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2020-07-23
La Lamorgese ci prende in giro. Accoglie infetti e jihadisti ma mette all’erta sulla movida
Luciana Lamorgese (Salvatore Laporta/Kontrolab/Getty images)
Luciana Lamorgese è molto preoccupata, perché sul territorio italiano si muovono individui pericolosi, il cui comportamento irresponsabile potrebbe vanificare tutti gli immani sforzi compiuti dai nostri connazionali durante l'isolamento. Ah, pensate che si riferisca ai migranti che arrivano a frotte? Ma no, che avete capito… Il vero pericolo giunge della «tribù degli aperitivi», dai giovanissimi e dai quarantenni che infiammano la movida e per cui il ministro dell'Interno invoca controlli più severi. Ieri, intervistata da Il Mattino, la Lamorgese si è pronunciata sulle «modalità caotiche della cosiddetta movida» e ha spiegato che «da parte delle istituzioni, della scuola e delle stesse famiglie è necessario anche uno sforzo più incisivo per informare e rendere più consapevoli i giovani, e non solo loro, sui rischi reali che stiamo correndo».
Di fronte a frasi del genere, sorge il serio sospetto che il ministro ci stia prendendo in giro. Ma quale scuola dovrebbe informare i giovani? Quella che ancora non sappiamo se e come riaprirà? Andiamo bene. E le famiglie? Davvero vogliamo dire agli italiani che ancora, dopo tutti questi mesi di sacrifici, non hanno fatto abbastanza? Quale «informazione» in più dovrebbero fornire ai ragazzi? Soprattutto: con quale faccia si scarica il bidone nelle mani dei cittadini quando le istituzioni sono le prime a creare pericoli e a fregarsene delle reali esigenze della popolazione?
Il fatto è che la Lamorgese viene a parlarci di movida e di aperitivi, ma intanto sulle coste italiane sono sbarcate la bellezza di 10.463 persone, contro le 3.428 registrate nello stesso periodo dell'anno scorso. Tra i nuovi arrivati, come sappiamo, molti sono risultati infetti. Ma il ministro non sembra preoccupato. «Due giorni fa», dice, «sono andata a Lampedusa per verificare la situazione e ho potuto rassicurare il sindaco Totò Martello sull'impegno del governo a non lasciare sola anche la sua comunità». Certo, fatto sta che nell'hotspot di Lampedusa ci sono attualmente 400 persone: cifra da collasso. Ogni giorno si contano centinaia di nuovi stranieri in ingresso, però la Lamorgese è tranquilla: «Il test sierologico viene eseguito su tutti i migranti che sbarcano sull'isola grazie al servizio sanitario della Regione Siciliana, e i nuovi arrivati vengono trasferiti in tempi brevi verso altre destinazioni». Ah, e questo dovrebbe rasserenarci? Lampedusa continua a essere sotto pressione, in compenso centinaia di stranieri vengono sparsi altrove: giusto ieri 200 tunisini sono stati spediti a Porto Empedocle (Agrigento). Il risultato di queste politiche lo conosciamo: i migranti intasano i centri in vari luoghi della Penisola e spesso e volentieri si danno alla fuga.
Quanto accaduto in Basilicata, ad esempio, è fuori dalla grazia di Dio. Come noto, la regione è stata fra le meno colpite dal coronavirus, tanto da meritarsi il titolo di «Covid free». Visto che la situazione era tranquilla, che cosa ha fatto il ministero? Ha pensato bene di trasferire in Basilicata un bel gruppo di bengalesi che sono poi risultati positivi. Questi signori sono approdati a Lampedusa, e da lì spostati ad Agrigento. Hanno fatto il test sierologico, proprio come ha detto la Lamorgese. Poi, però, quando sono stati sottoposti al tampone, ben 36 sono risultati infetti. E adesso se ne stanno in un territorio che fino a qualche tempo fa era libero dalla pandemia. Però, secondo il ministro, il problema è la movida…
Se non bastasse il Covid, poi, ci sono pure altre bellezze. È la stessa Lamorgese a confermare al Mattino che in Italia «sono stati rintracciati soggetti radicalizzati che risultavano già espulsi». In pratica continuano ad arrivare, oltre ai contagiati, pure i terroristi islamici, tanto per non farsi mancare niente. Il pensiero del ministro, tuttavia, va ai tunisini, un popolo a cui «dobbiamo tendere la mano» perché il loro Paese «sta attraversando una grave crisi economica dovuta al Covid-19». Già, l'Italia invece la crisi non la sente nemmeno un po'…
Il concetto, in ogni caso, è chiarissimo: il problema, al solito, è costituito dagli italiani indisciplinati, mica dagli stranieri che entrano a mucchi e vengono distribuiti in giro cosicché possano darsi alla macchia, aggredire i militari (è accaduto in un centro di accoglienza siciliano) o aumentare il pericolo di contagio. Infatti la Lamorgese non ci pensa nemmeno a escogitare misure più rigide per bloccare gli arrivi. Macché: insiste a voler cambiare i decreti sicurezza, anzi a sentir lei è già tutto pronto. «Il tavolo istituito al Viminale è vicino al traguardo», afferma. «Nei prossimi giorni avremo un testo finalmente condiviso con le modifiche che, ci tengo a ricordare, riguardano esclusivamente le norme sull'immigrazione».
