True
2021-05-13
Draghi lascia ancora l’Italia in catene. L’unica piccola svolta riguarda il turismo
Mario Draghi (Rita Franca/NurPhoto via Getty Images)
«Dobbiamo essere attenti a bilanciare le ragioni dell'economia con quelle della salute». Una frenata sulle riaperture, poi un piccolo colpo di acceleratore sul turismo. In Aula alla Camera, nel corso del question time, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, fa l'equilibrista, e non potrebbe essere altrimenti, considerata la natura della maggioranza che sostiene il suo governo. Tra un centrodestra che vorrebbe aprire il più possibile al più presto (con il sostegno di Italia viva) e una sinistra molto più cauta (con l'appoggio dell'ala del M5s che fa riferimento a Giuseppe Conte), Draghi sceglie la via di mezzo: sì a qualche segnale di ritorno alla normalità, ma solo tenendo d'occhio l'evoluzione della curva pandemica. La richiesta di Lega e Forza Italia di esaminare, in cabina di regia, il nodo riaperture e la questione dello spostamento del coprifuoco questa settimana, viene respinta, ma senza traumi: se ne discuterà già lunedì prossimo. Del resto, il governo attende i dati del monitoraggio sul Covid di venerdì prossimo: se il miglioramento sarà confermato, già martedì prossimo, in Consiglio dei ministri, il coprifuoco verrà spostato dalle 22 alle 23. Probabile pure la possibilità per i centri commerciali di aprire durante i fine settimana. Per il resto (ristoranti al chiuso, consumo al bancone dei bar) tocca aspettare. Così come per i matrimoni: Draghi risponde a una interrogazione di Forza Italia legata al wedding, e delinea la road map del governo: «La questione del settore delle cerimonie», dice Draghi, «sarà all'attenzione della prossima cabina di regia a Palazzo Chigi, che si terrà lunedì 17 maggio. Quella sarà l'occasione per dare maggiori certezze a tutto il comparto che ha subito danni economici significativi. Dobbiamo però essere attenti», avverte il presidente del Consiglio, «a bilanciare le ragioni dell'economia con quelle della salute. I matrimoni sono un'occasione di socialità che può favorire la diffusione del contagio. Come in altri casi, il governo intende adottare un approccio graduale e allentare le restrizioni a seconda dell'andamento epidemiologico e della campagna vaccinale».
«Come in altri casi»: Draghi parla di cerimonie ma in realtà illustra la linea che ha intenzione di seguire in relazione a tutte le attività economiche, ovvero quella della prudenza. Il motivo? Semplice, e sintetizzato alla perfezione da quanto spiega alla Verità una fonte di governo: «Il presidente Draghi vuole riaprire per non chiudere più». La preoccupazione del premier è esattamente questa: correre troppo in fretta ed essere poi costretti a innestare la retromarcia, danneggiando ancora di più l'economia italiana e rischiando di rovinare la stagione turistica. «Il governo», aggiunge Draghi in relazione ai matrimoni, «resta comunque vicino agli operatori del settore. Permettetemi poi di rivolgere un pensiero alle tante coppie che stanno programmando i loro matrimoni. Capisco la loro preoccupazione: il festeggiamento di una circostanza così importante», sottolinea Draghi, «è un desiderio che abbiamo avuto tutti. È fondamentale però avere ancora un po' di pazienza, per evitare che quella che deve essere un'occasione di gioia e spensieratezza si trasformi in un potenziale rischio per i partecipanti».
Arriva a stretto giro la dura protesta delle aziende del settore: «No, caro presidente», sottolinea Serena Ranieri, presidente di Federmep (Feder matrimoni ed eventi privati), «a questo gioco al massacro noi non ci stiamo. Ci siamo permessi l'impegnativa citazione per evidenziare la delusione nell'ascoltare le parole che ha pronunciato alla Camera. Parole che offendono la verità e che rischiano di massacrare un settore che, oltre che realizzare i sogni di decine di migliaia di coppie ogni anno, rappresenta un fiore all'occhiello del Paese nei mercati internazionali e un volano per altre filiere economiche. Dalle sue parole», aggiunge la Ranieri, rivolgendosi a Draghi, «emerge un'equazione: feste uguale contagi. Ha prova che i nostri eventi rappresentino dei focolai? Se sì ce le porti, altrimenti respingiamo l'accusa. Crediamo di poter affermare, per limitarci a un esempio, che il virus preferisca gli autobus angusti e affollati alle nostre feste all'aria aperta. No, caro presidente, non siamo gli untori. Le ultime ondate di contagi sono avvenute durante il fermo forzato delle cerimonie: questi sono i fatti. Per il precedente governo siamo stati fantasmi», conclude la Ranieri, «oggi non ci stiamo a passare per capri espiatori».
