La Formula E non si ferma: piloti in pista con i simulatori virtuali
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I piloti di Formula E durante una prova al simulatore rFactor 2 (Per concessione di Formula E)
Il circus delle monoposto elettriche combatte l'emergenza coronavirus con il Race challenge at home: otto gare dal 25 aprile al 13 giugno con punti e classifiche coinvolgendo anche una selezione dei migliori gamer online e raccogliendo fondi per l'Unicef.
Scuderia-E: dal 2022 potrebbe fare l'esordio nel mondiale il primo team italiano. È l'idea dell'imprenditore Gianfranco Pizzuto.
Lo speciale contiene due articoli.
Con le monoposto parcheggiate ai box, i circuiti chiusi e l'impossibilità di gareggiare, era necessario inventarsi qualcosa per far proseguire il campionato mondiale di Formula E appena iniziato e immediatamente interrotto dopo sole cinque gare disputate, a causa dell'emergenza sanitaria che ha coinvolto tutto il mondo. È così che, dopo lo stop forzato, il circus delle auto elettriche ha deciso di far continuare il mondiale con il Formula E race challenge at home facendo gareggiare i piloti veri online con 8 gare virtuali attraverso il software di simulazione rFactor2. Vengono assegnati punti in base all'ordine di arrivo e i fondi raccolti verranno destinati all'Unicef.
Il 29 febbraio scorso, sul circuito cittadino di Marrakech, si è disputata l'ultima gara su pista. Da lì in poi la Fia e la Formula E hanno deciso congiuntamente di cancellare sei gran premi (Sanya, Roma, Parigi, Seul, Giacarta e Londra) e di rinviarne due (New York, già fissato per l'11 luglio, e Berlino, data ancora da stabilire). La Formula E, attraverso un sistema di bandierine rosse (non si corre), gialle (forse si corre) e verdi (si corre) ha comunicato che al momento il mese di luglio è diventato un mese con la bandierina gialla e potrebbe essere possibile svolgere gli eventi o riprogrammarli qualora l'emergenza Covid-19 dovesse rientrare. «Puntiamo a tornare in pista il prima possibile, ma tutte le decisioni sono guidate da due priorità assolute: la salute e la sicurezza del nostro personale e dell'intera community dei team di Formula E, dei costruttori, dei partner, dei piloti e dei fan, nonché dei cittadini e dei residenti delle città in cui si svolgono le gare» - si legge su un comunicato diramato sul sito ufficiale della Formula E - «Stiamo valutando tutte le opzioni disponibili per terminare la stagione con il maggior numero possibile di gare. Nell'ambito di questa programmazione di emergenza, continuano a essere prese in considerazione soluzioni alternative, dalle gare a porte chiuse, all'utilizzo di autodromi, all'introduzione di nuovi double-header [due gran premi di seguito, ndr], fino alla possibilità di estendere la durata della stagione oltre la data finale prevista in origine».
E in attesa di capire come poter riprogrammare e riprendere la stagione vera e propria ecco che il 15 aprile scorso è stata presentata ai media l'Abb Formula E race at home challenge, una competizione di esport della durata di nove settimane (un evento prova e altri otto ufficiali) con la partecipazione di tutti i team e i piloti del campionato di Formula E e una selezione dei migliori giocatori virtuali, il tutto con la partnership dell'Unicef a cui saranno devoluti gli incassi raccolti per aiutare i bambini di tutto il mondo durante l'emergenza coronavirus.
Si tratta di due campionati separati ma che si svolgeranno in parallelo: da una parte i piloti dei team ufficiali di Formula E, dall'altra una selezione di gamer stabilita in base alle qualifiche online che danno accesso alla Challenge Grid. Il vincitore si aggiudica la possibilità di salire a bordo di una vera vettura di Formula E ed effettuare un giro su pista durante un weekend di gara, una volta che il campionato su strada riprenderà.
