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2021-09-15
«Tutti zitti sugli infermieri vaccinati positivi»
Ansa
Le notizie girano in una chat di medici e infermieri a livello nazionale, con informazioni molto tecniche e specialistiche. Uno degli ultimi messaggi, scritto da un'infermiera dell'Asl Roma 2, denuncia il fatto che «all'ospedale Sant'Eugenio i miei colleghi vaccinati sono tutti positivi. Non abbiamo trovato un giornalista che scrivesse la verità». Eccoci qui, invece, a cercare di capire e spiegare. La stessa situazione romana è stata riscontrata a Trento, all'ospedale di Tione. In questo caso è una infermiera non vaccinata, a parlare a ruota libera ma, precisa, «ho figli, sono divorziata, sono in crisi se mi tolgono il lavoro, sono in attesa di sospensione, per favore non citate il mio nome».
Che accade? «Di Roma ho chiesto conferma sul gruppo. Una situazione del genere si è verificata il mese scorso nel mio ospedale quando ad agosto c'è stato un focolaio Covid dove sono stati contagiati quattro pazienti e sette operatori, tutti vaccinati». La situazione, quindi, nonostante i vaccini, resta preoccupante.
«Hanno dato la colpa a un paziente non vaccinato, arrivato da una pneumologia di un altro ospedale con tampone negativo e negativo anche il tampone d'ingresso così come i due successivi, fatti ogni quattro giorni. Si è positivizzato all'ottavo, decimo giorno nel nostro ospedale. Il contagio è arrivato ad altri tre pazienti, vaccinati anche loro. I miei colleghi, intanto, a casa con sintomi, non asintomatici come dicono, tosse, febbre come una vera influenza. E non è vero che in una settimana guariscono». In pratica, il vaccino non li ha preservati.
Il dubbio sorge spontaneo e immediatamente si pensa che ci si trovi di fronte a una no vax. «Assolutamente no. A maggio ho fatto il vaccino dell'antitetanica perché mi ero punta con una rosa, i miei bambini sono tutti vaccinati, hanno fatto perfino quello delle zecche che sono tre richiami».
Tutti gli altri vaccini sì, ma contraria a quello anticovid. «Non è il solito vaccino, questo. Pretendo che un vaccino mi tuteli dall'infezione. È un anno e mezzo che lavoro nel reparto Covid, mi sono messa la tuta a marzo dell'anno scorso responsabilmente perché il mio dovere era quello di stare vicina ai paziente lasciati soli e non si sapeva ancora nulla di questo virus. E con a casa un padre malato, pluripatologico, tre figli minori ai quali ero terrorizzata di portare la malattia».
Quindi una sensibilità e una dedizione al lavoro totali. «Non potevo fare altro, era giusto così. Bisogna stare molto attenti soprattutto con le persone più fragili. Per quanto riguarda i bambini, però, è una faccenda differente». Le reazioni dei medici? «Tranne qualche caso sporadico, non so se per paura o convenienza, nessuno si pone una domanda e un pensiero critico lo vedo in molto pochi. Con tanti si fa fatica a parlarne.»
In compenso, il virus attacca quasi indisturbato. «Sì, c'è un altro focolaio al Santa Chiara, l'ospedale maggiore di Trento ma non so dirle di più». Nel vostro ospedale in quanti non siete vaccinati? «Venti/venticinque su un centinaio. Tra quelli che hanno fatto il Covid la raccomandata con cui si invita a vaccinarsi entro l'anno non è ancora arrivata. Noi l'abbiamo già ricevuta».
Chi non si vaccina rischia il posto di lavoro. «Non so come si metteranno le cose. Nell'immediato c'è la sospensione. Noi siamo azienda sanitaria e quindi la legge ha previsto questo fino a dicembre. Spero non procedano con un licenziamento, non posso permettermelo, dovrei cedere. Alcuni l'hanno già fatto, hanno il mutuo da pagare». In tanti hanno abbassato la guardia.
«Lo vedo nell'utenza. Le mascherine non sono mai sistemate nel modo corretto. Li riprendo e mi rispondono “ma tanto sono vaccinato". Hanno creato questo effetto di falsa sicurezza specialmente tra gli anziani che quest'anno si sentono più rilassati, sbagliando».
