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2022-03-08
Le 7 città italiane da visitare in metro
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Napoli
Quella di Napoli è la più antica del Paese: inaugurata nel 1925 per collegare il quartiere periferico di Bagnoli con Via Gianturco, tocca i punti principali del capoluogo campano. Nonostante sia la più vecchia d’età, la metropolitana napoletana è oggi la più moderna e artistica tra quelle italiane e vale la pena prenderla almeno una volta anche solo per questo.
Sono infatti fioccati diversi riconoscimenti, soprattutto per la famosa fermata Toledo, definita dal CNN la “stazione più impressionante d’Europa”. Progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, è nota soprattutto per la Galleria del Mare, con i suoi mosaici a tema marino.
Ma la creatività con cui è stata allestita questa fermata si sviluppa su più livelli: mentre si sale per raggiungere la celeberrima via che le ha dato il nome, è possibile ammirare i mosaici di William Kentridge, l’opera “Men at work” (che omaggia gli operai che hanno lavorato alla costruzione della metropolitana) e “Razza umana”, opera fotografica di Oliviero Toscani. Ma anche “Engiadina”, mosaico in pietra e ceramica di Vietri a opera di Francesco Clemente (1952); “The Flying – Le tre finestre”, di Ilya ed Emilia Kabacov; “Il teatro è vita. La vita è teatro – Don’t ask where the love is gone”, 9 ritratti in bianco e nero dell’artista Shirin Neshat. Infine “Molten copper poured on the rim of the bay of Naples”, lettere in pvc su pannelli, create dall’artista Lawrence Weiner.
La fermata Toledo fa parte della linea 1, quella che collega il centro cittadino al Vomero. La linea 6, invece, corre in superficie e ha solo 4 stazioni.
Per cominciare a conoscere Napoli, suggeriamo di salire a bordo della prima, partendo proprio dalla zona della fermata Toledo: i Quartieri Spagnoli, Piazza del Plebiscito e tutte le vie del cuore pulsante della città.
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Dormire a Napoli
- LH51 B&B, Via Colonnello Carlo Lahalle 51: struttura nuovissima in posizione nevralgica;
- B&B May Dream, Corso Meridionale 39: camere molto curate a 10 minuti dalla stazione centrale.
Mangiare a Napoli
- Tandem Ragù, Via Giovanni Paladino 51: ottimo ragù in tutte le salse (è il caso di dirlo);
- È Pronto O Mangia’, Via Cesare Rosaroli 65: pesce fresco e ottime linguine al cartoccio;
- Trattoria Nannì, Via Tommaso Senise 2/3/4: piatti semplici, a partire dall’ottimo pane.
Roma

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Nella capitale venne costruita la seconda metropolitana in ordine di tempo: era il 1955 quando fu inaugurata la linea Termini - E42, oggi conosciuta come linea B.
Certo, Roma non può vantarsi della sua metropolitana: anche a causa dei reperti archeologici di cui i sotterranei sono colmi, le linee sono solo 3 e piuttosto vetuste, a esclusione di qualche treno.
La migliore (quanto a estetica, servizi e zone coperte) è la A: tra i capolinea di Anagnina e Battistini si stende la maggior parte delle bellezze romane, anche se il simbolo di Rom (il Colosseo) si trova esattamente di fronte all’omonima uscita della B. C’è poi la C, in verità più utile agli abitanti che non ai turisti, salvo alcune zone di interesse collettivo, come il quartiere Pigneto.
Snodo principale delle prime due linee è la stazione Termini, dov’è possibile fare il cambio dall’una all’altra. Se si vuole visitare l’immenso centro storico della Città Eterna, conviene dunque munirsi di biglietto giornaliero (e scarpe da ginnastica) e saltare da Piazza di Spagna a Piazza del Popolo (fermata Flaminio), da Colosseo a Circo Massimo. Consigliamo di dedicare una giornata alla linea A e una alla B, per massimizzare il tempo.
Dormire a Roma
- DNB House Hotel, Via Cavour 85/a: un posto accogliente situato nel caratteristico Rione Monti, tra la Stazione Termini e il Colosseo;
- Bloom Hotel Rome, Via Giuseppe Missori 19: hotel dall’arredamento molto originale, a due passi dal Vaticano.
