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2023-02-13
L’Arabia Saudita è diventata la capitale della droga del Medio Oriente
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Pastiglie di Captagon (Ansa)
Il ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza. La notizia è stata passata quasi sotto silenzio a causa delle crescenti tensioni e i continui disordini in Cisgiordania e il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza controllata da Hamas, come racconta l’analista Natalie Ecanow di Fdd (Fondation For Defense of Democracies). Il Captagon spedito dalla Cisgiordania era nascosto all'interno di un carico di frigoriferi da ufficio, ma durante un controllo al valico di frontiera di Tarqumiyah le forze di sicurezza israeliane lo hanno scoperto e sequestrato. Il Captagon, noto anche come «la cocaina dei poveri», è uno stimolante di tipo anfetaminico prodotto illegalmente. Sebbene sia principalmente trafficato in Giordania e negli Stati del Golfo Persico, il commercio di Captagon ha iniziato a estendersi oltre i suoi confini tradizionali e il traffico di questa sostanza «si sta lentamente e inesorabilmente evolvendo in un problema regionale più ampio che merita un intervento coordinato». In origine, il Captagon era il nome commerciale di un farmaco legale contenente fenetillina e prescritto per trattare condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la narcolessia e la depressione. La fenetillina, tuttavia, è stata resa quasi ovunque illegale negli anni ‘80, un fatto che ha fatto nascere centinaia di laboratori illegali. Da allora la produzione di Captagon contraffatto è aumentato a dismisura: le pillole che vengono immesse sul mercato che oggi creano dipendenza hanno poca o nessuna somiglianza chimica con i loro predecessori.
Il Captagon produce nell'organismo: perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e abbandono di ogni inibizione. Chi assume le pasticche grigie è pervaso da un senso di onnipotenza che lo fa sentire invincibile, e sotto il loro effetto può non mangiare o non dormire per giorni. Molti gli effetti collaterali: i consumatori possono soffrire di depressione, disturbi del sonno, malnutrizione, intossicazione cardiaca e dei vasi sanguigni e altro ancora. Tutto questo ha fatto che il Captagon, sia diventata la «droga dell’Isis» che ne fa largo uso in tutti i territori che controlla e ne gestisce anche il traffico. La sostanza viene data ai jihadisti prima degli attacchi (vedi gli attentatori del teatro Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015), e anche ai jihadisti kamikaze in modo che non esitino nel momento di azionare il loro giubbotto esplosivo.
Come detto si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo, ad esempio in Arabia Saudita, che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti tanto da meritarsi il titolo di «Capitale della droga del Medio Oriente». L’impressionante crescita della domanda interna sta infatti catalizzando il narcotraffico in provenienza dal Libano e dalla Siria, trasformando il Regno in una delle destinazioni regionali più redditizie per la droga. E non è certo un caso che il 2 settembre 2022 nel porto di Riad la polizia saudita abbia scoperto 46 milioni di pillole di anfetamina tra sacchi di farina. Sei siriani e due pakistani sono stati arrestati durante l'irruzione nel magazzino dove erano state trasportate le pastiglie. Il prezzo del Captagon varia tra i 10 e i 25 dollari a pastiglia, quindi sulla base dei dati della rivista International Addiction Review il sequestro nel porto di Riad ha un valore di mercato pari a 1,1 miliardi di dollari. Una recente inchiesta della Cnn racconta di come molti giovani in Arabia Saudita abbiano iniziato ad assumere droghe a causa della noia e della mancanza di opportunità sociali. «Le maggiori libertà introdotte dal principe ereditario Mohammed bin Salman potrebbero quindi aiutare a ridurre in parte l’utilizzo -afferma Felbab-Brown, esperto della diffusione di Captagon presso la Brookings Institution di Washington DC- L'importante non è né limitare le libertà, né trasformare i concerti in luoghi di reti a strascico e incursioni, ma piuttosto educare i giovani». Abdelelah Mohammed al-Sharif, segretario generale del Comitato nazionale per il controllo dei narcotici e vicedirettore dell'Antidroga e degli affari preventivi ha affermato che «la maggior parte dei tossicodipendenti nel Regno rientra nella fascia di età 12-22 anni e quasi il 40% di loro fa affidamento sulle sostanze per riempire un vuoto». L’Arabia Saudita per far fronte alla diffusione del fenomeno ha iniziato ad aprire dei centri di riabilitazione (nelle ultime due anni almeno cinque) e a questo proposito Khalid al-Mashari, Ceo di Qaweem, una delle prime strutture aperte nel Regno, ha dichiarato: «La richiesta purtroppo è molto alta, non riusciamo ad accogliere tutti. Ma almeno ora i ragazzi hanno la possibilità di curarsi e vincere la dipendenza». Oggi, l'industria del Captagon si è concentrata principalmente in Siria e in Libano dove la guerra civile, il collasso finanziario e i pesantissimi effetti paralizzanti delle sanzioni statunitensi ed europee hanno messo in ulteriore difficoltà il regime di Bashar al-Assad e agli Hezbollah che alla ricerca di denaro hanno fatto ricorso alla produzione e vendita di Captagon.