Intanto, nella centrale operativa del 118 di Palermo «15 infermieri sono risultati positivi ai test Covid», spiega Gioacchino Zarbo referente per la Sicilia del Nursing Up, il sindacato degli infermieri, «e si vocifera che alcuni di loro abbiano contagiato anche i famigliari. Lo abbiamo saputo dai giornali, nessuno ci ha informati. Gli infermieri, nonostante abbiano eseguito da tempo la seconda dose, si contagiano». Le difficoltà diventano insormontabili senza quelle figure insostituibili degli infermieri.
«La situazione è sempre più grave e le aziende sanitarie stanno sempre più zitte», precisa Alfredo Iannaccone di Nursing Up, «quello che riusciamo a sapere ci arriva quasi per caso. A Palermo gli operatori sono vaccinati, significa che se vaccinati a febbraio, ora l'immunità non c'è più. La cosa grave, e che bisogna sottolineare, è che l'Aifa si è affrettata per l'ok per la terza dose ai soggetti fragili ottantenni però sugli infermieri e medici s'è data possibilista, dicendo “analizziamo caso per caso, se state poco bene, vediamo". Non funziona così».
«Difendo stupratori, ma no vax mai». Così gli avvocati uccidono il diritto
Federica Eminente è un'avvocatessa del foro di La Spezia. È di famiglia ebrea. Vent'anni fa il destino le giocò uno strano scherzo: il tribunale l'assegnò come difensore d'ufficio di un criminale nazista, Heinrich Sonntag, accusato con altri 9 gerarchi tedeschi dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema compiuto il 12 agosto 1944. Sonntag non trovava un legale che si sobbarcasse quel compito e per caso trovò lei. Uno dopo l'altro, i colleghi dell'avvocato Eminente individuati in precedenza avevano rifiutato di assumere l'incarico per tenersi la coscienza pulita. Lei no. Ma la sua coscienza restò immacolata. «Una scelta professionalmente banale», spiegò all'epoca, perché ogni imputato ha diritto a un avvocato difensore e il «popolo italiano» in nome del quale si celebrano i processi ha diritto a una giustizia giusta. Aveva le lacrime agli occhi l'avvocato Eminente quando, al termine dell'arringa, davanti ad alcuni superstiti e molti familiari delle vittime, chiese l'assoluzione per Sonntag per insufficienza di prove. La sua scelta fu giudicata «un atto di alto profilo civile e morale» da Moni Ovadia, attore e regista ebreo. Sonntag fu poi condannato all'ergastolo fino in Cassazione.
Anche le Ss hanno diritto a un legale, come li ebbero Goering, Ribbentrop e altri 20 criminali nazisti al processo di Norimberga. Ma oggi molti avvocati vorrebbero negare questo diritto ai no vax. È la nuova frontiera della demonizzazione verso i lavoratori che, nel loro diritto, si ribellano all'obbligo vaccinale e ricorrere contro le sospensioni dal lavoro inflitte loro. Si arrangino: è questo che pensa, per esempio, l'avvocato Stefano Giampietro, 52 anni, di Trento. Giampietro è un giuslavorista che in passato ha assistito molti lavoratori in cause che li contrapponevano ai loro capi e ha fama di uno che non molla. Ma il personale sanitario e gli insegnanti che rifiutano il siero come clienti non li vuole. «È una scelta di coscienza davanti alle numerosissime richieste giuntemi in questo senso», ha spiegato. «Dal mio punto di vista, il bene comune prevale sul bene singolo».
Giampietro elenca decine di sentenze di tribunali e Tar che hanno rigettato ricorsi contro l'obbligo vaccinale, compresa la Corte di giustizia europea e la Corte europea dei diritti dell'uomo. L'avvocato, insomma, si è trasformato in giudice. Una toga vale l'altra. Altro che separazione delle carriere: per lui non vale neppure la separazione delle professioni. Giampietro ha già sentenziato come andranno le cose. Il verdetto non va pronunciato da una corte ma dal suo studio legale. Per lui i fascicoli dei no vax e dei no green pass sono spazzatura che non merita il suo tempo prezioso: «Faccio l'avvocato da vent'anni, cause perse non ne ho mai seguite e non intendo farlo ora», ha detto. Fosse dipeso da lui, il processo a Sonntag non si sarebbe potuto celebrare visto che l'imputato sarebbe rimasto privo di difesa. O comunque, poiché la sentenza di condanna era già scritta, sarebbe stato meglio dedicarsi a qualcosa di più profittevole.