Mangiare a Roma
- Il Salotto del Colosseo, Via di S. Giovanni in Laterano 42: molto buono anche il pesce;
- Contrario. Vineria con Cucina, Via Ostilia 22: pasta fatta in casa e buoni piatti di pesce;
- Bono Bottega Nostrana - Piazza di Spagna, Largo della Fontanella di Borghese 85: assolutamente da provare i panini.
Milano

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Milano è la terza in ordine di tempo: la metropolitana ha quasi 60 anni. La sua babele di linee, divise per colori (rossa, verde, gialla, lilla e blu), servono in maniera efficiente tutta la città.
Tale divisione è anche simbolica. Si può dire che la M1 (linea rossa) sia quella adibita ai luoghi di lavoro, collegando il Duomo alla Fiera di Milano. Il cuore della città è toccato invece dalla verde, dalla gialla e dalla lilla.
Se, per esempio, volete lustrarvi gli occhi in Via Montenapoleone, dovete prendere la gialla, che passa anche dal Duomo. Da qui (ossia dalla cattedrale dell’arcidiocesi milanese) è possibile raggiungere a piedi Galleria Vittorio Emanuele II, il Teatro alla Scala, Il Castello Sforzesco, Parco Sempione e altre centralissime zone, Navigli inclusi (se si ha ancora energia).
Dormire a Milano
- Rooms Milano Duomo, Passaggio degli Osii 1: stanze estremamente accoglienti a breve distanza dal Duomo;
- Combo Milano, Ripa di Porta Ticinese 83: un luogo di design ai Navigli.
Mangiare a Milano
- Vero Sapore Greco, Via delle Ore 2: ottimo ristorante greco in cui mangiare pita gyros a volontà;
- Spazio Niko Romito Ristorante, 4° Piano de Il Mercato del Duomo, Piazza del Duomo, Galleria Vittorio Emanuele II, 1: ottime materie prime per un ristorante con vista sul Duomo;
- Aethos Kitchen, Piazza Ventiquattro Maggio 8: vale la pena anche solo per il risotto funghi e tartufo.
Genova

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Quella di Genova è una metropolitana leggera, vale a dire un mezzo con minor frequenza rispetto alla metropolitana classica. C’è solo 1 linea, che copre 8 stazioni e collega il centro storico al quartiere di Rivarolo.
Nata nel 1990, offre la possibilità di fermarsi nei luoghi più interessanti del capoluogo ligure. In particolare, le fermate De Ferrari e San Giorgio: la prima prende il nome dalla piazza, cuore di Genova che comprende il Palazzo Ducale, Via XX Settembre e il Teatro Carlo Felice. La fermata San Giorgio, invece, si inoltra nella zona del porto antico, laddove sorgono l’omonimo palazzo e il celeberrimo Acquario.
Dormire a Genova
- L’Ancora Luxury Apartment, Molo Ponte Francesco Morosini 10/6: un monolocale dotato di tutti i comfort;
- Pippi’s Aquarium Home with A/C, Via del Campo 5, int. 1: appartamento in posizione perfetta per visitare la città.
Mangiare a Genova
- Zimino, Vico delle Scuole Pie 4: piatti della tradizione culinaria ligure;
- Mangiabuono, Vico Vegetti 3 R: da provare la calamarata con le acciughe fresche;
- Da Leccarsi i Baffi, Piazza Cavour 91r: ottimo l’antipasto di fritto e verdure.
Catania

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Nel 1999 nasce la metropolitana di Catania, gestita dalla Ferrovia Circumetnea. È una delle metropolitane più moderne del Paese e, con 11 stazioni, copre circa 8,8 km, dal centro storico al quartiere di Nesima.
Per arrivare nel cuore della città, bisogna scendere alla fermata Stesicoro, che è anche uno dei capolinea. Qui si trova proprio l’area del Barocco catanese e qui si trovano le zone di maggior interesse, dall’omonima piazza all’anfiteatro romano, da Via Etnea a Villa Bellini.
