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2022-03-28
La guerra sottomarina per Internet
«Chi diventerà leader nell’intelligenza artificiale dominerà il mondo». Era il 2017 e Vladimir Putin parlando agli studenti all’apertura dell’anno scolastico sottolineò l’importanza strategica delle nuove tecnologie. Nel 2013 esplose lo scandalo Datagate e Edward Snowden, informatico ex tecnico della Cia, rivelò al mondo che era in atto una guerra di spionaggio dove i protagonisti non erano gli 007 ma «cimici» calate negli abissi marini. Il grande pubblico venne a sapere che le profondità degli oceani sono percorse da un reticolo di cavi a fibre ottiche dove viaggiano miliardi di dati, di privati cittadini ma anche di aziende, governi, pubbliche amministrazioni, dati sensibili e quindi anche segreti di Stato. Snowden disse che l’intelligence inglese era riuscita a penetrare nei cavi, intercettando 600 milioni di telefonate al giorno.
Internet viaggia attraverso queste dorsali in fibra ottica subacquee. La loro importanza è sempre più strategica per la vita quotidiana, le attività economiche, ma anche per la sicurezza dei vari Stati, le decisioni strategiche e il controllo delle informazioni. Il 7 gennaio scorso, il capo della Difesa britannica, l’ammiraglio Sir Tony Radakin dichiarò al Times che «la Russia ha sviluppato la capacità di mettere in pericolo i cavi sottomarini e di sfruttarli». Secondo il capo delle forze armate, negli ultimi 20 anni c’è stato «un aumento fenomenale dell’attività sottomarina e subacquea russa». A dicembre 2020 la collisione tra una fregata britannica e un sottomarino russo avevano innescato una serie di speculazioni sull’entità dell’attività russa di mappatura dei cavi.
le manovre russe
Un altro passaggio è utile a capire il carattere strategico di questa rete di cablaggio sottomarino. A novembre 2021 comparve sul sito Formiche.net un intervento dell’europarlamentare olandese Bart Groothuis, relatore della proposta di revisione della direttiva europea Nis sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nonché ex capo del bureau per la sicurezza cibernetica del ministero della Difesa dei Paesi Bassi, che dice: «Molti ministri della Difesa nella Nato e nell’Unione europea ed esperti hanno messo in guardia su sospette operazioni russe contro i cavi sottomarini in fibra ottica. Il timore è che qualcuno possa sabotarli. E proprio la Russia ha fatto due test per disconnettersi da Internet». È questo un riferimento ai tentativi di Mosca di sperimentare una sorta di «Internet sovrano». Un’analisi del think tank statunitense Center for strategic and international studies ha rivelato che a ottobre 2020 i ministri della Difesa alleati hanno ricevuto un rapporto confidenziale sulla «vulnerabilità dei cavi sottomarini transatlantici». L’istituto sottolinea che «nonostante la proliferazione di dichiarazioni pubbliche, che affermano l’importanza di proteggerli, finora è mancata un’azione collettiva per rafforzare la loro sicurezza».
autostrade oceaniche
Ma di cosa stiamo parlando? I cavi sottomarini sono un’infrastruttura cruciale nel mondo contemporaneo, un asset strategico della geoeconomia e della geopolitica internazionali. Il 97% del traffico Internet globale passa attraverso queste dorsali subacquee a fibra ottica (il restante sui satelliti) e grazie a esse si realizzano transazioni finanziarie pari a circa 10 trilioni di dollari al giorno. A oggi il fondo degli oceani è percorso da una rete di 426 cavi pari a 1,2 milioni di chilometri, cioè tre volte la distanza tra la Terra e la Luna.
Lo sviluppo della telefonia cellulare, la possibilità di inviare file di ogni grandezza da un capo all’altro del mondo, ci ha portato a pensare che le informazioni viaggino preferibilmente via etere, tramite i satelliti. Niente di più sbagliato. Il veicolo più economico e performante per le connessioni a lunga distanza è rappresentato dai cavi sottomarini a fibra ottica. L’area euro-atlantica è la strada di cablaggio più antica e trasporta il traffico di dati con dozzine di cavi, la maggior parte dei quali tra Stati Uniti, Regno Unito e Francia. L’Europa fa molto affidamento su questi cavi poiché la maggior parte dei suoi dati è archiviata in data center situati negli Stati Uniti. Altre rotte importanti sono quelle che collegano l’Europa all’Asia (attraverso il Mediterraneo e il Canale di Suez) e l’Asia con gli Stati Uniti (attraverso l’oceano Pacifico).
gestione in mani private
La pianificazione, la produzione, la distribuzione e la manutenzione dei cavi sottomarini sono quasi interamente nelle mani del settore privato. Attualmente, i quattro maggiori fornitori sono Alcatel submarine networks (Francia), Subcom (Stati Uniti), Nec (Giappone) e Huawei marine networks (Cina), la cui quota di mercato è progressivamente salita al 10%. Pechino sta attuando una politica sempre più aggressiva. La sfida tra potenze si gioca anche negli abissi e i cavi, oltre a essere oggetto di spionaggio, possono diventare strumento di sabotaggio. Manomettere uno degli snodi del cablaggio sottomarino significa impossessarsi di dati sensibili, finanziari, militari ma anche potere determinare il blackout informativo di un intero Paese.
