La Commissione dà il via libera «formale» alla finanziaria rinviando la decisione finale a gennaio. Giuseppe Conte: «Non abbiamo ceduto sui contenuti». Matteo Salvini e Luigi Di Maio: «Ha trattato bene». Quota 100 e reddito partiranno da aprile. La Borsa gode, lo spread cala a 254.

Alla fine, la Commissione Ue, maestra nel veicolare sui media notizie su veri o presunti arretramenti altrui, l’arretramento ha deciso di farlo lei: rinunciando ad aprire la procedura d’infrazione contro l’Italia. Si dirà: è una decisione subordinata a ulteriori verifiche (a gennaio), che, bontà sua, Pierre Moscovici ha definito non «suspicieux», cioè senza pregiudizio maligno.

Ma intanto la procedura non c’è, come non c’è stata la capitolazione dell’Italia via spread. E il governo italiano ha anche buon gioco a sostenere di non aver ceduto sul 2,04% di deficit, che è certo inferiore al 2,4%, ma è molto superiore allo 0,8% dal quale la trattativa era cominciata.

In conferenza stampa, il francese Moscovici, per l’evidente necessità di dare copertura agli sforamenti di Emmanuel Macron, si è preso la parte del poliziotto buono («È una vittoria del dialogo, che la Commissione ha preferito rispetto allo scontro»), mentre il lettone Valdis Dombrovskis ha scelto il ruolo del bad cop: «La soluzione individuata non è l’ideale, ma evita di aprire una procedura in questa fase e corregge una situazione di seria inadempienza. La parte italiana aveva iniziato le discussioni sottolineando che non avrebbe modificato il testo neanche di un euro».

Alle parole di Bruxelles, ha risposto in Senato Giuseppe Conte, affiancato nell’occasione dal team trattativista, cioè dai ministri Giovanni Tria e Enzo Moavero: «Non abbiamo ceduto sui contenuti della manovra». E ancora: «Le valutazioni tecniche hanno rilevato che le risorse necessarie erano inferiori a quelle inizialmente previste, il che ci ha portato a ridurre il disavanzo, senza modificare i contenuti».

Soddisfazione da parte di Matteo Salvini: «Aver evitato la procedura d’infrazione è la vittoria del buonsenso. Un plauso a Conte che ha portato avanti la trattativa con Bruxelles con competenza, serietà e fermezza». Il vicepremier però avverte l’Europa su un altro fronte, quello dell’agricoltura: «Se l’Ue taglierà i fondi, non voteremo il bilancio».
Toni non dissimili quelli di Luigi Di Maio: «A Conte va il mio plauso per lo straordinario lavoro e il risultato portato a casa. Il premier con coraggio e competenza è riuscito ad avere successo in un negoziato delicato senza indietreggiare e senza tradire gli italiani».

L’ammontare dei saldi ridefiniti è pari a 10 miliardi e 254 milioni nel 2019, 12 miliardi e 242 milioni nel 2020, 15 miliardi e 997 milioni nel 2021.

Molto positiva la reazione dei mercati: a Milano, l’indice Ftse Mib ha guadagnato l’1,59%, mentre lo spread è sceso a 254 punti.

Di tenore diverso le dichiarazioni delle opposizioni che però, curiosamente, fino a ieri urlavano contro la possibile procedura d’infrazione. Ora che la procedura non c’è più, urlano lo stesso. Ecco l’ex premier Paolo Gentiloni, che dopo anni di negoziati anche del Pd sugli zero virgola, ha testualmente scritto su Twitter: «Per la prima volta la legge di bilancio italiana viene varata a Bruxelles. Sovranisti senza sovranità. Gli sforzi di sei anni liquidati in sei mesi».

Stessa musica da Antonio Tajani, che ha parlato di una «Caporetto». «Si sono fatti dettare la manovra dalla Commissione. Dopo uno starnuto di Juncker, hanno fatto una precipitosa marcia indietro». C’è da chiedersi se l’esponente di Fi abbia dimenticato quando un governo scelto dai cittadini italiani fu rovesciato nel 2011 dopo l’intervento dell’Ue.

Ma torniamo all’intesa. Possiamo sintetizzare quattro punti su cui l’Italia ha dovuto rivedere le sue posizioni. Primo (ed è il tema che La Verità ha posto per prima da due mesi), una dilazione nel tempo di quota 100 e reddito di cittadinanza, che partiranno da aprile (nella Pa quota 100 invece partirà a ottobre), come confermato da Tria. Secondo, una revisione al ribasso delle stime di crescita, con il Pil dell’anno nuovo che è valutato in crescita solo dell’1% al posto dell’1,5%. Terzo, il congelamento di 2 miliardi di spesa, secondo l’ammissione dello stesso Conte: «Il governo ha previsto l’accantonamento temporaneo di alcuni stanziamenti per l’importo di 2 miliardi. Le somme saranno rese disponibili nel caso in cui il monitoraggio sui conti certificherà gli obiettivi di bilancio». Traduzione: quei soldi restano nel cassetto, e si potranno spendere solo se gli obiettivi saranno effettivamente rispettati, a partire dal limite del 2,04% di deficit. Quarto, ed è l’aspetto più doloroso: tornano le clausole di salvaguardia, sotto forma di aumenti di Iva e accise pronti a scattare se non saranno disinnescati in tempo, per il 2020 e il 2021.

Su quest’ultimo punto, è curiosa l’insistenza polemica degli uomini del Pd, forse omonimi dei ministri dei governi Renzi e Gentiloni che fecero un uso larghissimo esattamente di questo odioso strumento. Resta infine un punto da chiarire: per lo sforamento del 3,5%, che è ben maggiore di quello italiano, le clausole di salvaguardia verranno imposte dalla Commissione anche alla Francia di Macron?

Entusiasta di questa Ue invece il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Vi è una tendenza, diffusa in tutta l’Unione, a osservarla e a giudicarne i comportamenti come se si trattasse di un soggetto estraneo. L’Europa non è un “vincolo esterno” ma un moltiplicatore della nostra influenza internazionale, della nostra capacità di espansione economica, oltre che della preziosa libertà di movimento. Ho valutato molto positivamente la scelta del governo di avviare un dialogo costruttivo con la Commissione, che ha agito con spirito collaborativo, per giungere a soluzioni condivise». Peccato però che, dopo il tocco di Bruxelles, la manovra esca peggiorata: più tasse, più clausole di salvaguardia, meno investimenti.

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