True
2020-07-23
La Lamorgese ci prende in giro. Accoglie infetti e jihadisti ma mette all’erta sulla movida
Luciana Lamorgese (Salvatore Laporta/Kontrolab/Getty images)
Luciana Lamorgese è molto preoccupata, perché sul territorio italiano si muovono individui pericolosi, il cui comportamento irresponsabile potrebbe vanificare tutti gli immani sforzi compiuti dai nostri connazionali durante l'isolamento. Ah, pensate che si riferisca ai migranti che arrivano a frotte? Ma no, che avete capito… Il vero pericolo giunge della «tribù degli aperitivi», dai giovanissimi e dai quarantenni che infiammano la movida e per cui il ministro dell'Interno invoca controlli più severi. Ieri, intervistata da Il Mattino, la Lamorgese si è pronunciata sulle «modalità caotiche della cosiddetta movida» e ha spiegato che «da parte delle istituzioni, della scuola e delle stesse famiglie è necessario anche uno sforzo più incisivo per informare e rendere più consapevoli i giovani, e non solo loro, sui rischi reali che stiamo correndo».
Di fronte a frasi del genere, sorge il serio sospetto che il ministro ci stia prendendo in giro. Ma quale scuola dovrebbe informare i giovani? Quella che ancora non sappiamo se e come riaprirà? Andiamo bene. E le famiglie? Davvero vogliamo dire agli italiani che ancora, dopo tutti questi mesi di sacrifici, non hanno fatto abbastanza? Quale «informazione» in più dovrebbero fornire ai ragazzi? Soprattutto: con quale faccia si scarica il bidone nelle mani dei cittadini quando le istituzioni sono le prime a creare pericoli e a fregarsene delle reali esigenze della popolazione?
Il fatto è che la Lamorgese viene a parlarci di movida e di aperitivi, ma intanto sulle coste italiane sono sbarcate la bellezza di 10.463 persone, contro le 3.428 registrate nello stesso periodo dell'anno scorso. Tra i nuovi arrivati, come sappiamo, molti sono risultati infetti. Ma il ministro non sembra preoccupato. «Due giorni fa», dice, «sono andata a Lampedusa per verificare la situazione e ho potuto rassicurare il sindaco Totò Martello sull'impegno del governo a non lasciare sola anche la sua comunità». Certo, fatto sta che nell'hotspot di Lampedusa ci sono attualmente 400 persone: cifra da collasso. Ogni giorno si contano centinaia di nuovi stranieri in ingresso, però la Lamorgese è tranquilla: «Il test sierologico viene eseguito su tutti i migranti che sbarcano sull'isola grazie al servizio sanitario della Regione Siciliana, e i nuovi arrivati vengono trasferiti in tempi brevi verso altre destinazioni». Ah, e questo dovrebbe rasserenarci? Lampedusa continua a essere sotto pressione, in compenso centinaia di stranieri vengono sparsi altrove: giusto ieri 200 tunisini sono stati spediti a Porto Empedocle (Agrigento). Il risultato di queste politiche lo conosciamo: i migranti intasano i centri in vari luoghi della Penisola e spesso e volentieri si danno alla fuga.