Nel dicembre 2019 Taiwan ha affermato che Pechino stava sostenendo investimenti privati nei cavi sottomarini del Pacifico come meccanismo per spiare e rubare dati. Quando la Russia nel 2014 annetté la Crimea, l’esercito russo prese di mira i cavi sottomarini che collegano la penisola alla terraferma per ottenere il controllo dell’ambiente informativo. Controllare più porzioni della rete dei mari significa aumentare il proprio potere. Se ne sono accorti anche i fornitori di contenuti (Google, Amazon, Microsoft, Facebook) che stanno investendo in questo settore per garantire l’interconnessione dei loro data center. Google ha più di 100.000 chilometri di cavi posati, Facebook 91.000, Amazon 30.000 e Microsoft 6.000.
la dipendenza mondiale
La dipendenza dai cavi sottomarini continuerà ad aumentare con la crescita della domanda di dati, spinta dal passaggio ai servizi cloud e dalla diffusione delle reti 5G. Un mondo iperconnesso e un’economia super digitalizzata dipenderanno sempre più dai cavi. Il mercato dei cablaggi sottomarini dovrebbe raggiungere nel 2026 il valore di 30,8 miliardi di dollari da 10,3 miliardi del 2017. L’Italia ha un ruolo centrale perché nel Sud passano i cavi che collegano Africa, Medio Oriente, Asia ed Europa. A rivelarlo fu Snowden che nel 2013 descrisse come a Mazara del Vallo, in Sicilia, afferiscono 9 tra i più importanti cavi sottomarini internazionali, tra cui quello che rappresenta il più alto grado di criticità: il Sea-Me-We3 (South East Asia-Middle East-Western Europe 3).
Completato nel 2000, oltre a essere il cavo più lungo al mondo con i suoi 39.000 chilometri è capace di trasportare 960 gigabite al secondo. Lo snodo di Mazara del Vallo è un punto nevralgico per l’accesso ai cavi sottomarini più importanti del Mediterraneo. Ugualmente strategica è la base di Agios Nikolaos a Cipro, hub dei cavi in fibra ottica che collegano Israele, Siria, Libano, Egitto, Turchia, Grecia con l’Europa continentale.
Giuseppe Gagliano: «Le intercettazioni subacquee presero il via negli anni Settanta»
«Il ruolo dei cavi sottomarini nello spionaggio globale è di grandissima rilevanza. Da essi dipendono le comunicazioni, i flussi finanziari e l’accesso ai dati stoccati nel cloud, quindi il loro controllo costituisce uno strumento formidabile di influenza geoeconomica. La Cina, ma anche la Thailandia e Singapore, stanno concentrando grandi risorse su queste infrastrutture. Gli investimenti nel 2010 erano pari a circa l’1% e dal 2011 in poi, sono saliti ora al 9%». Giuseppe Gagliano, presidente del Centro studi strategici Carlo De Cristoforis e analista geopolitico, ci guida nella ricostruzione della complessa strategia del cablaggio sottomarino.
Qual è il ruolo dei cavi sottomarini nello spionaggio tra potenze?
«Nel 2019, un gruppo di agenzie governative statunitensi guidate dal Dipartimento di giustizia, note come Team Telecom, si sono fortemente opposte al progetto chiamato Pacific light cable network, un cavo sottomarino lungo 8.000 miglia, circa 12.900 chilometri, tra America e Cina a causa di alcuni dubbi sul partner cinese coinvolto nell’operazione. L’infrastruttura, finanziata da Google, Facebook e Peng telecom & media group, uno dei maggiori produttori di hardware e telecomunicazioni in Cina, produrrà il primo collegamento Internet diretto tra Los Angeles e Hong Kong e si prevede che incrementerà la velocità di Internet sia in Cina sia negli Stati Uniti. Il completamento è previsto entro quest’anno. Ma Team Telecom teme che il progetto, dal costo di 300 milioni di dollari, possa facilitare lo spionaggio cinese».
Quali sono i casi di spionaggio più eclatanti tramite i cavi sottomarini?
