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2022-06-21
«Long Covid causato dai vaccini». Ma Biontech: «Niente test per i farmaci aggiornati»
Mentre a fatica, ma da più parti, aumentano le segnalazioni di scienziati che documentano eventi avversi correlabili con il vaccino anti Covid, dai vertici di Big pharma arriva la richiesta di non fare più ricerche cliniche. Sabato, Ugur Sahin, amministratore delegato e cofondatore della Biontech, l’azienda tedesca produttrice con Pfizer del vaccino a mRna, ha rilasciato un’intervista al Financial Times che avrebbe dovuto essere ripresa ovunque, denunciandone il vergognoso contenuto, invece è stata silenziata.
Il ricercatore tedesco di origine turca ha avvertito che una sottovariante di Omicron, che sfugge completamente alla protezione dei vaccini, potrebbe emergere e che perciò sta diventando più «urgente» un farmaco aggiornato, in grado di offrire maggiore protezione il prossimo autunno. Fin qui, non è una novità. Semmai si può discutere sul livello attuale della protezione, che pare ridotta ai minimi termini con i prodotti ancora basati sul ceppo di Wuhan.
«Il tempo stringe», ha detto il miliardario Sahin, e anche con vaccini che utilizzano la tecnologia rapida dell’mRna, come quelli di Pfizer-Biontech e Moderna, potrebbero essere necessari tre mesi prima di una loro produzione di massa. I tempi si allungherebbe ulteriormente, quattro mesi in più se fossero richiesti nuovi dati clinici ed ecco allora che cosa propone il ceo turco tedesco. «Sarebbe utile avere l’opportunità di aggiornare il vaccino secondo i dati più recenti, senza l’obbligo di fare ulteriori studi clinici», ha dichiarato Sahin. Le agenzie regolatorie, che dovrebbero decidere entro la fine del mese se approvare i vaccini contro il i ceppi virali più recenti del Covid-19, non devono chiedere valutazioni di sicurezza, questa è la sconcertante richiesta che arriva da un produttore che grazie al virus è capo di un impero farmacologico.
Come se non fosse sufficientemente grave la sua affermazione, il medico ha liquidato l’enorme questione sicurezza dichiarando che i dati non sarebbero diversi dalla documentazione prodotta per il vaccino originale, poiché verrebbe «semplicemente cambiato il numero di aminoacidi della proteina Spike». Della serie, acquistate a pacchetto chiuso altri lotti senza interrogarvi sul tema rischi, proprio quando Marco Cavaleri, responsabile dei vaccini presso l’Agenzia europea per i medicinali, ha affermato che le autorità regolatorie devono sapere se i nuovi prodotti hanno superato i loro predecessori e quante dosi potranno essere disponibili, prima che i singoli governi decidano chi dovrebbe ricevere un quarto richiamo in autunno.
«Il direttore della ricerca della Biontech afferma con nonchalance che cambiare alcuni amminoacidi nella struttura della proteina codificata dal vaccino a mRna non comporta differenza nel rischio atteso. Un’affermazione del genere dimostra quale ignoranza alberghi nei novelli apprendisti stregoni: la differenza nella emoglobina normale e quella dei pazienti con anemia falciforme dipende per esempio dal cambiamento di un unico amminoacido», commenta Mariano Bizzarri, professore di patologia clinica all’università La Sapienza di Roma. Indignato per questo tentativo di negare «effetti svantaggiosi», ritiene «semplicemente criminale pensare di autorizzare un qualunque farmaco senza averlo adeguatamente studiato in un trial clinico, per valutarne efficacia e eventi avversi».
Oggi, che siamo ben lontani dall’emergenza, «niente può giustificare le “scorciatoie” auspicate da Sahin», tuona lo scienziato. «I principi che regolano lo studio di nuove cure furono declinati già nel 1025 da Avicenna e codificati in modo scientifico nel 1747 da James Lind. In tempi recenti il Codice di Norimberga e la Dichiarazione di Helsinki hanno sintetizzato in modo esplicito i criteri e le precauzioni necessarie. Invece, mossi esclusivamente da brama di profitto, i tecnici della Pfizer pretendono riscrivere la storia stessa della medicina. Questo è ignobile e va contrastato con assoluta fermezza», conclude Bizzarri.
