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2021-12-30
L’Italia sfiora 100.000 contagi. Il governo gioca al sudoku
Ansa
«Con Omicron stiamo andando verso endemia, quindi niente panico», ha detto ieri in tv il sottosegretario alla Salute, Piepaolo Sileri. Facendo tornare in mente una delle scene cult de L’aereo più pazzo del mondo: quando il velivolo sta precipitando tutti si mettono a urlare e il comandante dall’altoparlante rassicura i passeggeri: «Niente panico!». Per un attimo stanno tutti calmi anche se l’aereo continua a scendere. Poi si sentono nuove urla di terrore e stavolta la voce del capitano gracchia dall’altoparlante: «Ok, panico!». Ecco, le parole di Sileri sembravano quelle del capitano. Solo che l’«ok, panico» non fa ridere come nel film. Anzi.
Dopo le feste natalizie rovinate da nuove strette, code interminabili per i tamponi e un sistema di tracciamento andato in tilt, la giornata di ieri è stata scandita da un continuo rincorrersi di voci e indiscrezioni filtrate prima dalla Conferenza dei governatori delle Regioni, poi dalla lunga riunione del Comitato tecnico scientifico e poi dalla cabina di regia, che ha anticipato il Consiglio dei ministri slittato dalle 18.30 a poco dopo le 20. Quello che è stato definito l’orientamento del Cts si è trasformato in una specie di partita di sudoku su come ridurre le quarantene per uscire dal caos dei tamponi, senza dover ammettere che l’unica soluzione concreta sarebbe quella di togliere green pass e super green pass (di cui si potrebbe addirittura discutere l’estensione ai luoghi di lavoro in un prossimo Cdm).
Con il deflagrare dei contagi per la variante Omicron, il governo si è così infilato in vicolo cieco da cui è sempre più difficile uscire. E ha messo l’ennesima pezza di regole confuse adottate nel panico che è peggio del buco, ovvero l’incapacità di fare testing e tracing per ridurre le quarantene sulla base dei rischi. Non sono state ancora spiegate le motivazioni scientifiche delle nuove misure, né se è stato valutato ex ante il loro impatto. La sensazione è che si continui ad attribuire a Omicron ciò che invece viene deciso perché il sistema dei tamponi e del tracciamento è ormai saltato. Mentre nessuno, al ministero della Salute, si assume ancora la responsabilità di aver spinto gli italiani a fare i tamponi prima delle feste.
E così, a tarda sera del 29 dicembre e a pochi giorni dall’ultimo Cdm e dall’ultimo decreto emanato, dal sudoku siamo passati al gioco delle tre quarantene. E a un nuovo decreto legge.
Quando questo giornale è andato in stampa la riunione dei ministri era ancora in corso. In base alle informazioni raccolte, i giorni di isolamento da fare se si entra in contatto con un soggetto positivo sarebbero stati rivisti in base a tre categorie: i non vaccinati, chi ha un green pass rafforzato da oltre 120 giorni e chi ha un green pass rafforzato da meno di 120 giorni. Per i non vaccinati che hanno avuto contatti con un positivo continueranno a vigere le attuali regole, ovvero la quarantena di 10 giorni. Per le persone in possesso del green pass rafforzato da oltre 120 giorni, la quarantena si ridurrà a 5 giorni e al termine di questo periodo sarà richiesto un tampone con esito negativo. Per le persone con dose booster o con green pass rafforzato da meno di 120 giorni, non sarà più prevista la quarantena ma una forma di autosorveglianza (no sintomi) e, al quinto giorno dal contatto con il caso positivo Covid-19, l’effettuazione di un tampone con esito negativo (va in generale ricordato che il personale sanitario e dei servizi pubblici essenziali è esonerato dalle misure di quarantena precauzionale in base a quanto già previsto dal cosiddetto decreto Cura Italia).
La decorrenza delle nuove norme, per ragioni organizzative e logistiche, sarà definita in accordo con il commissario Francesco Paolo Figliuolo. Di certo, i tamponi restano per uscire dall’isolamento. E i tamponi non si trovano. Così come cominciano già a scarseggiare le mascherine Ffp2, per le quali ieri sera in Cdm sarebbe stata discussa la possibilità di fissare un prezzo calmierato.
