«Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei» e «che non converrebbe a nessuno». «L’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l’amministrazione Trump, con i suoi metodi molto assertivi, stia ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia per i suoi interessi e per la sua sicurezza. È un’area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive di attori stranieri». Così il premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno.
«Il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni, e come sappiamo non è l’unico. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio». Così il premier nella tradizionale conferenza stampa di fine anno.
«È molto doloroso non potere riuscire a dare risposte nei tempi che vorrei». «Saluto con gioia la liberazione degli altri italiani, io sono fiduciosa, voglio dire che il segnale dato dalla presidente venezuelana è nel senso della pacificazione e lo cogliamo e penso anche che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l’Italia e il Venezuela», afferma inoltre il premier parlando del caso Trentini.
Bombardamenti in Siria (Ansa)
Oltre 140.000 sfollati e decine di morti. Pure la Turchia è pronta a scendere in campo.
Da secoli, la vecchia cittadella osserva Aleppo dall’alto. Passano gli eserciti che la scalfiscono e la distruggono ma lei resta. Certo, a volte viene scalfita dalla guerra. Perde pezzi. A volte le vengono sottratti. Ma lei rimane fissa. E, in questi giorni, vive un altro conflitto. L’ennesimo.
Ieri erano i ribelli a occupare gran parte della città e a essere bombardati da Bashar al Assad, insieme ai suoi alleati russi e sciiti (Hezbollah e Pasdaran iraniani). Oggi, invece, sono i curdi a resistere contro quegli stessi gruppi ribelli, in gran parte legati ad Al Nusra, la branca siriana di Al Qaeda, che ieri occupavano Aleppo e che oggi governano a Damasco.
La minoranza curda ha sempre cercato una propria autonomia dalla capitale. Per questo, durante la guerra civile, era stata blandita dagli Stati Uniti per combattere sia contro le fazioni jihadiste sia contro il regime. Finita la guerra, gli alleati si sono dimenticati delle promesse fatte e i curdi si sono ritrovati così, ancora una volta, soli.
Il vecchio Al Jolani, che ora si fa chiamare Ahmad Al Sharaa, ha provato, almeno sulla carta, a tendere loro la mano, come alle altre minoranze. Ma farlo è impossibile. Il governo di Damasco, infatti, è troppo legato alle fazioni islamiste e per loro i curdi, con le loro aspirazioni di autonomia, rappresentano un corpo estraneo. Per questo motivo, l’esercito regolare vuole riprendere il controllo di alcuni quartieri in mano alla minoranza, che non intende cedere. Che fare, quindi? L’unica cosa che Al Sharaa è in grado di fare: bombardare pesantemente la città e fiaccarla. Un obiettivo in parte realizzato, visto che gli sfollati sono già oltre 140.000. Aleppo deve cadere. Ancora una volta.
L’Unione europea, come suo solito, si dice preoccupata senza far nulla. Anche perché non può. Parla di riforme che devono essere fatte. Di una Siria che va accompagnata verso il progresso e la modernizzazione. Ma lo si può davvero fare con un ex (o forse no) jihadista? La Turchia si dice pronta a schierare le sue truppe al fianco di Damasco nel caso in cui la situazione dovesse degenerare. Israele, invece, in questo grande scacchiere di questo piccolo Paese, sostiene i curdi, anche per indebolire Al Sharaa.
«Lo schieramento di carri armati e dell’artiglieria nei quartieri di Aleppo, i bombardamenti e lo sfollamento di civili disarmati e i tentativi di assaltare le aree curde durante il processo di negoziazione minano le possibilità di raggiungere accordi, creano le condizioni per pericolosi cambiamenti demografici ed espongono i civili intrappolati in questi quartieri al rischio di massacri», ha scritto su X il comandante delle Forze democratiche siriane, Mazloum Abdi. Che poi ha aggiunto: «Continuare a usare la forza armata e il linguaggio bellico per imporre soluzioni unilaterali è inaccettabile e ha già portato a massacri che costituiscono crimini di guerra sulla costa siriana e a Suwayda».
In realtà, nel corso di questi ultimi anni, i crimini di guerra non si sono mai fermati. La Siria infatti è stata insanguinata da vendette e rappresaglie. Una guerra civile mai sopita e che forse ora si è solo palesata con maggior forza. Niente di nuovo, come sa la cittadella di Aleppo. Che guarda, ancora una volta, passare eserciti con nuove divise e nuove ideologie. Sperando di trovare un po’ di pace dopo tanti anni di conflitti.
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I finanzieri del Comando Provinciale di Genova e i funzionari del Reparto Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova hanno sequestrato nel bacino portuale di Sampierdarena 2.109 panetti contenenti oltre 2 tonnellate di cocaina purissima.
L’ingente quantitativo era nascosto all’interno di 87 sacchi di juta variopinti, avvolti in reti di nylon ed è stato trovato dai funzionari doganali e dai finanzieri dentro un container proveniente dal Sud America, partito da uno dei principali porti colombiani.
L’attività è il risultato di un’intensa attività di controllo effettuata sulle rotte commerciali che collegano il Sud America con il porto di Genova, che storicamente rappresenta un crocevia dei flussi commerciali per l’Europa.
I 2.380 kg di droga sequestrata, se immessa sul mercato, avrebbe fruttato alle organizzazioni criminali guadagni per un valore stimato intorno a 1,5 miliardi di euro.
Il sequestro si inserisce nel quadro di una costante e mirata azione di contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti finalizzata a proteggere le fasce più deboli della popolazione, spesso esposte agli effetti nocivi del traffico criminale di droga.
Ancora una volta, la collaborazione tra la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli costituisce un prezioso baluardo per la sicurezza dei cittadini e per il mantenimento dell’ordine pubblico.
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