Sul turismo, rispondendo a una interrogazione del Pd, Draghi è più ottimista: «Il nostro obiettivo», dice il presidente del Consiglio, «è riaprire al più presto l'Italia al turismo nostro e a quello straniero. Secondo il calendario del commissario straordinario», argomenta Draghi, «tra fine giugno e inizio luglio avremo vaccinato almeno con una dose le persone fragili e quelle maggiori di 60 anni, che rappresentano quelle più a rischio. Per quanto riguarda i flussi turistici, prevediamo di ampliare la sperimentazione dei voli Covid tested, che includa più linee, più rotte e più aeroporti. È poi in corso una revisione delle misure esistenti per i Paesi Schengen per permettere accessi a fronte della presentazione di un tampone negativo e senza quarantena. Per quanto riguarda i Paesi del G7 (specialmente Usa, Canada e Giappone)», conclude Draghi, «saranno favoriti gli ingressi senza quarantena in caso di certificazione vaccinale».
Spiazzati i ministri di centrodestra che avevano esultato troppo presto
Il giallo della frenata di Mario Draghi sulle riaperture, alla fine, non è un giallo, almeno a quanto riferiscono alla Verità fonti di governo molto bene informate sul dossier. L'idea di riunire già questa settimana la cabina di regia, che poi altro non è che una riunione tra il premier e i capidelegazione dei partiti di maggioranza, è sempre rimasta tale: un'idea, o meglio una proposta, o meglio ancora una richiesta di Lega, Forza Italia e Italia viva. Una richiesta che l'altro ieri è stata ufficializzata, nel corso della cabina di regia sul decreto Sostegni bis, da Mariastella Gelmini di Forza Italia, Giancarlo Giorgetti della Lega ed Elena Bonetti di Italia viva. Ufficializzata, tra l'altro, in maniera abbastanza irrituale, quando il presidente del Consiglio, Mario Draghi, aveva già lasciato il vertice: a essere sottoposto al pressing del centrodestra di governo e dei renziani è rimasto così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, che altro non ha potuto fare che riferire a Draghi quanto era accaduto. La risposta del premier la conosciamo: niente da fare, se ne parla lunedì.
Del resto, fanno notare le nostre fonti, è tecnicamente impossibile svolgere una cabina di regia sulle riaperture prima dell'analisi dei dati sul monitoraggio dell'epidemia, monitoraggio che avviene il venerdì. Sulla base dei dati, infatti, si può procedere alla discussione sulle riaperture e sul coprifuoco, come ha sempre detto Draghi. Non solo: domani, venerdì 14 maggio, saranno passati 18 giorni dalle riaperture dello scorso 26 aprile, dalle scuole ai locali all'aperto ai luoghi di cultura. C'è attesa per verificare se questi primi allargamenti delle maglie anti Covid abbiano sortito effetti negativi, anche se i dati giornalieri inducono tutti all'ottimismo. Lunedì quindi la cabina di regia convocata da Draghi sulle riaperture avrà a disposizione elementi fattuali per prendere le decisioni, a partire dallo spostamento alle 23 del coprifuoco e dalla riapertura dei centri commerciali nei fine settimana.
L'impressione che si ricava dalle indiscrezioni è che all'interno dei gruppi parlamentari di Lega e Forza Italia in particolare ci sia un po' di preoccupazione riguardo all'effettiva coincidenza tra gli indirizzi dati ai ministri dai vertici di partito e l'azione effettiva dei ministri stessi. In sostanza, c'è chi ritiene che le compagini ministeriali del Carroccio e di Forza Italia abbiano in Consiglio dei ministri un atteggiamento più «morbido» rispetto a quanto viene concordato in sede di pre Consiglio, ovvero nelle riunioni che si tengono (o dovrebbero tenersi) regolarmente tra i leader dei partiti e i rispettivi esponenti al governo. Naturalmente, va anche sottolineato che la composizione stessa della maggioranza che sostiene Draghi, che va da Leu alla Lega, rende molto difficile tradurre in atti di governo gli indirizzi politici elaborati dai singoli partiti: quando si tratta di riaperture, per fare un esempio, la Gelmini e Giorgetti si trovano con Forza Italia e Lega che spingono per ottenere il massimo, ma poi in Cdm c'è da fare i conti con Speranza, Franceschini e compagnia chiudente che tirano il freno a mano. A quel punto, a Draghi spetta il compito di fare la sintesi e decidere.