Centinaia di migliaia di persone non sanno se oggi stanno male per effetto della vaccinazione, in quanto è tortuoso e fortemente ostacolato il percorso per stabilire correlazioni. Le proteine Spike prodotte dal vaccino sono molto simili a quelle del virus e si legano ad alcuni recettori in tutto l’organismo, «salta un po’ il meccanismo di regolazione delle funzioni vitali», sostiene Fabio Angeli, esperto di cardiologia preventiva, che sulla rivista internazionale Journal of cardiovascular development and disease, ha pubblicato la prima revisione sistematica sull’insorgenza di un aumento della pressione sanguigna dopo la vaccinazione anti Covid-19.
Eppure il ceo di Biontech suggerisce un «sistema più flessibile», nell’approvazione di un nuovo vaccino. Sahin giudica ovviamente irrilevanti e inconsistenti le perplessità sull’utilizzo di più dosi di un prodotto a mRna, ma il mondo scientifico si sta svegliando, seppur lentamente, dall’ignavia con la quale aveva accolto senza riserve il dio anti Covid.
«Anche il vaccino può causare il long Covid»
Vaccinati che presentano sintomi di long Covid dopo l’inoculazione. Sono stati osservati in uno studio statunitense e confermati dal professor Andrea Francesco De Maria, esperto di malattie infettive dell’Università di Genova che ha colto problemi neuropatici in pazienti italiani post vaccino. Il pre print, pubblicato a maggio su Medrxiv da scienziati di Boston, Philadelphia, Baltimora, Bethesda, riporta conclusioni che aprono nuovi, preoccupanti interrogativi sugli effetti delle punture nella popolazione.
Tra gennaio e settembre 2021, 23 persone dai 27 ai 71 anni (età media 40), quasi tutte donne, entro 21 giorni dalla vaccinazione anti Covid avevano mostrato polineuropatia, ovvero malfunzionamento simultaneo di molti nervi periferici in tutto il corpo. Il 39% ha sviluppato i sintomi dopo la seconda dose. I vaccini erano stati soprattutto di Pfizer (in dodici persone) e Moderna (in nove), due cittadini avevano ricevuto rispettivamente Janssen e Astrazeneca. Nessuno di loro aveva precedenti malattie neurologiche, eppure dopo la somministrazione tutti accusavano «gravi parestesie del viso e/o degli arti da moderate a gravi e/o sensazioni di bruciore sia agli arti superiori sia inferiori».
Per nove di loro ci sono stati problemi pure alla bocca, al viso, sul cuoio capelluto. Il 61% presentava sintomi ortostatici, intolleranza al calore e palpitazioni», che solitamente colpiscono chi è stato infettato dal virus. Il 52% dei pazienti aveva «evidenze obiettive di neuropatia delle piccole fibre», del sistema nervoso periferico, per la quale la diagnosi non è facile. Fibre che trasportano al nostro cervello informazioni relative al dolore e alla temperatura. Quasi tutti hanno risposto al trattamento con corticosteroidi ad alte dosi, suggerendo che il processo infiammatorio è immunomediato, legato a una disregolazione del sistema immunitario.
I ricercatori specificano che i pazienti «non stavano assumendo farmaci che potessero influenzare la pressione sanguigna o la frequenza cardiaca, non soffrivano di dolore acuto, non avevano un’infezione attiva, diabete o anemia per spiegare la sindrome della tachicardia ortostatica posturale (Pots)», che sta emergendo come una delle manifestazioni cliniche del cosiddetto long Covid.