«Già a partire dagli anni Settanta gli Usa avviarono missioni di intercettazioni dei cavi sottomarini. La più famosa è quella denominata Operation Ivy Bells, una collaborazione tra Marina, Cia e Usa per ascoltare le comunicazioni tra le basi navali sovietiche sul mare di Okhotsk. Nel febbraio 2013 Edward Snowden rivelò che la Nsa aveva introdotto un virus informatico nel cuore del sito di amministrazione e gestione di Sea-Me-We 4, un cavo che veicola le comunicazioni telefoniche e Internet da Marsiglia al Nord Africa, il Medioriente e il Sudest asiatico. Marsiglia costituisce uno dei principali nodi di intercettazione al mondo. Recentemente gli americani hanno intercettato in Honduras un cavo sottomarino che serve un resort in cui si riuniscono operatori economici globali del settore automobilistico e agroalimentare. A giugno 2014 il quotidiano londinese The Register ha svelato l’esistenza di un’area segreta a Seeb, sulla costa settentrionale dell’Oman, gestita dal servizio di sicurezza britannico Gchq, per controllare le comunicazioni tra Paesi arabi. Ma non bisogna dimenticare che due dei quattro cavi subacquei che atterrano a Seeb sono i principali fornitori di connettività in India».
Cosa accadrebbe con un sabotaggio dei cavi sottomarini?
«Danneggerebbe in modo estremamente rilevante le comunicazioni. A farne le spese sarebbe soprattutto l’Europa per tutti i nostri usi: voce, dati, visualizzazione di video, visualizzazione di dati, archiviazione di dati personali o aziendali, transazioni finanziarie. L’Europa è fragile e soggetta a tutti i rischi, dalla rottura del cavo alla sospensione unilaterale del servizio. Le conseguenze, anche sulla sicurezza nazionale, sarebbero drammatiche. La Commissione europea ha poco potere. I 27 Stati membri non fanno causa comune. Manca una strategia globale. A volte alleate, spesso concorrenti, le aziende europee non riescono a unirsi per controllare un’attività con poca o nessuna regolamentazione. La Francia gioca certamente un ruolo di leader con la multinazionale Orange».
C’è il rischio che la Russia usi i cavi sottomarini per eventuali ritorsioni o per spionaggio?
«Probabile. La Royal Navy britannica da tempo controlla con particolare attenzione l’attività sottomarina russa come dimostra l’importanza attribuita alla collisione avvenuta nel dicembre 2020 tra una fregata britannica e un sottomarino russo. Qual era lo scopo del sottomarino russo se non di prendere informazioni dai cavi sottomarini? È evidente che la “cyber warfare” che ha preso avvio dal 2014 tra Russia e Ucraina passa anche per i cavi sottomarini».
La Cina continua ad allargare la zona d’influenza
Mentre tutta l’attenzione è puntata sulla Russia, la Cina continua a operare per allargare il controllo sulla rete di cablaggio degli abissi. Attualmente gli Stati Uniti possiedono il maggior numero di cavi sottomarini ma la Cina si è posta come obiettivo di controllarne il 60% entro il 2025. La strada per arrivare ad avere la leadership in queste infrastrutture strategiche è rappresentata dalla Digital silk road, creata nel 2015 e pilastro della Belt and road initiative (Bri). Con il progetto della Digital silk road, per la quale sono previsti investimenti pari a 95 miliardi di dollari, la Cina intende aumentare il proprio peso politico, economico e tecnologico in particolare nei Paesi in via di sviluppo, Asia meridionale e Africa.
Questa sorta di «colonizzazione» avverrà soprattutto tramite la costruzione di infrastrutture digitali (tra cui reti 5G, cavi, sistemi per memorizzare i dati) in questi Paesi. Pechino inoltre punta a imporre i propri standard tecnologici a livello internazionale e anche agli Stati Uniti. La gara con le imprese americane è entrata nel vivo. Le due principali aziende cinesi del settore, la Hentong e Huawei marine, hanno costruito uno dei più importanti cavi a livello internazionale, il Peace, lungo 12.000 chilometri che connette l’Europa, e in particolare la Francia, al Pakistan passando per il Golfo e il Corno d’Africa. Le aziende cinesi sono tra quelle dominanti nel campo delle infrastrutture fisiche di Internet. Come ha riportato la Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti, Huawei marine (oggi Hmn technologies), ha costruito o riparato un quarto dei cavi sottomarini nel mondo.
In risposta alla Nuova via della seta promossa da Pechino, Washington ha varato il Build back better for the world, «un’iniziativa costruttiva per soddisfare le enormi esigenze di infrastrutture dei Paesi a basso e medio reddito», come ha spiegato la Casa Bianca, fornendo un’«alternativa positiva alla Cina». Il piano è stato lanciato al vertice del G7 del 2021 in Cornovaglia. Tuttavia i Paesi europei, pur condannando Pechino sul tema dei diritti umani, non sono disposti a troncare completamente i rapporti economici con la Repubblica Popolare con la quale hanno un interscambio commerciale importante.
