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2024-11-13
Giubileo dietro l'angolo, ma Roma non è pronta. Inchiesta su presunta frode sui fondi dell'Anno Santo
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Roberto Gualtieri (Ansa)
Un mese e mezzo all’apertura della Porta Santa. Un mese e mezzo all’inizio del Giubileo 2025, ma lo scenario è tutt’altro che roseo. È di poche ore fa la notizia di una inchiesta per corruzione, turbativa d'asta e frode in pubbliche forniture per gli appalti per il rifacimento delle strade dove, secondo le ipotesi accusatorie, sarebbero stati utilizzati fondi per il Giubileo. Al centro dell'indagine dei pm romani un giro di tangenti che un imprenditore avrebbe pagato ai pubblici ufficiali per pilotare una serie di appalti per lavori di manutenzione delle strade. Tra gli indagati, 4 funzionari del Comune della Capitale, uno di Astral (l'azienda della Regione Lazio che gestisce in concessione l'intera rete viaria regionale) e almeno due agenti della polizia stradale. La Guardia di Finanza del comando provinciale di Roma, su delega della procura della Repubblica di Roma, questa mattina ha svolto alcune perquisizioni negli uffici del Campidoglio e in alcune società private. L'acquisizione di atti ha riguardato gli uffici del Dipartimento dei Lavori Pubblici di Roma, in via Petroselli.
C’era da aspettarselo, d’altronde sono molte le accuse che arrivano dai comitati sulla presunta speculazione che si starebbe facendo grazie ai fondi del Giubileo. Tanto che è addirittura la stessa sinistra a rivoltarsi contro una giunta di sinistra guidata da Roberto Gualtieri sulla gestione delle opere pubbliche. Dall'Arci di Roma, ai comitati contro gli impianti per i rifiuti, dai Fridays for future fino ai comitati contro lo stadio a Pietralata. È un intero pacchetto di associazioni e comitati romani a darsi appuntamento il 7 dicembre alle 15 sulla piazza del Campidoglio per protestare contro l'agenda dell'amministrazione capitolina che ignorerebbe le loro preoccupazioni. «Rifiutiamo l'idea sposata dalla Giunta Gualtieri, così come dalle precedenti, di una città in cui le opere pubbliche sono pensate, giustificate e portate avanti, solo in favore di interessi privati, caratterizzate dalla speculazione economica, orientate a future rendite politiche, bisognose dei grandi eventi o ad esclusivo appannaggio del turismo di massa» spiegano le associazioni, che chiedono una diversa gestione del patrimonio pubblico. «I traguardi che si è posta la giunta hanno gli interessi dei grandi gruppi economici, i palazzinari e i fondi speculativi come motore e l'Anno Santo come scusa. L'amministrazione si dice pronta per l'apertura della Porta Santa, ma le opere previste, grandi e piccole che siano, alcune delle quali se saranno terminate, lo saranno solo a Giubileo concluso, non porteranno alcun vantaggio per chi abita e vive la città. È autentico razzismo ambientale quello che connota l'azione della Giunta Gualtieri in materia».
Il ritardo sui cantieri è ormai un dato di fatto e non c’è più tempo neanche per rincorrere il tempo. «Sarà un miracolo se per gennaio 2025 avremo un terzo dei cantieri completati» fa sapere il vicepresidente della Commissione Giubileo, Maurizio Politi, consigliere di Roma Capitale della Lega. «Il sindaco Gualtieri racconta una favola che non ha i presupposti per essere raccontata». Politi sottolinea che le difficoltà maggiori si incontrano nel reperimento della forza lavoro. «Mancano gli operai nelle ditte, non c’è personale sufficiente ed è per questo che molti denunciano cantieri aperti, ma spesso vuoti». La Commissione Giubileo non ha grandi poteri di gestione che invece è affidata alla Società Giubileo, il suo ruolo è quindi più che altro quello di monitorare e controllare che tutto vada bene, ma così non è. Manca la manodopera e si assumono persone senza esperienza.