È un sintomo altamente debilitante, nel passare dalla posizione supina a quella eretta aumenta la frequenza cardiaca, si avvertono palpitazioni, difficoltà respiratoria, mal di testa, c’è difficoltà a concentrarsi. La conclusione dello studio è che «le risposte immunitarie della proteina anti Spike possono collegare sindromi post Covid e post vaccino». Quindi pure il long Covid va ad annoverarsi tra gli enti avversi conseguenti alla vaccinazione.
Il 2 febbraio, sul New England journal of medicine (Nejm) era stata pubblicata una lettera dell’infettivologo De Maria che dichiarava: «Negli ultimi tre mesi, ho assistito cinque pazienti che hanno avuto gravi eventi avversi post vaccino che hanno coinvolto i nervi periferici. Quattro dei pazienti presentavano una grave neuropatia periferica con deficit della percezione sensoriale e dolore agli arti; due pazienti avevano una paralisi, con guarigione parziale dopo 12 e 8 mesi. Un paziente presentava tinnito (ronzio, fischio, ndr) persistente di circa 50 decibel, 500 Hz, in entrambe le orecchie. Tutti e cinque i casi si sono verificati entro 24-36 ore dopo la prima dose di Pfizer Biontech in pazienti senza una storia di reazioni al vaccino o di malattie autoimmuni o demielinizzanti».
Il professore aggiungeva che «altre indagini e casi singoli hanno corroborato le mie osservazioni personali». Da che cosa nascevano queste sue considerazioni? De Maria citava uno studio pubblicato a novembre, sempre su Nejm, che elaborando il possibile ruolo svolto dagli anticorpi anti idiotipi (quelli che alcuni soggetti sviluppano contro gli anticorpi generati dal vaccino o dalla malattia), nella patogenesi di gravi reazioni avverse all’infezione e alla vaccinazione da Sars-Cov-2 venivano citate solo la miocardite e la trombocitopenia immune trombotica. Il professore afferma invece che «Neuropilin 1 è il secondo recettore per Sars-Cov-2; è riconosciuto dalla proteina Spike del virus e preso di mira dal virus all’inizio della replicazione. Questa proteina è stata finora trascurata per quanto riguarda gli effetti avversi del vaccino». Ecco perché, alla luce di quanto riscontrato in pazienti italiani, l’infettivologo suggerisce che «la possibilità che gli anticorpi anti idiotipi o altri meccanismi immunomediati che prendono di mira la neuropilina 1 possano essere coinvolti in complicazioni correlate al vaccino, comprese le sequele neurologiche, dovrebbe essere considerata durante le valutazioni cliniche e studiata per migliorare gli attuali vaccini».
Anche uno studio inglese del novembre scorso arrivava alla conclusione che «l’esposizione alla prima dose del vaccino Astrazeneca può essere un fattore di rischio per la poliradicoloneuropatia a esordio acuto, caratterizzata da un coinvolgimento più comune dei nervi cranici». Un mese prima, uno studio tedesco dell’Università di Heidelberg elencava vari disturbi neurologici autoimmuni riscontrati in seguito alle vaccinazioni anti Covid.
Pure l’infettivologo Massimo Galli, che dopo tre vaccinazioni si era comunque contagiato, a Panorama aveva detto: «Ho quello che sembra essere il long Covid con dolori muscolari diffusi». Alcuni dei sintomi, spiegava, «potrebbero essere stati innescati dalle vaccinazioni». Ieri, però, il prof ci ha tenuto a specificare che non c’è stato «nessun cambio di rotta sull’importanza della vaccinazione» e che «eventuali valutazioni sull’opportunità di somministrare il vaccino in persone con problemi di long Covid» attengono a «riflessioni cliniche sul singolo paziente». Excusatio non petita...