In mattinata le richieste arrivate al governo dalla Conferenza delle Regioni erano state numerose: allinearsi alle ordinanze di Umbria, Toscana ed Emilia Romagna, che prevedono l’isolamento per chi risulti positivo a un tampone antigenico rapido, concentrare il contact tracing sui soggetti non vaccinati, immunodepressi o comunità chiuse come ospedali e Rsa; per i soggetti vaccinati con tre dosi passare dalla quarantena a una forma di autosorveglianza, effettuando, se positivi, il periodo di isolamento di 10 giorni ma evitando un nuovo tampone al termine di questo periodo se negli ultimi tre giorni non si sono più registrati sintomi; esentare dalla quarantena chi ha completato il ciclo primario (prima e seconda dose) di vaccinazione da meno di 4 mesi o ha ricevuto 3 dosi, ricorrendo all’autosorveglianza e all’utilizzo di mascherine Ffp2. Infine, i governatori avevano anche chiesto di cancellare la quarantena per i vaccinati anche in ambito scolastico. Il dilagare del contagio rende infatti un rebus il ritorno tra i banchi dopo le festività. Per molti il rientro nelle aule il 10 gennaio potrebbe diventare un miraggio.
Nel frattempo, mancano reagenti e personale anche se da ormai da due anni abbiamo lo stato di emergenza che, almeno sul piano del diritto, consente di acquisire più agilmente mezzi e risorse in deroga alle norme vigenti. O meglio, dovrebbe essere così. Ma sull’aereo più pazzo del mondo delle misure anti Covid l’emergenza si è trasformata in panico.
L’asse Lega-5 stelle (per ora) blocca il super green pass sul lavoro
Lega e M5s si impongono e fanno saltare l’idea di estendere il super green pass a tutto il mondo del lavoro, a partire dai dipendenti della pubblica amministrazione, oltre a quelli della sanità, della scuola e del comparto sicurezza, dove l’obbligo del certificato verde rafforzato è già in vigore. Uno smacco senza precedenti in particolare per il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che l’altro ieri aveva auspicato «l’applicazione del super green pass a tutto il mondo del lavoro, pubblico, privato e autonomo». Sconfitti anche il solito Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute, che ieri mattina aveva proclamato: «È il momento del super green pass per fare tutto, a partire dal poter andare a lavorare» e le Regioni, che pure avevano chiesto di estendere l’obbligo del green pass rafforzato, ovvero quello che si ottiene con il vaccino o con la guarigione dal Covid, ma non viene rilasciato a chi presenta un tampone negativo, a tutto il mondo del lavoro.
La giornata di ieri segna quindi un nostalgico ritorno ai tempi della maggioranza Lega-M5s: di buon mattino si riunisce il Comitato tecnico scientifico, che esamina le proposte di nuovi provvedimenti sul contrasto alla pandemia. Alle 16.45 si riunisce la cabina di regia, presieduta da Mario Draghi. Presenti i capidelegazione dei partiti di maggioranza, Giancarlo Giorgetti (Lega), Dario Franceschini (Pd), Roberto Speranza (Leu), Elena Bonetti (Iv) Stefano Patuanelli (M5s) e Mariastella Gelmini accompagnata da Renato Brunetta (Fi), il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli.
Sull’estensione del super green pass a tutto il mondo del lavoro, o almeno ai dipendenti della pubblica amministrazione che lavorano a contatto con il pubblico, Lega e M5s fanno muro. Il primo a prendere la parola per esprimere le sue perplessità e quelle del Carroccio è Giorgetti. Il ministro dello Sviluppo economico fa presente ai colleghi che estendere l’obbligo del super green pass a tutti i lavoratori si configurerebbe come un vero e proprio obbligo vaccinale. In questo caso, tiene a sottolineare Giorgetti, lo Stato dovrebbe assumersi la responsabilità di eventuali effetti dannosi del vaccino, e stilare un elenco di persone fragili da esentare. Anche il ministro dell’Agricoltura, il grillino Stefano Patuanelli, si mette di traverso: «Abbiamo sempre ragionato per funzioni», dice Patuanelli alla Verità, «forze dell’ordine, docenti, sanitari. Quelli a contatto con le persone. Quale sarebbe la ratio di distinguere tra un lavoratore e un disoccupato? Non siamo contrari all’obbligo», aggiunge Patuanelli, «come dimostrano i precedenti decreti, ma con raziocinio». Patuanelli in cabina di regia dice anche di preferire, a questo punto, di iniziare a ragionare di obbligo vaccinale.
