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2022-03-08
Le 7 città italiane da visitare in metro
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Napoli
Quella di Napoli è la più antica del Paese: inaugurata nel 1925 per collegare il quartiere periferico di Bagnoli con Via Gianturco, tocca i punti principali del capoluogo campano. Nonostante sia la più vecchia d’età, la metropolitana napoletana è oggi la più moderna e artistica tra quelle italiane e vale la pena prenderla almeno una volta anche solo per questo.
Sono infatti fioccati diversi riconoscimenti, soprattutto per la famosa fermata Toledo, definita dal CNN la “stazione più impressionante d’Europa”. Progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, è nota soprattutto per la Galleria del Mare, con i suoi mosaici a tema marino.
Ma la creatività con cui è stata allestita questa fermata si sviluppa su più livelli: mentre si sale per raggiungere la celeberrima via che le ha dato il nome, è possibile ammirare i mosaici di William Kentridge, l’opera “Men at work” (che omaggia gli operai che hanno lavorato alla costruzione della metropolitana) e “Razza umana”, opera fotografica di Oliviero Toscani. Ma anche “Engiadina”, mosaico in pietra e ceramica di Vietri a opera di Francesco Clemente (1952); “The Flying – Le tre finestre”, di Ilya ed Emilia Kabacov; “Il teatro è vita. La vita è teatro – Don’t ask where the love is gone”, 9 ritratti in bianco e nero dell’artista Shirin Neshat. Infine “Molten copper poured on the rim of the bay of Naples”, lettere in pvc su pannelli, create dall’artista Lawrence Weiner.
La fermata Toledo fa parte della linea 1, quella che collega il centro cittadino al Vomero. La linea 6, invece, corre in superficie e ha solo 4 stazioni.
Per cominciare a conoscere Napoli, suggeriamo di salire a bordo della prima, partendo proprio dalla zona della fermata Toledo: i Quartieri Spagnoli, Piazza del Plebiscito e tutte le vie del cuore pulsante della città.
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Dormire a Napoli
- LH51 B&B, Via Colonnello Carlo Lahalle 51: struttura nuovissima in posizione nevralgica;
- B&B May Dream, Corso Meridionale 39: camere molto curate a 10 minuti dalla stazione centrale.
Mangiare a Napoli
- Tandem Ragù, Via Giovanni Paladino 51: ottimo ragù in tutte le salse (è il caso di dirlo);
- È Pronto O Mangia’, Via Cesare Rosaroli 65: pesce fresco e ottime linguine al cartoccio;
- Trattoria Nannì, Via Tommaso Senise 2/3/4: piatti semplici, a partire dall’ottimo pane.
Roma

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Nella capitale venne costruita la seconda metropolitana in ordine di tempo: era il 1955 quando fu inaugurata la linea Termini - E42, oggi conosciuta come linea B.
Certo, Roma non può vantarsi della sua metropolitana: anche a causa dei reperti archeologici di cui i sotterranei sono colmi, le linee sono solo 3 e piuttosto vetuste, a esclusione di qualche treno.
La migliore (quanto a estetica, servizi e zone coperte) è la A: tra i capolinea di Anagnina e Battistini si stende la maggior parte delle bellezze romane, anche se il simbolo di Rom (il Colosseo) si trova esattamente di fronte all’omonima uscita della B. C’è poi la C, in verità più utile agli abitanti che non ai turisti, salvo alcune zone di interesse collettivo, come il quartiere Pigneto.
Snodo principale delle prime due linee è la stazione Termini, dov’è possibile fare il cambio dall’una all’altra. Se si vuole visitare l’immenso centro storico della Città Eterna, conviene dunque munirsi di biglietto giornaliero (e scarpe da ginnastica) e saltare da Piazza di Spagna a Piazza del Popolo (fermata Flaminio), da Colosseo a Circo Massimo. Consigliamo di dedicare una giornata alla linea A e una alla B, per massimizzare il tempo.
Dormire a Roma
- DNB House Hotel, Via Cavour 85/a: un posto accogliente situato nel caratteristico Rione Monti, tra la Stazione Termini e il Colosseo;
- Bloom Hotel Rome, Via Giuseppe Missori 19: hotel dall’arredamento molto originale, a due passi dal Vaticano.
Mangiare a Roma
- Il Salotto del Colosseo, Via di S. Giovanni in Laterano 42: molto buono anche il pesce;
- Contrario. Vineria con Cucina, Via Ostilia 22: pasta fatta in casa e buoni piatti di pesce;
- Bono Bottega Nostrana - Piazza di Spagna, Largo della Fontanella di Borghese 85: assolutamente da provare i panini.
Milano

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Milano è la terza in ordine di tempo: la metropolitana ha quasi 60 anni. La sua babele di linee, divise per colori (rossa, verde, gialla, lilla e blu), servono in maniera efficiente tutta la città.