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Nuovi interrogativi sui possibili effetti avversi dei preparati contro il virus. E anche sulla loro efficacia di fronte alle ultime varianti. Eppure l’ad dell’azienda farmaceutica avverte: «Non chiedeteci nuove prove cliniche sui prossimi prodotti». Mariano Bizzarri: «Indecente».Lo speciale comprende due articoli. Mentre a fatica, ma da più parti, aumentano le segnalazioni di scienziati che documentano eventi avversi correlabili con il vaccino anti Covid, dai vertici di Big pharma arriva la richiesta di non fare più ricerche cliniche. Sabato, Ugur Sahin, amministratore delegato e cofondatore della Biontech, l’azienda tedesca produttrice con Pfizer del vaccino a mRna, ha rilasciato un’intervista al Financial Times che avrebbe dovuto essere ripresa ovunque, denunciandone il vergognoso contenuto, invece è stata silenziata. Il ricercatore tedesco di origine turca ha avvertito che una sottovariante di Omicron, che sfugge completamente alla protezione dei vaccini, potrebbe emergere e che perciò sta diventando più «urgente» un farmaco aggiornato, in grado di offrire maggiore protezione il prossimo autunno. Fin qui, non è una novità. Semmai si può discutere sul livello attuale della protezione, che pare ridotta ai minimi termini con i prodotti ancora basati sul ceppo di Wuhan. «Il tempo stringe», ha detto il miliardario Sahin, e anche con vaccini che utilizzano la tecnologia rapida dell’mRna, come quelli di Pfizer-Biontech e Moderna, potrebbero essere necessari tre mesi prima di una loro produzione di massa. I tempi si allungherebbe ulteriormente, quattro mesi in più se fossero richiesti nuovi dati clinici ed ecco allora che cosa propone il ceo turco tedesco. «Sarebbe utile avere l’opportunità di aggiornare il vaccino secondo i dati più recenti, senza l’obbligo di fare ulteriori studi clinici», ha dichiarato Sahin. Le agenzie regolatorie, che dovrebbero decidere entro la fine del mese se approvare i vaccini contro il i ceppi virali più recenti del Covid-19, non devono chiedere valutazioni di sicurezza, questa è la sconcertante richiesta che arriva da un produttore che grazie al virus è capo di un impero farmacologico. Come se non fosse sufficientemente grave la sua affermazione, il medico ha liquidato l’enorme questione sicurezza dichiarando che i dati non sarebbero diversi dalla documentazione prodotta per il vaccino originale, poiché verrebbe «semplicemente cambiato il numero di aminoacidi della proteina Spike». Della serie, acquistate a pacchetto chiuso altri lotti senza interrogarvi sul tema rischi, proprio quando Marco Cavaleri, responsabile dei vaccini presso l’Agenzia europea per i medicinali, ha affermato che le autorità regolatorie devono sapere se i nuovi prodotti hanno superato i loro predecessori e quante dosi potranno essere disponibili, prima che i singoli governi decidano chi dovrebbe ricevere un quarto richiamo in autunno. «Il direttore della ricerca della Biontech afferma con nonchalance che cambiare alcuni amminoacidi nella struttura della proteina codificata dal vaccino a mRna non comporta differenza nel rischio atteso. Un’affermazione del genere dimostra quale ignoranza alberghi nei novelli apprendisti stregoni: la differenza nella emoglobina normale e quella dei pazienti con anemia falciforme dipende per esempio dal cambiamento di un unico amminoacido», commenta Mariano Bizzarri, professore di patologia clinica all’università La Sapienza di Roma. Indignato per questo tentativo di negare «effetti svantaggiosi», ritiene «semplicemente criminale pensare di autorizzare un qualunque farmaco senza averlo adeguatamente studiato in un trial clinico, per valutarne efficacia e eventi avversi». Oggi, che siamo ben lontani dall’emergenza, «niente può giustificare le “scorciatoie” auspicate da Sahin», tuona lo