Il ruolo strategico dei cavi sottomarini è confermato dall’intervento dell’amministrazione Trump nel 2019 per bloccare il collegamento diretto tra gli Stati Uniti e Hong Kong del Pacific light cable network, progettato nel 2016 da Facebook e Google e connesso a Filippine e Taiwan, ma senza Hong Kong. Il governo americano aveva sollevato il problema della presenza di un’azienda cinese all’interno del consorzio di costruzione e quindi sulla possibilità che il cavo potesse essere oggetto di spionaggio se collegato direttamente al territorio cinese.
Per arginare l’avanzata cinese nell’industria dei cavi a fibra ottica degli abissi, gli Stati Uniti stanno facendo pressione su alcuni Paesi proponendo progetti di connettività alternativi a quelli di Pechino. Un esempio è l’azione di convincimento effettuata sugli Stati federati di Micronesia per convincerli ad abbandonare un contratto da 72,6 milioni di dollari, finanziato dalla Banca mondiale e dalla Banca asiatica di sviluppo, che con ogni probabilità sarebbe assegnato a Huawei. Dopo una lunga trattativa si è deciso che per la realizzazione del cavo la Micronesia avrà solo fondi statunitensi. L’evoluzione della partita tra Usa e Cina per il cablaggio dei mari risentirà dell’esito del conflitto in Ucraina e dei nuovi equilibri geopolitici che si verranno a creare.
Il bersaglio preferito dalle spie
Parla l'esperto di cybersicurezza Luigi Martino: «La manomissione di queste infrastrutture non serve per tagliare fuori un Paese, ma per impadronirsi delle informazioni più riservate».
«È molto difficile usare i cavi sottomarini per isolare un Paese, come strumento di ritorsione durante il conflitto. Sono infrastrutture interconnesse e non è possibile fare una segmentazione tale da escludere un’unica nazione da internet. Piuttosto si può fare azione di spionaggio, come è accaduto più volte in passato, o di sabotaggio». Luigi Martino, direttore del Center for cybersecurity del dipartimento di scienze politiche dell’Università di Firenze, traccia questo scenario.
È difficile applicare sanzioni mirate su alcuni Paesi per l’uso di cavi sottomarini?
«Non è possibile escludere la Russia dall’utilizzo della rete di cablaggio perché significherebbe penalizzare anche altri Paesi, magari gli stessi che vogliono fare un’azione di pressione su Mosca. Sono infrastrutture interdipendenti. La Russia inoltre sta sperimentando l’autonomia di Internet tramite il programma Runet basato sull’utilizzo di un cavo sottomarino indipendente che consente di staccarsi da Internet globale. Già nel 2019 il Parlamento sovietico aveva deciso di implementare l’Internet alternativo permettendo a Mosca di isolarsi dal resto del mondo. Questo è un dato importante da non sottovalutare. Un tema che finora non è stato affrontato è la gestione pubblico-privata della rete in fondo ai mari. Cosa succede in caso di un attacco contro un cavo sottomarino?».
Se un Paese non può essere isolato nel flusso dei dati, si può però spiare.
«L’attività di spionaggio tramite i cavi di cablaggio è molto diffusa. In passato, alcuni sottomarini russi sono stati trovati nelle vicinanze dei cavi».
È possibile il sabotaggio di questi asset?
«Non escluderei il sabotaggio di cavi che passano nel Mar Nero o di quelli che attraversano zone di influenza russe. Tranciare queste infrastrutture può portare a interrompere le comunicazioni via Internet. Conseguenze più gravi si avrebbero se fossero colpiti cavi usati per lo scambio di informazioni militari con ripercussioni sui sistemi di comando o controllo e lo scambio di informazioni sensibili».
L’Italia corre il rischio di un black out di dati per l’attacco ai cavi che passano nel Mediterraneo?
«Non credo perché l’azione di sabotaggio colpirebbe più Paesi e poi i russi stanno usando altri strumenti per accecare Internet».
