Il piano dei pediatri per fare le iniezioni ai bambini: mettere paura ai genitori

L’accanimento sui bambini in tema di vaccinazioni Covid è un capitolo vergognoso e inquietante, che va chiuso al più presto per evitare danni irreparabili. Ci fosse stata una moria di piccoli, flagellati dal virus e dalle sue varianti, tanta foga poteva avere una ragione sanitaria, ma così non è stato.
L’epidemia ha lasciato indenne la maggior parte dei bimbi, che se infettati in modo blando ora sono immunizzati in modo naturale. I pochi che hanno avuto complicanze anche serie erano purtroppo afflitti da gravi patologie e andavano protetti, come si fa nei confronti di qualsiasi infezione.
Risulta, dunque, surreale che, a stato di emergenza chiuso da mesi, con varianti che circolano, come, d’altronde, non smette di essere presente il virus influenzale, soggetto a continue mutazioni, il presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) abbia esortato i colleghi a spaventare i genitori.
«Come pediatri da qualche mese siamo impegnati in modo significativo sul fronte della prevenzione e su quello delle vaccinazioni. Ma c’è un nodo, per far aumentare le immunizzazioni dei bambini occorrerà che aumentino i casi, ovvero che si inneschi un po’ di paura nei genitori. Noi continueremo a lavorare su questo fronte», ha dichiarato Antonio D’Avino.
Frasi minacciose, pesantissime, che non possono essere tollerate. Il Coordinamento 15 ottobre (C15O), nato un anno fa per cercare un confronto aperto a livello medico scientifico, senza conflitti di interessi, due giorni fa ha scritto con urgenza ai vertici della Fimp, e per conoscenza alla Procura di Roma, «con richiesta di chiarimenti ed eventuale ritrattazione delle stesse» dichiarazioni del presidente D’Avino.
Il documento richiama precisi obblighi del codice di deontologia medica, quali l’astenersi «dall’ostinazione in trattamenti, da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualità della vita».
A maggior motivo se si tratta di bimbi sani, è scellerato auspicare un aumento di malati «al solo fine di inoculare farmaci per i quali la conferma di efficacia e sicurezza sulla popolazione pediatrica, come dichiarato da Pfizer, è attesa solo per luglio 2024», sottolinea la lettera. Mentre il mondo scientifico trova conferma dallo stesso produttore di vaccini che il farmaco non immunizza ma dovrebbe prevenire soltanto le forme gravi di malattia, parlare di far aumentare le immunizzazioni «è assolutamente fuorviante», si legge nel testo.
«Basta far leva sull’emotività dei genitori, facendo immaginare loro chissà quale infausto evento che colpirà i loro figli», protesta il presidente del coordinamento, Roberto Perga, padre di un piccolo di 19 mesi. La domanda che pone, a nome di altre associazioni che si riconoscono nel C15O, nato un anno fa in seguito alla violenta repressione dei manifestanti inermi al porto di Trieste, voluta dal Viminale, è su quale fronte sarebbero mai impegnati i pediatri.
Forse «quello di disinformare e spaventare» mamme e papà? Sempre il codice deontologico impone che il medico debba garantire «informazioni scientificamente rigorose, obbiettive, prudenti (che non producano timori infondati)», mentre le affermazioni del presidente Fimp sono tese a «innescare paura».
Per questo, il documento è stato inviato pure alla Procura di Roma, chiedendo di «verificare eventuali aspetti di rilevanza giuridica e penale di questa incresciosa vicenda». Nelle parole di D’Avino si potrebbe ipotizzare «una diffusione di notizie esagerate o tendenziose», punibile in base all’articolo 656 del codice penale, scrive il consiglio direttivo del coordinamento.
Certo che da inizio campagna vaccinale, i pediatri italiani non hanno brillato nel dare ai genitori informazioni dal contenuto scientifico comprovato. Annamaria Staiano, presidente della Sip, la società italiana di pediatria, si è sempre sentita autorizzata a definire «sicuro ed efficace» il vaccino in fascia 5-11 anni, malgrado i pochissimi trial compiuti in quella fascia d’età.
Lo ha ribadito di recente, lamentando che «nella fascia di età 5-11 si registra la più bassa copertura vaccinale, con solo il 38,5% dei bimbi vaccinati». Secondo la docente di pediatria Università di Napoli Federico II, «è necessario mantenere ancora alto il livello di allerta e puntare ad una vaccinazione massiva anche a livello pediatrico».
Non solo, è favorevole al ripristino degli imbavagliamenti a scuola perché «giocano un ruolo importante nel limitare il contagio. Al di sotto dei 5 anni la mascherina non è mai stata prevista», ha osservato con rammarico, pronta ad applaudire a iniziative che la impongano ai piccoletti «con la ripresa delle infezioni nella fascia in età scolare».
E per fortuna che è la prima donna a guidare la Sip, in 123 di storia. Dovrebbe avere dalla sua almeno una maggiore sensibilità, per capire quanto sia delicatissimo il tema di un vaccino così poco testato sui bimbi, e quanti disturbi possono dare le mascherine, invece è votata all’inoculo a oltranza.
Alla presidente manca anche il «dovuto supporto medico scientifico», nell’invocare pubblicamente interventi di grande impatto sulla popolazione pediatrica, scrive il Coordinamento internazionale di associazioni a tutela dei diritti dei minori (Ciatdm), in un documento inviato al neo premier, Giorgia Meloni. Vengono ricordati studi sull’aumento dei rischi di trasmissione con l’uso improprio delle mascherine, la dannosità per i bimbi e si chiede di rivedere la politica vaccinale verso i più piccoli.





