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2024-11-13
Giubileo dietro l'angolo, ma Roma non è pronta. Inchiesta su presunta frode sui fondi dell'Anno Santo
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Roberto Gualtieri (Ansa)
Un mese e mezzo all’apertura della Porta Santa. Un mese e mezzo all’inizio del Giubileo 2025, ma lo scenario è tutt’altro che roseo. È di poche ore fa la notizia di una inchiesta per corruzione, turbativa d'asta e frode in pubbliche forniture per gli appalti per il rifacimento delle strade dove, secondo le ipotesi accusatorie, sarebbero stati utilizzati fondi per il Giubileo. Al centro dell'indagine dei pm romani un giro di tangenti che un imprenditore avrebbe pagato ai pubblici ufficiali per pilotare una serie di appalti per lavori di manutenzione delle strade. Tra gli indagati, 4 funzionari del Comune della Capitale, uno di Astral (l'azienda della Regione Lazio che gestisce in concessione l'intera rete viaria regionale) e almeno due agenti della polizia stradale. La Guardia di Finanza del comando provinciale di Roma, su delega della procura della Repubblica di Roma, questa mattina ha svolto alcune perquisizioni negli uffici del Campidoglio e in alcune società private. L'acquisizione di atti ha riguardato gli uffici del Dipartimento dei Lavori Pubblici di Roma, in via Petroselli.
C’era da aspettarselo, d’altronde sono molte le accuse che arrivano dai comitati sulla presunta speculazione che si starebbe facendo grazie ai fondi del Giubileo. Tanto che è addirittura la stessa sinistra a rivoltarsi contro una giunta di sinistra guidata da Roberto Gualtieri sulla gestione delle opere pubbliche. Dall'Arci di Roma, ai comitati contro gli impianti per i rifiuti, dai Fridays for future fino ai comitati contro lo stadio a Pietralata. È un intero pacchetto di associazioni e comitati romani a darsi appuntamento il 7 dicembre alle 15 sulla piazza del Campidoglio per protestare contro l'agenda dell'amministrazione capitolina che ignorerebbe le loro preoccupazioni. «Rifiutiamo l'idea sposata dalla Giunta Gualtieri, così come dalle precedenti, di una città in cui le opere pubbliche sono pensate, giustificate e portate avanti, solo in favore di interessi privati, caratterizzate dalla speculazione economica, orientate a future rendite politiche, bisognose dei grandi eventi o ad esclusivo appannaggio del turismo di massa» spiegano le associazioni, che chiedono una diversa gestione del patrimonio pubblico. «I traguardi che si è posta la giunta hanno gli interessi dei grandi gruppi economici, i palazzinari e i fondi speculativi come motore e l'Anno Santo come scusa. L'amministrazione si dice pronta per l'apertura della Porta Santa, ma le opere previste, grandi e piccole che siano, alcune delle quali se saranno terminate, lo saranno solo a Giubileo concluso, non porteranno alcun vantaggio per chi abita e vive la città. È autentico razzismo ambientale quello che connota l'azione della Giunta Gualtieri in materia».
Il ritardo sui cantieri è ormai un dato di fatto e non c’è più tempo neanche per rincorrere il tempo. «Sarà un miracolo se per gennaio 2025 avremo un terzo dei cantieri completati» fa sapere il vicepresidente della Commissione Giubileo, Maurizio Politi, consigliere di Roma Capitale della Lega. «Il sindaco Gualtieri racconta una favola che non ha i presupposti per essere raccontata». Politi sottolinea che le difficoltà maggiori si incontrano nel reperimento della forza lavoro. «Mancano gli operai nelle ditte, non c’è personale sufficiente ed è per questo che molti denunciano cantieri aperti, ma spesso vuoti». La Commissione Giubileo non ha grandi poteri di gestione che invece è affidata alla Società Giubileo, il suo ruolo è quindi più che altro quello di monitorare e controllare che tutto vada bene, ma così non è. Manca la manodopera e si assumono persone senza esperienza.