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Il 97% del traffico online passa sui fondali in 426 cavi lunghi 1,2 milioni di chilometri. Ogni giorno passano scambi finanziari pari a 10 trilioni di dollari oltre a un’enorme quantità di informazioni. Il loro controllo è conteso tra i grandi del mondo e i colossi del web, che investono capitali immensi, con il rischio di sabotaggio. Parlano due esperti. Lo speciale contiene quattro articoli.«Chi diventerà leader nell’intelligenza artificiale dominerà il mondo». Era il 2017 e Vladimir Putin parlando agli studenti all’apertura dell’anno scolastico sottolineò l’importanza strategica delle nuove tecnologie. Nel 2013 esplose lo scandalo Datagate e Edward Snowden, informatico ex tecnico della Cia, rivelò al mondo che era in atto una guerra di spionaggio dove i protagonisti non erano gli 007 ma «cimici» calate negli abissi marini. Il grande pubblico venne a sapere che le profondità degli oceani sono percorse da un reticolo di cavi a fibre ottiche dove viaggiano miliardi di dati, di privati cittadini ma anche di aziende, governi, pubbliche amministrazioni, dati sensibili e quindi anche segreti di Stato. Snowden disse che l’intelligence inglese era riuscita a penetrare nei cavi, intercettando 600 milioni di telefonate al giorno.Internet viaggia attraverso queste dorsali in fibra ottica subacquee. La loro importanza è sempre più strategica per la vita quotidiana, le attività economiche, ma anche per la sicurezza dei vari Stati, le decisioni strategiche e il controllo delle informazioni. Il 7 gennaio scorso, il capo della Difesa britannica, l’ammiraglio Sir Tony Radakin dichiarò al Times che «la Russia ha sviluppato la capacità di mettere in pericolo i cavi sottomarini e di sfruttarli». Secondo il capo delle forze armate, negli ultimi 20 anni c’è stato «un aumento fenomenale dell’attività sottomarina e subacquea russa». A dicembre 2020 la collisione tra una fregata britannica e un sottomarino russo avevano innescato una serie di speculazioni sull’entità dell’attività russa di mappatura dei cavi. le manovre russeUn altro passaggio è utile a capire il carattere strategico di questa rete di cablaggio sottomarino. A novembre 2021 comparve sul sito Formiche.net un intervento dell’europarlamentare olandese Bart Groothuis, relatore della proposta di revisione della direttiva europea Nis sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nonché ex capo del bureau per la sicurezza cibernetica del ministero della Difesa dei Paesi Bassi, che dice: «Molti ministri della Difesa nella Nato e nell’Unione europea ed esperti hanno messo in guardia su sospette operazioni russe contro i cavi sottomarini in fibra ottica. Il timore è che qualcuno possa sabotarli. E proprio la Russia ha fatto due test per disconnettersi da Internet». È questo un riferimento ai tentativi di Mosca di sperimentare una sorta di «Internet sovrano». Un’analisi del think tank statunitense Center for strategic and international studies ha rivelato che a ottobre 2020 i ministri della Difesa alleati hanno ricevuto un rapporto confidenziale sulla «vulnerabilità dei cavi sottomarini transatlantici». L’istituto sottolinea che «nonostante la proliferazione di dichiarazioni pubbliche, che affermano l’importanza di proteggerli, finora è mancata un’azione collettiva per rafforzare la loro sicurezza». autostrade oceanicheMa di cosa stiamo parlando? I cavi sottomarini sono un’infrastruttura cruciale nel mondo contemporaneo, un asset strategico della geoeconomia e della geopolitica internazionali. Il 97% del traffico Internet globale passa attraverso queste dorsali subacquee a fibra ottica (il restante sui satelliti) e grazie a esse si realizzano transazioni finanziarie pari a circa 10 trilioni di dollari al giorno. A oggi il fondo degli oceani è percorso da una rete di 426 cavi pari a 1,2 milioni di chilometri, cioè tre volte la distanza tra la Terra e la Luna. Lo sviluppo della telefonia cellulare, la possibilità di inviare file di ogni grandezza da un capo all’altro del mondo, ci ha portato a pensare che le informazioni viaggino preferibilmente via etere, tramite i satelliti. Niente di più sbagliato. Il veicolo più economico e performante per le connessioni a lunga distanza è rappresentato dai cavi sottomarini a fibra ottica. L’area euro-atlantica è la strada di cablaggio più antica e trasporta il traffico di dati con dozzine di cavi, la maggior parte dei quali tra Stati Uniti, Regno Unito e Francia. L’Europa fa molto affidamento su questi cavi poiché la maggior parte dei suoi dati è archiviata in data center situati negli Stati Uniti. Altre rotte importanti sono quelle che collegano l’Europa all’Asia (attraverso il Mediterraneo e il Canale di Suez) e