Dormire a Catania
- Strange Apartment, via Giuseppe Terranova 20: struttura molto bella e vicina al centro
- Duomo Luxury Suite Catania, Via Erasmo Merletta 19: camere dotate di idromassaggio.
Mangiare a Catania
- Mm!! Trattoria, Via Pardo 34: da provare la caponata di polpo;
- Putì, Via Sant’Euplio 108: pesce freschissimo;
- Trattoria Il Mare, Via San Michele 7: piatti casalinghi in una trattoria tipica.
Torino

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La metropolitana di Torino - la prima totalmente automatica - è stata inaugurata nel 2006. Come quella di Genova, è del tipo “leggera” e si estende per 15 km.
Le fermate sono ben 23. I capolinea Fermi e Lingotto. La fermata Porta Nuova è quella che consente di vistare il centro del capoluogo piemontese. Da lì ai luoghi simbolo come i Musei Reali e la Mole Antonelliana non occorre poi troppa pazienza.
Dormire a Torino
- Open Space in Turin, Via Pietro Egidi 6: gentilezza, pulizia, centralità;
- Alloggio Fronte Egizio, Via Maria Vittoria 2: begli appartamenti vicinissimi al Museo Egizio.
Mangiare a Torino
- Antica Bruschetteria Pautasso, Piazza Emanuele Filiberto, 4: ottima la bagna càuda;
- Fratelli Bruzzone Trattoria, Via Maria Vittoria 34/a: ottimi gli agnolotti burro e salvia;
- La Via del Sale, Via S. Francesco da Paola, 2: cucina piemontese e ligure.
Brescia

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Ultima per data di costruzione la metro leggera di Brescia, inaugurata nel 2013. Interamente automatica, come quella di Torino, è lunga 13,7 km. 17 le stazioni, di cui la principale è Vittoria, situata nell’omonima piazza.
Da qui si può partire per esplorare la città, con le sue piazze della Loggia e “dei due Duomi”, il Tempio Capitolino, il castello, le chiese, il Teatro Grande e la città sotterranea. Insomma, Brescia è indubbiamente una città da esplorare in lungo e in largo.
Dormire a Brescia
- B&B Hotel Brescia, Piazzale Cremona 20: camere ampie a due passi dal centro;
- Centro Paolo VI, Via Gezio Calini 30: struttura d’epoca con stanze sontuose.
Mangiare a Brescia
- La Vineria, Via X Giornate, 4: da provare i casoncelli bresciani al brasato;
- Osteria Enrico VIII° Al Pintù dal 1908, Vicolo Sant'Agostino, 7/a: ottimo lo stracotto al vino rosso;
- Casa Nani, Via Antiche Mura, 5: spicca la pasta cacio e pepe.
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Quante sono le città italiane dotate di metropolitana? Poche, ma «di sostanza»: a Milano, Roma, Napoli, Torino, Brescia, Catania e Genova possiamo organizzare viaggi brevi ma intensi, grazie alla presenza di un mezzo in grado di farci percorrere grandi distanze in poco tempo. Napoli Quella di Napoli è la più antica del Paese: inaugurata nel 1925 per collegare il quartiere periferico di Bagnoli con Via Gianturco, tocca i punti principali del capoluogo campano. Nonostante sia la più vecchia d’età, la metropolitana napoletana è oggi la più moderna e artistica tra quelle italiane e vale la pena prenderla almeno una volta anche solo per questo. Sono infatti fioccati diversi riconoscimenti, soprattutto per la famosa fermata Toledo, definita dal CNN la “stazione più impressionante d’Europa”. Progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, è nota soprattutto per la Galleria del Mare, con i suoi mosaici a tema marino. Ma la creatività con cui è stata allestita questa fermata si sviluppa su più livelli: mentre si sale per raggiungere la celeberrima via che le ha dato il nome, è possibile ammirare i mosaici di William Kentridge, l’opera “Men at work” (che omaggia gli operai che hanno lavorato alla costruzione della metropolitana) e “Razza umana”, opera fotografica di Oliviero Toscani. Ma anche “Engiadina”, mosaico in pietra e ceramica di Vietri a opera di Francesco Clemente (1952); “The Flying – Le tre finestre”, di Ilya ed Emilia Kabacov; “Il teatro è vita. La vita è teatro – Don’t ask where the love is gone”, 9 ritratti