La sinistra sfrutta l’allontanamento per attaccare e insultare la Meloni

Con una decisione a sorpresa, proprio nel giorno in cui sarebbero dovute iniziare le perizie psicologiche sui bambini, il Tribunale dei minori dell’Aquila ha disposto l’allontanamento della mamma dai «bimbi del bosco» e il contestuale trasferimento dei minori dalla casa famiglia in cui sono ospitati da quattro mesi.
Una decisione che ha scatenato una ridda di polemiche e il duro commento anche di Giorgia Meloni che ha attaccato i giudici. I figli «non sono dello Stato», ha scritto l’altro giorno sui social il premier, ma «delle mamme e dei papà e una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Dove sarebbe il superiore interesse del minore, quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per stare mesi e mesi in casa famiglia, sempre più soli, perché i giudici non condividono lo stile di vita della famiglia?».
La storia della famiglia neo rurale, che aveva eletto a luogo dei sogni un bosco nel cuore dell’Abruzzo, è al centro del dibattito politico. La Lega chiede un’ispezione del ministero della Giustizia per una famiglia «divisa e distrutta per cattiveria e arroganza», mentre il deputato di Futuro nazionale, Rossano Sasso, annuncia un’interrogazione urgente al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e al ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella: «Vogliamo capire il perché di questo accanimento», dice Sasso.
Proprio la Roccella, a Sky Tg24, si dice sbigottita in quanto quel modo di vivere le ricorda quando lei era bambina. «Si interviene su un gruppo familiare che in realtà vive come quando io ero bambina. Il mio paese siciliano era esattamente così e non è qualcosa per cui siamo cresciuti tutti così male. Oggi, certo, bisogna verificare, per esempio, le condizioni dell’apprendimento ma io credo che ci siano strumenti meno brutali di intervento e che questa separazione dai genitori deve essere l’ultima spiaggia, non la prima».
Il deputato della Lega ed ex magistrato (dal 1991 al 2008 sostituto procuratore presso il Tribunale per i minorenni di Roma), Simonetta Matone, si pone due semplici quesiti: «Qual è il superiore interesse dei minori? Quali sono gli elementi che rendono questo strappo così necessario? Mi auguro che gli avvocati della famiglia abbiano già impugnato il provvedimento, unico mezzo, in questa fase, per impedire gli effetti nefasti di una decisione affrettata. Questo è un precedente assai grave che mina alle fondamenta il rapporto genitori/figli e che mai ci saremmo aspettati da un tribunale che si chiama “per i minori”».
Un’altra domanda è quella della senatrice di Fratelli d’Italia, Domenica Spinelli: «Da madre prima di tutto mi chiedo, ma un giudice non ha il compito di salvare la famiglia e conservare la genitorialità familiare? Sembra un film dell’orrore, a scapito di tre poveri innocenti che sono stati staccati violentemente prima dal padre, ora anche dalla madre. Mi auguro che il tribunale possa avere un ripensamento».
Secondo il deputato della Lega Andrea Barabotti «i tre bambini subiscono in pochi mesi un secondo sradicamento. È una decisione che lascia senza parole, soprattutto mentre la perizia psichiatrica è ancora in corso. Lo Stato deve proteggere i minori, non infliggere loro ulteriori traumi. Siamo davanti a genitori certamente imperfetti, ma non per questo indegni di crescere i propri figli. Serve più equilibrio nell’azione di servizi sociali e tribunali minorili. Dobbiamo verificare fino in fondo l’operato di tutti gli attori coinvolti. Perché se una decisione di questo tipo è stata assunta nel rispetto della legge, allora è la legge che va cambiata».
Interviene ancora Futuro nazionale di Roberto Vannacci attraverso il suo deputato, Emanuele Pozzolo, che definisce «inquietante» questa vicenda: «Lo Stato faccia lo Stato, metta giù le mani dai bambini e dalle famiglie. Lo Stato si è intromesso in questa situazione. È inaccettabile, faremo una grande battaglia su questo».
Ovviamente la sinistra non resiste nel rigirare la frittata per attaccare il governo. Il vicepresidente del M5s, Stefano Patuanelli, forse riferendosi a sé stesso, descrive un’Italia «guidata da una classe dirigente distratta, provinciale e autoreferenziale, totalmente fuori scala rispetto alla gravità del momento». La senatrice del Pd, Sandra Zampa, trova grave che il premier Meloni «usi questa delicata e difficile vicenda, per colpire i magistrati e per fare propaganda in vista del referendum. Quando si ha a che fare con domande che riguardano i bambini bisogna muoversi discretamente, con rispetto e attenzione non pubblicizzando e usando la propria visibilità per lucrarci politicamente». La deputata e responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, ripete la stessa cosa: «Meloni specula sulla pelle dei minori. Colpisce il tentativo di delegittimare decisioni giudiziarie delicate con slogan costruiti più sugli algoritmi dei social che sul rispetto delle istituzioni. La tutela dei minori e il lavoro dei tribunali meritano rispetto, non semplificazioni ideologiche».
Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, passa alle offese: «Meloni ormai senza ritegno fa propaganda, entrando a gamba tesa in questa vicenda con una gravissima ingerenza che sa di intimidazione, alla faccia della separazione dei poteri». E per Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa verde «Meloni dovrebbe preoccuparsi dei propri limiti e degli obblighi che lo Stato ha di garantire un’istruzione obbligatoria per otto anni. Senza aver letto le motivazioni della decisione del tribunale dei minori è partita per la sua ennesima crociata contro i giudici».
Ha una domanda per Meloni anche l’ex ministro della Giustizia ed esponente Pd, Andrea Orlando: «Se il premier ritiene che ci sia un’applicazione abnorme della legge, quindi che la magistratura non la stia applicando o che lo faccia male, perché non chiede al ministro della Giustizia di inviare gli ispettori e magari promuovere un’azione disciplinare? Evidentemente Meloni pensa di fare la campagna per il referendum in questo modo».






