In diretta dal lunedì al venerdì alle 7 del mattino e alle 7 di sera
Ascolta tutti i nostri podcast
Guarda tutti i nostri video

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti

Nuove storie

Aiuto, l’Italia è in svendita

Politica e affari
Change privacy settings

Nomi e stipendi (inutili) di chi dà i voti ai dipendenti di 10.000 enti pubblici

Gli addetti ai lavori li chiamano con l'acronimo Oiv, che sta per Organismo indipendente di vigilanza. Sono quei soggetti a cui le circa 10.000 pubbliche amministrazione italiane (Ministeri, Comuni, Province, Regioni, Agenzie, enti di ricerca, Corte dei conti, Camere di commercio, enti previdenziali e aziende sanitarie) affidano compiti di controllo della qualità dei servizi che erogano e di misurazione delle performance dei dirigenti, in base alle quali si pagano i premi ai dipendenti. Peccato che il risultato più visibile che i cittadini possono percepire siano i ricchi stipendi che spettano ad alcuni dei loro membri. Si tratta di un esercito di persone nominate direttamente dai vertici politico-amministrativi degli enti che devono valutare, e rappresentano una giungla dei vizi italici, dove il caos sembra regnare sovrano.

Tra i ministeri con portafoglio solo 8 su 13, alla faccia della trasparenza, pubblicano (alla data del 7 settembre 2016) i dati completi relativi a composizione degli Oiv e stipendi dei loro membri. Ma anche chi li pubblica risparmia sulle informazioni da fornire, come avviene al dicastero dell'Istruzione che rende note solo le somme percepite dai componenti dell'Oiv a titolo di compenso accessorio, e non anche tutto il resto dello stipendio, ottenendo un effetto paradossale. Infatti Gianfranco Rebora, il presidente dell'Oiv del ministero guidato da Stefania Giannini, guadagna meno di Umberto Realfonzo, l'altro membro che ha minori responsabilità e pertanto dovrebbe avere un compenso più basso. Infatti il primo guadagna 30 mila euro l'anno mentre al secondo ne spettano 51 mila. Tra i ministeri che pubblicano i dati, il più fortunato è l'unico membro dell'Oiv del ministero delle Infrastrutture (di cui è anche direttore generale), Cosimo Caliendo, con un stipendio annuale da 169 mila euro. Segue Mario Fiorentino del ministero dello Sviluppo economico che percepisce uno stipendio di 158 mila euro dove è anche direttore generale per la regolamentazione del settore postale, e dove all'epoca del secondo governo Berlusconi era vice capo di gabinetto del ministro delle Comunicazione e direttore generale e coordinatore delle iniziative per lo sviluppo della televisione digitale terrestre. Poi, con 156 mila euro c'è Giuseppe Linardi, ex prefetto di Grosseto, che presiede il medesimo organismo al ministero dell'Interno, solo che nel dicastero guidato da Angelino Alfano i membri dell'organismo di vigilanza sono 3, ma in questo caso gli altri 2 hanno paghe inferiori a quelli del presidente visto che si attestano a quota 153 mila euro ciascuno (spesa complessiva annua pari a 462 mila euro). Segue il ministero dei Beni culturali dove l'organismo di vigilanza è composto da una sola persona, Anna Maria Buzzi, alla quale spetta un compenso di 155 mila euro. Tra i personaggi più noti che siedono negli Oiv dei ministeri che non pubblicano gli emolumenti ci sono; Paolo De Ioanna, ex capo di gabinetto dello scomparso ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa al tempo del governo Prodi, e il generale Ciro D'Angelo, ex comandante della Legione carabinieri della Lombardia che presiede l'organismo di vigilanza del ministero della Difesa, di cui lo stipendio risulta essere ancora in corso di definizione. Del ministero della Giustizia non si conosce neppure il nome del membro dell'organismo di vigilanza, l'unica informazione presente riguarda il vecchio presidente (scaduto a luglio 2016) Antonio Paoluzzi al quale spettavano 180 mila euro l'anno.

La mancanza di trasparenza sui membri degli Oiv e sui loro compensi non è però solo dei ministeri visto che sono veramente pochi i siti internet delle pubbliche amministrazioni che riportano in maniera chiara e completa tali informazioni. Tra i grandi comuni italiani quello che spende di più per l'Oiv è quello di Napoli che ha un collegio composto da 5 membri che percepiscono ciascuno ben 90 mila euro l'anno, mentre al presidente, Antonio Saturnino ne spettano 108 mila, per una spesa complessiva annua pari a 468 mila euro. Saturnino è stato anche presidente del consiglio di amministrazione di Napoli Servizi spa, la società del Comune partenopeo che si occupa di attività che vanno dal trasporto delle persone, ai servizi ambientali, passando per le affissioni fino alla gestione delle pratiche per il condono edilizio. Anche la Corte dei conti ha un suo Oiv, che è presieduto da un magistrato contabile, Mario Falcucci, il cui stipendio non è noto, mentre agli altri due membri, il professor Francesco Tomasone e il professor Federico Butera spettano 25 mila euro l'anno ciascuno. Alla Regione Lazio, invece, l'organismo di vigilanza è composta da tre persone che percepiscono rispettivamente poco più 12 mila euro l'anno (nel 2014 e nel 2015 tale cifra ammontava invece a 25mila euro cadauno per ognuno dei due anni), il presidente è un uomo di peso nella burocrazia visto che si tratta di Antonio Naddeo, attualmente è il potente capo dipartimento del ministero degli Affari regionali della presidenza del Consiglio dei ministri. Ma al momento del conferimento dell'incarico all'Oiv della Regione Lazio, Naddeo era invece capo di un altro dipartimento della Presidenza del Consiglio, quello della Funzione Pubblica a cui spettava il rilascio dei pareri con cui si dichiara l'idoneità o meno, dei membri scelti dalle pubbliche amministrazioni a ricoprire il ruolo di organismo di vigilanza. La Regione Valle d'Aosta invece ha un Oiv di tre membri che costa complessivamente 161 mila euro l'anno in più di quanto spende il più grande istituto di previdenza del paese, l'Inps, che ha anch'essa un organismo composto da tre membri ma per il quale non spende neppure un euro. In Regione Sicilia invece, l'Oiv non c'è perché stanno cercando di costituirlo dal lontano 2013. Un discorso a parte merita il comune di Firenze dove fino al 2014, Antonella Manzione, era direttore generale del comune di cui Matteo Renzi era sindaco e lei faceva parte dell' organismo di valutazione della città toscana senza, però, prendere alcun emolumento aggiuntivo per tale carica.

Poi la Manzione è sbarcata a Palazzo Chigi al fianco del premier, dove è andata a ricoprire il ruolo di capo dipartimento degli Affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio dei ministri (per cui è pagata 207 mila euro l'anno), ma è rimasta come membro dell'Oiv del Comune di Firenze, dal quale, però, non percepisce più lo stipendio da dipendente e così nel 2015, il sindaco Dario Nardella che ha preso il posto di Renzi a Palazzo Vecchio, ha deciso di attribuirle un compenso da 13.500 euro l'anno per il suo lavoro nell'Oiv della città toscana. Al fianco della Manzione nell'organismo di vigilanza, dai tempi di Renzi sindaco, siede in qualità di presidente Arturo Bianco, il quale dopo lo sbarco della Manzione a Palazzo Chigi, nel marzo del 2016 ha ottenuto una consulenza da 5000 euro proprio dal dipartimento degli Affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio con durata fino a dicembre di quest'anno con l'incarico di esaminare «problematiche in materia di diritto amministrativo e di legislazione riferita agli enti locali».