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2022-03-08
Le 7 città italiane da visitare in metro
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Napoli
Quella di Napoli è la più antica del Paese: inaugurata nel 1925 per collegare il quartiere periferico di Bagnoli con Via Gianturco, tocca i punti principali del capoluogo campano. Nonostante sia la più vecchia d’età, la metropolitana napoletana è oggi la più moderna e artistica tra quelle italiane e vale la pena prenderla almeno una volta anche solo per questo.
Sono infatti fioccati diversi riconoscimenti, soprattutto per la famosa fermata Toledo, definita dal CNN la “stazione più impressionante d’Europa”. Progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, è nota soprattutto per la Galleria del Mare, con i suoi mosaici a tema marino.
Ma la creatività con cui è stata allestita questa fermata si sviluppa su più livelli: mentre si sale per raggiungere la celeberrima via che le ha dato il nome, è possibile ammirare i mosaici di William Kentridge, l’opera “Men at work” (che omaggia gli operai che hanno lavorato alla costruzione della metropolitana) e “Razza umana”, opera fotografica di Oliviero Toscani. Ma anche “Engiadina”, mosaico in pietra e ceramica di Vietri a opera di Francesco Clemente (1952); “The Flying – Le tre finestre”, di Ilya ed Emilia Kabacov; “Il teatro è vita. La vita è teatro – Don’t ask where the love is gone”, 9 ritratti in bianco e nero dell’artista Shirin Neshat. Infine “Molten copper poured on the rim of the bay of Naples”, lettere in pvc su pannelli, create dall’artista Lawrence Weiner.
La fermata Toledo fa parte della linea 1, quella che collega il centro cittadino al Vomero. La linea 6, invece, corre in superficie e ha solo 4 stazioni.
Per cominciare a conoscere Napoli, suggeriamo di salire a bordo della prima, partendo proprio dalla zona della fermata Toledo: i Quartieri Spagnoli, Piazza del Plebiscito e tutte le vie del cuore pulsante della città.
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Dormire a Napoli
- LH51 B&B, Via Colonnello Carlo Lahalle 51: struttura nuovissima in posizione nevralgica;
- B&B May Dream, Corso Meridionale 39: camere molto curate a 10 minuti dalla stazione centrale.
Mangiare a Napoli
- Tandem Ragù, Via Giovanni Paladino 51: ottimo ragù in tutte le salse (è il caso di dirlo);
- È Pronto O Mangia’, Via Cesare Rosaroli 65: pesce fresco e ottime linguine al cartoccio;
- Trattoria Nannì, Via Tommaso Senise 2/3/4: piatti semplici, a partire dall’ottimo pane.
Roma

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Nella capitale venne costruita la seconda metropolitana in ordine di tempo: era il 1955 quando fu inaugurata la linea Termini - E42, oggi conosciuta come linea B.
Certo, Roma non può vantarsi della sua metropolitana: anche a causa dei reperti archeologici di cui i sotterranei sono colmi, le linee sono solo 3 e piuttosto vetuste, a esclusione di qualche treno.
La migliore (quanto a estetica, servizi e zone coperte) è la A: tra i capolinea di Anagnina e Battistini si stende la maggior parte delle bellezze romane, anche se il simbolo di Rom (il Colosseo) si trova esattamente di fronte all’omonima uscita della B. C’è poi la C, in verità più utile agli abitanti che non ai turisti, salvo alcune zone di interesse collettivo, come il quartiere Pigneto.
Snodo principale delle prime due linee è la stazione Termini, dov’è possibile fare il cambio dall’una all’altra. Se si vuole visitare l’immenso centro storico della Città Eterna, conviene dunque munirsi di biglietto giornaliero (e scarpe da ginnastica) e saltare da Piazza di Spagna a Piazza del Popolo (fermata Flaminio), da Colosseo a Circo Massimo. Consigliamo di dedicare una giornata alla linea A e una alla B, per massimizzare il tempo.
Dormire a Roma
- DNB House Hotel, Via Cavour 85/a: un posto accogliente situato nel caratteristico Rione Monti, tra la Stazione Termini e il Colosseo;
- Bloom Hotel Rome, Via Giuseppe Missori 19: hotel dall’arredamento molto originale, a due passi dal Vaticano.
Mangiare a Roma
- Il Salotto del Colosseo, Via di S. Giovanni in Laterano 42: molto buono anche il pesce;
- Contrario. Vineria con Cucina, Via Ostilia 22: pasta fatta in casa e buoni piatti di pesce;
- Bono Bottega Nostrana - Piazza di Spagna, Largo della Fontanella di Borghese 85: assolutamente da provare i panini.