Si guida comodamente da casa grazie all'utilizzo del software elettronico di simulazione messo a disposizione dalla Abb (l'azienda leader nel settore tecnologico e partner ufficiale del Fia Formula E Championship) con punti assegnati a ogni gran premio in base all'ordine di arrivo che genereranno una classifica generale utile per la gara finale fissata nella data del 13 giugno. Si corre ogni sabato a partire dal 25 aprile, giorno in cui si è disputato il primo gran premio sul circuito virtuale di Hong Kong, vinto dal tedesco Maximilian Günther, pilota della Bmw i Andretti Motorsport, considerato da tutti il favorito per la vittoria finale del campionato virtuale. Günther ha battuto Nick Cassidy della Virgin e Pascal Vehrlein della Mahindra, arrivati rispettivamente secondo e terzo. L'ex pilota della Ferrari Felipe Massa si è classificato ottavo. La curiosità più grande però è stata generata dai problemi che hanno riscontrato alcuni piloti. Se nei gran premi virtuali i guasti meccanici possono essere scongiurati grazie all'affidabilità del software, lo stesso non si può dire riguardo ai problemi causati da una non potente connessione a internet. Sam Bird, infatti, non ha potuto prendere parte ala gara proprio perché non è riuscito da casa sua a connettersi all'evento. Lucas Di Grassi e Jean-Eric Vergne hanno dovuto ritirarsi dopo una manciata di giri proprio per problemi alla rete.
Per coinvolgere anche fan e appassionati di tutto il mondo è possibile seguire le gare grazie a 90 minuti di trasmissione disponibili in diretta sui canali social della Formula E, da YouTube a Facebook, passando per Twitter e Twitch.
Gianfranco Pizzuto vuole portare in Formula E il primo team italiano
Un team tutto italiano in Formula E a partire dal 2022. È questo il progetto portato avanti dall'imprenditore Gianfranco Pizzuto, già co-fondatore e investitore di Fisker Automotive, casa automobilistica statunitense attiva tra il 2007 e il 2013, e ora al lavoro per la realizzazione di una squadra italiana che possa presto prender parte al campionato mondiale organizzato dalla Fia e dalla Formula E.
Il team si chiamerà Scuderia-E e avrà quasi sicuramente il sostegno di alcuni partner tecnici e commerciali, tra cui il proprietario dell'azienda turca di motori elettrici e batterie Imecar, Mark Lander, come ha spiegato lo stesso Pizzuto: «Le risorse economiche attualmente in nostro possesso non sono molto ampie, ma siamo in trattativa con altri possibili partner per essere pronti tra due anni. La crisi attuale che sta coinvolgendo il motorsport non aiuterà in tal senso e sappiamo le difficoltà di trovare nuove sponsorizzazioni, ma continueremo a lavorare e siamo determinati per riuscire a realizzare il nostro progetto».
In un lungo post scritto su Linkedin, l'imprenditore italiano ha spiegato: «Mi piace l'idea di avviare un nuovo progetto e proseguire alcune idee con l'ingegneria elettrica e la Formula E è perfetta per questo. Ho una vasta selezione di ingegneri che hanno buone idee e l'obiettivo è quello di essere al via nel 2022» - ha dichiarato proprio Pezzuto, che ha poi aggiunto - «Mark Lander e la sua azienda hanno le capacità con conoscenza di motori e abbiamo già una forte rete di fornitori che possono svolgere questo lavoro. Dal punto di vista tecnico abbiamo gli ingredienti».
