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2022-06-15
La strana solidarietà dei francesi: ci regalano i migranti
Migranti al confine tra Italia e Francia (Ansa)
La sensazione, non particolarmente gradevole, è che nonostante le ossessioni mediatiche che ci perseguitano (il Covid prima, la guerra poi), il mondo lì fuori continui a funzionare esattamente come prima. Anzi, un po’ peggio. A ieri, secondo i dati del Viminale, gli stranieri sbarcati sul territorio italiano erano 21.945, contro i 17.420 dello stesso periodo del 2021 e i 5.585 del 2020. Significa che, nel giro di tre anni, gli sbarchi sono più o meno quadruplicati. I dati forniti nei giorni scorsi da Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, non sono molto più entusiasmanti. Nei primi cinque mesi di quest’anno, gli ingressi illegali nell’Ue sono aumentati dell’82% rispetto a dodici mesi fa. Il numero maggiore di arrivi (40.675, tre volte tanto rispetto allo stesso periodo del 2021) è stato ovviamente registrato sulla rotta balcanica. Quanto alla rotta del Mediterraneo centrale – per intendersi quella che dalla Libia conduce verso l’Italia – l’aumento del traffico è stato del 15%.
Le persone in arrivo da ogni direzione sul nostro territorio provengono per lo più da Egitto, Bangladesh e Tunisia, nazioni colpite dalla crisi alimentare, ed è facile che prossimamente i flussi siano destinati a crescere. Ma a prescindere dalle ragioni che spingono le masse alla migrazione, non sembra che la situazione sia molto diversa da quella che l’Italia viveva prima della pandemia e prima del conflitto in Ucraina: come sempre siamo soli ad affrontare l’ondata di arrivi. L’unica vera differenza sta appunto nei numeri: tre anni fa approdava qui molta meno gente. Per il resto, tutto come al solito. Se ben ricordate, negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare ripetutamente di «solidarietà europea». Abbiamo sentito dire che Putin era riuscito a ricompattare un’Unione Europea altrimenti lacerata da mille divisioni, e che la guerra alle porte aveva spinto il Vecchio Continente a riscoprire i propri valori profondi. Ebbene, a distanza di circa quattro mesi dall’inizio delle operazioni militari non si direbbe proprio che questa Europa sia così radiosamente affratellata come ci è stato raccontato. A ben vedere, ognuno si fa gli affari propri, con la radiosa eccezione dell’Italia che continua a danneggiare sé stessa per compiacere chissà chi. Dev’essere in nome della solidarietà europea e democratica, infatti, che la Francia continua a rimandarci indietro gli stranieri sgraditi, proseguendo a tenere i confini blindati proprio come faceva nei momenti di massima affluenza migratoria prima del 2020. Redattore Sociale, in un articolo di Eleonora Camilli, ha riportato i dati contenuti in un rapporto realizzato dall’associazione Medici per i diritti umani, una organizzazione che si propone di fornire assistenza sanitaria agli stranieri che cercano di raggiungere clandestinamente il territorio francese passando dalla Val di Susa. Secondo il report, che prende in considerazione i primi quattro mesi del 2022, quest’anno sono stati rispediti in Italia dai francesi più di mille immigrati. Per la precisione, «i respinti al Monginevro sono stati 669, 344 i respinti al Frejus. La maggior parte delle persone che arrivano a Oulx sono afghani, iraniani e curdi delle diverse nazioni (rappresentano più del 60% del totale). Sono presenti famiglie con bambini, neonati, anche se non sempre accompagnati da tutti i genitori». Nulla di nuovo, ovviamente: i francesi si comportano così da anni, e non usano metodi particolarmente simpatici per liberarsi degli irregolari indesiderati.
Che però i respingimenti continuino mentre in giro si ciancia di unità continentale e buoni sentimenti, beh, è un filino irritante. Ma non è tutto. Perché riguardo l’atteggiamento francese sorgono alcuni interrogativi. La rivista Infomigrants ha pubblicato qualche settimana fa un articolo interessante, dando conto delle perplessità espresse da Guillaume Gontard, senatore del Partito dell’Ecologia. Il 16 maggio, il politico (di sinistra) francese si è recato presso «un avamposto della Polizia di frontiera francese (Paf) sul suolo italiano». Questo avamposto «è ospitato in un blocco rettangolare con finestre. Si trova presso i caselli all’ingresso del tunnel del Fréjus che collega l’Italia con la Francia e sulla tortuosa strada attraverso le Alpi che porta verso il paese italiano di Bardonecchia».
