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2022-06-15
La strana solidarietà dei francesi: ci regalano i migranti
Migranti al confine tra Italia e Francia (Ansa)
La sensazione, non particolarmente gradevole, è che nonostante le ossessioni mediatiche che ci perseguitano (il Covid prima, la guerra poi), il mondo lì fuori continui a funzionare esattamente come prima. Anzi, un po’ peggio. A ieri, secondo i dati del Viminale, gli stranieri sbarcati sul territorio italiano erano 21.945, contro i 17.420 dello stesso periodo del 2021 e i 5.585 del 2020. Significa che, nel giro di tre anni, gli sbarchi sono più o meno quadruplicati. I dati forniti nei giorni scorsi da Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, non sono molto più entusiasmanti. Nei primi cinque mesi di quest’anno, gli ingressi illegali nell’Ue sono aumentati dell’82% rispetto a dodici mesi fa. Il numero maggiore di arrivi (40.675, tre volte tanto rispetto allo stesso periodo del 2021) è stato ovviamente registrato sulla rotta balcanica. Quanto alla rotta del Mediterraneo centrale – per intendersi quella che dalla Libia conduce verso l’Italia – l’aumento del traffico è stato del 15%.
Le persone in arrivo da ogni direzione sul nostro territorio provengono per lo più da Egitto, Bangladesh e Tunisia, nazioni colpite dalla crisi alimentare, ed è facile che prossimamente i flussi siano destinati a crescere. Ma a prescindere dalle ragioni che spingono le masse alla migrazione, non sembra che la situazione sia molto diversa da quella che l’Italia viveva prima della pandemia e prima del conflitto in Ucraina: come sempre siamo soli ad affrontare l’ondata di arrivi. L’unica vera differenza sta appunto nei numeri: tre anni fa approdava qui molta meno gente. Per il resto, tutto come al solito. Se ben ricordate, negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare ripetutamente di «solidarietà europea». Abbiamo sentito dire che Putin era riuscito a ricompattare un’Unione Europea altrimenti lacerata da mille divisioni, e che la guerra alle porte aveva spinto il Vecchio Continente a riscoprire i propri valori profondi. Ebbene, a distanza di circa quattro mesi dall’inizio delle operazioni militari non si direbbe proprio che questa Europa sia così radiosamente affratellata come ci è stato raccontato. A ben vedere, ognuno si fa gli affari propri, con la radiosa eccezione dell’Italia che continua a danneggiare sé stessa per compiacere chissà chi. Dev’essere in nome della solidarietà europea e democratica, infatti, che la Francia continua a rimandarci indietro gli stranieri sgraditi, proseguendo a tenere i confini blindati proprio come faceva nei momenti di massima affluenza migratoria prima del 2020. Redattore Sociale, in un articolo di Eleonora Camilli, ha riportato i dati contenuti in un rapporto realizzato dall’associazione Medici per i diritti umani, una organizzazione che si propone di fornire assistenza sanitaria agli stranieri che cercano di raggiungere clandestinamente il territorio francese passando dalla Val di Susa. Secondo il report, che prende in considerazione i primi quattro mesi del 2022, quest’anno sono stati rispediti in Italia dai francesi più di mille immigrati. Per la precisione, «i respinti al Monginevro sono stati 669, 344 i respinti al Frejus. La maggior parte delle persone che arrivano a Oulx sono afghani, iraniani e curdi delle diverse nazioni (rappresentano più del 60% del totale). Sono presenti famiglie con bambini, neonati, anche se non sempre accompagnati da tutti i genitori». Nulla di nuovo, ovviamente: i francesi si comportano così da anni, e non usano metodi particolarmente simpatici per liberarsi degli irregolari indesiderati.
Che però i respingimenti continuino mentre in giro si ciancia di unità continentale e buoni sentimenti, beh, è un filino irritante. Ma non è tutto. Perché riguardo l’atteggiamento francese sorgono alcuni interrogativi. La rivista Infomigrants ha pubblicato qualche settimana fa un articolo interessante, dando conto delle perplessità espresse da Guillaume Gontard, senatore del Partito dell’Ecologia. Il 16 maggio, il politico (di sinistra) francese si è recato presso «un avamposto della Polizia di frontiera francese (Paf) sul suolo italiano». Questo avamposto «è ospitato in un blocco rettangolare con finestre. Si trova presso i caselli all’ingresso del tunnel del Fréjus che collega l’Italia con la Francia e sulla tortuosa strada attraverso le Alpi che porta verso il paese italiano di Bardonecchia».
