True
2022-10-13
Gli estremisti islamici padroni di Atene
True
Durante tutta la giornata centinaia di estremisti e migranti pakistani si sono radunati per il compleanno di Maometto (Eid Milad un Nabi). Da qui è partito un lungo corteo da piazza Kotzia per arrivare in piazza Koumoundourou. Nelle loro mani i manifestanti tenevano le bandiere dell'organizzazione estremista pachistana Dawat-e-Islami mentre gridavano: «Labaik Allahuma Labaik, la sharika» che significa: «Sono al tuo servizio, o Allah. Tutte le lodi, grazie e benedizioni. Tutto dominio a Te».
Dawat-e-Islami è un'organizzazione islamica sunnita con sede in Pakistan che gestisce diverse istituzioni educative islamiche e corsi online in Pakistan e in molti altri paesi. Dawat-e-Islami, che significa Invito all'Islam, è stato fondato nel 1981 da Maulana Abu Bilal Muhammad Ilyas Attari. Il gruppo estremista si è espanso in diverse nazioni del mondo dalla sua base in India. Partito come un gruppo revivalista influenzato dalle credenze sufi, da allora si è trasformato in un gruppo islamista estremista con evidenti legami con i circoli salafiti violenti. Come detto non è la prima volta che Atene vive giornate di questo tipo con interi quartieri messi a ferro e fuoco da migranti musulmani.
In Grecia arrivano soprattutto afgani, siriani e iracheni che finiscono poi nei campi profughi dove le condizioni di vita sono a dir poco spaventose. La autorità di Atene sono anche confrontate con una complessa organizzazione criminale formata dai Moutawins, dalla parola Mutawwiʿîn (plurale di mutawwiʿ(Comitato per l'imposizione della virtù e l'interdizione del vizio ) che originariamente era un sinonimo per indicare i poliziotti religiosi dell'Arabia Saudita è nota in Occidente anche come la shari’a police che ha il compito di controllare che la legge islamica sia osservata dagli immigrati e causando il terrore tra migliaia di rifugiati e immigrati pacifici che vivono ad Atene. La Grecia non è che l’ultimo Paese europeo dove sono attive queste queste pattuglie già presenti a Berlino (composte in prevalenza da immigrati ceceni), nelle centinaia di banlieu francesi e in molte città inglesi come Londra, Birningham, Leicester, Luton, Manchester solo per citarne alcune, in Olanda e in Svezia dove a Malmö e Stoccolma i Moutawins si assicurano che sui trasporti pubblici le donne si siedano sempre in fondo.
Le pattuglie della polizia islamica ad Atene operano a Omonia, piazza Vathi, Metaxourgio e Kypseli, e aumentano sempre durante il periodo del Ramadan. La ‹‹polizia islamica›› pattuglia le principali zone di ritrovo dei migranti ed è alla caccia di chi non rispetta le festività islamiche, per chi non si abbiglia secondo le rigide regole islamiche (donne e uomini) e per chi non si uniforma ai loro rigidi dettami ci sono botte da orbi e non soltanto intimidazioni. Lo stesso accade con gli immigrati che gestiscono delle attività commerciali che vengono anche intimiditi e taglieggiati così come è emerso da alcune denunce presentate alla polizia. Inoltre le ronde islamiche che hanno reso queste zone off-limits si occupano di trovare l’alloggio per i lavoratori che poi sfruttano, accatastandoli in appartamenti con altri 20 o 30 stranieri.
Sebbene le organizzazioni che si occupano degli immigrati non confermino gli incidenti temendo ritorsioni, anche le autorità greche, seppur a denti stretti, ammettono il fenomeno: «Ci sono stati molti eventi criminali e anche delle rapine ma hanno chiare caratteristiche religiose e sono sicuramente i cosiddetti Moutawin». Le pattuglie della shari’a police sono principalmente composte da afgani, pakistani e cittadini del Bangladesh che si sono resi protagonisti negli anni (almeno dal 2017) di pestaggi anche in pieno giorno come recentemente accaduto a due donne musulmane che sono state picchiate mentre passavano davanti a una moschea durante i giorni del Ramadan perché non portavano il velo, oppure alla ragazze picchiate e insultate nei negozi nel centro di Atene per lo stesso motivo.