Milano

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Milano è la terza in ordine di tempo: la metropolitana ha quasi 60 anni. La sua babele di linee, divise per colori (rossa, verde, gialla, lilla e blu), servono in maniera efficiente tutta la città.
Tale divisione è anche simbolica. Si può dire che la M1 (linea rossa) sia quella adibita ai luoghi di lavoro, collegando il Duomo alla Fiera di Milano. Il cuore della città è toccato invece dalla verde, dalla gialla e dalla lilla.
Se, per esempio, volete lustrarvi gli occhi in Via Montenapoleone, dovete prendere la gialla, che passa anche dal Duomo. Da qui (ossia dalla cattedrale dell’arcidiocesi milanese) è possibile raggiungere a piedi Galleria Vittorio Emanuele II, il Teatro alla Scala, Il Castello Sforzesco, Parco Sempione e altre centralissime zone, Navigli inclusi (se si ha ancora energia).
Dormire a Milano
- Rooms Milano Duomo, Passaggio degli Osii 1: stanze estremamente accoglienti a breve distanza dal Duomo;
- Combo Milano, Ripa di Porta Ticinese 83: un luogo di design ai Navigli.
Mangiare a Milano
- Vero Sapore Greco, Via delle Ore 2: ottimo ristorante greco in cui mangiare pita gyros a volontà;
- Spazio Niko Romito Ristorante, 4° Piano de Il Mercato del Duomo, Piazza del Duomo, Galleria Vittorio Emanuele II, 1: ottime materie prime per un ristorante con vista sul Duomo;
- Aethos Kitchen, Piazza Ventiquattro Maggio 8: vale la pena anche solo per il risotto funghi e tartufo.
Genova

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Quella di Genova è una metropolitana leggera, vale a dire un mezzo con minor frequenza rispetto alla metropolitana classica. C’è solo 1 linea, che copre 8 stazioni e collega il centro storico al quartiere di Rivarolo.
Nata nel 1990, offre la possibilità di fermarsi nei luoghi più interessanti del capoluogo ligure. In particolare, le fermate De Ferrari e San Giorgio: la prima prende il nome dalla piazza, cuore di Genova che comprende il Palazzo Ducale, Via XX Settembre e il Teatro Carlo Felice. La fermata San Giorgio, invece, si inoltra nella zona del porto antico, laddove sorgono l’omonimo palazzo e il celeberrimo Acquario.
Dormire a Genova
- L’Ancora Luxury Apartment, Molo Ponte Francesco Morosini 10/6: un monolocale dotato di tutti i comfort;
- Pippi’s Aquarium Home with A/C, Via del Campo 5, int. 1: appartamento in posizione perfetta per visitare la città.
Mangiare a Genova
- Zimino, Vico delle Scuole Pie 4: piatti della tradizione culinaria ligure;
- Mangiabuono, Vico Vegetti 3 R: da provare la calamarata con le acciughe fresche;
- Da Leccarsi i Baffi, Piazza Cavour 91r: ottimo l’antipasto di fritto e verdure.
Catania

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Nel 1999 nasce la metropolitana di Catania, gestita dalla Ferrovia Circumetnea. È una delle metropolitane più moderne del Paese e, con 11 stazioni, copre circa 8,8 km, dal centro storico al quartiere di Nesima.
Per arrivare nel cuore della città, bisogna scendere alla fermata Stesicoro, che è anche uno dei capolinea. Qui si trova proprio l’area del Barocco catanese e qui si trovano le zone di maggior interesse, dall’omonima piazza all’anfiteatro romano, da Via Etnea a Villa Bellini.
Dormire a Catania
- Strange Apartment, via Giuseppe Terranova 20: struttura molto bella e vicina al centro
- Duomo Luxury Suite Catania, Via Erasmo Merletta 19: camere dotate di idromassaggio.
Mangiare a Catania
- Mm!! Trattoria, Via Pardo 34: da provare la caponata di polpo;
- Putì, Via Sant’Euplio 108: pesce freschissimo;
- Trattoria Il Mare, Via San Michele 7: piatti casalinghi in una trattoria tipica.
Torino

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La metropolitana di Torino - la prima totalmente automatica - è stata inaugurata nel 2006. Come quella di Genova, è del tipo “leggera” e si estende per 15 km.
Le fermate sono ben 23. I capolinea Fermi e Lingotto. La fermata Porta Nuova è quella che consente di vistare il centro del capoluogo piemontese. Da lì ai luoghi simbolo come i Musei Reali e la Mole Antonelliana non occorre poi troppa pazienza.
