• Partita sulla riapertura del Nord stream. In Germania intaccati gli stock. L’Arera ai politici immobili da mesi: «Subito un piano».
  • Le dimissioni di Draghi non spaventano i mercati: Milano chiude a +1,84%.

Lo speciale contiene due articoli.

La settimana che si apre lunedì prossimo appare particolarmente importante per l’Eurozona. Mercoledì 20, a Roma, si capirà qualcosa di più sulla crisi di governo italiana (forse), mentre a Francoforte giovedì 21 la Bce alzerà i tassi e illustrerà il nuovo scudo anti spread. Infine, venerdì 22, la Germania dovrebbe tornare a importare gas attraverso il gasdotto Nord stream 1. La condotta, chiusa per qualche giorno per le normali manutenzioni annuali, dovrebbe riprendere a funzionare, portando il gas dalla Russia direttamente in Germania, al suo sistema industriale e agli stoccaggi.

Proprio quella del 22 luglio è la data più critica, sulla quale convergono speranze e paure dell’Unione europea e di Berlino in particolare. Se infatti le esportazioni di gas dalla Russia non dovessero riprendere quel giorno, il governo tedesco sarebbe costretto ad azionare il piano di contenimento della domanda e la Germania si avvierebbe a un inverno difficilissimo, trascinando con sé l’intera Europa in una spirale recessiva. La situazione degli approvvigionamenti offre già motivi di preoccupazione.

Come anticipato ieri, i dati messi a disposizione dal sistema di bilanciamento del gas tedesco hanno confermato che l’utility Uniper sta prelevando gas dagli stoccaggi, anziché iniettare per aumentare la giacenza. Questo perché non riceve più gas dalla Russia ma continua a rifornire i propri clienti industriali. Volendo risparmiare liquidità, a quanto sembra, non compra il gas sul mercato e attinge invece alle riserve per non lasciare i suoi clienti a secco. Secondo il regolatore tedesco, questo fa sì che, al momento, le iniezioni in stoccaggio complessive del sistema gas tedesco equivalgano ai prelievi. Dunque, la quota di riempimento degli stoccaggi in Germania rimane inchiodata al 64,5% e, se le cose dovessero proseguire in questo modo, è evidente che il Paese non riuscirebbe a raggiungere l’obiettivo dell’80% di riempimento stoccaggi entro il 1° ottobre. I prezzi del gas al Ttf, registrando una temporanea e inattesa situazione di eccesso di offerta nel continente, hanno risentito di questo sviluppo mostrando volatilità altissima e un calo deciso delle quotazioni. Il prezzo spot è sceso a 158 euro al megawattora, quello per il mese di agosto è sceso di oltre il 10% a 160 euro al megawattora, mentre il prezzo del gas per l’inverno 2022-2023 è sceso del 8,4% fermandosi a 162 euro al megawattora. Tuttavia, quando sarà chiaro che questo eccesso di offerta («lungo») di ieri è destinato a trasformarsi in carenza («corto») domani, i prezzi torneranno a salire, in assenza di novità.

Come più volte illustrato, nel caso di dichiarazione del terzo stadio di emergenza gas in Germania quasi certamente scatteranno gli accordi di solidarietà stipulati tra governi nei mesi passati. Nel caso specifico, l’Italia, su richiesta tedesca, dovrà fornire materia prima, quasi certamente tramite una esportazione virtuale, cioè diminuendo le importazioni di gas dalla Norvegia attraverso il gasdotto Tenp e lasciando parte di quei quantitativi in Germania. Non sono noti i dettagli degli accordi tra governi, ma nei criteri generali dettati dalla Commissione europea è prevista una remunerazione per la materia prima e un riconoscimento dei costi vivi.

Ieri, a Roma, intanto, l’Autorità per l’energia ha illustrato in Parlamento la propria Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta. Nella sua presentazione a Montecitorio, il presidente dell’Arera Stefano Besseghini ha sottolineato con preoccupazione la difficoltà del contesto e si è concentrato su due inviti pressanti al governo: redigere un piano dettagliato che specifichi attività, modi, tempi e soggetti per affrontare una carenza di gas improvvisa e avviare una robusta campagna di informazione per il risparmio energetico presso i cittadini. «La collaborazione tra tutti i livelli istituzionali è fondamentale in questo momento. In autunno la situazione energetica sarà complicata dunque servirà ancora più collaborazione», ha dichiarato Besseghini.

Nel corso della presentazione, che fa riferimento alle attività del 2021, cioè prima della guerra russo ucraina, ma che fatalmente ha dovuto tenere conto dello scenario bellico sviluppatosi in seguito, Besseghini si è detto contrario all’ipotesi di applicazione di un tetto ai prezzi a livello nazionale, sul modello di quello entrato in vigore in Spagna e Portogallo. Quella soluzione, infatti, ha un senso ed è applicabile a un sistema sostanzialmente isolato come quello della penisola iberica, ma non lo sarebbe in Italia, che è interconnessa con molti altri mercati. Se invece, il cap alla spagnola fosse applicato in tutta Europa allora potrebbe avere senso, ma l’applicazione appare comunque difficile e complessa.

Besseghini ha poi evidenziato come la scomparsa pressoché totale di contratti di lungo termine e a prezzo fisso abbia portato volatilità e instabilità nel sistema, ormai quasi completamente indicizzato ai mercati all’ingrosso di breve termine. Oltre a chiedere, poi, di posticipare al 2024 la fine della tutela di prezzo per i clienti gas domestici, il presidente dell’Arera ha espresso un parere negativo sull’idea di disaccoppiare il sistema del prezzo marginale tra impianti termoelettrici e impianti a fonte rinnovabile. Una sconfessione sorprendentemente secca, in poche, laconiche frasi, delle ipotesi di riforma del mercato rilanciate dal ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani.

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