Lo si capisce anche dai banali lavori di riparazione di cui necessita la città. Una commerciante ha dovuto attendere un mese prima di vedere ricoperta una buca che avevano aperto per aggiustare un cavo della luce che si era danneggiato. «Sono settimane che stiamo così, l’enoteca è sempre piena e non sappiamo dove far sedere le persone perché possiamo mettere meno tavoli del previsto». E dopo che finalmente è arrivata la ditta per richiudere tutto, il lavoro concluso non risultava all’altezza. «Sampietrini sconnessi, un avvallamento. Oltre a essere esteticamente brutto è anche pericoloso per le persone che rischiano di inciampare». Insomma il lavoro andrà fatto due volte, con buona pace dei contribuenti che pagano personale non adatto a compiere i lavori. Ed è solo uno delle decine di esempi che si potrebbero fare. Per la parte che riguarda Anas, che copre una parte dei lavori pubblici del manto stradale, il responsabile della struttura che segue il Giubileo, Alessandro Malizia si mostra soddisfatto: «Parliamo della riqualificazione profonda di oltre 400 chilometri di strade del Comune di Roma e della Città metropolitana. A oggi - ha detto - la riqualificazione delle strade è all'83%. Stiamo lavorando su 13-14 strade contemporaneamente. Per fare fronte a questo impegno abbiamo bandito 4 accordi quadro e ci sono 14 imprese che stanno lavorando contemporaneamente. A fine del 2024 tutti questi lavori verranno completati». Tra le arterie rinnovate nel corso dell'anno, ci sono via della Serenissima, via di Tor Bella Monaca, via di Torre Spaccata, via della Maglianella, corso Francia, viale Eritrea e viale Libia, viale Trastevere, via Pastrengo, via Parigi, via Prenestina, via Casilina, via Ardeatina, via Anagnina, via Portuense e via di Santa Maria di Galeria. Mentre gli interventi che si stanno svolgendo in contemporanea comunicati da Anas sono a Prima Porta, via Salaria, via Collatina, via Laurentina e via Tuscolana, poi via Appia Nuova, via Ostiense, via Portuense e via della Pisana.
Si parla di grandi arterie con Anas dunque, il problema infatti riguarda il centro: sono soprattutto quelli i cantieri che hanno creato a continuano a creare disagio ai romani. Come quello di via Ottaviano che alla prima riapertura si è allagato e la ditta è stata costretta a rimettere mano ai lavori con gli esercenti furiosi. Non solo cantieri perché il giubileo 2025 ha rinnovato una serie di altri problemi annosi, come quello dei taxi. Non ce ne sono abbastanza, è diventato quasi impossibile trovarne alcuni disponibili in certe zone di Roma e in certe fasce orarie. Il traffico è poi assolutamente diventato ingestibile. Per provare a mettere una toppa al problema, si è chiuso un accordo per lo smart working. Le aziende private di Roma si sono impegnate ad aumentare i giorni di smart working fino all'inizio del Giubileo, con la possibilità di prolungare anche dopo. Non finisce qui però perchè all'ordine del giorno c'è anche il caro prezzi. «Come avevamo denunciato mesi fa, con l'avvicinarsi del Giubileo, il comportamento opportunistico di molti operatori economici avrebbe fatto lievitare il costo della vita nella Capitale. Assieme al caro affitti e alla turistificazione di interi quartieri popolari, che spingono sempre più ai margini della città le famiglie di lavoratrici e lavoratori in cerca di alloggio, assistiamo a un rincaro generalizzato dei prezzi che resterà anche dopo l'Anno Santo» si legge in una nota della Cgil di Roma e del Lazio e la Uil del Lazio. «Nelle zone turistiche - continua la nota - un caffè o una bottiglietta d'acqua sono arrivati a costare 4 euro, il 300% in più rispetto al prezzo medio. Una speculazione inaccettabile che colpirà non solo i visitatori ma anche chi vive, lavora o studia nella Capitale spingendoli sia a ridurre i propri consumi, che a vedere il proprio potere d'acquisto ridotto'. 'Per queste ragioni abbiamo scritto al Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, chiedendo un incontro urgente, sia per sollecitare le azioni per la realizzazione del Giubileo delle persone, che per proporre alcune azioni per contrastare questa inflazione da turismo, che rischia di rallentare l'economia della Capitale, anche con il supporto del Garante per la sorveglianza dei prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha funzione di controllo e verifica per arginare i fenomeni speculativi».