Quanto accaduto in Basilicata, ad esempio, è fuori dalla grazia di Dio. Come noto, la regione è stata fra le meno colpite dal coronavirus, tanto da meritarsi il titolo di «Covid free». Visto che la situazione era tranquilla, che cosa ha fatto il ministero? Ha pensato bene di trasferire in Basilicata un bel gruppo di bengalesi che sono poi risultati positivi. Questi signori sono approdati a Lampedusa, e da lì spostati ad Agrigento. Hanno fatto il test sierologico, proprio come ha detto la Lamorgese. Poi, però, quando sono stati sottoposti al tampone, ben 36 sono risultati infetti. E adesso se ne stanno in un territorio che fino a qualche tempo fa era libero dalla pandemia. Però, secondo il ministro, il problema è la movida…
Se non bastasse il Covid, poi, ci sono pure altre bellezze. È la stessa Lamorgese a confermare al Mattino che in Italia «sono stati rintracciati soggetti radicalizzati che risultavano già espulsi». In pratica continuano ad arrivare, oltre ai contagiati, pure i terroristi islamici, tanto per non farsi mancare niente. Il pensiero del ministro, tuttavia, va ai tunisini, un popolo a cui «dobbiamo tendere la mano» perché il loro Paese «sta attraversando una grave crisi economica dovuta al Covid-19». Già, l'Italia invece la crisi non la sente nemmeno un po'…
Il concetto, in ogni caso, è chiarissimo: il problema, al solito, è costituito dagli italiani indisciplinati, mica dagli stranieri che entrano a mucchi e vengono distribuiti in giro cosicché possano darsi alla macchia, aggredire i militari (è accaduto in un centro di accoglienza siciliano) o aumentare il pericolo di contagio. Infatti la Lamorgese non ci pensa nemmeno a escogitare misure più rigide per bloccare gli arrivi. Macché: insiste a voler cambiare i decreti sicurezza, anzi a sentir lei è già tutto pronto. «Il tavolo istituito al Viminale è vicino al traguardo», afferma. «Nei prossimi giorni avremo un testo finalmente condiviso con le modifiche che, ci tengo a ricordare, riguardano esclusivamente le norme sull'immigrazione».
Che meraviglia: finalmente le leggi del perfido Matteo Salvini verranno annientate, le Ong avranno meno difficoltà, gli arrivi saranno più sicuri, i centri torneranno a riempirsi (anche perché è diventato ancora più difficile rimpatriare gli stranieri, specie se nei Paesi d'origine è diffuso il Covid) e noi ci sentiremo tutti più generosi. E se poi decine di infetti vengono spediti a turbare gli equilibri di una regione «Covid free», pazienza. Per essere buoni bisogna pur soffrire un po', no?
Abusata a 5 anni. L’«orco» è il vicino romeno
Quando l'orco è il vicino di casa. È successo a Ostia, il mare della Capitale, dove una bambina di 5 anni è stata violentata dal vicino di casa, D.C., nato in Romania. La bambina era stata affidata all'uomo dal padre, anche lui romeno. D.C, 32 anni, residente a Ostia, nella zona dell'Idroscalo, famosa perché lì, il 2 novembre 1975, veniva ammazzato Pier Paolo Pasolini, è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima e portato nel carcere di Regina Coeli. A eseguire l'arresto la polizia giudiziaria del commissariato di Ostia, diretto da Eugenio Ferraro, che ha eseguito l'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma, a seguito di un'indagine coordinata dal pool specializzato della Procura romana.
Il fatto sarebbe accaduto lo scorso 26 giugno quando il padre della vittima, operaio di un cantiere navale di Ostia, per un imprevisto impegno di lavoro ha affidato per un paio d'ore i suoi figli, la bambina di 5 anni e il fratellino di 2, al vicino di casa, nonché amico di famiglia. Poco tempo dopo, appena rientrata a casa, la mamma era andata a riprendere i figli e la bambina subito le aveva raccontato cosa era successo nell'abitazione dell'amico di famiglia: il mostro l'aveva palpeggiata ripetutamente, aveva abusato sessualmente di lei. All'arrivo del papà, la giovane coppia aveva portato la piccola all'ospedale Grassi, dove i medici hanno riscontrato sintomi compatibili con la violenza riferita dalla bambina. Ascoltata poi in audizione protetta dagli investigatori, con l'aiuto di una psicologa, la bambina aveva confermato quanto aveva già confidato alla mamma, raccontando tutti i dettagli di quella violenza subita aggiungendo, peraltro, che l'amico di famiglia si era fermato dal fare quei palpeggiamenti ripetuti nel momento in cui aveva sentito il rumore dell'auto della madre che stava rientrando a casa.