l’Asia con gli Stati Uniti (attraverso l’oceano Pacifico).gestione in mani privateLa pianificazione, la produzione, la distribuzione e la manutenzione dei cavi sottomarini sono quasi interamente nelle mani del settore privato. Attualmente, i quattro maggiori fornitori sono Alcatel submarine networks (Francia), Subcom (Stati Uniti), Nec (Giappone) e Huawei marine networks (Cina), la cui quota di mercato è progressivamente salita al 10%. Pechino sta attuando una politica sempre più aggressiva. La sfida tra potenze si gioca anche negli abissi e i cavi, oltre a essere oggetto di spionaggio, possono diventare strumento di sabotaggio. Manomettere uno degli snodi del cablaggio sottomarino significa impossessarsi di dati sensibili, finanziari, militari ma anche potere determinare il blackout informativo di un intero Paese.Nel dicembre 2019 Taiwan ha affermato che Pechino stava sostenendo investimenti privati nei cavi sottomarini del Pacifico come meccanismo per spiare e rubare dati. Quando la Russia nel 2014 annetté la Crimea, l’esercito russo prese di mira i cavi sottomarini che collegano la penisola alla terraferma per ottenere il controllo dell’ambiente informativo. Controllare più porzioni della rete dei mari significa aumentare il proprio potere. Se ne sono accorti anche i fornitori di contenuti (Google, Amazon, Microsoft, Facebook) che stanno investendo in questo settore per garantire l’interconnessione dei loro data center. Google ha più di 100.000 chilometri di cavi posati, Facebook 91.000, Amazon 30.000 e Microsoft 6.000.la dipendenza mondialeLa dipendenza dai cavi sottomarini continuerà ad aumentare con la crescita della domanda di dati, spinta dal passaggio ai servizi cloud e dalla diffusione delle reti 5G. Un mondo iperconnesso e un’economia super digitalizzata dipenderanno sempre più dai cavi. Il mercato dei cablaggi sottomarini dovrebbe raggiungere nel 2026 il valore di 30,8 miliardi di dollari da 10,3 miliardi del 2017. L’Italia ha un ruolo centrale perché nel Sud passano i cavi che collegano Africa, Medio Oriente, Asia ed Europa. A rivelarlo fu Snowden che nel 2013 descrisse come a Mazara del Vallo, in Sicilia, afferiscono 9 tra i più importanti cavi sottomarini internazionali, tra cui quello che rappresenta il più alto grado di criticità: il Sea-Me-We3 (South East Asia-Middle East-Western Europe 3). Completato nel 2000, oltre a essere il cavo più lungo al mondo con i suoi 39.000 chilometri è capace di trasportare 960 gigabite al secondo. Lo snodo di Mazara del Vallo è un punto nevralgico per l’accesso ai cavi sottomarini più importanti del Mediterraneo. Ugualmente strategica è la base di Agios Nikolaos a Cipro, hub dei cavi in fibra ottica che collegano Israele, Siria, Libano, Egitto, Turchia, Grecia con l’Europa continentale.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-guerra-sottomarina-per-internet-2657047490.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="giuseppe-gagliano-le-intercettazioni-subacquee-presero-il-via-negli-anni-settanta" data-post-id="2657047490" data-published-at="1648415650" data-use-pagination="False"> Giuseppe Gagliano: «Le intercettazioni subacquee presero il via negli anni Settanta» «Il ruolo dei cavi sottomarini nello spionaggio globale è di grandissima rilevanza. Da essi dipendono le comunicazioni, i flussi finanziari e l’accesso ai dati stoccati nel cloud, quindi il loro controllo costituisce uno strumento formidabile di influenza geoeconomica. La Cina, ma anche la Thailandia e Singapore, stanno concentrando grandi risorse su queste infrastrutture. Gli investimenti nel 2010 erano pari a circa l’1% e dal 2011 in poi, sono saliti ora al 9%». Giuseppe Gagliano, presidente del Centro studi strategici Carlo De Cristoforis e analista geopolitico, ci guida nella ricostruzione della complessa strategia del cablaggio sottomarino. Qual è il ruolo dei cavi sottomarini nello spionaggio tra potenze? «Nel 2019, un gruppo di agenzie governative statunitensi guidate dal Dipartimento di giustizia, note come Team Telecom, si sono fortemente opposte al progetto chiamato Pacific light cable network, un cavo sottomarino lungo 8.000 miglia, circa 12.900 chilometri, tra America e Cina a causa di alcuni dubbi sul partner cinese coinvolto nell’operazione. L’infrastruttura, finanziata da Google, Facebook e Peng telecom & media group, uno dei maggiori produttori di hardware e telecomunicazioni in Cina, produrrà il primo collegamento Internet diretto tra Los Angeles e Hong Kong e si prevede che incrementerà la velocità di Internet sia in Cina sia negli Stati Uniti. Il completamento è previsto entro quest’anno. Ma Team Telecom teme che il progetto, dal costo di 300 milioni di dollari, possa facilitare lo spionaggio