Anche sul tema delle case si è creata una sorta di bolla. Non si trovano più appartamenti in affitto perché sono tutti destinati ai turisti. Sono sempre meno gli appartamenti in affitto a Roma e i canoni in continua crescita. Secondo Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d'affari di Roma) a fronte di una contrazione del 2,8 per cento nel mercato delle locazioni nel 2024, i canoni aumenteranno di circa il 7 per cento. Per questo i consiglieri capitolini Alessandro Luparelli e Michela Cicculli di Sinistra civica ecologista hanno chiesto e fatto approvare una mozione per istituire il blocco degli sfratti per tutto l'anno del Giubileo. «Un atto importante perché chi perde casa in questo periodo difficilmente riesce a collocarsi in un'altra abitazione».
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Giubileo 2025. Spunta un'inchiesta per presunta corruzione, turbativa d'asta e frode in pubbliche forniture. Il vice presidente della Commissione Giubileo, Maurizio Politi: «Se a gennaio 2025 avremo un terzo dei cantieri completati sarà un miracolo». Un mese e mezzo all’apertura della Porta Santa. Un mese e mezzo all’inizio del Giubileo 2025, ma lo scenario è tutt’altro che roseo. È di poche ore fa la notizia di una inchiesta per corruzione, turbativa d'asta e frode in pubbliche forniture per gli appalti per il rifacimento delle strade dove, secondo le ipotesi accusatorie, sarebbero stati utilizzati fondi per il Giubileo. Al centro dell'indagine dei pm romani un giro di tangenti che un imprenditore avrebbe pagato ai pubblici ufficiali per pilotare una serie di appalti per lavori di manutenzione delle strade. Tra gli indagati, 4 funzionari del Comune della Capitale, uno di Astral (l'azienda della Regione Lazio che gestisce in concessione l'intera rete viaria regionale) e almeno due agenti della polizia stradale. La Guardia di Finanza del comando provinciale di Roma, su delega della procura della Repubblica di Roma, questa mattina ha svolto alcune perquisizioni negli uffici del Campidoglio e in alcune società private. L'acquisizione di atti ha riguardato gli uffici del Dipartimento dei Lavori Pubblici di Roma, in via Petroselli.C’era da aspettarselo, d’altronde sono molte le accuse che arrivano dai comitati sulla presunta speculazione che si starebbe facendo grazie ai fondi del Giubileo. Tanto che è addirittura la stessa sinistra a rivoltarsi contro una giunta di sinistra guidata da Roberto Gualtieri sulla gestione delle opere pubbliche. Dall'Arci di Roma, ai comitati contro gli impianti per i rifiuti, dai Fridays for future fino ai comitati contro lo stadio a Pietralata. È un intero pacchetto di associazioni e comitati romani a darsi appuntamento il 7 dicembre alle 15 sulla piazza del Campidoglio per protestare contro l'agenda dell'amministrazione capitolina che ignorerebbe le loro preoccupazioni. «Rifiutiamo l'idea sposata dalla Giunta Gualtieri, così come dalle precedenti, di una città in cui le opere pubbliche sono pensate, giustificate e portate avanti, solo in favore di interessi privati, caratterizzate dalla speculazione economica, orientate a future rendite politiche, bisognose dei grandi eventi o ad esclusivo appannaggio del turismo di massa» spiegano le associazioni, che chiedono una diversa gestione del patrimonio pubblico. «I traguardi che si è posta la giunta hanno gli interessi dei grandi gruppi economici, i palazzinari e i fondi speculativi come motore e l'Anno Santo come scusa. L'amministrazione si dice pronta per l'apertura della Porta Santa, ma le opere previste, grandi e piccole che siano, alcune delle quali se saranno terminate, lo saranno solo a Giubileo concluso, non porteranno alcun vantaggio per chi abita e vive la città. È autentico razzismo ambientale quello che connota l'azione della Giunta Gualtieri in materia».Il ritardo sui cantieri è ormai un dato di fatto e non c’è più tempo neanche per rincorrere il tempo. «Sarà un miracolo se per gennaio 2025 avremo un terzo dei cantieri completati» fa sapere il vicepresidente della Commissione Giubileo, Maurizio Politi, consigliere di Roma Capitale della Lega. «Il sindaco Gualtieri racconta una favola che non ha i presupposti per essere raccontata». Politi sottolinea che le difficoltà maggiori si incontrano nel reperimento della forza lavoro. «Mancano gli operai nelle ditte, non c’è personale sufficiente ed è per questo che molti denunciano cantieri aperti, ma spesso vuoti». La Commissione Giubileo non ha grandi poteri di gestione che invece è affidata alla Società Giubileo, il suo ruolo è quindi più che altro quello di monitorare e controllare che tutto vada bene, ma così non è. Manca la manodopera e si assumono persone senza esperienza.Lo si capisce anche dai banali lavori di riparazione di cui necessita la città. Una commerciante ha dovuto attendere un mese prima di vedere ricoperta una buca che avevano aperto per aggiustare un cavo della luce che si era