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Il Tar boccia l’abolizione della Forestale imposta dalla Madia

ANSA

  • Accolti i ricorsi di 21 agenti che contestavano le modalità dello spostamento nei vigili del fuoco, nei carabinieri o in polizia. Oltre 7.000 colleghi possono seguire l'esempio.
  • I costi per gli elicotteri anti incendio sono lievitati addirittura di 20 volte. L'accorpamento avrebbe dovuto far risparmiare 100 milioni di euro. Invece per la gestione dei mezzi aerei spendiamo molto di più. Caso emblematico in Sicilia: si è passati dai 2,5 milioni del 2016 ai 50 di quest'anno.
  • Rivoluzione in Europa: Bruxelles studia l'ipotesi di costruirsi la sua flotta.
Leggi all'interno la lettera che il sindaco di Premosello Chiovenda (VB) ha inviato al ministro dell'ambiente Sergio Costa sugli effetti della riforma Madia.

Lo speciale contiene tre articoli.

Un'operazione fiasco dalle conseguenze sempre più gravi per il Paese, a cominciare dai costi per la pubblica amministrazione. Questo pare essere il risultato della riforma Madia applicata alla soppressione del Corpo forestale dello Stato un anno fa, manovra che La Verità aveva denunciato il 18 luglio 2017 e che ha portato a gravi lacune nel sistema della lotta anti incendio nazionale per tutta la scorsa stagione. Non solo: adesso anche i tribunali hanno bocciato la riforma. Finora sono stati già vinti 21 ricorsi presentati al Tar, con un costo totale fra risarcimenti e spese legali di circa 53.000 euro per le casse dello Stato. E presto potrebbe arrivare una seconda ondata di cause.

La riforma, almeno sulla carta, avrebbe dovuto comportare un risparmio di 100 milioni di euro in tre anni a fronte di un costo di assorbimento della Forestale tra vigili del fuoco e carabinieri di circa 1 milione, ma, già prima dell'approvazione in Aula, il servizio tecnico del Senato aveva espresso riserve e richiesto ulteriori dati che non sono mai stati comunicati.

Di certo c'è che in una sola estate sono andati in fumo diversi boschi italiani con danni stimati per 2 miliardi, e questo basterebbe per arrabbiarsi.

Nel frattempo, all'inizio di quest'anno è nata la Federazione rinascita forestale ambientale (Ferfa), un organismo spontaneo che - conti alla mano - ha scoperto che di soldi ne stiamo spendendo e ne spenderemo molto più del previsto. Il portavoce di Ferfa è stato dapprima Maurizio Cattoi, ex primo dirigente del Corpo smembrato dal governo Renzi diventato poi colonnello dei carabinieri e oggi deputato pentastellato, al quale è subentrato l'ex deputato Massimiliano Bernini.

Sulla vicenda dell'ex Forestale si muove anche la giustizia amministrativa, che la scorsa settimana si è pronunciata accogliendo la ventunesima sentenza di merito favorevole ai ricorrenti, ovvero a ex membri della Forestale incorporati in modo coatto nei carabinieri, nei vigili del fuoco e in polizia. Sentenza che conferma l'errata applicazione della riforma Madia. Il ricorrente aveva chiesto invano di uscire dai carabinieri forestali per transitare o nella polizia o nei vigili del fuoco. Adesso, come i colleghi che si sono rivolti al giudice, potrà chiedere di essere trasferito in un altro corpo. Chissà che cosa accadrebbe se tutti gli ex 7.000 e più uomini in verde decidessero di ricorrere ai Tar.

Da parte loro le amministrazioni soccombenti continuano a impugnare le sentenze al Consiglio di Stato, ma con 21 provvedimenti emessi da 15 Tar diversi che rilevano ognuna il medesimo difetto in fase di stesura dei provvedimenti ci troviamo di fronte a una giurisprudenza delineata.

Il 19 luglio scorso una delegazione della Ferfa è stata ricevuta alla Camera da una rappresentanza di Fratelli d'Italia per trovare appoggio per la ricostituzione di una Corpo forestale dello Stato che abbia un ordinamento civile e una struttura moderna, ciò che invece mancava in passato.

