Gli italiani non fanno più figli, una frase che ormai da qualche anno sentiamo ripetere quasi meccanicamente nei servizi dei vari telegiornali. Ci sono però diversi aspetti, al di là della magnitudine del calo della popolazione, che meriterebbero un approfondimento. Permetteteci un’anticipazione: la situazione è molto grave.
L'Italia sta attraversando una crisi demografica senza precedenti nella sua storia, un vero e proprio «inverno demografico» che rischia di lasciare il Paese in un gigantesco museo a cielo aperto, dove i visitatori ammireranno bellezze artistiche custodite da una popolazione sempre più anziana e meno numerosa. I dati dell'Istat per il 2024 sono piuttosto evidenti al riguardo.
Il tasso di fertilità, indicatore di riferimento in merito alla salute riproduttiva della popolazione, è crollato a 1,18 figli per donna, il minimo storico assoluto, mentre le proiezioni per il 2025 indicano un ulteriore crollo a 1,13. Per comprendere l'entità del disastro basta confrontare questi numeri con il livello di sostituzione demografica di 2,1 figli per donna, necessario per mantenere stabile una popolazione senza apporto migratorio. L'Italia, anche prendendo in considerazione l’immigrazione, si trova ormai a metà di quel traguardo, e la tendenza è inesorabilmente discendente.
Nel 2024 le nascite sono state 369.944, quasi 10.000 in meno rispetto all'anno precedente, con una contrazione del 2,6% che conferma la media annua del -2,7% registrata dal 2008. Rispetto al picco di quell’anno, quando nacquero oltre 576.000 bambini, il Paese ha perso più di un terzo delle nascite, con una diminuzione complessiva del 35,8%. Ma i dati provvisori relativi ai primi sette mesi del 2025 sono ancora più allarmanti: le nascite sono diminuite di circa 13.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2024, con un crollo del 6,3%.
Molti dei danni non sono più recuperabili, le donne in età riproduttiva (15-49 anni), ad esempio, che oggi ammontano a 11,5 milioni, si ridurranno a 9,1 milioni nel 2050. Anche ipotizzando un recupero della fecondità, il numero assoluto di nascite continuerà a calare per la semplice mancanza di potenziali madri.
Entro il 2050 la popolazione residente scenderà da 59 a 54,7 milioni, con un'età media record che arriverà ai 51 anni. Gli over 65 passeranno dal 24,3% al 34,6% della popolazione, mentre i giovani fino ai 14 anni scenderanno all'11,2%. Anche per questo dato le conseguenze sono autoevidenti: il rapporto tra popolazione attiva (15-64 anni) e anziani diventerà insostenibile, con i lavoratori attivi che diminuiranno da 37,4 a 29,7 milioni, mentre gli ultra-sessantacinquenni cresceranno considerevolmente. L'INPS ha già lanciato l’allarme sul fatto che il sistema pensionistico non sarà più finanziabile senza deficit, con un rapporto attivi/pensionati che diventerà matematicamente ingestibile.
La trasformazione demografica riguarderà anche le famiglie italiane, o forse sarebbe più corretto dire le «non-famiglie», visto che le proiezioni ISTAT per il 2050 indicano che solo famiglia su cinque sarà composta da una coppia con figli (oggi sono tre su dieci). Mentre il 41,1% sarà formata da persone sole, rispetto al 36,8% attuale. La dimensione media familiare si ridurrà da 2,21 a 2,03 componenti, con un incremento del 13% delle persone sole che porterà il loro numero da 9,7 a 11 milioni. Tra queste, gli anziani soli cresceranno da 4,6 a 6,5 milioni, persone che in molti casi dovranno affrontare la vecchiaia senza rete familiare di supporto.
Le conseguenze economiche e sociali si faranno sentire; un Paese con meno consumatori, meno domanda interna, meno innovazione e una popolazione lavorativa in contrazione, vedrà giocoforza la propria competitività globale diminuire. L'economia italiana dovrà fare i conti con una spirale «deflattiva» permanente: meno giovani significano meno imprese innovative, meno startup, meno dinamismo imprenditoriale e, più banalmente, meno forza lavoro disponibile.
L'Italia rischia quindi di diventare un «Paese museo» non solo metaforicamente ma anche nella realtà. Ci vengano perdonati i toni allarmistici, ma di allarme si tratta. Senza interventi strutturali radicali il 2050 potrebbe simbolicamente segnare l'ingresso definitivo dell'Italia in una nuova era demografica, quella di una civiltà che ha smesso di riprodursi e che contempla il proprio declino con la rassegnazione di chi osserva un reperto archeologico.