Il super decreto è un carrozzone. Al posto dei soldi qualche incentivo
  • Le proposte per l’ex dl aprile, ribattezzato «rilancio» visti i ritardi, contengono micro interventi senza visione La Protezione civile chiede di allungare lo stato di emergenza fino al 2021: la mossa può salvare Palazzo Chigi.
  • Nessuna moratoria statale dei tributi locali: ogni sindaco dovrà decidere da solo E prendersi eventuali colpe. L’esecutivo promette 3,5 miliardi, ma il buco sarà di 7.

Lo speciale contiene due articoli

L’«anagrafe» di Palazzo Chigi ha cambiato il nome al decreto: chiamarlo «aprile», essendo oggi il 9 maggio, sarebbe stato francamente troppo. Dunque, lo chiameranno «decreto rilancio»: nome sufficientemente vago, e soprattutto buono per maggio e (non si sa mai) anche per giugno. Anche perché le voci di ieri sera erano quelle di un ulteriore slittamento: convocazione del Consiglio dei ministri per lunedì (11 maggio) con approvazione definitiva del testo mercoledì (13 maggio). Naturalmente dalle parti di Palazzo Chigi – ma la scusa non regge granché – si adduce come giustificazione il fatto che sia ancora in via di aggiornamento il Temporary framework, cioè la cornice europea a cui sta lavorando la commissaria Margrethe Vestager per gli interventi in deroga a favore delle imprese colpite dall’emergenza.

Morale, cosa c’è per il momento? Una mega bozza di 766 pagine, un mattone che supera le 650 pagine di Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij, che La Verità ha esaminato ieri. Il metodo adottato per comporre lo zibaldone è stato quello di mettere in fila le richieste di ciascun dicastero: Famiglia, Protezione civile, Sport, Salute, Difesa, Beni culturali, Lavoro, Politiche europee, e così via. Poi naturalmente si tratterà di capire cosa confluirà effettivamente nel testo che sarà portato in Cdm.

E così balzano agli occhi le prime due considerazioni. Primo: un disegno generale non si vede. Manca un’idea di fondo: in qualche misura, quella che doveva essere una specie di seconda Finanziaria sembra piuttosto una sorta di Milleproroghe, un patchwork di interventi non sempre coerenti, e senza una direttrice ben distinguibile. Secondo: manca ancora la parte fiscale, sia nel senso di quali e quante scadenze saranno rinviate (tema decisivo per evitare il default di famiglie imprese giù a giugno) sia nel senso di interventi strategici per un abbassamento intelligente delle tasse, al fine di attrarre risorse e investimenti, dare respiro alle imprese, aiutare un vero rilancio.

E allora ecco la pioggerellina di microinterventi: bonus vacanze (non più di 500 euro, ma sotto forma di tax credit) per famiglie con Isee fino a 35.000 euro; potenziamento di centri estivi per bimbi, bonus babysitter e smartworking per i genitori; rimborso per l’abbonamento ai mezzi pubblici; un fondo per lo sport; un fondo di emergenza per spettacolo, cinema e audiovisivo; trasformazione del Fondo per il Sud, teoricamente destinato a sviluppo e coesione, in strumento per fronteggiare la crisi post coronavirus; risorse per Comuni ed enti locali (3,5 miliardi); risorse per la scuola (il ministero chiede circa 370 milioni per preparare la riapertura); 600 milioni per ridurre il peso delle bollette; e infine 1 miliardo per le cosiddette filiere in crisi, dai 200 milioni per il settore aereo a risorse inferiori per i settori florovivaistico, lattiero caseario, vinicolo, zootecnico, più pesca e acquacoltura. Come detto, si tratterà poi di vedere come si concluderà la scrematura, anche in considerazione dei pareri spesso contrari (segnalati nella bozza) della Ragioneria.

In un documento a parte, trova posto la detrazione al 110% per ecobonus e sismabonus, incentivando la messa in sicurezza antisismica degli edifici e la loro riqualificazione energetica. Si tratterebbe di un credito d’imposta del 110% per le imprese che faranno i lavori, che andranno svolti tra luglio 2020 e dicembre 2021.

Dall’esame del testo, viene fuori la reale natura del provvedimento. Non si vede affatto la «potenza di fuoco», né una consistente manovra di assegnazione di risorse a fondo perduto. Sembra prevalere la logica più sparagnina dell’incentivo: spendi tu, caro cittadino, cara impresa, e poi lo Stato incoraggerà in qualche modo. E questo approccio pare confermato anche nella sezione politiche europee, quella in cui il documento si aggancia alle previsioni Ue: anche qui le agevolazioni fiscali, le garanzie, gli anticipi rimborsabili, i tassi agevolati sembrano largamente prevalenti rispetto alle sovvenzioni dirette.

Altre tre osservazioni. Primo: si chiedono risorse (circa 1,2 miliardi) per prorogare la cassa integrazione per altre 12 settimane (nei giorni scorsi si era invece detto per altre 18), e si inseriscono norme per semplificarne le procedure. Chiara ammissione del fatto che la strada scelta finora dal governo non ha funzionato. Secondo: si istituisce il famigerato reddito di emergenza (da 400 a 800 euro), anche a eventuale integrazione del reddito di cittadinanza. Nella bozza si stabilisce che potrà essere erogato per tre mensilità. Terzo: si abbozza l’atteso intervento per fornire una garanzia penale in materia di misure di sostegno alla liquidità, e quindi far sì che anche i soggetti privati siano tutelati da eventuali raggiri e condotte truffaldine altrui.

Da segnalare infine che la Protezione civile propone di prorogare di altri sei mesi (dopo il 31 luglio) lo stato d’emergenza. Per Giuseppe Conte e i suoi lo stato d’eccezione non finisce mai? Il governo cerca di restare attaccato all’emergenza per tenersi in vita?

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