Il tempo stringe poiché, giorno dopo giorno, in 19 mesi sono emersi problemi di integrazione dell'ex Forestale nei due corpi previsti dalla riforma che stanno costando denaro pubblico. Per esempio è impossibile integrare la rete informatica dei carabinieri con quella dell'ex Forestale, così praticamente ogni ex forestale ha un computer collegato ai carabinieri e uno alla vecchia rete. Ed è ovvio, anche perché i carabinieri hanno reti informatiche che fanno capo alla Difesa. Sempre Ferfa fa notare che a ogni carabiniere, poliziotto, finanziere o vigile del fuoco trasferito dalla Forestale è stata assegnata la nuova uniforme ordinaria completa, unitamente a quelle operative e ai dispositivi di protezione individuali per una spesa stimata di circa 7 milioni di euro, e sono state fornite le armi in dotazione individuale alle circa 800 unità provenienti dal Corpo forestale che prima non ne avevano o utilizzavano quelle in dotazione di reparto, per una spesa presunta di altri 300.000 euro. Infine, sono stati messi fuori uso automezzi di servizio idonei al pattugliamento in zone impervie perché avevano accumulato un alto chilometraggio e dunque dovranno essere sostituiti, con una spesa ancora non quantificabile. Forse senza considerare che 250.000 chilometri per un fuoristrada non hanno lo stesso impatto che avrebbero su un'utilitaria.

Dal punto di vista organizzativo la catena di comando della Forestale doveva essere razionalizzata, invece oggi è più complicata di prima. Il vertice della Forestale (equivalente a un generale di corpo d'armata) era alle dirette dipendenze del ministro delle Politiche agricole, si avvaleva di un vice capo del corpo (generale di divisione) che sovrintendeva alle relazioni sindacali e di 21 dirigenti superiori (generali di brigata) a capo dei sei servizi centrali e dei comandi delle 15 Regioni a statuto ordinario.

L'attuale assetto organizzativo del comando unità forestali ambientali e agroalimentari prevede invece che il comandante (generale di corpo d'armata) sia alle dipendenze dello stato maggiore del comando generale dell'arma dei carabinieri, che a sua volta dipende dal comandante generale dell'Arma, che si avvale di un vice comandante (generale di divisione) e di uno stato maggiore (ufficio operativo, ufficio logistico, ufficio del personale), e dunque di un capo di stato maggiore (generale di divisione) e di quattro diverse linee di comando: comando biodiversità e parchi, tutela forestale, tutela ambiente e tutela agroalimentare.

L'attività di gestione del personale, ad esempio, è stata replicata su ogni linea di comando, mentre nella Forestale era univoca. Insomma, un vero disastro manageriale che però sarebbe stato prevedibile se il governo Renzi avesse studiato meglio il funzionamento del Corpo. Alla faccia della dichiarazione dell'ex primo ministro: «Abbiamo creato la più grande polizia ambientale d'Europa e forse del mondo».

Il Corpo forestale all'atto del suo scioglimento contava circa 7.600 unità a fronte delle 9.360 previste dalle dotazioni di legge. Oggi dopo i trasferimenti in altre amministrazioni sono confluite nell'arma dei carabinieri circa 6.400 unità. Poiché la linea territoriale Arma e gli altri reparti specialistici non si occupano di tutela ambientale, eccezion fatta per le poche centinaia di unità del comando tutela ambiente (ex Noe) e del comando tutela agroalimentare (ex Nac), è chiaro che il compito di controllo del territorio naturale svolto prima dai componenti della Forestale è ora affidato a circa 6.000 carabinieri forestali e mancano all'appello 1.300 unità rispetto al già insufficiente organico.

