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2023-08-07
L’«Economist» sta zitto sui motori degli Agnelli
Andrea Giambruno (Imagoeconomica)
Devo congratularmi con Andrea Giambruno, conduttore di Diario del giorno, il programma in onda dal lunedì al venerdì su Rete 4. Lo conosco da almeno 15 anni, ossia da quando cominciò facendo l’autore per Mattino 5, condotto a quei tempi da Paolo Del Debbio e Federica Panicucci. Giambruno già all’epoca si dimostrava sveglio e sicuro di sé, ma non immaginavo che avrebbe fatto la carriera che poi ha fatto, diventando titolare di una striscia quotidiana. Soprattutto non potevo pensare che il suo lavoro sarebbe stato oggetto di articoli sulla stampa internazionale, a cominciare dall’Economist. Il settimanale inglese è da sempre la Bibbia di quelli che contano e sebbene non sempre ci azzecchi, ma spesso rappresenti le idee radical chic di una certa élite sinistrorsa, nei salotti che contano è molto ascoltato. Ricordo quando scrisse che Silvio Berlusconi era unfit, cioè inadatto, a governare. Fortunatamente non toccò ai redattori dell’Economist decidere chi fosse adatto a guidare il nostro Paese, ma agli italiani. E, soprattutto, non ricordo giudizi altrettanti sferzanti quanto furono Boris Johnson e poi Liz Truss a governare la Gran Bretagna, altri unfit, ma non degni di nota. Dettagli. La sostanza è che la prestigiosa rivista della City ha preso cappello per le frasi pronunciate da Giambruno a proposito del surriscaldamento globale.
In particolare, credo che a disturbare i redattori del settimanale sia stata la battuta con cui il conduttore di Rete 4 ha invitato il ministro tedesco del Turismo a starsene a casa propria, visto che non apprezzava la temperatura del nostro Paese. Le vacanze, fu il commento, la prossima volta le faccia nella Foresta nera. Insomma, nessun insulto, nessun invito ad andare a ranare, ma solo un legittimo e anche giustificato sfogo nei confronti di un tizio che pronosticava la desertificazione dell’Italia. Tuttavia, aver preso in giro il rappresentante del governo tedesco non è piaciuto al giornale inglese, che si è lamentato del tono e dell’argomento scelto dal conduttore per esternare le proprie perplessità.
Vi state chiedendo perché un settimanale britannico si accapigli sulla battuta di un conduttore televisivo di una televisione privata italiana? La risposta è semplice. Mister Giambruno è il compagno di Giorgia Meloni e il papà di Ginevra, la figlia del presidente del Consiglio. Dunque, ciò che dice e ciò che fa devono essere passati al vaglio della commissione politicamente corretta della rivista inglese. Che ieri si è chiesta se Giorgia Meloni condivida ciò che ha detto il papà di sua figlia. In pratica, l’Economist vuole mettere il dito fra moglie e marito, sindacando sulle loro conversazioni mentre prendono in caffè la mattina prima di andare in ufficio.
Ora, io capisco la curiosità britannica e, soprattutto, comprendo che i giornalisti sono impudenti fino all’estremo e non si fermano certo ai confini della privacy. Ma, appartenendo alla categoria dei colleghi inglesi, anche io vorrei soddisfare qualche domanda. In particolare, mi chiedo da tempo come facciano alcune testate, tra le quali Repubblica e La Stampa, ma da ieri ho aggiunto anche l’Economist, a scrivere ogni giorno di cambiamenti climatici, lanciando allarmi e chiedendo interventi urgenti senza prima citofonare a casa del proprio editore per chiedere che cosa intenda fare per impedire il surriscaldamento globale. Come credo vi sia noto, ma se non lo è colmo io la lacuna, le testate summenzionate appartengono alla famiglia Agnelli, ovvero a un gruppo industriale che ha fatto soldi e ancora continua a farne con i criticatissimi motori a scoppio, ossia quelli da bandire entro i prossimi anni perché ritenuti causa delle emissioni di CO2 e, dunque, dell’ebollizione del mondo.
Quando prendono il caffè con i propri azionisti, i direttore e i redattori di Repubblica, della Stampa e dell’Economist, di che parlano? I giornalisti del gruppo Agnelli condividono l’atteggiamento della famiglia Agnelli, che ancora oggi incassa dividendi fabbricando motori endotermici? Di sicuro, saperlo è più importante che conoscere di che cosa parlano Meloni e Giambruno quando fanno colazione.
