Per Powell le banche stanno meglio. La Fed americana alza ancora i tassi

In attesa del verdetto della Bce atteso oggi (e in base all’entità del rialzo, che comunque ci sarà, capiremo se avranno vinto i falchi o le colombe), ad aprire le danze ieri è stata la Federal reserve. Il direttorio della Banca centrale americana ha deciso all’unanimità di aumentare i tassi di interesse per la decima volta consecutiva ma «solo» di 25 punti base. Il costo del denaro negli Usa viene così portato in una forchetta fra il 5 e il 5,25%, il massimo dal 2007. La Fed ha lasciato aperta la porta a una pausa dei rialzi e ha cambiato la frase relativa alla strategia futura: nel comunicato diffuso ieri sera dal Fomc si legge che «monitorerà attentamente le informazioni in arrivo e valuterà le implicazioni per la politica monetaria. Nel determinare in che misura sia opportuno un ulteriore irrigidimento della politica per riportare l’inflazione al 2% nel tempo, il Comitato terrà conto dell’inasprimento cumulativo della politica monetaria, dei ritardi con cui la politica monetaria influisce sull’attività economica e sull’inflazione e degli sviluppi economici e finanziari». È stata, dunque, tolta la frase che diceva che «ulteriori giri di vite potrebbero essere appropriati per mantenere la politica monetaria sufficientemente restrittiva per riportare l’inflazione al 2% nel corso del tempo». Inoltre, prosegue la nota, continuerà a ridurre le proprie disponibilità di titoli del Tesoro e di titoli di debito e garantiti da ipoteca delle agenzie. In conferenza stampa, il presidente della Federal reserve, Jerome Powell, ha inoltre sottolineato che «verrà adottato un approccio basato sui dati per determinare la portata di ulteriori aumenti dei tassi». Powell ha anche detto che le condizioni del sistema bancario sono ampiamente migliorate da marzo.
L’economia Usa ha rallentato nel primo trimestre del 2023, con una crescita su base annua dell’1,1%, in discesa rispetto al +2,6% del trimestre precedente. A complicare il contesto in cui si muove la Banca centrale sono anche il debito e le ultime crisi delle banche regionali. Gli Usa rischiano il default dal 1° giugno se il Congresso non alzerà o sospenderà il tetto del debito, diventato ormai terreno di scontro in vista delle elezioni presidenziali e legislative del prossimo anno, è infatti il monito lanciato il 2 maggio dal segretario al Tesoro Janet Yellen con una lettera allo speaker della Camera, il repubblicano Kevin McCarthy (che oggi pomeriggio vedrà a Roma Giorgia Meloni). Una mossa che ha indotto Joe Biden a convocare una riunione urgente alla Casa Bianca il 9 maggio con lo stesso McCarthy, il capo della minoranza dem alla Camera Hakeem Jeffries e gli altri due leader del Capitol, il dem Chuck Schumer e il repubblicano Mitch McConnell del Senato. Il monito del segretario al Tesoro non significa che automaticamente da inizio giugno gli Usa andranno in default ma che per evitarlo saranno necessari, intanto, tagli alla spesa per poter continuare a pagare le fatture ai debitori, evitando una insolvenza che lancerebbe messaggi allarmanti e destabilizzanti nei mercati finanziari di tutto il mondo. E in genere i primi a essere penalizzati sarebbero i servizi sanitari e ai pensionati, col rischio di minare la ricandidatura di Biden. Sullo sfondo c’è poi la situazione delle banche statunitensi, in particolare quelle regionali, nonostante il salvataggio di First republic bank da parte di JPMorgan. Ieri la Fed ha sottolineato nel suo comunicato che «il sistema bancario statunitense è solido e resiliente» aggiungendo comunque che «le condizioni di credito più rigide per famiglie e imprese potrebbero pesare sull’attività economica, sulle assunzioni e sull’inflazione».
Nel frattempo, però, avanza la concorrenza alle banche tradizionali lanciata da Apple che con Apple savings: il conto di deposito della Mela lanciato insieme con Goldman Sachs, che rende il 4,15% annuo, ha raccolto un miliardo di dollari nei primi quattro giorni dal lancio. Nelle prime 24 ore i milioni raccolti sono stati 400 e nel corso della prima settimana dal lancio sono stati aperti 240.000 account, spinti dal rendimento interessante e dalla popolarità del marchio Apple.