Secondo Infomigrants, «l’avamposto è condiviso dalla polizia francese e dalle autorità italiane», ma a detta del senatore Gontard qualcosa non torna. «Ci sono alcune cose sorprendenti che stanno succedendo qui», ha dichiarato il politico francese. «In primo luogo, il fatto che la polizia francese stia effettuando controlli sul territorio italiano. In secondo luogo, che stiano vietando l’ingresso in Francia alle persone che non hanno ancora attraversato il confine».
Al di là di come la si pensi sulla gestione dell’immigrazione, la faccenda è interessante. Come ha notato Laure Palun, direttrice dell’associazione pro migranti Anafé, «come può la Francia rifiutare l’ingresso nel suo territorio sul territorio sovrano di un altro Paese?». In effetti è una domanda suggestiva: perché noi ci troviamo da soli a fronteggiare flussi sempre più imponenti e intanto i nostri vicini di casa fanno la selezione all’ingresso sul nostro territorio? Per altro, stando a un’indagine di Altraeconomia, i respingimenti dei francesi sono in netta crescita. Nel 2021 sono stati più di 24.000, un aumento non irrilevante rispetto al dato del 2020 (21.654) e a quello del 2019 (16.808). Ricordiamocelo la prossima volta che qualcuno verrà a magnificare l’Europa unita e solidale.
Tafferugli prima della finalissima, così Macron «coprì» i clandestini
Il governo francese avrebbe censurato la Uefa per coprire i responsabili delle aggressioni contro i tifosi inglesi e spagnoli, arrivati allo Stade de France, il 29 maggio scorso, per la finale di Champions League. Ad accusare l’esecutivo di Elisabeth Borne è stato il quotidiano britannico Daily Mail. La testata ha ricostruito i retroscena della serata calcistica in cui il mondo intero ha avuto la prova della violenza che regna nelle banlieue di Francia.
Secondo il giornale d’Oltremanica, la Uefa sarebbe stata pronta a diffondere un comunicato stampa per spiegare i motivi dell’inizio in ritardo della partita tra Liverpool e Real Madrid.
Il Daily Mail ha spiegato che l’arrivo allo stadio di «gente del posto senza biglietto - molti dei quali hanno scavalcato la recinzione per accedere al terreno - ha scatenato il panico» per questo la polizia in tenuta antisommossa ha spruzzato lo spray al peperoncino anche in faccia a donne, bambini e anziani. La testata britannica ha parlato di «un ulteriore comunicato, preparato durante la partita tra l’indignazione dei presenti che avevano assistito alle scene». Questa nota evidenziava «la presenza di branchi come aggravante che ha portato all’uso di gas lacrimogeni». Ma mentre veniva redatta questa seconda versione del testo, il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin, accusava via Twitter «migliaia di supporter britannici senza biglietto o con biglietti falsi che hanno forzato gli ingressi». La testata londinese afferma che «i funzionari francesi hanno chiesto la rimozione del riferimento (agli aggressori locali, ndr) e hanno continuato ad accusare i tifosi del Liverpool».
Non solo, secondo «alcuni politici» parigini citati dal quotidiano britannico, «il partito di governo, temeva che venisse evidenziato il ruolo svolto (nelle aggressioni, ndr) prevalentemente da nordafricani e immigrati illegali». Il motivo di queste preoccupazioni era esclusivamente politico. In pratica i macronisti temevano che se si fosse scoperto che il caos attorno allo stadio era stato provocato da orde di predoni clandestini o francesi di origine immigrata, il loro partito avrebbe perso punti nei sondaggi elettorali, a sole due settimane dal primo turno delle legislative.
Questo atteggiamento prova che per il timore di perdere le elezioni, Emmanuel Macron e i suoi si sono guardati bene dall’irritare dei potenziali elettori di origine immigrata. Forse è anche per questo che ci è voluto più di una settimana prima che si scoprisse che gran parte delle registrazioni della videosorveglianza, erano andate perdute. Il motivo? Lo Stade de France conserva tali video solo per sette giorni, invece la società del trasporto pubblico parigina (Ratp) li sopprime dopo trentasei ore. La giustificazione fornita da questi due soggetti è surreale: la giustizia non ha richiesto i video entro i termini previsti. Davanti ad una risposta simile, verrebbe voglia di usare la battuta attribuita a Giulio Andreotti: «A pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca». Tra l’altro non va dimenticato che da anni, vari soggetti francesi denunciano le infiltrazioni islamiste tra il personale della Ratp.