scienziato. «I principi che regolano lo studio di nuove cure furono declinati già nel 1025 da Avicenna e codificati in modo scientifico nel 1747 da James Lind. In tempi recenti il Codice di Norimberga e la Dichiarazione di Helsinki hanno sintetizzato in modo esplicito i criteri e le precauzioni necessarie. Invece, mossi esclusivamente da brama di profitto, i tecnici della Pfizer pretendono riscrivere la storia stessa della medicina. Questo è ignobile e va contrastato con assoluta fermezza», conclude Bizzarri. Centinaia di migliaia di persone non sanno se oggi stanno male per effetto della vaccinazione, in quanto è tortuoso e fortemente ostacolato il percorso per stabilire correlazioni. Le proteine Spike prodotte dal vaccino sono molto simili a quelle del virus e si legano ad alcuni recettori in tutto l’organismo, «salta un po’ il meccanismo di regolazione delle funzioni vitali», sostiene Fabio Angeli, esperto di cardiologia preventiva, che sulla rivista internazionale Journal of cardiovascular development and disease, ha pubblicato la prima revisione sistematica sull’insorgenza di un aumento della pressione sanguigna dopo la vaccinazione anti Covid-19. Eppure il ceo di Biontech suggerisce un «sistema più flessibile», nell’approvazione di un nuovo vaccino. Sahin giudica ovviamente irrilevanti e inconsistenti le perplessità sull’utilizzo di più dosi di un prodotto a mRna, ma il mondo scientifico si sta svegliando, seppur lentamente, dall’ignavia con la quale aveva accolto senza riserve il dio anti Covid. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/farmaci-aggiornati-ma-stavolta-biontech-non-vuole-i-test-clinici-2657535858.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="anche-il-vaccino-puo-causare-il-long-covid" data-post-id="2657535858" data-published-at="1655753166" data-use-pagination="False"> «Anche il vaccino può causare il long Covid» Vaccinati che presentano sintomi di long Covid dopo l’inoculazione. Sono stati osservati in uno studio statunitense e confermati dal professor Andrea Francesco De Maria, esperto di malattie infettive dell’Università di Genova che ha colto problemi neuropatici in pazienti italiani post vaccino. Il pre print, pubblicato a maggio su Medrxiv da scienziati di Boston, Philadelphia, Baltimora, Bethesda, riporta conclusioni che aprono nuovi, preoccupanti interrogativi sugli effetti delle punture nella popolazione. Tra gennaio e settembre 2021, 23 persone dai 27 ai 71 anni (età media 40), quasi tutte donne, entro 21 giorni dalla vaccinazione anti Covid avevano mostrato polineuropatia, ovvero malfunzionamento simultaneo di molti nervi periferici in tutto il corpo. Il 39% ha sviluppato i sintomi dopo la seconda dose. I vaccini erano stati soprattutto di Pfizer (in dodici persone) e Moderna (in nove), due cittadini avevano ricevuto rispettivamente Janssen e Astrazeneca. Nessuno di loro aveva precedenti malattie neurologiche, eppure dopo la somministrazione tutti accusavano «gravi parestesie del viso e/o degli arti da moderate a gravi e/o sensazioni di bruciore sia agli arti superiori sia inferiori». Per nove di loro ci sono stati problemi pure alla bocca, al viso, sul cuoio capelluto. Il 61% presentava sintomi ortostatici, intolleranza al calore e palpitazioni», che solitamente colpiscono chi è stato infettato dal virus. Il 52% dei pazienti aveva «evidenze obiettive di neuropatia delle piccole fibre», del sistema nervoso periferico, per la quale la diagnosi non è facile. Fibre che trasportano al nostro cervello informazioni relative al dolore e alla temperatura. Quasi tutti hanno risposto al trattamento con corticosteroidi ad alte dosi, suggerendo che il processo infiammatorio è immunomediato, legato a una disregolazione del sistema immunitario. I ricercatori specificano che i pazienti «non stavano assumendo farmaci che potessero influenzare