Tra l'altro, chiedere una cabina di regia sulle riaperture quando il presidente del Consiglio ha lasciato la riunione e poi correre a comunicarlo alle agenzie di stampa non è esattamente il modo migliore per ottenere risultati. Ma questa è un'altra storia.
Continua a leggereRiduci
Super Mario frena e parla di «gradualità». Nessuna novità sul coprifuoco fino a lunedì. Il mondo dei matrimoni si ribella.Mariastella Gelmini, Giancarlo Giorgetti (ma anche la renziana Elena Bonetti) volevano anticipare la cabina di regia.Lo speciale contiene due articoli. «Dobbiamo essere attenti a bilanciare le ragioni dell'economia con quelle della salute». Una frenata sulle riaperture, poi un piccolo colpo di acceleratore sul turismo. In Aula alla Camera, nel corso del question time, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, fa l'equilibrista, e non potrebbe essere altrimenti, considerata la natura della maggioranza che sostiene il suo governo. Tra un centrodestra che vorrebbe aprire il più possibile al più presto (con il sostegno di Italia viva) e una sinistra molto più cauta (con l'appoggio dell'ala del M5s che fa riferimento a Giuseppe Conte), Draghi sceglie la via di mezzo: sì a qualche segnale di ritorno alla normalità, ma solo tenendo d'occhio l'evoluzione della curva pandemica. La richiesta di Lega e Forza Italia di esaminare, in cabina di regia, il nodo riaperture e la questione dello spostamento del coprifuoco questa settimana, viene respinta, ma senza traumi: se ne discuterà già lunedì prossimo. Del resto, il governo attende i dati del monitoraggio sul Covid di venerdì prossimo: se il miglioramento sarà confermato, già martedì prossimo, in Consiglio dei ministri, il coprifuoco verrà spostato dalle 22 alle 23. Probabile pure la possibilità per i centri commerciali di aprire durante i fine settimana. Per il resto (ristoranti al chiuso, consumo al bancone dei bar) tocca aspettare. Così come per i matrimoni: Draghi risponde a una interrogazione di Forza Italia legata al wedding, e delinea la road map del governo: «La questione del settore delle cerimonie», dice Draghi, «sarà all'attenzione della prossima cabina di regia a Palazzo Chigi, che si terrà lunedì 17 maggio. Quella sarà l'occasione per dare maggiori certezze a tutto il comparto che ha subito danni economici significativi. Dobbiamo però essere attenti», avverte il presidente del Consiglio, «a bilanciare le ragioni dell'economia con quelle della salute. I matrimoni sono un'occasione di socialità che può favorire la diffusione del contagio. Come in altri casi, il governo intende adottare un approccio graduale e allentare le restrizioni a seconda dell'andamento epidemiologico e della campagna vaccinale». «Come in altri casi»: Draghi parla di cerimonie ma in realtà illustra la linea che ha intenzione di seguire in relazione a tutte le attività economiche, ovvero quella della prudenza. Il motivo? Semplice, e sintetizzato alla perfezione da quanto spiega alla Verità una fonte di governo: «Il presidente Draghi vuole riaprire per non chiudere più». La preoccupazione del premier è esattamente questa: correre troppo in fretta ed essere poi costretti a innestare la retromarcia, danneggiando ancora di più l'economia italiana e rischiando di rovinare la stagione turistica. «Il governo», aggiunge Draghi in relazione ai matrimoni, «resta comunque vicino agli operatori del settore. Permettetemi poi di rivolgere un pensiero alle tante coppie che stanno programmando i loro matrimoni. Capisco la loro preoccupazione: il festeggiamento di una circostanza così importante», sottolinea Draghi, «è un desiderio che abbiamo avuto tutti. È fondamentale però avere ancora un po' di pazienza, per evitare che quella che deve essere un'occasione di gioia e spensieratezza si trasformi in un potenziale rischio per i partecipanti». Arriva a stretto giro la dura protesta delle aziende del settore: «No, caro presidente», sottolinea Serena Ranieri, presidente di Federmep (Feder matrimoni ed eventi privati), «a questo gioco al massacro noi non ci stiamo. Ci siamo permessi l'impegnativa citazione per evidenziare la delusione nell'ascoltare