Che meraviglia: finalmente le leggi del perfido Matteo Salvini verranno annientate, le Ong avranno meno difficoltà, gli arrivi saranno più sicuri, i centri torneranno a riempirsi (anche perché è diventato ancora più difficile rimpatriare gli stranieri, specie se nei Paesi d'origine è diffuso il Covid) e noi ci sentiremo tutti più generosi. E se poi decine di infetti vengono spediti a turbare gli equilibri di una regione «Covid free», pazienza. Per essere buoni bisogna pur soffrire un po', no?
Abusata a 5 anni. L’«orco» è il vicino romeno
Quando l'orco è il vicino di casa. È successo a Ostia, il mare della Capitale, dove una bambina di 5 anni è stata violentata dal vicino di casa, D.C., nato in Romania. La bambina era stata affidata all'uomo dal padre, anche lui romeno. D.C, 32 anni, residente a Ostia, nella zona dell'Idroscalo, famosa perché lì, il 2 novembre 1975, veniva ammazzato Pier Paolo Pasolini, è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima e portato nel carcere di Regina Coeli. A eseguire l'arresto la polizia giudiziaria del commissariato di Ostia, diretto da Eugenio Ferraro, che ha eseguito l'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma, a seguito di un'indagine coordinata dal pool specializzato della Procura romana.
Il fatto sarebbe accaduto lo scorso 26 giugno quando il padre della vittima, operaio di un cantiere navale di Ostia, per un imprevisto impegno di lavoro ha affidato per un paio d'ore i suoi figli, la bambina di 5 anni e il fratellino di 2, al vicino di casa, nonché amico di famiglia. Poco tempo dopo, appena rientrata a casa, la mamma era andata a riprendere i figli e la bambina subito le aveva raccontato cosa era successo nell'abitazione dell'amico di famiglia: il mostro l'aveva palpeggiata ripetutamente, aveva abusato sessualmente di lei. All'arrivo del papà, la giovane coppia aveva portato la piccola all'ospedale Grassi, dove i medici hanno riscontrato sintomi compatibili con la violenza riferita dalla bambina. Ascoltata poi in audizione protetta dagli investigatori, con l'aiuto di una psicologa, la bambina aveva confermato quanto aveva già confidato alla mamma, raccontando tutti i dettagli di quella violenza subita aggiungendo, peraltro, che l'amico di famiglia si era fermato dal fare quei palpeggiamenti ripetuti nel momento in cui aveva sentito il rumore dell'auto della madre che stava rientrando a casa.
Disperati ed esterrefatti i genitori che fin dal primo momento hanno raccontato di fidarsi del trentaduenne e che mai avrebbero sospettato che fosse capace La bambina è stata poi ascoltata in audizione protetta dagli investigatori, con l'aiuto di una psicologa, e ha confermato quanto aveva già detto alla mamma, raccontando i dettagli della violenza subita e precisando che l'uomo si era fermato a palpeggiarla nel momento in cui aveva sentito il rumore dell'auto della madre che stava rientrando a casa. Disperati ed esterrefatti i genitori che hanno raccontato agli inquirenti come mai avrebbero sospettato che l'uomo, di cui avevano piena fiducia, fosse capace di violentare la loro bambina.
