L’unica strada è un grande patto col Nord Africa
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni con Najib Mikati, premier del Libano in occasione della Conferenza Internazionale sullo Sviluppo e la Migrazione presso il Palazzo della Farnesina (Ansa)

Il blocco navale non va bene. Ma non piacciono neppure i finanziamenti e le motovedette donate ai Paesi del Nord Africa per fermare le partenze. E allora che cosa si dovrebbe fare per evitare che decine di migliaia di disperati salpino verso le nostre coste finendo talvolta in fondo al mare e spesso preda della malavita organizzata?

La risposta, secondo Schlein e compagni, è l’accoglienza indiscriminata. Secondo loro, non soltanto dovremmo stendere un tappeto rosso a tutti i profughi che bussano alle nostre porte, ma dovremmo pure organizzare una navetta che faccia la spola tra le sponde di Tunisia, Libia e magari anche Turchia e i nostri porti, in maniera da consentire un traghettamento senza rischi. Quanto sia irresponsabile e priva di qualsiasi aggancio alla realtà delle cose la posizione della sinistra capeggiata dalla nuova segretaria del Pd è piuttosto evidente. Al punto che un ex ministro dell’Interno ai tempi di Paolo Gentiloni, ovvero Marco Minniti, uno che certo non si può classificare fra i sostenitori dell’attuale governo, si è sbilanciato lodando la strategia di Giorgia Meloni.

Certo, nel passato l’attuale presidente del Consiglio aveva ipotizzato soluzioni che alla prova dei fatti si sono rivelate irrealizzabili senza il consenso dell’Europa. E dunque niente pattugliamento congiunto del Mediterraneo, perché i nostri partner Ue sono contrari. E nemmeno, con compagni di viaggio del genere, ci si può aspettare una equa redistribuzione dei migranti: a Bruxelles le cose stanno bene come sono, cioè con l’accordo di Dublino (ricordo che fu accettato senza batter ciglio quando il premier era Matteo Renzi), sulla cui base il Paese a dover fornire l’accoglienza è quello del primo sbarco, cioè noi. Dunque, una volta verificato che fermare i profughi in mezzo al mare oppure quando sono sbarcati destinarli ad altri non si può, a Giorgia Meloni restano due possibilità. O far finta di niente, lasciando arrivare decine di migliaia di persone, sistemandole alla bell’e meglio, cioè in strada come hanno fatto quasi tutti i governi precedenti, oppure provare a stringere accordi con i Paesi di là dal Mediterraneo affinché, con un sostegno economico, riescano a trattenere il maggior numero possibile di migranti. Non si tratta però, come è stato fatto in passato e proprio da Minniti, di finanziare le milizie costiere affinché impediscano le partenze. Quello è un provvedimento tampone, già visto in Turchia e, nonostante l’alto investimento, dai risultati altalenanti. No, qui l’operazione è più complessa e anche più interessante.

L’idea è quella di dare una mano all’economia di Tunisia, Libia, Egitto e Algeria, affinché diano prospettive di lavoro a migliaia di giovani, fornendo loro una ragione per restare nel proprio Paese. Il piano Mattei di cui da mesi parla il presidente del Consiglio è questo: un investimento di lungo respiro che renda economicamente attraenti i Paesi del Nord Africa per coloro che vogliono emigrare. Idea folle? Mica tanto. Pensate solo alle produzioni agricole che importiamo dall’America Latina o da altre zone lontane. Grazie al know-how di alcune nostre aziende, potremmo incentivare gli investimenti per rendere produttive alcune zone, contribuendo a fare crescere un’economia di lungo periodo. In fondo, Tunisia, Libia, Egitto e anche Algeria sono un po’ il nostro cortile di casa e gli interscambi sarebbero facili e non soltanto in campo agricolo, ma in molti altri settori.

L’idea consiste nel ripercorrere la strada attuata molti anni fa con i profughi albanesi. Per fermare gli sbarchi, l’Italia strinse accordi che aiutarono le produzioni a Tirana, facendo in modo che le persone non dovessero scappare dal loro Paese. Ci volle tempo, ma funzionò e gli sbarchi, con drammi tipo quello della nave affondata nel canale d’Otranto, diminuirono fino quasi a sparire. Certo, il Nord Africa non è l’Albania e alle spalle di Tunisia, Libia, Egitto e Algeria ci sono i migranti che premono e arrivano dai Paesi più disparati, ma creare un’area che faccia da cuscinetto e rallenti le partenze sarebbe già un successo. Quella scelta dal governo è una strada impervia è complicata. Ma visto il numero crescente di migranti che si affacciano alle nostre coste, il disinteresse della Ue e i molti interessi delle Ong finanziate da gruppi che puntano a destabilizzare il nostro Paese, uniti a una linea iper garantista della magistratura che da anni frena qualsiasi azione politica (il processo a Matteo Salvini ne è un esempio), è la sola possibile. È vero, realizzare il piano Mattei non è facile e non è immediato. Ma è l’unica cosa sensata da fare.

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