Tale divisione è anche simbolica. Si può dire che la M1 (linea rossa) sia quella adibita ai luoghi di lavoro, collegando il Duomo alla Fiera di Milano. Il cuore della città è toccato invece dalla verde, dalla gialla e dalla lilla.
Se, per esempio, volete lustrarvi gli occhi in Via Montenapoleone, dovete prendere la gialla, che passa anche dal Duomo. Da qui (ossia dalla cattedrale dell’arcidiocesi milanese) è possibile raggiungere a piedi Galleria Vittorio Emanuele II, il Teatro alla Scala, Il Castello Sforzesco, Parco Sempione e altre centralissime zone, Navigli inclusi (se si ha ancora energia).
Dormire a Milano
- Rooms Milano Duomo, Passaggio degli Osii 1: stanze estremamente accoglienti a breve distanza dal Duomo;
- Combo Milano, Ripa di Porta Ticinese 83: un luogo di design ai Navigli.
Mangiare a Milano
- Vero Sapore Greco, Via delle Ore 2: ottimo ristorante greco in cui mangiare pita gyros a volontà;
- Spazio Niko Romito Ristorante, 4° Piano de Il Mercato del Duomo, Piazza del Duomo, Galleria Vittorio Emanuele II, 1: ottime materie prime per un ristorante con vista sul Duomo;
- Aethos Kitchen, Piazza Ventiquattro Maggio 8: vale la pena anche solo per il risotto funghi e tartufo.
Genova

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Quella di Genova è una metropolitana leggera, vale a dire un mezzo con minor frequenza rispetto alla metropolitana classica. C’è solo 1 linea, che copre 8 stazioni e collega il centro storico al quartiere di Rivarolo.
Nata nel 1990, offre la possibilità di fermarsi nei luoghi più interessanti del capoluogo ligure. In particolare, le fermate De Ferrari e San Giorgio: la prima prende il nome dalla piazza, cuore di Genova che comprende il Palazzo Ducale, Via XX Settembre e il Teatro Carlo Felice. La fermata San Giorgio, invece, si inoltra nella zona del porto antico, laddove sorgono l’omonimo palazzo e il celeberrimo Acquario.
Dormire a Genova
- L’Ancora Luxury Apartment, Molo Ponte Francesco Morosini 10/6: un monolocale dotato di tutti i comfort;
- Pippi’s Aquarium Home with A/C, Via del Campo 5, int. 1: appartamento in posizione perfetta per visitare la città.
Mangiare a Genova
- Zimino, Vico delle Scuole Pie 4: piatti della tradizione culinaria ligure;
- Mangiabuono, Vico Vegetti 3 R: da provare la calamarata con le acciughe fresche;
- Da Leccarsi i Baffi, Piazza Cavour 91r: ottimo l’antipasto di fritto e verdure.
Catania

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Nel 1999 nasce la metropolitana di Catania, gestita dalla Ferrovia Circumetnea. È una delle metropolitane più moderne del Paese e, con 11 stazioni, copre circa 8,8 km, dal centro storico al quartiere di Nesima.
Per arrivare nel cuore della città, bisogna scendere alla fermata Stesicoro, che è anche uno dei capolinea. Qui si trova proprio l’area del Barocco catanese e qui si trovano le zone di maggior interesse, dall’omonima piazza all’anfiteatro romano, da Via Etnea a Villa Bellini.
Dormire a Catania
- Strange Apartment, via Giuseppe Terranova 20: struttura molto bella e vicina al centro
- Duomo Luxury Suite Catania, Via Erasmo Merletta 19: camere dotate di idromassaggio.
Mangiare a Catania
- Mm!! Trattoria, Via Pardo 34: da provare la caponata di polpo;
- Putì, Via Sant’Euplio 108: pesce freschissimo;
- Trattoria Il Mare, Via San Michele 7: piatti casalinghi in una trattoria tipica.
Torino

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La metropolitana di Torino - la prima totalmente automatica - è stata inaugurata nel 2006. Come quella di Genova, è del tipo “leggera” e si estende per 15 km.
Le fermate sono ben 23. I capolinea Fermi e Lingotto. La fermata Porta Nuova è quella che consente di vistare il centro del capoluogo piemontese. Da lì ai luoghi simbolo come i Musei Reali e la Mole Antonelliana non occorre poi troppa pazienza.
Dormire a Torino
- Open Space in Turin, Via Pietro Egidi 6: gentilezza, pulizia, centralità;
- Alloggio Fronte Egizio, Via Maria Vittoria 2: begli appartamenti vicinissimi al Museo Egizio.
Mangiare a Torino
- Antica Bruschetteria Pautasso, Piazza Emanuele Filiberto, 4: ottima la bagna càuda;
- Fratelli Bruzzone Trattoria, Via Maria Vittoria 34/a: ottimi gli agnolotti burro e salvia;
- La Via del Sale, Via S. Francesco da Paola, 2: cucina piemontese e ligure.