danneggiato. «Sono settimane che stiamo così, l’enoteca è sempre piena e non sappiamo dove far sedere le persone perché possiamo mettere meno tavoli del previsto». E dopo che finalmente è arrivata la ditta per richiudere tutto, il lavoro concluso non risultava all’altezza. «Sampietrini sconnessi, un avvallamento. Oltre a essere esteticamente brutto è anche pericoloso per le persone che rischiano di inciampare». Insomma il lavoro andrà fatto due volte, con buona pace dei contribuenti che pagano personale non adatto a compiere i lavori. Ed è solo uno delle decine di esempi che si potrebbero fare. Per la parte che riguarda Anas, che copre una parte dei lavori pubblici del manto stradale, il responsabile della struttura che segue il Giubileo, Alessandro Malizia si mostra soddisfatto: «Parliamo della riqualificazione profonda di oltre 400 chilometri di strade del Comune di Roma e della Città metropolitana. A oggi - ha detto - la riqualificazione delle strade è all'83%. Stiamo lavorando su 13-14 strade contemporaneamente. Per fare fronte a questo impegno abbiamo bandito 4 accordi quadro e ci sono 14 imprese che stanno lavorando contemporaneamente. A fine del 2024 tutti questi lavori verranno completati». Tra le arterie rinnovate nel corso dell'anno, ci sono via della Serenissima, via di Tor Bella Monaca, via di Torre Spaccata, via della Maglianella, corso Francia, viale Eritrea e viale Libia, viale Trastevere, via Pastrengo, via Parigi, via Prenestina, via Casilina, via Ardeatina, via Anagnina, via Portuense e via di Santa Maria di Galeria. Mentre gli interventi che si stanno svolgendo in contemporanea comunicati da Anas sono a Prima Porta, via Salaria, via Collatina, via Laurentina e via Tuscolana, poi via Appia Nuova, via Ostiense, via Portuense e via della Pisana.Si parla di grandi arterie con Anas dunque, il problema infatti riguarda il centro: sono soprattutto quelli i cantieri che hanno creato a continuano a creare disagio ai romani. Come quello di via Ottaviano che alla prima riapertura si è allagato e la ditta è stata costretta a rimettere mano ai lavori con gli esercenti furiosi. Non solo cantieri perché il giubileo 2025 ha rinnovato una serie di altri problemi annosi, come quello dei taxi. Non ce ne sono abbastanza, è diventato quasi impossibile trovarne alcuni disponibili in certe zone di Roma e in certe fasce orarie. Il traffico è poi assolutamente diventato ingestibile. Per provare a mettere una toppa al problema, si è chiuso un accordo per lo smart working. Le aziende private di Roma si sono impegnate ad aumentare i giorni di smart working fino all'inizio del Giubileo, con la possibilità di prolungare anche dopo. Non finisce qui però perchè all'ordine del giorno c'è anche il caro prezzi. «Come avevamo denunciato mesi fa, con l'avvicinarsi del Giubileo, il comportamento opportunistico di molti operatori economici avrebbe fatto lievitare il costo della vita nella Capitale. Assieme al caro affitti e alla turistificazione di interi quartieri popolari, che spingono sempre più ai margini della città le famiglie di lavoratrici e lavoratori in cerca di alloggio, assistiamo a un rincaro generalizzato dei prezzi che resterà anche dopo l'Anno Santo» si legge in una nota della Cgil di Roma e del Lazio e la Uil del Lazio. «Nelle zone turistiche - continua la nota - un caffè o una bottiglietta d'acqua sono arrivati a costare 4 euro, il 300% in più rispetto al prezzo medio. Una speculazione inaccettabile che colpirà non solo i visitatori ma anche chi vive, lavora o studia nella Capitale spingendoli sia a ridurre i propri consumi, che a vedere il proprio potere d'acquisto ridotto'. 'Per queste ragioni abbiamo scritto al Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, chiedendo un incontro urgente, sia per sollecitare le azioni per la realizzazione del Giubileo delle persone, che per proporre alcune azioni per contrastare questa inflazione da turismo, che rischia di rallentare l'economia della Capitale, anche con il supporto del Garante per la sorveglianza dei prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha funzione di controllo e verifica per arginare i fenomeni speculativi». Anche sul tema delle case si è creata una sorta di bolla. Non si trovano più appartamenti in affitto perché sono tutti destinati ai turisti. Sono sempre meno gli appartamenti in affitto a Roma e i canoni in continua crescita. Secondo Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d'affari di Roma) a fronte di una contrazione del 2,8 per cento nel mercato delle locazioni nel 2024, i canoni aumenteranno di circa il 7 per cento. Per questo i consiglieri capitolini Alessandro Luparelli e Michela Cicculli di Sinistra civica ecologista hanno chiesto e fatto approvare una mozione per istituire il blocco degli sfratti per tutto l'anno del Giubileo. «Un atto importante perché chi perde casa in questo periodo difficilmente riesce a collocarsi in un'altra abitazione».