Franceschini, Speranza, Brunetta e la Gelmini cercano di convincere Draghi a introdurre questa specie di obbligo vaccinale mascherato, ma il premier non vuole forzare la mano, e quindi si ragiona di una estensione bonsai, per il personale dei trasporti, i lavoratori delle fiere e quelli degli impianti sciistici. Una sconfitta del fronte dei pasdaran del super green pass, che finisce per far imbestialire il Pd: «Ancora una volta», twitta imbestialito il senatore dem Dario Stefano, «la Lega di Salvini vuole impedire al governo di prendere iniziative forti contro la pandemia. Un atteggiamento non più tollerabile. Si decida subito il super green pass per tutti i lavoratori».
Se non ci fosse, dovrebbero inventarlo, il senatore Stefano: twitta contro la Lega ma si dimentica di citare il M5s, che pure si è opposto al super green pass per tutti i lavoratori, o forse finge di dimenticarlo, poiché i pentastellati sono alleati dei dem. Del resto, la mossa di Patuanelli, fedelissimo di Giuseppe Conte, non potrà non avere ripercussioni sull’alleanza giallorossa, già messa a dura prova dal crollo costante dei consensi del M5s. Nervoso, per usare un eufemismo, anche Brunetta.
La posizione di Giorgetti è all’insegna del più puro buon senso e anche della chiarezza nei confronti dei cittadini. Estendere a tutto il mondo del lavoro il super green pass, infatti, equivale a introdurre surrettiziamente in Italia l’obbligo vaccinale senza però stabilirlo per legge, e dunque non assumendosi la responsabilità di erogare indennizzi in caso di effetti avversi. Una questione affrontata spesso dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Penso che l’estensione del green pass e il vaccino obbligatorio», ha detto a questo proposito, alcune settimane fa, la Meloni, «siano due cose diverse. Il green pass era una misura nata dall’Unione europea per favorire la circolazione delle persone, il vaccino obbligatorio è un’altra cosa: se il governo vuole usare il green ass per inserire surrettiziamente l’obbligo vaccinale allora io penso che questo non sia giusto. Inserisca l’obbligo vaccinale», ha aggiunto la Meloni, «io non sono d’accordo ma se ne assume la responsabilità; anche perché ci sono regole diverse sugli indennizzi nel caso in cui qualcosa non funzioni. L’obbligo vaccinale prevede per legge che lo Stato indennizzi, sul resto ci sono sentenze della Corte costituzionale ma la legge non c’è».
Alle 21 inizia il Consiglio dei ministri: «Il Pd è a favore dell’obbligo vaccinale ma intanto l’estensione del super green pass a tutte le attività rappresenta un incentivo a vaccinarsi», spiegano fonti dem mentre la riunione è ancora in corso. La battaglia continua.
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Estenuante confronto con Cts e Regioni, si va verso una specie di gioco enigmistico per le nuove quarantene: trivaccinati liberi se privi di sintomi, 5 giorni e tampone per chi ha la seconda dose da più di 4 mesi, tutto come ora per chi non è inoculato.In Cdm, muro contro la linea di Renato Brunetta e Giancarlo Giorgetti: «Se ne riparla nel 2022». Stefano Patuanelli: «No a obblighi senza logica». Si va verso l’estensione del foglio verde rafforzato a trasporti, fiere e impianti.Lo speciale contiene due articoli.«Con Omicron stiamo andando verso endemia, quindi niente panico», ha detto ieri in tv il sottosegretario alla Salute, Piepaolo Sileri. Facendo tornare in mente una delle scene cult de L’aereo più pazzo del mondo: quando il velivolo sta precipitando tutti si mettono a urlare e il comandante dall’altoparlante rassicura i passeggeri: «Niente panico!». Per un attimo stanno tutti calmi anche se l’aereo continua a scendere. Poi si sentono nuove urla di terrore e stavolta la voce del capitano gracchia dall’altoparlante: «Ok, panico!». Ecco, le parole di Sileri sembravano quelle del capitano. Solo che l’«ok, panico» non fa ridere come nel film. Anzi. Dopo le feste natalizie rovinate da nuove strette, code interminabili per i tamponi e un sistema di tracciamento andato in tilt, la giornata di ieri è stata scandita da un continuo rincorrersi di voci e indiscrezioni filtrate prima dalla Conferenza dei governatori delle Regioni, poi dalla lunga riunione del Comitato tecnico scientifico e poi dalla cabina di regia, che