L’industria del Captagon e le sue rotte
I dati sui sequestri regionali del 2021 raccontano che il commercio delle pastiglie di Captagon ha sfondato gli oltre 5,7 miliardi di dollari, come si legge nel report del New Line Institute Captagon Threat a Profile of Illicit Trade,Consumption, and Regional Realities, eclissando il valore totale delle esportazioni legali della Siria. I profitti finiscono direttamente nelle casse di Assad e dei suoi familiari, fornendo un'ancora di salvezza finanziaria a un regime altrimenti economicamente spacciato e come raccontato in un articolo di Der Spiegel «il regime di Assad non sopravvivrebbe alla perdita delle entrate del Captagon». Dai suoi centri di produzione in Siria e in Libano, il Captagon viene principalmente trafficato via terra attraverso la Giordania fino al Golfo, dove l' Arabia Saudita è ampiamente considerata il più grande mercato di spaccio. Anche in Giordania è allarme rosso, come raccontato nel report di FDD: «L'anno scorso, i funzionari giordani hanno intercettato oltre 54 milioni di pillole Captagon; ad aprile avevano sequestrato più pillole che in tutto il 2021 messo insieme. L'aumento delle operazioni di contrabbando ha spinto i funzionari giordani a istituire lo ‘sparare per uccidere’ lungo il confine siriano». In modo preoccupante il mercato dei consumatori del Captagon in Giordania si sta espandendo a macchia d’olio (costa meno che nei Paesi del Golfo) tanto che il segretario generale del Consiglio economico e sociale giordano ha dichiarato: «Eravamo orgogliosi che la Giordania fosse un Paese di transito ma ora è un Paese ospitante».
Il 21 settembre 2022 il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Captagon Act , che impegna il governo «affinché sviluppi una strategia inter-agenzia per negare, degradare e smantellare il commercio di Captagon», tuttavia, occorre fare molto di più. Molto. Prima di tutto occorre rimediare all’incredibile errore commesso dalla Casa Bianca che ha escluso la Siria dalla sua lista dei principali Paesi produttori di droghe illecite per il 2023 e lo stesso ha fatto il Dipartimento di Stato che non ha tenuto conto del Captagon nel suo rapporto mandato al Congresso sulla ricchezza personale di Bashar al-Assad. Poi Washington, ad esempio, invece che tentare di normalizzare i rapporti con il narco-regime siriano dovrebbe lavorare per migliorare la cooperazione regionale nella lotta ai narcotici. L'amministrazione americana oggi può sfruttare le strutture degli Accordi di Abramo per sviluppare una nuova strategia regionale per combattere il commercio di Captagon ed espandere la partnership tra Israele e gli Stati del Golfo Persico. La grave minaccia della diffusione del Captagon condivisa dà anche la possibilità a Israele e alla Giordania di poter sviluppare una pace vera e durevole. Inoltre, visto che il disegno finale è quello di portare l'Arabia Saudita all’interno degli Accordi di Abramo, Washington dovrebbe ricordare all’intera regione che Gerusalemme e Riad hanno entrambe a cuore la stabilità della Giordania, che il traffico di stupefacenti legato ad Assad rischia di minare. Infine, l'amministrazione americana dovrebbe intraprendere ulteriori azioni per punire duramente il regime di Assad per il suo ruolo nella produzione e nel traffico di Captagon. Il recente sequestro in Israele è un campanello d'allarme che mostra come i tentacoli del Captagon di Bashar al-Assad si stanno allungando ed è arrivato il momento di spezzarli definitivamente.