Disperati ed esterrefatti i genitori che fin dal primo momento hanno raccontato di fidarsi del trentaduenne e che mai avrebbero sospettato che fosse capace La bambina è stata poi ascoltata in audizione protetta dagli investigatori, con l'aiuto di una psicologa, e ha confermato quanto aveva già detto alla mamma, raccontando i dettagli della violenza subita e precisando che l'uomo si era fermato a palpeggiarla nel momento in cui aveva sentito il rumore dell'auto della madre che stava rientrando a casa. Disperati ed esterrefatti i genitori che hanno raccontato agli inquirenti come mai avrebbero sospettato che l'uomo, di cui avevano piena fiducia, fosse capace di violentare la loro bambina.
Il romeno, che è incensurato, sulla base degli indizi raccolti, è stato arrestato direttamente nel cantiere in zona Trionfale dove lavora. Espletate le formalità di rito è stato portato nel carcere romano di Regina Coeli: per lui l'accusa è di violenza sessuale aggravata, in quanto commessa in danno di minorenne.
Non è la prima volta che l'orco è proprio il vicino di casa, la persona di cui spesso genitori indaffarati e senza altri aiuti si fidano e al quale affidano i loro figli. Lo scorso dicembre, per violenza sessuale, lesioni personali e violazione di domicilio è stato arrestato un romeno di 38 anni, residente a Sezze, in provincia di Latina. L'uomo, intorno alle 2 di notte, dopo aver infranto il vetro della porta d'ingresso ed essere entrato nell'appartamento di una sua connazionale di 35 anni, si era introdotto nella cameretta della figlia della donna, di 10 anni. L'aveva baciata e palpeggiata nelle parti intime poi aveva dato alla piccola 10 euro minacciandola affinché non raccontasse ad alcuno quanto accaduto. I genitori però, richiamati dalle urla della figlia, avevano fatto in tempo a vedere l'uomo in fuga e a denunciarlo.
Lo choc di Ostia per la squallida violenza ai danni della piccola romena violentata dal vicino, si aggiunge a quello della stessa Capitale dove martedì scorso una ventenne, all'uscita di un supermercato nello storico e famoso rione Testaccio, è stata trascinata da un dipendente in un vicolo laterale. L'uomo l'ha costretta prima a un rapporto orale e poi ha tentato di avere un rapporto completo. La ragazza è riuscita a divincolarsi, fuggire e poi a denunciare l'uomo, di 50 anni, che è stato arrestato dalla polizia per violenza sessuale. Era già noto alle forze dell'ordine. È stato bloccato dalla polizia all'interno dello stesso supermercato dove era ritornato a lavorare. La ragazza si era recata negli uffici di polizia per sporgere denuncia dopo essere stata visitata in ospedale.