Dormire a Torino
- Open Space in Turin, Via Pietro Egidi 6: gentilezza, pulizia, centralità;
- Alloggio Fronte Egizio, Via Maria Vittoria 2: begli appartamenti vicinissimi al Museo Egizio.
Mangiare a Torino
- Antica Bruschetteria Pautasso, Piazza Emanuele Filiberto, 4: ottima la bagna càuda;
- Fratelli Bruzzone Trattoria, Via Maria Vittoria 34/a: ottimi gli agnolotti burro e salvia;
- La Via del Sale, Via S. Francesco da Paola, 2: cucina piemontese e ligure.
Brescia

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Ultima per data di costruzione la metro leggera di Brescia, inaugurata nel 2013. Interamente automatica, come quella di Torino, è lunga 13,7 km. 17 le stazioni, di cui la principale è Vittoria, situata nell’omonima piazza.
Da qui si può partire per esplorare la città, con le sue piazze della Loggia e “dei due Duomi”, il Tempio Capitolino, il castello, le chiese, il Teatro Grande e la città sotterranea. Insomma, Brescia è indubbiamente una città da esplorare in lungo e in largo.
Dormire a Brescia
- B&B Hotel Brescia, Piazzale Cremona 20: camere ampie a due passi dal centro;
- Centro Paolo VI, Via Gezio Calini 30: struttura d’epoca con stanze sontuose.
Mangiare a Brescia
- La Vineria, Via X Giornate, 4: da provare i casoncelli bresciani al brasato;
- Osteria Enrico VIII° Al Pintù dal 1908, Vicolo Sant'Agostino, 7/a: ottimo lo stracotto al vino rosso;
- Casa Nani, Via Antiche Mura, 5: spicca la pasta cacio e pepe.
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Quante sono le città italiane dotate di metropolitana? Poche, ma «di sostanza»: a Milano, Roma, Napoli, Torino, Brescia, Catania e Genova possiamo organizzare viaggi brevi ma intensi, grazie alla presenza di un mezzo in grado di farci percorrere grandi distanze in poco tempo. Napoli Quella di Napoli è la più antica del Paese: inaugurata nel 1925 per collegare il quartiere periferico di Bagnoli con Via Gianturco, tocca i punti principali del capoluogo campano. Nonostante sia la più vecchia d’età, la metropolitana napoletana è oggi la più moderna e artistica tra quelle italiane e vale la pena prenderla almeno una volta anche solo per questo. Sono infatti fioccati diversi riconoscimenti, soprattutto per la famosa fermata Toledo, definita dal CNN la “stazione più impressionante d’Europa”. Progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, è nota soprattutto per la Galleria del Mare, con i suoi mosaici a tema marino. Ma la creatività con cui è stata allestita questa fermata si sviluppa su più livelli: mentre si sale per raggiungere la celeberrima via che le ha dato il nome, è possibile ammirare i mosaici di William Kentridge, l’opera “Men at work” (che omaggia gli operai che hanno lavorato alla costruzione della metropolitana) e “Razza umana”, opera fotografica di Oliviero Toscani. Ma anche “Engiadina”, mosaico in pietra e ceramica di Vietri a opera di Francesco Clemente (1952); “The Flying – Le tre finestre”, di Ilya ed Emilia Kabacov; “Il teatro è vita. La vita è teatro – Don’t ask where the love is gone”, 9 ritratti in bianco e nero dell’artista Shirin Neshat. Infine “Molten copper poured on the rim of the bay of Naples”, lettere in pvc su pannelli, create dall’artista Lawrence Weiner. La fermata Toledo fa parte della linea 1, quella che collega il centro cittadino al Vomero. La linea 6, invece, corre in superficie e ha solo 4 stazioni. Per cominciare a conoscere Napoli, suggeriamo di salire a bordo della prima, partendo proprio dalla zona della fermata Toledo: i Quartieri Spagnoli, Piazza del Plebiscito e tutte le vie del cuore pulsante della città. iStock Dormire a Napoli LH51 B&B, Via Colonnello Carlo Lahalle 51: struttura nuovissima in posizione nevralgica; B&B May Dream, Corso Meridionale 39: camere molto curate a 10 minuti dalla stazione centrale. Mangiare a Napoli Tandem Ragù, Via Giovanni Paladino 51: ottimo ragù in tutte le salse (è il caso di dirlo); È Pronto O Mangia’, Via Cesare Rosaroli 65: pesce fresco e ottime linguine al cartoccio; Trattoria Nannì, Via Tommaso Senise 2/3/4: piatti semplici, a partire dall’ottimo pane. