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2023-02-13
L’Arabia Saudita è diventata la capitale della droga del Medio Oriente
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Pastiglie di Captagon (Ansa)
Il ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza. La notizia è stata passata quasi sotto silenzio a causa delle crescenti tensioni e i continui disordini in Cisgiordania e il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza controllata da Hamas, come racconta l’analista Natalie Ecanow di Fdd (Fondation For Defense of Democracies). Il Captagon spedito dalla Cisgiordania era nascosto all'interno di un carico di frigoriferi da ufficio, ma durante un controllo al valico di frontiera di Tarqumiyah le forze di sicurezza israeliane lo hanno scoperto e sequestrato. Il Captagon, noto anche come «la cocaina dei poveri», è uno stimolante di tipo anfetaminico prodotto illegalmente. Sebbene sia principalmente trafficato in Giordania e negli Stati del Golfo Persico, il commercio di Captagon ha iniziato a estendersi oltre i suoi confini tradizionali e il traffico di questa sostanza «si sta lentamente e inesorabilmente evolvendo in un problema regionale più ampio che merita un intervento coordinato». In origine, il Captagon era il nome commerciale di un farmaco legale contenente fenetillina e prescritto per trattare condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la narcolessia e la depressione. La fenetillina, tuttavia, è stata resa quasi ovunque illegale negli anni ‘80, un fatto che ha fatto nascere centinaia di laboratori illegali. Da allora la produzione di Captagon contraffatto è aumentato a dismisura: le pillole che vengono immesse sul mercato che oggi creano dipendenza hanno poca o nessuna somiglianza chimica con i loro predecessori.
Il Captagon produce nell'organismo: perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e abbandono di ogni inibizione. Chi assume le pasticche grigie è pervaso da un senso di onnipotenza che lo fa sentire invincibile, e sotto il loro effetto può non mangiare o non dormire per giorni. Molti gli effetti collaterali: i consumatori possono soffrire di depressione, disturbi del sonno, malnutrizione, intossicazione cardiaca e dei vasi sanguigni e altro ancora. Tutto questo ha fatto che il Captagon, sia diventata la «droga dell’Isis» che ne fa largo uso in tutti i territori che controlla e ne gestisce anche il traffico. La sostanza viene data ai jihadisti prima degli attacchi (vedi gli attentatori del teatro Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015), e anche ai jihadisti kamikaze in modo che non esitino nel momento di azionare il loro giubbotto esplosivo.
Come detto si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo, ad esempio in Arabia Saudita, che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti tanto da meritarsi il titolo di «Capitale della droga del Medio Oriente». L’impressionante crescita della domanda interna sta infatti catalizzando il narcotraffico in provenienza dal Libano e dalla Siria, trasformando il Regno in una delle destinazioni regionali più redditizie per la droga. E non è certo un caso che il 2 settembre 2022 nel porto di Riad la polizia saudita abbia scoperto 46 milioni di pillole di anfetamina tra sacchi di farina. Sei siriani e due pakistani sono stati arrestati durante l'irruzione nel magazzino dove erano state trasportate le pastiglie. Il prezzo del Captagon varia tra i 10 e i 25 dollari a pastiglia, quindi sulla base dei dati della rivista International Addiction Review il sequestro nel porto di Riad ha un valore di mercato pari a 1,1 miliardi di dollari. Una recente inchiesta della Cnn racconta di come molti giovani in Arabia Saudita abbiano iniziato ad assumere droghe a causa della noia e della mancanza di opportunità sociali. «Le maggiori libertà introdotte dal principe ereditario Mohammed bin Salman potrebbero quindi aiutare a ridurre in parte l’utilizzo -afferma Felbab-Brown, esperto della diffusione di Captagon presso la Brookings Institution di Washington DC- L'importante non è né limitare le libertà, né trasformare i concerti in luoghi di reti a strascico e incursioni, ma piuttosto educare i giovani». Abdelelah Mohammed al-Sharif, segretario generale del Comitato nazionale per il controllo dei narcotici e vicedirettore dell'Antidroga e degli affari preventivi ha affermato che «la maggior parte dei tossicodipendenti nel Regno rientra nella fascia di età 12-22 anni e quasi il 40% di loro fa affidamento sulle sostanze per riempire un vuoto». L’Arabia Saudita per far fronte alla diffusione del fenomeno ha iniziato ad aprire dei centri di riabilitazione (nelle ultime due anni almeno cinque) e a questo proposito Khalid al-Mashari, Ceo di Qaweem, una delle prime strutture aperte nel Regno, ha dichiarato: «La richiesta purtroppo è molto alta, non riusciamo ad accogliere tutti. Ma almeno ora i ragazzi hanno la possibilità di curarsi e vincere la dipendenza». Oggi, l'industria del Captagon si è concentrata principalmente in Siria e in Libano dove la guerra civile, il collasso finanziario e i pesantissimi effetti paralizzanti delle sanzioni statunitensi ed europee hanno messo in ulteriore difficoltà il regime di Bashar al-Assad e agli Hezbollah che alla ricerca di denaro hanno fatto ricorso alla produzione e vendita di Captagon.