in bianco e nero dell’artista Shirin Neshat. Infine “Molten copper poured on the rim of the bay of Naples”, lettere in pvc su pannelli, create dall’artista Lawrence Weiner. La fermata Toledo fa parte della linea 1, quella che collega il centro cittadino al Vomero. La linea 6, invece, corre in superficie e ha solo 4 stazioni. Per cominciare a conoscere Napoli, suggeriamo di salire a bordo della prima, partendo proprio dalla zona della fermata Toledo: i Quartieri Spagnoli, Piazza del Plebiscito e tutte le vie del cuore pulsante della città. iStock Dormire a Napoli LH51 B&B, Via Colonnello Carlo Lahalle 51: struttura nuovissima in posizione nevralgica; B&B May Dream, Corso Meridionale 39: camere molto curate a 10 minuti dalla stazione centrale. Mangiare a Napoli Tandem Ragù, Via Giovanni Paladino 51: ottimo ragù in tutte le salse (è il caso di dirlo); È Pronto O Mangia’, Via Cesare Rosaroli 65: pesce fresco e ottime linguine al cartoccio; Trattoria Nannì, Via Tommaso Senise 2/3/4: piatti semplici, a partire dall’ottimo pane. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="roma" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Roma iStock Nella capitale venne costruita la seconda metropolitana in ordine di tempo: era il 1955 quando fu inaugurata la linea Termini - E42, oggi conosciuta come linea B.Certo, Roma non può vantarsi della sua metropolitana: anche a causa dei reperti archeologici di cui i sotterranei sono colmi, le linee sono solo 3 e piuttosto vetuste, a esclusione di qualche treno.La migliore (quanto a estetica, servizi e zone coperte) è la A: tra i capolinea di Anagnina e Battistini si stende la maggior parte delle bellezze romane, anche se il simbolo di Rom (il Colosseo) si trova esattamente di fronte all’omonima uscita della B. C’è poi la C, in verità più utile agli abitanti che non ai turisti, salvo alcune zone di interesse collettivo, come il quartiere Pigneto.Snodo principale delle prime due linee è la stazione Termini, dov’è possibile fare il cambio dall’una all’altra. Se si vuole visitare l’immenso centro storico della Città Eterna, conviene dunque munirsi di biglietto giornaliero (e scarpe da ginnastica) e saltare da Piazza di Spagna a Piazza del Popolo (fermata Flaminio), da Colosseo a Circo Massimo. Consigliamo di dedicare una giornata alla linea A e una alla B, per massimizzare il tempo.Dormire a RomaDNB House Hotel, Via Cavour 85/a: un posto accogliente situato nel caratteristico Rione Monti, tra la Stazione Termini e il Colosseo;Bloom Hotel Rome, Via Giuseppe Missori 19: hotel dall’arredamento molto originale, a due passi dal Vaticano.Mangiare a RomaIl Salotto del Colosseo, Via di S. Giovanni in Laterano 42: molto buono anche il pesce;Contrario. Vineria con Cucina, Via Ostilia 22: pasta fatta in casa e buoni piatti di pesce;Bono Bottega Nostrana - Piazza di Spagna, Largo della Fontanella di Borghese 85: assolutamente da provare i panini. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="milano" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Milano iStock Milano è la terza in ordine di tempo: la metropolitana ha quasi 60 anni. La sua babele di linee, divise per colori (rossa, verde, gialla, lilla e blu), servono in maniera efficiente tutta la città.Tale divisione è anche simbolica. Si può dire che la M1 (linea rossa) sia quella adibita ai luoghi di lavoro, collegando il Duomo alla Fiera di Milano. Il cuore della città è toccato invece dalla verde, dalla gialla e dalla lilla.Se, per esempio, volete lustrarvi gli occhi in Via Montenapoleone, dovete prendere la gialla, che passa anche dal Duomo. Da qui (ossia dalla cattedrale dell’arcidiocesi milanese) è possibile raggiungere a piedi Galleria Vittorio Emanuele II, il Teatro alla Scala, Il Castello Sforzesco, Parco Sempione e altre centralissime zone, Navigli inclusi (se si ha ancora energia).Dormire a MilanoRooms Milano Duomo, Passaggio degli Osii 1: stanze estremamente accoglienti a breve distanza dal Duomo;Combo Milano, Ripa di Porta Ticinese 83: un luogo di design ai Navigli.Mangiare a MilanoVero Sapore Greco, Via delle Ore 2: ottimo ristorante greco in cui mangiare pita gyros a volontà;Spazio Niko Romito Ristorante, 4° Piano de Il Mercato del Duomo, Piazza del Duomo, Galleria Vittorio Emanuele II, 1: ottime materie prime per un ristorante con vista sul Duomo;Aethos Kitchen, Piazza Ventiquattro Maggio 8: vale la pena anche solo per il risotto funghi e tartufo. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="genova" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Genova iStock Quella di Genova è una metropolitana leggera, vale a dire un mezzo con minor frequenza rispetto alla metropolitana classica. C’è solo 1 linea, che copre 8 stazioni e collega il centro storico al quartiere di Rivarolo.Nata nel 1990, offre la possibilità di fermarsi nei luoghi più interessanti del capoluogo ligure. In particolare, le fermate De Ferrari e San Giorgio: la prima prende il nome dalla piazza, cuore di Genova che comprende il Palazzo Ducale, Via XX Settembre e il Teatro Carlo Felice. La fermata San Giorgio, invece, si inoltra nella zona del porto antico, laddove sorgono l’omonimo palazzo e il celeberrimo Acquario.Dormire a GenovaL’Ancora Luxury Apartment, Molo Ponte Francesco Morosini 10/6: un monolocale dotato di tutti i comfort;Pippi’s Aquarium Home with A/C, Via del Campo 5, int. 1: appartamento in posizione perfetta per visitare la città.Mangiare a GenovaZimino, Vico delle Scuole Pie 4: piatti della tradizione culinaria ligure;Mangiabuono, Vico Vegetti 3 R: da provare la calamarata con le acciughe fresche;Da Leccarsi i Baffi, Piazza Cavour 91r: ottimo l’antipasto di fritto e verdure. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="catania" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Catania iStock Nel 1999 nasce la metropolitana di Catania, gestita dalla Ferrovia Circumetnea. È una delle metropolitane più moderne del Paese e, con 11 stazioni, copre circa 8,8 km, dal centro storico al quartiere di Nesima.Per arrivare nel cuore della città, bisogna scendere alla fermata Stesicoro, che è anche uno dei capolinea. Qui si trova proprio l’area del Barocco catanese e qui si trovano le zone di maggior interesse, dall’omonima piazza all’anfiteatro romano, da Via Etnea a Villa Bellini.Dormire a Catania- Strange Apartment, via Giuseppe Terranova 20: struttura molto bella e vicina al centroDuomo Luxury Suite Catania, Via Erasmo Merletta 19: camere dotate di idromassaggio.Mangiare a CataniaMm!! Trattoria, Via Pardo 34: da provare la caponata di polpo;Putì, Via Sant’Euplio 108: pesce freschissimo;Trattoria Il Mare, Via San Michele 7: piatti casalinghi in una trattoria tipica. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="torino" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Torino iStock La metropolitana di Torino - la prima totalmente automatica - è stata inaugurata nel 2006. Come quella di Genova, è del tipo “leggera” e si estende per 15 km.Le fermate sono ben 23. I capolinea Fermi e Lingotto. La fermata Porta Nuova è quella che consente di vistare il centro del capoluogo piemontese. Da lì ai luoghi simbolo come i Musei Reali e la Mole Antonelliana non occorre poi troppa pazienza.Dormire a TorinoOpen Space in Turin, Via Pietro Egidi 6: gentilezza, pulizia, centralità;Alloggio Fronte Egizio, Via Maria Vittoria 2: begli appartamenti vicinissimi al Museo Egizio.Mangiare a TorinoAntica Bruschetteria Pautasso, Piazza Emanuele Filiberto, 4: ottima la bagna càuda;Fratelli Bruzzone Trattoria, Via Maria Vittoria 34/a: ottimi gli agnolotti burro e salvia;La Via del Sale, Via S. Francesco da Paola, 2: cucina piemontese e ligure. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/le-7-citta-italiane-da-visitare-in-metro-2656873956.