Continua a leggereRiduci
Per il ministro dell'Interno il pericolo viene della «tribù degli aperitivi». Non dai radicalizzati che risultavano espulsi né dai positivi sbarcati e smistati. Anche in Basilicata, che era Covid free.Arrestato a Ostia l'amico di famiglia cui i genitori di due bimbi avevano chiesto aiuto a causa di un impegno di lavoro improvviso L'uomo ha rivolto pesanti attenzioni alla più grande, che però ha riferito tutto alla mamma. La visita in ospedale, poi la denuncia.Lo speciale contiene due articoli Luciana Lamorgese è molto preoccupata, perché sul territorio italiano si muovono individui pericolosi, il cui comportamento irresponsabile potrebbe vanificare tutti gli immani sforzi compiuti dai nostri connazionali durante l'isolamento. Ah, pensate che si riferisca ai migranti che arrivano a frotte? Ma no, che avete capito… Il vero pericolo giunge della «tribù degli aperitivi», dai giovanissimi e dai quarantenni che infiammano la movida e per cui il ministro dell'Interno invoca controlli più severi. Ieri, intervistata da Il Mattino, la Lamorgese si è pronunciata sulle «modalità caotiche della cosiddetta movida» e ha spiegato che «da parte delle istituzioni, della scuola e delle stesse famiglie è necessario anche uno sforzo più incisivo per informare e rendere più consapevoli i giovani, e non solo loro, sui rischi reali che stiamo correndo». Di fronte a frasi del genere, sorge il serio sospetto che il ministro ci stia prendendo in giro. Ma quale scuola dovrebbe informare i giovani? Quella che ancora non sappiamo se e come riaprirà? Andiamo bene. E le famiglie? Davvero vogliamo dire agli italiani che ancora, dopo tutti questi mesi di sacrifici, non hanno fatto abbastanza? Quale «informazione» in più dovrebbero fornire ai ragazzi? Soprattutto: con quale faccia si scarica il bidone nelle mani dei cittadini quando le istituzioni sono le prime a creare pericoli e a fregarsene delle reali esigenze della popolazione?Il fatto è che la Lamorgese viene a parlarci di movida e di aperitivi, ma intanto sulle coste italiane sono sbarcate la bellezza di 10.463 persone, contro le 3.428 registrate nello stesso periodo dell'anno scorso. Tra i nuovi arrivati, come sappiamo, molti sono risultati infetti. Ma il ministro non sembra preoccupato. «Due giorni fa», dice, «sono andata a Lampedusa per verificare la situazione e ho potuto rassicurare il sindaco Totò Martello sull'impegno del governo a non lasciare sola anche la sua comunità». Certo, fatto sta che nell'hotspot di Lampedusa ci sono attualmente 400 persone: cifra da collasso. Ogni giorno si contano centinaia di nuovi stranieri in ingresso, però la Lamorgese è tranquilla: «Il test sierologico viene eseguito su tutti i migranti che sbarcano sull'isola grazie al servizio sanitario della Regione Siciliana, e i nuovi arrivati vengono trasferiti in tempi brevi verso altre destinazioni». Ah, e questo dovrebbe rasserenarci? Lampedusa continua a essere sotto pressione, in compenso centinaia di stranieri vengono sparsi altrove: giusto ieri 200 tunisini sono stati spediti a Porto Empedocle (Agrigento). Il risultato di queste politiche lo conosciamo: i migranti intasano i centri in vari luoghi della Penisola e spesso e volentieri si danno alla fuga.Quanto accaduto in Basilicata, ad esempio, è fuori dalla grazia di Dio. Come noto, la regione è stata fra le meno colpite dal coronavirus, tanto da meritarsi il titolo di «Covid free». Visto che la situazione era tranquilla, che cosa ha fatto il ministero? Ha pensato bene di trasferire in Basilicata un bel gruppo di bengalesi che sono poi risultati positivi. Questi signori sono approdati a Lampedusa, e da lì spostati ad Agrigento. Hanno fatto il test sierologico, proprio come ha detto la Lamorgese. Poi, però, quando sono stati sottoposti al tampone, ben 36 sono risultati infetti. E adesso se ne stanno in un territorio che fino a qualche tempo fa era libero dalla pandemia. Però, secondo il ministro, il problema è la movida…Se non bastasse il Covid, poi, ci sono pure altre bellezze. È la stessa Lamorgese a confermare al Mattino che in Italia «sono