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La prestigiosa rivista non ha gradito le frasi pronunciate da Andrea Giambruno a proposito del surriscaldamento globale e l'invito al ministro tedesco del Turismo a starsene a casa propria, visto che non apprezzava la temperatura del nostro Paese. Vi state chiedendo perché un settimanale britannico si accapigli sulla battuta di un conduttore televisivo di una televisione privata italiana? La risposta è semplice. Mister Giambruno è il compagno di Giorgia Meloni. Dunque, ciò che dice e ciò che fa devono essere passati al vaglio della commissione politicamente corretta della rivista inglese.Devo congratularmi con Andrea Giambruno, conduttore di Diario del giorno, il programma in onda dal lunedì al venerdì su Rete 4. Lo conosco da almeno 15 anni, ossia da quando cominciò facendo l’autore per Mattino 5, condotto a quei tempi da Paolo Del Debbio e Federica Panicucci. Giambruno già all’epoca si dimostrava sveglio e sicuro di sé, ma non immaginavo che avrebbe fatto la carriera che poi ha fatto, diventando titolare di una striscia quotidiana. Soprattutto non potevo pensare che il suo lavoro sarebbe stato oggetto di articoli sulla stampa internazionale, a cominciare dall’Economist. Il settimanale inglese è da sempre la Bibbia di quelli che contano e sebbene non sempre ci azzecchi, ma spesso rappresenti le idee radical chic di una certa élite sinistrorsa, nei salotti che contano è molto ascoltato. Ricordo quando scrisse che Silvio Berlusconi era unfit, cioè inadatto, a governare. Fortunatamente non toccò ai redattori dell’Economist decidere chi fosse adatto a guidare il nostro Paese, ma agli italiani. E, soprattutto, non ricordo giudizi altrettanti sferzanti quanto furono Boris Johnson e poi Liz Truss a governare la Gran Bretagna, altri unfit, ma non degni di nota. Dettagli. La sostanza è che la prestigiosa rivista della City ha preso cappello per le frasi pronunciate da Giambruno a proposito del surriscaldamento globale. In particolare, credo che a disturbare i redattori del settimanale sia stata la battuta con cui il conduttore di Rete 4 ha invitato il ministro tedesco del Turismo a starsene a casa propria, visto che non apprezzava la temperatura del nostro Paese. Le vacanze, fu il commento, la prossima volta le faccia nella Foresta nera. Insomma, nessun insulto, nessun invito ad andare a ranare, ma solo un legittimo e anche giustificato sfogo nei confronti di un tizio che pronosticava la desertificazione dell’Italia. Tuttavia, aver preso in giro il rappresentante del governo tedesco non è piaciuto al giornale inglese, che si è lamentato del tono e dell’argomento scelto dal conduttore per esternare le proprie perplessità.Vi state chiedendo perché un settimanale britannico si accapigli sulla battuta di un conduttore televisivo di una televisione privata italiana? La risposta è semplice. Mister Giambruno è il compagno di Giorgia Meloni e il papà di Ginevra, la figlia del presidente del Consiglio. Dunque, ciò che dice e ciò che fa devono essere passati al vaglio della commissione politicamente corretta della rivista inglese. Che ieri si è chiesta se Giorgia Meloni condivida ciò che ha detto il papà di sua figlia. In pratica, l’Economist vuole mettere il dito fra moglie e marito, sindacando sulle loro conversazioni mentre prendono in caffè la mattina prima di andare in ufficio.Ora, io capisco la curiosità britannica e, soprattutto, comprendo che i giornalisti sono impudenti fino all’estremo e non si fermano certo ai confini della privacy. Ma, appartenendo alla categoria dei colleghi inglesi, anche io vorrei soddisfare qualche domanda. In particolare, mi chiedo da tempo come facciano alcune testate, tra le quali Repubblica e La Stampa, ma da ieri ho aggiunto anche l’Economist, a scrivere ogni giorno di cambiamenti climatici, lanciando allarmi e chiedendo interventi urgenti senza prima citofonare a casa del proprio editore per chiedere che cosa intenda fare per impedire il surriscaldamento globale. Come credo vi sia noto, ma se non lo è colmo io la lacuna, le testate summenzionate appartengono alla famiglia Agnelli, ovvero a un gruppo industriale che ha fatto soldi e ancora continua a farne con i criticatissimi motori a scoppio, ossia quelli da bandire entro i prossimi anni perché ritenuti causa delle emissioni di CO2 e, dunque, dell’ebollizione del mondo.Quando prendono il caffè con i propri azionisti, i direttore e i redattori di Repubblica, della Stampa e dell’Economist, di che parlano? I giornalisti del gruppo Agnelli condividono l’atteggiamento della famiglia Agnelli, che ancora oggi incassa dividendi fabbricando motori endotermici? Di sicuro, saperlo è più importante che conoscere di che cosa parlano Meloni e Giambruno quando fanno colazione.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.