la pressione sanguigna o la frequenza cardiaca, non soffrivano di dolore acuto, non avevano un’infezione attiva, diabete o anemia per spiegare la sindrome della tachicardia ortostatica posturale (Pots)», che sta emergendo come una delle manifestazioni cliniche del cosiddetto long Covid. È un sintomo altamente debilitante, nel passare dalla posizione supina a quella eretta aumenta la frequenza cardiaca, si avvertono palpitazioni, difficoltà respiratoria, mal di testa, c’è difficoltà a concentrarsi. La conclusione dello studio è che «le risposte immunitarie della proteina anti Spike possono collegare sindromi post Covid e post vaccino». Quindi pure il long Covid va ad annoverarsi tra gli enti avversi conseguenti alla vaccinazione. Il 2 febbraio, sul New England journal of medicine (Nejm) era stata pubblicata una lettera dell’infettivologo De Maria che dichiarava: «Negli ultimi tre mesi, ho assistito cinque pazienti che hanno avuto gravi eventi avversi post vaccino che hanno coinvolto i nervi periferici. Quattro dei pazienti presentavano una grave neuropatia periferica con deficit della percezione sensoriale e dolore agli arti; due pazienti avevano una paralisi, con guarigione parziale dopo 12 e 8 mesi. Un paziente presentava tinnito (ronzio, fischio, ndr) persistente di circa 50 decibel, 500 Hz, in entrambe le orecchie. Tutti e cinque i casi si sono verificati entro 24-36 ore dopo la prima dose di Pfizer Biontech in pazienti senza una storia di reazioni al vaccino o di malattie autoimmuni o demielinizzanti». Il professore aggiungeva che «altre indagini e casi singoli hanno corroborato le mie osservazioni personali». Da che cosa nascevano queste sue considerazioni? De Maria citava uno studio pubblicato a novembre, sempre su Nejm, che elaborando il possibile ruolo svolto dagli anticorpi anti idiotipi (quelli che alcuni soggetti sviluppano contro gli anticorpi generati dal vaccino o dalla malattia), nella patogenesi di gravi reazioni avverse all’infezione e alla vaccinazione da Sars-Cov-2 venivano citate solo la miocardite e la trombocitopenia immune trombotica. Il professore afferma invece che «Neuropilin 1 è il secondo recettore per Sars-Cov-2; è riconosciuto dalla proteina Spike del virus e preso di mira dal virus all’inizio della replicazione. Questa proteina è stata finora trascurata per quanto riguarda gli effetti avversi del vaccino». Ecco perché, alla luce di quanto riscontrato in pazienti italiani, l’infettivologo suggerisce che «la possibilità che gli anticorpi anti idiotipi o altri meccanismi immunomediati che prendono di mira la neuropilina 1 possano essere coinvolti in complicazioni correlate al vaccino, comprese le sequele neurologiche, dovrebbe essere considerata durante le valutazioni cliniche e studiata per migliorare gli attuali vaccini». Anche uno studio inglese del novembre scorso arrivava alla conclusione che «l’esposizione alla prima dose del vaccino Astrazeneca può essere un fattore di rischio per la poliradicoloneuropatia a esordio acuto, caratterizzata da un coinvolgimento più comune dei nervi cranici». Un mese prima, uno studio tedesco dell’Università di Heidelberg elencava vari disturbi neurologici autoimmuni riscontrati in seguito alle vaccinazioni anti Covid. Pure l’infettivologo Massimo Galli, che dopo tre vaccinazioni si era comunque contagiato, a Panorama aveva detto: «Ho quello che sembra essere il long Covid con dolori muscolari diffusi». Alcuni dei sintomi, spiegava, «potrebbero essere stati innescati dalle vaccinazioni». Ieri, però, il prof ci ha tenuto a specificare che non c’è stato «nessun cambio di rotta sull’importanza della vaccinazione» e che «eventuali valutazioni sull’opportunità di somministrare il vaccino in persone con problemi di long Covid» attengono a «riflessioni cliniche sul singolo paziente». Excusatio non petita...
