
Caro Leonardo Maria Del Vecchio, le scrivo questa cartolina per farle i complimenti: ho letto sul Corriere della Sera che sarebbe riuscito, ad appena 31 anni, ad accumulare un debito di 1,3 miliardi di euro. Non è poco, anche perché, dice il quotidiano, lei «non avrebbe capacità autonoma di rimborso».
Purtroppo non è andata in porto l’altra operazione, cioè l’acquisto delle quote della Delfin, la cassaforte dell’impero Luxottica, da due dei suoi fratelli. Altrimenti il debito sarebbe cresciuto ancora, di altri 11,5 miliardi. Così avrebbe fatto 13 al totodebito. Una capacità di aprire buchi in bilancio che non si vedeva più dai ministri dell’Economia dell’Italia anni Ottanta. E che, in assenza di «capacità autonoma di rimborso», rischia di finire proprio come allora: con un bel Bot.
Il debito non ci stupisce perché in questi anni, in effetti, lei ha comprato un po’ di tutto. Ha cominciato con i ristoranti di Milano, poi si è buttato su Portofino e sulla Versilia, fino a rilevare da Flavio Briatore il Twiga di Forte dei Marmi e già che c’era anche il Billionaire di Porto Cervo. Ha investito sulla bibita Boem di Fedez, sulle terme di Fiuggi, sulla società della famiglia di Gianluca Vacchi, su quella degli eredi di Sergio Leone, e poi s’è dedicato ai giornali comprando il 30% del Giornale e il controllo del Qn (Giorno, Nazione, Resto del Carlino). Ma tutti sanno qual è il suo sogno: «Si vede alla guida del gruppo?», le chiese Daniela Polizzi del Corriere nel luglio 2024. E lei: «Se i miei fratelli me lo dovessero chiedere…».
Come a dire, non aspetto altro.
Il gruppo, di cui lei ambirebbe essere alla guida, è quello fondato da suo papà, il grandissimo Leonardo Del Vecchio, l’ex martinitt che nel piccolo centro di Agordo, nel bellunese, ha costruito l’impero mondiale degli occhiali. Lei vorrebbe raccoglierne l’eredità. Anche se in realtà per molti versi, di suo papà, lei sembra l’esatto opposto: tanto lui era focalizzato, tanto lei è dispersivo. Tanto lui era schivo, tanto lei è piacione. Tanto lui rifuggiva il gossip, tanto lei ci sguazza dentro. Barba, fashion modelle, lo yacht appena comprato da Armani (110 milioni a debito), in garage almeno otto Ferrari, più una Maserati, una Bugatti, una Pagani e un’Aston Martin: per uscire di casa può cambiare la fuoriserie con la stessa facilità con cui noi cambiamo la camicia. In 31 anni ha concesso più interviste lei che suo padre in tutta la vita. E non tutte fortunate, come sa chi l’ha visto balbettare in pasto alla Gruber.
Suo padre morì esattamente quattro anni fa, il 27 giugno 2022. Da allora voi, otto eredi (sei figli, più una delle ex mogli più il figlio di quest’ultima) non riuscite a mettervi d’accordo. E continuate ogni giorno ad accapigliarvi attorno a quella fortuna immensa, che il genio di Leonardo costruì e che voi, con le vostre liti, state dimostrando di non meritare. Possibile che ci vogliano quattro anni per accordarsi su un’eredità? Possibile esporre la vostra famiglia a brutte figure e l’impero Luxottica a rischi mortali? A volte mi viene da pensare che, nei confronti di vostro padre, dovreste sentirvi almeno un po’ in debito. Ma non lei, caro Leonardo Maria, mi raccomando: le in debito lo è già. Fin troppo.