stati rintracciati soggetti radicalizzati che risultavano già espulsi». In pratica continuano ad arrivare, oltre ai contagiati, pure i terroristi islamici, tanto per non farsi mancare niente. Il pensiero del ministro, tuttavia, va ai tunisini, un popolo a cui «dobbiamo tendere la mano» perché il loro Paese «sta attraversando una grave crisi economica dovuta al Covid-19». Già, l'Italia invece la crisi non la sente nemmeno un po'…Il concetto, in ogni caso, è chiarissimo: il problema, al solito, è costituito dagli italiani indisciplinati, mica dagli stranieri che entrano a mucchi e vengono distribuiti in giro cosicché possano darsi alla macchia, aggredire i militari (è accaduto in un centro di accoglienza siciliano) o aumentare il pericolo di contagio. Infatti la Lamorgese non ci pensa nemmeno a escogitare misure più rigide per bloccare gli arrivi. Macché: insiste a voler cambiare i decreti sicurezza, anzi a sentir lei è già tutto pronto. «Il tavolo istituito al Viminale è vicino al traguardo», afferma. «Nei prossimi giorni avremo un testo finalmente condiviso con le modifiche che, ci tengo a ricordare, riguardano esclusivamente le norme sull'immigrazione». Che meraviglia: finalmente le leggi del perfido Matteo Salvini verranno annientate, le Ong avranno meno difficoltà, gli arrivi saranno più sicuri, i centri torneranno a riempirsi (anche perché è diventato ancora più difficile rimpatriare gli stranieri, specie se nei Paesi d'origine è diffuso il Covid) e noi ci sentiremo tutti più generosi. E se poi decine di infetti vengono spediti a turbare gli equilibri di una regione «Covid free», pazienza. Per essere buoni bisogna pur soffrire un po', no? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-lamorgese-ci-prende-in-giro-accoglie-infetti-e-jihadisti-ma-mette-allerta-sulla-movida-2646451303.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="abusata-a-5-anni-l-orco-e-il-vicino-romeno" data-post-id="2646451303" data-published-at="1595440852" data-use-pagination="False"> Abusata a 5 anni. L’«orco» è il vicino romeno Quando l'orco è il vicino di casa. È successo a Ostia, il mare della Capitale, dove una bambina di 5 anni è stata violentata dal vicino di casa, D.C., nato in Romania. La bambina era stata affidata all'uomo dal padre, anche lui romeno. D.C, 32 anni, residente a Ostia, nella zona dell'Idroscalo, famosa perché lì, il 2 novembre 1975, veniva ammazzato Pier Paolo Pasolini, è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima e portato nel carcere di Regina Coeli. A eseguire l'arresto la polizia giudiziaria del commissariato di Ostia, diretto da Eugenio Ferraro, che ha eseguito l'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma, a seguito di un'indagine coordinata dal pool specializzato della Procura romana. Il fatto sarebbe accaduto lo scorso 26 giugno quando il padre della vittima, operaio di un cantiere navale di Ostia, per un imprevisto impegno di lavoro ha affidato per un paio d'ore i suoi figli, la bambina di 5 anni e il fratellino di 2, al vicino di casa, nonché amico di famiglia. Poco tempo dopo, appena rientrata a casa, la mamma era andata a riprendere i figli e la bambina subito le aveva raccontato cosa era successo nell'abitazione dell'amico di famiglia: il mostro l'aveva palpeggiata ripetutamente, aveva abusato sessualmente di lei. All'arrivo del papà, la giovane coppia aveva portato la piccola all'ospedale Grassi, dove i medici hanno riscontrato sintomi compatibili con la violenza riferita dalla bambina. Ascoltata poi in audizione protetta dagli investigatori, con l'aiuto di una psicologa, la bambina aveva confermato quanto aveva già confidato alla mamma, raccontando tutti i dettagli di quella violenza subita aggiungendo, peraltro, che l'amico di famiglia si era fermato dal fare quei palpeggiamenti ripetuti nel momento in cui aveva sentito il rumore dell'auto della madre che stava rientrando a casa. Disperati ed esterrefatti i genitori che fin dal primo momento hanno raccontato di fidarsi del trentaduenne e che mai avrebbero sospettato che fosse capace La bambina è stata poi ascoltata in audizione