La polizia greca che ha pochissimi strumenti pattuglia spesso il centro di Atene, ma non è in grado di controllare tutte le attività illegali. Nonostante gli arresti e le estradizioni di individui, l'illegalità regna sovrana e il traffico di droga, il gioco d'azzardo illegale, lo sfruttamento della prostituzione sono la quotidianità gestita da nigeriani, somali, marocchini, afgani e algerini in lotta tra loro per il controllo di piazze come Victoria, Agios Panteleimon, Pedion tou Areos, Koliatsou e Kypseli.
Le autorità di Atene sono alle prese anche con la presenza di centinaia di foreign fighters dell’Isis che hanno trovato riparo in Grecia dopo aver combattuto nei campi di battaglia di Siria e Iraq. Savvas Kalenteridis, un ex agente dei servizi segreti greci diventato analista geostrategico e autore, ha stimato nel novembre 2020 la presenza di almeno 600 i combattenti dell'Isis in Grecia e diverse decine a Cipro. L’enorme afflusso di migranti è anche un lucroso business nel quale si sono gettati a capofitto la malavita locale e molti cittadini stranieri che sono al centro di numerose inchieste.
Continua a leggereRiduci
Lo scorso 9 ottobre gli estremisti islamici hanno dato una nuova dimostrazione di forza in Grecia e anche stavolta hanno scelto la capitale Atene, con una processione religiosa dei migranti pakistani per il compleanno di Maometto, tra le bandiere dell'organizzazione islamista estrema Dawat-e-islami.Durante tutta la giornata centinaia di estremisti e migranti pakistani si sono radunati per il compleanno di Maometto (Eid Milad un Nabi). Da qui è partito un lungo corteo da piazza Kotzia per arrivare in piazza Koumoundourou. Nelle loro mani i manifestanti tenevano le bandiere dell'organizzazione estremista pachistana Dawat-e-Islami mentre gridavano: «Labaik Allahuma Labaik, la sharika» che significa: «Sono al tuo servizio, o Allah. Tutte le lodi, grazie e benedizioni. Tutto dominio a Te». Dawat-e-Islami è un'organizzazione islamica sunnita con sede in Pakistan che gestisce diverse istituzioni educative islamiche e corsi online in Pakistan e in molti altri paesi. Dawat-e-Islami, che significa Invito all'Islam, è stato fondato nel 1981 da Maulana Abu Bilal Muhammad Ilyas Attari. Il gruppo estremista si è espanso in diverse nazioni del mondo dalla sua base in India. Partito come un gruppo revivalista influenzato dalle credenze sufi, da allora si è trasformato in un gruppo islamista estremista con evidenti legami con i circoli salafiti violenti. Come detto non è la prima volta che Atene vive giornate di questo tipo con interi quartieri messi a ferro e fuoco da migranti musulmani. In Grecia arrivano soprattutto afgani, siriani e iracheni che finiscono poi nei campi profughi dove le condizioni di vita sono a dir poco spaventose. La autorità di Atene sono anche confrontate con una complessa organizzazione criminale formata dai Moutawins, dalla parola Mutawwiʿîn (plurale di mutawwiʿ(Comitato per l'imposizione della virtù e l'interdizione del vizio ) che originariamente era un sinonimo per indicare i poliziotti religiosi dell'Arabia Saudita è nota in Occidente anche come la shari’a police che ha il compito di controllare che la legge islamica sia osservata dagli immigrati e causando il terrore tra migliaia di rifugiati e immigrati pacifici che vivono ad Atene. La Grecia non è che l’ultimo Paese europeo dove sono attive queste queste pattuglie già presenti a Berlino (composte in prevalenza da immigrati ceceni), nelle centinaia di banlieu francesi e in molte città inglesi come Londra, Birningham, Leicester, Luton, Manchester solo per citarne alcune, in Olanda e in Svezia dove a Malmö e