Brescia

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Ultima per data di costruzione la metro leggera di Brescia, inaugurata nel 2013. Interamente automatica, come quella di Torino, è lunga 13,7 km. 17 le stazioni, di cui la principale è Vittoria, situata nell’omonima piazza.
Da qui si può partire per esplorare la città, con le sue piazze della Loggia e “dei due Duomi”, il Tempio Capitolino, il castello, le chiese, il Teatro Grande e la città sotterranea. Insomma, Brescia è indubbiamente una città da esplorare in lungo e in largo.
Dormire a Brescia
- B&B Hotel Brescia, Piazzale Cremona 20: camere ampie a due passi dal centro;
- Centro Paolo VI, Via Gezio Calini 30: struttura d’epoca con stanze sontuose.
Mangiare a Brescia
- La Vineria, Via X Giornate, 4: da provare i casoncelli bresciani al brasato;
- Osteria Enrico VIII° Al Pintù dal 1908, Vicolo Sant'Agostino, 7/a: ottimo lo stracotto al vino rosso;
- Casa Nani, Via Antiche Mura, 5: spicca la pasta cacio e pepe.
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Quante sono le città italiane dotate di metropolitana? Poche, ma «di sostanza»: a Milano, Roma, Napoli, Torino, Brescia, Catania e Genova possiamo organizzare viaggi brevi ma intensi, grazie alla presenza di un mezzo in grado di farci percorrere grandi distanze in poco tempo. Napoli Quella di Napoli è la più antica del Paese: inaugurata nel 1925 per collegare il quartiere periferico di Bagnoli con Via Gianturco, tocca i punti principali del capoluogo campano. Nonostante sia la più vecchia d’età, la metropolitana napoletana è oggi la più moderna e artistica tra quelle italiane e vale la pena prenderla almeno una volta anche solo per questo. Sono infatti fioccati diversi riconoscimenti, soprattutto per la famosa fermata Toledo, definita dal CNN la “stazione più impressionante d’Europa”. Progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, è nota soprattutto per la Galleria del Mare, con i suoi mosaici a tema marino. Ma la creatività con cui è stata allestita questa fermata si sviluppa su più livelli: mentre si sale per raggiungere la celeberrima via che le ha dato il nome, è possibile ammirare i mosaici di William Kentridge, l’opera “Men at work” (che omaggia gli operai che hanno lavorato alla costruzione della metropolitana) e “Razza umana”, opera fotografica di Oliviero Toscani. Ma anche “Engiadina”, mosaico in pietra e ceramica di Vietri a opera di Francesco Clemente (1952); “The Flying – Le tre finestre”, di Ilya ed Emilia Kabacov; “Il teatro è vita. La vita è teatro – Don’t ask where the love is gone”, 9 ritratti in bianco e nero dell’artista Shirin Neshat. Infine “Molten copper poured on the rim of the bay of Naples”, lettere in pvc su pannelli, create dall’artista Lawrence Weiner. La fermata Toledo fa parte della linea 1, quella che collega il centro cittadino al Vomero. La linea 6, invece, corre in superficie e ha solo 4 stazioni. Per cominciare a conoscere Napoli, suggeriamo di salire a bordo della prima, partendo proprio dalla zona della fermata Toledo: i Quartieri Spagnoli, Piazza del Plebiscito e tutte le vie del cuore pulsante della città. iStock Dormire a Napoli LH51 B&B, Via Colonnello Carlo Lahalle 51: struttura nuovissima in posizione nevralgica; B&B May Dream, Corso Meridionale 39: camere molto curate a 10 minuti dalla stazione centrale. Mangiare a Napoli Tandem Ragù, Via Giovanni Paladino 51: ottimo ragù in tutte le salse (è il caso di dirlo); È Pronto O Mangia’, Via Cesare Rosaroli 65: pesce fresco e ottime linguine al cartoccio; Trattoria Nannì, Via Tommaso Senise 2/3/4: piatti semplici, a partire dall’ottimo pane. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="roma" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Roma iStock Nella capitale venne costruita la seconda metropolitana in ordine di tempo: era il 1955 quando fu inaugurata la linea Termini - E42, oggi conosciuta come linea B.Certo, Roma non può vantarsi della sua metropolitana: anche a causa dei reperti archeologici di cui i sotterranei sono colmi, le linee sono solo 3 e piuttosto vetuste, a esclusione di qualche treno.La migliore (quanto a estetica, servizi e zone coperte) è la A: tra i capolinea di Anagnina e Battistini si stende la maggior parte delle bellezze romane, anche se il simbolo di Rom (il Colosseo) si trova esattamente di fronte all’omonima uscita della B. C’è poi la C, in verità più utile agli abitanti che non ai turisti, salvo alcune zone di interesse collettivo, come il quartiere Pigneto.Snodo principale delle prime due linee è la stazione Termini, dov’è possibile fare il cambio