protetta dagli investigatori, con l'aiuto di una psicologa, e ha confermato quanto aveva già detto alla mamma, raccontando i dettagli della violenza subita e precisando che l'uomo si era fermato a palpeggiarla nel momento in cui aveva sentito il rumore dell'auto della madre che stava rientrando a casa. Disperati ed esterrefatti i genitori che hanno raccontato agli inquirenti come mai avrebbero sospettato che l'uomo, di cui avevano piena fiducia, fosse capace di violentare la loro bambina. Il romeno, che è incensurato, sulla base degli indizi raccolti, è stato arrestato direttamente nel cantiere in zona Trionfale dove lavora. Espletate le formalità di rito è stato portato nel carcere romano di Regina Coeli: per lui l'accusa è di violenza sessuale aggravata, in quanto commessa in danno di minorenne. Non è la prima volta che l'orco è proprio il vicino di casa, la persona di cui spesso genitori indaffarati e senza altri aiuti si fidano e al quale affidano i loro figli. Lo scorso dicembre, per violenza sessuale, lesioni personali e violazione di domicilio è stato arrestato un romeno di 38 anni, residente a Sezze, in provincia di Latina. L'uomo, intorno alle 2 di notte, dopo aver infranto il vetro della porta d'ingresso ed essere entrato nell'appartamento di una sua connazionale di 35 anni, si era introdotto nella cameretta della figlia della donna, di 10 anni. L'aveva baciata e palpeggiata nelle parti intime poi aveva dato alla piccola 10 euro minacciandola affinché non raccontasse ad alcuno quanto accaduto. I genitori però, richiamati dalle urla della figlia, avevano fatto in tempo a vedere l'uomo in fuga e a denunciarlo. Lo choc di Ostia per la squallida violenza ai danni della piccola romena violentata dal vicino, si aggiunge a quello della stessa Capitale dove martedì scorso una ventenne, all'uscita di un supermercato nello storico e famoso rione Testaccio, è stata trascinata da un dipendente in un vicolo laterale. L'uomo l'ha costretta prima a un rapporto orale e poi ha tentato di avere un rapporto completo. La ragazza è riuscita a divincolarsi, fuggire e poi a denunciare l'uomo, di 50 anni, che è stato arrestato dalla polizia per violenza sessuale. Era già noto alle forze dell'ordine. È stato bloccato dalla polizia all'interno dello stesso supermercato dove era ritornato a lavorare. La ragazza si era recata negli uffici di polizia per sporgere denuncia dopo essere stata visitata in ospedale.
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
Continua a leggereRiduci
iStock
L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
Continua a leggereRiduci
(iStock)
Non aveva alcuna intenzione di rapire la piccola, ma voleva soltanto allontanarla dal bordo del marciapiede. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia ha rimesso in libertà il ventinovenne del Gambia, che nella serata di mercoledì aveva strappato dalle braccia della madre una bambina di appena cinque anni che si trovava alla stazione ferroviaria di Fontivegge, quartiere di Perugia. Nell’immediatezza dei fatti, il giovane, con diversi precedenti penali, è stato arrestato per tentato sequestro di persona aggravato. Ma, ieri mattina, al termine dell’udienza di convalida il gip ha rimesso in libertà l’uomo per mancanza di elementi «inequivocabili».
Da quanto era stato raccontato dalla donna, di origini aretine, lei si trovava con la bimba nel piazzale della stazione in attesa di prendere il pullman quando, all’improvviso, si è avvicinato il giovane gambiano che ha afferrato la piccola strappandola alla mamma. A quel punto la mamma ha iniziato a urlare e la bimba a piangere, mentre l’uomo si allontanava con lei. La mamma ha iniziato a inseguirlo, chiamando le forze dell’ordine che poi lo hanno bloccato. Quando gli agenti della Volante sono arrivati hanno trovato la bimba spaventata e in stato di choc. I poliziotti lo hanno bloccato e portato in Questura dove è stato identificato e portato in carcere. Nell’immediatezza dei fatti nei suoi confronti pendeva l’accusa di tentato rapimento di persona aggravato dall’età della vittima, trattandosi di una minore.