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="roma" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Roma iStock Nella capitale venne costruita la seconda metropolitana in ordine di tempo: era il 1955 quando fu inaugurata la linea Termini - E42, oggi conosciuta come linea B.Certo, Roma non può vantarsi della sua metropolitana: anche a causa dei reperti archeologici di cui i sotterranei sono colmi, le linee sono solo 3 e piuttosto vetuste, a esclusione di qualche treno.La migliore (quanto a estetica, servizi e zone coperte) è la A: tra i capolinea di Anagnina e Battistini si stende la maggior parte delle bellezze romane, anche se il simbolo di Rom (il Colosseo) si trova esattamente di fronte all’omonima uscita della B. C’è poi la C, in verità più utile agli abitanti che non ai turisti, salvo alcune zone di interesse collettivo, come il quartiere Pigneto.Snodo principale delle prime due linee è la stazione Termini, dov’è possibile fare il cambio dall’una all’altra. Se si vuole visitare l’immenso centro storico della Città Eterna, conviene dunque munirsi di biglietto giornaliero (e scarpe da ginnastica) e saltare da Piazza di Spagna a Piazza del Popolo (fermata Flaminio), da Colosseo a Circo Massimo. Consigliamo di dedicare una giornata alla linea A e una alla B, per massimizzare il tempo.Dormire a RomaDNB House Hotel, Via Cavour 85/a: un posto accogliente situato nel caratteristico Rione Monti, tra la Stazione Termini e il Colosseo;Bloom Hotel Rome, Via Giuseppe Missori 19: hotel dall’arredamento molto originale, a due passi dal Vaticano.Mangiare a RomaIl Salotto del Colosseo, Via di S. Giovanni in Laterano 42: molto buono anche il pesce;Contrario. Vineria con Cucina, Via Ostilia 22: pasta fatta in casa e buoni piatti di pesce;Bono Bottega Nostrana - Piazza di Spagna, Largo della Fontanella di Borghese 85: assolutamente da provare i panini. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="milano" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Milano iStock Milano è la terza in ordine di tempo: la metropolitana ha quasi 60 anni. La sua babele di linee, divise per colori (rossa, verde, gialla, lilla e blu), servono in maniera efficiente tutta la città.Tale divisione è anche simbolica. Si può dire che la M1 (linea rossa) sia quella adibita ai luoghi di lavoro, collegando il Duomo alla Fiera di Milano. Il cuore della città è toccato invece dalla verde, dalla gialla e dalla lilla.Se, per esempio, volete lustrarvi gli occhi in Via Montenapoleone, dovete prendere la gialla, che passa anche dal Duomo. Da qui (ossia dalla cattedrale dell’arcidiocesi milanese) è possibile raggiungere a piedi Galleria Vittorio Emanuele II, il Teatro alla Scala, Il Castello Sforzesco, Parco Sempione e altre centralissime zone, Navigli inclusi (se si ha ancora energia).Dormire a MilanoRooms Milano Duomo, Passaggio degli Osii 1: stanze estremamente accoglienti a breve distanza dal Duomo;Combo Milano, Ripa di Porta Ticinese 83: un luogo di design ai Navigli.Mangiare a MilanoVero Sapore Greco, Via delle Ore 2: ottimo ristorante greco in cui mangiare pita gyros a volontà;Spazio Niko Romito Ristorante, 4° Piano de Il Mercato del Duomo, Piazza del Duomo, Galleria Vittorio Emanuele II, 1: ottime materie prime per un ristorante con vista sul Duomo;Aethos Kitchen, Piazza Ventiquattro Maggio 8: vale la pena anche solo per il risotto funghi e tartufo. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="genova" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Genova iStock Quella di Genova è una metropolitana leggera, vale a dire un mezzo con minor frequenza rispetto alla metropolitana classica. C’è solo 1 linea, che copre 8 stazioni e collega il centro storico al quartiere di Rivarolo.Nata nel 1990, offre la possibilità di fermarsi nei luoghi più interessanti del capoluogo ligure. In particolare, le fermate De Ferrari e San Giorgio: la prima prende il nome dalla piazza, cuore di Genova che comprende il Palazzo Ducale, Via XX Settembre e il Teatro Carlo Felice. La fermata San Giorgio, invece, si inoltra nella zona del porto antico, laddove sorgono l’omonimo palazzo e il celeberrimo Acquario.Dormire a GenovaL’Ancora Luxury Apartment, Molo Ponte Francesco Morosini 10/6: un monolocale dotato di tutti i comfort;Pippi’s Aquarium Home with A/C, Via del Campo 5, int. 1: appartamento in posizione perfetta per visitare la città.Mangiare a GenovaZimino, Vico delle Scuole Pie 4: piatti della tradizione culinaria ligure;Mangiabuono, Vico Vegetti 3 R: da provare la calamarata con le acciughe fresche;Da Leccarsi i Baffi, Piazza Cavour 91r: ottimo l’antipasto di fritto e verdure. