- Il ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza.
- Si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti.
Lo speciale contiene due articoli
Il ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza. La notizia è stata passata quasi sotto silenzio a causa delle crescenti tensioni e i continui disordini in Cisgiordania e il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza controllata da Hamas, come racconta l’analista Natalie Ecanow di Fdd (Fondation For Defense of Democracies). Il Captagon spedito dalla Cisgiordania era nascosto all’interno di un carico di frigoriferi da ufficio, ma durante un controllo al valico di frontiera di Tarqumiyah le forze di sicurezza israeliane lo hanno scoperto e sequestrato. Il Captagon, noto anche come «la cocaina dei poveri», è uno stimolante di tipo anfetaminico prodotto illegalmente. Sebbene sia principalmente trafficato in Giordania e negli Stati del Golfo Persico, il commercio di Captagon ha iniziato a estendersi oltre i suoi confini tradizionali e il traffico di questa sostanza «si sta lentamente e inesorabilmente evolvendo in un problema regionale più ampio che merita un intervento coordinato». In origine, il Captagon era il nome commerciale di un farmaco legale contenente fenetillina e prescritto per trattare condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la narcolessia e la depressione. La fenetillina, tuttavia, è stata resa quasi ovunque illegale negli anni ‘80, un fatto che ha fatto nascere centinaia di laboratori illegali. Da allora la produzione di Captagon contraffatto è aumentato a dismisura: le pillole che vengono immesse sul mercato che oggi creano dipendenza hanno poca o nessuna somiglianza chimica con i loro predecessori.
Il Captagon produce nell’organismo: perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e abbandono di ogni inibizione. Chi assume le pasticche grigie è pervaso da un senso di onnipotenza che lo fa sentire invincibile, e sotto il loro effetto può non mangiare o non dormire per giorni. Molti gli effetti collaterali: i consumatori possono soffrire di depressione, disturbi del sonno, malnutrizione, intossicazione cardiaca e dei vasi sanguigni e altro ancora. Tutto questo ha fatto che il Captagon, sia diventata la «droga dell’Isis» che ne fa largo uso in tutti i territori che controlla e ne gestisce anche il traffico. La sostanza viene data ai jihadisti prima degli attacchi (vedi gli attentatori del teatro Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015), e anche ai jihadisti kamikaze in modo che non esitino nel momento di azionare il loro giubbotto esplosivo.
Come detto si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo, ad esempio in Arabia Saudita, che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti tanto da meritarsi il titolo di «Capitale della droga del Medio Oriente». L’impressionante crescita della domanda interna sta infatti catalizzando il narcotraffico in provenienza dal Libano e dalla Siria, trasformando il Regno in una delle destinazioni regionali più redditizie per la droga. E non è certo un caso che il 2 settembre 2022 nel porto di Riad la polizia saudita abbia scoperto 46 milioni di pillole di anfetamina tra sacchi di farina. Sei siriani e due pakistani sono stati arrestati durante l’irruzione nel magazzino dove erano state trasportate le pastiglie. Il prezzo del Captagon varia tra i 10 e i 25 dollari a pastiglia, quindi sulla base dei dati della rivista International Addiction Review il sequestro nel porto di Riad ha un valore di mercato pari a 1,1 miliardi di dollari. Una recente inchiesta della Cnn racconta di come molti giovani in Arabia Saudita abbiano iniziato ad assumere droghe a causa della noia e della mancanza di opportunità sociali. «Le maggiori libertà introdotte dal principe ereditario Mohammed bin Salman potrebbero quindi aiutare a ridurre in parte l’utilizzo -afferma Felbab-Brown, esperto della diffusione di Captagon presso la Brookings Institution di Washington DC- L’importante non è né limitare le libertà, né trasformare i concerti in luoghi di reti a strascico e incursioni, ma piuttosto educare i giovani». Abdelelah Mohammed al-Sharif, segretario generale del Comitato nazionale per il controllo dei narcotici e vicedirettore dell’Antidroga e degli affari preventivi ha affermato che «la maggior parte dei tossicodipendenti nel Regno rientra nella fascia di età 12-22 anni e quasi il 40% di loro fa affidamento sulle sostanze per riempire un vuoto». L’Arabia Saudita per far fronte alla diffusione del fenomeno ha iniziato ad aprire dei centri di riabilitazione (nelle ultime due anni almeno cinque) e a questo proposito Khalid al-Mashari, Ceo di Qaweem, una delle prime strutture aperte nel Regno, ha dichiarato: «La richiesta purtroppo è molto alta, non riusciamo ad accogliere tutti. Ma almeno ora i ragazzi hanno la possibilità di curarsi e vincere la dipendenza». Oggi, l’industria del Captagon si è concentrata principalmente in Siria e in Libano dove la guerra civile, il collasso finanziario e i pesantissimi effetti paralizzanti delle sanzioni statunitensi ed europee hanno messo in ulteriore difficoltà il regime di Bashar al-Assad e agli Hezbollah che alla ricerca di denaro hanno fatto ricorso alla produzione e vendita di Captagon.
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