Stoccolma i Moutawins si assicurano che sui trasporti pubblici le donne si siedano sempre in fondo.Le pattuglie della polizia islamica ad Atene operano a Omonia, piazza Vathi, Metaxourgio e Kypseli, e aumentano sempre durante il periodo del Ramadan. La ‹‹polizia islamica›› pattuglia le principali zone di ritrovo dei migranti ed è alla caccia di chi non rispetta le festività islamiche, per chi non si abbiglia secondo le rigide regole islamiche (donne e uomini) e per chi non si uniforma ai loro rigidi dettami ci sono botte da orbi e non soltanto intimidazioni. Lo stesso accade con gli immigrati che gestiscono delle attività commerciali che vengono anche intimiditi e taglieggiati così come è emerso da alcune denunce presentate alla polizia. Inoltre le ronde islamiche che hanno reso queste zone off-limits si occupano di trovare l’alloggio per i lavoratori che poi sfruttano, accatastandoli in appartamenti con altri 20 o 30 stranieri. Sebbene le organizzazioni che si occupano degli immigrati non confermino gli incidenti temendo ritorsioni, anche le autorità greche, seppur a denti stretti, ammettono il fenomeno: «Ci sono stati molti eventi criminali e anche delle rapine ma hanno chiare caratteristiche religiose e sono sicuramente i cosiddetti Moutawin». Le pattuglie della shari’a police sono principalmente composte da afgani, pakistani e cittadini del Bangladesh che si sono resi protagonisti negli anni (almeno dal 2017) di pestaggi anche in pieno giorno come recentemente accaduto a due donne musulmane che sono state picchiate mentre passavano davanti a una moschea durante i giorni del Ramadan perché non portavano il velo, oppure alla ragazze picchiate e insultate nei negozi nel centro di Atene per lo stesso motivo.La polizia greca che ha pochissimi strumenti pattuglia spesso il centro di Atene, ma non è in grado di controllare tutte le attività illegali. Nonostante gli arresti e le estradizioni di individui, l'illegalità regna sovrana e il traffico di droga, il gioco d'azzardo illegale, lo sfruttamento della prostituzione sono la quotidianità gestita da nigeriani, somali, marocchini, afgani e algerini in lotta tra loro per il controllo di piazze come Victoria, Agios Panteleimon, Pedion tou Areos, Koliatsou e Kypseli.Le autorità di Atene sono alle prese anche con la presenza di centinaia di foreign fighters dell’Isis che hanno trovato riparo in Grecia dopo aver combattuto nei campi di battaglia di Siria e Iraq. Savvas Kalenteridis, un ex agente dei servizi segreti greci diventato analista geostrategico e autore, ha stimato nel novembre 2020 la presenza di almeno 600 i combattenti dell'Isis in Grecia e diverse decine a Cipro. L’enorme afflusso di migranti è anche un lucroso business nel quale si sono gettati a capofitto la malavita locale e molti cittadini stranieri che sono al centro di numerose inchieste.
«Wonder Man» (Disney+)
La nuova serie, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, segue Simon Williams, supereroe con identità segreta, alle prese con una carriera da attore e la sorveglianza del Dipartimento per il controllo dei danni. Tra quotidiano e straordinario, lo show intrattiene senza promettere rivoluzioni.
L'idea è ormai sedimentata. I supereroi, la cui narrazione un tempo era appannaggio di pochi e magnifici film, sarebbero stati sfruttati dalla serialità televisiva. Un do ut des, perché la domanda non rimanesse mai senza risposta e perché anche i personaggi minori degli universi fumettistici potessero trovare un loro spazio. Ci sarebbe stata reciprocità, uno scambio consensuale fra il pubblico e la parte creativa. E così, in questi ultimi anni, è stato. Così continuerà ad essere.
