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2023-02-13
L’Arabia Saudita è diventata la capitale della droga del Medio Oriente
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Pastiglie di Captagon (Ansa)
Il ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza. La notizia è stata passata quasi sotto silenzio a causa delle crescenti tensioni e i continui disordini in Cisgiordania e il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza controllata da Hamas, come racconta l’analista Natalie Ecanow di Fdd (Fondation For Defense of Democracies). Il Captagon spedito dalla Cisgiordania era nascosto all'interno di un carico di frigoriferi da ufficio, ma durante un controllo al valico di frontiera di Tarqumiyah le forze di sicurezza israeliane lo hanno scoperto e sequestrato. Il Captagon, noto anche come «la cocaina dei poveri», è uno stimolante di tipo anfetaminico prodotto illegalmente. Sebbene sia principalmente trafficato in Giordania e negli Stati del Golfo Persico, il commercio di Captagon ha iniziato a estendersi oltre i suoi confini tradizionali e il traffico di questa sostanza «si sta lentamente e inesorabilmente evolvendo in un problema regionale più ampio che merita un intervento coordinato». In origine, il Captagon era il nome commerciale di un farmaco legale contenente fenetillina e prescritto per trattare condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la narcolessia e la depressione. La fenetillina, tuttavia, è stata resa quasi ovunque illegale negli anni ‘80, un fatto che ha fatto nascere centinaia di laboratori illegali. Da allora la produzione di Captagon contraffatto è aumentato a dismisura: le pillole che vengono immesse sul mercato che oggi creano dipendenza hanno poca o nessuna somiglianza chimica con i loro predecessori.
Il Captagon produce nell'organismo: perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e abbandono di ogni inibizione. Chi assume le pasticche grigie è pervaso da un senso di onnipotenza che lo fa sentire invincibile, e sotto il loro effetto può non mangiare o non dormire per giorni. Molti gli effetti collaterali: i consumatori possono soffrire di depressione, disturbi del sonno, malnutrizione, intossicazione cardiaca e dei vasi sanguigni e altro ancora. Tutto questo ha fatto che il Captagon, sia diventata la «droga dell’Isis» che ne fa largo uso in tutti i territori che controlla e ne gestisce anche il traffico. La sostanza viene data ai jihadisti prima degli attacchi (vedi gli attentatori del teatro Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015), e anche ai jihadisti kamikaze in modo che non esitino nel momento di azionare il loro giubbotto esplosivo.
Come detto si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo, ad esempio in Arabia Saudita, che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti tanto da meritarsi il titolo di «Capitale della droga del Medio Oriente». L’impressionante crescita della domanda interna sta infatti catalizzando il narcotraffico in provenienza dal Libano e dalla Siria, trasformando il Regno in una delle destinazioni regionali più redditizie per la droga. E non è certo un caso che il 2 settembre 2022 nel porto di Riad la polizia saudita abbia scoperto 46 milioni di pillole di anfetamina tra sacchi di farina. Sei siriani e due pakistani sono stati arrestati durante l'irruzione nel magazzino dove erano state trasportate le pastiglie. Il prezzo del Captagon varia tra i 10 e i 25 dollari a pastiglia, quindi sulla base dei dati della rivista International Addiction Review il sequestro nel porto di Riad ha un valore di mercato pari a 1,1 miliardi di dollari. Una recente inchiesta della Cnn racconta di come molti giovani in Arabia Saudita abbiano iniziato ad assumere droghe a causa della noia e della mancanza di opportunità sociali. «Le maggiori libertà introdotte dal principe ereditario Mohammed bin Salman potrebbero quindi aiutare a ridurre in parte l’utilizzo -afferma Felbab-Brown, esperto della diffusione di Captagon presso la Brookings Institution di Washington DC- L'importante non è né limitare le libertà, né trasformare i concerti in luoghi di reti a strascico e incursioni, ma piuttosto educare i giovani». Abdelelah Mohammed al-Sharif, segretario generale del Comitato nazionale per il controllo dei narcotici e vicedirettore dell'Antidroga e degli affari preventivi ha affermato che «la maggior parte dei tossicodipendenti nel Regno rientra nella fascia di età 12-22 anni e quasi il 40% di loro fa affidamento sulle sostanze per riempire un vuoto». L’Arabia Saudita per far fronte alla diffusione del fenomeno ha iniziato ad aprire dei centri di riabilitazione (nelle ultime due anni almeno cinque) e a questo proposito Khalid al-Mashari, Ceo di Qaweem, una delle prime strutture aperte nel Regno, ha dichiarato: «La richiesta purtroppo è molto alta, non riusciamo ad accogliere tutti. Ma almeno ora i ragazzi hanno la possibilità di curarsi e vincere la dipendenza». Oggi, l'industria del Captagon si è concentrata principalmente in Siria e in Libano dove la guerra civile, il collasso finanziario e i pesantissimi effetti paralizzanti delle sanzioni statunitensi ed europee hanno messo in ulteriore difficoltà il regime di Bashar al-Assad e agli Hezbollah che alla ricerca di denaro hanno fatto ricorso alla produzione e vendita di Captagon.
