Putin fa martellare l’Ucraina: «Per arrivare alla pace Kiev deve cedere territori»
Kiev, 2 gennaio 2024. Edifici colpiti dai missili russi (Ansa)
  • I missili russi lasciano la capitale senza luce e acqua. La Polonia fa alzare gli F-16. Anche dall’Inghilterra ora avvertono Volodymyr Zelensky: dovrà accordarsi sui nuovi confini.
  • Droni israeliani contro una sede del gruppo terroristico in Libano: sei morti. Oggi parla il leader di Hezbollah. Gerusalemme si difenderà all’Aia dalle accuse di genocidio.

Lo speciale contiene due articoli.

Il 2024 per l’Ucraina si preannuncia ancora più difficoltoso e incerto di quanto lo siano stati gli ultimi due anni. In questi giorni, infatti, il Paese invaso dall’esercito russo il 24 febbraio 2022 si trova sottoposto a fronteggiare intensi attacchi condotti dalle forze di Mosca con lancio di missili e droni su tutto il territorio: è stata proclamata l’allerta in sette regioni, Kiev inclusa. La capitale è ripiombata nell’incubo di inizio conflitto, con numerose e forti esplosioni che, stando a quanto comunicato dal procuratore generale Andriy Kostin su X, hanno provocato almeno 5 morti e 115 feriti. Oltre a questo, si contano oltre 250.000 persone rimaste senza luce e acqua. Già nelle prime ore dell’alba l’allarme antiaereo era risuonato in tutta la regione della capitale, con l’Aeronautica militare ucraina che ha immediatamente diffuso sui propri canali Telegram il seguente messaggio: «Pericolo missilistico nelle zone di allerta. Minaccia dei lanci di missili da crociera dagli aerei Tu-95ms. Sono in volo complessivamente 16 bombardieri strategici. Mettetevi al riparo».

Una stima che quantifica la portata dell’ultimo attacco russo è stata pubblicata ieri da Forbes. Secondo la rivista americana, l’operazione è costata a Mosca l’equivalente di 620 milioni di dollari, utilizzati per 35 droni Shahed 136/131, 70 missili da crociera Kh-101, Kh-555 e Kh-55, dieci missili Kinzhal Kh-47M2 lanciati dai caccia Mig-31K, tre missili da crociera Kalibr, 12 missili Iskander M/S-300 e S-400 e quattro missili anti radar Kh-31-P. Un totale di 99 missili e 35 droni lanciati in una sola notte che dimostra quanto la Russia abbia innalzato il livello di scontro negli ultimi giorni. E anche se la contraerea ucraina è riuscita a intercettare e ad abbattere la maggior parte dei missili, 72 su 99, rimane il problema dei danni provocati dai detriti caduti sugli edifici residenziali. Il ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov ha accusato Mosca di aver preso di mira deliberatamente i quartieri abitati da civili: «Si è trattato di un attacco molto pericoloso che ha ucciso e ferito persone innocenti, danneggiato linee elettriche e gasdotti, interrotto l’approvvigionamento idrico. Lo Stato terrorista sta deliberatamente prendendo di mira le infrastrutture critiche e i quartieri residenziali, dimostrando che la Russia non fermerà la sua aggressione finché non la fermeremo noi».

Non solo Kiev è stata coinvolta dai raid aerei russi. Le sirene di allarme sono scattate anche negli oblast di Kherson, Mykolaiv, Vinnitsa, Zhytomyr, Kirovohrad, Poltava, Cherkasy e Chernihiv. Il violento attacco russo ha fatto scattare lo stato di allerta anche in Polonia. Varsavia, dopo che cinque giorni fa un oggetto aereo non identificato aveva violato lo spazio aereo polacco, ha deciso di schierare una pattuglia di F16 per monitorare la frontiera. In tutto ciò, Volodymyr Zelensky tenta di tenere la barra dritta dicendo che «la Russia non sta vincendo la guerra». Una dichiarazione necessaria per tenere alta l’attenzione dell’Occidente sull’Ucraina, in particolar modo sulla questione aiuti. «L’idea che la Russia stia vincendo è solo una sensazione», ha detto il presidente ucraino in un’intervista all’Economist, «forse non tutto sta accadendo così velocemente come qualcuno aveva immaginato, ma la Russia sta ancora subendo gravi perdite».

Zelensky ha poi fatto intendere come eventuali negoziati per una risoluzione pacifica del conflitto siano ancora molto lontani: «Non ci sono segnali reali. Vedo solo i passi di un Paese terrorista». Nel suo discorso di inizio anno, Vladimir Putin aveva aperto uno spiraglio, seppur dicendo di essere disponibile alla pace, ma solo alle sue condizioni.

Ieri, si è fatto sentire Charles Michel. Il presidente del Consiglio europeo ha scritto su X che a «chiunque creda alle voci in base alle quali la Russia sarebbe realmente interessata a colloqui di pace, il numero record di droni sparati nelle ultime 24 ore contro l’Ucraina dimostra la vera intenzione di Mosca», aggiungendo che «l’Ue è al fianco dell’Ucraina». Aiuti che però tardano ad arrivare. Il pacchetto europeo è in stand by a causa del veto imposto dall’Ungheria, quello americano è bloccato dalle lotte al Congresso tra dem e repubblicani. Zelensky, nella sua intervista all’Economist, in cui dice che «la Crimea e il Mar Nero diventeranno presto il centro di gravità della guerra», è tornato sull’argomento armi: «L’isolamento della Crimea e l’indebolimento del potenziale militare russo in quell’area è estremamente importante per noi, perché è un modo per ridurre il numero di attacchi da questa regione. Ma la velocità di qualsiasi successo dipenderà dall’assistenza militare che l’Ucraina riceverà dai suoi partner occidentali».

E a proposito di Crimea e territori contesi, la rivista americana Newsweek ha pubblicato uno studio elaborato dall’Institute for the study of war, autorevole think tank con sede a Washington, secondo cui l’Ucraina dovrebbe seriamente prendere in considerazione l’idea di cedere porzioni di territorio per porre fine alla guerra.


Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…