dall’una all’altra. Se si vuole visitare l’immenso centro storico della Città Eterna, conviene dunque munirsi di biglietto giornaliero (e scarpe da ginnastica) e saltare da Piazza di Spagna a Piazza del Popolo (fermata Flaminio), da Colosseo a Circo Massimo. Consigliamo di dedicare una giornata alla linea A e una alla B, per massimizzare il tempo.Dormire a RomaDNB House Hotel, Via Cavour 85/a: un posto accogliente situato nel caratteristico Rione Monti, tra la Stazione Termini e il Colosseo;Bloom Hotel Rome, Via Giuseppe Missori 19: hotel dall’arredamento molto originale, a due passi dal Vaticano.Mangiare a RomaIl Salotto del Colosseo, Via di S. Giovanni in Laterano 42: molto buono anche il pesce;Contrario. Vineria con Cucina, Via Ostilia 22: pasta fatta in casa e buoni piatti di pesce;Bono Bottega Nostrana - Piazza di Spagna, Largo della Fontanella di Borghese 85: assolutamente da provare i panini. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="milano" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Milano iStock Milano è la terza in ordine di tempo: la metropolitana ha quasi 60 anni. La sua babele di linee, divise per colori (rossa, verde, gialla, lilla e blu), servono in maniera efficiente tutta la città.Tale divisione è anche simbolica. Si può dire che la M1 (linea rossa) sia quella adibita ai luoghi di lavoro, collegando il Duomo alla Fiera di Milano. Il cuore della città è toccato invece dalla verde, dalla gialla e dalla lilla.Se, per esempio, volete lustrarvi gli occhi in Via Montenapoleone, dovete prendere la gialla, che passa anche dal Duomo. Da qui (ossia dalla cattedrale dell’arcidiocesi milanese) è possibile raggiungere a piedi Galleria Vittorio Emanuele II, il Teatro alla Scala, Il Castello Sforzesco, Parco Sempione e altre centralissime zone, Navigli inclusi (se si ha ancora energia).Dormire a MilanoRooms Milano Duomo, Passaggio degli Osii 1: stanze estremamente accoglienti a breve distanza dal Duomo;Combo Milano, Ripa di Porta Ticinese 83: un luogo di design ai Navigli.Mangiare a MilanoVero Sapore Greco, Via delle Ore 2: ottimo ristorante greco in cui mangiare pita gyros a volontà;Spazio Niko Romito Ristorante, 4° Piano de Il Mercato del Duomo, Piazza del Duomo, Galleria Vittorio Emanuele II, 1: ottime materie prime per un ristorante con vista sul Duomo;Aethos Kitchen, Piazza Ventiquattro Maggio 8: vale la pena anche solo per il risotto funghi e tartufo. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="genova" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Genova iStock Quella di Genova è una metropolitana leggera, vale a dire un mezzo con minor frequenza rispetto alla metropolitana classica. C’è solo 1 linea, che copre 8 stazioni e collega il centro storico al quartiere di Rivarolo.Nata nel 1990, offre la possibilità di fermarsi nei luoghi più interessanti del capoluogo ligure. In particolare, le fermate De Ferrari e San Giorgio: la prima prende il nome dalla piazza, cuore di Genova che comprende il Palazzo Ducale, Via XX Settembre e il Teatro Carlo Felice. La fermata San Giorgio, invece, si inoltra nella zona del porto antico, laddove sorgono l’omonimo palazzo e il celeberrimo Acquario.Dormire a GenovaL’Ancora Luxury Apartment, Molo Ponte Francesco Morosini 10/6: un monolocale dotato di tutti i comfort;Pippi’s Aquarium Home with A/C, Via del Campo 5, int. 1: appartamento in posizione perfetta per visitare la città.Mangiare a GenovaZimino, Vico delle Scuole Pie 4: piatti della tradizione culinaria ligure;Mangiabuono, Vico Vegetti 3 R: da provare la calamarata con le acciughe fresche;Da Leccarsi i Baffi, Piazza Cavour 91r: ottimo l’antipasto di fritto e verdure. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="catania" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Catania iStock Nel 1999 nasce la metropolitana di Catania, gestita dalla Ferrovia Circumetnea. È una delle metropolitane più moderne del Paese e, con 11 stazioni, copre circa 8,8 km, dal centro storico al quartiere di Nesima.Per arrivare nel cuore della città, bisogna scendere alla fermata Stesicoro, che è anche uno dei capolinea. Qui si trova proprio l’area del Barocco catanese e qui si trovano le zone di maggior interesse, dall’omonima piazza all’anfiteatro romano, da Via Etnea a Villa Bellini.Dormire a Catania- Strange Apartment, via Giuseppe Terranova 20: struttura molto bella e vicina al centroDuomo Luxury Suite Catania, Via Erasmo Merletta 19: camere dotate di idromassaggio.Mangiare a CataniaMm!! Trattoria, Via Pardo 34: da provare la caponata di polpo;Putì, Via Sant’Euplio 108: pesce freschissimo;Trattoria Il Mare, Via San Michele 7: piatti casalinghi in una trattoria tipica. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="torino" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Torino iStock La metropolitana di Torino - la prima totalmente automatica - è stata inaugurata nel 2006. Come quella di Genova, è del tipo “leggera” e si estende per 15 km.Le fermate sono ben 23. I capolinea Fermi e Lingotto. La fermata Porta Nuova è quella che consente di vistare il centro del capoluogo piemontese. Da lì ai luoghi simbolo come i Musei Reali e la Mole Antonelliana non occorre poi troppa pazienza.Dormire a TorinoOpen Space in Turin, Via Pietro Egidi 6: gentilezza, pulizia, centralità;Alloggio Fronte Egizio, Via Maria Vittoria 2: begli appartamenti vicinissimi al Museo Egizio.Mangiare a TorinoAntica Bruschetteria Pautasso, Piazza Emanuele Filiberto, 4: ottima la bagna càuda;Fratelli Bruzzone Trattoria, Via Maria Vittoria 34/a: ottimi gli agnolotti burro e salvia;La Via del Sale, Via S. Francesco da Paola, 2: cucina piemontese e ligure. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="brescia" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Brescia iStock Ultima per data di costruzione la metro leggera di Brescia, inaugurata nel 2013. Interamente automatica, come quella di Torino, è lunga 13,7 km. 17 le stazioni, di cui la principale è Vittoria, situata nell’omonima piazza.Da qui si può partire per esplorare la città, con le sue piazze della Loggia e “dei due Duomi”, il Tempio Capitolino, il castello, le chiese, il Teatro Grande e la città sotterranea. Insomma, Brescia è indubbiamente una città da esplorare in lungo e in largo.Dormire a BresciaB&B Hotel Brescia, Piazzale Cremona 20: camere ampie a due passi dal centro;Centro Paolo VI, Via Gezio Calini 30: struttura d’epoca con stanze sontuose.Mangiare a BresciaLa Vineria, Via X Giornate, 4: da provare i casoncelli bresciani al brasato;Osteria Enrico VIII° Al Pintù dal 1908, Vicolo Sant'Agostino, 7/a: ottimo lo stracotto al vino rosso;Casa Nani, Via Antiche Mura, 5: spicca la pasta cacio e pepe.
Ansa
A Zenica gli azzurri cadono ai rigori dopo l’1-1 nei tempi regolamentari. Decisivi gli errori dal dischetto di Esposito e Cristante. Per l’Italia è la terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale: un dato che conferma una difficoltà ormai strutturale.
Psicodramma. Disfatta. Delusione. Fallimento. Maledizione. Si potrebbe andare avanti a oltranza per descrivere lo stato d’animo che accompagna la terza mancata qualificazione a un Mondiale della Nazionale. E invece è sufficiente dire che l’Italia si è sciolta, di nuovo, come neve al sole, nonostante il clima rigido di Zenica. E così dopo non essere andati in Russia nel 2018, in Qatar nel 2022, la prossima estate non andremo nemmeno in Usa, Canada e Messico. In principio fu la Svezia. Poi toccò alla Macedonia del Nord. E ora la Bosnia. Con l’unica differenza che stavolta la sofferenza si è prolungata per 120 minuti più i calci di rigore.
A decidere la finale playoff a Zenica sono stati infatti i tiri dal dischetto dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. Il match era partito come previsto, con l'Italia costretta subito a fare i conti con l’impatto emotivo del Bilino Polje. La Bosnia aggredisce, spinge, si appoggia sull’entusiasmo del pubblico e nei primi minuti prova a mettere pressione soprattutto sugli esterni. Gli azzurri reggono senza scomporsi, ma faticano a prendere il controllo del gioco.
Il primo squillo è dei padroni di casa, con Demirovic che calcia centralmente, senza creare problemi a Donnarumma. È un segnale però della direzione della partita: ritmo alto, pochi spazi e Italia più attenta a non concedere che a costruire. La svolta, almeno iniziale, arriva al quarto d’ora ed è figlia di un errore. Vasilj sbaglia un disimpegno elementare e consegna il pallone a Barella, che serve immediatamente Kean. L’attaccante non sbaglia e porta avanti l’Italia, gelando uno stadio che fino a quel momento aveva spinto con continuità. Il vantaggio però non cambia davvero l’inerzia. La Bosnia continua a giocare con intensità, costruisce occasioni soprattutto su cross e seconde palle, mentre Donnarumma è chiamato più volte a intervenire, prima su Basic e poi in uscita bassa sugli sviluppi da corner. L’episodio che rimette tutto in discussione arriva nel finale di primo tempo: Bastoni interviene in scivolata su Memic lanciato verso la porta e viene espulso. Una decisione che cambia la partita, costringe Gattuso a ridisegnare l’assetto e restituisce alla Bosnia entusiasmo e campo.