L’industria del Captagon e le sue rotte
I dati sui sequestri regionali del 2021 raccontano che il commercio delle pastiglie di Captagon ha sfondato gli oltre 5,7 miliardi di dollari, come si legge nel report del New Line Institute Captagon Threat a Profile of Illicit Trade,Consumption, and Regional Realities, eclissando il valore totale delle esportazioni legali della Siria. I profitti finiscono direttamente nelle casse di Assad e dei suoi familiari, fornendo un'ancora di salvezza finanziaria a un regime altrimenti economicamente spacciato e come raccontato in un articolo di Der Spiegel «il regime di Assad non sopravvivrebbe alla perdita delle entrate del Captagon». Dai suoi centri di produzione in Siria e in Libano, il Captagon viene principalmente trafficato via terra attraverso la Giordania fino al Golfo, dove l' Arabia Saudita è ampiamente considerata il più grande mercato di spaccio. Anche in Giordania è allarme rosso, come raccontato nel report di FDD: «L'anno scorso, i funzionari giordani hanno intercettato oltre 54 milioni di pillole Captagon; ad aprile avevano sequestrato più pillole che in tutto il 2021 messo insieme. L'aumento delle operazioni di contrabbando ha spinto i funzionari giordani a istituire lo ‘sparare per uccidere’ lungo il confine siriano». In modo preoccupante il mercato dei consumatori del Captagon in Giordania si sta espandendo a macchia d’olio (costa meno che nei Paesi del Golfo) tanto che il segretario generale del Consiglio economico e sociale giordano ha dichiarato: «Eravamo orgogliosi che la Giordania fosse un Paese di transito ma ora è un Paese ospitante».
Il 21 settembre 2022 il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Captagon Act , che impegna il governo «affinché sviluppi una strategia inter-agenzia per negare, degradare e smantellare il commercio di Captagon», tuttavia, occorre fare molto di più. Molto. Prima di tutto occorre rimediare all’incredibile errore commesso dalla Casa Bianca che ha escluso la Siria dalla sua lista dei principali Paesi produttori di droghe illecite per il 2023 e lo stesso ha fatto il Dipartimento di Stato che non ha tenuto conto del Captagon nel suo rapporto mandato al Congresso sulla ricchezza personale di Bashar al-Assad. Poi Washington, ad esempio, invece che tentare di normalizzare i rapporti con il narco-regime siriano dovrebbe lavorare per migliorare la cooperazione regionale nella lotta ai narcotici. L'amministrazione americana oggi può sfruttare le strutture degli Accordi di Abramo per sviluppare una nuova strategia regionale per combattere il commercio di Captagon ed espandere la partnership tra Israele e gli Stati del Golfo Persico. La grave minaccia della diffusione del Captagon condivisa dà anche la possibilità a Israele e alla Giordania di poter sviluppare una pace vera e durevole. Inoltre, visto che il disegno finale è quello di portare l'Arabia Saudita all’interno degli Accordi di Abramo, Washington dovrebbe ricordare all’intera regione che Gerusalemme e Riad hanno entrambe a cuore la stabilità della Giordania, che il traffico di stupefacenti legato ad Assad rischia di minare. Infine, l'amministrazione americana dovrebbe intraprendere ulteriori azioni per punire duramente il regime di Assad per il suo ruolo nella produzione e nel traffico di Captagon. Il recente sequestro in Israele è un campanello d'allarme che mostra come i tentacoli del Captagon di Bashar al-Assad si stanno allungando ed è arrivato il momento di spezzarli definitivamente.