Ursula von der Leyen (Ansa)
Il presidente del consiglio dà il via libera all’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più altri sei Paesi latinoamericani «associati» lo ha annunciato commentando: «Esprimo soddisfazione per la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale». La Von der Leyen è stata sicuramente indotta a mollare i cordoni della borsa dal blitz americano in Uruguay. Era desiderosa di riguadagnare almeno una finestra sul cortile di casa di Donald Trump per far vedere che l’Europa (forse) c’è e la firma dell’accordo col Mercosur è prevista per il 12 gennaio in Paraguay.
In una lettera inviata ieri alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola (l’Europarlamento aveva bocciato i tagli alla Pac e l’abolizione, che comunque è confermata, del fondo per lo sviluppo rurale accorpato a quello di coesione) e al governo cipriota (ha la presidenza di turno dell’Europa) Ursula von der Leyen annuncia la disponibilità a utilizzare due terzi dei fondi accantonati per le spese non immediatamente disponibili nel bilancio 2028-2034 pari a circa 45 miliardi per aumentare gli stanziamenti per la Pac. In più vengono confermati altri 6,3 miliardi immediatamente attivabili.
Nulla però si dice sulla clausola di salvaguardia per i prodotti agricoli importati dal Sudamerica per quanto attiene pesticidi, salubrità e qualità paragonabili a quelli Ue. Su questo punto resta il no della Francia e la forte perplessità degli agricoltori italiani. Anche se il ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida in partenza per Bruxelles dove stamani si tiene - ospitata dalla Commissione - una sessione straordinaria di Agrifish, la riunione dei 27 ministri agricoli, proprio per sbloccare il sì al Mercosur, ha affermato: «La mossa della Von der Leyen è una bona notizia; non solo è stato annullato il taglio del 22% delle risorse destinate all’agricoltura per il periodo 2028-2034, ma la dotazione finanziaria è stata addirittura aumentata di 1 miliardo di euro». Forte perplessità su questi fondi aggiuntivi viene però dall’Istituto Jaques Delors che monitora i conti di Bruxelles.
A giudizio di Eulalia Rubio analista del centro studi «così si sta erodendo ancor prima di aver approvato il bilancio il fondo di riserva; utilizzare i soldi Ue per compensare i risultati degli accordi commerciali ha senso, ma se si vuole farlo bisogna creare uno strumento aggiuntivo, come è stato fatto dopo la Brexit, altrimenti i conti non tornano». La Francia comunque resta contraria al trattato. Gli agricoltori sono in marcia con i trattori verso Parigi. Fnsea e la Confederation Paysanne sono state ricevute ieri da Sébastien Lecornu, ma non sono soddisfatte. Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard hanno promesso per oggi un decreto per impedire l’importazione in Francia di prodotti agricoli sudamericani trattati con sostanze chimiche vietate in Europa. È di fatto la clausola di salvaguardia che anche l’Italia chiedeva all’Ue e che Parigi ha deciso di farsi da sola anche perché gli agricoltori transalpini restano mobilitati sia per la crisi della zootecnia derivante dall’epidemia di dermatite bollosa che sta decimando le mandrie sia per la minaccia della concorrenza derivante dall’accordo Ue-Mercosur.
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Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.
Bernardo Lodispoto (Imagoecoenomica)
Secondo l’ipotesi investigativa, il presunto corruttore sarebbe un imprenditore della zona, piuttosto conosciuto, nonché quasi omonimo di un altro imprenditore già coinvolto in un’altra indagine che riguarda la Provincia. I due sarebbero legati da un rapporto di parentela. Le Fiamme gialle che hanno eseguito un decreto firmato dai pm della Procura di Trani, Marco Gambardella e Francesco Tosto, che coordinano un fascicolo aperto lo scorso anno e che si fonda su una serie di intercettazioni, cercavano in particolare una cartellina gialla, convinte, probabilmente dal contenuto delle conversazioni captate, che all’interno ci fosse il denaro, ovvero il corrispettivo di una possibile mazzetta.
Secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano locale, il contenitore sarebbe effettivamente stato trovato dai finanzieri che hanno effettuato la perquisizione, ma all’interno non ci sarebbero stati i contanti.
Proprio le intercettazioni avrebbero fatto emergere gli indizi di un presunto patto corruttivo che coinvolgerebbe Lodispoto, Marchio Rossi e il consigliere Sgarra, ai quali a vario titolo l’imprenditore si sarebbe rivolto per aggiudicarsi un appalto relativo a una strada sul territorio provinciale. Secondo quanto risulta a La Verità, alcuni degli indagati potrebbero aver presentato ricorso al tribunale del Riesame. E forse gli atti che verranno depositati in quella sede potranno rendere più chiare le singole responsabilità che i pm attribuiscono agli indagati. Lodispoto, che nella vita svolge la professione di avvocato, è alla guida della Provincia Bat dal 26 settembre 2019, con il sostegno anche di una parte del centrodestra, ed è una delle colonne della politica del territorio. Sindaco di Santa Margherita di Savoia per la prima volta dal 1987 al 1990, è stato poi eletto due volte, nel 1994 e nel 1998, consigliere della Provincia di Foggia. Incarico lasciato nel 1999 per andare a ricoprire la carica di assessore provinciale alle Risorse economiche e finanziarie. Nel 2008, racconta il suo curriculum, viene di nuovo eletto consigliere provinciale a Foggia, ruolo che ricopre contestualmente, tra il 2009 e il 2014, nella neonata Provincia Bat. Nel 2018 viene di nuovo eletto sindaco a Santa Margherita di Savoia e poi confermato nel 2023, in entrambi casi sostenuto da una coalizione civica.
Nel 2019, come detto, viene eletto presidente della Provincia Bat. Non senza tensioni, almeno nell’ultimo anno, visto che nel luglio scorso gli esponenti del Pd della giunta provinciale hanno rimesso le deleghe, chiedendo discontinuità su ambiente e rifiuti. Insomma, una carriera politica quasi quarantennale, finora senza inciampi giudiziari. Tanto che la notizia dell’indagine su di lui, filtrata un mese dopo le perquisizioni, ha colto molti di sorpresa. Nel 2020, però, Lodispoto era scivolato su una buccia di banana comunicativa, che aveva scatenato una polemica a livello nazionale.
In un video promozionale sulle iniziative della notte di San Silvestro, si vedeva Lodispoto che, imitando il dialetto siciliano con panama in testa e occhiali da sole specchiati, prometteva di lavorare bene per tutti. Una mossa che, in virtù del fatto che la che manifestazione era prevista in piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale ucciso dalla mafia, aveva scatenato le ire dei parlamentari di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato e Fabio Rampelli, che avevano anche presentato un’interrogazione parlamentare. Lodispoto si era difeso sostenendo di essere stato inserito nello spot a sua insaputa, ma la vicenda aveva portato a una polemica tra l’allora governatore della Puglia Michele Emiliano, che accusava i due deputati di Fdi di aver «inventato» un suo «coinvolgimento su una vicenda che non solo non mi riguarda ma di cui tutti ignoravano l’esistenza, me compreso, sino a poche ore fa. Io non ho problemi a dire che con la mafia non si scherza e che quel video non mi piace».
L’ormai ex presidente della Puglia aveva anche annunciato un’azione legale nei confronti di Gemmato e Rampelli: «Ci vediamo in tribunale». I due parlamentari si erano detti stupiti «della mancata reazione a questa vergogna del governatore Emiliano, magistrato in aspettativa che ha combattuto la mafia pugliese nella sua carriera togata forse perché sostenuto nelle elezioni primarie per la presidenza della Regione dallo stesso Lodispoto».
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Ecco #DimmiLaVerità del 7 gennaio 2026. Il nostro Alessandro Rico commenta l'emergenza sicurezza: omicidi e delitti in serie ma non si riesce a mettere un argine.