Secondo Infomigrants, «l’avamposto è condiviso dalla polizia francese e dalle autorità italiane», ma a detta del senatore Gontard qualcosa non torna. «Ci sono alcune cose sorprendenti che stanno succedendo qui», ha dichiarato il politico francese. «In primo luogo, il fatto che la polizia francese stia effettuando controlli sul territorio italiano. In secondo luogo, che stiano vietando l’ingresso in Francia alle persone che non hanno ancora attraversato il confine».
Al di là di come la si pensi sulla gestione dell’immigrazione, la faccenda è interessante. Come ha notato Laure Palun, direttrice dell’associazione pro migranti Anafé, «come può la Francia rifiutare l’ingresso nel suo territorio sul territorio sovrano di un altro Paese?». In effetti è una domanda suggestiva: perché noi ci troviamo da soli a fronteggiare flussi sempre più imponenti e intanto i nostri vicini di casa fanno la selezione all’ingresso sul nostro territorio? Per altro, stando a un’indagine di Altraeconomia, i respingimenti dei francesi sono in netta crescita. Nel 2021 sono stati più di 24.000, un aumento non irrilevante rispetto al dato del 2020 (21.654) e a quello del 2019 (16.808). Ricordiamocelo la prossima volta che qualcuno verrà a magnificare l’Europa unita e solidale.
Tafferugli prima della finalissima, così Macron «coprì» i clandestini
Il governo francese avrebbe censurato la Uefa per coprire i responsabili delle aggressioni contro i tifosi inglesi e spagnoli, arrivati allo Stade de France, il 29 maggio scorso, per la finale di Champions League. Ad accusare l’esecutivo di Elisabeth Borne è stato il quotidiano britannico Daily Mail. La testata ha ricostruito i retroscena della serata calcistica in cui il mondo intero ha avuto la prova della violenza che regna nelle banlieue di Francia.
Secondo il giornale d’Oltremanica, la Uefa sarebbe stata pronta a diffondere un comunicato stampa per spiegare i motivi dell’inizio in ritardo della partita tra Liverpool e Real Madrid.
Il Daily Mail ha spiegato che l’arrivo allo stadio di «gente del posto senza biglietto - molti dei quali hanno scavalcato la recinzione per accedere al terreno - ha scatenato il panico» per questo la polizia in tenuta antisommossa ha spruzzato lo spray al peperoncino anche in faccia a donne, bambini e anziani. La testata britannica ha parlato di «un ulteriore comunicato, preparato durante la partita tra l’indignazione dei presenti che avevano assistito alle scene». Questa nota evidenziava «la presenza di branchi come aggravante che ha portato all’uso di gas lacrimogeni». Ma mentre veniva redatta questa seconda versione del testo, il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin, accusava via Twitter «migliaia di supporter britannici senza biglietto o con biglietti falsi che hanno forzato gli ingressi». La testata londinese afferma che «i funzionari francesi hanno chiesto la rimozione del riferimento (agli aggressori locali, ndr) e hanno continuato ad accusare i tifosi del Liverpool».
Non solo, secondo «alcuni politici» parigini citati dal quotidiano britannico, «il partito di governo, temeva che venisse evidenziato il ruolo svolto (nelle aggressioni, ndr) prevalentemente da nordafricani e immigrati illegali». Il motivo di queste preoccupazioni era esclusivamente politico. In pratica i macronisti temevano che se si fosse scoperto che il caos attorno allo stadio era stato provocato da orde di predoni clandestini o francesi di origine immigrata, il loro partito avrebbe perso punti nei sondaggi elettorali, a sole due settimane dal primo turno delle legislative.
Questo atteggiamento prova che per il timore di perdere le elezioni, Emmanuel Macron e i suoi si sono guardati bene dall’irritare dei potenziali elettori di origine immigrata. Forse è anche per questo che ci è voluto più di una settimana prima che si scoprisse che gran parte delle registrazioni della videosorveglianza, erano andate perdute. Il motivo? Lo Stade de France conserva tali video solo per sette giorni, invece la società del trasporto pubblico parigina (Ratp) li sopprime dopo trentasei ore. La giustificazione fornita da questi due soggetti è surreale: la giustizia non ha richiesto i video entro i termini previsti. Davanti ad una risposta simile, verrebbe voglia di usare la battuta attribuita a Giulio Andreotti: «A pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca». Tra l’altro non va dimenticato che da anni, vari soggetti francesi denunciano le infiltrazioni islamiste tra il personale della Ratp.