L’industria del Captagon e le sue rotte
I dati sui sequestri regionali del 2021 raccontano che il commercio delle pastiglie di Captagon ha sfondato gli oltre 5,7 miliardi di dollari, come si legge nel report del New Line Institute Captagon Threat a Profile of Illicit Trade,Consumption, and Regional Realities, eclissando il valore totale delle esportazioni legali della Siria. I profitti finiscono direttamente nelle casse di Assad e dei suoi familiari, fornendo un'ancora di salvezza finanziaria a un regime altrimenti economicamente spacciato e come raccontato in un articolo di Der Spiegel «il regime di Assad non sopravvivrebbe alla perdita delle entrate del Captagon». Dai suoi centri di produzione in Siria e in Libano, il Captagon viene principalmente trafficato via terra attraverso la Giordania fino al Golfo, dove l' Arabia Saudita è ampiamente considerata il più grande mercato di spaccio. Anche in Giordania è allarme rosso, come raccontato nel report di FDD: «L'anno scorso, i funzionari giordani hanno intercettato oltre 54 milioni di pillole Captagon; ad aprile avevano sequestrato più pillole che in tutto il 2021 messo insieme. L'aumento delle operazioni di contrabbando ha spinto i funzionari giordani a istituire lo ‘sparare per uccidere’ lungo il confine siriano». In modo preoccupante il mercato dei consumatori del Captagon in Giordania si sta espandendo a macchia d’olio (costa meno che nei Paesi del Golfo) tanto che il segretario generale del Consiglio economico e sociale giordano ha dichiarato: «Eravamo orgogliosi che la Giordania fosse un Paese di transito ma ora è un Paese ospitante».
Il 21 settembre 2022 il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Captagon Act , che impegna il governo «affinché sviluppi una strategia inter-agenzia per negare, degradare e smantellare il commercio di Captagon», tuttavia, occorre fare molto di più. Molto. Prima di tutto occorre rimediare all’incredibile errore commesso dalla Casa Bianca che ha escluso la Siria dalla sua lista dei principali Paesi produttori di droghe illecite per il 2023 e lo stesso ha fatto il Dipartimento di Stato che non ha tenuto conto del Captagon nel suo rapporto mandato al Congresso sulla ricchezza personale di Bashar al-Assad. Poi Washington, ad esempio, invece che tentare di normalizzare i rapporti con il narco-regime siriano dovrebbe lavorare per migliorare la cooperazione regionale nella lotta ai narcotici. L'amministrazione americana oggi può sfruttare le strutture degli Accordi di Abramo per sviluppare una nuova strategia regionale per combattere il commercio di Captagon ed espandere la partnership tra Israele e gli Stati del Golfo Persico. La grave minaccia della diffusione del Captagon condivisa dà anche la possibilità a Israele e alla Giordania di poter sviluppare una pace vera e durevole. Inoltre, visto che il disegno finale è quello di portare l'Arabia Saudita all’interno degli Accordi di Abramo, Washington dovrebbe ricordare all’intera regione che Gerusalemme e Riad hanno entrambe a cuore la stabilità della Giordania, che il traffico di stupefacenti legato ad Assad rischia di minare. Infine, l'amministrazione americana dovrebbe intraprendere ulteriori azioni per punire duramente il regime di Assad per il suo ruolo nella produzione e nel traffico di Captagon. Il recente sequestro in Israele è un campanello d'allarme che mostra come i tentacoli del Captagon di Bashar al-Assad si stanno allungando ed è arrivato il momento di spezzarli definitivamente.