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="catania" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Catania iStock Nel 1999 nasce la metropolitana di Catania, gestita dalla Ferrovia Circumetnea. È una delle metropolitane più moderne del Paese e, con 11 stazioni, copre circa 8,8 km, dal centro storico al quartiere di Nesima.Per arrivare nel cuore della città, bisogna scendere alla fermata Stesicoro, che è anche uno dei capolinea. Qui si trova proprio l’area del Barocco catanese e qui si trovano le zone di maggior interesse, dall’omonima piazza all’anfiteatro romano, da Via Etnea a Villa Bellini.Dormire a Catania- Strange Apartment, via Giuseppe Terranova 20: struttura molto bella e vicina al centroDuomo Luxury Suite Catania, Via Erasmo Merletta 19: camere dotate di idromassaggio.Mangiare a CataniaMm!! Trattoria, Via Pardo 34: da provare la caponata di polpo;Putì, Via Sant’Euplio 108: pesce freschissimo;Trattoria Il Mare, Via San Michele 7: piatti casalinghi in una trattoria tipica. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="torino" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Torino iStock La metropolitana di Torino - la prima totalmente automatica - è stata inaugurata nel 2006. Come quella di Genova, è del tipo “leggera” e si estende per 15 km.Le fermate sono ben 23. I capolinea Fermi e Lingotto. La fermata Porta Nuova è quella che consente di vistare il centro del capoluogo piemontese. Da lì ai luoghi simbolo come i Musei Reali e la Mole Antonelliana non occorre poi troppa pazienza.Dormire a TorinoOpen Space in Turin, Via Pietro Egidi 6: gentilezza, pulizia, centralità;Alloggio Fronte Egizio, Via Maria Vittoria 2: begli appartamenti vicinissimi al Museo Egizio.Mangiare a TorinoAntica Bruschetteria Pautasso, Piazza Emanuele Filiberto, 4: ottima la bagna càuda;Fratelli Bruzzone Trattoria, Via Maria Vittoria 34/a: ottimi gli agnolotti burro e salvia;La Via del Sale, Via S. Francesco da Paola, 2: cucina piemontese e ligure. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="brescia" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Brescia iStock Ultima per data di costruzione la metro leggera di Brescia, inaugurata nel 2013. Interamente automatica, come quella di Torino, è lunga 13,7 km. 17 le stazioni, di cui la principale è Vittoria, situata nell’omonima piazza.Da qui si può partire per esplorare la città, con le sue piazze della Loggia e “dei due Duomi”, il Tempio Capitolino, il castello, le chiese, il Teatro Grande e la città sotterranea. Insomma, Brescia è indubbiamente una città da esplorare in lungo e in largo.Dormire a BresciaB&B Hotel Brescia, Piazzale Cremona 20: camere ampie a due passi dal centro;Centro Paolo VI, Via Gezio Calini 30: struttura d’epoca con stanze sontuose.Mangiare a BresciaLa Vineria, Via X Giornate, 4: da provare i casoncelli bresciani al brasato;Osteria Enrico VIII° Al Pintù dal 1908, Vicolo Sant'Agostino, 7/a: ottimo lo stracotto al vino rosso;Casa Nani, Via Antiche Mura, 5: spicca la pasta cacio e pepe.
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Partiamo dal primo. Il World travel & Tourism council stima che il conflitto stia già costando al Medio Oriente almeno 600 milioni di dollari al giorno in spesa internazionale; la regione vale circa il 5% degli arrivi turistici globali e il 14% del traffico internazionale di transito, mentre i soli hub di Dubai, Abu Dhabi, Doha e Bahrain movimentano normalmente circa 526.000 passeggeri al giorno. Secondo Oxford economics/tourism economics, nel 2026 il Medio Oriente potrebbe perdere da 23 a 38 milioni di visitatori rispetto alle attese, con un buco di 34-56 miliardi di dollari e un calo degli arrivi compreso fra 11% e 27% su base annua.