L'avvocato trentino rivela che molti altri suoi colleghi optano per la stessa scelta «no no vax». Come Francesco Gatti, uno dei legali più in vista di Perugia, tra l'altro presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Post (Perugia officina per la scienza e la tecnologia). «Per la prima volta nella mia vita professionale», ha annunciato Gatti sul suo profilo Facebook, «non ho difeso una persona: un sanitario di un'azienda ospedaliera che non intende vaccinarsi». Un criminale con i fiocchi, un indifendibile. Eppure l'avvocato non si è mai tirato indietro: «Ho difeso criminali di ogni tipo», ammette. «Assassini, inquinatori, stupratori, stalker, politici corrotti e ho sempre tutelato tutti impegnandomi al massimo senza mai battere ciglio perché credo molto nel diritto di difesa. Ma questa volta quando mi è arrivata la mail proprio non ce l'ho fatta».
Quindi un no vax è peggio dei peggiori criminali e merita di marcire senza tutele davanti a un giudice. Questo è il ragionamento dell'avvocato Gatti: «Lo stupratore risponde della sua condotta nel suo “grande ma piccolo caso". Magari anche quello dell'inquinatore, per quanto spregevole, è un comportamento che ha un confine geografico e sociale. Il “no vax" invece risponde della sua condotta anche nella coscienza collettiva; agisce secondo un'idea sua, che io non condivido, ma ha un risvolto generale. Nella Costituzione c'è scritto che abbiamo il dovere di solidarietà. Lo dice la morale e lo dice la scienza».
Roberto Burioni, il virologo preferito da Fabio Fazio, su Facebook ha messo all'indice il post di un'avvocatessa che aveva annunciato di voler difendere «tutti i cittadini (inclusi medici e infermieri) che non si vorranno sottoporre alla terapia genetica sperimentale che viene “venduta" alla popolazione come un vaccino». «La libertà è un'altra cosa», ha sentenziato Burioni nel commento aizzando una serie di insulti contro gli avvocati colpevoli di fare il proprio mestiere, cioè rappresentare gli interessi di qualcuno. «Mi vergogno di appartenere alla categoria», scrive un'avvocatessa che segue Burioni. «Mi domando perché il consiglio dell'ordine non ha ancora provveduto alla radiazione», aggiunge un collega. «La facoltà di giurisprudenza è frequentata al 90% da gente che odia la matematica e le conseguenze mi sembrano evidenti», chiosa un'altra follower. E giù offese una dietro l'altra. Perché la legge non è più uguale per tutti.
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Un'operatrice di Trento conferma: «Ad agosto c'è stato un focolaio in cui sono stati contagiati 4 pazienti e 7 colleghi che avevano ricevuto il farmaco. E hanno anche avuto sintomi». Il sindacato Nursing Up rincara: «Le aziende sanitarie non lo comunicano».Sempre più legali fanno sapere di non voler assistere chi, a vario titolo, contesta le norme su inoculazioni e green pass. Viene così meno un principio di giustizia che ha permesso persino ai nazisti di essere tutelati.Lo speciale contiene due articoli.Le notizie girano in una chat di medici e infermieri a livello nazionale, con informazioni molto tecniche e specialistiche. Uno degli ultimi messaggi, scritto da un'infermiera dell'Asl Roma 2, denuncia il fatto che «all'ospedale Sant'Eugenio i miei colleghi vaccinati sono tutti positivi. Non abbiamo trovato un giornalista che scrivesse la verità». Eccoci qui, invece, a cercare di capire e spiegare. La stessa situazione romana è stata riscontrata a Trento, all'ospedale di Tione. In questo caso è una infermiera non vaccinata, a parlare a ruota libera ma, precisa, «ho figli, sono divorziata, sono in crisi se mi tolgono il lavoro, sono in attesa di sospensione, per favore non citate il mio nome». Che accade? «Di Roma ho chiesto conferma sul gruppo. Una situazione del genere si è verificata il mese scorso nel mio ospedale quando ad agosto c'è stato un focolaio Covid dove sono stati contagiati quattro pazienti e sette operatori, tutti vaccinati». La situazione, quindi, nonostante i vaccini, resta preoccupante. «Hanno dato la colpa a un paziente non vaccinato, arrivato da una pneumologia di un altro ospedale con tampone negativo e negativo anche il tampone d'ingresso così come i due successivi, fatti ogni