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Il ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza. Si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti.Lo speciale contiene due articoliIl ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza. La notizia è stata passata quasi sotto silenzio a causa delle crescenti tensioni e i continui disordini in Cisgiordania e il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza controllata da Hamas, come racconta l’analista Natalie Ecanow di Fdd (Fondation For Defense of Democracies). Il Captagon spedito dalla Cisgiordania era nascosto all'interno di un carico di frigoriferi da ufficio, ma durante un controllo al valico di frontiera di Tarqumiyah le forze di sicurezza israeliane lo hanno scoperto e sequestrato. Il Captagon, noto anche come «la cocaina dei poveri», è uno stimolante di tipo anfetaminico prodotto illegalmente. Sebbene sia principalmente trafficato in Giordania e negli Stati del Golfo Persico, il commercio di Captagon ha iniziato a estendersi oltre i suoi confini tradizionali e il traffico di questa sostanza «si sta lentamente e inesorabilmente evolvendo in un problema regionale più ampio che merita un intervento coordinato». In origine, il Captagon era il nome commerciale di un farmaco legale contenente fenetillina e prescritto per trattare condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la narcolessia e la depressione. La fenetillina, tuttavia, è stata resa quasi ovunque illegale negli anni ‘80, un fatto che ha fatto nascere centinaia di laboratori illegali. Da allora la produzione di Captagon contraffatto è aumentato a dismisura: le pillole che vengono immesse sul mercato che oggi creano dipendenza hanno poca o nessuna somiglianza chimica con i loro predecessori.Il Captagon produce nell'organismo: perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e abbandono di ogni inibizione. Chi assume le pasticche grigie è pervaso da un senso di onnipotenza che lo fa sentire invincibile, e sotto il loro effetto può non mangiare o non dormire per giorni. Molti gli effetti collaterali: i consumatori possono soffrire di depressione, disturbi del sonno, malnutrizione, intossicazione cardiaca e dei vasi sanguigni e altro ancora. Tutto questo ha fatto che il Captagon, sia diventata la «droga dell’Isis» che ne fa largo uso in tutti i territori che controlla e ne gestisce anche il traffico. La sostanza viene data ai jihadisti prima degli attacchi (vedi gli attentatori del teatro Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015), e anche ai jihadisti kamikaze in modo che non esitino nel momento di azionare il loro giubbotto esplosivo.Come detto si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo, ad esempio in Arabia Saudita, che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti tanto da meritarsi il titolo di «Capitale della droga del Medio Oriente». L’impressionante crescita della domanda interna sta infatti catalizzando il narcotraffico in provenienza dal Libano e dalla Siria, trasformando il Regno in una delle destinazioni regionali più redditizie per la droga. E non è certo un caso che il 2 settembre 2022 nel porto di Riad la polizia saudita abbia scoperto 46 milioni di pillole di anfetamina tra sacchi di farina. Sei siriani e due pakistani sono stati arrestati durante l'irruzione nel magazzino dove erano state trasportate le pastiglie. Il prezzo del Captagon varia tra i 10 e i 25 dollari a pastiglia, quindi sulla base dei dati della rivista International Addiction Review il sequestro nel porto di Riad ha un valore di mercato pari a 1,1 miliardi di dollari. Una recente inchiesta della Cnn racconta di come molti giovani in Arabia Saudita abbiano iniziato ad assumere droghe a causa della noia e della mancanza di opportunità sociali. «Le maggiori libertà introdotte dal principe ereditario Mohammed bin Salman potrebbero quindi aiutare a ridurre in parte l’utilizzo -afferma Felbab-Brown, esperto della diffusione di Captagon presso la Brookings Institution di Washington DC- L'importante non è né limitare le libertà, né trasformare i concerti in luoghi di reti a strascico e incursioni, ma piuttosto educare i giovani». Abdelelah Mohammed al-Sharif, segretario generale del Comitato nazionale per il controllo dei narcotici e vicedirettore dell'Antidroga e degli affari preventivi ha affermato che «la maggior parte dei tossicodipendenti nel Regno rientra nella fascia di età 12-22 anni e quasi il 40% di loro fa affidamento sulle sostanze per riempire un vuoto». L’Arabia Saudita per far fronte alla