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Il ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza. Si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti.Lo speciale contiene due articoliIl ministero della Difesa israeliano ha sventato lo scorso 31 gennaio un tentativo di fare entrare migliaia di compresse di Captagon nella Striscia di Gaza. La notizia è stata passata quasi sotto silenzio a causa delle crescenti tensioni e i continui disordini in Cisgiordania e il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza controllata da Hamas, come racconta l’analista Natalie Ecanow di Fdd (Fondation For Defense of Democracies). Il Captagon spedito dalla Cisgiordania era nascosto all'interno di un carico di frigoriferi da ufficio, ma durante un controllo al valico di frontiera di Tarqumiyah le forze di sicurezza israeliane lo hanno scoperto e sequestrato. Il Captagon, noto anche come «la cocaina dei poveri», è uno stimolante di tipo anfetaminico prodotto illegalmente. Sebbene sia principalmente trafficato in Giordania e negli Stati del Golfo Persico, il commercio di Captagon ha iniziato a estendersi oltre i suoi confini tradizionali e il traffico di questa sostanza «si sta lentamente e inesorabilmente evolvendo in un problema regionale più ampio che merita un intervento coordinato». In origine, il Captagon era il nome commerciale di un farmaco legale contenente fenetillina e prescritto per trattare condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la narcolessia e la depressione. La fenetillina, tuttavia, è stata resa quasi ovunque illegale negli anni ‘80, un fatto che ha fatto nascere centinaia di laboratori illegali. Da allora la produzione di Captagon contraffatto è aumentato a dismisura: le pillole che vengono immesse sul mercato che oggi creano dipendenza hanno poca o nessuna somiglianza chimica con i loro predecessori.Il Captagon produce nell'organismo: perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e abbandono di ogni inibizione. Chi assume le pasticche grigie è pervaso da un senso di onnipotenza che lo fa sentire invincibile, e sotto il loro effetto può non mangiare o non dormire per giorni. Molti gli effetti collaterali: i consumatori possono soffrire di depressione, disturbi del sonno, malnutrizione, intossicazione cardiaca e dei vasi sanguigni e altro ancora. Tutto questo ha fatto che il Captagon, sia diventata la «droga dell’Isis» che ne fa largo uso in tutti i territori che controlla e ne gestisce anche il traffico. La sostanza viene data ai jihadisti prima degli attacchi (vedi gli attentatori del teatro Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015), e anche ai jihadisti kamikaze in modo che non esitino nel momento di azionare il loro giubbotto esplosivo.Come detto si tratta di un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti che si è diffuso nei Paesi del Golfo, ad esempio in Arabia Saudita, che secondo gli esperti della regione si sta imponendo come un attore principale nel traffico di stupefacenti tanto da meritarsi il titolo di «Capitale della droga del Medio Oriente». L’impressionante crescita della domanda interna sta infatti catalizzando il narcotraffico in provenienza dal Libano e dalla Siria, trasformando il Regno in una delle destinazioni regionali più redditizie per la droga. E non è certo un caso che il 2 settembre 2022 nel porto di Riad la polizia saudita abbia scoperto 46 milioni di pillole di anfetamina tra sacchi di farina. Sei siriani e due pakistani sono stati arrestati durante l'irruzione nel magazzino dove erano state trasportate le pastiglie. Il prezzo del Captagon varia tra i 10 e i 25 dollari a pastiglia, quindi sulla base dei dati della rivista International Addiction Review il sequestro nel porto di Riad ha un valore di mercato pari a 1,1 miliardi di dollari. Una recente inchiesta della Cnn racconta di come molti giovani in Arabia Saudita abbiano iniziato ad assumere droghe a causa della noia e della mancanza di opportunità sociali. «Le maggiori libertà introdotte dal principe ereditario Mohammed bin Salman potrebbero quindi aiutare a ridurre in parte l’utilizzo -afferma Felbab-Brown, esperto della diffusione di Captagon presso la Brookings Institution di Washington DC- L'importante non è né limitare le libertà, né trasformare i concerti in luoghi di reti a strascico e incursioni, ma piuttosto educare i giovani». Abdelelah Mohammed al-Sharif, segretario generale del Comitato nazionale per il controllo dei narcotici e vicedirettore dell'Antidroga e degli affari preventivi ha affermato che «la maggior parte dei tossicodipendenti nel Regno rientra nella fascia di età 12-22 anni e quasi il 40% di loro fa affidamento sulle sostanze per riempire un vuoto». L’Arabia Saudita per far fronte alla diffusione del fenomeno ha iniziato ad aprire dei centri di riabilitazione (nelle ultime due anni almeno cinque) e a questo proposito Khalid al-Mashari, Ceo di Qaweem, una delle prime strutture aperte nel Regno, ha dichiarato: «La richiesta purtroppo è molto alta, non riusciamo ad accogliere tutti. Ma almeno ora i ragazzi hanno la possibilità di curarsi e vincere la dipendenza». Oggi, l'industria del Captagon si è concentrata principalmente in Siria e in Libano dove la guerra civile, il collasso finanziario e i pesantissimi effetti paralizzanti delle sanzioni statunitensi ed europee hanno messo in ulteriore difficoltà il regime di Bashar al-Assad e agli Hezbollah che alla ricerca di denaro hanno fatto ricorso alla produzione e vendita di Captagon. