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2018-11-20
Enel investe 27 miliardi e rilancia la cedola: 32 cent
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ANSA
Un piano ambizioso, che prevede cospicui investimenti, specie per lo sviluppo delle rinnovabili, e una crescita continua di utili e dividendi: è quello presentato ieri da Enel alla comunità finanziaria. Tra il 2019 e il 2021 la società guidata da Francesco Starace prevede investimenti per 27,5 miliardi di euro, con l'obiettivo di generare un incremento cumulato dell'Ebitda ordinario di 3,2 miliardi, in aumento del 12% sul piano precedente. Su un totale di circa 16,5 miliardi di investimenti complessivi in asset development, circa 10,6 miliardi verranno investiti in rinnovabili, ancora una volta motore della crescita del gruppo, che rafforzerà il focus su Italia, Spagna, Cile e Brasile. Per le reti sono attesi investimenti pari a circa 11,1 miliardi di euro, di cui circa due terzi diretti alle economie mature, nelle quali la realizzazione di infrastrutture "intelligenti" risulta a uno stadio più avanzato. Questi investimenti dovrebbero contribuire a un aumento dell'Ebitda di circa 1,2 miliardi lungo l'arco di piano, e hanno come obiettivo principale quello di completare l'integrazione delle attività recentemente acquisite, in particolare la brasiliana Eletropaulo. Per Enel X (la società per soluzioni energetiche avanzate del gruppo, ndr) si prevede invece un totale di circa 1,1 miliardi di euro di investimenti, con un target di crescita dell'Ebitda pari a 400 milioni di euro nell'arco di piano. Circa 220 milioni saranno investiti nella realizzazione di infrastrutture per la mobilità sostenibile, principalmente in Italia, Spagna, Romania e in alcune aree delle Americhe. Il gruppo ha inoltre confermato l'obiettivo di realizzare efficienze per 1,2 miliardi di euro entro il 2021: la digitalizzazione di tutti i settori di attività sarà il principale motore per ridurre i costi operativi, con l'obiettivo di raggiungere un totale di 8,1 miliardi nel 2021, con un calo dell'8% su tre anni in termini nominali.
La crescita degli utili prevista dal piano è continua: l'utile netto di Enel, che nel 2018 dovrebbe attestarsi a circa 4,1 miliardi di euro, punta a raggiungere quota 4,8 miliardi nel 2019, 5,4 miliardi nel 2020 e 5,6 miliardi nel 2021. Nel piano triennale, inoltre, Enel conferma la politica dei dividendi basata su un pay-out del 70% dell'utile netto ordinario di gruppo, con l'estensione, per la prima volta, di un dividendo minimo per azione per l'intero periodo, in crescita di anno in anno. Enel prevede di corrispondere, sui risultati dell'esercizio 2019, il maggiore fra un dividendo per azione basato sul pay-out del 70% e un dividendo minimo per azione di 0,32 euro. Per il 2020 il dividendo minimo è fissato a 0,34 euro e per il 2021 a 0,36 euro. Per il 2018 il dividendo già annunciato è pari a 0,28 euro. La decisione sui dividendi è stata spiegata così dall'ad Starace: «Ci sentiamo molto forti sulla nostra performance nei prossimi tre anni. Sapevamo sempre quale sarebbe stata la nostra traiettoria di crescita, ma questa volta intravediamo più chiaramente la nostra performance futura, perché abbiamo ripulito gran parte delle aree rischiose, abbiamo fatto cessioni, risolto quelli che erano dei punti interrogativi».
Il futuro del gruppo passerà senz'altro dall'energia pulita: nel 2021 il 62% dell'energia prodotta dal gruppo Enel sarà a zero emissioni, rispetto al 48% previsto per il 2018. Un altro punto fondamentale è la realizzazione di reti a fibra ottica che per Enel rappresenta uno dei principali fattori per lo sviluppo delle infrastrutture urbane intelligenti e delle piattaforme digitali. E su questo fronte Open Fiber, la società controllata pariteticamente da Enel e Cassa depositi e prestiti, «punta ad arrivare a 19 milioni di abitazioni connesse a fine 2021, con un ebitda pari a 350 milioni di euro», ha fatto sapere il direttore finanziario di Enel, Alberto De Paoli. Enel, ha aggiunto l'ad Starace,«non uscirà mai da Open Fiber, che ha ottenuto 3,8 miliardi di finanziamenti e sta lavorando benissimo. Siamo molto soddisfatti della performance che supera le nostre aspettative». L'obiettivo di Open Fiber, ha ricordato l'ad, «è di cablare con la fibra l'intero Paese in modo granulare, a costi competitivi e in un lasso di tempo breve». E a questo riguardo Starace ha fatto sapere che «tutto quello che renderà questo obiettivo più facile e veloce va bene, sul resto non sappiamo». Il riferimento è all'eventualità di una fusione fra le reti a banda larga di Open Fiber e Tim, a proposito della quale, ha precisato Starace, «ci interessa l'industria, non la fantaeconomia o la fantafinanza».