cinese». Quali sono i casi di spionaggio più eclatanti tramite i cavi sottomarini? «Già a partire dagli anni Settanta gli Usa avviarono missioni di intercettazioni dei cavi sottomarini. La più famosa è quella denominata Operation Ivy Bells, una collaborazione tra Marina, Cia e Usa per ascoltare le comunicazioni tra le basi navali sovietiche sul mare di Okhotsk. Nel febbraio 2013 Edward Snowden rivelò che la Nsa aveva introdotto un virus informatico nel cuore del sito di amministrazione e gestione di Sea-Me-We 4, un cavo che veicola le comunicazioni telefoniche e Internet da Marsiglia al Nord Africa, il Medioriente e il Sudest asiatico. Marsiglia costituisce uno dei principali nodi di intercettazione al mondo. Recentemente gli americani hanno intercettato in Honduras un cavo sottomarino che serve un resort in cui si riuniscono operatori economici globali del settore automobilistico e agroalimentare. A giugno 2014 il quotidiano londinese The Register ha svelato l’esistenza di un’area segreta a Seeb, sulla costa settentrionale dell’Oman, gestita dal servizio di sicurezza britannico Gchq, per controllare le comunicazioni tra Paesi arabi. Ma non bisogna dimenticare che due dei quattro cavi subacquei che atterrano a Seeb sono i principali fornitori di connettività in India». Cosa accadrebbe con un sabotaggio dei cavi sottomarini? «Danneggerebbe in modo estremamente rilevante le comunicazioni. A farne le spese sarebbe soprattutto l’Europa per tutti i nostri usi: voce, dati, visualizzazione di video, visualizzazione di dati, archiviazione di dati personali o aziendali, transazioni finanziarie. L’Europa è fragile e soggetta a tutti i rischi, dalla rottura del cavo alla sospensione unilaterale del servizio. Le conseguenze, anche sulla sicurezza nazionale, sarebbero drammatiche. La Commissione europea ha poco potere. I 27 Stati membri non fanno causa comune. Manca una strategia globale. A volte alleate, spesso concorrenti, le aziende europee non riescono a unirsi per controllare un’attività con poca o nessuna regolamentazione. La Francia gioca certamente un ruolo di leader con la multinazionale Orange». C’è il rischio che la Russia usi i cavi sottomarini per eventuali ritorsioni o per spionaggio? «Probabile. La Royal Navy britannica da tempo controlla con particolare attenzione l’attività sottomarina russa come dimostra l’importanza attribuita alla collisione avvenuta nel dicembre 2020 tra una fregata britannica e un sottomarino russo. Qual era lo scopo del sottomarino russo se non di prendere informazioni dai cavi sottomarini? È evidente che la “cyber warfare” che ha preso avvio dal 2014 tra Russia e Ucraina passa anche per i cavi sottomarini». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-guerra-sottomarina-per-internet-2657047490.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-cina-continua-ad-allargare-la-zona-dinfluenza" data-post-id="2657047490" data-published-at="1648415650" data-use-pagination="False"> La Cina continua ad allargare la zona d’influenza Mentre tutta l’attenzione è puntata sulla Russia, la Cina continua a operare per allargare il controllo sulla rete di cablaggio degli abissi. Attualmente gli Stati Uniti possiedono il maggior numero di cavi sottomarini ma la Cina si è posta come obiettivo di controllarne il 60% entro il 2025. La strada per arrivare ad avere la leadership in queste infrastrutture strategiche è rappresentata dalla Digital silk road, creata nel 2015 e pilastro della Belt and road initiative (Bri). Con il progetto della Digital silk road, per la quale sono previsti investimenti pari a 95 miliardi di dollari, la Cina intende aumentare il proprio peso politico, economico e tecnologico in particolare nei Paesi in via di sviluppo, Asia meridionale e Africa. Questa sorta di «colonizzazione» avverrà soprattutto tramite la costruzione di infrastrutture digitali (tra cui reti 5G, cavi, sistemi per memorizzare i dati) in questi Paesi. Pechino inoltre punta a imporre i propri standard tecnologici a livello internazionale e anche agli Stati Uniti. La gara con le imprese americane è entrata nel vivo. Le due principali aziende cinesi del settore, la Hentong e Huawei marine, hanno costruito uno dei più importanti cavi a livello internazionale, il Peace, lungo 12.000 chilometri che connette l’Europa, e in particolare la Francia, al Pakistan passando per il Golfo e il Corno d’Africa. Le aziende cinesi sono tra quelle dominanti nel campo delle infrastrutture fisiche di Internet. Come ha riportato la Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti, Huawei marine (oggi Hmn technologies), ha costruito o riparato un quarto dei cavi sottomarini nel mondo. In risposta alla Nuova via della seta promossa da Pechino, Washington