Nonostante l’operazione di insabbiamento da parte del governo francese, come spiegato ieri da La Verità il primo turno delle elezioni legislative non si è concluso con un trionfo per Macron. La coalizione di estrema sinistra Nupes - che presenta anche candidati wokisti o tolleranti con gli islamisti - ha praticamente ottenuto lo stesso numero di voti della piattaforma macronista. La maggioranza è preoccupata, così ieri prima di partire per la Romania, Macron ha cercato maldestramente di farsi passare per il salvatore della Patria in questi tempi di guerra, invitando gli elettori a «non aggiungere il disordine francese al disordine mondiale».
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Altro che Ue ricompattata dalla guerra: più di mille irregolari rimandati indietro in 4 mesi. La Gendarmerie è nei nostri confini.Gli autori degli scontri allo Stade de France erano stranieri, ma alla Uefa fu impedito di rivelarlo.Lo speciale contiene due articoli.La sensazione, non particolarmente gradevole, è che nonostante le ossessioni mediatiche che ci perseguitano (il Covid prima, la guerra poi), il mondo lì fuori continui a funzionare esattamente come prima. Anzi, un po’ peggio. A ieri, secondo i dati del Viminale, gli stranieri sbarcati sul territorio italiano erano 21.945, contro i 17.420 dello stesso periodo del 2021 e i 5.585 del 2020. Significa che, nel giro di tre anni, gli sbarchi sono più o meno quadruplicati. I dati forniti nei giorni scorsi da Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, non sono molto più entusiasmanti. Nei primi cinque mesi di quest’anno, gli ingressi illegali nell’Ue sono aumentati dell’82% rispetto a dodici mesi fa. Il numero maggiore di arrivi (40.675, tre volte tanto rispetto allo stesso periodo del 2021) è stato ovviamente registrato sulla rotta balcanica. Quanto alla rotta del Mediterraneo centrale – per intendersi quella che dalla Libia conduce verso l’Italia – l’aumento del traffico è stato del 15%.Le persone in arrivo da ogni direzione sul nostro territorio provengono per lo più da Egitto, Bangladesh e Tunisia, nazioni colpite dalla crisi alimentare, ed è facile che prossimamente i flussi siano destinati a crescere. Ma a prescindere dalle ragioni che spingono le masse alla migrazione, non sembra che la situazione sia molto diversa da quella che l’Italia viveva prima della pandemia e prima del conflitto in Ucraina: come sempre siamo soli ad affrontare l’ondata di arrivi. L’unica vera differenza sta appunto nei numeri: tre anni fa approdava qui molta meno gente. Per il resto, tutto come al solito. Se ben ricordate, negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare ripetutamente di «solidarietà europea». Abbiamo sentito dire che Putin era riuscito a ricompattare un’Unione Europea altrimenti lacerata da mille divisioni, e che la guerra alle porte aveva spinto il Vecchio Continente a riscoprire i propri valori profondi. Ebbene, a distanza di circa quattro mesi dall’inizio delle operazioni militari non si direbbe proprio che questa Europa sia così radiosamente affratellata come ci è stato raccontato. A ben vedere, ognuno si fa gli affari propri, con la radiosa eccezione dell’Italia che continua a danneggiare sé stessa per compiacere chissà chi. Dev’essere in nome della solidarietà europea e democratica, infatti, che la Francia continua a rimandarci indietro gli stranieri sgraditi, proseguendo a tenere i confini blindati proprio come faceva nei momenti di massima affluenza migratoria prima del 2020. Redattore Sociale, in un articolo di Eleonora Camilli, ha riportato i dati contenuti in un rapporto realizzato dall’associazione Medici per i diritti umani, una organizzazione che si propone di fornire assistenza sanitaria agli stranieri che cercano di raggiungere clandestinamente il territorio francese passando dalla Val di Susa. Secondo il report, che prende in considerazione i primi quattro mesi del 2022, quest’anno sono stati rispediti in Italia dai francesi più di mille immigrati. Per la precisione, «i respinti al Monginevro sono stati 669, 344 i respinti al Frejus. La maggior parte delle persone che arrivano a Oulx sono afghani, iraniani e curdi delle diverse nazioni (rappresentano più del 60% del totale). Sono presenti famiglie con bambini, neonati, anche se non sempre accompagnati da tutti i genitori». Nulla di nuovo, ovviamente: i francesi si comportano così da anni, e non usano metodi particolarmente simpatici per liberarsi degli irregolari indesiderati. Che però i respingimenti continuino mentre in giro si ciancia di unità continentale e buoni sentimenti, beh, è un filino irritante. Ma non è tutto. Perché riguardo l’atteggiamento francese sorgono alcuni interrogativi. La rivista Infomigrants ha pubblicato qualche settimana fa un articolo interessante, dando conto delle perplessità espresse da Guillaume Gontard, senatore del Partito dell’Ecologia. Il 16 maggio, il politico (di sinistra) francese si è recato presso «un avamposto della Polizia di frontiera francese (Paf) sul suolo italiano». Questo avamposto «è ospitato in un blocco rettangolare con finestre. Si trova presso i caselli all’ingresso del tunnel del Fréjus che collega l’Italia con la Francia e sulla tortuosa strada attraverso le Alpi che porta verso il paese italiano di Bardonecchia».Secondo Infomigrants, «l’avamposto è condiviso dalla polizia francese e dalle autorità italiane», ma a detta del senatore Gontard qualcosa non torna. «Ci sono alcune cose sorprendenti che stanno succedendo qui», ha dichiarato il politico francese. «In primo luogo, il fatto che la polizia francese stia effettuando controlli sul territorio italiano. In secondo luogo, che stiano vietando l’ingresso in Francia alle persone che non hanno ancora attraversato il confine». Al di là di come la si pensi sulla gestione dell’immigrazione, la faccenda è interessante. Come ha notato Laure Palun, direttrice dell’associazione pro migranti Anafé, «come può la Francia rifiutare l’ingresso nel suo territorio sul territorio sovrano di un altro Paese?». In effetti è una domanda suggestiva: perché noi ci troviamo da soli a fronteggiare flussi sempre più imponenti e intanto i nostri vicini di casa fanno la selezione all’ingresso sul nostro territorio? Per altro, stando a un’indagine di Altraeconomia, i respingimenti dei francesi sono in netta crescita. Nel 2021 sono stati più di 24.000, un aumento non irrilevante rispetto al dato del 2020 (21.654) e a quello del 2019 (16.808). Ricordiamocelo la prossima volta che qualcuno verrà a magnificare l’Europa unita e solidale.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-strana-solidarieta-dei-francesi-ci-regalano-i-migranti-2657512883.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tafferugli-prima-della-finalissima-cosi-macron-copri-i-clandestini" data-post-id="2657512883" data-published-at="1655299273" data-use-pagination="False"> Tafferugli prima della finalissima, così Macron «coprì» i clandestini Il governo francese avrebbe censurato la Uefa per coprire i responsabili delle aggressioni contro i tifosi inglesi e spagnoli, arrivati allo Stade de France, il 29 maggio scorso, per la finale di Champions League. Ad accusare l’esecutivo di Elisabeth Borne è stato il quotidiano britannico Daily Mail. La testata ha ricostruito i retroscena della serata calcistica in cui il mondo intero ha avuto la prova della violenza che regna nelle banlieue di Francia. Secondo il giornale d’Oltremanica, la Uefa sarebbe stata pronta a diffondere un comunicato stampa per spiegare i motivi dell’inizio in ritardo della partita tra Liverpool e Real Madrid. Il Daily Mail ha spiegato che l’arrivo allo stadio di «gente del posto senza biglietto - molti dei quali hanno scavalcato la recinzione per accedere al terreno - ha scatenato il panico» per questo la polizia in tenuta antisommossa ha spruzzato lo spray al peperoncino anche in faccia a donne, bambini e anziani. La testata britannica ha parlato di «un ulteriore comunicato, preparato durante la partita tra l’indignazione dei presenti che avevano assistito alle scene». Questa nota evidenziava «la presenza di branchi come aggravante che ha portato all’uso di gas lacrimogeni». Ma mentre veniva redatta questa seconda versione del testo, il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin, accusava via Twitter «migliaia di supporter britannici senza biglietto o con