ha anticipato il Consiglio dei ministri slittato dalle 18.30 a poco dopo le 20. Quello che è stato definito l’orientamento del Cts si è trasformato in una specie di partita di sudoku su come ridurre le quarantene per uscire dal caos dei tamponi, senza dover ammettere che l’unica soluzione concreta sarebbe quella di togliere green pass e super green pass (di cui si potrebbe addirittura discutere l’estensione ai luoghi di lavoro in un prossimo Cdm). Con il deflagrare dei contagi per la variante Omicron, il governo si è così infilato in vicolo cieco da cui è sempre più difficile uscire. E ha messo l’ennesima pezza di regole confuse adottate nel panico che è peggio del buco, ovvero l’incapacità di fare testing e tracing per ridurre le quarantene sulla base dei rischi. Non sono state ancora spiegate le motivazioni scientifiche delle nuove misure, né se è stato valutato ex ante il loro impatto. La sensazione è che si continui ad attribuire a Omicron ciò che invece viene deciso perché il sistema dei tamponi e del tracciamento è ormai saltato. Mentre nessuno, al ministero della Salute, si assume ancora la responsabilità di aver spinto gli italiani a fare i tamponi prima delle feste.E così, a tarda sera del 29 dicembre e a pochi giorni dall’ultimo Cdm e dall’ultimo decreto emanato, dal sudoku siamo passati al gioco delle tre quarantene. E a un nuovo decreto legge. Quando questo giornale è andato in stampa la riunione dei ministri era ancora in corso. In base alle informazioni raccolte, i giorni di isolamento da fare se si entra in contatto con un soggetto positivo sarebbero stati rivisti in base a tre categorie: i non vaccinati, chi ha un green pass rafforzato da oltre 120 giorni e chi ha un green pass rafforzato da meno di 120 giorni. Per i non vaccinati che hanno avuto contatti con un positivo continueranno a vigere le attuali regole, ovvero la quarantena di 10 giorni. Per le persone in possesso del green pass rafforzato da oltre 120 giorni, la quarantena si ridurrà a 5 giorni e al termine di questo periodo sarà richiesto un tampone con esito negativo. Per le persone con dose booster o con green pass rafforzato da meno di 120 giorni, non sarà più prevista la quarantena ma una forma di autosorveglianza (no sintomi) e, al quinto giorno dal contatto con il caso positivo Covid-19, l’effettuazione di un tampone con esito negativo (va in generale ricordato che il personale sanitario e dei servizi pubblici essenziali è esonerato dalle misure di quarantena precauzionale in base a quanto già previsto dal cosiddetto decreto Cura Italia).La decorrenza delle nuove norme, per ragioni organizzative e logistiche, sarà definita in accordo con il commissario Francesco Paolo Figliuolo. Di certo, i tamponi restano per uscire dall’isolamento. E i tamponi non si trovano. Così come cominciano già a scarseggiare le mascherine Ffp2, per le quali ieri sera in Cdm sarebbe stata discussa la possibilità di fissare un prezzo calmierato.In mattinata le richieste arrivate al governo dalla Conferenza delle Regioni erano state numerose: allinearsi alle ordinanze di Umbria, Toscana ed Emilia Romagna, che prevedono l’isolamento per chi risulti positivo a un tampone antigenico rapido, concentrare il contact tracing sui soggetti non vaccinati, immunodepressi o comunità chiuse come ospedali e Rsa; per i soggetti vaccinati con tre dosi passare dalla quarantena a una forma di autosorveglianza, effettuando, se positivi, il periodo di isolamento di 10 giorni ma evitando un nuovo tampone al termine di questo periodo se negli ultimi tre giorni non si sono più registrati sintomi; esentare dalla quarantena chi ha completato il ciclo primario (prima e seconda dose) di vaccinazione da meno di 4 mesi o ha ricevuto 3 dosi, ricorrendo all’autosorveglianza e all’utilizzo di mascherine Ffp2. Infine, i governatori avevano anche chiesto di cancellare la quarantena per i vaccinati anche in ambito scolastico. Il dilagare del contagio rende infatti un rebus il ritorno tra i banchi dopo le festività. Per molti il rientro nelle aule il 10 gennaio potrebbe diventare un miraggio. Nel frattempo, mancano reagenti e personale anche se da ormai da due anni abbiamo lo stato di emergenza che, almeno sul piano del diritto, consente di acquisire più agilmente mezzi e risorse in deroga alle norme vigenti. O meglio, dovrebbe essere così. Ma sull’aereo più pazzo del mondo delle misure anti Covid l’emergenza si è trasformata in panico. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/italia-100000-contagi-governo-sudoku-2656194725.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lasse-lega-5-stelle-per-ora-blocca-il-super-green-pass-sul-lavoro" data-post-id="2656194725" data-published-at="1640830032" data-use-pagination="False"> L’asse Lega-5 stelle (per ora) blocca il super green pass sul lavoro Lega e M5s si impongono e fanno saltare l’idea di estendere il super green pass a tutto il mondo del lavoro, a partire dai dipendenti della pubblica amministrazione, oltre a quelli della sanità, della scuola e del comparto sicurezza, dove l’obbligo del certificato verde rafforzato è già in vigore. Uno smacco senza precedenti in particolare per il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che l’altro ieri aveva auspicato «l’applicazione del super green pass a tutto il mondo del lavoro, pubblico, privato e autonomo». Sconfitti anche il solito Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute, che ieri mattina aveva proclamato: «È il momento del super green pass per fare tutto, a partire dal poter andare a lavorare» e le Regioni, che pure avevano chiesto di estendere l’obbligo del green pass rafforzato, ovvero quello che si ottiene con il vaccino o con la guarigione dal Covid, ma non viene rilasciato a chi presenta un tampone negativo, a tutto il mondo del lavoro. La giornata di ieri segna quindi un nostalgico ritorno ai tempi della maggioranza Lega-M5s: di buon mattino si riunisce il Comitato tecnico scientifico, che esamina le proposte di nuovi provvedimenti sul contrasto alla pandemia. Alle 16.45 si riunisce la cabina di regia, presieduta da Mario Draghi. Presenti i capidelegazione dei partiti di maggioranza, Giancarlo Giorgetti (Lega), Dario Franceschini (Pd), Roberto Speranza (Leu), Elena Bonetti (Iv) Stefano Patuanelli (M5s) e Mariastella Gelmini accompagnata da Renato Brunetta (Fi), il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli. Sull’estensione del super green pass a tutto il mondo del lavoro, o almeno ai dipendenti della pubblica amministrazione che lavorano a contatto con il pubblico, Lega e M5s fanno muro. Il primo a prendere la parola per esprimere le sue perplessità e quelle del Carroccio è Giorgetti. Il ministro dello Sviluppo economico fa presente ai colleghi che estendere l’obbligo del super green pass a tutti i lavoratori si configurerebbe come un vero e proprio obbligo vaccinale. In questo caso, tiene a sottolineare Giorgetti, lo Stato dovrebbe assumersi la responsabilità di eventuali effetti dannosi del vaccino, e stilare un elenco di persone fragili da esentare. Anche il ministro dell’Agricoltura, il grillino Stefano Patuanelli, si mette di traverso: «Abbiamo sempre ragionato per funzioni», dice Patuanelli alla Verità, «forze dell’ordine, docenti, sanitari. Quelli a contatto con le persone. Quale sarebbe la ratio di distinguere tra un lavoratore e un disoccupato? Non siamo contrari all’obbligo», aggiunge Patuanelli, «come dimostrano i precedenti decreti, ma con raziocinio». Patuanelli in cabina di regia dice anche di preferire, a questo punto, di iniziare a ragionare di obbligo vaccinale. Franceschini, Speranza, Brunetta e la Gelmini cercano di convincere Draghi a introdurre questa specie di obbligo vaccinale mascherato, ma il premier non vuole forzare la mano, e quindi si ragiona di una estensione bonsai, per il personale dei trasporti, i lavoratori delle fiere e quelli degli impianti sciistici. Una sconfitta del fronte dei pasdaran del super green pass, che finisce per far imbestialire il Pd: «Ancora una volta», twitta imbestialito il senatore dem Dario Stefano, «la Lega di Salvini vuole impedire al governo di prendere iniziative forti contro la pandemia. Un atteggiamento non più tollerabile. Si decida subito il super green pass per tutti i lavoratori». Se non ci fosse, dovrebbero inventarlo, il senatore Stefano: twitta contro la Lega ma si dimentica di citare il M5s, che pure si è opposto al super green pass per tutti i lavoratori, o forse finge di dimenticarlo, poiché i pentastellati sono alleati dei