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="brescia" data-post-id="2656873956" data-published-at="1646764615" data-use-pagination="False"> Brescia iStock Ultima per data di costruzione la metro leggera di Brescia, inaugurata nel 2013. Interamente automatica, come quella di Torino, è lunga 13,7 km. 17 le stazioni, di cui la principale è Vittoria, situata nell’omonima piazza.Da qui si può partire per esplorare la città, con le sue piazze della Loggia e “dei due Duomi”, il Tempio Capitolino, il castello, le chiese, il Teatro Grande e la città sotterranea. Insomma, Brescia è indubbiamente una città da esplorare in lungo e in largo.Dormire a BresciaB&B Hotel Brescia, Piazzale Cremona 20: camere ampie a due passi dal centro;Centro Paolo VI, Via Gezio Calini 30: struttura d’epoca con stanze sontuose.Mangiare a BresciaLa Vineria, Via X Giornate, 4: da provare i casoncelli bresciani al brasato;Osteria Enrico VIII° Al Pintù dal 1908, Vicolo Sant'Agostino, 7/a: ottimo lo stracotto al vino rosso;Casa Nani, Via Antiche Mura, 5: spicca la pasta cacio e pepe.
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Ogni volta che un’area del mondo si infiamma, Bitcoin si ripresenta come l’oro dei tempi moderni, ma senza miniere, senza cave e soprattutto senza bandiere. Non è una valuta, non è un asset rifugio tradizionale, non è nemmeno più una ribellione: è un riflesso del mercato quando la politica decide di alzare la voce. Subito dietro, con passo più lento ma con la solennità di chi sa di essere eterno, arriva l’oro. Che in realtà non arriva: c’era già. L’oro viaggia sui massimi, attorno ai 4.500 dollari l’oncia, e guarda il mondo con l’aria di chi ha già visto imperi cadere, presidenti rovesciati e guerre annunciate come «interventi chirurgici». Gli acquisti sono previsti, attesi, quasi scontati. Perché quando la geopolitica tossisce, l’oro non si ammala: ingrassa. E poi c’è il petrolio, che in queste storie gioca sempre una doppia partita. Nel breve periodo, il copione è noto: tensioni, rischio geopolitico, qualche spunto rialzista. Basta evocare il Venezuela, basta ricordare che lì sotto la terra ci sono le maggiori riserve di greggio del pianeta, per far tremare le quotazioni. Ma attenzione, perché sul lungo periodo il film potrebbe ribaltarsi. Se davvero il petrolio venezuelano dovesse tornare sul mercato in modo strutturale, con volumi significativi, l’effetto potrebbe essere l’opposto: più offerta, più concorrenza, prezzi sotto pressione. Insomma, oggi il petrolio sale per paura, domani potrebbe scendere per abbondanza. È la schizofrenia tipica delle materie prime quando la politica internazionale decide di rimettere mano alla mappa.
Nel frattempo, mentre Bitcoin corre, l’oro brilla e il petrolio tentenna, c’è un settore che ringrazia in silenzio e incassa. È quello della difesa. Perché ogni volta che il mondo si complica, qualcuno deve pur vendere ordine, sicurezza, deterrenza. E possibilmente fatturare. Titoli come Leonardo, Rheinmetall o Fincantieri sono i veri beneficiari di questa confusione globale. Non perché amino la guerra - almeno ufficialmente - ma perché prosperano nella sua possibilità permanente. Non serve il conflitto aperto: basta l’idea, l’ipotesi, il rischio. È il paradosso dei mercati moderni: più cresce l’instabilità, più aumenta il valore di chi promette stabilità armata. Le borse lo sanno, gli investitori anche. E così, mentre i comunicati ufficiali parlano di «preoccupazione» e «monitoraggio della situazione», i listini fanno esattamente l’opposto: scelgono, puntano, scommettono. Alla fine, il blitz Usa su Maduro è l’ennesimo promemoria di una verità scomoda: la geopolitica non è solo diplomazia e carri armati, è anche un gigantesco market mover. E i mercati, come sempre, non giudicano. Reagiscono. Con cinismo, con rapidità, con memoria corta. Oggi Bitcoin, oro e difesa. Domani chissà. Ma una cosa è certa: quando la storia accelera, la finanza non resta mai ferma a guardare. Anzi, corre. E spesso arriva prima.