Francesco Cafiso, sassofonista siciliano che ha conquistato il mondo da giovanissimo senza dimenticare le sue radici, presenta il suo Vittoria Jazz Festival. Ricorda l’incontro che gli ha cambiato la vita, a 13 anni, con Wynton Marsalis. E rende omaggio al concittadino Arturo Di Modica, papà del Toro di Wall Street.
(Ansa)
Dovrebbe essere Ginevra, in Svizzera e non in un Paese dell’Ue, il luogo scelto per una svolta destinata a ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente. Secondo Reuters e Bloomberg, un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra nel Golfo potrebbe essere firmato domenica o lunedì dal vicepresidente americano, JD Vance, e dal presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf. A rafforzare le aspettative è intervenuto il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif: «La pace non è mai stata così vicina come lo è adesso», ha scritto su X, sostenendo che è stato raggiunto un testo condiviso e che Islamabad sta lavorando con entrambe le parti per definire gli ultimi dettagli dell’intesa.
Nonostante l’ottimismo dei mediatori, attorno all’accordo continua a regnare incertezza. A generarla sono soprattutto le dichiarazioni contraddittorie provenienti da Teheran, dove le diverse anime del regime sembrano raccontare versioni differenti dello stesso memorandum. Secondo la Casa Bianca, l’Iran avrebbe accettato di smantellare il programma nucleare, distruggere il materiale fissile accumulato e riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz. Un alto funzionario americano ha precisato che nessun fondo iraniano congelato verrà sbloccato fino a quando Teheran non avrà dimostrato di rispettare gli impegni assunti. Le agenzie iraniane raccontano però una storia diversa. Mehr sostiene che l’accordo prevederebbe lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni congelati durante il periodo negoziale di 60 giorni. L’agenzia ufficiale Irna afferma che l’Iran non rinuncerà al controllo di Hormuz e che la gestione futura dell’area dovrà essere concordata con l’Oman.
Le divergenze riguardano proprio i punti più delicati dell’intesa e riflettono le profonde divisioni interne alla Repubblica islamica, già emerse nelle scorse ore con la diffusione di una bozza in 14 punti attribuita agli ambienti più radicali del regime.
Le indiscrezioni provenienti da Teheran hanno provocato l’irritazione di Donald Trump. In un messaggio pubblicato su Truth, il presidente americano ha accusato il regime di diffondere informazioni false sul contenuto dell’intesa. «Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare ai media non hanno nulla a che vedere con quelle concordate per iscritto», ha scritto. Trump, che ha accusato gli europei di essere stati «inutili», aggiungendo però, col Corriere, che potranno aiutare gli Usa nel dopoguerra, ha definito «disonorevole» il comportamento dei negoziatori iraniani, pur continuando a sostenere che l’accordo sia vicino. Sulla stessa linea il vicepresidente Vance: «Gli iraniani non ricevono contanti e nessun fondo viene sbloccato soltanto per firmare un accordo o partecipare a un incontro», ha scritto su X, smentendo le indiscrezioni relative a un immediato rilascio di risorse finanziarie. Sul fronte iraniano, il coinvolgimento di Ghalibaf viene interpretato come un segnale politico significativo. La sua eventuale firma rappresenterebbe il sostegno di una parte importante dell’establishment iraniano all’intesa. Restano però forti dubbi sulla posizione definitiva della Guida suprema, Mojtaba Khamenei, e delle correnti più radicali del regime. Anche il dossier libanese continua a rappresentare un elemento di tensione. Hezbollah insiste affinché qualsiasi accordo comprenda la cessazione delle ostilità in Libano, una richiesta che complica il lavoro dei mediatori.