Lo si capisce anche dai banali lavori di riparazione di cui necessita la città. Una commerciante ha dovuto attendere un mese prima di vedere ricoperta una buca che avevano aperto per aggiustare un cavo della luce che si era danneggiato. «Sono settimane che stiamo così, l’enoteca è sempre piena e non sappiamo dove far sedere le persone perché possiamo mettere meno tavoli del previsto». E dopo che finalmente è arrivata la ditta per richiudere tutto, il lavoro concluso non risultava all’altezza. «Sampietrini sconnessi, un avvallamento. Oltre a essere esteticamente brutto è anche pericoloso per le persone che rischiano di inciampare». Insomma il lavoro andrà fatto due volte, con buona pace dei contribuenti che pagano personale non adatto a compiere i lavori. Ed è solo uno delle decine di esempi che si potrebbero fare. Per la parte che riguarda Anas, che copre una parte dei lavori pubblici del manto stradale, il responsabile della struttura che segue il Giubileo, Alessandro Malizia si mostra soddisfatto: «Parliamo della riqualificazione profonda di oltre 400 chilometri di strade del Comune di Roma e della Città metropolitana. A oggi - ha detto - la riqualificazione delle strade è all'83%. Stiamo lavorando su 13-14 strade contemporaneamente. Per fare fronte a questo impegno abbiamo bandito 4 accordi quadro e ci sono 14 imprese che stanno lavorando contemporaneamente. A fine del 2024 tutti questi lavori verranno completati». Tra le arterie rinnovate nel corso dell'anno, ci sono via della Serenissima, via di Tor Bella Monaca, via di Torre Spaccata, via della Maglianella, corso Francia, viale Eritrea e viale Libia, viale Trastevere, via Pastrengo, via Parigi, via Prenestina, via Casilina, via Ardeatina, via Anagnina, via Portuense e via di Santa Maria di Galeria. Mentre gli interventi che si stanno svolgendo in contemporanea comunicati da Anas sono a Prima Porta, via Salaria, via Collatina, via Laurentina e via Tuscolana, poi via Appia Nuova, via Ostiense, via Portuense e via della Pisana.
Si parla di grandi arterie con Anas dunque, il problema infatti riguarda il centro: sono soprattutto quelli i cantieri che hanno creato a continuano a creare disagio ai romani. Come quello di via Ottaviano che alla prima riapertura si è allagato e la ditta è stata costretta a rimettere mano ai lavori con gli esercenti furiosi. Non solo cantieri perché il giubileo 2025 ha rinnovato una serie di altri problemi annosi, come quello dei taxi. Non ce ne sono abbastanza, è diventato quasi impossibile trovarne alcuni disponibili in certe zone di Roma e in certe fasce orarie. Il traffico è poi assolutamente diventato ingestibile. Per provare a mettere una toppa al problema, si è chiuso un accordo per lo smart working. Le aziende private di Roma si sono impegnate ad aumentare i giorni di smart working fino all'inizio del Giubileo, con la possibilità di prolungare anche dopo. Non finisce qui però perchè all'ordine del giorno c'è anche il caro prezzi. «Come avevamo denunciato mesi fa, con l'avvicinarsi del Giubileo, il comportamento opportunistico di molti operatori economici avrebbe fatto lievitare il costo della vita nella Capitale. Assieme al caro affitti e alla turistificazione di interi quartieri popolari, che spingono sempre più ai margini della città le famiglie di lavoratrici e lavoratori in cerca di alloggio, assistiamo a un rincaro generalizzato dei prezzi che resterà anche dopo l'Anno Santo» si legge in una nota della Cgil di Roma e del Lazio e la Uil del Lazio. «Nelle zone turistiche - continua la nota - un caffè o una bottiglietta d'acqua sono arrivati a costare 4 euro, il 300% in più rispetto al prezzo medio. Una speculazione inaccettabile che colpirà non solo i visitatori ma anche chi vive, lavora o studia nella Capitale spingendoli sia a ridurre i propri consumi, che a vedere il proprio potere d'acquisto ridotto'. 'Per queste ragioni abbiamo scritto al Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, chiedendo un incontro urgente, sia per sollecitare le azioni per la realizzazione del Giubileo delle persone, che per proporre alcune azioni per contrastare questa inflazione da turismo, che rischia di rallentare l'economia della Capitale, anche con il supporto del Garante per la sorveglianza dei prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha funzione di controllo e verifica per arginare i fenomeni speculativi».