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/larabia-saudita-e-diventata-la-capitale-della-droga-del-medio-oriente-2659406600.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lindustria-del-captagon-e-le-sue-rotte" data-post-id="2659406600" data-published-at="1676276975" data-use-pagination="False"> L’industria del Captagon e le sue rotte I dati sui sequestri regionali del 2021 raccontano che il commercio delle pastiglie di Captagon ha sfondato gli oltre 5,7 miliardi di dollari, come si legge nel report del New Line Institute Captagon Threat a Profile of Illicit Trade,Consumption, and Regional Realities, eclissando il valore totale delle esportazioni legali della Siria. I profitti finiscono direttamente nelle casse di Assad e dei suoi familiari, fornendo un'ancora di salvezza finanziaria a un regime altrimenti economicamente spacciato e come raccontato in un articolo di Der Spiegel «il regime di Assad non sopravvivrebbe alla perdita delle entrate del Captagon». Dai suoi centri di produzione in Siria e in Libano, il Captagon viene principalmente trafficato via terra attraverso la Giordania fino al Golfo, dove l' Arabia Saudita è ampiamente considerata il più grande mercato di spaccio. Anche in Giordania è allarme rosso, come raccontato nel report di FDD: «L'anno scorso, i funzionari giordani hanno intercettato oltre 54 milioni di pillole Captagon; ad aprile avevano sequestrato più pillole che in tutto il 2021 messo insieme. L'aumento delle operazioni di contrabbando ha spinto i funzionari giordani a istituire lo ‘sparare per uccidere’ lungo il confine siriano». In modo preoccupante il mercato dei consumatori del Captagon in Giordania si sta espandendo a macchia d’olio (costa meno che nei Paesi del Golfo) tanto che il segretario generale del Consiglio economico e sociale giordano ha dichiarato: «Eravamo orgogliosi che la Giordania fosse un Paese di transito ma ora è un Paese ospitante».Il 21 settembre 2022 il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Captagon Act , che impegna il governo «affinché sviluppi una strategia inter-agenzia per negare, degradare e smantellare il commercio di Captagon», tuttavia, occorre fare molto di più. Molto. Prima di tutto occorre rimediare all’incredibile errore commesso dalla Casa Bianca che ha escluso la Siria dalla sua lista dei principali Paesi produttori di droghe illecite per il 2023 e lo stesso ha fatto il Dipartimento di Stato che non ha tenuto conto del Captagon nel suo rapporto mandato al Congresso sulla ricchezza personale di Bashar al-Assad. Poi Washington, ad esempio, invece che tentare di normalizzare i rapporti con il narco-regime siriano dovrebbe lavorare per migliorare la cooperazione regionale nella lotta ai narcotici. L'amministrazione americana oggi può sfruttare le strutture degli Accordi di Abramo per sviluppare una nuova strategia regionale per combattere il commercio di Captagon ed espandere la partnership tra Israele e gli Stati del Golfo Persico. La grave minaccia della diffusione del Captagon condivisa dà anche la possibilità a Israele e alla Giordania di poter sviluppare una pace vera e durevole. Inoltre, visto che il disegno finale è quello di portare l'Arabia Saudita all’interno degli Accordi di Abramo, Washington dovrebbe ricordare all’intera regione che Gerusalemme e Riad hanno entrambe a cuore la stabilità della Giordania, che il traffico di stupefacenti legato ad Assad rischia di minare. Infine, l'amministrazione americana dovrebbe intraprendere ulteriori azioni per punire duramente il regime di Assad per il suo ruolo nella produzione e nel traffico di Captagon. Il recente sequestro in Israele è un campanello d'allarme che mostra come i tentacoli del Captagon di Bashar al-Assad si stanno allungando ed è arrivato il momento di spezzarli definitivamente.
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 2 aprile 2026. Il capogruppo di Fdi in Commissione Sport, Alessandro Amorese, commenta il flop dell'Italia e chiede più libertà per le tifoserie.
Tutti a guardare il prezzo del petrolio, ma a Wall Street si è svegliato un guru come Bill Ackman: è bastato un suo post su X, nel quale diceva che le azioni erano sottovalutate, per far partire gli acquisti sulle Borse lunedì. Un trend che continua a durare, fino alla prossima scusa per vendere.