Il romeno, che è incensurato, sulla base degli indizi raccolti, è stato arrestato direttamente nel cantiere in zona Trionfale dove lavora. Espletate le formalità di rito è stato portato nel carcere romano di Regina Coeli: per lui l'accusa è di violenza sessuale aggravata, in quanto commessa in danno di minorenne.
Non è la prima volta che l'orco è proprio il vicino di casa, la persona di cui spesso genitori indaffarati e senza altri aiuti si fidano e al quale affidano i loro figli. Lo scorso dicembre, per violenza sessuale, lesioni personali e violazione di domicilio è stato arrestato un romeno di 38 anni, residente a Sezze, in provincia di Latina. L'uomo, intorno alle 2 di notte, dopo aver infranto il vetro della porta d'ingresso ed essere entrato nell'appartamento di una sua connazionale di 35 anni, si era introdotto nella cameretta della figlia della donna, di 10 anni. L'aveva baciata e palpeggiata nelle parti intime poi aveva dato alla piccola 10 euro minacciandola affinché non raccontasse ad alcuno quanto accaduto. I genitori però, richiamati dalle urla della figlia, avevano fatto in tempo a vedere l'uomo in fuga e a denunciarlo.
Lo choc di Ostia per la squallida violenza ai danni della piccola romena violentata dal vicino, si aggiunge a quello della stessa Capitale dove martedì scorso una ventenne, all'uscita di un supermercato nello storico e famoso rione Testaccio, è stata trascinata da un dipendente in un vicolo laterale. L'uomo l'ha costretta prima a un rapporto orale e poi ha tentato di avere un rapporto completo. La ragazza è riuscita a divincolarsi, fuggire e poi a denunciare l'uomo, di 50 anni, che è stato arrestato dalla polizia per violenza sessuale. Era già noto alle forze dell'ordine. È stato bloccato dalla polizia all'interno dello stesso supermercato dove era ritornato a lavorare. La ragazza si era recata negli uffici di polizia per sporgere denuncia dopo essere stata visitata in ospedale.
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Per il ministro dell'Interno il pericolo viene della «tribù degli aperitivi». Non dai radicalizzati che risultavano espulsi né dai positivi sbarcati e smistati. Anche in Basilicata, che era Covid free.Arrestato a Ostia l'amico di famiglia cui i genitori di due bimbi avevano chiesto aiuto a causa di un impegno di lavoro improvviso L'uomo ha rivolto pesanti attenzioni alla più grande, che però ha riferito tutto alla mamma. La visita in ospedale, poi la denuncia.Lo speciale contiene due articoli Luciana Lamorgese è molto preoccupata, perché sul territorio italiano si muovono individui pericolosi, il cui comportamento irresponsabile potrebbe vanificare tutti gli immani sforzi compiuti dai nostri connazionali durante l'isolamento. Ah, pensate che si riferisca ai migranti che arrivano a frotte? Ma no, che avete capito… Il vero pericolo giunge della «tribù degli aperitivi», dai giovanissimi e dai quarantenni che infiammano la movida e per cui il ministro dell'Interno invoca controlli più severi. Ieri, intervistata da Il Mattino, la Lamorgese si è pronunciata sulle «modalità caotiche della cosiddetta movida» e ha spiegato che «da parte delle istituzioni, della scuola e delle stesse famiglie è necessario anche uno sforzo più incisivo per informare e rendere più consapevoli i giovani, e non solo loro, sui rischi reali che stiamo correndo». Di fronte a frasi del genere, sorge il serio sospetto che il ministro ci stia prendendo in giro. Ma quale scuola dovrebbe informare i giovani? Quella che ancora non sappiamo se e come riaprirà? Andiamo bene. E le famiglie? Davvero vogliamo dire agli italiani che ancora, dopo tutti questi mesi di sacrifici, non hanno fatto abbastanza? Quale «informazione» in più dovrebbero fornire ai ragazzi? Soprattutto: con quale faccia si scarica il bidone nelle mani dei cittadini quando le istituzioni sono le prime a creare pericoli e a fregarsene delle reali esigenze della popolazione?Il fatto è che la Lamorgese viene a parlarci di movida e di aperitivi, ma intanto sulle coste italiane sono sbarcate la bellezza di 10.463 persone, contro le 3.428 registrate nello stesso periodo dell'anno scorso. Tra i nuovi arrivati, come sappiamo, molti sono risultati infetti. Ma