Anche sul tema delle case si è creata una sorta di bolla. Non si trovano più appartamenti in affitto perché sono tutti destinati ai turisti. Sono sempre meno gli appartamenti in affitto a Roma e i canoni in continua crescita. Secondo Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d'affari di Roma) a fronte di una contrazione del 2,8 per cento nel mercato delle locazioni nel 2024, i canoni aumenteranno di circa il 7 per cento. Per questo i consiglieri capitolini Alessandro Luparelli e Michela Cicculli di Sinistra civica ecologista hanno chiesto e fatto approvare una mozione per istituire il blocco degli sfratti per tutto l'anno del Giubileo. «Un atto importante perché chi perde casa in questo periodo difficilmente riesce a collocarsi in un'altra abitazione».
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Giubileo 2025. Spunta un'inchiesta per presunta corruzione, turbativa d'asta e frode in pubbliche forniture. Il vice presidente della Commissione Giubileo, Maurizio Politi: «Se a gennaio 2025 avremo un terzo dei cantieri completati sarà un miracolo». Un mese e mezzo all’apertura della Porta Santa. Un mese e mezzo all’inizio del Giubileo 2025, ma lo scenario è tutt’altro che roseo. È di poche ore fa la notizia di una inchiesta per corruzione, turbativa d'asta e frode in pubbliche forniture per gli appalti per il rifacimento delle strade dove, secondo le ipotesi accusatorie, sarebbero stati utilizzati fondi per il Giubileo. Al centro dell'indagine dei pm romani un giro di tangenti che un imprenditore avrebbe pagato ai pubblici ufficiali per pilotare una serie di appalti per lavori di manutenzione delle strade. Tra gli indagati, 4 funzionari del Comune della Capitale, uno di Astral (l'azienda della Regione Lazio che gestisce in concessione l'intera rete viaria regionale) e almeno due agenti della polizia stradale. La Guardia di Finanza del comando provinciale di Roma, su delega della procura della Repubblica di Roma, questa mattina ha svolto alcune perquisizioni negli uffici del Campidoglio e in alcune società private. L'acquisizione di atti ha riguardato gli uffici del Dipartimento dei Lavori Pubblici di Roma, in via Petroselli.C’era da aspettarselo, d’altronde sono molte le accuse che arrivano dai comitati sulla presunta speculazione che si starebbe facendo grazie ai fondi del Giubileo. Tanto che è addirittura la stessa sinistra a rivoltarsi contro una giunta di sinistra guidata da Roberto Gualtieri sulla gestione delle opere pubbliche. Dall'Arci di Roma, ai comitati contro gli impianti per i rifiuti, dai Fridays for future fino ai comitati contro lo stadio a Pietralata. È un intero pacchetto di associazioni e comitati romani a darsi appuntamento il 7 dicembre alle 15 sulla piazza del Campidoglio per protestare contro l'agenda dell'amministrazione capitolina che ignorerebbe le loro preoccupazioni. «Rifiutiamo l'idea sposata dalla Giunta Gualtieri, così come dalle precedenti, di una città in cui le opere pubbliche sono pensate, giustificate e portate avanti, solo in favore di interessi privati, caratterizzate dalla speculazione economica, orientate a future rendite politiche, bisognose dei grandi eventi o ad esclusivo appannaggio del turismo di massa» spiegano le associazioni, che chiedono una diversa gestione del patrimonio pubblico. «I traguardi che si è posta la giunta hanno gli interessi dei grandi gruppi economici, i palazzinari e i fondi speculativi come motore e l'Anno Santo come scusa. L'amministrazione si dice pronta per l'apertura della Porta Santa, ma le opere previste, grandi e piccole che siano, alcune delle quali se saranno terminate, lo saranno solo a Giubileo concluso, non porteranno alcun vantaggio per chi abita e vive la città. È autentico razzismo ambientale quello che connota l'azione della Giunta Gualtieri in materia».Il ritardo sui cantieri è ormai un dato di fatto e non c’è più tempo neanche per rincorrere il tempo. «Sarà un miracolo se per gennaio 2025 avremo un terzo dei cantieri completati» fa sapere il vicepresidente della Commissione Giubileo, Maurizio Politi, consigliere di Roma Capitale della Lega. «Il sindaco Gualtieri racconta una favola che non ha i presupposti per essere raccontata». Politi sottolinea che le difficoltà maggiori si incontrano nel reperimento della forza lavoro. «Mancano gli operai nelle ditte, non c’è personale sufficiente ed è per questo che molti denunciano cantieri aperti, ma spesso vuoti». La Commissione Giubileo non ha grandi poteri di gestione che invece è affidata alla Società Giubileo, il suo ruolo è quindi più che altro quello di monitorare e controllare che tutto vada bene, ma così non è. Manca la manodopera e si assumono persone senza esperienza.Lo si capisce anche dai banali lavori di riparazione di cui necessita la città. Una commerciante ha dovuto attendere un mese prima di vedere ricoperta una buca che avevano aperto per aggiustare un cavo della luce che si era