Nonostante l’operazione di insabbiamento da parte del governo francese, come spiegato ieri da La Verità il primo turno delle elezioni legislative non si è concluso con un trionfo per Macron. La coalizione di estrema sinistra Nupes - che presenta anche candidati wokisti o tolleranti con gli islamisti - ha praticamente ottenuto lo stesso numero di voti della piattaforma macronista. La maggioranza è preoccupata, così ieri prima di partire per la Romania, Macron ha cercato maldestramente di farsi passare per il salvatore della Patria in questi tempi di guerra, invitando gli elettori a «non aggiungere il disordine francese al disordine mondiale».
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Altro che Ue ricompattata dalla guerra: più di mille irregolari rimandati indietro in 4 mesi. La Gendarmerie è nei nostri confini.Gli autori degli scontri allo Stade de France erano stranieri, ma alla Uefa fu impedito di rivelarlo.Lo speciale contiene due articoli.La sensazione, non particolarmente gradevole, è che nonostante le ossessioni mediatiche che ci perseguitano (il Covid prima, la guerra poi), il mondo lì fuori continui a funzionare esattamente come prima. Anzi, un po’ peggio. A ieri, secondo i dati del Viminale, gli stranieri sbarcati sul territorio italiano erano 21.945, contro i 17.420 dello stesso periodo del 2021 e i 5.585 del 2020. Significa che, nel giro di tre anni, gli sbarchi sono più o meno quadruplicati. I dati forniti nei giorni scorsi da Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, non sono molto più entusiasmanti. Nei primi cinque mesi di quest’anno, gli ingressi illegali nell’Ue sono aumentati dell’82% rispetto a dodici mesi fa. Il numero maggiore di arrivi (40.675, tre volte tanto rispetto allo stesso periodo del 2021) è stato ovviamente registrato sulla rotta balcanica. Quanto alla rotta del Mediterraneo centrale – per intendersi quella che dalla Libia conduce verso l’Italia – l’aumento del traffico è stato del 15%.Le persone in arrivo da ogni direzione sul nostro territorio provengono per lo più da Egitto, Bangladesh e Tunisia, nazioni colpite dalla crisi alimentare, ed è facile che prossimamente i flussi siano destinati a crescere. Ma a prescindere dalle ragioni che spingono le masse alla migrazione, non sembra che la situazione sia molto diversa da quella che l’Italia viveva prima della pandemia e prima del conflitto in Ucraina: come sempre siamo soli ad affrontare l’ondata di arrivi. L’unica vera differenza sta appunto nei numeri: tre anni fa approdava qui molta meno gente. Per il resto, tutto come al solito. Se ben ricordate, negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare ripetutamente di «solidarietà europea». Abbiamo sentito dire che Putin era riuscito a ricompattare un’Unione Europea altrimenti lacerata da mille divisioni, e che la guerra alle porte aveva spinto il Vecchio Continente a riscoprire i propri valori profondi. Ebbene, a distanza di circa quattro mesi dall’inizio delle operazioni militari non si direbbe proprio che questa Europa sia così radiosamente affratellata come ci è stato raccontato. A ben vedere, ognuno si fa gli affari propri, con la radiosa eccezione dell’Italia che continua a danneggiare sé stessa per compiacere chissà chi. Dev’essere in nome della solidarietà europea e democratica, infatti, che la Francia continua a rimandarci indietro gli stranieri sgraditi, proseguendo a tenere i confini blindati proprio come faceva nei momenti di massima affluenza migratoria prima del 2020. Redattore Sociale, in un articolo di Eleonora Camilli, ha riportato i dati contenuti in un rapporto realizzato dall’associazione Medici per i diritti umani, una organizzazione che si propone di fornire assistenza sanitaria agli stranieri che cercano di raggiungere clandestinamente il territorio francese passando dalla Val di Susa. Secondo il report, che prende in considerazione i primi quattro mesi del 2022, quest’anno sono stati rispediti in Italia dai francesi più di mille immigrati. Per la precisione, «i respinti al