Il mercato del lusso supera la pandemia e cresce del 14%

L’Osservatorio Altagamma racconta l’andamento e i trend di un business che negli ultimi 20 anni è cresciuto del 135% e che in Italia contribuisce al 7,4% del Pil.

Per Christian Dior il lusso è «libertà». Secondo Coco Chanel, invece, «il lusso è una necessità che inizia quando la necessità finisce». Per Karl Lagerfeld il lusso è «indipendenza», mentre secondo Stefano Gabbana è qualcosa che cambia e si modella in base ai ritmi della società.

Altagamma, che dal 1992 riunisce le migliori imprese dell’alta industria culturale e creativa, da 20 anni racconta questo universo analizzando i consumi e le scelte della popolazione globale. «L’Osservatorio Altagamma fotografa l’andamento e i trend del mercato globale dei beni di lusso che ha conosciuto una crescita poderosa del +135% in questi due decenni e che in Italia contribuisce al 7,4% del Pil» ha dichiarato Matteo Lunelli, presidente Altagamma.

«Molto è cambiato per questo segmento che rappresenta una vera locomotiva per l’economia del Paese: l’avvento del digitale, l’affermarsi della Cina, valori più inclusivi e una crescente attenzione alla sostenibilità. Rimangono però centrali l’importanza della manifattura, il legame con il territorio e l’eccellenza delle nostre creazioni che sono un pilastro dell’esportazione e un soft power dell’Italia». Un mercato che, secondo le stime, nel complesso vale 1.140 miliardi di euro con una crescita del 14% rispetto al 2020.

Si registra che il mercato del lusso sia ormai tornato ai livelli pre-crisi e si prevede una crescita positiva – malgrado la mancata ripresa dei viaggi internazionali – anche per il 2022. È proprio quest’ultimo fattore, insieme al desiderio di spendere, che avrà un impatto positivo sul mercato Europeo (+8%). Gli Stati Uniti si normalizzeranno invece con un +7%, come il Medio Oriente, in flessione dopo la spinta di Expo Dubai. Cina e Asia saranno mercati dinamici con un +9%, mentre il Giappone si ferma a un +7% a causa della perdita dei turisti.

Rimane significativa la spinta verso il digitale che si riconferma più in espansione con un più 15%. I negozi fisici segnano però un +9% e continueranno essere rilevanti nel comparto, specialmente grazie alle nuove esperienze in store con approcci sempre più personalizzati e “phygital” che perfezionano il coinvolgimento del consumatore.

L’abbigliamento è previsto crescere del +9% e il deciso ritorno a livelli pre Covid-19 ha riattivato creatività e proposte innovative. L’hard luxury prosegue il trend positivo, con la gioielleria prevista a +10%, a conferma che il gioiello rimane un bene rifugio e diventa la categoria più performante. Meno spiccata la crescita degli orologi con uno stimato +7%. Gli accessori continuano nel loro trend positivo, più 11% per la pelletteria e +9% per le calzature. La cosmesi con un solido +8% riconferma le sue performance online grazie allo skincare.

Nel complesso, gli analisti stimano per il 2022 una crescita a doppia cifra, pari all’11%. «I cambiamenti nel settore del lusso negli ultimi 20 anni sono stati notevoli, e l’emergere dalla crisi dovuta al Covid arriva come un rinascimento per i brand di lusso» ha spiegato Claudia D’Arpizio, senior partner di Bain & Company e autrice dello studio insieme a Federica Levato, partner di Bain & Company. «Se storicamente il settore era associato a status, loghi ed esclusività, i brand di lusso sono ora attori nelle conversazioni sociali, guidati da un rinnovato senso di scopo e responsabilità. È interessante pensare a dove potrebbe essere il settore tra 20 anni. Il 2020 e il 2021 sono probabilmente un punto di svolta per il lusso come lo conoscevamo: i brand continueranno a ridefinirsi, espandendo la loro missione oltre la creatività e l’eccellenza, diventando abilitatori di cambiamenti sociali e culturali».

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