Guerra lunga e sanzioni inutili. L’Occidente scopre la realtà e ora programma la ritirata
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Un articolo su «Foreign Affairs» rompe il tabù: non potremo sostenere Kiev in eterno. Per chi si è bevuto la propaganda bellicista si tratta di un vero e proprio choc culturale.

Se negli ultimi anni abbiamo imparato una grande lezione è che prima o poi la realtà viene a galla. La si può seppellire sotto una coltre di ideologia, soffocarla tra le spire di una costruzione artificiale. Ma alla fine, in un modo o nell’altro, la realtà si manifesta e tale manifestazione produce conseguenze esplosive. Da qualche tempo tale fenomeno di epifania del reale si sta verificando a proposito della guerra in Ucraina.

Passati i primi mesi di angoscia nel 2022, oggi il conflitto appare derubricato ad argomento secondario. Non appassiona più, ha smesso di infiammare violentemente i talk show televisivi. Si respira stanchezza a riguardo nell’opinione pubblica italiana e occidentale, e anche autorevoli osservatori non hanno mancato di accorgersene. L’altro giorno, su Repubblica, Ezio Mauro si è indignato per lo scarso fervore democratico che gli italiani avrebbero mostrato smettendo di stracciarsi le vesti per le sorti di Volodymyr Zelensky. Secondo Mauro se la riscossa ucraina non va a buon fine è proprio per l’Occidente malato che non apprezza più gli eroi del liberalismo.

Un ragionamento decisamente più elevato ma comunque sovrapponibile per sensibilità è apparso nei giorni scorsi sulla prestigiosa rivista Foreign Affairs sotto forma di un articolo firmato da Liana Fix e Michael Kimmage e intitolato: «L’Occidente abbandonerà l’Ucraina?». Sommario: «Kiev deve prepararsi per un possibile cambiamento di opinione in America e in Europa».

Gli autori si mostrano piuttosto lucidi nell’analisi: «L’impegno continuativo occidentale nei confronti dell’Ucraina non può essere garantito», scrivono. «Gli elettori in Europa e negli Stati Uniti mettono in dubbio il sostegno a lungo termine all’Ucraina. Finora queste voci rimangono in minoranza, ma si stanno moltiplicando e diventando sempre più forti. La promozione di opinioni apertamente filo-russe e anti-ucraine rimane una rarità politica. Invece, lo scetticismo tende ad emergere da dibattiti politici interni di lunga durata. Negli Stati Uniti, la guerra in Ucraina è diventata l’ultimo punto critico nella disputa su quanto gli americani dovrebbero preoccuparsi (e spendere per) sostenere partner e alleati d’oltremare. In Europa, il Covid-19 e l’elevata inflazione conseguente alla guerra hanno esercitato pressioni economiche. L’ottimismo sul successo dell’Ucraina ha cominciato a vacillare, portando al disagio per una guerra di grandi dimensioni e senza fine sul suolo europeo». È un quadro crudo ma estremamente realistico. E non è tutto.

Aggiungono gli autori dell’articolo: «Gli sviluppi in prima linea – in particolare il ritmo relativamente lento e i modesti guadagni della controffensiva ucraina lanciata all’inizio di quest’estate – hanno incoraggiato gli scettici sul sostegno occidentale a Kiev. Anche se la controffensiva dovesse intensificarsi, non metterà fine alla guerra in tempi brevi. I sostenitori dell’Ucraina», concludono amaramente le firme di Foreign Affairs, «non hanno una teoria chiara e concordata sulla vittoria, il che rappresenta una responsabilità politica. Fuori dall’Ucraina, storie diverse dalla guerra ora dominano le notizie. Quanto più a lungo il conflitto continuerà, tanto più la lotta tra Davide e Golia dei suoi primi giorni passerà in secondo piano, alimentando una percezione di futilità e rafforzando gli appelli a trovare almeno una soluzione cosmetica».

Nulla che non si potesse prevedere. In effetti l’annunciata controffensiva non ha prodotto i risultati sperati, la Russia non è collassata sotto il peso delle sanzioni, il conflitto non è finito in tempi brevi anche se qualcuno aveva assicurato che, mandando armi, si sarebbe presto risolto.

Di tutto questo, l’opinione pubblica europea e occidentale ha cominciato ad accorgersi, ricavandone una diffusa perdita di fiducia e un fastidio crescente per la retorica bellicista. In fondo non serve essere grandi esperti di geopolitica per comprendere che – se una guerra che doveva finire mesi e mesi fa è ancora in corso – qualcuno ti sta menando per il naso. Alla fine la propaganda demente a cui siamo stati sottoposti da oltre un anno a questa parte ha addirittura danneggiato la causa che pensava di sostenere.

Le bugie reiterate, le sparate inverosimili e la sterilizzazione del dibattito hanno prodotto un effetto di ritorno potente, che probabilmente non si sarebbe verificato se il dibattito fosse stato libero ed equilibrato. Triste ironia: gli italici artiglieri da tinello si stanno abbattendo da soli, trascinati a fondo dalle loro menzogne.

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