le parole che ha pronunciato alla Camera. Parole che offendono la verità e che rischiano di massacrare un settore che, oltre che realizzare i sogni di decine di migliaia di coppie ogni anno, rappresenta un fiore all'occhiello del Paese nei mercati internazionali e un volano per altre filiere economiche. Dalle sue parole», aggiunge la Ranieri, rivolgendosi a Draghi, «emerge un'equazione: feste uguale contagi. Ha prova che i nostri eventi rappresentino dei focolai? Se sì ce le porti, altrimenti respingiamo l'accusa. Crediamo di poter affermare, per limitarci a un esempio, che il virus preferisca gli autobus angusti e affollati alle nostre feste all'aria aperta. No, caro presidente, non siamo gli untori. Le ultime ondate di contagi sono avvenute durante il fermo forzato delle cerimonie: questi sono i fatti. Per il precedente governo siamo stati fantasmi», conclude la Ranieri, «oggi non ci stiamo a passare per capri espiatori». Sul turismo, rispondendo a una interrogazione del Pd, Draghi è più ottimista: «Il nostro obiettivo», dice il presidente del Consiglio, «è riaprire al più presto l'Italia al turismo nostro e a quello straniero. Secondo il calendario del commissario straordinario», argomenta Draghi, «tra fine giugno e inizio luglio avremo vaccinato almeno con una dose le persone fragili e quelle maggiori di 60 anni, che rappresentano quelle più a rischio. Per quanto riguarda i flussi turistici, prevediamo di ampliare la sperimentazione dei voli Covid tested, che includa più linee, più rotte e più aeroporti. È poi in corso una revisione delle misure esistenti per i Paesi Schengen per permettere accessi a fronte della presentazione di un tampone negativo e senza quarantena. Per quanto riguarda i Paesi del G7 (specialmente Usa, Canada e Giappone)», conclude Draghi, «saranno favoriti gli ingressi senza quarantena in caso di certificazione vaccinale».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/draghi-lascia-ancora-litalia-in-catene-lunica-piccola-svolta-riguarda-il-turismo-2652964616.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="spiazzati-i-ministri-di-centrodestra-che-avevano-esultato-troppo-presto" data-post-id="2652964616" data-published-at="1620844672" data-use-pagination="False"> Spiazzati i ministri di centrodestra che avevano esultato troppo presto Il giallo della frenata di Mario Draghi sulle riaperture, alla fine, non è un giallo, almeno a quanto riferiscono alla Verità fonti di governo molto bene informate sul dossier. L'idea di riunire già questa settimana la cabina di regia, che poi altro non è che una riunione tra il premier e i capidelegazione dei partiti di maggioranza, è sempre rimasta tale: un'idea, o meglio una proposta, o meglio ancora una richiesta di Lega, Forza Italia e Italia viva. Una richiesta che l'altro ieri è stata ufficializzata, nel corso della cabina di regia sul decreto Sostegni bis, da Mariastella Gelmini di Forza Italia, Giancarlo Giorgetti della Lega ed Elena Bonetti di Italia viva. Ufficializzata, tra l'altro, in maniera abbastanza irrituale, quando il presidente del Consiglio, Mario Draghi, aveva già lasciato il vertice: a essere sottoposto al pressing del centrodestra di governo e dei renziani è rimasto così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, che altro non ha potuto fare che riferire a Draghi quanto era accaduto. La risposta del premier la conosciamo: niente da fare, se ne parla lunedì. Del resto, fanno notare le nostre fonti, è tecnicamente impossibile svolgere una cabina di regia sulle riaperture prima dell'analisi dei dati sul monitoraggio dell'epidemia, monitoraggio che avviene il venerdì. Sulla base dei dati, infatti, si può procedere alla discussione sulle riaperture e sul coprifuoco, come ha sempre detto Draghi. Non solo: domani, venerdì 14 maggio, saranno passati 18 giorni dalle riaperture dello scorso 26 aprile, dalle scuole ai locali all'aperto ai luoghi di cultura. C'è attesa per verificare se questi primi allargamenti delle maglie anti Covid abbiano sortito effetti negativi, anche se i dati giornalieri inducono tutti all'ottimismo. Lunedì quindi la cabina di