il ministro non sembra preoccupato. «Due giorni fa», dice, «sono andata a Lampedusa per verificare la situazione e ho potuto rassicurare il sindaco Totò Martello sull'impegno del governo a non lasciare sola anche la sua comunità». Certo, fatto sta che nell'hotspot di Lampedusa ci sono attualmente 400 persone: cifra da collasso. Ogni giorno si contano centinaia di nuovi stranieri in ingresso, però la Lamorgese è tranquilla: «Il test sierologico viene eseguito su tutti i migranti che sbarcano sull'isola grazie al servizio sanitario della Regione Siciliana, e i nuovi arrivati vengono trasferiti in tempi brevi verso altre destinazioni». Ah, e questo dovrebbe rasserenarci? Lampedusa continua a essere sotto pressione, in compenso centinaia di stranieri vengono sparsi altrove: giusto ieri 200 tunisini sono stati spediti a Porto Empedocle (Agrigento). Il risultato di queste politiche lo conosciamo: i migranti intasano i centri in vari luoghi della Penisola e spesso e volentieri si danno alla fuga.Quanto accaduto in Basilicata, ad esempio, è fuori dalla grazia di Dio. Come noto, la regione è stata fra le meno colpite dal coronavirus, tanto da meritarsi il titolo di «Covid free». Visto che la situazione era tranquilla, che cosa ha fatto il ministero? Ha pensato bene di trasferire in Basilicata un bel gruppo di bengalesi che sono poi risultati positivi. Questi signori sono approdati a Lampedusa, e da lì spostati ad Agrigento. Hanno fatto il test sierologico, proprio come ha detto la Lamorgese. Poi, però, quando sono stati sottoposti al tampone, ben 36 sono risultati infetti. E adesso se ne stanno in un territorio che fino a qualche tempo fa era libero dalla pandemia. Però, secondo il ministro, il problema è la movida…Se non bastasse il Covid, poi, ci sono pure altre bellezze. È la stessa Lamorgese a confermare al Mattino che in Italia «sono stati rintracciati soggetti radicalizzati che risultavano già espulsi». In pratica continuano ad arrivare, oltre ai contagiati, pure i terroristi islamici, tanto per non farsi mancare niente. Il pensiero del ministro, tuttavia, va ai tunisini, un popolo a cui «dobbiamo tendere la mano» perché il loro Paese «sta attraversando una grave crisi economica dovuta al Covid-19». Già, l'Italia invece la crisi non la sente nemmeno un po'…Il concetto, in ogni caso, è chiarissimo: il problema, al solito, è costituito dagli italiani indisciplinati, mica dagli stranieri che entrano a mucchi e vengono distribuiti in giro cosicché possano darsi alla macchia, aggredire i militari (è accaduto in un centro di accoglienza siciliano) o aumentare il pericolo di contagio. Infatti la Lamorgese non ci pensa nemmeno a escogitare misure più rigide per bloccare gli arrivi. Macché: insiste a voler cambiare i decreti sicurezza, anzi a sentir lei è già tutto pronto. «Il tavolo istituito al Viminale è vicino al traguardo», afferma. «Nei prossimi giorni avremo un testo finalmente condiviso con le modifiche che, ci tengo a ricordare, riguardano esclusivamente le norme sull'immigrazione». Che meraviglia: finalmente le leggi del perfido Matteo Salvini verranno annientate, le Ong avranno meno difficoltà, gli arrivi saranno più sicuri, i centri torneranno a riempirsi (anche perché è diventato ancora più difficile rimpatriare gli stranieri, specie se nei Paesi d'origine è diffuso il Covid) e noi ci sentiremo tutti più generosi. E se poi decine di infetti vengono spediti a turbare gli equilibri di una regione «Covid free», pazienza. Per essere buoni bisogna pur soffrire un po', no? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-lamorgese-ci-prende-in-giro-accoglie-infetti-e-jihadisti-ma-mette-allerta-sulla-movida-2646451303.