ha varato il Build back better for the world, «un’iniziativa costruttiva per soddisfare le enormi esigenze di infrastrutture dei Paesi a basso e medio reddito», come ha spiegato la Casa Bianca, fornendo un’«alternativa positiva alla Cina». Il piano è stato lanciato al vertice del G7 del 2021 in Cornovaglia. Tuttavia i Paesi europei, pur condannando Pechino sul tema dei diritti umani, non sono disposti a troncare completamente i rapporti economici con la Repubblica Popolare con la quale hanno un interscambio commerciale importante. Il ruolo strategico dei cavi sottomarini è confermato dall’intervento dell’amministrazione Trump nel 2019 per bloccare il collegamento diretto tra gli Stati Uniti e Hong Kong del Pacific light cable network, progettato nel 2016 da Facebook e Google e connesso a Filippine e Taiwan, ma senza Hong Kong. Il governo americano aveva sollevato il problema della presenza di un’azienda cinese all’interno del consorzio di costruzione e quindi sulla possibilità che il cavo potesse essere oggetto di spionaggio se collegato direttamente al territorio cinese. Per arginare l’avanzata cinese nell’industria dei cavi a fibra ottica degli abissi, gli Stati Uniti stanno facendo pressione su alcuni Paesi proponendo progetti di connettività alternativi a quelli di Pechino. Un esempio è l’azione di convincimento effettuata sugli Stati federati di Micronesia per convincerli ad abbandonare un contratto da 72,6 milioni di dollari, finanziato dalla Banca mondiale e dalla Banca asiatica di sviluppo, che con ogni probabilità sarebbe assegnato a Huawei. Dopo una lunga trattativa si è deciso che per la realizzazione del cavo la Micronesia avrà solo fondi statunitensi. L’evoluzione della partita tra Usa e Cina per il cablaggio dei mari risentirà dell’esito del conflitto in Ucraina e dei nuovi equilibri geopolitici che si verranno a creare. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-guerra-sottomarina-per-internet-2657047490.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="il-bersaglio-preferito-dalle-spie" data-post-id="2657047490" data-published-at="1648415650" data-use-pagination="False"> Il bersaglio preferito dalle spie Parla l'esperto di cybersicurezza Luigi Martino: «La manomissione di queste infrastrutture non serve per tagliare fuori un Paese, ma per impadronirsi delle informazioni più riservate». «È molto difficile usare i cavi sottomarini per isolare un Paese, come strumento di ritorsione durante il conflitto. Sono infrastrutture interconnesse e non è possibile fare una segmentazione tale da escludere un’unica nazione da internet. Piuttosto si può fare azione di spionaggio, come è accaduto più volte in passato, o di sabotaggio». Luigi Martino, direttore del Center for cybersecurity del dipartimento di scienze politiche dell’Università di Firenze, traccia questo scenario. È difficile applicare sanzioni mirate su alcuni Paesi per l’uso di cavi sottomarini? «Non è possibile escludere la Russia dall’utilizzo della rete di cablaggio perché significherebbe penalizzare anche altri Paesi, magari gli stessi che vogliono fare un’azione di pressione su Mosca. Sono infrastrutture interdipendenti. La Russia inoltre sta sperimentando l’autonomia di Internet tramite il programma Runet basato sull’utilizzo di un cavo sottomarino indipendente che consente di staccarsi da Internet globale. Già nel 2019 il Parlamento sovietico aveva deciso di implementare l’Internet alternativo permettendo a Mosca di isolarsi dal resto del mondo. Questo è un dato importante da non sottovalutare. Un tema che finora non è stato affrontato è la gestione pubblico-privata della rete in fondo ai mari. Cosa succede in caso di un attacco contro un cavo sottomarino?». Se un Paese non può essere isolato nel flusso dei dati, si può però spiare. «L’attività di spionaggio tramite i cavi di cablaggio è molto diffusa. In passato, alcuni sottomarini russi sono stati trovati nelle vicinanze dei cavi». È possibile il sabotaggio di questi asset? «Non escluderei il sabotaggio di cavi che passano nel Mar Nero o di quelli che attraversano zone di influenza russe. Tranciare queste infrastrutture può portare a interrompere le comunicazioni via Internet. Conseguenze più gravi si avrebbero se fossero colpiti cavi usati per lo scambio di informazioni militari con ripercussioni sui sistemi di comando o controllo e lo scambio di informazioni sensibili». L’Italia corre il rischio di un black out di dati per l’attacco ai cavi che passano nel Mediterraneo? «Non credo perché l’azione di sabotaggio colpirebbe più Paesi e poi i russi stanno usando altri strumenti per accecare Internet».
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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