danneggiato. «Sono settimane che stiamo così, l’enoteca è sempre piena e non sappiamo dove far sedere le persone perché possiamo mettere meno tavoli del previsto». E dopo che finalmente è arrivata la ditta per richiudere tutto, il lavoro concluso non risultava all’altezza. «Sampietrini sconnessi, un avvallamento. Oltre a essere esteticamente brutto è anche pericoloso per le persone che rischiano di inciampare». Insomma il lavoro andrà fatto due volte, con buona pace dei contribuenti che pagano personale non adatto a compiere i lavori. Ed è solo uno delle decine di esempi che si potrebbero fare. Per la parte che riguarda Anas, che copre una parte dei lavori pubblici del manto stradale, il responsabile della struttura che segue il Giubileo, Alessandro Malizia si mostra soddisfatto: «Parliamo della riqualificazione profonda di oltre 400 chilometri di strade del Comune di Roma e della Città metropolitana. A oggi - ha detto - la riqualificazione delle strade è all'83%. Stiamo lavorando su 13-14 strade contemporaneamente. Per fare fronte a questo impegno abbiamo bandito 4 accordi quadro e ci sono 14 imprese che stanno lavorando contemporaneamente. A fine del 2024 tutti questi lavori verranno completati». Tra le arterie rinnovate nel corso dell'anno, ci sono via della Serenissima, via di Tor Bella Monaca, via di Torre Spaccata, via della Maglianella, corso Francia, viale Eritrea e viale Libia, viale Trastevere, via Pastrengo, via Parigi, via Prenestina, via Casilina, via Ardeatina, via Anagnina, via Portuense e via di Santa Maria di Galeria. Mentre gli interventi che si stanno svolgendo in contemporanea comunicati da Anas sono a Prima Porta, via Salaria, via Collatina, via Laurentina e via Tuscolana, poi via Appia Nuova, via Ostiense, via Portuense e via della Pisana.Si parla di grandi arterie con Anas dunque, il problema infatti riguarda il centro: sono soprattutto quelli i cantieri che hanno creato a continuano a creare disagio ai romani. Come quello di via Ottaviano che alla prima riapertura si è allagato e la ditta è stata costretta a rimettere mano ai lavori con gli esercenti furiosi. Non solo cantieri perché il giubileo 2025 ha rinnovato una serie di altri problemi annosi, come quello dei taxi. Non ce ne sono abbastanza, è diventato quasi impossibile trovarne alcuni disponibili in certe zone di Roma e in certe fasce orarie. Il traffico è poi assolutamente diventato ingestibile. Per provare a mettere una toppa al problema, si è chiuso un accordo per lo smart working. Le aziende private di Roma si sono impegnate ad aumentare i giorni di smart working fino all'inizio del Giubileo, con la possibilità di prolungare anche dopo. Non finisce qui però perchè all'ordine del giorno c'è anche il caro prezzi. «Come avevamo denunciato mesi fa, con l'avvicinarsi del Giubileo, il comportamento opportunistico di molti operatori economici avrebbe fatto lievitare il costo della vita nella Capitale. Assieme al caro affitti e alla turistificazione di interi quartieri popolari, che spingono sempre più ai margini della città le famiglie di lavoratrici e lavoratori in cerca di alloggio, assistiamo a un rincaro generalizzato dei prezzi che resterà anche dopo l'Anno Santo» si legge in una nota della Cgil di Roma e del Lazio e la Uil del Lazio. «Nelle zone turistiche - continua la nota - un caffè o una bottiglietta d'acqua sono arrivati a costare 4 euro, il 300% in più rispetto al prezzo medio. Una speculazione inaccettabile che colpirà non solo i visitatori ma anche chi vive, lavora o studia nella Capitale spingendoli sia a ridurre i propri consumi, che a vedere il proprio potere d'acquisto ridotto'. 'Per queste ragioni abbiamo scritto al Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, chiedendo un incontro urgente, sia per sollecitare le azioni per la realizzazione del Giubileo delle persone, che per proporre alcune azioni per contrastare questa inflazione da turismo, che rischia di rallentare l'economia della Capitale, anche con il supporto del Garante per la sorveglianza dei prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha funzione di controllo e verifica per arginare i fenomeni speculativi». Anche sul tema delle case si è creata una sorta di bolla. Non si trovano più appartamenti in affitto perché sono tutti destinati ai turisti. Sono sempre meno gli appartamenti in affitto a Roma e i canoni in continua crescita. Secondo Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d'affari di Roma) a fronte di una contrazione del 2,8 per cento nel mercato delle locazioni nel 2024, i canoni aumenteranno di circa il 7 per cento. Per questo i consiglieri capitolini Alessandro Luparelli e Michela Cicculli di Sinistra civica ecologista hanno chiesto e fatto approvare una mozione per istituire il blocco degli sfratti per tutto l'anno del Giubileo. «Un atto importante perché chi perde casa in questo periodo difficilmente riesce a collocarsi in un'altra abitazione».