Monginevro sono stati 669, 344 i respinti al Frejus. La maggior parte delle persone che arrivano a Oulx sono afghani, iraniani e curdi delle diverse nazioni (rappresentano più del 60% del totale). Sono presenti famiglie con bambini, neonati, anche se non sempre accompagnati da tutti i genitori». Nulla di nuovo, ovviamente: i francesi si comportano così da anni, e non usano metodi particolarmente simpatici per liberarsi degli irregolari indesiderati. Che però i respingimenti continuino mentre in giro si ciancia di unità continentale e buoni sentimenti, beh, è un filino irritante. Ma non è tutto. Perché riguardo l’atteggiamento francese sorgono alcuni interrogativi. La rivista Infomigrants ha pubblicato qualche settimana fa un articolo interessante, dando conto delle perplessità espresse da Guillaume Gontard, senatore del Partito dell’Ecologia. Il 16 maggio, il politico (di sinistra) francese si è recato presso «un avamposto della Polizia di frontiera francese (Paf) sul suolo italiano». Questo avamposto «è ospitato in un blocco rettangolare con finestre. Si trova presso i caselli all’ingresso del tunnel del Fréjus che collega l’Italia con la Francia e sulla tortuosa strada attraverso le Alpi che porta verso il paese italiano di Bardonecchia».Secondo Infomigrants, «l’avamposto è condiviso dalla polizia francese e dalle autorità italiane», ma a detta del senatore Gontard qualcosa non torna. «Ci sono alcune cose sorprendenti che stanno succedendo qui», ha dichiarato il politico francese. «In primo luogo, il fatto che la polizia francese stia effettuando controlli sul territorio italiano. In secondo luogo, che stiano vietando l’ingresso in Francia alle persone che non hanno ancora attraversato il confine». Al di là di come la si pensi sulla gestione dell’immigrazione, la faccenda è interessante. Come ha notato Laure Palun, direttrice dell’associazione pro migranti Anafé, «come può la Francia rifiutare l’ingresso nel suo territorio sul territorio sovrano di un altro Paese?». In effetti è una domanda suggestiva: perché noi ci troviamo da soli a fronteggiare flussi sempre più imponenti e intanto i nostri vicini di casa fanno la selezione all’ingresso sul nostro territorio? Per altro, stando a un’indagine di Altraeconomia, i respingimenti dei francesi sono in netta crescita. Nel 2021 sono stati più di 24.000, un aumento non irrilevante rispetto al dato del 2020 (21.654) e a quello del 2019 (16.808). Ricordiamocelo la prossima volta che qualcuno verrà a magnificare l’Europa unita e solidale.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-strana-solidarieta-dei-francesi-ci-regalano-i-migranti-2657512883.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tafferugli-prima-della-finalissima-cosi-macron-copri-i-clandestini" data-post-id="2657512883" data-published-at="1655299273" data-use-pagination="False"> Tafferugli prima della finalissima, così Macron «coprì» i clandestini Il governo francese avrebbe censurato la Uefa per coprire i responsabili delle aggressioni contro i tifosi inglesi e spagnoli, arrivati allo Stade de France, il 29 maggio scorso, per la finale di Champions League. Ad accusare l’esecutivo di Elisabeth Borne è stato il quotidiano britannico Daily Mail. La testata ha ricostruito i retroscena della serata calcistica in cui il mondo intero ha avuto la prova della violenza che regna nelle banlieue di Francia. Secondo il giornale d’Oltremanica, la Uefa sarebbe stata pronta a diffondere un comunicato stampa per spiegare i motivi dell’inizio in ritardo della partita tra Liverpool e Real Madrid. Il Daily Mail ha spiegato che l’arrivo allo stadio di «gente del posto senza biglietto - molti dei quali hanno scavalcato la recinzione per accedere al terreno - ha scatenato il panico» per questo la polizia in tenuta antisommossa ha spruzzato lo spray al peperoncino anche in faccia a donne, bambini e anziani. La testata britannica ha parlato di «un ulteriore comunicato, preparato durante la partita tra l’indignazione dei presenti che avevano assistito alle scene». Questa