quattro giorni. Si è positivizzato all'ottavo, decimo giorno nel nostro ospedale. Il contagio è arrivato ad altri tre pazienti, vaccinati anche loro. I miei colleghi, intanto, a casa con sintomi, non asintomatici come dicono, tosse, febbre come una vera influenza. E non è vero che in una settimana guariscono». In pratica, il vaccino non li ha preservati. Il dubbio sorge spontaneo e immediatamente si pensa che ci si trovi di fronte a una no vax. «Assolutamente no. A maggio ho fatto il vaccino dell'antitetanica perché mi ero punta con una rosa, i miei bambini sono tutti vaccinati, hanno fatto perfino quello delle zecche che sono tre richiami». Tutti gli altri vaccini sì, ma contraria a quello anticovid. «Non è il solito vaccino, questo. Pretendo che un vaccino mi tuteli dall'infezione. È un anno e mezzo che lavoro nel reparto Covid, mi sono messa la tuta a marzo dell'anno scorso responsabilmente perché il mio dovere era quello di stare vicina ai paziente lasciati soli e non si sapeva ancora nulla di questo virus. E con a casa un padre malato, pluripatologico, tre figli minori ai quali ero terrorizzata di portare la malattia». Quindi una sensibilità e una dedizione al lavoro totali. «Non potevo fare altro, era giusto così. Bisogna stare molto attenti soprattutto con le persone più fragili. Per quanto riguarda i bambini, però, è una faccenda differente». Le reazioni dei medici? «Tranne qualche caso sporadico, non so se per paura o convenienza, nessuno si pone una domanda e un pensiero critico lo vedo in molto pochi. Con tanti si fa fatica a parlarne.»In compenso, il virus attacca quasi indisturbato. «Sì, c'è un altro focolaio al Santa Chiara, l'ospedale maggiore di Trento ma non so dirle di più». Nel vostro ospedale in quanti non siete vaccinati? «Venti/venticinque su un centinaio. Tra quelli che hanno fatto il Covid la raccomandata con cui si invita a vaccinarsi entro l'anno non è ancora arrivata. Noi l'abbiamo già ricevuta». Chi non si vaccina rischia il posto di lavoro. «Non so come si metteranno le cose. Nell'immediato c'è la sospensione. Noi siamo azienda sanitaria e quindi la legge ha previsto questo fino a dicembre. Spero non procedano con un licenziamento, non posso permettermelo, dovrei cedere. Alcuni l'hanno già fatto, hanno il mutuo da pagare». In tanti hanno abbassato la guardia. «Lo vedo nell'utenza. Le mascherine non sono mai sistemate nel modo corretto. Li riprendo e mi rispondono “ma tanto sono vaccinato". Hanno creato questo effetto di falsa sicurezza specialmente tra gli anziani che quest'anno si sentono più rilassati, sbagliando». Intanto, nella centrale operativa del 118 di Palermo «15 infermieri sono risultati positivi ai test Covid», spiega Gioacchino Zarbo referente per la Sicilia del Nursing Up, il sindacato degli infermieri, «e si vocifera che alcuni di loro abbiano contagiato anche i famigliari. Lo abbiamo saputo dai giornali, nessuno ci ha informati. Gli infermieri, nonostante abbiano eseguito da tempo la seconda dose, si contagiano». Le difficoltà diventano insormontabili senza quelle figure insostituibili degli infermieri. «La situazione è sempre più grave e le aziende sanitarie stanno sempre più zitte», precisa Alfredo Iannaccone di Nursing Up, «quello che riusciamo a sapere ci arriva quasi per caso. A Palermo gli operatori sono vaccinati, significa che se vaccinati a febbraio, ora l'immunità non c'è più. La cosa grave, e che bisogna sottolineare, è che l'Aifa si è affrettata per l'ok per la terza dose ai soggetti fragili ottantenni però sugli infermieri e medici s'è data possibilista, dicendo “analizziamo caso per caso, se state poco bene, vediamo". Non funziona così».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/infermieri-vaccinati-positivi-2655026955.