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Il ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza. Si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti.Lo speciale contiene due articoliIl ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza. La notizia è stata passata quasi sotto silenzio a causa delle crescenti tensioni e i continui disordini in Cisgiordania e il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza controllata da Hamas, come racconta l’analista Natalie Ecanow di Fdd (Fondation For Defense of Democracies). Il Captagon spedito dalla Cisgiordania era nascosto all'interno di un carico di frigoriferi da ufficio, ma durante un controllo al valico di frontiera di Tarqumiyah le forze di sicurezza israeliane lo hanno scoperto e sequestrato. Il Captagon, noto anche come «la cocaina dei poveri», è uno stimolante di tipo anfetaminico prodotto illegalmente. Sebbene sia principalmente trafficato in Giordania e negli Stati del Golfo Persico, il commercio di Captagon ha iniziato a estendersi oltre i suoi confini tradizionali e il traffico di questa sostanza «si sta lentamente e inesorabilmente evolvendo in un problema regionale più ampio che merita un intervento coordinato». In origine, il Captagon era il nome commerciale di un farmaco legale contenente fenetillina e prescritto per trattare condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la narcolessia e la depressione. La fenetillina, tuttavia, è stata resa quasi ovunque illegale negli anni ‘80, un fatto che ha fatto nascere centinaia di laboratori illegali. Da allora la produzione di Captagon contraffatto è aumentato a dismisura: le pillole che vengono immesse sul mercato che oggi creano dipendenza hanno poca o nessuna somiglianza chimica con i loro predecessori.Il Captagon produce nell'organismo: perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e abbandono di ogni inibizione. Chi assume le pasticche grigie è pervaso da un senso di onnipotenza che lo fa sentire invincibile, e sotto il loro effetto può non mangiare o non dormire per giorni. Molti gli effetti collaterali: i consumatori possono soffrire di depressione, disturbi del sonno, malnutrizione, intossicazione cardiaca e dei vasi sanguigni e altro ancora. Tutto questo ha fatto che il Captagon, sia diventata la «droga dell’Isis» che ne fa largo uso in tutti i territori che controlla e ne gestisce anche il traffico. La sostanza viene data ai jihadisti prima degli attacchi (vedi gli attentatori del teatro Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015), e anche ai jihadisti kamikaze in modo che non esitino nel momento di azionare il loro giubbotto esplosivo.Come detto si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo, ad esempio in Arabia Saudita, che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti tanto da meritarsi il titolo di «Capitale della droga del Medio Oriente». L’impressionante crescita della domanda interna sta infatti catalizzando il narcotraffico in provenienza dal Libano e dalla Siria, trasformando il Regno in una delle destinazioni regionali più redditizie per la droga. E non è certo un caso che il 2 settembre 2022 nel porto di Riad la polizia saudita abbia scoperto 46 milioni di pillole di anfetamina tra sacchi di farina. Sei siriani e due pakistani sono stati arrestati durante l'irruzione nel magazzino dove erano state trasportate le pastiglie. Il prezzo del Captagon varia tra i 10 e i 25 dollari a pastiglia, quindi sulla base dei dati della rivista International Addiction Review il sequestro nel porto di Riad ha un valore di mercato pari a 1,1 miliardi di dollari. Una recente inchiesta della Cnn racconta di come molti giovani in Arabia Saudita abbiano iniziato ad assumere droghe a causa della noia e della mancanza di opportunità sociali. «Le maggiori libertà introdotte dal principe ereditario Mohammed bin Salman potrebbero quindi aiutare a ridurre in parte l’utilizzo -afferma Felbab-Brown, esperto della diffusione di Captagon presso la Brookings Institution di Washington DC- L'importante non è né limitare le libertà, né trasformare i concerti in luoghi di reti a strascico e incursioni, ma piuttosto educare i giovani». Abdelelah Mohammed al-Sharif, segretario generale del Comitato nazionale per il controllo dei narcotici e vicedirettore dell'Antidroga e degli affari preventivi ha affermato che «la maggior parte dei tossicodipendenti nel Regno rientra nella fascia di età 12-22 anni e quasi il 40% di loro fa affidamento sulle sostanze per riempire un vuoto». L’Arabia Saudita per far fronte alla diffusione del fenomeno ha