nota evidenziava «la presenza di branchi come aggravante che ha portato all’uso di gas lacrimogeni». Ma mentre veniva redatta questa seconda versione del testo, il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin, accusava via Twitter «migliaia di supporter britannici senza biglietto o con biglietti falsi che hanno forzato gli ingressi». La testata londinese afferma che «i funzionari francesi hanno chiesto la rimozione del riferimento (agli aggressori locali, ndr) e hanno continuato ad accusare i tifosi del Liverpool». Non solo, secondo «alcuni politici» parigini citati dal quotidiano britannico, «il partito di governo, temeva che venisse evidenziato il ruolo svolto (nelle aggressioni, ndr) prevalentemente da nordafricani e immigrati illegali». Il motivo di queste preoccupazioni era esclusivamente politico. In pratica i macronisti temevano che se si fosse scoperto che il caos attorno allo stadio era stato provocato da orde di predoni clandestini o francesi di origine immigrata, il loro partito avrebbe perso punti nei sondaggi elettorali, a sole due settimane dal primo turno delle legislative. Questo atteggiamento prova che per il timore di perdere le elezioni, Emmanuel Macron e i suoi si sono guardati bene dall’irritare dei potenziali elettori di origine immigrata. Forse è anche per questo che ci è voluto più di una settimana prima che si scoprisse che gran parte delle registrazioni della videosorveglianza, erano andate perdute. Il motivo? Lo Stade de France conserva tali video solo per sette giorni, invece la società del trasporto pubblico parigina (Ratp) li sopprime dopo trentasei ore. La giustificazione fornita da questi due soggetti è surreale: la giustizia non ha richiesto i video entro i termini previsti. Davanti ad una risposta simile, verrebbe voglia di usare la battuta attribuita a Giulio Andreotti: «A pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca». Tra l’altro non va dimenticato che da anni, vari soggetti francesi denunciano le infiltrazioni islamiste tra il personale della Ratp. Nonostante l’operazione di insabbiamento da parte del governo francese, come spiegato ieri da La Verità il primo turno delle elezioni legislative non si è concluso con un trionfo per Macron. La coalizione di estrema sinistra Nupes - che presenta anche candidati wokisti o tolleranti con gli islamisti - ha praticamente ottenuto lo stesso numero di voti della piattaforma macronista. La maggioranza è preoccupata, così ieri prima di partire per la Romania, Macron ha cercato maldestramente di farsi passare per il salvatore della Patria in questi tempi di guerra, invitando gli elettori a «non aggiungere il disordine francese al disordine mondiale».
Sono 337 i beni culturali rimpatriati dagli Stati Uniti e presentati alla Caserma «La Marmora», sede del reparto operativo dei Carabinieri TPC (Tutela Patrimonio Culturale), alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli e dell’ambasciatore Usa in Italia Tilman J. Fertitta.
Tra i reperti figurano oggetti archeologici di epoca romana, bizantina e della Magna Grecia, oltre a opere d’arte e materiali d’archivio, in larga parte provenienti da scavi clandestini o sottratti a istituzioni. Tra i pezzi più rilevanti anche una testa di Alessandro Magno proveniente dalla Basilica Aemilia del Foro Romano. Il rimpatrio è il risultato di operazioni concluse tra dicembre e aprile 2026. Dei 337 beni, 221 sono stati recuperati grazie alla collaborazione con il Manhattan District Attorney’s Office, mentre gli altri 116 sono stati restituiti attraverso attività congiunte di FBI e Homeland Security Investigations.
L'amministratore delegato di Italo, Gianbattista La Rocca (Imagoeconomica)
La Germania, spiega, non è una suggestione ma il primo passo di una strategia di internazionalizzazione. E non si parte da zero: la società tedesca è già stata costituita, la licenza ferroviaria è stata ottenuta e il percorso per il certificato di sicurezza è in corso. La macchina, insomma ha acceso il motore e non è più parcheggiata in garage.
