Commissari un po’ troppo distratti, aspiranti toghe con l’occhio lungo. Il resto lo hanno fatto le solite chat con le notizie che corrono in tempo reale. Il concorso pubblico per entrare in magistratura rischia di essere annullato, dopo che alcuni partecipanti hanno potuto sbirciare le tracce di diritto penale, lasciate su una cattedra il giorno prima della prova. Ci sarebbe già un esposto alla Procura di Roma per eventuali reati e una prima segnalazione al Tar, visto che nella commissione giudicatrice mancherebbe un esperto di diritto amministrativo. Senza contare le centinaia di ricorsi in arrivo da parte di chi sarà scartato.
Non è la prima volta che un concorso per aspiranti magistrati finisce sul tavolo di chi indossa la toga. Intanto, però, va sgombrato il campo degli equivoci e bisogna ricordare che il ministro Carlo Nordio, per una volta, non c’entra nulla. Il responsabile della Giustizia ha solo voluto che fossero usati i soldi del Pnnr per aumentare la pianta organica e così a ottobre ha bandito questo concorso per selezionare 450 nuovi magistrati. Ma l’organizzazione dei concorsi interni è sacra e spetta al Csm, per paura che un governo possa influire in qualche modo sulla scelta di giudici e pm. Benissimo, solo che la selezione dei commissari dev’essere stata un po’ azzardata. Il presidente è Franco Cassano, ex presidente della Corte d’Appello di Bari, 60 anni dei quali 43 in magistratura, affiancato da Alessandro Bogliolo, Daniela Bracci, Maria Lavinia Buconi, Barbara Cao, Antonio Centore, Claudia Chiariotti.
Gli scritti erano tre e si sono svolti a Roma da mercoledì 24 a venerdì 26 giugno. La frittata è stata fatta il primo giorno: secondo il racconto di alcuni candidati nelle chat interne, quando si andava a consegnare il proprio elaborato di diritto civile, in uno dei padiglioni d’esame, era ben visibile su una cattedra il titolo della traccia di diritto di penale per il giorno dopo. Il risultato è che la sera stessa scattano dibattiti e ripassi incrociati sui reati di devastazione e saccheggio. Il giovedì mattina, viene sorteggiata un’altra traccia, quella sulla bancarotta fraudolenta, ma resta il fatto che quella sul saccheggio c’era ed era l’altra. Chissà se è stato un caso o qualcuno si è reso conto della fuga di notizie.
Il giorno dopo, venerdì 26, giorno dedicato al diritto amministrativo, un gruppo di candidati decide di denunciare l’accaduto. E i commissari, sempre secondo i racconti finiti nelle varie chat, si mettono da parte a confabulare tra loro. Dopo più di un’ora, riferiscono pubblicamente che la segnalazione dei giovani è stata verbalizzata e spedita alla Procura di Roma. Il concorso però prosegue lo stesso e a quel punto si scatenano le proteste, con la dettatura della traccia d’esame accompagnata dai fischi e dalle grida «vergogna».
Sempre dalle chat, finite online, risulta che sono stati parecchi i candidati che hanno potuto sbirciare tranquillamente quel foglio con la traccia di penale. E sono già molti coloro che hanno deciso comunque di impugnare al Tar il concorso romano. E su 7.000 candidati, oltre 1.000 hanno già creato un gruppo Whatsapp per rivolgersi tutti insieme a un avvocato.
Poi c’è un giallo nel giallo: al secondo giorno, il presidente Cassano ha invitato i colleghi a non usare il cellulare, cosa mai successa prima. Il sospetto degli aspiranti magistrati è che la commissione sapesse del pasticcio accaduto il giorno prima e abbia tardivamente serrato i ranghi.
Ultima (per ora) stranezza di questo concorso è quella riferita sempre nelle chat, ovvero che anche una traccia di amministrativo sul diritto all’accesso civico, al centro di molte indiscrezioni della vigilia, è stata lasciata sul banco dei commissari. Anche questo tema, poi, non è uscito, ma la «trasandatezza» non depone bene ai fini della regolarità dell’esame intero. Su questa folle vicenda è intervenuto anche la scuola di magistratura «Pensare diritto», fondata dal giurista Roberto Giovagnoli, che sottolinea: «Se fosse vero tutto questo, non saremmo davanti a una mera disfunzione amministrativa. Naturalmente tutto dovrà essere accertato nelle sedi competenti. Ma proprio perché il racconto ha assunto contorni così precisi, non può essere liquidato come una semplice suggestione».
E dall’immediata interrogazione parlamentare del renziano Ivan Scalfarotto (Italia viva), si apprende anche un altro particolare: nei giorni precedenti all’esame era stata segnalata un’anomalia, ovvero «la mancanza di un esperto di diritto amministrativo nella commissione». Visto come è andata, un amministrativista avrebbe fatto sicuramente comodo. In attesa di vedere se il concorso verrà ripetuto, resta l’ironia della sorte. Per diventare magistrato, rivolgersi alla magistratura.
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