diffusione del fenomeno ha iniziato ad aprire dei centri di riabilitazione (nelle ultime due anni almeno cinque) e a questo proposito Khalid al-Mashari, Ceo di Qaweem, una delle prime strutture aperte nel Regno, ha dichiarato: «La richiesta purtroppo è molto alta, non riusciamo ad accogliere tutti. Ma almeno ora i ragazzi hanno la possibilità di curarsi e vincere la dipendenza». Oggi, l'industria del Captagon si è concentrata principalmente in Siria e in Libano dove la guerra civile, il collasso finanziario e i pesantissimi effetti paralizzanti delle sanzioni statunitensi ed europee hanno messo in ulteriore difficoltà il regime di Bashar al-Assad e agli Hezbollah che alla ricerca di denaro hanno fatto ricorso alla produzione e vendita di Captagon. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/larabia-saudita-e-diventata-la-capitale-della-droga-del-medio-oriente-2659406600.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lindustria-del-captagon-e-le-sue-rotte" data-post-id="2659406600" data-published-at="1676276975" data-use-pagination="False"> L’industria del Captagon e le sue rotte I dati sui sequestri regionali del 2021 raccontano che il commercio delle pastiglie di Captagon ha sfondato gli oltre 5,7 miliardi di dollari, come si legge nel report del New Line Institute Captagon Threat a Profile of Illicit Trade,Consumption, and Regional Realities, eclissando il valore totale delle esportazioni legali della Siria. I profitti finiscono direttamente nelle casse di Assad e dei suoi familiari, fornendo un'ancora di salvezza finanziaria a un regime altrimenti economicamente spacciato e come raccontato in un articolo di Der Spiegel «il regime di Assad non sopravvivrebbe alla perdita delle entrate del Captagon». Dai suoi centri di produzione in Siria e in Libano, il Captagon viene principalmente trafficato via terra attraverso la Giordania fino al Golfo, dove l' Arabia Saudita è ampiamente considerata il più grande mercato di spaccio. Anche in Giordania è allarme rosso, come raccontato nel report di FDD: «L'anno scorso, i funzionari giordani hanno intercettato oltre 54 milioni di pillole Captagon; ad aprile avevano sequestrato più pillole che in tutto il 2021 messo insieme. L'aumento delle operazioni di contrabbando ha spinto i funzionari giordani a istituire lo ‘sparare per uccidere’ lungo il confine siriano». In modo preoccupante il mercato dei consumatori del Captagon in Giordania si sta espandendo a macchia d’olio (costa meno che nei Paesi del Golfo) tanto che il segretario generale del Consiglio economico e sociale giordano ha dichiarato: «Eravamo orgogliosi che la Giordania fosse un Paese di transito ma ora è un Paese ospitante».Il 21 settembre 2022 il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Captagon Act , che impegna il governo «affinché sviluppi una strategia inter-agenzia per negare, degradare e smantellare il commercio di Captagon», tuttavia, occorre fare molto di più. Molto. Prima di tutto occorre rimediare all’incredibile errore commesso dalla Casa Bianca che ha escluso la Siria dalla sua lista dei principali Paesi produttori di droghe illecite per il 2023 e lo stesso ha fatto il Dipartimento di Stato che non ha tenuto conto del Captagon nel suo rapporto mandato al Congresso sulla ricchezza personale di Bashar al-Assad. Poi Washington, ad esempio, invece che tentare di normalizzare i rapporti con il narco-regime siriano dovrebbe lavorare per migliorare la cooperazione regionale nella lotta ai narcotici. L'amministrazione americana oggi può sfruttare le strutture degli Accordi di Abramo per sviluppare una nuova strategia regionale per combattere il commercio di Captagon ed espandere la partnership tra Israele e gli Stati del Golfo Persico. La grave minaccia della diffusione del Captagon condivisa dà anche la possibilità a Israele e alla Giordania di poter sviluppare una pace vera e durevole. Inoltre, visto che il disegno finale è quello di portare l'Arabia Saudita all’interno degli Accordi di Abramo, Washington dovrebbe ricordare all’intera regione che Gerusalemme e Riad hanno entrambe a cuore la stabilità della Giordania, che il traffico di stupefacenti legato ad Assad rischia di minare. Infine, l'amministrazione americana dovrebbe intraprendere ulteriori azioni per punire duramente il regime di Assad per il suo ruolo nella produzione e nel traffico di Captagon. Il recente sequestro in Israele è un campanello d'allarme che mostra come i tentacoli del Captagon di Bashar al-Assad si stanno allungando ed è arrivato il momento di spezzarli definitivamente.