regia convocata da Draghi sulle riaperture avrà a disposizione elementi fattuali per prendere le decisioni, a partire dallo spostamento alle 23 del coprifuoco e dalla riapertura dei centri commerciali nei fine settimana. L'impressione che si ricava dalle indiscrezioni è che all'interno dei gruppi parlamentari di Lega e Forza Italia in particolare ci sia un po' di preoccupazione riguardo all'effettiva coincidenza tra gli indirizzi dati ai ministri dai vertici di partito e l'azione effettiva dei ministri stessi. In sostanza, c'è chi ritiene che le compagini ministeriali del Carroccio e di Forza Italia abbiano in Consiglio dei ministri un atteggiamento più «morbido» rispetto a quanto viene concordato in sede di pre Consiglio, ovvero nelle riunioni che si tengono (o dovrebbero tenersi) regolarmente tra i leader dei partiti e i rispettivi esponenti al governo. Naturalmente, va anche sottolineato che la composizione stessa della maggioranza che sostiene Draghi, che va da Leu alla Lega, rende molto difficile tradurre in atti di governo gli indirizzi politici elaborati dai singoli partiti: quando si tratta di riaperture, per fare un esempio, la Gelmini e Giorgetti si trovano con Forza Italia e Lega che spingono per ottenere il massimo, ma poi in Cdm c'è da fare i conti con Speranza, Franceschini e compagnia chiudente che tirano il freno a mano. A quel punto, a Draghi spetta il compito di fare la sintesi e decidere. Tra l'altro, chiedere una cabina di regia sulle riaperture quando il presidente del Consiglio ha lasciato la riunione e poi correre a comunicarlo alle agenzie di stampa non è esattamente il modo migliore per ottenere risultati. Ma questa è un'altra storia.
Secondo Il Tg 1 Andrea Sempio sarebbe stato intercettato in macchina mentre parlava da solo. Dopo aver visto i suoi video insieme a Stasi avrebbe telefonato a Chiara per farle delle avances, ma lei lo avrebbe duramente respinto. Marco Poggi, però, difende l'amico: mai visto con lui i video di Chiara
Ansa
Trattasi dell’evento in programma sabato a Bologna, piazza Galvani, organizzato dal comitato Remigrazione e riconquista e regolarmente autorizzato dalle autorità. Cosa di cui, però, alla sinistra emiliana sembra non importare nulla. Maurizio Gaigher, consigliere comunale del Pd, dice in consiglio comunale che bisognerebbe «impedire» la manifestazione. A suo dire, essa «non costituisce un fatto isolato ma fa riferimento a una precisa operazione politica, che prova a spostare i confini del dibattito pubblico legittimando parole e concetti che fino a poco tempo fa sarebbero stati considerati inaccettabili. [...] Non stiamo discutendo solo di ordine pubblico o della gestione di un semplice e banale corteo: stiamo discutendo di quale idea di società vogliamo legittimare e qui la politica non può nascondersi».
Gaigher rivolge dunque «un appello a tutte le forze politiche, senza eccezioni anche quelle come la Lega e Fdi, che oggi troppo spesso scelgono il silenzio e l’ambiguità: unitevi all’appello delle forze democratiche della città, chiediamo insieme che questo corteo non si svolga, perché i suoi contenuti non sono neutri e rischiano di produrre conseguenze molto concrete sul piano della convivenza civile. Non è una questione ideologica, è una questione di responsabilità istituzionale».
Come al solito è tutto straordinario: in nome della libertà e della democrazia pretendono di vietare un presidio. Meraviglioso, a tale riguardo, il ragionamento di un’altra esponente del Pd, Mery De Martino. Costei, evidentemente ignara di che cosa sia la remigrazione, la definisce una «teoria razzista e disumana. La buona notizia è che questa roba può fare un po’ di rumore ma a Bologna non passa davvero». Poi la sincera democratica aggiunge: il 9 maggio «non diventi il palcoscenico di una mera provocazione mentre la città sarà impegnata nelle iniziative istituzionali per la festa dell’Europa, organizzata dal Comune e dal Tavolo Europa voluto dalla cittadinanza». Capito? Bisogna oscurare la manifestazione contro l’immigrazione di massa per non togliere visibilità alla festa dell’Europa prevista per lo stesso giorno.