«Salvador» (Netflix)
Otto episodi su Netflix per raccontare un padre e una figlia: lui ex medico, lei coinvolta in un gruppo neonazista. La serie spagnola evita la retorica e indaga fragilità, responsabilità e bisogno di appartenenza con uno sguardo sobrio.
Otto episodi, disponibili, in un'unica soluzione, su Netflix, a partire da venerdì 6 febbraio. Salvador non è lunga, né promette (per ora) di proseguire oltre questa prima stagione. Eppure, è capace, in uno spazio breve e curato, di raffigurare un quadro complesso: quello di una genitorialità in crisi, di figli incapaci di trovare un'identità rappresentativa, del disperato bisogno di appartenere a qualcosa, a qualcuno.
Salvador, serie tv di origine spagnola, muove dal caso particolare di un padre, un ex medico demansionato, costretto - nonostante gli studi e il curriculum - a guidare le ambulanze. Salvador Aguirre ha un passato complicato, fatto di dipendenze che, piano piano, gli hanno eroso la vita. Ha una figlia, Milena, e con lei un rapporto travagliato. Un rapporto che, come il passato di Salvador, non è, però, al vaglio della serie.
Lo show, come già Adolescence, non sembra andare a ritroso, ma guardare avanti, muovendosi tra strade già battute, già note.
Salvador è la storia di un padre che, in una notte di lavoro, senza nessuna avvisaglia precedente, scopre la figlia essere parte di un gruppo di disadattati, violenti e pericolosi. Decisi, soprattutto, a rivendicare l'esatto opposto di quel che lui, per una vita intera, ha cercato di insegnarle. Milena si è unita ad una frangia di estrema destra, razzista e omofoba, una frangia all'interno della quale si nascondono anche svariati Incel. Odiano gli stranieri, i gay e le donne. Sono neonazisti. Fuor di retorica, però, perché quello che la serie vuole fare è provare ad indagare le ragioni che possano preludere ad una tale scelta.
Salvador cerca di scavare oltre la superficie, andando a fondo delle insicurezze, dei bisogni degli adolescenti. Chiedendosi quali e quante responsabilità abbiano i genitori, quante e quali la società nella quale cresciamo. Il risultato non è perfetto, ma convincente. Gli otto episodi della serie televisiva spagnola sono scorrevoli e ben costruiti, pensati per poter essere visti senza pruriti e ritrosie. Non c'è politica, non c'è grande giudizio. Solo la ricostruzione, piuttosto fedele e dettagliata, di uno spaccato che dimora vicino a tutti noi.
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È importante sottolineare come i ricercatori abbiano dialogato in stretta cooperazione, dando così vita a un modello di collaborazione realmente integrato e sinergico. Inoltre, il coinvolgimento di numerose aziende del settore spaziale ha dimostrato l’utilità e la validità di un approccio congiunto nel tradurre la ricerca di base in soluzioni e prodotti caratterizzati da un elevato livello di maturità tecnologica. In molti settori - in particolare quelli legati all’abitabilità dello spazio - l’Italia ha già dimostrato di aver conquistato una posizione di primo piano. Resta tuttavia aperta la sfida di consolidare e rafforzare tale ruolo, in un contesto internazionale altamente competitivo, per mantenere il passo con i progressi compiuti da Usa, Cina e Russia. Non basta allocare risorse finanziarie in assenza di un adeguato capitale di competenze, in particolare fra le giovani generazioni.