Nella ripresa lo scenario è inevitabile: Italia schiacciata, Bosnia stabilmente nella metà campo azzurra. L’ingresso dei nuovi giocatori dà ulteriore energia ai padroni di casa, che alzano il baricentro e trasformano la partita in un assedio continuo. Eppure, proprio nel momento più difficile, l’Italia ha le occasioni per chiuderla. Kean scappa via in campo aperto ma non trova la porta davanti a Vasilj. Poco dopo Pio Esposito, su assist di Palestra, calcia alto da posizione favorevole. Poi è Dimarco a non concretizzare un’altra situazione potenzialmente decisiva. Tre opportunità nitide che restano lì, non sfruttate.
Il prezzo arriva a dieci minuti dalla fine. Su un pallone messo in area, Dzeko riesce a colpire da distanza ravvicinata, Donnarumma respinge come può ma lascia il pallone vivo e Tabakovic è il più rapido ad avventarsi. È l’1-1 che riporta tutto in equilibrio, ma soprattutto che certifica il momento della partita: Bosnia in spinta, Italia in difficoltà numerica e fisica. Nel finale dei tempi regolamentari e poi nei supplementari, la gara resta aperta ma bloccata. L’Italia prova a resistere e a ripartire quando può, la Bosnia continua a cercare il colpo decisivo, andando anche vicina al gol con Tahirovic nel secondo tempo supplementare. Si arriva così ai rigori, inevitabile conclusione di una partita giocata più sull’equilibrio e sugli episodi che sulla qualità. Dal dischetto la Bosnia è perfetta. L’Italia no. Esposito calcia alto il primo rigore, Cristante colpisce la traversa. Errori che pesano più di tutto il resto e che consegnano la qualificazione ai padroni di casa.Un incantesimo che prosegue da 12 anni e che il nostro calcio proprio non riesce a spezzare.
La verità nuda e cruda con cui dobbiamo fare i conti, volenti o nolenti, è che soffriamo questo tipo di partite. Partite dove essere, o peggio sentirsi, superiori tecnicamente non basta. Abbiamo trascorso la vigilia a dividerci tra chi ha criticato quel gruppetto di azzurri sorpresi a festeggiare l’incrocio con la Bosnia anziché con il Galles e chi, al contrario, sosteneva che dopotutto era meglio così, perché vuoi mettere andare al Millennium Stadium di Cardiff e giocare davanti a 80.000 spettatori contro una squadra 37ª nel ranking Fifa? Certo, la Bosnia è 66ª, ma se è vero che il ranking è veritiero rispetto alla forza reale delle squadre, è altrettanto vero che l’Italia è 12ª (fino a stasera) in questa classifica e quindi non dovrebbe temere né l’una né l’altra. Ma quando sei assente dalla madre di tutte le competizioni calcistiche e non solo, succede questo. E non perché qualcuno lo aveva detto prima o perché è troppo semplice parlare con il senno del poi. Ma perché il calcio non è mai una scienza esatta e questo lo si sa da oltre un secolo.
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Lapo Elkann (Ansa)
Non proprio un esilio, ma un manifesto di stile come spiega in un intervista al Luzerner Zeitung. «Ogni città apparteneva a una fase della mia vita. A 25 anni Lucerna non sarebbe stato il posto giusto. Oggi sì». Insomma meno lunghe notti con amici non sempre presentabili e più albe sul lago.
E qui arriva la cartolina del Mulino Bianco: moglie portoghese, Joana Lemos, e un San Bernardo da 85 chili di nome Everest a presidiare la svolta esistenziale. «Quando guardiamo lago e montagne al mattino, è molto più piacevole che a New York». Le montagne come alternativa ai grattacieli.
Un trasferimento per stare lontano dal fisco? Ma quando mai. «Forse altri luoghi sarebbero stati più convenienti, ma abbiamo scelto un posto che ci rende felici». Il portafoglio non c’entra: conta il pasto dell’anima.
Poi però l’intervista cambia tono. Perché Commissione europea e industria dell’auto sono temi che, in famiglia, non si trattano mai davvero da semplici osservatori. E infatti Lapo affonda: «A mio avviso, la Commissione europea ha commesso gravi errori e ha contribuito alla crisi». Innesta il turbo contro Green deal: «Spingendo l’elettrificazione in modo troppo aggressivo, l’Europa ha distrutto il proprio vantaggio competitivo . Di fatto ha aiutato la Cina». Non proprio una carezza. Piuttosto un’accusa che suona come un avviso ai naviganti: attenzione a fare i talebani del Green, perché il rischio è ritrovarsi senza industria. con le fabbriche chiuse e gli operai in piazza. «Non credo che i motori elettrici siano l’unica soluzione», aggiunge, mentre cita la Germania - ex locomotiva - oggi alle prese con «grandi sfide» e, soprattutto, con «cattiva regolamentazione» che ha prodotto «chiusure e licenziamenti».
Tra un attacco a Bruxelles e una passeggiata sul lago, resta una vena dichiaratamente tricolore. «Resto italiano», assicura. E si concede persino un momento da curva sud istituzionale: «Mi sono commosso fino alle lacrime quando è stato suonato l’inno alle Olimpiadi».