Decisamente più minaccioso è il tono utilizzato da Giacomo Tarsitano della Lista Lepore che fa capo al sindaco di Bologna. «Iniziative come quella annunciata da un piccolo numero di estremisti, certamente fascisti», dice, «non possono essere ben accette in questa città, perché sono offensive non solo verso le comunità di origine straniera ma anche verso i valori che la stessa città ha, conserva e tenta di promuovere nelle esperienze quotidiane». Quali sarebbero questi valori? La censura e la prevaricazione? Altri consiglieri parlano dei manifestanti per la remigrazione come di fascisti che devono tornare nelle fogne, minacce che in altri tempi si sarebbero tradotte in azioni violente. Ma a quanto pare a sinistra tutto è concesso: sono leciti insulti, intimidazioni e forzature immotivate.
Il problema è che le frasi dei progressisti intolleranti, purtroppo, sembrano ottenere effetti. La stampa di sinistra bolognese infatti scrive che la manifestazione potrebbe in effetti essere spostata, cioè tolta da una piazza centrale e confinata altrove. Se così fosse, sarebbe estremamente grave. Forse il centro di Bologna deve essere accessibile solo ai progressisti? Negli ultimi giorni abbiamo raccontato quali siano le strategie della provocazione messe in atto dai movimenti antagonisti della sinistra radicale nelle più svariate occasioni: a costoro tuttavia non viene impedito di marciare. Perché allora chi esprime una visione diversa dovrebbe essere ostacolato?
«Abbiamo deciso di organizzare questa iniziativa di piazza per pubblicizzare la proposta di legge sulla remigrazione, con cui abbiamo fatto anche una raccolta di firme che sarà portata in Parlamento nei prossimi giorni», dice Stefano Colato del comitato remigrazione. «Abbiamo presentato regolare avviso in data 24 aprile per avere appunto una piazza centrale di Bologna, precisamente Piazza Galvani. Poi però abbiamo letto sulla cronaca locale di Repubblica che la nostra piazza sarebbe stata spostata, che ci sarebbe stata assegnata un’altra piazza perché quella è troppo centrale. Ovviamente siamo rimasti un po’ stupiti dalle modalità di comunicazione della questura di Bologna che non ha neanche fatto una telefonata o una Pec per comunicarci che la manifestazione sarebbe stata spostata. Leggere cose riguardanti la nostra iniziativa sulla Repubblica ci lascia basiti, come se decidesse quel giornale chi a Bologna ha diritto di parlare».
Secondo Colato, «anche le motivazioni di questo presunto spostamento ci sono sembrate risibili: la questura avrebbe avanzato un allarme riguardante la situazione internazionale, ma il nostro comitato si occupa esclusivamente di una raccolta di firme per una legge che riguarda la politica interna, non ci azzecca niente con la politica internazionale. E poi, tra parentesi, noi non dovremmo neanche avere paura di tensioni con i pro Pal o simili, dato che la nostra associazione di Bologna, che fa parte del comitato Remigrazione, ha sempre espresso solidarietà al popolo palestinese. Un’altra perplessità», continua Colato, «è sicuramente relativa al fatto che le altre iniziative che abbiamo organizzato a Bologna sono sempre state sottoposte a restrizioni dopo qualche annuncio di contestazioni. Ebbene, questa volta non c’è ombra di contestazione da parte di antagonisti o simili: ci vogliono vietare il centro cittadino in virtù di un allarme che non c’è?».
Di comunicazioni ufficiali, in ogni caso, non ne sono arrivate. Per questo motivo il comitato Remigrazione afferma che i suoi «simpatizzanti sono mobilitati sulla stessa piazza e allo stesso orario, le 16 di sabato, poi vedremo in questi giorni se saremo contattati».
Spostamento o meno, a emergere con chiarezza è la proverbiale intolleranza progressista. A conferma che in Italia il problema vero, ancora più dell’immigrazione, è la sinistra.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 6 maggio 2026. L'avvocato Capozzo, vicepresidente Accademia Italiana Scienze Forensi, sugli sviluppi del caso Garlasco.
Getty Images
Isis Mozambico devasta la missione di Meza: chiesa, casa dei religiosi e asilo dati alle fiamme, fedeli costretti a giurare al Califfato. Dal 2017 oltre 300 cattolici uccisi e 117 chiese distrutte, mentre i jihadisti mantengono il controllo dell’entroterra.