Per quanto riguarda i viaggi in aereo, nei primi due giorni del conflitto sono stati cancellati oltre 5.000 voli, e al 9 marzo le cancellazioni avevano raggiunto circa 40.000 tratte. Entro il 2 marzo erano già saltati oltre 6.000 voli in sette Paesi mediorientali, con la sola Dubai international responsabile di più di 3.000 cancellazioni. Dxb, l’aeroporto internazionale più trafficato del mondo, gestisce normalmente oltre 1.000 voli al giorno. Il 28 febbraio le compagnie avevano già cancellato circa la metà dei voli verso il Qatar e il 28% dei voli verso il Kuwait.
Secondo AirDna, il 28 febbraio le cancellazioni delle case vacanza negli Emirati sono schizzate a 8.450, contro una media di circa 3.100 nelle altre notti di febbraio; il tasso di cancellazione è salito al 43,8%, contro una media del 14,5% nel resto del mese, e la gran parte riguardava soggiorni previsti per marzo. Il Financial Times riferisce inoltre che nella sola Dubai sono state cancellate oltre 80.000 prenotazioni di affitti brevi nella settimana fino al 6 marzo.
In dettaglio, l’immobiliare emiratino, che fino a gennaio sembrava intoccabile, è il secondo fronte della crisi perché il 65% delle transazioni di Dubai nel 2025 era off-plan, quindi dipendente dalla fiducia di acquirenti esteri e dalla capacità dei costruttori di rifinanziarsi. Dopo i raid iraniani, Emaar e Aldar hanno perso il 5% in Borsa in una seduta, il mercato obbligazionario per nuove emissioni si è di fatto congelato e almeno un aumento di capitale immobiliare negli Emirati è stato rinviato. Il problema è che il settore entra in crisi con una grande ondata di offerta in arrivo: secondo JPMorgan, Dubai dovrà assorbire 300.000-400.000 nuove unità entro il 2028.
Il paradosso è che i prezzi erano ancora in corsa. Per Fitch, tra il 2022 e il primo trimestre 2025, i prezzi immobiliari di Dubai sono saliti del 60%; nel quarto trimestre 2025, secondo Cbre, i prezzi residenziali si sono mostrati in aumento di quasi il 13% annuo a Dubai e di circa il 32% ad Abu Dhabi.
Il Qatar entra nel conflitto da una posizione meno euforica ma comunque forte sul lato turistico. Nel 2025 ha registrato 5,1 milioni di visitatori internazionali (+3,7%), con il 61% arrivato per via aerea, una capacità di circa 42.500 catene alberghiere, occupazione media al 71,3% e 10,84 milioni di notti vendute (+8,6%). Ma proprio questa dipendenza dall’aereo lo rende vulnerabile: il 28 febbraio circa metà dei voli verso il Qatar è stata cancellata.
Anche il real estate qatariota stava già rallentando nei prezzi prima della guerra. Secondo Knight Frank, nel 2025 le vendite residenziali sono salite del 43,5% a 26,6 miliardi di riyal qatarini, con 6.831 transazioni (+50%), ma i prezzi delle ville nel quarto trimestre sono scesi dell’1% annuo e gli affitti medi delle ville del 2,4% gli affitti di uffici appena costruiti o riqualificati sono diminuiti dell’1,4%.
L’Arabia Saudita è il caso più complesso. Sul turismo internazionale i numeri erano robusti: nel 2025 il regno ha accolto circa 30 milioni di turisti con una spesa superiore a 172 miliardi di riyal. Ma sul real estate Riyadh stava già mostrando segni di fatica molto prima della guerra. A settembre 2025 il governo ha imposto un congelamento quinquennale degli aumenti degli affitti nella capitale, dopo rincari del 13,9% per le ville e del 6,9% per gli appartamenti nel secondo trimestre.
Inoltre, c’è stato un aumento dei prezzi degli appartamenti dell’82% e delle ville del 50% dal 2019. Il report Knight Frank 2026 è ancora più netto: a Riyadh il numero di transazioni residenziali è sceso da 67.520 nel 2024 a 30.408 nel 2025 (-55%), con valore giù del 48% a 42 miliardi di riyal, pur in presenza di prezzi ancora in crescita e di 346.700 unità previste fra il 2026 e il 2028.
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Ecco #DimmiLaVerità del 12 marzo 2026. Il nostro Stefano Graziosi ci spiega come sta reagendo il popolo americano alla guerra in Iran.
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O almeno così sostengono da InvestCloud. La multinazionale americana con sede in California che opera nel settore della tecnologia finanziaria ha fatto sapere a parti sociali e istituzionali di aver avviato le pratiche per il licenziamento collettivo di tutti i 37 dipendenti dell’unica sede italiana. Motivo? Il nuovo modello organizzativo, basato su sistemi integrati con l’intelligenza artificiale «non prevede il mantenimento di strutture locali autonome».