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="difendo-stupratori-ma-no-vax-mai-cosi-gli-avvocati-uccidono-il-diritto" data-post-id="2655026955" data-published-at="1631690824" data-use-pagination="False"> «Difendo stupratori, ma no vax mai». Così gli avvocati uccidono il diritto Federica Eminente è un'avvocatessa del foro di La Spezia. È di famiglia ebrea. Vent'anni fa il destino le giocò uno strano scherzo: il tribunale l'assegnò come difensore d'ufficio di un criminale nazista, Heinrich Sonntag, accusato con altri 9 gerarchi tedeschi dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema compiuto il 12 agosto 1944. Sonntag non trovava un legale che si sobbarcasse quel compito e per caso trovò lei. Uno dopo l'altro, i colleghi dell'avvocato Eminente individuati in precedenza avevano rifiutato di assumere l'incarico per tenersi la coscienza pulita. Lei no. Ma la sua coscienza restò immacolata. «Una scelta professionalmente banale», spiegò all'epoca, perché ogni imputato ha diritto a un avvocato difensore e il «popolo italiano» in nome del quale si celebrano i processi ha diritto a una giustizia giusta. Aveva le lacrime agli occhi l'avvocato Eminente quando, al termine dell'arringa, davanti ad alcuni superstiti e molti familiari delle vittime, chiese l'assoluzione per Sonntag per insufficienza di prove. La sua scelta fu giudicata «un atto di alto profilo civile e morale» da Moni Ovadia, attore e regista ebreo. Sonntag fu poi condannato all'ergastolo fino in Cassazione. Anche le Ss hanno diritto a un legale, come li ebbero Goering, Ribbentrop e altri 20 criminali nazisti al processo di Norimberga. Ma oggi molti avvocati vorrebbero negare questo diritto ai no vax. È la nuova frontiera della demonizzazione verso i lavoratori che, nel loro diritto, si ribellano all'obbligo vaccinale e ricorrere contro le sospensioni dal lavoro inflitte loro. Si arrangino: è questo che pensa, per esempio, l'avvocato Stefano Giampietro, 52 anni, di Trento. Giampietro è un giuslavorista che in passato ha assistito molti lavoratori in cause che li contrapponevano ai loro capi e ha fama di uno che non molla. Ma il personale sanitario e gli insegnanti che rifiutano il siero come clienti non li vuole. «È una scelta di coscienza davanti alle numerosissime richieste giuntemi in questo senso», ha spiegato. «Dal mio punto di vista, il bene comune prevale sul bene singolo». Giampietro elenca decine di sentenze di tribunali e Tar che hanno rigettato ricorsi contro l'obbligo vaccinale, compresa la Corte di giustizia europea e la Corte europea dei diritti dell'uomo. L'avvocato, insomma, si è trasformato in giudice. Una toga vale l'altra. Altro che separazione delle carriere: per lui non vale neppure la separazione delle professioni. Giampietro ha già sentenziato come andranno le cose. Il verdetto non va pronunciato da una corte ma dal suo studio legale. Per lui i fascicoli dei no vax e dei no green pass sono spazzatura che non merita il suo tempo prezioso: «Faccio l'avvocato da vent'anni, cause perse non ne ho mai seguite e non intendo farlo ora», ha detto. Fosse dipeso da lui, il processo a Sonntag non si sarebbe potuto celebrare visto che l'imputato sarebbe rimasto privo di difesa. O comunque, poiché la sentenza di condanna era già scritta, sarebbe stato meglio dedicarsi a qualcosa di più profittevole. L'avvocato trentino rivela che molti altri suoi colleghi optano per la stessa scelta «no no vax». Come Francesco Gatti, uno dei legali più in vista di Perugia, tra l'altro presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Post (Perugia officina per la scienza e la tecnologia). «Per la prima volta nella mia vita professionale», ha annunciato Gatti sul suo profilo Facebook, «non ho difeso una persona: un sanitario di un'azienda ospedaliera che non intende vaccinarsi». Un criminale con i fiocchi, un indifendibile. Eppure l'avvocato non si è mai tirato indietro: «Ho difeso criminali di ogni tipo», ammette. «Assassini, inquinatori, stupratori, stalker, politici corrotti e ho sempre tutelato tutti impegnandomi al massimo senza mai battere ciglio perché credo molto nel diritto di difesa. Ma questa volta quando mi è arrivata la mail proprio non ce l'ho fatta». Quindi un no vax è peggio dei peggiori criminali e merita di marcire senza tutele davanti a un giudice. Questo è il ragionamento dell'avvocato Gatti: «Lo stupratore risponde della sua condotta nel suo “grande ma piccolo caso". Magari anche quello dell'inquinatore, per quanto spregevole, è un comportamento che ha un confine geografico e sociale. Il “no vax" invece risponde della sua condotta anche nella coscienza collettiva; agisce secondo un'idea