È necessario investire in ambito educativo, per reclutare risorse umane qualificate. In questa prospettiva, il progetto Space it Up! ha reso possibile la contrattualizzazione di oltre 180 ricercatori post-dottorato e più di 100 dottorandi di ricerca. Occorre però rendere i percorsi formativi sempre più coerenti con i profili professionali oggi richiesti dalla ricerca scientifica e dall’industria. I temi dello spazio devono trovare un’integrazione strutturata per entrare a pieno titolo nella programmazione universitaria, attraverso il consolidamento di iniziative già avviate con l’istituzione di un dottorato nazionale sullo spazio, l’avvio di un corso di alta formazione e specializzazione sulla medicina aeronautica e la promozione di centri di studio e ricerca a forte carattere interdisciplinare.
In secondo luogo, al netto della rilevanza della ricerca di base, emerge la necessità di fare un ulteriore balzo in avanti sul piano tecnologico. Le attività e le soluzioni presentate a Firenze, mostrano in molti casi, fatte salve alcune lodevoli eccezioni, un basso livello di maturità tecnologica. Tale aspetto risulta particolarmente critico in ambito biomedico, data la frequente compromissione di funzioni essenziali a cui gli equipaggi vanno incontro nel corso di una missione spaziale, al punto che gli effetti ne possono compromettere prestazioni e sicurezza. Lo sviluppo di contromisure efficaci, in particolare per i danni causati da microgravità e radiazioni, è quindi di rilevanza assolutamente strategica per il futuro dell’esplorazione spaziale, ma si trovano ancora in fase preliminare rispetto alla tabella di marcia che auspicano politici e tecnocrati. Ciò che si rende necessario è quindi la costruzione di un dialogo più stretto tra mondo accademico e industria spaziale, per migliorare il trasferimento tecnologico e massimizzare l’impatto complessivo dell’iniziativa scientifica. Inoltre, è necessario rimodulare gli obiettivi della ricerca e dello sviluppo tecnologico secondo modelli e tempi realistici, in aderenza ai vettori di cui oggi disponiamo.
Tutto questo richiede una governance priva di intralci burocratici inutili e che sappia soprattutto concentrarsi su poche e selezionate priorità, evitando la dispersione su una miriade di iniziative frammentate. In questo contesto, è verosimile nonché auspicabile che il progetto Space it Up! possa proseguire oltre il suo orizzonte temporale attraverso nuovi finanziamenti che tengano conto delle criticità incontrate e che enfatizzino l’impatto che la ricerca spaziale genera in termini di ricadute scientifiche, tecnologiche e socio-economiche sulla Terra. In prospettiva, la ricerca spaziale renderà disponibili nuovi farmaci, inclusi antibiotici ottenuti da funghi e alghe in condizioni di microgravità, sensori diagnostici in grado di analizzare saliva o aria espirata, tute teranostiche capaci di eseguire diagnosi e praticare terapie per mezzo di stimolazioni biofisiche, avanzati sistemi di telemedicina, tessuti di cellule per trapianti, applicazioni robotiche per la chirurgia. Tali ricadute costituiscono una dimostrazione concreta del valore della ricerca spaziale. E questa è la risposta migliore a quanti credono che i fondi investiti nelle missioni spaziali siano superflui. Di superfluo, c’è solo la loro ignoranza.
coordinatore scientifico Comint
consigliere scientifico Asi
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Il verdetto dei giudici di Strasburgo riguarda una storiaccia accaduta in Francia. Lì, una normativa prevede la facoltà di depositare una directive anticipée - l’equivalente delle nostre disposizioni anticipate di trattamento - formalizzando la richiesta di essere tenuti in vita pure nel caso in cui, per una disgrazia, si dovesse finire in stato vegetativo. A parte un «ma» gigantesco: i sanitari sono obbligati ad attenersi alle istruzioni solo se esse non «appaiono manifestamente inappropriate». Ed è attorno a questo dettaglio che si è consumata la tragedia di A.M. Medmoune.