Se i governi di centrosinistra pensavano di risparmiare riducendo da cinque a quattro le forze di polizia razionalizzando alcune competenze, qualcuno ha sbagliato i conti e ha agito ignorando la situazione e i meccanismi di funzionamento della Forestale, che andava certamente riorganizzata, ma che con i 460 milioni di euro annui che ci costava era la forza più virtuosa in termini economici, poiché polizia di Stato e carabinieri, stante il numero e gli incarichi, drenano dalle casse pubbliche circa 12 miliardi di euro.

Così il governo Renzi ha sciolto una forza specialistica all'interno di una forza con competenze generali e ordinamento militare invece di creare un grande polo ambientale intorno alla Forestale. L'ultima follia è che in tutto questo disastro siano rimasti in vita i corpi forestali delle Regioni e delle Province autonome (che da soli costavano quanto il il corpo forestale dello Stato, pur avendo un terzo dell'organico), e dunque l'attività di tutela ambientale sia diversificata tra Regioni dello stesso Stato e sovrapposta rispetto a quella nazionale. Sarebbe sicuramente stato più razionale accorpare a quello dello Stato i Corpi forestali regionali e le polizie provinciali per creare una grande polizia ambientale statale. Il tutto senza contare che la filosofia operativa di un vigile del fuoco è differente da quella di un agente forestale, poiché il primo opera soprattutto in emergenza e non ha competenza di monitoraggio del territorio, e neppure si occupa di cura a lungo termine delle aree naturali.

Ecco perché, per esempio, gli interventi antincendio della stagione 2017 si sono spesso rivelati poco efficaci. Nessuno nel governo Renzi si era reso conto che il pompiere e il forestale spengono i fuochi ma fanno due lavori differenti.

I costi per gli elicotteri anti incendio sono lievitati addirittura di 20 volte

L'abolizione del Corpo forestale dello Stato, che avrebbe dovuto ridurre le spese di 100 milioni di euro, in realtà ha fatto salire il costo della lotta agli incendi. L'attività di spegnimento che veniva eseguita con gli elicotteri della Forestale, infatti, dallo scorso anno è stata demandata dalle Regioni a soggetti privati con costi lievitati fino a 20 volte. Come accaduto in Sicilia, dove la convenzione con il Corpo forestale per il 2016 costava meno di 2,5 milioni, mentre la campagna 2018 supera i 50 milioni. La manutenzione degli aeromobili, che in parte la Forestale faceva in proprio con mantenimento di competenze e certificazioni aeronautiche del suo personale, oggi viene svolta da aziende private a prezzi di mercato.

Secondo la Federazione rinascita forestale e ambientale, il Corpo forestale dello Stato aveva un contratto per la manutenzione triennale di nove elicotteri tipo Nh500 per 600.000 euro annui, quindi con un totale per tre anni di 1,8 milioni, mentre i carabinieri hanno sottoscritto un contratto triennale per otto elicotteri dello stesso tipo per un totale di 4 milioni e 50.000 euro. L'Arma dei carabinieri per altri quattro elicotteri ha stipulato un contratto triennale di 2,235 milioni che, diviso il numero di aeromobili, fa 558.750 euro a elicottero. La Forestale per 18 macchine volanti aveva un contratto triennale comprensivo dell'assistenza di un tecnico specializzato sempre presente presso la base operativa di 6.850.000 euro, ovvero per 380.550 a macchina. In pratica i carabinieri hanno speso circa il 50% in più.

Sfortuna ha voluto che alcune regole dell'aviazione europea siano cambiate proprio nel 2018, con la necessità di sostituire per esempio le radio di bordo sugli elicotteri, per una spesa di 15.000-30.000 euro a dotazione. Lo si sapeva dal 1999, ma l'Italia è tra le nazioni che avevano chiesto una proroga all'agenzia per la sicurezza aerea (Easa), che per mandato del Parlamento e della Commissione europea ha competenza anche sulle flotte parastatali. Ebbene, per poter operare con i grandi elicotteri antincendio S64f il Corpo forestale aveva con lungimiranza e professionalità conseguito la necessaria certificazione proprio presso l'Easa, documento che consentiva, su richiesta, anche di intervenire in qualsiasi nazione dell'Unione europea. Una certificazione costata organizzazione, tempo e sacrifici in cambio di un'alta qualificazione del personale, e che aveva consentito alla Forestale di gestire in proprio due esemplari di S64f con 5 milioni di euro di contratto.