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="abusata-a-5-anni-l-orco-e-il-vicino-romeno" data-post-id="2646451303" data-published-at="1595440852" data-use-pagination="False"> Abusata a 5 anni. L’«orco» è il vicino romeno Quando l'orco è il vicino di casa. È successo a Ostia, il mare della Capitale, dove una bambina di 5 anni è stata violentata dal vicino di casa, D.C., nato in Romania. La bambina era stata affidata all'uomo dal padre, anche lui romeno. D.C, 32 anni, residente a Ostia, nella zona dell'Idroscalo, famosa perché lì, il 2 novembre 1975, veniva ammazzato Pier Paolo Pasolini, è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima e portato nel carcere di Regina Coeli. A eseguire l'arresto la polizia giudiziaria del commissariato di Ostia, diretto da Eugenio Ferraro, che ha eseguito l'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma, a seguito di un'indagine coordinata dal pool specializzato della Procura romana. Il fatto sarebbe accaduto lo scorso 26 giugno quando il padre della vittima, operaio di un cantiere navale di Ostia, per un imprevisto impegno di lavoro ha affidato per un paio d'ore i suoi figli, la bambina di 5 anni e il fratellino di 2, al vicino di casa, nonché amico di famiglia. Poco tempo dopo, appena rientrata a casa, la mamma era andata a riprendere i figli e la bambina subito le aveva raccontato cosa era successo nell'abitazione dell'amico di famiglia: il mostro l'aveva palpeggiata ripetutamente, aveva abusato sessualmente di lei. All'arrivo del papà, la giovane coppia aveva portato la piccola all'ospedale Grassi, dove i medici hanno riscontrato sintomi compatibili con la violenza riferita dalla bambina. Ascoltata poi in audizione protetta dagli investigatori, con l'aiuto di una psicologa, la bambina aveva confermato quanto aveva già confidato alla mamma, raccontando tutti i dettagli di quella violenza subita aggiungendo, peraltro, che l'amico di famiglia si era fermato dal fare quei palpeggiamenti ripetuti nel momento in cui aveva sentito il rumore dell'auto della madre che stava rientrando a casa. Disperati ed esterrefatti i genitori che fin dal primo momento hanno raccontato di fidarsi del trentaduenne e che mai avrebbero sospettato che fosse capace La bambina è stata poi ascoltata in audizione protetta dagli investigatori, con l'aiuto di una psicologa, e ha confermato quanto aveva già detto alla mamma, raccontando i dettagli della violenza subita e precisando che l'uomo si era fermato a palpeggiarla nel momento in cui aveva sentito il rumore dell'auto della madre che stava rientrando a casa. Disperati ed esterrefatti i genitori che hanno raccontato agli inquirenti come mai avrebbero sospettato che l'uomo, di cui avevano piena fiducia, fosse capace di violentare la loro bambina. Il romeno, che è incensurato, sulla base degli indizi raccolti, è stato arrestato direttamente nel cantiere in zona Trionfale dove lavora. Espletate le formalità di rito è stato portato nel carcere romano di Regina Coeli: per lui l'accusa è di violenza sessuale aggravata, in quanto commessa in danno di minorenne. Non è la prima volta che l'orco è proprio il vicino di casa, la persona di cui spesso genitori indaffarati e senza altri aiuti si fidano e al quale affidano i loro figli. Lo scorso dicembre, per violenza sessuale, lesioni personali e violazione di domicilio è stato arrestato un romeno di 38 anni, residente a Sezze, in provincia di Latina. L'uomo, intorno alle 2 di notte, dopo aver infranto il vetro della porta d'ingresso ed essere entrato nell'appartamento di una sua connazionale di 35 anni, si era introdotto nella cameretta della figlia della donna, di 10 anni. L'aveva baciata e palpeggiata nelle parti intime poi aveva dato alla piccola 10 euro minacciandola affinché non raccontasse ad alcuno quanto accaduto. I genitori però, richiamati dalle urla della figlia, avevano fatto in tempo a vedere l'uomo in fuga e a denunciarlo. Lo choc di Ostia per la squallida violenza ai danni della piccola romena violentata dal vicino, si aggiunge a quello della stessa Capitale dove martedì scorso una ventenne, all'uscita di un supermercato nello storico e famoso rione Testaccio, è stata trascinata da un dipendente in un vicolo laterale. L'uomo l'ha costretta prima a un rapporto orale e poi ha tentato di avere un rapporto completo. La ragazza è riuscita a divincolarsi, fuggire e poi a denunciare l'uomo, di 50 anni, che è stato arrestato dalla polizia per violenza sessuale. Era già noto alle forze dell'ordine. È stato bloccato dalla polizia all'interno dello stesso supermercato dove era ritornato a lavorare. La ragazza si era recata negli uffici di polizia per sporgere denuncia dopo essere stata visitata in ospedale.