biglietti falsi che hanno forzato gli ingressi». La testata londinese afferma che «i funzionari francesi hanno chiesto la rimozione del riferimento (agli aggressori locali, ndr) e hanno continuato ad accusare i tifosi del Liverpool». Non solo, secondo «alcuni politici» parigini citati dal quotidiano britannico, «il partito di governo, temeva che venisse evidenziato il ruolo svolto (nelle aggressioni, ndr) prevalentemente da nordafricani e immigrati illegali». Il motivo di queste preoccupazioni era esclusivamente politico. In pratica i macronisti temevano che se si fosse scoperto che il caos attorno allo stadio era stato provocato da orde di predoni clandestini o francesi di origine immigrata, il loro partito avrebbe perso punti nei sondaggi elettorali, a sole due settimane dal primo turno delle legislative. Questo atteggiamento prova che per il timore di perdere le elezioni, Emmanuel Macron e i suoi si sono guardati bene dall’irritare dei potenziali elettori di origine immigrata. Forse è anche per questo che ci è voluto più di una settimana prima che si scoprisse che gran parte delle registrazioni della videosorveglianza, erano andate perdute. Il motivo? Lo Stade de France conserva tali video solo per sette giorni, invece la società del trasporto pubblico parigina (Ratp) li sopprime dopo trentasei ore. La giustificazione fornita da questi due soggetti è surreale: la giustizia non ha richiesto i video entro i termini previsti. Davanti ad una risposta simile, verrebbe voglia di usare la battuta attribuita a Giulio Andreotti: «A pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca». Tra l’altro non va dimenticato che da anni, vari soggetti francesi denunciano le infiltrazioni islamiste tra il personale della Ratp. Nonostante l’operazione di insabbiamento da parte del governo francese, come spiegato ieri da La Verità il primo turno delle elezioni legislative non si è concluso con un trionfo per Macron. La coalizione di estrema sinistra Nupes - che presenta anche candidati wokisti o tolleranti con gli islamisti - ha praticamente ottenuto lo stesso numero di voti della piattaforma macronista. La maggioranza è preoccupata, così ieri prima di partire per la Romania, Macron ha cercato maldestramente di farsi passare per il salvatore della Patria in questi tempi di guerra, invitando gli elettori a «non aggiungere il disordine francese al disordine mondiale».
Vista aerea di Lignano Pineta negli anni '50. Nel riquadro, l'architetto Marcello d'Olivo
La riviera adriatica friulana a sud di Latisana, la penisola di Lignano, era stata nei secoli una zona incontaminata la cui parte occidentale, ricoperta da una vasta pineta e da paludi, era stata fino agli anni Venti del secolo XX colpita dalla piaga della febbre malarica e di fatto disabitata. Regno di ginestre e pini marittimi, i suoi bassi fondali sabbiosi ospitavano anguille e rombi, il suo cielo una grande varietà di uccelli acquatici. Solo all’inizio degli anni Cinquanta, con la ripresa del turismo postbellico, si pensò di svilupparla a scopo turistico come la confinante Sabbiadoro. Nel 1952 in seguito alla lottizzazione fu costituita la «Pineta Spa», inizialmente intenzionata a realizzare un grande campeggio all’ombra della macchia mediterranea. Fu l’intervento dell’ingegnere e poeta Leonardo Sinisgalli a cambiare radicalmente i progetti, sostituendoli con lo studio di una città balneare dai tratti futuristici. Per realizzarla, coinvolse l’architetto friulano Marcello D’Olivo, rappresentante dell’architettura organica italiana ispirata a quella dell’americano Frank Lloyd-Wright. L’architetto si era da poco distinto con la realizzazione della sede del Villaggio del Fanciullo di Trieste quando la città era ancora governata dagli Alleati. Sempre nel capoluogo giuliano aveva progettato nel 1951 la sede del nuovo Mercato Ortofrutticolo, realizzando una struttura futuristica a pianta circolare dove i camion potevano caricare all’ultimo piano grazie a rampe a spirale che si arrampicavano lungo la parete dell’edificio. La lottizzazione di Pineta fornì il terreno fertile per applicare la visione organica di D’Olivo su vasta scala, progettando un intero complesso residenziale.