sua, che io non condivido, ma ha un risvolto generale. Nella Costituzione c'è scritto che abbiamo il dovere di solidarietà. Lo dice la morale e lo dice la scienza». Roberto Burioni, il virologo preferito da Fabio Fazio, su Facebook ha messo all'indice il post di un'avvocatessa che aveva annunciato di voler difendere «tutti i cittadini (inclusi medici e infermieri) che non si vorranno sottoporre alla terapia genetica sperimentale che viene “venduta" alla popolazione come un vaccino». «La libertà è un'altra cosa», ha sentenziato Burioni nel commento aizzando una serie di insulti contro gli avvocati colpevoli di fare il proprio mestiere, cioè rappresentare gli interessi di qualcuno. «Mi vergogno di appartenere alla categoria», scrive un'avvocatessa che segue Burioni. «Mi domando perché il consiglio dell'ordine non ha ancora provveduto alla radiazione», aggiunge un collega. «La facoltà di giurisprudenza è frequentata al 90% da gente che odia la matematica e le conseguenze mi sembrano evidenti», chiosa un'altra follower. E giù offese una dietro l'altra. Perché la legge non è più uguale per tutti.
Ansa
I treni sono stati instradati da Napoli a Roma sulla vecchia linea Formia. Certamente, un po’ per il caldo afoso, un po’ per il disagio dei viaggiatori, legittimamente si sono accumulate proteste su proteste e, tra l’altro, non è la prima volta che succede. Poi si è scoperto che c’era stato un furto di cavi nei pressi di Tora e Piccirilli, in provincia di Caserta. Anche questo non è una novità, ma questa volta il fatto malavitoso è risultato talmente evidente che nessuno avrebbe ragionevolmente potuto addossare la colpa la ministro delle Infrastrutture. Avrebbe...
In realtà è scoppiata una polemica contro il ministro Salvini dove si sosteneva che non si occupa a sufficienza della rete ferroviaria e della sua manutenzione, perché pensa ad altro trascurando i compiti del suo ministero.
Il casino, alla fine, si è risolto ma ovviamente il caos di ieri mattina è seguito a quello di due giorni prima. Questo perché i treni, al contrario degli aerei, non volano, un po’ come gli asini, e infatti è un somaro chi non sa, prima di fare polemiche politiche, che la linea ferroviaria si ingorga con molta facilità, più del traffico aereo sopra le nubi, perché con un treno fermo i convogli dietro, almeno fino a oggi, non possono né valicare il treno davanti né mettere la freccia e sorpassarlo.
Qualcuno, probabilmente, non sa che si chiamano Frecciarossa non perché sono dotati di frecce per il sorpasso, ma perché vanno veloci come una freccia; evidentemente a qualcuno è sfuggita la metafora e, ricordandosi i film dei cowboy e degli indiani, ha pensato che nelle stazioni ci sia un enorme arco che lancia il Frecciarossa indipendentemente da quello che si trova davanti.
Che ci sia in Italia un problema legato al fatto dell’elettrificazione delle linee ferroviarie è innegabile. Così come è innegabile che, ormai, i Frecciarossa cominciano ad avere qualche anno di uso e richiedono una manutenzione che del resto viene assicurata dalle Ferrovie dello Stato e anche dalla Rfi, che è la società responsabile delle linee ferroviarie stesse. Onestamente il livello di manutenzione della nostra rete ferroviaria non è inferiore a quello di altri Paesi europei, tant’è vero che nelle classifiche europee sull’efficienza del sistema ferroviario non siamo assolutamente nelle ultime posizioni. Certamente si può fare meglio, e si deve fare meglio, ma questo vale in particolare per i treni dei pendolari dove la situazione, nonostante gli ultimi investimenti del governo, rimane critica per sovraffollamento, mancanza di riscaldamento e raffreddamento degli ambienti interni e accumulo di ritardi.
A questo, come se non bastasse (vedi il caso di due giorni fa) si aggiunge l’opera di criminali, in particolare dei ladri di rame che notoriamente è un materiale che sul mercato illegale porta molti soldi nelle tasche di quei delinquenti che lo gestiscono, o per mano dei soliti gruppi anarchici o anarco-insurrezionalisti che pensano di favorire le ragioni del popolo contro il capitalismo, come se sui treni viaggiassero solo persone con un patrimonio da varie centinaia di migliaia di euro in su.