Ma, come tutte le certificazioni di qualità, anche quella di operatore degli S64f scade, e infatti è decaduta nel momento in cui i due maxi elicotteri sono passati a un differente esercente, ossia ai vigili del fuoco, che però, non avendo la medesima qualifica Easa, dovranno delegarla all'unica azienda che oggi può farlo, la Ericksson Europe, con costi che seguendo una logica di mercato saliranno a 10-15 milioni.

Tra le spese affrontate per la soppressione della Forestale ci sono anche il rifacimento della scritta presente sull'hangar all'aeroporto romano dell'Urbe, «Elicotteri carabinieri», e dell'impianto d'illuminazione che la inquadra di notte, per i quali sono stati spesi 12.000 euro. La scritta è ben visibile con il buio, ma ha una funzione estetica o al massimo quella di fare luce per facilitare i controlli di sicurezza, poiché di notte l'aeroporto è chiuso al traffico aereo.

Maurizio Cattoi, ex dirigente del Corpo forestale dello Stato e oggi parlamentare del M5s, ha detto alla Verità: «Dopo la militarizzazione coatta e la stupidità della dispersione delle professionalità facenti capo a un unico operatore del territorio e dei boschi, cioè il forestale, il problema attualmente più grave è l'assoluta resistenza degli apparati militari e dei vigili del fuoco alla minima autocritica operativa e funzionale, cosa che suona minacciosa per le sorti future del nostro ambiente. Finora si è assistito a una fioritura di protocolli d'ogni tipo che nell'insieme non risolvono la minima parte delle disfunzioni strutturali data la rigidità di queste istituzioni ad adeguarsi ai territori e ai fenomeni, senza pretendere il contrario. Solo il Corpo forestale dello Stato sapeva adeguare con versatilità la propria funzione alle diversità regionali, alla delicatezza delle aree protette, alla molteplicità degli eventi naturali, alle esigenze delle popolazioni e ai fruitori delle montagne. Sugli incendi boschivi, il pilota degli elicotteri antincendio e il personale a terra sapevano agire insieme per salvare non “il combustibile" ma un organismo vivente, cioè il bosco: è tempo di ricostruire questa macchina a protezione della natura».

Rivoluzione in Europa: Bruxelles studia l'ipotesi di costruirsi la sua flotta​

Il modello americano e quello europeo seguono due modelli diversi nella gestione delle flotte aeree per spegnere gli incendi, soprattutto per quello che riguarda il parco mezzi. Negli Stati Uniti vengono utilizzati soprattutto cargo ed ex aerei di linea (come i 737), donati dalle compagnie alle agenzie federali e statali e poi riconvertiti. Nel resto dell'Occidente si preferiscono canadair (ne esistono circa 150 al mondo, di cui solo 90 a turboelica), elicotteri e mezzi a rifornimento autonomo. Secondo gli esperti, infatti, nelle emergenze gli aerei di linea riconvertiti sono poco efficienti: per poter essere ricaricati hanno bisogno di un aeroporto, con viaggi che rischiano di allungare i tempi di intervento. Tornando agli Stati Uniti, qui esiste un modello misto pubblico-privato: gli Stati o le agenzie federali possiedono gli aerei, che poi vengono dati in gestione a contractor privati. Anche la Spagna e l'Italia (e quasi tutti i grandi Paesi) seguono un impianto simile. In Spagna i canadair sono di proprietà del ministero della Difesa, mentre in Italia tutti i canadair (19, la prima flotta del globo) sono di proprietà dei vigili del fuoco. Questi poi si appoggiano a società private per farli volare e per la loro manutenzione. Le Regioni, poi, hanno l'obbligo di avere una loro flotta autonoma, composta principalmente da elicotteri. Presto potrebbe arrivare una novità da Bruxelles: l'Ue sta infatti pensando di creare una sua flotta indipendente.




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