Gallant: «La città è presa». E scatta la fase 2
Ansa
  • Il ministro israeliano annuncia la svolta. L’esercito conquista anche il porto: «Base per gli attacchi». Distrutta la casa del capo di Hamas. Dalle camere dei bambini dell’Al-Shifa intanto spuntano i missili. Sparatoria a Gerusalemme, i terroristi rivendicano.
  • Gli jihadisti fanno arenare le trattative. L’Egitto prova ad aprire un nuovo canale.

Lo speciale contiene due articoli.

Dopo il Nord della Striscia adesso anche la parte occidentale di Gaza City è nelle mani dell’esercito israeliano. I soldati hanno preso il controllo del porto usato da Hamas, ha fatto sapere il portavoce militare. Le truppe della 118/a Brigata corazzata e dell’unità d’elite ’Flotilla 13 hanno trovatodieci imbocchi di tunnel e distrutto quattro strutture utilizzate come basi. Nell’assalto sono morti dieci terroristi. Il porto mascherato da area civile, invece era utilizzato per l’addestramento e l’organizzazione degli attacchi terroristici. Per condurre gli attentati, i militanti di Hamas si avvalevano dell’uso di navi civili e della polizia portuale di Gaza.

L’offensiva israeliana compie decisi passi in avanti dunque e adesso «si può passare alla fase successiva dell’operazione di terra», ha spiegato il ministro della Difesa, Yoav Gallant.

Ad agitare la giornata militare di ieri, una sparatoria avvenuta a Sud di Gerusalemme, sulla route 60. I militari delle forze di sicurezza israeliane riferiscono che tre persone avrebbero aperto il fuoco dopo essersi avvicinati a un check point. Le forze di sicurezza hanno risposto all’attacco sparando e uccidendo i tre assalitori. I paramedici sono intervenuti sul posto per assistere otto feriti, condotti poi negli ospedali della città: l’Hadassah Hospital e lo Shaare Zedek Hospital. Sull’auto in cui viaggiavano i tre assalitori, sono state trovate asce e munizioni. L’intenzione degli uomini, che venivano da Hebron, in Cisgiordania, era quella di giungere a Gerusalemme, probabilmente per compiere un attentato. Hamas ha rivendicato l’attacco. Le forze di difesa israeliane con un raid hanno colpito la casa del leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh. L’uomo non si trova più a Gaza, ma la sua abitazione veniva utilizzata come infrastruttura terroristica e, tra le altre cose, come luogo di incontro per gli alti funzionari dell’organizzazione» di Hamas.

A Gaza la situazione diventa sempre più difficile. Le principali società di telecomunicazioni di Gaza, Paltel e Jawwal, hanno spiegato che tutti i servizi di telecomunicazione nella Striscia di Gaza sono stati interrotti a causa dell’esaurimento di tutte le fonti di energia che sostenevano la rete.

Intanto prosegue l’operazione dell’Idf all’interno dell’ospedale Al-Shifa. Mostrato un video in cui si vede ciò che rimane dell’arsenale di Hamas all’interno dell’ospedale, utilizzato come base dai terroristi che sfruttavano i malati come scudi umani. Un metodo che è diventata una modalità per Hamas: lo sfruttamento dei più deboli è sempre più sistematico. Sempre ieri alcuni soldati israeliani hanno trovato nascosti nella cameretta di una bambina, missili anticarro e alcuni razzi. Sempre durante l’operazione all’interno dello Shifa, il portavoce dell’Idf, ha riferito di aver trovato foto e video di ostaggi all’interno di computer portatili abbandonati nella fretta.

L’Organizzazione mondiale della Sanità, nel frattempo, starebbe trovando il modo di evacuare l’ospedale. Rick Brennan, direttore delle emergenze regionali dell’Oms, ha detto che la mancanza di carburante per le ambulanze della Mezzaluna Rossa a Gaza e la carenza di mezzi disponibili per trasportare i pazienti sono alcuni degli ostacoli logistici – cui si sommano quelli di sicurezza – che complicherebbero l’evacuazione. Il ministero della Salute di Hamas, inoltre, accusa Israele di aver distrutto un reparto medico dell’ospedale Al-Shifa e di averne danneggiati altri.

Non migliora la situazione neanche sul fronte con il Libano. L’esercito israeliano nel rispondere ai ripetuti attacchi di Hezbollah, ha colpito un deposito di armi, infrastrutture militari, posti di vedetta e posizioni di lancio, inclusa quella utilizzata da Hezbollah per lanciare un missile anticarro verso la città di Shlomi, nel Nord di Israele.

L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, si è visto respingere da Israele la richiesta di visitare il Paese. Turk aveva chiesto un’indagine internazionale riferendo di «accuse estremamente gravi» di violazioni del diritto internazionale nella guerra tra Israele e Hamas. Rimangono non buoni i rapporti tra Israele e Nazioni Unite, specialmente dopo le accuse mosse da Un Watch contro alcuni dei loro commissari e alcuni dei loro organismi, sospettati di essere pro Hamas e quindi non obiettivi nel giudicare la situazione. Tuttavia il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha problemi grossi anche dal punto di vista interno. Non si placano le polemiche sulle responsabilità del massacro del 7 ottobre, ma non solo. Il capo dell’opposizione israeliana, Yair Lapid, ha chiesto di istituire un governo nazionale di ricostruzione. «Il Likud lo guiderà, Netanyahu e gli estremisti saranno sostituiti: oltre 90 parlamentari», ha spiegato, «saranno partner in una coalizione di recupero e riunione». Per Lapid «l’anello debole è il governo, e soprattutto il premier». «Netanyahu», ha insistito, «ha perso la fiducia dei suoi cittadini, la fiducia della comunità internazionale e, cosa più grave, la fiducia del sistema di sicurezza».

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