dem. Del resto, la mossa di Patuanelli, fedelissimo di Giuseppe Conte, non potrà non avere ripercussioni sull’alleanza giallorossa, già messa a dura prova dal crollo costante dei consensi del M5s. Nervoso, per usare un eufemismo, anche Brunetta. La posizione di Giorgetti è all’insegna del più puro buon senso e anche della chiarezza nei confronti dei cittadini. Estendere a tutto il mondo del lavoro il super green pass, infatti, equivale a introdurre surrettiziamente in Italia l’obbligo vaccinale senza però stabilirlo per legge, e dunque non assumendosi la responsabilità di erogare indennizzi in caso di effetti avversi. Una questione affrontata spesso dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Penso che l’estensione del green pass e il vaccino obbligatorio», ha detto a questo proposito, alcune settimane fa, la Meloni, «siano due cose diverse. Il green pass era una misura nata dall’Unione europea per favorire la circolazione delle persone, il vaccino obbligatorio è un’altra cosa: se il governo vuole usare il green ass per inserire surrettiziamente l’obbligo vaccinale allora io penso che questo non sia giusto. Inserisca l’obbligo vaccinale», ha aggiunto la Meloni, «io non sono d’accordo ma se ne assume la responsabilità; anche perché ci sono regole diverse sugli indennizzi nel caso in cui qualcosa non funzioni. L’obbligo vaccinale prevede per legge che lo Stato indennizzi, sul resto ci sono sentenze della Corte costituzionale ma la legge non c’è». Alle 21 inizia il Consiglio dei ministri: «Il Pd è a favore dell’obbligo vaccinale ma intanto l’estensione del super green pass a tutte le attività rappresenta un incentivo a vaccinarsi», spiegano fonti dem mentre la riunione è ancora in corso. La battaglia continua.
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Tutto nasce dalla volontà, assolutamente legittima, del governo e della Lega calcio di mettere una pezza a una delle piaghe dilaganti del calcio italiano: «Il pezzotto». Migliaia di tifosi che anziché pagare un regolare abbonamento per guardasi comodamente seduti davanti a uno schermo il match della loro squadra del cuore, preferiscono collegarsi a qualche emittente pirata. Tant’è che la legge del 2023 prevede proprio che questi siti debbano essere oscurati entro 30 minuti dal momento in cui vengono colti in flagranza.
Il punto è chi debba farlo. E qui entrano in scena Cloudflare e l’authority che regola, vigila e sanziona su tutto quello succede nel settore delle telecomunicazioni.
L’Agcom ha chiesto al colosso della rete guidato dall’ad Matthew Prince di intervenire per stoppare i collegamenti alle piattaforme illegali. In buona sostanza deindicizzare i siti pirata. Non solo. Perché l’input è quello di fornire i dati relativi ai clienti che si adoperano per bypassare illegalmente gli abbonamenti.
Risposta. Non se ne parla nemmeno. E non da adesso. Il secco diniego è reiterato e non ha mai lasciato trasparire possibilità di ripensamenti.
Motivo? Innanzitutto c’è una questione di merito e di salvaguardia dell’integrità della rete. Censurare dei siti non è il mestiere di Cloudflare che se dovesse acconsentire alle richieste italiane si esporrebbe a potenziali richieste simili anche da parte di governi autoritari. Perderebbe quindi un’arma difensiva fondamentale per garantire la neutralità di Internet. La nostra credibilità - è il concetto espresso dall’amministratore delegato Matthew Prince - deriva proprio dal fatto di non essere influenzati dalle decisioni dei singoli esecutivi.
Poi c’è un problema tecnico non indifferente. L’operazione invocata dall’Agcom potrebbe bloccare centinaia di altre piattaforme assolutamente in regola. Il punto è che si agisce sugli indirizzi IP e non solo sui domini e quindi se dovessero essere oscurate anche le applicazioni digitali perfettamente in regola, la credibilità dell’intermediario ne uscirebbe demolita.
E infine il dilemma economico. Il giro d’affari di Cloudflare in Italia è di circa 7 milioni di euro, che equivale allo 0,5% del fatturato globale dell’azienda. Insomma, è il ragionamento dei vertici del gruppo, ci stanno chiedendo di rivoluzionare un sistema che funziona senza intoppi in tutto il mondo per un mercato marginale e rispetto al quale c’erano anche importanti piani di sviluppo?