iniziato ad aprire dei centri di riabilitazione (nelle ultime due anni almeno cinque) e a questo proposito Khalid al-Mashari, Ceo di Qaweem, una delle prime strutture aperte nel Regno, ha dichiarato: «La richiesta purtroppo è molto alta, non riusciamo ad accogliere tutti. Ma almeno ora i ragazzi hanno la possibilità di curarsi e vincere la dipendenza». Oggi, l'industria del Captagon si è concentrata principalmente in Siria e in Libano dove la guerra civile, il collasso finanziario e i pesantissimi effetti paralizzanti delle sanzioni statunitensi ed europee hanno messo in ulteriore difficoltà il regime di Bashar al-Assad e agli Hezbollah che alla ricerca di denaro hanno fatto ricorso alla produzione e vendita di Captagon. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/larabia-saudita-e-diventata-la-capitale-della-droga-del-medio-oriente-2659406600.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lindustria-del-captagon-e-le-sue-rotte" data-post-id="2659406600" data-published-at="1676276975" data-use-pagination="False"> L’industria del Captagon e le sue rotte I dati sui sequestri regionali del 2021 raccontano che il commercio delle pastiglie di Captagon ha sfondato gli oltre 5,7 miliardi di dollari, come si legge nel report del New Line Institute Captagon Threat a Profile of Illicit Trade,Consumption, and Regional Realities, eclissando il valore totale delle esportazioni legali della Siria. I profitti finiscono direttamente nelle casse di Assad e dei suoi familiari, fornendo un'ancora di salvezza finanziaria a un regime altrimenti economicamente spacciato e come raccontato in un articolo di Der Spiegel «il regime di Assad non sopravvivrebbe alla perdita delle entrate del Captagon». Dai suoi centri di produzione in Siria e in Libano, il Captagon viene principalmente trafficato via terra attraverso la Giordania fino al Golfo, dove l' Arabia Saudita è ampiamente considerata il più grande mercato di spaccio. Anche in Giordania è allarme rosso, come raccontato nel report di FDD: «L'anno scorso, i funzionari giordani hanno intercettato oltre 54 milioni di pillole Captagon; ad aprile avevano sequestrato più pillole che in tutto il 2021 messo insieme. L'aumento delle operazioni di contrabbando ha spinto i funzionari giordani a istituire lo ‘sparare per uccidere’ lungo il confine siriano». In modo preoccupante il mercato dei consumatori del Captagon in Giordania si sta espandendo a macchia d’olio (costa meno che nei Paesi del Golfo) tanto che il segretario generale del Consiglio economico e sociale giordano ha dichiarato: «Eravamo orgogliosi che la Giordania fosse un Paese di transito ma ora è un Paese ospitante».Il 21 settembre 2022 il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Captagon Act , che impegna il governo «affinché sviluppi una strategia inter-agenzia per negare, degradare e smantellare il commercio di Captagon», tuttavia, occorre fare molto di più. Molto. Prima di tutto occorre rimediare all’incredibile errore commesso dalla Casa Bianca che ha escluso la Siria dalla sua lista dei principali Paesi produttori di droghe illecite per il 2023 e lo stesso ha fatto il Dipartimento di Stato che non ha tenuto conto del Captagon nel suo rapporto mandato al Congresso sulla ricchezza personale di Bashar al-Assad. Poi Washington, ad esempio, invece che tentare di normalizzare i rapporti con il narco-regime siriano dovrebbe lavorare per migliorare la cooperazione regionale nella lotta ai narcotici. L'amministrazione americana oggi può sfruttare le strutture degli Accordi di Abramo per sviluppare una nuova strategia regionale per combattere il commercio di Captagon ed espandere la partnership tra Israele e gli Stati del Golfo Persico. La grave minaccia della diffusione del Captagon condivisa dà anche la possibilità a Israele e alla Giordania di poter sviluppare una pace vera e durevole. Inoltre, visto che il disegno finale è quello di portare l'Arabia Saudita all’interno degli Accordi di Abramo, Washington dovrebbe ricordare all’intera regione che Gerusalemme e Riad hanno entrambe a cuore la stabilità della Giordania, che il traffico di stupefacenti legato ad Assad rischia di minare. Infine, l'amministrazione americana dovrebbe intraprendere ulteriori azioni per punire duramente il regime di Assad per il suo ruolo nella produzione e nel traffico di Captagon. Il recente sequestro in Israele è un campanello d'allarme che mostra come i tentacoli del Captagon di Bashar al-Assad si stanno allungando ed è arrivato il momento di spezzarli definitivamente.
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.