Il gruppo terroristico Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a, conosciuto anche come Isis Mozambico, nei giorni scorsi ha attaccato il villaggio di Meza, nel distretto di Ancuabe, nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, appiccando il fuoco alla chiesa, alla casa dei padri scolopi e all’asilo gestito dai missionari. Questo ennesimo assalto è avvenuto nel pomeriggio del 30 aprile ed i religiosi si sono potuti mettere in salvo perché i movimenti dei miliziani erano tenuti sotto controllo.
La parrocchia di São Luís de Monfort rappresenta il simbolo dell’impegno missionario in questa area da quasi ottant’anni e la sua distruzione è stata festeggiata con decine di colpi d’arma da fuoco sparati in aria dagli islamisti. Tutti gli abitanti del villaggio sono stati radunati nella piazza centrale per giurare fedeltà allo Stato Islamico e festeggiare la distruzione dei simboli del cristianesimo.
Questa volta non ci sono state vittime, ma quattro persone sono state rapite e rilasciate poche ore dopo nella boscaglia. Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a, localmente noto come al Shaabab, ma che non ha niente a che vedere con gli al Shaabab della Somalia affiliati con al Qaeda, dal 2017 ha decretato la nascita di un califfato nella Provincia dell’Africa centrale dello Stato Islamico (ISCAP) che va dal Congo fino alle coste del Mozambico. In meno di dieci anni i fondamentalisti hanno ucciso più di 300 cattolici, la maggior parte decapitandoli, compresi diversi parroci. In questi anni sono state distrutte 117 chiese, di cui 23 soltanto nel 2025 e nonostante gli sforzi del governo mozambicano le aree interne della provincia di Cabo Delgado restano nelle mani di questi terroristi. Alla fine di aprile un commando ha assaltato una piazzaforte dell’esercito di Maputo nel distretto di Mocìmboa da Praia, dove sono stati uccisi sette soldati e catturato un deposito di armi. Questa caserma era stata aperta per garantire la sicurezza della popolazione locale e adesso è stata distrutta ed i soldati supersiti sono scappati.
Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a è nato nel 2007 con gli insegnamenti di alcuni predicatori estremisti provenienti da Kenya e Tanzania, ma ottenuto il riconoscimento dell’Isis soltanto una decina di anni più tardi. Nel marzo del 2021 questo gruppo terrorista è arrivato a conquistare la città di Palma, costringendo gli occidentali a fuggire via mare e a minacciare l’enorme giacimento di gas della penisola di Afungi dove lavorano Total ed Eni. Per riprendere la città erano stati necessari diversi giorni e l’aiuto dei mercenari sudafricani del Dick Advisory Group, che avevano affiancato l’esercito mozambicano prendendo il posto del Wagner Group russo che era stato sonoramente sconfitto.
La situazione rimase estremamente precaria fino all’estate del 2021 quando intervenne l’Operazione Samin della SADC (Southern Africa Development Community), composta da militari provenienti da Sud Africa, Botswana, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Lesotho, Malawi, Tanzania e Zambia e soprattutto delle forze speciali del Ruanda chiamate dalla Francia per difendere gli interessi di Total. Le forze di Kigali, forti di 4mila uomini, avevano rapidamente ripreso il controllo della costa, lasciando però le zone interne in mano al terrorismo. Il Mozambico conta 6500 morti in questi anni di guerra e circa 1,3 milioni di sfollati che hanno dovuto abbandonare i propri villaggi per non finire sotto la legge islamica. Gli ultimi attacchi si sono concentrati in un’area piuttosto ristretta ed hanno causato 9 vittime e una trentina di persone sequestrate a scopo di estorsione. Nel settembre del 2022 qui era stata assassinata la suora italiana Maria De Coppi, di 84 anni e da 60 residente in Mozambico.
La situazione rimane precaria ed il governo del Ruanda ha dichiarato che è pronto a ritirare il proprio contingente se non riceverà le risorse finanziarie promesse. Ad oggi l’Unione Europea avrebbe versato nelle casse di Kigali 23 milioni di dollari, un decimo, di quanto realmente necessario. Cabo Delgado è l’unica provincia del Mozambico a maggioranza musulmana ed è la più povera di una nazione fra le più povere del mondo. Il giacimento di Afungi è però stimato in 2.800 miliardi di metri cubi di gas, facendone uno dei maggiori al mondo e sono previsti circa 20 miliardi di dollari di investimenti.
Continua a leggereRiduci