Il circus delle monoposto elettriche combatte l'emergenza coronavirus con il Race challenge at home: otto gare dal 25 aprile al 13 giugno con punti e classifiche coinvolgendo anche una selezione dei migliori gamer online e raccogliendo fondi per l'Unicef.Scuderia-E: dal 2022 potrebbe fare l'esordio nel mondiale il primo team italiano. È l'idea dell'imprenditore Gianfranco Pizzuto.Lo speciale contiene due articoli.Con le monoposto parcheggiate ai box, i circuiti chiusi e l'impossibilità di gareggiare, era necessario inventarsi qualcosa per far proseguire il campionato mondiale di Formula E appena iniziato e immediatamente interrotto dopo sole cinque gare disputate, a causa dell'emergenza sanitaria che ha coinvolto tutto il mondo. È così che, dopo lo stop forzato, il circus delle auto elettriche ha deciso di far continuare il mondiale con il Formula E race challenge at home facendo gareggiare i piloti veri online con 8 gare virtuali attraverso il software di simulazione rFactor2. Vengono assegnati punti in base all'ordine di arrivo e i fondi raccolti verranno destinati all'Unicef.Il 29 febbraio scorso, sul circuito cittadino di Marrakech, si è disputata l'ultima gara su pista. Da lì in poi la Fia e la Formula E hanno deciso congiuntamente di cancellare sei gran premi (Sanya, Roma, Parigi, Seul, Giacarta e Londra) e di rinviarne due (New York, già fissato per l'11 luglio, e Berlino, data ancora da stabilire). La Formula E, attraverso un sistema di bandierine rosse (non si corre), gialle (forse si corre) e verdi (si corre) ha comunicato che al momento il mese di luglio è diventato un mese con la bandierina gialla e potrebbe essere possibile svolgere gli eventi o riprogrammarli qualora l'emergenza Covid-19 dovesse rientrare. «Puntiamo a tornare in pista il prima possibile, ma tutte le decisioni sono guidate da due priorità assolute: la salute e la sicurezza del nostro personale e dell'intera community dei team di Formula E, dei costruttori, dei partner, dei piloti e dei fan, nonché dei cittadini e dei residenti delle città in cui si svolgono le gare» - si legge su un comunicato diramato sul sito ufficiale della Formula E - «Stiamo valutando tutte le opzioni disponibili per terminare la stagione con il maggior numero possibile di gare. Nell'ambito di questa programmazione di emergenza, continuano a essere prese in considerazione soluzioni alternative, dalle gare a porte chiuse, all'utilizzo di autodromi, all'introduzione di nuovi double-header [due gran premi di seguito, ndr], fino alla possibilità di estendere la durata della stagione oltre la data finale prevista in origine».E in attesa di capire come poter riprogrammare e riprendere la stagione vera e propria ecco che il 15 aprile scorso è stata presentata ai media l'Abb Formula E race at home challenge, una competizione di esport della durata di nove settimane (un evento prova e altri otto ufficiali) con la partecipazione di tutti i team e i piloti del campionato di Formula E e una selezione dei migliori giocatori virtuali, il tutto con la partnership dell'Unicef a cui saranno devoluti gli incassi raccolti per aiutare i bambini di tutto il mondo durante l'emergenza coronavirus.Si tratta di due campionati separati ma che si svolgeranno in parallelo: da una parte i piloti dei team ufficiali di Formula E, dall'altra una selezione di gamer stabilita in base alle qualifiche online che danno accesso alla Challenge Grid. Il vincitore si aggiudica la possibilità di salire a bordo di una vera vettura di Formula E ed effettuare un giro su pista durante un weekend di gara, una volta che il campionato su strada riprenderà.Si guida comodamente da casa grazie all'utilizzo del software elettronico di simulazione messo a disposizione dalla Abb (l'azienda leader nel settore tecnologico e partner ufficiale del Fia Formula E Championship) con punti assegnati a ogni gran premio in base all'ordine di arrivo che genereranno una classifica generale utile per la gara finale fissata nella data del 13 giugno. Si corre ogni sabato a partire dal 25 aprile, giorno in cui si è disputato il primo gran premio sul circuito virtuale di Hong Kong, vinto dal tedesco Maximilian Günther, pilota della Bmw i Andretti Motorsport, considerato da tutti il favorito per la vittoria finale del campionato virtuale. Günther ha battuto Nick Cassidy della Virgin e Pascal Vehrlein della Mahindra, arrivati rispettivamente secondo e terzo. L'ex pilota della Ferrari Felipe Massa si è classificato ottavo. La curiosità più grande però è stata generata dai problemi che hanno riscontrato alcuni piloti. Se nei gran premi virtuali i guasti meccanici possono essere scongiurati grazie all'affidabilità del software, lo stesso non si può dire riguardo ai problemi causati da una non potente connessione a internet. Sam Bird, infatti, non ha potuto prendere parte ala gara proprio perché non è riuscito da casa sua a connettersi all'evento. Lucas Di Grassi e Jean-Eric Vergne hanno dovuto ritirarsi dopo una manciata di giri proprio per problemi alla rete.Per coinvolgere anche fan e appassionati di tutto il mondo è possibile seguire le gare grazie a 90 minuti di trasmissione disponibili in diretta sui canali social della Formula E, da YouTube a Facebook, passando per Twitter e Twitch.