Corinaldo, la fuga imbarazza i pm
(iStock)
Nel giallo di Andrea Cavallari, dileguatosi dopo la laurea, troppi dettagli non tornano: dall’ora del permesso al ruolo della fidanzata (da provare). L’evaso sarebbe in un Paese dell’Est.

Andrea Cavallari avrebbe pianificato la sua fuga nei minimi dettagli. Sembra diventare sempre più concreta l’ipotesi degli investigatori sull’evasione del ventiseienne condannato in via definitiva per la strage di Corinaldo. Il giovane è ritenuto uno dei responsabili di quello che accadde l’8 dicembre 2018 nella discoteca Lanterna azzurra di Corinaldo (Ancona): faceva parte della gang che aveva organizzato un tentativo di rapina nel locale usando lo spray urticante. Ci furono sei vittime tra cui una mamma e cinque ragazzi. Cavallari era stato condannato a undici anni e dieci mesi di carcere. Nessun permesso fin quando lo scorso 3 luglio gli era stato consentito di recarsi all’università per laurearsi in scienze giuridiche. Da quel momento di lui e della sua fidanzata nessuna traccia.

Eppure, la sua fuga ha aperto una serie di interrogativi e polemiche soprattutto da parte di chi evidenzia delle falle nel sistema di controlli. Per fare chiarezza su una vicenda così delicata e complessa, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al question time al Senato, aveva informato di aver avviato «un’attività istruttoria al fine di accertare compiutamente i fatti e verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per l’esercizio delle prerogative istituzionali riconosciutemi per legge». «Il segreto istruttorio non consente di poter fornire ulteriori dettagli», aveva aggiunto il Guardasigilli, evidenziando che «è una situazione che ha profondamente ferito la sensibilità degli italiani: la certezza della pena sta diventando un’astrazione metafisica».

Intanto, proseguono le indagini della Procura di Bologna che, oltre al fascicolo per evasione a carico di Cavallari, ne ha aperto un altro, al momento contro ignoti, con l’obiettivo di accertare l’eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti che possano aver aiutato la fuga. Infatti, proprio nelle ultime ore si fa strada l’ipotesi che Cavallari potrebbe non essere più in Italia ed essere diretto nell’Europa dell’Est. Sulle indagini vige uno stretto riserbo ma gli investigatori stanno passando al setaccio tutti i rapporti del giovane con i detenuti dell’istituto penitenziario Dozza di Bologna. Il ventiseienne avrebbe potuto pianificare la fuga utilizzando le informazioni prese in carcere da detenuti non italiani e, magari, essere diretto in Albania. Gli inquirenti vogliono anche accertare eventuali complicità e coperture da parte della famiglia della sua fidanzata e della stessa ragazza. Qualcuno avrebbe potuto prestargli un cellulare per pianificare la fuga nel giorno della laurea. I familiari della fidanzata e lei stessa hanno ribadito di non sapere nulla del piano di fuga del giovane e di non aver minimamente dubitato che stesse organizzando un’evasione. Eppure, gli inquirenti e il ministro della Giustizia vogliono andare fino in fondo e accertare se qualcosa non ha funzionato, cercando di capire se il permesso per laurearsi sia stato concesso rispettando tutte le procedure.

Qualcosa però non torna. Il permesso è stato concesso fino alle 18, ma la seduta di laurea era la mattina. L’evasione di Cavallari ha subito destato preoccupazione proprio perché «non doveva accadere», sollevando polemiche e conseguenze destinate ad avere ripercussioni. Tra queste anche la questione della scorta. Su tale aspetto, proprio nell’immediatezza dei fatti, è intervenuto il rettore dell’università di Bologna, Giovanni Molari: «La decisione di essere accompagnati alla laurea con la scorta è in capo al magistrato di sorveglianza. Negli ultimi anni abbiamo avuto casi di lauree con la scorta, ma non spetta a noi. Ci adeguiamo alle decisione del magistrato di sorveglianza. La parte inerente la gestione degli esami è stabilita dall’autorità giudiziaria, quindi non c’è nessuna interazione con l’università». Il rettore ha voluto ribadire che quanto accaduto è un fatto isolato e che non pregiudica un «percorso di cui andiamo orgogliosi perché dà la possibilità di trasformare la detenzione in riabilitazione e recupero sociale». Un dato certo rimane: Cavallari, lo scorso 3 luglio, dopo la proclamazione a dottore in giurisprudenza si è dileguato facendo perdere le proprie tracce.

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