Alla fine, è sempre la solita storia: in nome del popolo si fanno cose a causa delle quali chi ci rimette è il popolo stesso. Ma questo è un vecchio problema che non possiamo contrastare culturalmente ma solo con una efficace (e senza sconti) repressione di questi fenomeni criminali.
Naturalmente, l’opposizione fa il suo mestiere, però potrebbe farlo anche un po’ meglio, ad esempio indicando alcune soluzioni che, quando vengono proposte, o sono irrealizzabili per mancanza di possibilità di spesa pubblica, almeno nell’immediato, o sono improbabili, ma tant’è che alla fine la colpa è di Salvini. L’ho scritto sopra e lo scrivo di nuovo: tutto si può migliorare. Basterebbe però sapere che, ad esempio, la situazione in Francia e in Germania è peggiore della nostra, per cui in Francia sono stati cancellati fino a 71 treni a causa del caldo per la mancanza, all’interno dei treni stessi, di un sistema di aria condizionata.
Ci sono dei problemi, ma questo tipo di dibattito che avviene in sede politica dopo i disagi che accadono non aiuta a risolverli e neanche a complicarli. Non serve a nulla, è tempo perso e, certamente, alimenta il sentimento di distacco dalla politica che già troneggia abbondantemente nel nostro Paese.
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Matteo Renzi (Ansa)
Il convitato di pietra Matteo Renzi si è ben palesato. L’avvocato di Volturara Apula ha una sua furbizia: guarda i sondaggi, scopre che Roberto Vannacci sorpassa la Lega e lui, memore della stagione gialloverde, strizza l’occhio a chi non dovesse digerire il generale. Manda a dire a Elly Schlein che sulla leadership alternativa a Giorgia Meloni si vedrà. E forse si sente il Vannacci di sinistra e sull’originale sentenzia: «Se entra in maggioranza lo diluiscono». Pare Cavour quando gli dissero che i repubblicani avevano dei seggi: «Vengano in Parlamento, si metteranno la cravatta». È la parabola dei grillini e Conte spera che il generale scopra Giorgia Meloni sul fianco destro mentre lui cercherà di portarsi al centro del campo largo. Così fa sapere che gli piace il progetto del centrista assessore romano Alessandro Onorato, vuole dialogare con Pina Picierno, quanto a Matteo Renzi non lo nomina per antica ruggine, ma potrebbe digerirlo.
Conte vuole comunque dare le carte e approfitta del trabocco di bile che il senatore singolo di Rignano sull’Arno ha avuto per non esser stato invitato da sora Costanza, e che ora intende farla pagare al Pd. Renzi loda il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (Silvia Salis non è come le sue scarpe Manolo da 1.200 euro: è già passata di moda) ben sapendo che alla Schlein, flexitariana, il partito campano è indigesto come un panino con la porchetta. Renzi è volato da Barac Obama e pare di vederlo, rivolto a Elly Schlein (delle presidenziali obamiane fu galoppina), mentre fa «tié» col gesto dell’ombrello, ricordandole: «Senza di noi perdono le politiche e il Quirinale; sulla legge elettorale stiamo a vedere. È matematica: senza i rifornisti non hanno i numeri». Lo sa bene Paola De Micheli, Pd per ogni stagione e ora moderata, che ricorda alla segretaria: «Quella foto di voi quattro è un inizio, ma ora devi aprirti al centro: parla con Renzi. Bene guardare al nostro elettorato tradizionale, ma c’è anche un elettorato fluido da conquistare». L’aggettivo fluido non è usato per guardare ai referenti dell’onorevole Alessandro Zan che piacciono tanto anche alla segretaria. Stessa esortazione arriva da Lorenzo Guerini - cacicco doc - che raccomanda: «Costruire il campo largo vuol dire fare un cantiere che coinvolge il centro». E chi lo nega?, Risponde la «coppia di fatto» di Avs, i «Fratonelli», che però rivendicano di essere gli assi del poker della sora Costanza. Quanto a Elly Schlein, sostiene che «L’alleanza progressista è già più larga, questo però non significa che le principali forze di opposizione non facciano iniziative. Sono testardamente unitaria perché lo chiede la nostra gente e da settembre faremo il programma con tutta l’alleanza». Il che significa fare un’altra cena aperta oltreché a Renzi (sta sulla riva del fiume e ripete: «Alla fine ci ritroveremo per battere le destre»), anche col segretario dei socialisti Enzo Maraio e con il capo di più Europa Riccardo Magi, che magari, dato il cognome, si attovaglia per un consommé.