C’è poi un altro elemento chiave che rende l’operazione particolarmente solida: l’accordo già impostato con Siemens per la fornitura dei treni. Qui entra in gioco uno dei passaggi più delicati di tutta la partita: i tempi. La Rocca lo dice chiaramente: entro maggio devono arrivare le autorizzazioni dall’Autorithy del settore. Servono indicazioni precise sugli orari e sugli spazi nelle stazioni. In altre parole: quando e dove potranno circolare i treni. Senza queste informazioni, non si può firmare con Siemens entro giugno. E quella scadenza non è negoziabile: se salta, non partirà l’ordine per acquistare i teni e l’intero progetto rischia di perdere sostenibilità economica. Un effetto domino che nessuno vuole innescare. Il piano industriale è ampio. Si parte con 26 convogli, con la possibilità di arrivare a 40 grazie a un’opzione già prevista. L’investimento iniziale per l’acquisto dell’armamenti è di circa 1,2 miliardi di euro. Ma è solo una parte del quadro: altri 2,4 miliardi serviranno per la manutenzione trentennale, la formazione del personale, i sistemi informatici e tutta l’organizzazione necessaria a far funzionare il servizio. Non si tratta quindi solo di comprare treni, ma di costruire un sistema. Anche la rete su cui opererà Italo in Germania è pensata per avere un impatto significativo. Il progetto prevede collegamenti tra 18 città, su circa 1.300 chilometri di rete, con 50 servizi giornalieri. Due le direttrici principali: Monaco di Baviera-Colonia-Dortmund e Monaco di Baviera-Berlino-Amburgo. Corridoi strategici, che attraversano alcune delle aree più importanti del Paese e intercettano una domanda già molto forte.
A dare una lettura più ampia dell’operazione è Luca Montezemolo, presidente e fondatore di Italo. Spiega che il mercato tedesco oggi ricorda quello italiano prima dell’arrivo della concorrenza. Un sistema dominato da un unico grande operatore, con margini di miglioramento evidenti. Ed è proprio in questo spazio che Italo vede un’opportunità.
Montezemolo sottolinea un aspetto spesso poco evidenziato: l’Italia è l’unico Paese europeo in cui l’alta velocità è gestita anche da un operatore interamente privato. Un modello che ha funzionato, al punto da essere preso come riferimento a livello europeo. L’introduzione della concorrenza, insieme a un sistema di regolazione più strutturato, ha portato a un miglioramento della qualità del servizio. Naturalmente, il percorso non è stato lineare. «Abbiamo imparato molto dagli errori», ammette Montezemolo. Ed è proprio questo uno degli elementi più interessanti dell’espansione in Germania: Italo non arriva come un operatore nuovo, ma come un’azienda che ha già attraversato una fase complessa di crescita, aggiustamenti e consolidamento. Un bagaglio di esperienza che ora diventa parte integrante dell’offerta.
L’obiettivo è chiaro: costruire fin dall’inizio un’attività sostenibile, evitando gli errori tipici delle fasi di avvio. E per farlo, oltre agli investimenti, sarà fondamentale il radicamento locale. Non a caso, l’azienda prevede di iniziare già nei prossimi mesi ad assumere personale in Germania, costruendo progressivamente la propria struttura operativa.
Il debutto è fissato tra aprile e metà del 2028. Una scadenza che sembra lontana, ma che in realtà richiede decisioni immediate. Perché progetti di questa dimensione non si improvvisano: hanno bisogno di preparazione, coordinamento e investimenti. Sullo sfondo resta una domanda che rende tutta la vicenda ancora più interessante: c’è spazio, in Germania, per un nuovo operatore ferroviario ad alta velocità? La risposta arriverà dal mercato, ma anche dalla capacità del sistema di aprirsi davvero alla concorrenza.
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l segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha espresso soddisfazione per il nuovo decreto sul cosiddetto «salario giusto», a margine della conferenza stampa di presentazione del Concerto del 1° maggio.
«Siamo molto soddisfatti perché per la prima volta c’è un intervento legislativo che identifica il salario giusto con i contratti di Cgil, Cisl e Uil», ha dichiarato. Bombardieri ha ricordato il tema dei cosiddetti «contratti pirata», firmati da sigle non rappresentative che — secondo il sindacato — avrebbero contribuito ad abbassare i salari. Il nuovo impianto normativo, ha spiegato, punta invece a valorizzare i contratti comparativamente più rappresentativi e a condizionare gli sgravi fiscali al loro utilizzo.
Anthony Fauci (Ansa foto)
Morens, in libertà vigilata, avrebbe utilizzato un account gmail per nascondere comunicazioni ufficiali relative a progetti finanziati dal governo federale sui coronavirus nei pipistrelli. Se riconosciuto colpevole di tutti i capi d’accusa resi pubblici lunedì presso il tribunale federale del Maryland, dove è comparso venendo poi rilasciato dietro cauzione, l’alto funzionario che aveva lavorato con Fauci rischia fino a 51 anni di carcere. Il potentissimo infettivologo, ex direttore di lunga data del Niaid, aveva preso le distanze da Morens durante un’audizione al Congresso nel 2024, affermando che non avevano lavorato a stretto contatto.