Impossibile evitare lo scontro. Che è deflagrato con la multa da circa 14 milioni di euro che ha fatto andare su tutte le furie Prince, il manager del gruppo che ha prima denunciato una deriva da censura. Quindi ha promesso azioni clamorose. Che partono dalla rimozione dei servizi gratuiti alle città italiane e dei progetti di investimento sul nostro Paese e arrivano fino allo stop alle operazioni di cybersecurity legati alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Con tanto di coinvolgimento di Musk e Vance.
Insomma, la questione rischia di diventare di politica internazionale. Per Prince infatti sarebbe in gioco la libertà di parola e di espressione che sarebbe attaccata da «un gruppo di decisori politici europei fuori dal mondo e molto disturbati».
Stati Uniti contro Europa. Uno schema che è molto caro all’amministrazione Trump e in particolare al vicepresidente Vance. Diciamo pure che la situazione sta sfuggendo di mano e per evitare che deflagri sarebbero necessari interventi di mediazione a un livello elevato.
Ci sta provando il senatore della Lega Claudio Borghi che nelle ultime ore ha cercato di gettare acqua sul fuoco: «Ho letto il messaggio di Prince con grande preoccupazione. L’Agcom è un’autorità indipendente: la sanzione non è quindi una decisione del governo. È tuttavia possibile che il provvedimento derivi dall’applicazione della normativa antipirateria, pensata per contrastare i siti illegali che replicano piattaforme di pay-TV. È impossibile, per un governo o per il Parlamento, impartire indicazioni operative a un’autorità indipendente. Posso però assicurare che faremo tutto il possibile per verificare se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare...». Mentre le verifiche sono in corso però la polemica non si placa. E c’è la quasi certezza che quella descritta sia solo la prima puntata di una serie che nessun sito pirata riuscirà ad oscurare. Con Cloudfare che starebbe valutando diversi scenari di risposta alla multa.
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«I sette quadranti» (Sky)
Eppure, per le ragioni di cui sopra, per il traino che la coppia Chibnall-Christie saprebbe assicurare a qualsivoglia prodotto, non c'è nemmeno un'ombra di noia ad oscurarne l'arrivo. I sette quadranti, al debutto su Sky nella prima serata di giovedì 15 gennaio, è accompagnata dalla promessa di regalare a chiunque, amante del whodunit o meno, una parvenza di felicità. O, senza tanta enfasi e poesia, un po' di intrattenimento degno di questo nome.Lo show, creato ancora una volta da Chibnall e interpretato, tra gli altri, da Helena Bonham-Carter e Martin Freeman, rilegge la storia così come Agatha Christie l'ha scritta.
Torna indietro, dunque, all'Inghilterra ricca e sfarzosa del 1925, ad un'immensa villa di campagna, teatro di una vacanza d'élite. Erano partiti con il solo intento di proseguire la loro vita d'agi altrove, lontano dalla città, i ragazzi protagonisti della serie. Erano ricchi, di nobile lignaggio. Si conoscevano e giocavano. E di giochi avrebbero voluto parlare per l'intera durante del weekend fuoriporta, se solo la morte non avesse fatto irruzione nella villa. Uno dei giovani, preso in giro dal gruppo perché pigro la mattina, viene trovato morto nel suo letto, accanto a lui sette sveglie. I ragazzi inorridiscono. L'amico è morto, circondato dagli stessi orologi con i quali, una di quelle mattine, avrebbero voluto giocargli uno scherzo. Da piani, avrebbero dovuto essere otto. Invece, quella mattina sarebbero state sette.
Perché, per come, è tutto da vedersi.Sulla morte, per nulla accidentale, comincia ad indagare la giovane protagonista de I sette quadranti, versione tv: Lady Eileen Bundle Brent, giovane, brillante e curiosa, dotata di un istinto fuori dal comune. Tocca a lei rivelare che quel delitto non è colposo, ma premeditato, parte di un complotto ben più ampio. Il tutto, mentre segreti, false piste e intrighi politici emergono uno dopo l’altro.
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Maurizio Belpietro commenta la generosità e l’affetto dimostrato dagli italiani nei confronti del vicebrigadiere Emanuele Marroccella. La raccolta fondi della «Verità» ha già raccolto 238.000 euro in quattro giorni.