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Xi Jinping (Ansa)
La cattura del leader bolivariano ha innescato una raffica di reazioni internazionali, mettendo in luce una frattura geopolitica profonda. La Cina ha condannato «fermamente» l’operazione militare statunitense, definendola una palese violazione del diritto internazionale. In una nota ufficiale, il ministero degli Esteri di Pechino ha parlato di «uso egemonico della forza contro uno Stato sovrano», sostenendo che l’azione «lede gravemente la sovranità del Venezuela e minaccia la pace e la sicurezza in America Latina e nei Caraibi». Sulla stessa linea si è collocata la Russia. Il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, ha espresso «ferma solidarietà al popolo venezuelano di fronte all’aggressione armata» durante un colloquio con la vicepresidente Delcy Rodríguez, ribadendo il sostegno di Mosca al governo bolivariano. Nelle ore successive, il ministero degli Esteri russo ha chiesto agli Stati Uniti di liberare il presidente venezuelano, definito «legittimamente eletto», e sua moglie, invocando una soluzione «attraverso il dialogo e non con l’uso della forza». Il ministero degli Esteri iraniano ha invece dichiarato che l’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela «viola la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale». Preoccupazione è stata espressa anche dalle Nazioni Unite. Il segretario generale, Antonio Guterres, tramite il suo portavoce, ha parlato di «mancato rispetto del diritto internazionale» e di un «pericoloso precedente», invitando tutte le parti a impegnarsi in un dialogo inclusivo nel rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto.
In America Latina le reazioni sono state in larga parte critiche verso Washington. Il Messico ha denunciato l’intervento militare come una minaccia alla stabilità regionale, mentre il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha definito la cattura di Maduro «inaccettabile» e un «precedente pericoloso», evocando «i peggiori momenti di interferenza nella storia dell’America Latina». Particolare attenzione arriva dalla Colombia, direttamente esposta agli effetti della crisi. Il presidente Gustavo Petro ha annunciato il dispiegamento dell’esercito lungo la frontiera, spiegando che «se si dispiega la forza pubblica alla frontiera, si dispiega anche tutta la forza assistenziale nel caso di un ingresso massiccio di rifugiati». Petro ha aggiunto che «l’ambasciata della Colombia in Venezuela è attiva per le chiamate di assistenza dei colombiani presenti nel Paese».
A schierarsi apertamente a fianco di Caracas è stata anche Cuba, storico alleato regionale del chavismo che senza il supporto di Caracas rischia di crollare in pochi mesi. Il ministro degli Esteri dell’Avana, Bruno Rodríguez, ha condannato l’azione militare statunitense definendola un «attacco criminale» e sollecitando una risposta «urgente» della comunità internazionale. In un messaggio pubblicato su X, Rodríguez ha affermato che Cuba «denuncia e chiede un’immediata risposta internazionale contro l’aggressione degli Stati Uniti al Venezuela», sostenendo che la «Zona di pace» dell’America Latina e dei Caraibi sia stata «brutalmente assaltata». Il capo della diplomazia cubana ha parlato di «terrorismo di Stato» contro il «coraggioso popolo venezuelano» e contro la «Nostra America», concludendo il messaggio con lo slogan «Patria o Morte, vinceremo!». Di segno opposto la posizione dell’Argentina. Il presidente Javier Milei ha salutato la cattura di Maduro scrivendo sui social: «La libertà avanza» e rilanciando il suo slogan: «Viva la libertad, carajo!».
Più prudente il Regno Unito. Il primo ministro, Keir Starmer, ha assicurato che Londra «non ha avuto alcun ruolo» nell’operazione e ha ribadito l’importanza di «rispettare il diritto internazionale». Israele ha salutato con soddisfazione, parlando di Donald Trump come «leader mondo libero».