Se a Washington prevale l’ottimismo, a Gerusalemme domina la prudenza. Secondo fonti israeliane citate dalla Cnn, l’annuncio di Trump sull’accordo avrebbe colto di sorpresa lo stesso Benjamin Netanyahu durante una riunione sulla sicurezza nazionale. Secondo quanto riferito dall’emittente israeliana Channel 12, che citava una fonte americana, durante l’ultima telefonata del premier israeliano con Trump, il presidente statunitense avrebbe sostenuto che l’accordo in discussione rappresenti un passo positivo e che sia arrivato il momento di mettere fine al conflitto.
Le preoccupazioni israeliane trovano conferma negli sviluppi sul terreno. Un convoglio umanitario organizzato dal nunzio apostolico in Libano, monsignor Paolo Borgia, e diretto verso alcuni villaggi cristiani del Sud del Paese, è stato fermato dall’esercito israeliano e costretto a modificare il proprio itinerario. L’episodio si inserisce in un contesto di forte tensione. Secondo le Forze di difesa israeliane, nell’ultima settimana sono stati colpiti circa 310 obiettivi di Hezbollah e neutralizzati 80 miliziani. In questo quadro, il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che Israele non si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza. Katz ha inoltre affermato che lui e Netanyahu hanno ordinato all’esercito di prepararsi all’eventualità di un’azione autonoma per impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare.
La possibile firma rappresenterebbe una svolta storica. Tuttavia, le divergenze tra Washington e Teheran sul contenuto dell’intesa, le tensioni in Libano e le molte riserve israeliane mostrano quanto il percorso verso una stabilizzazione della regione resti fragile e tutt’altro che scontato.
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Giorgia Meloni (Getty Images)
Lo ha fatto sapere l’Eliseo e sono i media francesi a precisare che dall’insediamento di Meloni nel 2022 e dal trattato del Quirinale, del 2021, si tratta del primo vertice che disciplina le relazioni bilaterali. «Nove ministri di entrambe le parti» e un «forum economico franco-italiano» nella vicina Le Cannet, nonché a una visita ministeriale alla sede centrale di Thales Alenia Space, azienda franco-italiana, a Cannes.
«I due leader scambieranno inoltre opinioni sulle principali questioni europee e internazionali e discuteranno le modalità per rafforzare i legami tra la società civile francese e quella italiana, in particolare attraverso i giovani e la cultura». Un segnale quello dell’Eliseo, dopo anni di rapporti tiepidi, che lascia intendere un’apertura nei confronti delle politiche del governo Meloni. Ed è Roberta Metsola, in occasione di un’intervista con Bruno Vespa al Forum in Masseria, a sposare subito la proposta di Meloni di proporre una voce unica con Mosca. Mancano pochi giorni al Consiglio europeo, dove si parlerà di questo ma anche dei numeri del prossimo quadro finanziario pluriennale (Qfp), il programma di spesa a lungo termine dell’Ue. Meloni nel suo intervento alle Camere aveva già ribadito che l’Italia non accetterà «un bilancio in conseguenza del quale, a fronte di maggiori contributi, l’Italia rischia di avere a disposizione risorse inferiori».
Adesso anche la Germania esprime insoddisfazione e considera «assolutamente deludente» la proposta presentata dalla presidenza cipriota per il prossimo bilancio pluriennale europeo. Lo ha fatto sapere una fonte diplomatica tedesca: «Non entrerò oggi nei dettagli, ma per noi questo non può assolutamente costituire una base per arrivare a un accordo. La proposta negoziale è inaccessibile dal punto di vista finanziario e non è nemmeno stata riformata nella direzione necessaria. Abbiamo bisogno di tagli significativi al volume complessivo in tutti i settori». Per il governo tedesco, «primo, per ridurre sensibilmente le cifre complessive, il 2% è di gran lunga insufficiente. Secondo, per mantenere la corretta priorità delle politiche che la Commissione ha indicato nella sua proposta presentata un anno fa, la modernizzazione del quadro finanziario pluriennale deve essere realizzata. Non approveremo né un quadro finanziario pluriennale troppo costoso né uno privo di riforme». Berlino si dice disponibile ad arrivare un accordo già nel 2026, in quanto «riteniamo che nel 2027 sia estremamente improbabile arrivare a una conclusione, a causa delle elezioni in molti Stati membri dell’Ue» e quindi, «senza un accordo quest’anno, è poco probabile che nel 2028 possano effettivamente iniziare a essere erogati i fondi».
