Il baratro di Kiev: il Donbass è perduto e c’è lo spettro delle armate di Kim
Ansa
  • Preoccupazione per il possibile impiego di 10.000 soldati nordcoreani a Kursk. Pyongyang: «Coi russi fino alla vittoria».
  • La risposta degli ayatollah all’attacco israeliano potrebbe passare per le milizie sciite del Paese confinante: un modo per cercare di evitare ulteriori reazioni.

Lo speciale contiene due articoli.

Il coinvolgimento delle truppe nordcoreane, con i 10.000 soldati inviati da Kim Jong-un a combattere nella regione del Kursk per sostenere l’esercito russo nell’azione di contenimento dell’offensiva ucraina, rischia di sconvolgere non solo lo scenario del conflitto, ma anche gli equilibri geopolitici. La notizia, sulla quale non si è ancora espressa in via ufficiale la Cina, principale partner commerciale della Corea del Nord ed evidentemente non troppo entusiasta della sinergia, soprattutto militare, tra Pyongyang e Mosca, ha immediatamente fatto innalzare il livello di guardia dalle parti della Nato. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte, ha parlato di «una significativa escalation», di «un’altra violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu» e di «una pericolosa espansione del conflitto». Anche la Corea del Sud ha manifestato parecchia preoccupazione, definendo la cooperazione militare tra i due Paesi «illegale e pericolosa per il mondo». Una preoccupazione motivata dalle ambizioni nucleari coltivate dal regime di Pyongyang, specie dopo il test effettuato lo scorso giovedì a largo del mar del Giappone dell’Hwasong-19, il nuovo missile balistico intercontinentale a combustibile solido, che a detta dell’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana Kcna è il missile strategico più potente al mondo in grado di dimostrare la posizione egemonica che il Paese asiatico ha ottenuto nello sviluppo e nella produzione di velivoli nucleari.

«Continueremo a sviluppare il nostro arsenale per essere pronti a una rappresaglia nucleare in caso di aggressione», ha avvertito il ministro degli Esteri nordcoreano, Choe Son Hui, nel corso della visita a Mosca dove ha incontrato il suo omologo russo Sergej Lavrov. «Ribadiamo che staremo sempre fermamente al fianco dei nostri compagni russi fino al giorno della vittoria. Non abbiamo alcun dubbio che sotto la saggia guida del rispettato presidente Putin l’esercito e il popolo russo otterranno una grande vittoria nella loro sacra lotta per proteggere i diritti sovrani e proteggere la sicurezza del loro Stato». I due ministri, che non hanno smentito la notizia dell’invio di soldati nordcoreani a combattere a fianco di quelli russi nel Kursk, hanno anzi ribadito gli interessi comuni: «I legami tra l’esercito russo e quello nordcoreano sono molto stretti», ha spiegato Lavrov, «e questo renderà anche possibile risolvere importanti obiettivi di sicurezza per i nostri cittadini e i vostri». Il ministro degli Esteri russo, stando a quanto annunciato ieri dalla portavoce Maria Zakharova, è atteso nel mese di dicembre a Malta, dove prenderà parte al vertice del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, l’Osce; una notizia non indifferente, considerato che si tratterà della prima visita ufficiale di Lavrov in un Paese membro dell’Unione europea dall’inizio del conflitto in Ucraina.

Tutto questo mentre le armate russe sfondano ormai a Selydove e sono praticamente alle porte di Pokrovsk, città chiave per l’intera regione del Donbass, che ora resta legata al resto dell’Ucraina per un filo esilissimo.

L’impiego delle truppe nordcoreane è stato commentato con scetticismo e preoccupazione anche dal ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto: «Lo scenario dell’Est Europa in Ucraina peggiora con l’invio di truppe da parte della Corea. Da più di un anno, però, si è formato un fronte a sostegno della Russia e dobbiamo capire se questo fronte può rendere ancora più pericolosa la volontà di Putin di espandere i suoi confini. Mi auguro che prima possibile si possa ricondurre la Russia a un tavolo di pace».

Nel frattempo, sul campo di battaglia si continua a combattere senza sosta. Ieri diverse bombe sono state sganciate su Odessa, dove sono rimasti feriti due pompieri nella caserma dei vigili del fuoco presa di mira, e Kharkiv, dove un missile lanciato su una postazione della polizia ha provocato un morto e almeno 30 feriti.

In Russia, invece, nella regione meridionale di Stavropol, l’esercito ucraino ha tentato di colpire con un drone un deposito di petrolio nella città di Svetlograd, ma stando a quanto riferito dal governatore Vladimir Vladimirov alla Tass, il velivolo senza pilota si è schiantato senza causare vittime. Nella notte tra giovedì e venerdì, ha reso noto il ministero della Difesa russo, la contraerea ha dovuto abbattere 83 droni ucraini. Kiev, stando alle ultime notizie giunte nella serata di ieri da Washington, potrebbe presto contare su un nuovo pacchetto di aiuti dagli Stati Uniti. Ad annunciarlo è stato il dipartimento della Difesa americano attraverso una nota, in cui si parla di altri 425 milioni di dollari in aiuti militari da destinare all’Ucraina, che comprendono intercettori per la difesa aerea, munizioni per sistemi missilistici e artiglieria, veicoli corazzati e armi anticarro. Anche dall’Arabia Saudita, tramite l’agenzia di soccorso KSrelief, sono in arrivo aiuti dal valore di 10,4 milioni di dollari, ma in questo caso non si tratta di armi, bensì di assistenza per l’alloggio agli sfollati, tra cui 11.000 kit di alloggio, 2.400 kit di riscaldamento rapido e materiali da costruzione per isolare le case in vista dell’inverno.

Il conflitto tra Russia e Ucraina è stato al centro della preghiera di Papa Francesco nel corso dell’Angelus: «Fratelli e sorelle, la guerra sempre è una sconfitta, sempre! Ed è ignobile perché è il trionfo della menzogna, della falsità. Si cerca il massimo interesse per sé e il massimo danno per l’avversario calpestando vite umane, ambiente, infrastrutture, tutto e tutto mascherato da menzogne. E soffrono gli innocenti».

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