Wonder Man, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, sembra portare avanti quel che è iniziato diverse stagioni fa, l'idea ormai sedimentata. Al centro, dunque, non ha alcun personaggio noto. Non ai più. Protagonista dello show è Simon Williams, un ragazzo all'apparenza ordinario, impegnato a intraprendere una carriera da attore. Parrebbe desiderare quello che tanti, come lui, desiderano: un posto nel mondo patinato dello spettacolo, sotto i riflettori, dove il lavoro si possa mescolare al gioco e il gioco al divertimento. Per farlo, parrebbe anche disposto a tutto. Ivi compreso nascondere quel che più lo renderebbe straordinario, i suoi super poteri. Simon Williams, di cui è stato raccontato (ad oggi) solo all'interno dei fumetti, non è un uomo qualunque, ma un supereroe. Un supereroe che il Dipartimento per il Controllo dei Danni, guidato dall'agente P. Cleary, considera alla stregua di una minaccia. Troppo spesso i supereroi si sono ritagliati ruoli che, all'interno della società, non avrebbero dovuto ricoprire. Troppo spesso i media sono andati loro dietro, accecati da quell'abbaglio che il Dipartimento vuole denunciare come tale.Williams abbozza, concentrando ogni energia su di sé, l'occultamento dei poteri e la carriera da attore. Una carriera che potrebbe prendere il volo, qualora il ragazzo riuscisse ad aggiudicarsi la parte del protagonista in un remake d'autore.Wonder Man si muove così, su un binario duplice, sfruttando l'alterità tra identità segreta e identità pubblica. C'è l'uomo, quello semplice e comune, con i drammi e le difficoltà, le gioie e l'evolversi di un quotidiano che in nulla differisce da quello di chi guardi. E c'è il supereroe, messo alle strette da un'istituzione ambigua, che vorrebbe controllarne il potenziale. Non è irrinunciabile e non promette di inaugurare un nuovo filone, una nuova epopea. Però, intrattiene, con quel po' di genuina magia che i supereroi sanno portarsi appresso.
Continua a leggereRiduci
iStock
Secondo il Rapporto Censis-United, quasi metà dei laureati non avrebbe completato gli studi senza la formazione digitale. La flessibilità, l’autonomia nello studio e la possibilità di conciliare lavoro e università spingono sempre più adulti verso le università telematiche.
In Italia, quasi metà dei laureati delle università telematiche ammette che senza la didattica digitale non avrebbe mai conseguito il titolo: il 45,1% non ce l’avrebbe fatta, mentre un ulteriore 39,4% avrebbe impiegato molto più tempo. È il primo dato che emerge dal Rapporto Censis-United sulla formazione digitale, basato su quasi 4.000 laureati delle sette università telematiche associate United nel periodo 2020-2024.
Il quadro che ne viene fuori racconta di un sistema che non sostituisce gli atenei tradizionali, ma li integra. La principale motivazione degli studenti è la flessibilità: il 73,7% ha scelto l’università telematica per conciliare studio e lavoro, e oltre la metà apprezza la gestione autonoma dei tempi di vita. Anche le agevolazioni economiche giocano un ruolo importante: tra chi ne ha usufruito, l’80,6% le considera determinanti nella scelta del percorso.
Il profilo del laureato digitale è chiaro. Più della metà ha completato una laurea triennale, il 53,7% è donna e quasi il 40% ha 46 anni o più. La maggior parte degli iscritti era già occupata al momento dell’iscrizione (75,3%), e quasi la metà proviene da percorsi tecnici o professionali. Significativa anche la presenza territoriale: il 51,2% dei partecipanti risiede nel Mezzogiorno.
L’esperienza di studio è giudicata complessivamente positiva: il 93,4% dei laureati dichiara di essere soddisfatto del percorso intrapreso. Gli aspetti più apprezzati sono la possibilità di conciliare impegni personali e professionali (82,5%) e l’autonomia nello studio (47,7%). Anche l’uso delle tecnologie è valutato positivamente: oltre il 96% ritiene intuitivi i materiali e le piattaforme online, e il 78,4% segnala come vantaggio l’adozione di strumenti avanzati come intelligenza artificiale, metaverso e laboratori virtuali.
Il Rapporto evidenzia inoltre un effetto concreto sul fronte occupazionale. Tra i laureati che hanno trovato o cambiato lavoro entro un anno, il 79,1% ritiene la laurea utile per ottenere un impiego, soprattutto grazie alle competenze acquisite.
In sintesi, la didattica digitale emerge come uno strumento strategico per ampliare l’accesso all’università, ridurre i divari formativi e rafforzare il capitale umano del Paese, confermandosi più di una semplice alternativa: una risposta strutturale alle esigenze di flessibilità e personalizzazione sempre più richieste dagli studenti.
Continua a leggereRiduci