Le primule di Arcuri non hanno un prezzo
I 1.500 padiglioni per la profilassi sorgeranno nelle piazze, dove mancano gas, elettricità, riscaldamento e bagni. Bastava ispirarsi alla Germania: vaccinazioni in stadi, velodromi, fiere, mentre per gli anziani cura a domicilio. E sul costo dei gazebo è mistero.

In conferenza stampa il Commissario straordinario Domenico Arcuri ieri ha messo le mani avanti: «Non dobbiamo permettere che arrivi la terza ondata, né vogliamo iniziare la campagna di vaccinazione in piena recrudescenza della pandemia». Intanto arriveranno 9.750 dosi in Italia, solo quelle che saranno somministrate simbolicamente domenica. E nella settimana del 28, Pfizer ne ha assicurate altre 450.000. «Non ci saranno corsie preferenziali», ma «non so se tutte le Regioni riusciranno a fare le vaccinazioni il 27». Quanto all’inchiesta sull’appalto da 1,2 miliardi di mascherine provenienti dalla Cina, incalzato dalle domanda di una giornalista, Arcuri si è limitato a ripetere più volte che «chi fa il mio mestiere commetterebbe un errore imperdonabile a commentare le indagini in corso». Meglio parlare di padiglioni fioriti, dunque. Perché, ha promesso ieri Arcuri, «inizieremo con le primule a intravedere i primi spiragli di luce».

A primavera spunteranno infatti nelle città italiane i gazebo a forma di primula per la somministrazione dei vaccini, quelli ispirati da un libro di Pier Paolo Pasolini, dal primo fiore che sorge dopo un temporale, da un’idea dell’architetto Stefano Boeri. Tutto bellissimo. In un’emergenza pandemica, tra varianti inglesi e terze ondate, però, più che la narrazione servono organizzazione, efficienza e rapidità. Senza sperpero di denaro pubblico. Per ora sappiamo che i padiglioni verranno disseminati in 1.500 piazze italiane, davanti agli ospedali e anche nei campi sportivi, saranno realizzati con materiale riciclabile, smontabili e alimentati da pannelli solari. Il più grande dei moduli prevede 300 metri quadri, con cinque persone che si possano vaccinare contemporaneamente. Ma quanto costeranno le primule? E qui il quadro comincia già a farsi più fumoso. Arcuri ha detto nei giorni scorsi che sta «elaborando un budget e la scheda del costo di realizzazione delle strutture. Pensiamo che ci saranno molte persone e molte aziende che svolgeranno questa funzione “pro bono” come ha fatto l’architetto Boeri». Lo stesso Boeri, intervistato dal Foglio ha spiegato che i costi dipenderanno molto dalle dimensioni, a pesare saranno soprattutto gli impianti. Al netto delle dichiarazioni, sul sito del governo non c’è ancora traccia di bando o ordinanza sulle primule. Quindi non si sa quando saranno allestiti i padiglioni, né come la loro attività verrà coordinata con quella di cliniche, ospedali e altre strutture che somministreranno il vaccino.

Oltre ai costi, però, i dubbi riguardano anche le controindicazioni della scelta dei gazebo. Non si tratta di una raccolta firme, per questo tipo di operazioni serve un ambiente attrezzato. Perché, dunque, affidarsi a un archistar e non a chi si occupa della logistica di farmaci come i vaccini? Da novembre, quindi prima ancora che uscisse il piano messo a punto da Arcuri, l’Osservatorio Interdisciplinare Trasporto Alimenti e Farmaci ha aperto un tavolo di lavoro per contribuire al successo della campagna vaccinale. Gli esperti hanno elaborato un documento piuttosto corposo di raccomandazioni relative alla logistica, intesa in senso ampio, dei vaccini Covid-19 e la settimana scorsa lo hanno inviato al Commissario. Nel documento sono individuati i punti critici che, se non risolti, potrebbero compromettere il raggiungimento dell’immunità di gregge dell’intera popolazione italiana entro il prossimo autunno, ma soprattutto viene definito un approccio industriale atto a prevenirli e superarli. «Sono vaccini nuovi e va considerata tutta una sere di dettagli operativi. Abbiamo, ad esempio, suggerito di andare in strutture esistenti anche non sanitarie come palestre, fiere o palazzetti dello sport che tra l’altro sono sparsi anche nei posti più sperduti sul territorio. Luoghi dove c’è già un’attrezzatura di base ovvero la corrente elettrica, il gas, il riscaldamento per l’inverno e impianti di raffreddamento per l’estate, l’acqua corrente, i bagni», spiega il segretario generale dell’Oitaf, Marco Comelli.

Le primule nelle piazze andranno invece attrezzate con acqua, gas, gruppi elettrogeni e ventilatori, wc chimici, ma anche spazi per pc e strumenti medici che dovranno essere protetti da un servizio di vigilanza. Senza dimenticare l’osservazione post vaccino: le persone vaccinate devono restare in osservazione dai 15 ai 30 minuti dopo l’iniezione, in modo da poter intervenire prontamente qualora si manifestassero sintomi avversi. Ci hanno pensato, ad esempio, a Berlino dove dal 27 dicembre partiranno 40 furgoni da utilizzare per vaccinare gli anziani nelle case di cura. Si tratta di mezzi già nella disponibilità della città e delle forze armate su cui è bastato attaccare un adesivo – e nessun petalo – per renderli subito riconoscibili sul territorio. Sono inoltre stati già predisposti sei locali, ognuno con 15 postazioni, che dovrebbero permettere di vaccinare fino a 20.000 persone al giorno: uno stadio per il pattinaggio sul ghiaccio, una fiera, il velodromo, la Arena Berlin e i due ex aeroporti di Tegel e Tempelhof. Ad Amburgo il centro di vaccinazione ha 60 cabine singole, zone di sorveglianza post iniezione e unità mobili per i più anziani. Anche nel Regno Unito si punta su spazi già esistenti senza costruirne di nuovi: un numero sempre più crescente di chiese e cattedrali ha messo a disposizione i propri locali.

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