Giovani, altro che patrimoniale ecco quello che serve
  • Con i cittadini di domani i partiti non vanno oltre l’assistenzialismo: le mance di Enrico Letta, il Reddito del M5s, la pensione integrativa di Matteo Renzi, la riduzione degli anni di studio lanciata da Silvio Berlusconi. A lavoro e formazione chi pensa?
  • L’industriale della pasta Domenico Balsano: «Le paghette non servono nemmeno a conquistare voti».
  • Il big del commercio elettronico Salvatore Cobuzio: «Senza controlli i fondi pubblici sono uno spreco. Occorre aiutare le realtà produttive migliori a investire sulle nuove generazioni».
  • L’economista Leonardo Becchetti: assurdo che ci siano tanti posti vacanti e altrettanti ventenni senza occupazione né titolo di studio adatto alle competenze più richieste dal mercato.

Lo speciale contiene quattro articoli.

Il marchettificio della politica si scatena in periodo elettorale e dà il meglio di sé soprattutto sulle politiche giovanili. È sulle nuove generazioni che la fantasia si scatena, con soluzioni tanto generose quanto inefficaci. I partiti sono convinti che per accaparrarsi il consenso, ai giovani va data la «paghetta» secondo il copione già collaudato del voto di scambio. Ecco quindi promettere soldi senza criterio e senza controlli. E siccome bisogna acchiappare i neo diciottenni, cosa c’è di meglio di un lauto regalo di compleanno? Il Pd si sente particolarmente munifico e ha promesso ben 10.000 euro a chi diventa maggiorenne. Bisogna avere qualifiche particolari? Essersi distinti in qualche campo? O avere in tasca un progetto degno di attenzione? Tranquilli, niente di tutto questo. Il segretario Enrico Letta ha intenzione di elargire il premio per il solo fatto che si entra nella maggiore età. E la meritocrazia? Un’altra volta. Il lavoro come fatica, sudore, impegno è scomparso dall’orizzonte di quello che era il partito dei lavoratori, diventato partito degli assistiti.

Operazioni come questa costano. I diciottenni nel 2023 saranno 554.022. Premiarli tutti vorrebbe dire un esborso di circa 5,5 miliardi. Se dovessero entrare in gioco le dichiarazione Isee, beneficiando solo i figli dei ceti bassi e medi, la cifra per finanziare la dote si dimezzerebbe. Dove trovare i soldi? Semplice, con una patrimoniale, aumentando la tassa sulle successioni dal 4 al 20% per la parte eccedente i 5 milioni di euro ereditati. La giustificazione è sempre quella di una sorta di equità fiscale per cui, secondo il Pd, chi ha tanto deve sentirsi in colpa ed è giusto che dia qualcosa a chi ha poco. Un volta passato questo concetto, sarà facile poi estendere l’imposta anche a eredità meno importanti. E Letta dimentica che chi possiede tali patrimoni ha comunque già pagato, nel corso della vita, fior di tasse. Nulla ha detto il segretario Pd se ci saranno vincoli e soprattutto se scatteranno controlli. Con 10.000 euro in tasca, più che il corso di formazione, i ragazzi nella migliore delle ipotesi si compreranno telefonini, videogame, scooter.

Il reddito di cittadinanza, che tante truffe ha generato, continua a essere un pilastro del programma elettorale del M5s per i giovani e il Pd non intende mettere in discussione questo strumento: si limita a dire che andrebbe riformato. Anche il bonus cultura da 500 euro ai diciottenni senza vincoli di Isee, varato dal governo Renzi e giunto alla sesta edizione, destinato a libri, biglietti per concerti, mostre, fiere, musei, spettacoli teatrali, cinema, concerti, ha visto proliferare le frodi. Gli aiutini non finiscono qui. Nel progetto «Vincono le idee» il partito di Letta propone un bonus di 2.000 euro da utilizzare per abbattere le spese di locazione per studenti e lavoratori under 35. Dove si trovino le risorse è un mistero.

Le politiche per il lavoro giovanile hanno un’impronta assistenziale anche nel programma di Italia Viva. Il partitino guidato da Matteo Renzi chiede di spostare la tassazione sulla previdenza integrativa dal momento del versamento a quello della maturazione della pensione. Ma quanti giovani con lavori precari, discontinui e sottopagati possono permettersi il secondo pilastro previdenziale? Siamo al punto di partenza: vanno prima create le condizioni affinché da una parte si creino nuovi posti, e dall’altra ci sia una formazione adeguata alle richieste del mercato. Ma di questo si tace. In sostituzione del reddito di cittadinanza, Italia viva punta sull’«imposta negativa», cioè un’integrazione dei salari al di sotto della soglia minima.

L’alleanza guidata da Carlo Calenda, Azione e +Europa, propone di non tassare i giovani fino a 25 anni e di abbattere del 50% il carico fiscale per la fascia tra i 26 e i 30 anni. Tutte queste misure verrebbero finanziate con il recupero della lotta all’evasione fiscale, l’eterno serbatoio a cui attingere, nelle promesse più che nella realtà, quando si tratta di indicare una copertura a provvedimenti di spesa e non si sa dove andare a parare. L’ultimo arrivato tra i politici che promettono mari e monti ai giovani è Silvio Berlusconi, che vorrebbe accorciare di un anno sia la scuola dell’obbligo sia l’università, eliminando la riforma del «3+2», per arrivare prima sul mercato del lavoro. Ma «nonno Silvio», come lui si autodefinisce negli spot elettorali rivolti ai giovani, è sicuro che si arriva meglio al lavoro accorciando i tempi della formazione?

Domenico Balsano

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