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Utile a 4,1 miliardi di euro, nel 2018. L'ad Francesco Starace: «Ci sentiamo molto forti sulla nostra performance nei prossimi tre anni. Sapevamo sempre quale sarebbe stata la nostra traiettoria di crescita, ma questa volta intravediamo più chiaramente la performance futura».Un piano ambizioso, che prevede cospicui investimenti, specie per lo sviluppo delle rinnovabili, e una crescita continua di utili e dividendi: è quello presentato ieri da Enel alla comunità finanziaria. Tra il 2019 e il 2021 la società guidata da Francesco Starace prevede investimenti per 27,5 miliardi di euro, con l'obiettivo di generare un incremento cumulato dell'Ebitda ordinario di 3,2 miliardi, in aumento del 12% sul piano precedente. Su un totale di circa 16,5 miliardi di investimenti complessivi in asset development, circa 10,6 miliardi verranno investiti in rinnovabili, ancora una volta motore della crescita del gruppo, che rafforzerà il focus su Italia, Spagna, Cile e Brasile. Per le reti sono attesi investimenti pari a circa 11,1 miliardi di euro, di cui circa due terzi diretti alle economie mature, nelle quali la realizzazione di infrastrutture "intelligenti" risulta a uno stadio più avanzato. Questi investimenti dovrebbero contribuire a un aumento dell'Ebitda di circa 1,2 miliardi lungo l'arco di piano, e hanno come obiettivo principale quello di completare l'integrazione delle attività recentemente acquisite, in particolare la brasiliana Eletropaulo. Per Enel X (la società per soluzioni energetiche avanzate del gruppo, ndr) si prevede invece un totale di circa 1,1 miliardi di euro di investimenti, con un target di crescita dell'Ebitda pari a 400 milioni di euro nell'arco di piano. Circa 220 milioni saranno investiti nella realizzazione di infrastrutture per la mobilità sostenibile, principalmente in Italia, Spagna, Romania e in alcune aree delle Americhe. Il gruppo ha inoltre confermato l'obiettivo di realizzare efficienze per 1,2 miliardi di euro entro il 2021: la digitalizzazione di tutti i settori di attività sarà il principale motore per ridurre i costi operativi, con l'obiettivo di raggiungere un totale di 8,1 miliardi nel 2021, con un calo dell'8% su tre anni in termini nominali.La crescita degli utili prevista dal piano è continua: l'utile netto di Enel, che nel 2018 dovrebbe attestarsi a circa 4,1 miliardi di euro, punta a raggiungere quota 4,8 miliardi nel 2019, 5,4 miliardi nel 2020 e 5,6 miliardi nel 2021. Nel piano triennale, inoltre, Enel conferma la politica dei dividendi basata su un pay-out del 70% dell'utile netto ordinario di gruppo, con l'estensione, per la prima volta, di un dividendo minimo per azione per l'intero periodo, in crescita di anno in anno. Enel prevede di corrispondere, sui risultati dell'esercizio 2019, il maggiore fra un dividendo per azione basato sul pay-out del 70% e un dividendo minimo per azione di 0,32 euro. Per il 2020 il dividendo minimo è fissato a 0,34 euro e per il 2021 a 0,36 euro. Per il 2018 il dividendo già annunciato è pari a 0,28 euro. La decisione sui dividendi è stata spiegata così dall'ad Starace: «Ci sentiamo molto forti sulla nostra performance nei prossimi tre anni. Sapevamo sempre quale sarebbe stata la nostra traiettoria di crescita, ma questa volta intravediamo più chiaramente la nostra performance futura, perché abbiamo ripulito gran parte delle aree rischiose, abbiamo fatto cessioni, risolto quelli che erano dei punti interrogativi».Il futuro del gruppo passerà senz'altro dall'energia pulita: nel 2021 il 62% dell'energia prodotta dal gruppo Enel sarà a zero emissioni, rispetto al 48% previsto per il 2018. Un altro punto fondamentale è la realizzazione di reti a fibra ottica che per Enel rappresenta uno dei principali fattori per lo sviluppo delle infrastrutture urbane intelligenti e delle piattaforme digitali. E su questo fronte Open Fiber, la società controllata pariteticamente da Enel e Cassa depositi e prestiti, «punta ad arrivare a 19 milioni di abitazioni connesse a fine 2021, con un ebitda pari a 350 milioni di euro», ha fatto sapere il direttore finanziario di Enel, Alberto De Paoli. Enel, ha aggiunto l'ad Starace,«non uscirà mai da Open Fiber, che ha ottenuto 3,8 miliardi di finanziamenti e sta lavorando benissimo. Siamo molto soddisfatti della performance che supera le nostre aspettative». L'obiettivo di Open Fiber, ha ricordato l'ad, «è di cablare con la fibra l'intero Paese in modo granulare, a costi competitivi e in un lasso di tempo breve». E a questo riguardo Starace ha fatto sapere che «tutto quello che renderà questo obiettivo più facile e veloce va bene, sul resto non sappiamo». Il riferimento è all'eventualità di una fusione fra le reti a banda larga di Open Fiber e Tim, a proposito della quale, ha precisato Starace, «ci interessa l'industria, non la fantaeconomia o la fantafinanza».