Sul fronte europeo, la Spagna ha lanciato «un appello alla de-escalation e alla moderazione», offrendo i «buoni uffici» di Madrid per una soluzione pacifica, mentre la Germania segue la situazione «con grande preoccupazione». Emmanuel Macron si è detto «soddisfatto» della cacciata del caudillo e ha invitato a una «transizione pacifica» e «democratica».
Al termine di una giornata convulsa il leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel, María Corina Machado, ha annunciato che «è giunto il tempo della libertà» e si è detta pronta ad assumere la guida del Paese. «Riporterò ordine e democrazia, libererò tutti i prigionieri politici», ha dichiarato. Machado ha quindi rivolto un appello diretto ai cittadini, sottolineando che «questo è il momento di chi ha rischiato tutto per la democrazia il 28 luglio», e ribadendo la legittimità del risultato elettorale. «Abbiamo eletto Edmundo González Urrutia come legittimo presidente del Venezuela», ha affermato, «ed egli deve assumere immediatamente il suo mandato costituzionale ed essere riconosciuto da tutti gli ufficiali e i soldati come comandante in capo delle Forze armate nazionali».
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Arriva la Befana e dicono che si porta via tutte le feste, ma non è così: se in cucina siete attenti e precisi potete prolungare il godimento del buon cibo all’infinito. Magari approfittando di ciò che resta nel forno tanto per scimmiottare un film capolavoro di James Ivory. Così dopo avervi fatto gli auguri per un 2026 ottimo di sapore e di prospettive abbiamo pensato a una ricetta di riuso che scimmiotta un grande classico (per nulla facile da fare al contrario della nostra preparazione): il filetto alla Wellington. Al posto del filetto un cotechino e al posto dei funghi le lenticchie e il gioco è fatto.
Ingredienti – Un cotechino precotto di circa 400 gr; 200 gr di lenticchie, prendete quelle che non hanno bisogno di ammollo; una confezione di pasta brisé; 100 gr di prosciutto crudo (meglio se Parma o San Daniele che sono più dolci) affettato non troppo sottilmente; un uovo; uno scalogno,; due foglie di alloro e due di salvia; sei cucchiai di olio extravergine di oliva; sale qb.
Procedimento – In due pentole separate mettete a bollire il cotechino senza estrarlo dalla busta di confezionamento e le lenticchie con le foglie di alloro, di slava e lo scalogno che averte opportunamente mondato. Il tempo di cottura è uguale: circa 20 minuti. Trascorso il tempo, aprite il cotechino e fatelo raffreddare in un piatto, scolate le lenticchie: togliete solo le foglie di alloro e frullate tre quarti delle lenticchie col mixer condendo con quattro cucchiai di olio extravergine e aggiustando di sale. Se frullate le lenticchie ancora calde l’operazione sarà più facile. Ora stendete la pasta brisé su una placca da forno conservando la carta forno, stendete sulla pasta le fette di prosciutto e su una metà circa del disco sopra al prosciutto stendete il paté di lenticchie. Poggiate a tre quarti del disco di pasta il cotechino e avvolgetelo avendo cura che lenticchie e prosciutto aderiscano bene alla superficie del cotechino. Sigillate bene il rotolo. Sbattete l’uovo. Con un coltellino fate delle incisioni in diagonale (a formare una specie di reticolo) sulla parte superiore del rotolo e pennellatelo tutto con l’uovo sbattuto. Andate inforno a 180/190° per una ventina di minuti. Sfornate e portate in tavola con contorno delle altre lenticchie condite con l’extravergine rimasto, il sale e se volete con qualche goccia di aceto balsamico tradizionale di Modena e Reggio.
Come far divertire i bambini – Fate guarnire ai piccoli la pasta brisé con il prosciutto e il paté di lenticchie.
Abbinamenti – Noi abbiamo scelto un Bolgheri Doc uvaggio bordolese di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot, ne trovate di ottimi anche in Alto Adige e in Veneto. In alternativa vanno benissimo un ottimo Lambrusco o una Bonarda frizzante dell’Oltrepò.
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