Il bello dell’accoglienza: senegalese cerca di bruciare vivi 51 ragazzini

State tranquilli, lo faranno passare per pazzo. Diranno che l’autista che ha sequestrato una cinquantina di studenti di seconda media a Crema era esaurito e non ci stava con la testa, un po’ come quel tizio che a Utrecht, in Olanda, una volta salito sul tram, essendo un po’ nervoso, ha ucciso tre persone. Ousseynou Sy, il senegalese che in Italia oltre all’accoglienza aveva trovato una moglie, ottenendone in cambio la cittadinanza e anche un posto di autista di corriere, verrà descritto come un povero disadattato. Aveva precedenti per guida in stato di ebbrezza e molestie sessuali, così dicono le cronache, ma ciò non era stato sufficiente (…)

(…) per togliergli la patente e soprattutto sottrargli i bambini che trasportava in autobus. Così ieri, invece di riportare i ragazzini a scuola dopo che erano stati in palestra, li ha sequestrati, deciso a puntare sull’aeroporto di Linate e fare una strage. Per l’occasione si era procurato alcune taniche di benzina, un coltello e delle fascette di plastica con cui legare gli studenti e renderli inoffensivi. Non fosse stato per un alunno che è riuscito coraggiosamente ad avvisare i carabinieri, sarebbe stata una strage, perché il senegalese aveva cosparso l’autobus di benzina.

Per dire basta ai morti nel Mediterraneo, Ousseynou Sy voleva fare decine di morti in Italia, provocando l’esplosione del mezzo, magari dentro l’aeroporto. Ovviamente il sequestro è stato maneggiato con prudenza dagli inquirenti, ma soprattutto dalle tv e dai siti online. Così, a qualche ora dai fatti, a leggere i titoli non si riusciva a capire che il sequestratore fosse straniero. Uno che era stato accolto a braccia aperte nel nostro Paese ed era stato integrato con un lavoro e un’abitazione. Già, perché Ousseynou Sy non era un povero diavolo fuggito dalla propria terra e abbandonato a un angolo della strada dalle politiche razziste del ministro dell’Interno, come ogni giorno a proposito dei profughi scrive la maggior parte della stampa. Il senegalese che ieri ha tentato una strage, evitata solo per miracolo e per il coraggio di un bambino, aveva addirittura beneficiato della cittadinanza italiana. Dunque non era ai margini della società: era uno di quei nuovi italiani per cui vanno pazzi i nostri intellettuali, da Roberto Saviano a Massimo Cacciari. I quali passano da un programma televisivo all’altro per dire, scrivendolo pure sulla carta da parati, che chi non spalanca le porte agli immigrati, chi si oppone agli sbarchi, è responsabile delle morti nel Mediterraneo. Sì, scrittori e professori quotidianamente impegnati a combattere chi si opponga all’invasione, ripetono con pervicacia che chiunque non sia acquiescente davanti al «luogo comunismo», che vede nell’immigrazione una risorsa per l’Italia, è una specie di mostro, uno che auspica la morte in mare per affogamento di tutti gli stranieri, dunque un complice delle stragi nel Mediterraneo. Chiudere i porti, fermare gli sbarchi, respingere i migranti secondo Saviano e Cacciari – i quali sono spalleggiati da gran parte della stampa, anche da quella che si dice cattolica – significa non essere umani.

Così loro, i professionisti dell’accoglienza indiscriminata, forniscono il substrato culturale dell’odio di cui si nutrono gli immigrati che, come Ousseynou Sy, si sentono povere vittime. Loro, i cattivi maestri: buonisti sempre pronti ad alzare le parole, a dare dei buffoni o dei criminali a chiunque non si adegui al loro pensiero unico. Si fanno campagne con slogan come «Restiamo umani», dando per sottinteso che chi non sia favorevole all’immigrazione non sia umano. E si sostiene che chiunque sia contrario all’invasione dall’Africa sia razzista, anzi sia simile a Hitler ai tempi della sua ascesa al potere e prepari i campi di concentramento. Non pensate che a questo punto qualche straniero, sentendosi discriminato o possibile vittima, possa reagire?

Nel passato si è detto spesso che le parole sono pietre, anzi pallottole. E il risultato è noto a tutti. Accusare Matteo Salvini e i pochi politici e intellettuali che la pensano come il ministro dell’Interno di essere i mandanti morali della morte in mare dei migranti, come succede spesso, può dunque avere conseguenze. Ieri Ousseynou Sy ha sequestrato 51 bambini, pronto a bruciarli vivi e a far esplodere l’autobus che conduceva, perché pensa che davvero le morti in mare siano responsabilità di Di Maio e Salvini, cioè del nostro governo, dunque dell’Italia. Voleva punire il nostro Paese e fare in modo che dall’autobus nessuno uscisse vivo. Strage per strage. Occhio per occhio. Anche se noi finora gli occhi li abbiamo chiusi solo per evitare di vedere l’invasione.

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