Keir Starmer (Ansa)
In seguito, Calocane si è dichiarato colpevole di omicidio colposo e i suoi legali hanno invocato l’incapacità di intendere e di volere, che è stata parzialmente riconosciuta portando all’internamento del killer in un ospedale psichiatrico di massima sicurezza. Ma sul suo caso è stata allestita una commissione di inchiesta il cui lavoro si è appena concluso, portando alla luce una serie incredibile di errori e sottovalutazioni da parte delle autorità di polizia britanniche. Calocane, affetto da schizofrenia paranoide, avrebbe dovuto essere arrestato ben prima di compiere la strage. Si era già reso responsabile di numerosi episodi violenti, disertava gli incontri con gli psichiatri, si scelse di non internarlo e di lasciarlo libero anche se era evidentemente pericoloso.
Il Daily Telegraph, nei giorni scorsi, ha scritto che la commissione di inchiesta «ha anche rivelato che nel 2020 gli operatori della salute mentale decisero di non sottoporre Calocane a un ricovero coatto in seguito a un violento incidente, dopo aver preso in considerazione una ricerca che suggeriva una sovrarappresentazione dei giovani uomini di colore nelle carceri». Questo particolare è stato smentito con forza da alcuni dei medici auditi dalla commissione, ma è inevitabile che sorgano profondi dubbi a riguardo, soprattutto dopo quello che è accaduto a Henry Nowak, ucciso a pugnalate da un sikh e trattato da criminale mentre moriva soltanto perché bianco.
Emma Webber, madre di una delle vittime di Calocane, ha avuto parole piuttosto chiare sul punto. «Quello che dobbiamo fare è essere coraggiosi e affrontare queste discussioni davvero difficili in questo Paese» ha detto alla stampa. «Calocane era un uomo di colore che ha ucciso tre persone bianche e ha tentato di ucciderne altre tre, e questo non è mai stato oggetto di discussione. Se fosse successo il contrario, lo sarebbe stato». Difficile darle torto. Soprattutto se si legge l’inchiesta realizzata dal Telegraph sul modo in cui il sistema di salute mentale britannico è stato messo sotto pressione in questi anni al fine di «ridurre le diseguaglianze». Nove medici che servono e hanno servito nei servizi di salute mentale inglesi hanno raccontato di essere stati ripetutamente invitati a ridurre il numero di pazienti neri.
«Un medico che lavorava nello stesso ente ospedaliero in cui era stato curato Valdo Calocane ha affermato che l’organismo di controllo aveva visitato il suo reparto poco prima dell'attacco del killer di Nottingham e gli era stato detto che c’erano troppi pazienti neri», riporta il Telegraph. Non è tutto. Il Mental Health Act britannico, la legge che regola appunto i servizi di salute mentale, stabilisce che si svolgano periodiche revisioni indipendenti sulle strutture. Ebbene, nel 2018 la relazione conclusiva di tale revisione spiegò che «cercare di trovare modi per ridurre i ricoveri coatti di persone di origine africana e caraibica in particolare è una delle principali sfide».