Non manca nemmeno un endorsement politico: applausi a Giorgia Meloni («ha fatto molto di buono per l’Italia») e stima per Sergio Mattarella. Un patriottismo a ventiquattro carati.
Il risultato è un ritratto perfettamente lapiano: cosmopolita ma sentimentale, critico ma affezionato, elitario ma con improvvise nostalgie da supermercato. E soprattutto libero - di cambiare casa, idea, latitudine.
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Ansa
Questa era costituita dall’art. 6, comma 2 bis del decreto legislativo n. 142/2015, nella parte in cui prevede che, qualora nei confronti dello straniero già trattenuto in un Cpr (Centro per il rimpatrio) in vista della sua espulsione dal territorio dello Stato sia stato disposto il trattenimento ad altro titolo, sostitutivo del primo, costituito dalla ritenuta pretestuosità della domanda di protezione internazionale da lui avanzata, e il relativo provvedimento non sia stato convalidato dal giudice, lo straniero non venga rilasciato ma resti trattenuto fino alla decisione sulla convalida dell’ulteriore provvedimento di trattenimento che, entro 48 ore dalla comunicazione della mancata convalida del precedente, il questore può adottare per taluna delle diverse ragioni previste dal comma 2 dello stesso, citato art. 6 del decreto legislativo n. 142/2015, tra le quali (come nel caso di specie) figura quella costituita dalla ritenuta pericolosità del soggetto desunta da precedenti condanne, anche non definitive. L’incostituzionalità di tale previsione - secondo la Cassazione, dalla quale era stata sollevata la relativa questione - derivava essenzialmente dal fatto che essa comportava il superamento del limite delle 96 ore complessive entro il quale, ai sensi dell’art. 13, secondo comma, della Costituzione, deve intervenire la convalida di qualsiasi provvedimento restrittivo della libertà personale adottato dall’autorità di pubblica sicurezza.
La Corte costituzionale non ha esaminato nel merito la suddetta questione, ma si è limitata a dichiararne l’inammissibilità per difetto di rilevanza ai fini della decisione che la Cassazione avrebbe dovuto adottare sul ricorso che, avverso la convalida del secondo provvedimento di trattenimento, era stato proposto dall’interessato; decisione il cui oggetto doveva essere soltanto la legittimità o meno di detta convalida e non anche l’avvenuto protrarsi del trattenimento fino al momento in cui essa era stata adottata. Nella parte finale della stessa sentenza, però («in cauda venenum») la Corte costituzionale ha chiaramente fatto capire che la medesima questione, se sollevata in un procedimento avente ad oggetto proprio la legittimità del protrarsi del trattenimento dopo la mancata convalida del primo provvedimento (quale proponibile, ad esempio, mediante un ricorso d’urgenza in sede civile) avrebbe buone probabilità di essere accolta. Di qui il suggerimento, da parte della stessa Corte, di un sollecito intervento del legislatore perché, pur perseguendo la legittima finalità di impedire un uso strumentale delle procedure in materia di protezione internazionale, venga assicurato il pieno rispetto delle esigenze di tutela della libertà personale a garanzia delle quali è posto l’articolo 13 della Costituzione.
Ad avviso di chi scrive il suggerimento meriterebbe, in questo caso, di essere accolto giacché, in effetti, la norma sospettata di incostituzionalità (introdotta nell’originario testo del decreto legislativo n. 142/2015 con un provvedimento di modifica emanato nello scorso anno), appare difficilmente conciliabile con il tassativo disposto dell’articolo 13, secondo comma, della Costituzione.
Il contrasto potrebbe, tuttavia, essere facilmente eliminato prevedendo, ad esempio, che, nel caso in cui già in partenza ricorrano tanto una o più delle condizioni indicate nell’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 142/2015, quanto l’ulteriore condizione, indicata nel successivo comma 3 e costituita dalla ritenuta pretestuosità della richiesta di protezione internazionale, il trattenimento del richiedente venga disposto con unico provvedimento, motivato con riferimento ad entrambe le condizioni e soggetto, quindi, ad un’unica procedura di convalida.
L’ occasione potrebbe essere, tuttavia, propizia per chiedersi se, più in generale, sia davvero imprescindibile modellare, come ora avviene, l’intera disciplina dei trattenimenti previsti, a vario titolo, dalle norme sull’immigrazione, secondo lo schema dettato dall’articolo 13 della Costituzione, nonostante che ciò non sia richiesto dalle direttive dettate dall’Unione europea. Tanto l’articolo 9 dell’ancora vigente direttiva n. 33/2013 quanto l’articolo 11 di quella n. 1346/2024, applicabile a partire dal 12 giugno 2026, prevedono, infatti, espressamente, che, ai fini del controllo giurisdizionale sui provvedimenti che dispongono il trattenimento di stranieri in apposite strutture, in attesa della definizione della loro posizione, possano prevedersi, in alternativa a procedure d’ufficio - quali sono, in Italia, quelle di convalida modellate sull’articolo 13 della Costituzione - procedure da attivarsi solo su richiesta dell’interessato e da definirsi entro determinati, ristretti termini. Procedure, quelle ora dette, che, peraltro, sarebbero perfettamente in linea anche con l’articolo 6 della Cedu (Convenzione europea sui diritti dell’uomo) recepita in Italia con la legge n. 848/1955, in base al quale solo chi sia stato arrestato per essere messo a disposizione di un’autorità giudiziaria dev’essere «al più presto» condotto davanti a quest’ultima per l’esame della sua posizione mentre in ogni altro caso di privazione della libertà personale, ivi compreso quello dell’arresto o della detenzione di uno straniero nei cui confronti sia in corso un procedimento di espulsione (lett. F), è solo previsto «il diritto di presentare un ricorso davanti ad un tribunale».