Gli inquirenti erano arrivati a questa ricostruzione della vicenda attraverso la visione delle immagini di videosorveglianza, ma anche analizzando il racconto della mamma della piccola e controllando il cellulare dell’uomo. Infatti, era stata proprio la madre della bimba a raccontare agli investigatori che l’uomo avrebbe continuato a infastidire la piccola scattandole diverse fotografie con il cellulare. Da quanto si è appreso, gli inquirenti hanno analizzato le foto presenti sul cellulare dell’arrestato. Ma, ieri mattina, è arrivata la decisione del gip che ha sorpreso un po’ tutti: il ventinovenne viene liberato perché, difatti, non avrebbe messo in atto alcun rapimento, ma avrebbe solo voluto spostarla dal marciapiede.
Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato l’arresto perché ha ritenuto che non si sia trattato di un tentato rapimento né di violenza privata. La Procura aveva chiesto che il reato venisse derubricato da tentato sequestro di persona a violenza privata. Il gip, invece, ha condiviso la ricostruzione della vicenda resa nota dal difensore dell’uomo, l’avvocato Luca Aiello, che ha riportato il racconto del gambiano: il giovane non avrebbe mai avuto alcuna intenzione di rapire la piccola, anzi si era accorto che la bimba stava giocando ai bordi del marciapiede e l’avrebbe presa per evitare che potesse farsi male. Per l’avvocato questa ricostruzione dell’accaduto troverebbe riscontro sia nelle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza che nelle testimonianze delle persone che si trovavano in zona. Il legale ha insistito sul fatto che non si sia trattato di un rapimento perché dai frame delle telecamere si vede - è il racconto del difensore - il giovane gambiano non ha strappato dalle mani della mamma la bimba e anzi l’avrebbe subito riconsegnata al genitore.
L’arrestato ha risposto a tutte le domande del gip negando ogni accusa e ribadendo di averla presa solo per evitare che si potesse fare male. E ha riferito che cosa è successo: la mamma si sarebbe avvicinata allarmata e la bimba piangeva, la donna gli urlava contro e lui avrebbe preso il cellulare non per fotografare la piccola, bensì per riprendere la madre che lo «aggrediva» per avere in futuro, qualora fosse stato necessario, «una prova» proprio per dimostrare quello che era successo.
Da quanto si è appreso, la decisione del giudice per le indagini preliminari è stata presa proprio dopo un’attenta analisi di ogni frame di quei video. Il giovane (noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti penali) è tornato subito in libertà, non essendo stato emesso nei suoi confronti alcun provvedimento. Non è escluso che la Questura possa valutare la sua posizione e a breve emettere un provvedimento di espulsione dall’Italia. Il ventinovenne, infatti, è stato più volte beccato dalle forze dell’ordine in giro ubriaco e «intento» a molestare le persone. Per tale motivo, era stato arrestato e condannato. In particolare, lo scorso mese di maggio il giovane gambiano è finito in manette per aver aggredito una passeggera alla stazione. Anzi, in quell’occasione, nelle concitate fasi dell’arresto, ferì un poliziotto causandogli una frattura al dito. Per questo episodio era stato condannato a un anno e quattro mesi, ma rimesso in libertà con obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Ma il suo «curriculum» è più lungo: la scorsa settimana era stato denunciato perché minacciava con un bastone alcune persone sedute sui gradini del Duomo di Perugia e, sempre con il bastone, avrebbe colpito più volte il portone della Cattedrale. Infine, nei suoi confronti è stato emesso un Daspo urbano perché l’uomo è stato più volte trovato con oggetti «atti a offendere». Da ieri è tornato in libertà pure per il tentato sequestro della piccola. La decisione del gip ha indignato l’opinione pubblica. Da quanto si è appreso, anche la mamma della piccola è rimasta sorpresa dalla scarcerazione e si è detta molto preoccupata perché teme di poterlo nuovamente vedere in giro e mettere in pericolo la sua bambina.
Continua a leggereRiduci