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La sentenza che inguaia Di Donna

La sentenza che inguaia Di Donna
Mario Benotti
La Cassazione stanga Mario Benotti, il re delle mascherine, affermando che il suo è traffico d'influenze illecite. Reato identico a quello contestato all'ex collega di Giuseppi.
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«Puniva o cacciava gli arbitri ribelli». Altre accuse contro il sistema Rocchi
Da sinistra: il designatore degli arbitri Gianluca Rocchi; il presidente della lega di serie A Paolo Dal Pino; il presidente della Figc Gabriele Gravina; il presidente dell'Aia Alfredo Trentalange; e il ceo della lega di serie A Luigi De Siervo; in occasione della presentazione alla stampa del centro Var della Lega di serie A realizzato a Lissone, Monza 4 Ottobre 2021 (Ansa)
L’inchiesta milanese ruota attorno a una faida tra fischietti che nel 2023 ha visto prevalere, grazie all’asse con l’ex presidente Figc Gabriele Gravina, il «partito» del designatore ora indagato. La denuncia dell’assistente Pasquale De Meo.

Per capire l’inchiesta della Procura di Milano su Gianluca Rocchi bisogna fare un passo indietro di almeno 3 anni, nel 2023, quando prima di Domenico Rocca un altro assistente arbitrale presentò un esposto in Figc. Si chiamava Pasquale De Meo. E anche in quel caso il procuratore federale Giuseppe Chinè decise di archiviare. Eppure, le accuse erano le stesse sui cui si sta sviluppando l’indagine di oggi.

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«Cure gratis agli ustionati di Crans»
L'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado a Palazzo Chigi (Ansa)
Il Servizio sanitario italiano non copre i trattamenti alle vittime di gravi bruciature. Pronta una risoluzione per colmare la lacuna. Giorgio Mulè: «Tutela piena e immediata».

La burocrazia schiaccia ogni senso di umanità, nella tragedia di Crans-Montana ridotta oggi a triste vicenda contabile. La Svizzera continua a sbatterci in faccia le fatture da pagare per le cure mediche prestate a quattro italiani rimasti ustionati nel rogo del Constellation: 108.000 euro, per qualche ora di ricovero. Una cifra destinata a salire vertiginosamente, quando arriverà il grosso delle fatture svizzere riguardanti gli altri ricoveri, fatture delle quali nessuno conosce l’importo. Ma si parla già di cifre monstre, su cui gli elvetici batteranno cassa, senza sconti. Una pretesa giudicata «ignobile» dal premier Giorgia Meloni, e «abominevole» dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

L’Italia non sgancerà un euro alla Svizzera, dice in sostanza l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado. Che respinge al mittente anche le frasi pronunciate sulla tv elvetica dal direttore dell’Ufficio federale assicurazioni sociali, Doris Bianchi. La quale, con la freddezza di un ragioniere, ha invitato l’Italia a presentare l’estratto conto dei pazienti svizzeri curati sul nostro territorio, come hanno fatto loro con noi. Per capire le grandezze, ci siamo fatti aiutare dal professor Baruffaldi Preis, direttore di quella perla d’eccellenza che è il centro ustioni del Niguarda: «Credo che quei soldi si possano dare alla Svizzera», ci dice, «solo dopo che la Svizzera ci avrà rimborsato 1 milione e 800.000 euro per le spese relative ai due pazienti elvetici curati in Italia».

In attesa di uscire dal pantano diplomatico, le famiglie colpite dal dramma di Crans devono superare un altro scoglio, stavolta tutto italiano. Superata la fase acuta del ricovero, infatti, c’è il problema delle cure post-degenza, che non sono coperte dal Servizio sanitario nazionale. Parliamo di cure complesse e prolungate: presidi per il controllo delle cicatrici, dispositivi, guaine compressive, tutori articolari, e poi la riabilitazione e il sostegno psicologico. Problemi che nei casi più gravi devono essere gestiti per tutta la vita. E il rischio, stavolta, è che siano le stesse famiglie dei ragazzi ustionati a dover metter mano al portafoglio per potersi curare.

La lacuna normativa non è nuova, ne ha lungamente parlato l’onorevole Lucia Annibali, e lo choc di Crans-Montana riporta la questione in primo piano. La malattia da ustione, infatti, non rientra nell’elenco dei livelli essenziali di assistenza, e dunque non sono previste esenzioni uniformi a livello nazionale per il trattamento post-ospedaliero. Secondo Maria Tridico, in prima linea nell’Associazione bambini ustionati, «le creme che usiamo sono considerate “estetiche”, e quindi a totale carico del cittadino. E le terapie sono considerate alla stregua di una smagliatura da eliminare o una ruga da appianare».

Il tema è stato sollevato qualche giorno fa anche da Eleonora Palmieri, la veterinaria di 23 anni riminese sopravvissuta al rogo: «Devo stare attenta a non prendere il sole sulla guancia, perché le ustioni non sono riconosciute come malattia grave. Le creme in particolare sono a carico nostro e la fisioterapia non basta mai. Tutto ciò grava sulle spalle di chi è stato ferito».

Per correre ai ripari ed evitare che si perpetui l’assurdo, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, insieme al presidente della commissione Affari sociali Ugo Cappellacci, ha depositato una risoluzione che impegna il governo a garantire la «gratuità totale» delle spese connesse alle ustioni per i sopravvissuti di Crans-Montana. «Sono cifre importanti per le famiglie colpite, che possono arrivare a 2.000 euro al mese», dice Mulè alla Verità, «vogliamo assicurare uno “status eccezionale” alle vittime, che comporti una tutela piena e immediata, in considerazione dell’eccezionalità dell’evento. Inoltre, occorre riconoscere la malattia da ustione come patologia cronica e rara, per ottenere l’esenzione dalle spese in tutta Italia. Entro un mese si può concludere l’approvazione». «Servono regole uniformi su tutto il territorio», aggiunge Cappellacci, «le cure di questo tipo non possono dipendere dal codice di avviamento postale».

La Fenice incenerisce Beatrice Venezi: «Stop collaborazioni, offese all’orchestra»
Beatrice Venezi (Ansa)
Il direttore aveva rinfacciato ai musicisti di «passarsi i posti di padre in figlio». Il ministro Alessandro Giuli prende atto della decisione.

Beatrice Venezi non è più direttore d’orchestra del teatro La Fenice. A renderlo noto, nel pomeriggio di ieri, è stata la stessa Fondazione Teatro La Fenice, attraverso il sovrintendente Nicola Colabianchi, che in una nota ha fatto presente di aver stabilito di «annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi». Una decisione grave, prosegue il comunicato, «maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua orchestra».

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K.I.S.S. | Manovre cosmiche

Oggi che aspettiamo di tornare sulla Luna è bene ricordare anche le missioni che consentirono all’umanità di arrivarci nel 1969 ma senza suscitare clamore. Insomma, non quelle ampiamente celebrate da Hollywood, seppur fondamentali.

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