«Gina Lollobrigida - Diva Contesa» (HBO Max)
Soprattutto, è un tentativo di capire cos'abbia segnato gli ultimi momenti della sua esistenza e cosa abbia portato all'esplosione mediatica di quel che, poi, è stato ribattezzato come vero «caso». La serie televisiva, tre episodi disponibili online a partire da venerdì 3 aprile, percorre veloce l'epoca dei fasti, quasi ad averne bisogno come contrappunto. Come alibi, come a dire che non è sempre stato così, che un'alternativa, una finestra in cui la Lollo sia stato altro, c'è stata, splendida e ampia. Gli esordi, il cinema, la consacrazione a diva. Poi, verso la fine, l'involuzione. E, nel mezzo, una riflessione sulla fama, gioie e dolori.
Gina Lollobrigida - Diva Contesa, pur restituendo un'immagine vivida dell'attrice, corre veloce fino agli anni precedenti la sua morte. Quelli in cui Javier Rigau, imprenditore spagnolo che si dice abbia frequentato la Lollo sin dal 1976, dai suoi quindici anni contro i quarantanove di lei, ha provato a vendersi come marito dell'attrice, cercando parimenti di allungare le mani sul suo patrimonio. Lo spagnolo, la cui esistenza è stata tenuta segreta fino al 2006, quando la diva ha reso nota l'intenzione di voler convolare a nozze, avrebbe sposato l'attrice per procura, il 29 novembre 2011. Avrebbe, perché la Lollobrigida in seguito ha dichiarato di non aver mai delegato le proprie funzioni.
Dunque, l'intervento di Papa Francesco, che nel 2019 ha chiesto alla Sacra Rota di annullare il matrimonio, definito inesistente. Rigau non avrebbe mai ricoperto il ruolo di marito. Eppure, negli anni, sarebbe riuscito a instaurare un ottimo rapporto con il figlio dell'attrice, Milko Skofic. Ed è con lui che, alla morte dell'amata, avvenuta il 16 gennaio 2023, ha polemizzato. La ripartizione dei beni della diva, stimati tra i dieci e i venti milioni di valore, sarebbe stata ingiusta. Di qui, la richiesta di avere oltre un milione di euro di eredità. Una richiesta giudicata folle e sconsiderata da Andrea Piazzolla, assistente di Gina Lollobrigida. Sono stati questi tre uomini, Rigau, Piazzolla e Skofic, a mettere in piedi il gran caso della diva contesa, ciascuno promettendo e strepitando di conoscerla meglio degli altri e di loro amarla. Sono stati loro ad accusarsi, reciprocamente, di plagio e ruberie, di truffa, senza però arrivare ad un dunque. Rigau, che da quel gennaio 2023 reclama il ruolo di vedovo ufficiale, è stato escluso dal testamento della Lollo, la quale ha deciso, invece, di lasciare metà del suo patrimonio al figlio, metà all'assistente.
Nulla di sindacabile, sulla carta. Peccato, però, che negli anni i beni dell'attrice si siano notevolmente ridotti. Quel tesoretto di dieci-venti milioni di euro, comprensivo dell'arcinota e magnifica villa sull'Appia Antica, è stato eroso, lasciando spazio a debiti e ombre. Piazzolla, nel frattempo, è stato condannato per aver sottratto alla diva parti consistenti del suo patrimonio, negli anni compresi fra il 2013 e il 2018. Ma la condanna non lo ha portato a perdere i propri diritti sul lascito della Lollobrigida, conteso come da titolo dello show.
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