Non sembra potersi dubitare che prevedere la sola possibilità di un tale ricorso da parte dell’interessato in luogo della procedura obbligatoria di convalida, da attivarsi d’ufficio e da concludersi entro ristrettissimi limiti temporali, a pena di caducazione dei provvedimenti di trattenimento, gioverebbe non poco alla efficacia del sistema di controllo dell’immigrazione irregolare. Né sembra potersi dire che in tal modo si creerebbe inevitabilmente un contrasto con l’articolo 13 della Costituzione. Va infatti osservato, a quest’ultimo riguardo, che l’articolo 117 della Costituzione pone sullo stesso piano, nel fissare gli obblighi cui deve attenersi il legislatore ordinario, il rispetto della Costituzione e quello «dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali». Ne deriva che una norma ordinaria che si attenga a quanto previsto dalle direttive europee e dalla Cedu non potrebbe mai essere ritenuta contraria alla Costituzione salvo il caso (stando alla teoria dei cosiddetti «controlimiti» elaborata proprio dalla Corte costituzionale) in cui cozzi manifestamente con taluno dei principi costituzionali da considerarsi come fondamentali e inderogabili. E non sembra che tra essi possano comprendersi le modalità ed i termini stabiliti dall’articolo 13 della Costituzione ai fini del controllo giudiziario sui provvedimenti limitativi della libertà personale adottati dall’autorità di pubblica sicurezza, quando quel controllo, in determinate materie disciplinate da fonti comunitarie o convenzionali, sia, comunque, adeguatamente assicurato ad eventuale iniziativa dell’interessato.
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«Non abbiam bisogno di parole» (Netflix)
Quel film, poi, avrebbe fatto il giro del mondo, accolto con meno clamore e lacrime di quelle riscosse in patria, ma con gli stessi sorrisi. Un po' dolci e inebetiti, quei sorrisi che, un decennio più tardi, sarebbero comparsi sui volti della dirigenza Netflix, inducendola a produrre una versione inedita de La famiglia Bélier, una versione italiana.
Non abbiam bisogno di parole, disponibile online a partire da venerdì 3 aprile, è pressoché identico al corrispettivo francese. E, come l'originale, porta chi guardi all'interno di una famiglia unica, dove le parole non sono chiamate a codificare (e decodificare) la comunicazione. La famiglia Musso è fatta di genitori affetti da una sordità profonda. Non parlano, né esiste apparecchio che possa aiutarli a farlo. I due comunicano a gesti e sono questi gesti che hanno insegnato ai figli. Uno, come loro affetto da sordità profonda. L'altra, dotata di un udito e di una capacità linguistica ordinaria. Elettra, all'interno della famiglia Musso, è l'unica persona che possa capire e parlare, e a lei i genitori, proprietari di una fattoria, hanno demandato i rapporti con l'esterno. Elettra, pur studentessa in un liceo, gestisce gli affari della fattoria, i rapporti con i commercianti. Vende, tratta, parla. E, intanto, cerca di trovare una propria strada nel mondo.
Pensava avrebbe finito per vivere in eterno con i genitori, così da arrivare dove loro non possono. Invece, l'incontro fortuito con un'insegnante di canto - Serena Rossi, nella pellicola di Netflix - le spariglia le carte. Elettra, una Sarah Toscano al suo esordio da attrice, scopre di avere una voce fuori dal comune, un talento immenso. Sembra nata per cantare, ed è questo che cerca di spiegare ai genitori, scegliendo da sé di sostenere un provino per entrare all'interno di una scuola di canto. Se la prendessero, si trasferirebbe altrove, la valigia piena di sogni che mamma e papà, in prima battuta, non paiono capire. Elettra piange, s'arrabbia e dispera. I Musso storcono il naso, la accusano di abbandono, di incuria, di non avere a cuore l'interesse della famiglia. Poi, come spesso accade nelle commedie di genere, fanno retromarcia e con Elettra si incontrano a metà strada, dove ha luogo il compromesso. Un'epifania in musica, più trascinante di quella che ha segnato La Famiglia Bélier accompagna Non abbiam bisogno di parole, leggero e trascinante come solo i musical sanno essere.
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