come Douglas Luiz e Tyrone Mings a partita ormai chiusa. Per l’Aston Villa questo successo rappresenta molto più di una semplice vittoria europea. È la conferma definitiva del salto di dimensione compiuto dal club negli ultimi anni sotto la guida di Emery. Una squadra che fino a poco tempo fa lottava nelle zone basse della Premier oggi torna a vincere in Europa e lo fa mostrando solidità, qualità e una mentalità ormai da grande squadra. Per il Friburgo resta invece una finale storica raggiunta con merito, ma anche la sensazione di aver incontrato un avversario semplicemente superiore sotto ogni aspetto.
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