E ancora: «Nel 2023, il servizio sanitario nazionale», scrive il Telegraph, «ha raccomandato agli enti ospedalieri di esaminare i ricoveri per problemi di salute mentale spiegando che “nel tempo dovrebbero essere in grado di dimostrare una riduzione delle disuguaglianze”. La Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani, consultata sul Mental Health Act del 2025, ha affermato che gli enti ospedalieri dell’NHS dovrebbero essere tenuti a fornire un “piano d’azione completo se non sono in grado di dimostrare una riduzione anno su anno dei tassi di detenzione sproporzionati subiti dai gruppi di minoranza etnica, in particolare dalle persone di colore”». Insomma è piuttosto evidente che ci sia stata una notevole pressione da più fronti e soprattutto da attori istituzionali per ridurre il numero di pazienti di colore. I risultati, purtroppo, si sono visti: morti e feriti. Il fatto è che, come ha notato qualcuno, la malattia mentale non si cura con la sociologia, il crimine non si ferma con l’inclusione. E la realtà, piaccia o meno, non si può annullare per volontà ideologica.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa dell'8 giugno con Carlo Cambi
A rompere gli indugi è stato Banco Bpm. Era nell’aria da mesi. E ieri, all’ora di pranzo, è uscito il comunicato: l’istituto milanese chiede a Mps di andare a nozze. Nessuna Opa. Solo «concordare un’operazione di aggregazione». Operazione finalizzata alla creazione di un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, secondo operatore nazionale per dimensioni, si legge nella nota. L’aggregazione verrebbe attuata nelle modalità tipiche dei «cosiddetti merger of equals, la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture», prosegue il comunicato.
Secondo operatore nazionale per dimensioni… Bnp Paribas stima che le nozze potrebbero creare sì un terzo polo bancario, dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo, ma appunto il secondo per asset (450 miliardi circa), con un 15% di market share nei prestiti, il 13% nei depositi e 2.900 filiali. L’istituto di Piazza Meda potrebbe contare su sinergie superiori a 1,1 miliardi lordi annui e una capitalizzazione di Borsa potenzialmente superiore a 50 miliardi (attualmente siamo sui 28 miliardi per Siena a 20 per Bpm). L’istituto guidato da Giuseppe Castagna stima inoltre una potenziale generazione di profitto netto a regime pari a 6 miliardi, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra.
Numeri incredibili. Ma i numeri sono paradossalmente niente in confronto al centro di potere che «passa da Siena» con questa aggregazione, come ha detto pochi giorni fa Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Montepaschi. Mps controlla oltre l’85% di Mediobanca. Mediobanca che ha in mano il 13,2% di Generali, primo azionista del Leone. Non è finita, perché il primo socio del Monte è Delfin - la holding degli eredi di Leonardo Del Vecchio - con il 17,5%, ma Delfin è pure secondo socio nel capitale del Leone di Trieste con il 10,1%. Nel caso di fusione Siena-Milano l’azionista più importante sarebbe sempre Delfin con circa l’11%. Seguito da Credit Agricole. La banca francese, storicamente presente in Italia con Cariparma, Friuladria e non solo, ha iniziato una scalata a Bpm che l’ha portata al 22,9% del capitale. La Banque Verte transalpina potrebbe inoltre essere interessata ad acquistare gli sportelli che il gruppo Bpm-Mps dovrebbe cedere per questioni di Antitrust: 130 filiali, il 4% della futura super banca, calcolano Bnp Paribas e Morgan Stanley. L’Agricole sarebbe così protagonista della finanza italiana, un gradino sotto Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica, che in questi giorni sta per mettere le mani sul 37,5% di Delfin, rilevando quote dai fratelli grazie a un prestito da circa 11 miliardi che vede in prima fila come finanziatori Unicredit (azionista di Generali con l’8,9% e con Delfin socia della banca di piazza Gae Aulenti con il 2,85%) e proprio Credit Agricole.
Visto il potere in ballo, a metà pomeriggio, arriva la controproposta. Da parte di chi? Secondo il Financial Times Intesa Sanpaolo sta preparando un’offerta congiunta con Bpere Unipol su Monte dei Paschi. L’istituto modenese - quinto in Italia per dimensioni con l’assicurazione guidata da Carlo Cimbri come primo azionista - acquisterebbe le attività bancarie del Monte, mentre la banca di Carlo Messina, ne acquisterebbe la recente unità Mediobanca e, di conseguenza, la quota del 13% in Generali. Da Siena non commentano. Oggi però il cda di Mps approfitterà della riunione già convocata per dare le prime risposte.
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Un uomo, un aeroplano, il freddo da domare per stabilire un record. Ma soprattutto il tentativo di capire come gli aeroplani avrebbero potuto volare più in alto per sfuggire alla contraerea.