Nella lettera l’azienda spiega che l’attuale configurazione del business, «sviluppata nel tempo secondo un modello fortemente distribuito in diversi Paesi nel mondo e parzialmente basato su soluzioni adattate a livello locale, non risulta più compatibile con l’obiettivo di realizzare una piattaforma tecnologica integrata centrata su soluzioni basate sull’Ia». Una comunicazione asettica, probabilmente realizzata inserendo qualche parola chiave («tagli»?, «Italia»?, «profitti»?) su ChatGpt, Gemini o Grok, che se ne frega altamente del destino dei lavoratori.
E pensare che il motto aziendale, «Experience Wealth Connected», presuppone l’obiettivo di connettere tecnologia avanzata (quindi l’Ia), dati e persone per rendere più efficienti le relazioni tra consulenti e clienti. Alla faccia della coerenza.
«Nei prossimi giorni», spiega alla Verità il segretario generale della Cisl Veneto Michele Zanocco, «è prevista un’assemblea per valutare quali strumenti normativi opporre alla decisione, anche attraverso l’apertura di un tavolo di crisi della Regione Veneto. E chiederemo di parlare il prima possibile con un rappresentante dell’azienda. Detto questo, siamo consapevoli di non avere grandi armi a disposizione. Se una multinazionale decide di cambiare il suo modello organizzativo e di chiudere o ridimensionare una sede all’estero, purtroppo c’è ben poco che possiamo fare. Abbiamo degli esempi recenti non solo in questo campo. Qui in Italia penso ad Amazon».
E veniamo al punto. Che lo tsunami dell’intelligenza artificiale avrebbe travolto il mondo del lavoro è chiaro da tempo. Che quest’onda impetuosa avrebbe colpito alcuni settori (quello dei software e delle nuove tecnologie per esempio) più di altri era altrettanto evidente. Il problema sta nell’individuare le soluzioni e nel farlo in fretta.
«Pensare di fermare il processo in atto», continua Zanocco, «è pura illusione. Se lo blocchi in Italia continuerà a svilupparsi altrove provocando un gap competitivo del quale non sentiamo il bisogno. Nessuno ha la bacchetta magica, ma studio il fenomeno da tempo e quello che possiamo fare è gestirlo. Innanzitutto con una politica a livello nazionale che individui i settori sui quali puntare e le nuove professioni che questa rivoluzione può creare. Poi sta al territorio indicare le singole priorità sia industriali che di formazione e riqualificazione professionale».
Lo tsunami insomma non si può fermare, ma va di certo arginato. E qualche spunto in questa direzione potrebbe arrivare dal nuovo contratto della Pubblica Amministrazione. Se ne sta discutendo in queste ore. E per la prima volta prevede una regolamentazione articolata dell’Ia. Nelle bozze per esempio viene messo nero su bianco che «l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale non può dar luogo a decisioni esclusivamente automatizzate [...] senza l’intervento dell’uomo», così come è evidenziato che il lavoratore ha il diritto di conoscere in forma comprensibile i criteri generali di funzionamento dell’Ia utilizzati per esempio per la valutazione della prestazione dei dipendenti.
Prevedere esplicitamente l’intervento dell’uomo e dare la possibilità anche ai lavoratori di comprendere l’algoritmo che sta alla base dell’Intelligenza artificiale va di certo nella corretta direzione. Altra cosa è capire come nella pratica tutto ciò sarà possibile. Probabilmente si procederà per tentativi. E per fallimenti. La speranza è di accelerare per evitare che quello di Marghera (Venezia) sia il primo «strike» di posti di lavoro di una lunga serie.
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Keir Starmer (Ansa)
Secondo un documento di due diligence consegnato a Downing Street nel novembre 2024, il premier britannico sarebbe stato al corrente che i rapporti tra Mandelson ed Epstein continuarono anche dopo la prima condanna di quest’ultimo nel 2008, e «proseguirono tra il 2009 e il 2011». Il file afferma che la relazione iniziò quando Mandelson era ministro del Commercio e continuò anche dopo la fine del governo laburista. Nel documento si legge inoltre che Mandelson «soggiornò nella casa di Epstein mentre questo era in prigione nel giugno 2009». Ciò significa che Starmer era stato avvertito dei legami personali tra Mandelson ed Epstein almeno fino al 2011, ma decise comunque di nominarlo.