Keir Starmer (Ansa)
Un rapporto del Parlamento britannico avverte che il Regno Unito entra in un'epoca di «radicale incertezza». Nel mirino Russia, Cina, guerre ibride e terrorismo. Cresce anche il timore di un futuro ridimensionamento del sostegno americano alla Nato.
Il Regno Unito si sta preparando a un cambiamento profondo del contesto internazionale. È questa la conclusione principale contenuta nel rapporto della Commissione mista per la Strategia di Sicurezza Nazionale del Parlamento britannico, che analizza la National Security Strategy 2025 e avverte che il Paese si trova di fronte a un'epoca caratterizzata da «radicale incertezza». Secondo il documento, i tradizionali presupposti che hanno garantito la sicurezza britannica negli ultimi decenni sono ormai in discussione. La crescente competizione tra grandi potenze, l'aumento delle guerre ibride, l'impiego di tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e il progressivo deterioramento delle relazioni internazionali stanno creando un ambiente strategico molto più pericoloso rispetto al passato. La commissione parlamentare riconosce che il governo ha individuato correttamente le minacce principali, ma sottolinea l'esistenza di un divario significativo tra le ambizioni dichiarate e i meccanismi concreti necessari per realizzarle. In particolare, i parlamentari lamentano l'assenza di un piano dettagliato per sviluppare le cosiddette «capacità sovrane» e denunciano una scarsa chiarezza sulle responsabilità dei diversi ministeri chiamati ad attuare la strategia.
La National Security Strategy si fonda su tre pilastri
Il primo riguarda la sicurezza interna, il secondo il rafforzamento della posizione internazionale del Regno Unito e il terzo lo sviluppo di capacità industriali, tecnologiche e militari autonome. L'obiettivo dichiarato è ridurre le vulnerabilità britanniche in un contesto globale sempre più instabile e competitivo. Tra le minacce individuate emerge con forza la Russia. Mosca viene descritta come la principale fonte di rischio per la sicurezza britannica, non solo per la guerra in Ucraina ma anche per le attività di sabotaggio, interferenza e aggressione ibrida che stanno colpendo numerosi Paesi europei. Il rapporto invita il governo a mantenere alta la pressione sulla Federazione Russa e a continuare a imporre costi economici e politici crescenti finché proseguiranno le operazioni militari contro Kiev e le attività ostili nei confronti dell'Occidente. Grande attenzione viene dedicata anche alla Cina. Pur riconoscendo l'importanza dei rapporti economici con Pechino, la commissione afferma che il governo dovrebbe essere molto più trasparente nel valutare i rischi per la sicurezza nazionale derivanti dalle relazioni con il gigante asiatico. I parlamentari arrivano a chiedere che ogni nuovo accordo economico con la Cina sia accompagnato da una valutazione pubblica dell'impatto sulla sicurezza nazionale britannica. Un altro elemento di preoccupazione riguarda la crescente dipendenza da fornitori esteri per materie prime strategiche, tecnologie avanzate e componenti essenziali per la difesa. Secondo il rapporto, Londra dovrà ridurre progressivamente la propria esposizione sia nei confronti della Cina per quanto riguarda i minerali critici sia nei confronti degli Stati Uniti per alcuni aspetti della sicurezza e della condivisione delle informazioni di intelligence.
Il terrorismo resta una minaccia
Accanto alle minacce rappresentate dagli Stati ostili, il documento dedica attenzione anche al terrorismo, che continua a essere considerato un rischio concreto per la sicurezza nazionale britannica. Tuttavia, rispetto al passato, il fenomeno viene interpretato in modo diverso. Non sono più soltanto le organizzazioni strutturate come Al-Qaeda o lo Stato Islamico a preoccupare Londra, ma soprattutto gli individui radicalizzati online, spesso privi di collegamenti diretti con gruppi terroristici ma capaci di passare rapidamente all'azione. La strategia mette in guardia contro soggetti «ossessionati dalla violenza», influenzati da contenuti estremisti diffusi attraverso social network, piattaforme criptate e forum digitali. Secondo la commissione, il terrorismo moderno non può più essere analizzato separatamente dalle altre minacce. Criminalità organizzata, cybercrime, propaganda online e interferenze ostili da parte di Stati stranieri tendono sempre più a sovrapporsi. L'intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti potrebbero inoltre amplificare le capacità di reclutamento, radicalizzazione e diffusione della propaganda estremista, rendendo più complesso il lavoro delle agenzie di sicurezza.