Certo è che, se l’ex consigliere senior aveva utilizzato il suo account privato per eludere almeno otto richieste di accesso agli atti presentate ai sensi del Freedom of Information Act (Foia) «riguardanti la cosiddetta ricerca “gain-of-function”, che può rendere gli agenti patogeni più letali o più trasmissibili a scopo di studio», come evidenzia Politico, difficile credere che Fauci fosse estraneo all’operazione.
Da giugno 2014 a maggio 2019, infatti, sotto la guida dell’infettivologo il Niaid aveva sovvenzionato per oltre 3 milioni di dollari la EcoHealth Alliance, una Ong presieduta dallo zoologo britannico Peter Daszak che aveva dirottato fondi dei contribuenti americani (più di 1,4 milioni di dollari secondo un rapporto del Government accountability office del giugno 2023) a Shi Zhengli, la «bat-woman», principale responsabile della ricerca sui coronavirus al Wuhan Institute of Virology.
Il presidente della Commissione per la supervisione e la riforma del governo della Camera dei rappresentanti, James Comer, ha dichiarato: «La sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus ha scoperto prove che rivelano come il dottor Morens, uno dei principali consiglieri del dottor Fauci, abbia intenzionalmente agito per occultare e falsificare documenti sulle origini della pandemia di Covid-19». Per poi aggiungere: «Mi congratulo con il dipartimento di Giustizia di Trump per aver agito, per ritenere questo funzionario pubblico responsabile di aver nascosto informazioni al popolo americano».
Nel rapporto finale della commissione del dicembre 2024, a conclusione dell’indagine biennale sulla pandemia di Covid-19, si leggeva tra l’altro che «la pubblicazione L’origine prossimale del Sars-CoV-2, utilizzata ripetutamente dai funzionari della sanità pubblica e dai media per screditare la teoria della fuga dal laboratorio, è stata sollecitata dal dottor Fauci per promuovere la narrativa preferita secondo cui il Covid-19 ha avuto origine in natura». Dall’indagine invece emergeva che «un incidente di laboratorio legato alla ricerca di effetto gain-of-function è molto probabilmente all’origine del Covid-19. Gli attuali meccanismi governativi per la supervisione di questa pericolosa ricerca di effetto gain-of-function sono incompleti, estremamente complessi e privi di applicabilità a livello globale».
Nell’atto di accusa contro Morens si fa riferimento a due co-cospiratori, non incriminati e nemmeno citati ma dai documenti è stato facile identificarli. Si tratta di Peter Daszake e di Gerald Keusch, medico ed ex vicedirettore del laboratorio di malattie infettive della Boston University, beneficiario di una sovvenzione del National institutes of health (Nih). Tra aprile 2020 e giugno 2023, i due co-cospiratori avrebbero hanno cercato di ottenere con lui il ripristino di milioni di dollari di finanziamenti federali per EcoHealth e di migliorarne l’immagine pubblica.
Il dottor Richard Ebright, biologo molecolare presso la Rutgers University, ha dichiarato che «le prove contro i tre sono schiaccianti», addirittura si parla di «tangenti» come riferisce il New York Post. «A meno che uno o più di loro non collaborino e forniscano prove contro Fauci e altri in cambio dell’immunità, tutti e tre dovrebbero essere, e probabilmente saranno, condannati», ha aggiunto, ricordando che nel 2002 Keusch approvò il primo finanziamento EcoHealth all’Istituto di virologia di Wuhan.
In una mail del 26 aprile 2020 inviata dal suo account privato, Morens scriveva a Daszak e Keusch: «Ci sono cose che non posso dire, tranne che Tony (Fauci, molto presumibilmente, ndr) ne è a conoscenza e ho appreso che all’interno del Nih sono in corso degli sforzi per portare avanti la questione riducendo al minimo i danni per te, Peter, e i tuoi colleghi, nonché per il Nih e il Niaid».
Brad Wenstrup, ex presidente della sottocommissione Covid della Camera dei rappresentanti, ha dichiarato al Washington Post che «potrebbero seguire ulteriori incriminazioni», considerato che «le ripercussioni di queste azioni hanno causato danni significativi al sistema sanitario pubblico».
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