Se Achille Occhetto aveva inaugurato la gioiosa macchina da guerra pare che la Schlein pensi a un’alleanza à la carte. Ma, come lascia intendere il guru del Pd Goffredo Bettini, strenuo sostenitore del rendez vous con Conte, se l’accordo non è pentastellato si rischia che il menu sia la sconfitta.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Un dato che va naturalmente preso con le molle, ma che riflette non solo il trend in crescita che anche altri istituti segnalano per Vannacci, ma anche il solido dato di realtà costituito dalle tante adesioni a Fn in ogni parte d’Italia.
Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8% (+0,1); crescono il Pd (22,2%,+0,5), Forza Italia (8,2%,+0,4) e Alleanza Verdi Sinistra (6,8%,+0,4). Vistoso il calo del M5s (12,1%,-1,4). Azione è al 3,1%(-0,1) e Italia Viva al 2,1 (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, , Ora! all’1,1%, +Europa all’1% e Noi Moderati allo 0,9%. Di corto muso, direbbe Massimiliano Allegri, ma il sorpasso c’è, e viene celebrato sulla pagina Fb di Futuro nazionale: «Dovevano essere una parentesi», recita il post, «dovevano essere folklore. Dovevamo essere il partito personale destinato a sparire. E invece Futuro nazionale cresce ancora e, secondo il sondaggio Youtrend per Sky Tg24, raggiunge il 5,9% e supera la Lega. Un risultato che non nasce nei salotti televisivi, ma nelle piazze, nei territori, tra la gente che non si rassegna alla solita politica, ai giochi di palazzo e ai compromessi al ribasso. Che c’è un popolo che vuole identità, coraggio, sovranità, sicurezza, libertà di parola e difesa degli interessi nazionali. Ci avevano detto che era impossibile. Noi abbiamo iniziato a camminare. E adesso acceleriamo». «Le cose stanno andando secondo i piani», commenta Vannacci a La Presse, «molto bene. Ma i veri sondaggi rimangono quelli fatti tra la gente e in mezzo alla strada. Noi non ci occupiamo delle dinamiche degli altri partiti e di quanto dicano i loro esponenti ma lavoriamo solo affinché Futuro nazionale cresca e per il bene dell’Italia e degli italiani». E nel frattempo rispunta un video del 2025 in cui il generale si dichiara pronto per Palazzo Chigi: «Se l’elettorato lo vorrà, io certamente non mi tiro indietro».
Lucida come sempre l’analisi dell’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega che ha aderito a Futuro nazionale: «Attenzione», dice Rinaldi alla Verità, «perché i sondaggi sono voti virtuali, i voti reali sono un’altra cosa. Il fatto che ci sia attenzione su Futuro nazionale sicuramente premia i nostri sforzi. Penso che il nostro bacino sia anche l’astensione e da questi dati si evince anche un’erosione del M5s. Ci sono dei delusi anche lì dalle promesse andate al vento. Il centrodestra dovrebbe essere contento se noi riusciamo a recuperare voti che loro non riescono a intercettare».
Non si scompone il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: «Siamo un po’ stanchi», commenta Romeo, «tutti i giorni di guardare i sondaggi di Vannacci. Noi siamo qui per lavorare, siamo al governo, e la nostra preoccupazione è quella di dare risposte ai cittadini. Stiamo facendo bene nel campo della sicurezza e i rimpatri dal 2023 ad oggi sono più di 20.000. Le norme che abbiamo voluto nei decreti sicurezza sul contrasto ai maranza stanno dando i loro frutti», aggiunge Romeo, «il nuovo regolamento europeo sui migranti dà ragione al fatto che bisogna essere più rapidi e più veloci sulle espulsioni, come ha voluto la Lega nell’ultimo decreto sicurezza. Sostanzialmente siamo stati legittimati anche rispetto alla costruzione di centri in paesi fuori dall’Unione europea. Quindi si sta andando nella direzione che i cittadini vogliono».
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