Per questo motivo il rapporto sostiene che la risposta al terrorismo non debba limitarsi all'azione delle forze dell'ordine e dei servizi di intelligence. La prevenzione deve coinvolgere l'intera società, dalle scuole alle università, dagli enti locali alle aziende che gestiscono infrastrutture strategiche. Il concetto di resilienza nazionale diventa così centrale nella nuova visione britannica della sicurezza. Un altro timore riguarda la possibilità che gruppi terroristici o estremisti prendano di mira le infrastrutture nazionali critiche. Sistemi energetici, reti digitali, trasporti, ospedali e cavi sottomarini vengono considerati obiettivi vulnerabili che potrebbero essere colpiti sia con attacchi fisici sia attraverso operazioni informatiche. La crescente digitalizzazione della società rende infatti possibile una combinazione di attacchi tradizionali e cyberattacchi con effetti potenzialmente devastanti.
I timori per l’indebolimento della Nato
La commissione invita inoltre il governo a prepararsi a uno scenario fino a pochi anni fa considerato impensabile: una crisi internazionale nella quale l'Europa non possa più contare pienamente sul sostegno militare statunitense. Per questo motivo viene chiesto di rafforzare la leadership europea all'interno della NATO e di sviluppare nuove forme di cooperazione strategica con gli alleati del continente. Sul fronte interno, una delle priorità è rappresentata dalla protezione delle infrastrutture nazionali critiche. Oleodotti, reti energetiche, sistemi di comunicazione, trasporti, infrastrutture digitali e cavi sottomarini sono considerati bersagli privilegiati delle moderne operazioni ibride. I parlamentari chiedono quindi maggiori investimenti nella resilienza e nella sicurezza informatica, oltre a una migliore preparazione della popolazione civile in caso di crisi. Particolarmente interessante è il riferimento alla necessità di sviluppare un approccio che coinvolga «l'intera società». Secondo la commissione, la sicurezza nazionale non può più essere considerata esclusivamente una questione militare o governativa. Aziende private, amministrazioni locali, infrastrutture strategiche e cittadini dovranno essere maggiormente coinvolti nella preparazione alle emergenze e nella costruzione della resilienza nazionale.Il rapporto dedica inoltre ampio spazio al tema del soft power. I parlamentari esprimono preoccupazione per la riduzione degli stanziamenti destinati agli aiuti internazionali e avvertono che il ridimensionamento degli strumenti di influenza britannica potrebbe creare un vuoto destinato a essere colmato da Russia e Cina, soprattutto in Africa e nel cosiddetto Sud globale. Organizzazioni come il BBC World Service e il British Council vengono considerate asset strategici per la sicurezza nazionale al pari di molte capacità militari tradizionali. Tra le novità più rilevanti figura l'impegno assunto dal governo britannico nell'ambito degli accordi NATO a destinare entro il 2035 il 5% del PIL complessivo alla difesa e alla sicurezza. Di questa cifra, l'1,5% dovrebbe essere destinato specificamente alla sicurezza e alla resilienza nazionale. Tuttavia, la commissione osserva che non è ancora chiaro quali progetti e quali capacità verranno concretamente finanziati attraverso questo nuovo obiettivo di spesa. Nel complesso, il documento parlamentare fotografa un Regno Unito che percepisce il proprio ambiente strategico come sempre più ostile e imprevedibile. Russia, Cina, terrorismo, guerre ibride, cybersicurezza, protezione delle infrastrutture critiche e riduzione delle dipendenze strategiche rappresentano le priorità di una strategia che punta a preparare il Paese a un mondo nel quale la sicurezza non può più essere data per scontata. La sfida, secondo la commissione, sarà trasformare queste ambizioni in politiche concrete, dotate di risorse adeguate, responsabilità chiare e una visione di lungo periodo capace di affrontare le minacce del prossimo decennio.
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