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-formula-e-non-si-ferma-piloti-in-pista-grazie-ai-simulatori-virtuali-2645883045.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gianfranco-pizzuto-vuole-portare-in-formula-e-il-primo-team-italiano" data-post-id="2645883045" data-published-at="1588284750" data-use-pagination="False"> Gianfranco Pizzuto vuole portare in Formula E il primo team italiano Un team tutto italiano in Formula E a partire dal 2022. È questo il progetto portato avanti dall'imprenditore Gianfranco Pizzuto, già co-fondatore e investitore di Fisker Automotive, casa automobilistica statunitense attiva tra il 2007 e il 2013, e ora al lavoro per la realizzazione di una squadra italiana che possa presto prender parte al campionato mondiale organizzato dalla Fia e dalla Formula E.Il team si chiamerà Scuderia-E e avrà quasi sicuramente il sostegno di alcuni partner tecnici e commerciali, tra cui il proprietario dell'azienda turca di motori elettrici e batterie Imecar, Mark Lander, come ha spiegato lo stesso Pizzuto: «Le risorse economiche attualmente in nostro possesso non sono molto ampie, ma siamo in trattativa con altri possibili partner per essere pronti tra due anni. La crisi attuale che sta coinvolgendo il motorsport non aiuterà in tal senso e sappiamo le difficoltà di trovare nuove sponsorizzazioni, ma continueremo a lavorare e siamo determinati per riuscire a realizzare il nostro progetto».In un lungo post scritto su Linkedin, l'imprenditore italiano ha spiegato: «Mi piace l'idea di avviare un nuovo progetto e proseguire alcune idee con l'ingegneria elettrica e la Formula E è perfetta per questo. Ho una vasta selezione di ingegneri che hanno buone idee e l'obiettivo è quello di essere al via nel 2022» - ha dichiarato proprio Pezzuto, che ha poi aggiunto - «Mark Lander e la sua azienda hanno le capacità con conoscenza di motori e abbiamo già una forte rete di fornitori che possono svolgere questo lavoro. Dal punto di vista tecnico abbiamo gli ingredienti».
In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
L’Italia ottiene lo stop ai dazi ambientali. Asse di Visegrad contro l’accordo col Sudamerica. Proteste anche in Francia.
Pur di ottenere il via libera al Mercosur Ursula von der Leyen è disposta quasi a tutto. Ma a quel che pare 45 miliardi non bastano a «comprare» un sì. L’ultimo traguardo lo ha raggiunto ieri il ministro per la Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida che ha chiesto e ottenuto la sospensione dei dazi ambientali, i cosiddetti Cbam, applicati ai fertilizzanti. Il commissario Ue al commercio Maros Sefcovic ha annunciato: la sospensione è retroattiva, parte dal primo gennaio, da quando i Cbam sono in vigore. È un altro vantaggio per gli agricoltori che però in tutta Europa sono sul piede di guerra per il Mercosur e la firma che la Von der Leyen voleva mettere il 12 gennaio sul trattato in Paraguay è tornata in stallo.
Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
Sembra di essere tornati agli Anni di Piombo. Presi a sprangate i ragazzi di Gioventù Nazionale che ricordavano le vittime dell’agguato di Acca Larenzia contro i missini del 1978. Trovati 5 fori di proiettile e due ogive in una sede Cgil della Capitale.
Ritorno ai Seventies. Non quelli di Bob Dylan e Gigi Riva ma quelli degli opposti estremismi. Ti svegli una mattina di gennaio e ti ritrovi in un clima da anni di piombo. Tre indizi fanno una prova. A Roma, quartiere Tuscolano, quattro attivisti di Gioventù nazionale (l’organizzazione giovanile di Fdi) sono stati aggrediti con spranghe e aste mentre affiggevano manifesti per commemorare la strage di Acca Larenzia. Avevano l’imperdonabile colpa di voler ricordare i tre ragazzi del Fronte della gioventù uccisi a sangue freddo dal terrorismo rosso il 7 gennaio di 48 anni fa. Sempre nella capitale, a Primavalle, la Digos ha trovato sulle vetrate della sede della Cgil cinque fori di proiettile e due ogive. Nelle stesse ore a Milano, quartiere Barona, è stata vandalizzata dai soliti ignoti la lapide commemorativa del poliziotto Andrea Campagna, ammazzato nel 1979 dai Proletari armati per il comunismo.
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime(Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».