L’architetto friulano fu incaricato nel 1952 e pochi mesi dopo abbozzò quello che sarà un esperimento unico nel panorama urbanistico italiano, caratterizzato dalla struttura a spirale delle strade di Pineta. La scelta della forma è una risultanza del bagaglio culturale dell’autore, che trae le proprie origini sia dai classici come la «spirale di Archimede» e la «Spira Mirabilis» del matematico Jakob Bernoulli, le cui caratteristiche geometriche sono dettate dall’algoritmo, ma anche dalle opere dei futuristi e di Paul Klee. Dall’altra parte la spirale o chiocciola era stata utilizzata anche dall’architetto che più aveva ispirato D’Olivo, Frank Lloyd-Wright, il cui esempio più famoso è forse la scalinata del Gugghenheim Museum di New York. La chiave di volta era stata svelata: oltre ad avere le caratteristiche estetiche e algebriche prima descritte, la forma a spirale era anche funzionale alle specifiche del progetto, che esigevano un totale rispetto della vegetazione. Le linee curve delle strade e la scarsa elevazione degli edifici rendevano possibile una visione continua del verde dei pini marittimi. Anche da un punto di vista della viabilità, la forma a chiocciola delle strade (gli «archi» intervallati da «raggi» che intersecavano le spire procedendo verso il mare) rendevano il traffico molto meno pericoloso evitando incroci perpendicolari e aumentando la visibilità, perché Lignano Pineta fu concepita per accogliere il maggior numero di automobili in un’epoca in cui si affacciava la motorizzazione di massa e l’inquinamento non era considerato un tabù. Lo sviluppo verticale degli edifici era stato rigidamente regolato da D’Olivo. Gli alberghi non potevano superare i 4 piani, come gli edifici commerciali, mentre ville e villette potevano raggiungere al massimo i 3 piani e le piccole case familiari solamente un piano. Anche per queste regole, che permettevano al cemento di integrarsi nella macchia mediterranea in modo armonico, D’Olivo fu attaccato da alcuni costruttori per le limitazioni imposte allo sviluppo in altezza in un periodo di forte speculazione edilizia. Per concludere i servizi erano tutti concentrati in un unico nucleo costruttivo, il cosiddetto «treno», un edificio lungo 110 metri dove si concentravano le principali attività commerciali, che seguiva sinuosamente le linee della spirale. Alla sommità del «treno» l’architetto scelse di realizzare coperture a forma di «tetto di pagoda», che riprendevano l’andamento sinuoso delle fronde della pineta.
La struttura urbanistica di Lignano Pineta fu realizzata tra il 1953 e il 1955 e negli anni successivi completata con la realizzazione di ville, alberghi e abitazioni. Oltre allo stesso D’Olivo, parteciparono alla loro realizzazione architetti di primo piano, seguaci dell’architettura organica che non escludeva punte di brutalismo. Grazie alla soluzione della spirale, l’uso diffuso del cemento armato riuscì nell’integrazione con l’ambiente regalando quello che ancora oggi è un esempio unico di sperimentalismo architettonico. Uniche per stile sono alcune abitazioni come quelle realizzate dallo stesso D’Olivo, come villa Sinisgalli, costruita per l’ingegnere letterato che ispirò il progetto e villa Spezzotti, un’opera che ricorda da vicino le case di Lloyd-Wright.
Lignano Pineta fu apprezzata anche da Ernest Hemingway, che nel 1954 la visitò, battezzandola entusiasticamente la «Florida d’Italia» così come il friulano Pier Paolo Pasolini che nel 1959, dopo averla visitata, dichiarò «Le architetture dei villini sono dignitose e garbate, c'è molto spazio: e l'aria che si respira è veramente degna di una piccola spiaggia europea americanizzante». Anche Alberto Sordi fu affascinato dal progetto di Pineta, dove alla fine degli anni Cinquanta acquistò una villa progettata dall'architetto Aldo Bernardis.
Marcello D’Olivo fu ammirato anche all’estero dopo la realizzazione di Lignano Pineta, soprattutto in Medio Oriente. Fu chiamato nel 1979 dal governo di Saddam Hussein per progettare il più importante monumento di Baghdad, quello del Milite Ignoto, dove l’architetto friulano realizzerà alla sommità di una collina artificiale un grande scudo che sembra fluttuare nell’aria. A Riad partecipò al progetto della città universitaria e propose un piano urbanistico, per la capitale del Gabon, Libreville.
Per chi volesse approfondire la storia del progetto e delle ville di Lignano Pineta, segnaliamo il sito web dell'associazione Raggi e ArchiTetture a questo LINK
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