Il 18 maggio 2022, quest’uomo di 44 anni, di origini marocchine, viene travolto dall’auto utilitaria che sta riparando. Subisce un arresto cardiorespiratorio e rimane senza ossigeno per sette minuti. All’ospedale di Valenciennes, nel Nord Est del Paese, il primo giugno successivo, i dottori decidono di sospendere ogni terapia, a partire dal successivo 9 giugno. I familiari - le due sorelle e la moglie - non ci stanno. Si rivolgono al tribunale di Lille, al quale presentano il testamento biologico redatto dal poveretto il 5 giugno 2020. Che parla chiaro: «Voglio», vi si legge, «che mi si continui a tenere in vita […] nel caso in cui abbia perduto (definitivamente) coscienza». «Chiedo», prosegue l’atto, «che l’équipe medica continui a somministrarmi i trattamenti necessari al mio mantenimento in vita». Dai faldoni non si evince se l’uomo fosse un musulmano praticante; è lecito ipotizzarlo, dato che, nel ricorso a Strasburgo, si citava l’articolo 9 della Convenzione, che protegge la coscienza religiosa. Si può supporre, insomma, che Medmoune avesse redatto il biotestamento temendo che, nella Francia della laïcité, qualcuno potesse staccargli la spina senza troppi complimenti.
Fatto sta che, acquisiti i documenti, il tribunale di Lille ferma il nosocomio, rilevando che i camici bianchi «non hanno cercato di sapere se il paziente avesse espresso in precedenza delle volontà particolari con i suoi cari». La macchina della «dolce morte», però, quando si mette in moto, non si ferma più.
In virtù di un secondo parere unanime dei sanitari, espresso alla luce dei nuovi elementi, il 15 luglio, il responsabile della rianimazione ribadisce che bisogna interrompere i trattamenti. Il 20, i parenti tornano in tribunale. Che ora cambia idea: rigetta il ricorso, sostenendo che i medici abbiano accertato il «carattere manifestamente inappropriato» del testamento biologico di Medmoune, data la sua condizione clinica gravissima (nessun riflesso del tronco cerebrale, impossibilità di respirare autonomamente, prognosi infausta, senza possibilità di miglioramenti). La famiglia non si arrende: si rivolge, senza successo, al Consiglio costituzionale, la Consulta transalpina; poi, al Consiglio di Stato, che rigetta l’ultimo ricorso. La battaglia è persa. La vita di monsieur Medmoune finisce il 26 dicembre 2022, col distacco dalle macchine. Contro la sua volontà.
Le sue sorelle e sua moglie vogliono giustizia. La cercano nella Corte di Strasburgo, dove trascinano la Francia, per aver violato gli articoli 2 (diritto alla vita), 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e 9 (libertà di pensiero, di coscienza e di religione) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Già due volte, però, la Corte aveva promosso la legislazione di Parigi in materia. Così, il collegio non ha difficoltà a puntellare ancora la gabola del regolamento sul testamento biologico, valido fintantoché gli esperti non stabiliscono che è preferibile ignorarlo. Dettaglio che, stando alle toghe, rientra nel «margine» di discrezionalità di cui godono gli Stati sovrani che aderiscono al Consiglio d’Europa, di cui la Corte Edu è organo. I dottori di Valenciennes, scrivono quindi i giudici, hanno preso adeguatamente in considerazione le volontà manifestate dal paziente e, per respingerle, hanno adottato una «procedura collegiale», raccogliendo il «parere» degli assistenti del malato e di un consulente esterno, motivando il loro parere e illustrandolo ai parenti del malcapitato. I quali, al contrario, affermavano che i camici bianchi non avessero «tentato alcun approccio di conciliazione, spiegazione o accompagnamento della famiglia». Resta il risvolto inquietante: nemmeno dichiarare in modo inequivocabile la propria volontà basta a proteggerci dall’arbitrio di un gruppuscolo di tecnici.
Strasburgo locuta: il diritto alla vita non è stato violato. E nemmeno quelli alla libertà religiosa e al rispetto della vita privata e familiare. Un principio che spesso è stato invocato per impedire i respingimenti dei migranti, ma che, evidentemente, non si applica a un uomo che chiede di non essere soppresso. Prendiamone nota in Italia: se un giorno, a Strasburgo, arrivasse un caso simile, il verdetto potrebbe essere identico. In Canada ci erano già arrivati, con la vicenda della donna che, nonostante il ripensamento sul suicidio assistito, è stata praticamente costretta a morire.
Ecco quanto contano le Costituzioni e le Carte dei diritti. La norma francese esordisce proclamando la «dignità» della persona malata; la Convenzione Edu sancisce il «diritto alla vita»; ma se la volontà politica di chi comanda spinge in un’altra direzione, i nobili proclami rimangono lettera morta. Per eutanasia.
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