Inoltre, il consigliere per la sicurezza nazionale del Regno Unito, Jonathan Powell, giudicò come «stranamente affrettata» la nomina politica ad ambasciatore negli Usa di Mandelson. La dichiarazione di Powell risulta dal resoconto di una telefonata avuta a suo tempo col consulente legale del primo ministro, Mike Ostheimer. Da un documento emerge poi che Mandelson suggerì a Starmer di usare il leader del partito Reform Uk, Nigel Farage, per «migliorare i collegamenti del Regno Unito con l’amministrazione Trump».
All’epoca dei fatti Starmer fu anche informato dei legami di Mandelson con la Russia prima della sua nomina ad ambasciatore. Nel dossier viene citato un articolo del Daily Mail che ricorda come Mandelson fosse direttore non esecutivo del conglomerato russo Sistema. La società è l’azionista di maggioranza di Rti, azienda di tecnologia militare che produce radar e sistemi di comunicazione satellitare per il sistema russo di allerta precoce dei missili terrestri. Il presidente del gruppo era Yevgeny Primakov, alleato del presidente russo, Vladimir Putin, ed ex primo ministro russo. Il documento sottolinea inoltre che Mandelson rimase nel consiglio fino a giugno 2017, anni dopo l’annessione della Crimea nel 2014. Queste informazioni erano state incluse nel dossier consegnato a Downing Street prima della decisione sulla nomina.
In un file, risalente a dicembre 2024, si cita Mandelson mentre afferma, contrariamente alla politica del governo britannico, che Farage «non si può ignorare, è un membro del Parlamento eletto» e «una testa di ponte sia verso il presidente Trump sia verso Elon Musk e altri». Mandelson avrebbe aggiunto che «l’interesse nazionale viene servito nei modi più strani e meravigliosi». Il documento menziona anche interrogativi sul suo rapporto con l’ex finanziere condannato per pedofilia e traffico sessuale.
Mandelson, avrebbe organizzato nel maggio 2002 un incontro tra Epstein, e l’allora premier britannico, Tony Blair. In un memo inviato prima dell’incontro del 14 maggio 2002, il segretario privato di Blair, Matthew Rycroft, descriveva Epstein come «molto ricco» e «vicino al Duca di York», ricordando che possedeva una casa da 30 milioni di dollari a New York, un ranch di 10.000 acri nel New Mexico e una villa a Palm Beach. Come si legge nel documento, «Peter dice che Epstein ora viaggia con Clinton e Clinton vuole che tu lo incontri», ritenendo utile discutere con lui di «scienza» e di «tendenze economiche e monetarie internazionali». La nota ricordava anche i legami di Epstein con il principe Andrea, incontrato tramite Ghislaine Maxwell, e le sue visite a Sandringham e Windsor.
Ma i colpi di scena potrebbero essere solo all’inizio e potrebbero arrivare anche da oltreoceano. Un hacker straniero avrebbe tentato una sorta di Epsteinleaks, cercando di accedere ai files originali (e non censurati) dell’indagine Fbi su Epstein. L'incursione informatica è avvenuta tre anni fa presso l’ufficio di New York del Federal Bureau, secondo una fonte informata e documenti del Dipartimento di Giustizia recentemente pubblicati e visionati da Reuters. In una dichiarazione, l’Fbi ha affermato che quello che ha definito un «cyber incident» è stato «un episodio isolato».
«L’Fbi ha limitato l’accesso all’attore malevolo e ha ripristinato la rete. L’indagine rimane in corso, quindi al momento non abbiamo ulteriori commenti da fornire», è la scarna dichiarazione trapelata, ma al momento non è chiaro se e quali files l’hacker abbia trafugato. Secondo la fonte, l’intrusione sembrerebbe essere stata opera di un cybercriminale piuttosto che di un governo straniero. «Chi non cercherebbe di mettere le mani sui file Epstein se fossi i russi o qualcuno interessato al kompromat?» Ha detto Jon Lindsay, ricercatore sulle tecnologie emergenti e la sicurezza globale al Georgia Institute of Technology.
L’hackeraggio sarebbe avvenuto dopo che un server del Child Exploitation Forensic Lab dell’ufficio Fbi di New York è stato involontariamente lasciato vulnerabile dall’agente speciale Aaron Spivack, mentre cercava di orientarsi nelle procedure dell’agenzia per la gestione delle prove digitali, secondo la fonte e i documenti. Una cronologia redatta dallo stesso Spivack, inclusa nel vasto archivio di documenti su Epstein pubblicati quest’anno, indica che l’intrusione è avvenuta il 12 febbraio 2023. La violazione sarebbe stata scoperta il giorno successivo, quando l’agente ha acceso il computer e ha trovato un file testuale che avvertiva che la rete era stata compromessa.
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