E c’è da immaginare che Italia e Germania non rimarranno gli unici Paesi membri ad esprimere malcontento su questo tema, a dimostrazione che le politiche europee, anche in questo campo, sono state insoddisfacenti. I socialisti (S&D) definiscono il tutto «preoccupante».
Continuano intanto i bilaterali di Meloni con i leader esteri. Ieri il premier ha ricevuto a Villa Pamphili il presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae Myung, nel quadro della sua visita di Stato in Italia. L’incontro, che fa seguito alla missione di Meloni a Seul il 19 gennaio scorso, ha consentito di elevare le relazioni tra Italia e Corea al livello di Partenariato strategico speciale e di adottare un Piano d’Azione 2026-2030 per intensificare la collaborazione bilaterale in ambito politico, economico, scientifico-tecnologico, culturale e nel campo della sicurezza e difesa.
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Kaja Kallas (Getty Images)
Berlino e Parigi vorrebbero ridimensionare il servizio diplomatico Ue, Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), 5.000 dipendenti e budget di 1 miliardo d’euro l’anno, ponendolo sotto controllo della Commissione e licenziando la Kallas. Lei ha difeso il suo operato con una mail visionata dalla testata Politico e indirizzata allo staff Seae: «Rimarco quanto valore aggiunto abbiamo dato all’Europa come squadra, specie in un periodo di guerra in Europa». Guerra, quella fra Russia e Ucraina, in cui il fatto che la Kallas sia estone, assai meno disposta verso Mosca che le nazioni occidentali fondatrici dell’Ue, ostacola una trattativa.
Stando a fonti come Euractiv, la rappresentante Esteri, in colloqui a porte chiuse tenuti in Messico fra 20 e 22 maggio, ha paragonato Israele al Sudafrica dell’apartheid per la «politica razzista di Israele verso i palestinesi». Ma la reazione ai massacri di Hamas del 7 ottobre 2023 non ha nulla a che fare con un regime legislativo che fino al 1990 segregò i neri sudafricani. Che poi Israele e Sudafrica siano stati in passato vicini, ma per altre ragioni, come sviluppare insieme un programma nucleare, quando anche Pretoria inseguiva la «Bomba», ma a differenza di Tel Aviv vi rinunciò, sfociato nell’esplosione atomica sull’Oceano Indiano del 1979, è tutt’altra faccenda.
Ieri, presenziando a Parigi per la conferenza «Paris Call for the Two-State Solution, Peace and Regional Security», sulla pace israelo-palestinese, ha ribadito che «la soluzione a due Stati è l’unica via». La soluzione a due Stati è anche l’auspicio ufficiale del governo italiano e di altri governi occidentali. Anche le critiche ai coloni ebrei violenti in Cisgiordania, che la Kallas ha annunciato in agenda al vertice di lunedì dei ministri degli Esteri dell’Ue, son legittime. Ma dire che Israele applica un’apartheid è una gaffe fuori luogo. Non solo.
Il 28 maggio, al vertice dei ministri degli Esteri Ue a Limassol, a Cipro, Kallas ha incrinato i rapporti Bruxelles-Washington sostenendo che, a causa dei bombardamenti russi su Kiev, «i diplomatici americani se ne sono andati, quelli europei sono rimasti».
Non era vero, i diplomatici Usa sono rimasti a Kiev. Fonti Ue commentano: «Errori inaccettabili per un capo della politica estera Ue. Se un ministro degli Esteri nazionale dice cose non sagge e non diplomatiche, può essere ripreso dal suo primo ministro. Nel sistema Ue non funziona così. E Kallas parla a nome di 27 Stati membri». Ieri ha cercato di smorzare i toni la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, secondo cui Kallas e Seae avrebbero «l’appoggio della presidente Von der Leyen», ma può essere una cortina per celare dibattiti a porte chiuse.
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