La nuova casta serva della Ue
Ansa
Fino a ieri si poteva dire che in Europa, per via dei suoi conti pubblici, l’Italia era un’osservata speciale. Da oggi, invece, possiamo affermare con una buona dose di preoccupazione che il nostro Paese è un controllato speciale, nel senso che con il nuovo governo è al guinzaglio della Ue e d’ora in poi dovrà obbedire ai comandi che gli verranno impartiti senza neppure discutere. Già, perché se prima i nostri conti pubblici dovevano passare al vaglio degli euroburocrati, i quali potevano permettersi di bocciare una manovra o di suggerire delle modifiche minacciando sanzioni ma alla fine l’ultima parola spettava a noi, ora a decidere la politica economica del nostro Paese sarà direttamente la Ue, che a via XX Settembre, sede del ministero dell’Economia, ha insediato un uomo di sua completa obbedienza. Roberto Gualtieri, il professore di storia che ha sostituito Giovanni Tria nel nuovo governo Conte, è infatti un esponente dell’establishment europeo, un parlamentare del Pd da sempre con le mani in pasta con i vertici di Bruxelles: un uomo loro. (…)

(…) Nella precedente legislatura, l’eurodeputato ricopriva l’incarico di presidente della Commissione per i problemi economici e monetari. Seduto su quella poltrona, diciamo che si è occupato delle questioni più spinose dei bilanci europei, comprese quelle dell’Italia, il che lo rende perfetto per affrontare i problemi che il nostro Paese si ritroverà davanti nelle prossime settimane. Ma più ancora che per la competenza, alla scelta di affidargli il ministero più importante del Conte bis, ha contribuito la vicinanza a quelli che comandano nella Ue, in particolare a quelli che fino ieri ci tenevano sulla graticola, come per esempio Jean-Claude Juncker e Pierre Moscovici. Quest’ultimo, alle ultime elezioni europee, si prestò addirittura ad aprire la campagna elettorale di Gualtieri, che a Roma organizzò un evento a cui partecipò, oltre al commissario europeo per gli Affari economici, anche l’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. La discesa in Italia di Moscovici, uomo per tutte le stagioni passato dai socialisti a Emmanuel Macron ma sempre nel segno del potere, non portò particolarmente fortuna al neoministro dell’Economia, il quale nonostante gli sponsor rischiò di non fare ritorno al Parlamento di Bruxelles, scavalcato nella classifica degli eletti. A salvarlo fu la scelta di Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa candidato dal Pd nello stesso collegio, che alla fine scelse di farsi eleggere nelle isole, lasciando libera la poltrona. Così, togliendo l’ambito posto al candidato sardo, Gualtieri riconquistò l’Europa, ovviamente rovesciando sul governo pentaleghista all’epoca in auge le peggiori previsioni.

Già, perché con il primo governo Conte, Gualtieri non è mai stato tenero, criticando senza requie le manovre grillo-padane. In compenso, il neo ministro è stato assai più indulgente con Luiz Inacio Lula da Silva, incontrandolo in cella al fine di esprimergli la sua personale solidarietà. Il signore in questione è l’ex presidente del Brasile, più noto come Lula, da oltre un anno rinchiuso nel carcere di Curitiba per corruzione, ma da Gualtieri osannato per aver «migliorato le condizioni di vita di milioni di brasiliani». Oltre alla sua naturalmente.

Ecco, l’Italia sorvegliata speciale, il Paese con le clausole di salvaguardia che rischiano di scattare e di far aumentare l’Iva, una nazione schiacciata da un enorme debito pubblico che preoccupa i mercati finanziari, si affida a un professore di storia contemporanea che a tempo perso osanna Lula per aver reso il Brasile più moderno e più giusto. Non è noto se tra i ringraziamenti si facesse cenno anche al salvacondotto giudiziario offerto per anni al terrorista Cesare Battisti, ma le lodi a Lula e la sponsorizzazione di Moscovici, il socialista che criticava l’Italia, bastano per farci capire il soggetto. A custodia dei risparmi degli italiani è stato messo un professore di sinistra che si diletta cantando Bella ciao e che ha sostituito Marx con Macron e la Merkel, scambiando il capitale con il capitalismo, ma non il nostro, quello di francesi e tedeschi.

Che il governo appena nato non sia al servizio degli italiani, ma dell’Europa è evidente non solo per la scelta di Gualtieri e perché nei posti chiave sono state insediate una serie di figure ossequiose verso Bruxelles, ma perché l’unica casella occupata senza rispettare le regole del manuale Cencelli europeo ha suscitato la reazione della Cancelliera, la quale ha telefonato per lamentarsi con Conte della decisione di affidare a Luigi Di Maio il ministero degli Esteri. A Berlino non amano il capo politico dei 5 stelle e avrebbero voluto vederlo sparire insieme a Salvini, per avere un esecutivo completamente asservito. E poi, se l’Italia deve diventare una provincia dell’impero franco-tedesco, a che serve un ministro degli Esteri? Forse a vendere oltre Italia le bibite che il neoministro dell’Istruzione vuole tassare?

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